Home / ComeDonChisciotte / PALESTINA: RICONOSCIMENTO DI UNO STATO

PALESTINA: RICONOSCIMENTO DI UNO STATO

DI JOHN V. WHITBECK
english.aljazeera.net

Un avvocato e autore internazionale analizza la qualità e la quantità di Stati che riconoscono la Palestina

Il 17 dicembre la Bolivia ha ufficialmente riconosciuto la Palestina con i confini che le spettavano nel 1967 (tutta la striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est).

Il riconoscimento da parte della Bolivia porta a 106 il numero degli Stati membri dell’ONU che riconoscono lo Stato della Palestina, la cui indipendenza è stata proclamata il 15 novembre 1988. Pur essendo tuttora sotto occupazione armata straniera, la Palestina possiede tutti i requisiti e criteri internazionali necessari per fregiarsi del titolo di Stato Sovrano. Nessuna porzione del territorio palestinese è considerato da alcun Paese (ad eccezione di Israele) come territorio sovrano di un altra Nazione, e persino Israele ha affermato la propria sovranità solo su una piccola porzione del territorio della Palestina, la parte est di Gerusalemme, lasciando la sovranità sul resto letteralmente e legalmente incontestata. In questo scenario può essere d’aiuto considerare la qualità e la quantità degli Stati che riconoscono la sovranità della Palestina.

Dei nove maggiori Paesi al mondo, otto (tutti eccetto gli Stati Uniti) riconoscono lo Stato della Palestina. Tra i 20 Paesi al mondo a maggior densità di popolazione, 15 (tutti eccetto Stati Uniti, Giappone, Messico, Germania e Tailandia), riconoscono la Palestina. Per contro, i 72 Paesi delle Nazioni Unite che attualmente riconoscono la Repubblica del Kossovo come Stato Indipendente, includono soltanto uno dei nove Stati maggiori (gli Stati Uniti) e solo quattro dei 20 Paesi più popolati (Stati Uniti, Giappone, Germania e Turchia).

A luglio, quando la Corte Internazionale di Giustizia stabilì che la dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kossovo non violava leggi internazionali perché tali leggi non si pronunciano sul tema della legalità delle dichiarazioni d’indipendenza (nel senso che nessuna dichiarazione d’indipendenza contravviene ad alcuna legge per cui sono tutte “legali” benché soggette all’accettazione politica della loro dichiarata indipendenza da parte degl altri stati sovrani), gli Stati Uniti esortarono i Paesi che non avevano ancora riconosciuto il Kossovo a farlo al più presto. Passati cinque mesi, solo altri tre Paesi ritennero opportuno farlo, Honduras, Kiribati e Tuvalu. Se la Lega degli Stati Arabi iniziasse ad esortare la minoranza degli Stati appartenenti alle Nazioni Unite che ancora non hanno riconosciuto la Palestina a farlo subito è certo che la risposta sarebbe di molto superiore (sia in qualità che in quantità) alla risposta avuta di recente dagli Stati Uniti riguardo al Kossovo. E lo dovrebbe proprio fare.

Malgrado il fatto che (secondo i miei calcoli approssimativi) i Paesi che comprendono l’80 e il 90 per cento della popolazione mondiale riconoscono lo Stato della Palestina e che soltanto tra il 10 e il 20 per cento della popolazione mondiale riconosce la Repubblica del Kossovo, per i media occidentali (in effetti anche per la maggior parte dei media non occidentali) l’indipendenza del Kossovo è cosa fatta, mentre l’indipendenza della Palestina è soltanto un’aspirazione che non potrà mai essere realizzata senza il consenso Israelo-Americano, e la gran parte dell’opinione pubblica mondiale (e, a quanto pare anche la leadership palestinese di Ramallah) è, almeno finora, stata soggetta ad un lavaggio di cervello che la fa pensare ed agire di conseguenza.

Come nella maggioranza dei casi che riguardano rapporti internazionali, non è la natura dell’atto (o del crimine) che conta, ma piuttosto chi lo fa a chi. La Palestina è stata invasa 43 anni fa, ed è ancora occupata oggi, dalle forze armate d’Israele. Quella che la maggior parte del mondo (incluse le Nazioni Unite e l’Unione Europea) ancora considerano parte della provincia serba del Kossovo è stata invasa, ed è ancora occupata adesso, 11 anni dopo, dalle forze della NATO, e la bandiera americana vi ci sventola in lungo e in largo quanto le bandiere del Kossovo, mentre la capitale, Pristina, ostenta un Bill Clinton Boulevard, con una sua enorme statua. La forza fa la legge, o perlomeno la pensano così i più forti, inclusa la maggior parte di chi decide e di chi influenza l’opinione pubblica in occidente.

Nel frattempo, mentre il perenne “processo di pace” sembra improvvisamente minacciato da pacifici ricorsi a leggi ed organizzazioni internazionali, la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato con voto unanime una risoluzione stilata dalla American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), che invita il presidente Barack Obama a non riconoscere lo Stato della Palestina e ad opporsi a qualsiasi tentativo da parte palestinese di diventare membro delle Nazioni Unite.

In genere la politica e i media occidentali chiamano “comunità internazionale” gli Stati Uniti e qualsiasi nazione sia disposta a sostenerli pubblicamente su qualsiasi fronte, e “stati canaglia” quei Paesi che attivamente contrastano il dominio globale Israelo-Americano.

Con la sua servile sottomissione ad Israele, come ribadito ancora una volta dal fatto che non una sola voce coraggiosa si sia opposta a quest’ultima risoluzione della Camera dei Rappresentanti e dallo smacco subito dall’amministrazione Obama che aveva offerto un’enorme tangente militare e diplomatica ad Israele (e da questi rifiutata) per la sospensione di 90 giorni del suo programma illegale di colonizzazione, gli Stati Uniti si sono effettivamente autoesclusi dalla vera comunità internazionale (la stragrande maggioranza dell’umanità) e sono diventati essi stessi uno “stato canaglia”, dal momento che agiscono in costante e flagrante dispregio sia delle leggi internazionali che dei diritti umani. C’è da sperare che gli Stati Uniti possano ancora strapparsi all’abisso e ritrovare la propria indipendenza, ma tutti i segnali vanno nella direzione opposta. È una triste fine per una nazione un tempo ammirevole.

John Whitbeck, avvocato internazionale e consulente del pool palestinese nelle trattative con Israele, è autore del libro “Il mondo secondo Whitbeck”.

Fonte: http://english.aljazeera.net
Link: http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2010/12/20101228131929322199.html
28.12.2010

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Al Jazeera.

Pubblicato da Davide

  • bstrnt

    Mi sia concesso di dissentire; gli Stati Uniti sono uno stato canaglia esattamente dal 4 luglio 1776.
    Gli Stati Uniti, inoltre, non sono mai stati una democrazia (né tanto meno possono esportarla), ma una plutocrazia … e la più abietta e psicotica … un paese, insomma, pericoloso.
    Israele invece è una etnocrazia delle più abominevoli: entrambi i paesi sono fondamentalisti di una religione oramai obsoleta per la scienza e per la storia, che grosso modo si impernia nel Vecchio Testamento adattato ed abusato per le loro esigenze.
    Questo pertanto rende questi due paesi un vero problema per il resto dell’umanità e per la Palestina in modo particolare, e per altre nazioni non sufficientemente prone.

  • oriundo2006

    Concordo: al Vecchio aggiungerei anche il nuovo, in tante parti – soprattutto ad es. quando l’ebreo Josua con enfasi talmudica dice che è venuto a separare i genitori dai figli ecc. : aberrante follia antiumana, radice delle successive follie militari dell’ ‘occidente’, non a caso ‘terra dei morti’… – evidentemente falso…quanto il suo profeta…e le basi messianiche su cui si fonda…

  • io

    Concordo. Gli Stati Uniti non sono mai stati un paese “ammirevole”, visto che nascono dallo sterminio di un popolo e dal furto di un vastissimo territorio ai legittimi proprietari.
    Gli Stati Uniti nascono come un paese di ladri e assassini.
    La menzogna degli USA “ammirevoli”, se lo sono inventata gli americani stessi per cercare di celare le proprie atroci vergogne.

  • io

    Concordo. Gli Stati Uniti non sono mai stati un paese “ammirevole”, visto che nascono dallo sterminio di un popolo e dal furto di un vastissimo territorio ai legittimi proprietari.
    Gli Stati Uniti nascono come un paese di ladri e assassini.
    La menzogna degli USA “ammirevoli”, se lo sono inventata gli americani stessi per cercare di celare le proprie atroci vergogne.

  • ROE

    Lo Stato di Palestina esisterebbe già da anni se meno di un migliaio di palestinesi corrotti non lo avesse impedito. Questa, purtroppo, è la triste verità. Anche in guerra, chi ne trae vantaggio si oppone alla pace.

  • geopardy

    Sono d’accordo sui corrotti palestinesi, ma, semmai, essi sono la conseguenza di come è stata gestita la stuazione e non la causa.
    La situazione lì risale ad un secolo di storia, è servita come teatro di scontro prima e durante la guerra fredda ed ora contro l’indefinibile” terrorismo”.
    Quando il partito di Arafat rappresentava l’incontrastato forza leader della causa palestinese e non vi erano tracce di corruzione, non è che i risultati fossero differenti dagli attuali, di questo bisogna tenerne atto.
    La corruzione è un fenomeno costante in tutte le guerre e serve a rompere il fronte nemico (per qualcuno, probabilmente, è una questionee di mera sopravvivenza il farsi corrompere), ed è un problema che i palestinesi devono e, forse, stanno già affrontando questa questione, ma l’articolo evidenzia ben superiori motivi a vantaggio della situazione attuale non inquadrabili nelle conseguenze attribuibili ad un maniopolo (anche se ben radicato) gruppo di corrotti.

  • geopardy

    Quella era una semplice metafora per affermare che si sarebbe creata una rottura religiosa rispetto al vecchio testamento.
    Non riferiamo frasi letterali scorporate da un più profondo significato e comunemente accettato da tutti, attribuendo ad esse improbabili conseguenze storiche legate, semmai (ma con grande sforzo), proprio alla non completa attuazione del reale significato di quelle parole.
    Gesù proponeva una rivoluzione sia interiore che concettuale dell’essere umano.
    L’unica reale congruenza con il passato era dettata dall’Unico Dio, ma anche questo in altri vangeli non riconosciuti come liturgici dalla Chiesa (anche se c’è una frase in uno dei vangeli, non ricordo quale, in cui Gesù getta un po’ il dubbio circa lo stesso Dio del Vecchio Testamento).
    Il messaggio di Gesù veniva dato e vissuto nelle strade e non nei templi dell’epoca, già questo è un fatto altamente indicativo e contrario al potere vigente dell’epoca, basti guardare a come le donne venivano prese in considerazione ed il solco con i “padri” diveniva realmente grande, figuriamoci il fatto di non predicare nei templi dei “padri”.
    Quindi, prima di affermare prepotentemente bisogna conoscere ciò di cui si parla.
    Con questo ognuno è libero di esprimersi, ma deve anche attendersi delle risposte dagli altri, che non sono quelle che tu vorresti.
    Ci tengo a precisare che non sono più “cristiano” da molti anni e la mia non è una difesa della mia fede, ma con questo odio si rischia realmente di rientrare nella categoria di coloro che incitano alla guerra.
    Prendi un po’ di Josua in te, ti farebbe bene.
    Se, poi, tuo padre non fosse d’accordo, pazienza, non per questo ti ucciderebbe, spero.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    LA ROSPOSTA NON ERTA COMPLETA IN UN PUNTO LA RIPUBBLICO.

    Quella era una semplice metafora per affermare che si sarebbe creata una rottura religiosa rispetto al vecchio testamento. Non riferiamo frasi letterali scorporate da un più profondo significato e comunemente accettato da tutti, attribuendo ad esse improbabili conseguenze storiche legate, semmai (ma con grande sforzo), proprio alla non completa attuazione del reale significato di quelle parole. Gesù proponeva una rivoluzione sia interiore che concettuale dell’essere umano. L’unica reale congruenza con il passato era dettata dall’Unico Dio, ma anche questo in altri vangeli non riconosciuti come liturgici dalla Chiesa (anche se c’è una frase in uno dei vangeli, non ricordo quale, in cui Gesù getta un po’ il dubbio circa lo stesso Dio del Vecchio Testamento) sembra che il problema di un’Autorità Suprema non fosse centrale .
    Il DIO di Gesù, comunque, era un Dio d’Amore e non di vendetta come in tante parti del Vecchio Testamento traspare spesso e, innanzitutto, non era appannaggio dei soli Ebrei e tanto meno era il Dio degli Eserciti.
    Il messaggio di Gesù veniva dato e vissuto nelle strade e non nei templi dell’epoca, già questo è un fatto altamente indicativo e contrario al potere vigente dell’epoca, basti guardare a come le donne venivano prese in considerazione ed il solco con i “padri” diveniva realmente grande, figuriamoci il fatto di non predicare nei templi dei “padri”. Quindi, prima di affermare prepotentemente bisogna conoscere ciò di cui si parla. Con questo ognuno è libero di esprimersi, ma deve anche attendersi delle risposte dagli altri, che non sono quelle che tu vorresti. Ci tengo a precisare che non sono più “cristiano” da molti anni e la mia non è una difesa della mia fede, ma con questo odio si rischia realmente di rientrare nella categoria di coloro che incitano alla guerra. Prendi un po’ di Josua in te, ti farebbe bene. Se, poi, tuo padre non fosse d’accordo, pazienza, non per questo ti ucciderebbe, spero. Ciao Geo

  • Caleb367

    Provate a fare una cosa divertente: leggete la pagina di Wikipedia sulla rivoluzione americana traducendola in linguaggio massmediatico contemporaneo. Abbiamo così il folle terrorista George Washington che attraversa il Delaware con barconi carichi di terroristi suicidi – che solo un folle suicida che odia la libertà attraverserebbe un fiume gelato a 30 gradi sottozero – per lanciare un attentato contro civili e contractors accampati sull’altra sponda, impegnati in una missione di pace per conto della monarchia inglese, da sempre in prima linea per la democrazia.

  • anacrona

    formidabile

  • anacrona

    Ogni commento è superfluo … alle origini dei due stati criminali di Israele e Stati Uniti c’è tutto il male possibile che si possa infliggere alle popolazioni autoctone … il tempo è il grande giudice e piano piano la memoria collettiva si risveglia dal messaggio ipnotico dei media che questi due stati condizionano fortemente. Per loro è tempo di giudizio universale.

  • sacrabolt
  • ROE

    Dal 2000 le cose stanno, purtroppo, come ho scritto. Per conoscerle bene bisogna essere stati in Palestina ed aver conosciuto le persone.