Orgoglio e precipizio

di Livio Cadè
ereticamente.net

Il grande vantaggio che gli animali hanno sugli uomini è l’esser privi d’orgoglio. Questa malattia, di cui il genere umano soffre in forma cronica e universale, è infatti causa di grandi infelicità. Il destino tenta invano di curarci con ripetute umiliazioni, come benefici cataplasmi, ma noi rifiutiamo d’esser guariti da un male che ci procura tante sofferenze.

L’orgoglio ha radici nella nostra immaginazione. Questo spiega il fatto che animali privi di immaginazione ne siano immuni. Nessun pesce si sente umiliato perché non può volare, e nessun somaro vuol somigliare a un cavallo.

Si dirà che l’orgoglio è il motore segreto di grandi imprese. Ma questo conferma quanto l’uomo ne sia accecato. Non vede quanto sarebbe più salutare per tutti occuparsi di piccole cose. Infatti, più grandi son le imprese che compie più nefaste son le conseguenze.

Purtroppo siamo schiavi di questi miti assurdi -progresso, evoluzione, crescita- che fan perdere il senso del limite. Che ragione ha questa follia se non l’orgoglio? Nessun sacrificio è troppo grave, nessuna violenza eccessiva, se soddisfa la nostra ambizione. Per questo non vediamo il precipizio che ci attende.

L’uomo moderno vuole ‘realizzarsi’. Dubito che un uomo medievale avrebbe capito il senso di questo strano verbo riflessivo. La tradizione cristiana invita semmai ad abnegare seipsum, rinunziare a sé stessi. “Et tollat crucem suam”, aggiunge, il che fa del Vangelo un testo decisamente obsoleto, inaccettabile per una società come la nostra che detesta le croci.

Realizzare un desiderio, un sogno, un progetto, lo capisco. Ma cosa significa realizzarmi? Passare dal non-essere all’essere? Ma dal nulla viene nulla. Esprimere appieno le mie potenzialità? Ma se fossero infinite sarei condannato a tendere eternamente verso una meta irraggiungibile, come in un supplizio infernale. E se fossero limitate, dopo averle espresse tutte non mi troverei realizzato ma esaurito, come un sacco vuoto. In entrambi i casi, preferisco la mia mediocre incompiutezza.

Di fatto, nella realizzazione di sé confluisce oggi una confusa mescolanza di linguaggi iniziatici. Dotto esercizio, dietetica e culturismo dello spirito; orgasmo metafisico; trasmutazione ontologica. Ossessioni di un orgoglio che sprona la volontà verso inospitali vette, fuggendo l’umile pianura. O che, come un profeta biblico, guida un popolo di pensieri in fuga verso la terra promessa.

Mobilitazioni grandiose e inspiegabili, che in genere costano molto più di quanto rendano e che, in realtà, hanno lo scopo di nascondere un problema più profondo. L’uomo moderno vive infatti nella paura del futuro, e i miti del benessere non bastano a rassicurarlo. L’idea di potersi realizzare diviene così il tentativo di negare l’angoscia di fronte alla propria finitezza, al dolore e alla morte. Si vorrebbe rimuovere un sentimento di dubbio e impotenza, si cerca di realizzare sé stessi fuggendo da sé stessi.

La realizzazione di sé implica sempre un tendere all’alto e alla grandezza. È un cammino ascendente, una scala sui cui pioli son poste le immagini ideali nelle quali l’uomo si rispecchia, pronte a consolarlo delle delusioni che la vita gli procura e a medicare le sue intime ferite.

Tale elevazione, nelle sue forme morali, comporta una sostituzione delle qualità ‘negative’ con il loro contrario ‘positivo’. È in fondo una via cosmetica: il violento si sforza d’esser pacifico, il timido audace, il superbo ostenta modestia ecc. La pretesa di apparire quello che non si è rappresenta del resto un tratto peculiare dell’orgoglio, il vizio nascosto di ogni sua virtù.

Molti sono i maestri nell’arte del realizzarsi: moralisti, eruditi, affabulatori, guide alpine della metafisica o della magia, filologi del misticismo, cerusici dell’anima. Che si segua una scuola o si proceda da autodidatti, l’essenziale è applicare a sé stessi una metodologia dell’auto-trascendimento. L’uso di una tecnica è infatti requisito imprescindibile in ogni via ascendente.

Fondamentalmente, la realizzazione di sé oscilla tra due poli: il cambiamento e l’accettazione. Devi cambiare o accettarti, accettare il fatto che devi cambiare o cambiare il fatto che non ti sai accettare. Ma in realtà il sé non vuole cambiare, né accettarsi, vuol solo illudersi. Perciò tutte le tecniche falliscono. Come dice Cervantes, “trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà”.

Il problema è che il sé si muove all’interno di una immaginaria proiezione di sé. La sua coscienza non vede ciò che è ma ciò che vorrebbe essere. L’uomo cerca in sé quest’altro sé che lo può redimere. Si smarrisce così in un’alienante ricerca da cui potrebbe guarire solo desistendo e accontentandosi di ciò che è.

Una vecchia che accende una candela con devozione, si inginocchia e recita un’umile preghiera, senza pensare che questo la renderà migliore, è certo più realizzata di chi cerca sé stesso. Non si preoccupa di esser diversa da ciò che è. Forse le piacerebbe essere giovane e bella, ma sa bene che è impossibile.

Nella via ascendente l’uomo insegue un’illuminazione o una trasformazione che confermino le sue fantasie narcisistiche. Per questo si rende inaccessibile a una vera illuminazione. “I teatri di marionette e i camposanti sono gli unici luoghi dove l’uomo possa prendere acuta coscienza di sé. Nei primi vede cos’è prima della morte, nei secondi quel che sarà dopo la vita.” Queste parole di Papini hanno il difetto d’essere amare e il pregio d’esser vere.

L’uomo non riconosce d’esser legato a fili ferrei e invisibili che lo tirano e governano i suoi movimenti; manovrato dalle dita della storia e del destino, della Fame e della Paura. Quello che chiamo ‘realizzare me stesso’ è solo l’aggrovigliarmi tra le cordicelle che fan gesticolare un burattino. Quando i fili mi sollevano, penso sia merito mio, quando mi fanno cadere ne incolpo la vita.

In realtà, nessuna via porta alla realizzazione di sé perché questa idea contiene una contraddizione insanabile. Attraverso una tecnica, il sé confida di liberarsi della propria angoscia. Ma il sé e l’angoscia sono inseparabili. Il sé è angoscia sedimentata, guscio psichico che ci isola dal non-essere, ovvero da una realtà che è ‘altro da sé’ e minacciosa. La realizzazione di sé diventa allora pretesa dell’‘io’ di dominare il ‘non-io’.

Si dice che quando il Buddha aumenta di un palmo, Mara (il demonio) fa altrettanto. Così, ogni sforzo di accrescere il sé è uno sforzo di isolarsi dal mondo che aumenta la tensione e l’angoscia. Gli artifici con cui tendiamo alla realizzazione di sé non possono quindi risolvere il nostro problema. Al massimo ci aiutano a disilluderci, rivelando la loro vanità.

V’è però un’altra via, discendente. Non consiste nel realizzare il sé ma nel comprenderlo, to realize the self. Questa comprensione rovescia il nostro sistema esistenziale. Sulla via ascendente cresci ogni giorno, su quella discendente giorno dopo giorno diminuisci, ti cali dai lumi del cervello nelle tenebre del cuore, dall’infinito allo zero, al tuo vuoto originale.

Ti volgi indietro e ritorni a quelle minuscole presenze quotidiane che danno un senso reale alla tua vita. È un culto delle piccole cose, arte dell’accontentarsi e di vedere la perfezione nell’imperfetto. Non offre nessun appiglio a fantasie sovrumane. Fa meno rumore della neve che cade. Il maestro non è nascosto in qualche libro, non devi adempiere eroiche o misteriose iniziazioni. Maestro e iniziazione è una vita in cui “a ciascun giorno basta la sua pena“. E non ti puoi salvare dal dolore alzandoti in volo ma toccandone il fondo.

È vero, come dice Eraclito, che una e medesima è la via che sale e quella che scende. Tuttavia, fra le due vie esistono essenziali differenze. La via che sale non ha limiti, si perde nelle immensità dei cieli, ovvero dell’immaginazione. Quella che scende si ferma quando incontra la solida terra, ossia la semplice realtà.

Inoltre, mentre la prima via prevede l’uso di tecniche, la seconda le esclude. Una dipende dal sapere e dal volere, l’altra non sa e non vuole nulla, percorrerla non è mai una nostra decisione. “Le bestie son portate alla pastura a forza di botte”, così su questa via occorre che qualcuno ci spinga e ci percuota. Cioran riassume così la questione: “Non è grazie al genio ma grazie alla sofferenza, e solo grazie ad essa, che smettiamo di essere una marionetta”.

Non si può sfuggire al dolore della vita imitando i pensieri o i gesti di qualche maestro. L’uomo è condannato dalle stesse opere con cui crede di giustificarsi. “E dunque, che devo fare?”, dirà l’orgoglioso. Infatti, ‘non fare’ è per lui inconcepibile. Non può capire la necessità di accettare una radicale umiliazione. E se anche ne fosse convinto, la sua logica lo spingerebbe a cercare ‘tecniche’ per umiliarsi. Ma nella via discendente mortificarsi da sé è un espediente senza valore.

“Dio corregge chi ama”, non possiamo correggerci da soli. È quindi assurdo che, sentendo parlare di una tale via, qualcuno si riprometta di seguirla o di farne una tecnica. “Non domandare dunque all’uomo di adottarne una (i.e. via spirituale), perché ciò lo allontanerebbe dal Principio Primo e Uno. E’ certo, invece, che proprio il Principio stesso deve venire a cercarlo”, dice Al Hallaj.

Allora perché parlare di una via puramente negativa, in cui l’iniziativa umana non val nulla? Solo perché può scoraggiarci dal seguire l’altra via. È inutile sforzarsi di ‘non fare’, ma possiamo abbandonare gli sforzi del fare, le promesse e le speranze di una realizzazione personale. Questo significa disincantarsi. Occorre una disperazione lucida, bruciante e obiettiva. Perciò la via che scende non si fonda su ragionamenti o su una comoda meditazione, ma sul dolore.

“Se tutta la realtà non viene aggravata non si può ottenere la liberazione con l’uso di antidoti rasserenanti e piacevoli”, dice un testo tibetano. Non è una comprensione che si può raggiungere attraverso una strategia spirituale, ma solo se il nervo dell’orgoglio è reso insensibile. Emerge allora un’umiltà fiera. Infatti, sei veramente umile solo quando niente ti può più umiliare.

Ma prima devi fare l’esperienza di un naufragio e arrenderti alla Realtà. Non v’è in questa resa un ultimo tentativo di realizzarsi, ma un abnegare seipsum che produce una decontrazione della volontà e dell’angoscia. Non ti aggrappi più a nulla e ti lasci cadere in questo sacro precipizio.

È noto che la dottoressa Kübler-Ross ha descritto nei pazienti con diagnosi infausta una serie di reazioni che precedono l’accettazione del proprio destino. Anch’io, finché conservo il mio orgoglio, devo affrontare i demoni dell’incredulità, della negazione, del rifiuto, della rabbia, della lotta, del mercanteggiamento, dell’angoscia, della depressione, perché “tutti i demoni sono compresi nell’orgoglio”. Ma come un moribondo, anch’io posso infine affidarmi al Vuoto.

Solo in rare occasioni l’ho sentito, questo Vuoto beato, passarmi vicino e sfiorarmi. Forse attratto dall’odore della disperazione, come un animale muto e feroce, vibrante di energia. È impossibile tendergli trappole, chiuderlo in una gabbia o addomesticarlo. Può divorarti, ma bisogna esserne degni. Io non lo ero, e si è limitato a guardarmi. Simile a un Dio, sospeso sui flutti del mondo, assiste impassibile alla tua disperazione e lascia che il tuo sguardo si mescoli al suo.

E per un momento ti vedi come realmente sei: una marionetta legata a fili divini, guidata dalle dita della tua stessa anima. Come nelle marionette di von Kleist, tutte le tue membra sono “come morte e meri pendoli”, si muovono ubbidendo a un inconscio centro di gravità. Sfiori il suolo solo per riprendere slancio, superando l’inerzia della materia, e cominci a danzare.
Livio Cadè

FONTE: https://www.ereticamente.net/2021/05/orgoglio-e-precipizio-livio-cade.html
Pubblicato da Tommesh per Comedonchisciotte.org

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Holodoc
27 Maggio 2021 14:03

Ottimo articolo.

Mette bene in luce i motivi del fallimento della psicologia occidentale, secondo la quale bisogna sostituire una personalità “sbagliata”, inadatta alla vita sociale, con una “corretta”, in grado di farci realizzare le nostre ambizioni sociali.

In realtà non dobbiamo modificare il nostro Ego trasformandolo da “negativo” a “positivo”. Dobbiamo distruggerlo!

Nella mia esperienza personale è stata una grande umiliazione a dargli una forte spallata. Quando ci rendiamo conto di aver toccato il fondo, allora capiamo di non avere niente da perdere e questa perdita di attaccamento apre spazio ad infinite possibilità che prima non pensavamo di avere. E ad apprezzare molto meglio la vita indipendentemente dalle cose che ci accadono.

Il mio Ego mi limitava perché si era fatto un’idea di me errata.
L’esperienza negativa, aiutata anche da pratiche come meditazione e yoga, mi hanno aiutato a “bruciarlo”. Ancora non è scomparso (altrimenti sarei diventato un Buddha, un illuminato) ma riesco a capire quando cerca di imbrogliarmi con le sua false convinzioni e a vivere in maniera molto più serena di prima.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 14:45

Concordo sostanzialmente con la verità dell’esperienza che condividi col tuo commento Holodoc, però osservo che usi due verbi..distruggere e bruciare, riferiti all’ego che, dalla mia esperienza, invece, non aiutano più di tanto nell’azione “corretta” che dovremo assumere col nostro Ego, che in realtà è la cura.
Devi volere bene al tuo Ego non dargli fuoco :-))

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 14:49

prima di “volergli bene” devi “scomporlo” (cioè smembrarlo) per guardarlo, conoscerlo e “realizzarlo”. Poi non avrai piu bisogno di “volergli bene”.

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 14:51

La giusta azione è conoscerlo, poi ognuno adotta la via che più gli si confà. Personalmente ho già verificato che la mia via è più nella crema che nella spietatezza.

Holodoc
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 15:32

Visto il tuo nick, non solo nella crema ma anche nel creme caramel 🤣

Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 15:14

Devi volere bene A TE STESSO, non al tuo Ego.

Cos’è “te stesso”? Facile, è il tuo corpo, sono le tue emozioni, sono le sensazioni che provi e che ti fanno capire cosa ti è nocivo o meno.
L’Ego è sempre un traditore che non è mai disinteressato, mai puro. Le sue decisioni non sono mai limpide, hanno sempre un secondo fine, e quello che viene fatto con un secondo fine è sempre deleterio.

Vuoi un esempio di quello che ho detto. Perché siamo bravi a dare suggerimenti agli altri e invece delle frane a seguirli noi stessi? Perché quando le prendiamo per noi interviene l’Ego.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:20

Secondo la tua “descrizione” cio che chiami “te stesso” è sempre “ego” che non è altro che la forma “somatica”, emozioni, sensazioni, pensieri.

Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 15:30

Immaginati come un cane che corre beato sulla spiaggia. A cosa pensa? Facile intuirlo: NON PENSA, gode e basta!

È semplicemente SÉ STESSO!

Perché? Perché non è dotato del pensiero descrittivo, cioè la voce che ci parla nella testa, l’astrazione dalla realtà che noi chiamiamo “Ego”, il “peccato originale” dell’uomo.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:37

si, capisco benissimo ciò che dici.

purtuttavia ti invito a riflettere che una “netta” distinzione non è possibile farla. Anche il cane ha il suo “ego” se intendiamo con questo l’insieme di condizionamenti e non solo il pensiero discorsivo.

Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 16:14

Ah certo. Il mio gatto, che è piuttosto intelligente rispetto alla media ed ha sempre vissuto in appartamento, ha un bel po’ di nevrosi 😺

Di una cosa sono straconvinto: anche gli animali hanno un’anima e sentimenti che esprimono molto meglio di noi dato che sono meno inibiti.

Una volta ho letto: “guardate una scimmia allo zoo. Vi fa ridere perché si tocca, si annusa, si pulcia, etc etc. Ma, se ci pensate bene, non sono le stesse cose che facciamo noi uomini quando non ci vede nessuno, ossia quando non ci sentiamo giudicati?”

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:43

Ti posto un video del  Prof.Francesco Leonetti, staineriano..https://www.youtube.com/watch?v=MsKbxaW7GcQ&t=3483s

In questo video, tra le altre cose, spiega che l’uomo è l’unico animale che possiede un Io, gli animali condividono un’anima di gruppo.
Non posso dire che condivida tutto, non ho le conoscenze per poterlo dire, ma te lo passo comunque come ottimo materiale di ricerca.

Holodoc
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 15:08

Devo volere bene a me stesso, non al mio Ego.

L’Ego è una creazione della nostra mente, l’astrazione a cui diamo anche il nome di “personalità” e che si costruisce fin da bambino per mezzo dei giudizi espressi dagli altri e all’educazione e tramite la quale poi iniziamo a giudicare anche noi stessi, a dare un voto alle nostre azioni, ai nostri comportamenti e le nostre capacità. Se ti ripetono che sei stonato, non imparerai mai a cantare.

Il maestro yoga indiano che seguo ha detto una volta che dobbiamo toglierci tutte le etichette che gli altri E NOI STESSI ci mettiamo.
Non ha senso cercare il vero Ego, ha senso liberare noi stessi dal nostro giudizio (da quello degli altri non possiamo liberarci, ma dato che è solo una loro opinione, chi se ne frega?).

No, l’Ego positivo non esiste.

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:33

Mi verrebbe da risponderti ni, però mi rendo anche conto che sono solo piccole differenze di definizioni, parole ed etichette.
L’importante è l’esperienza consapevole di te stesso e non ho dubbi che stiamo già parlando della stessa esperienza, solo da due homo sapiens diversi :-))

Holodoc
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 15:46

Conoscere noi stessi è sapere che mi piace il rafano e invece mi fanno schifo le ciliegie, esteso a tutti gli aspetti della vita.

Spesso accettiamo di mangiare ciliegie per raggiungere un obbiettivo, lo facciamo con un secondo fine. E questo ci logora, ci inquina, ci consuma.

Per decidere se una donna ti piace mentre un’altra no, devi metterti a ragionare? No, perché piace a te, non al tuo Ego. Tutte le decisione prese tramite il ragionamento sono egoiche e quindi potenzialmente in contrasto con il tuo vero sentire, il ché non può che portarti all’insoddisfazione.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:53

D´accordissimo qui. Peró attenzione. La vita non é neanche bianca o nera. C´é il compromesso. Quanto all´inquinarci, a consumarci, a logorarci, temo sia anch´esso parte del pacchetto, ovvero parzialmente inevitabile. Che non significa naturalmente diventare uno schifo umano, significa che nella comprensione complessiva ci sta anche lo sperimentare, volenti o nolenti, la parte meno pura dell´esistenza.

Holodoc
Risposta al commento di  Simsim
27 Maggio 2021 16:07

Gesù diceva “beati i poveri di spirito”.

Non ho mai capito cosa intendesse anche perché ogni prete lo spiega a modo suo, fino a che non ho conosciuto la filosofia yoga.

Il povero di spirito è colui che non ha attaccamenti, il ché non vuol dire che non ha niente e campa di elemosina, ma che la sua felicità non è legata al possesso o ad altri obbiettivi. E quindi non ha paura di perdere ciò che ha.

Diceva anche: “Dio nutre gli uccelli del cielo, temete forse che lascerà voi senza cibo?”

Non ricordo chi ma qualcuno ha detto: “un vero uomo lo riconosci perché è capace di giocarsi tutto quello che ha senza timore di perderlo”.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:55

Permettimi:

Questo è un aspetto che riguarda il “conoscere se stessi” e riguarda i condizionamenti e la psiche.

Ma al ricerca non si ferma qui.

Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 16:02

Conoscere noi stessi = uscire dai condizionamenti

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 16:09

si, Holodoc.

Ma, ripeto, non si tratta solo di “psiche”.

Altrimenti basterebbe un buon psichiatra/psicologo.

Dopo i condizionamenti “culturali” esistono i condizionamenti “ambientali” e poi quelli della materia e dell’Essere in sè.

Di tutti questi “condizionamenti” non ci si “libera”ma li si “riconoscono.

Traduco: non sei solo Holodoc e un uomo del tuo tempo (condizionamenti culturali)
Sei un essere umano e un essere vivente e questo è un condizionamento.
Poi sei anche un “ente” materiale, e questo è un condizionamento.

Poi sei “l’Essere in sè” e anche questo è un “”condizionamento””.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 16:11

Non ho ben capito ma concordo che non si tratti solo di psiche, anzi, soprattutto si tratta di accettare la Realtà.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 16:18

percepisci te stesso e il mondo come li percepisci a causa dei condizionamenti che come una “matrioska” ti compongono.

Si parte dalla famiglia/cultura e di conseguenza dal periodo storico in cui vivi e da tutta la storia che ha “formato” la cultura del tuo tempo e della tua famiglia.

Ma percepisci te stesso e il mondo come li percepisci perché hai degli occhi e un sistema nervoso, perché sono composti da cellule e da “composti chimici” e a loro volta di particelle e dal fatto che tutto ciò “esiste” in quanto “Essere”.

ogni “livello” è un condizionamento che “vela” la “verità” di ciò che sei tu e il mondo.

Dai condizionamenti familiari/cultuali si esce (cioè si riconoscono) per esempio tramite un bravo psicologo/psichiatra.

Gli altri si riconoscono “scendendo in profondità” fino a giungere al puro “Essere” al “condizionamento” di fondo da cui poi derivano tutti gli altri.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 16:22

Lo psicologo/terapeuta ti può far prendere consapevolezza che certi tuoi comportamenti sono frutto di condizionamento. Questo può essere risolutivo se non hai dei blocchi a livello profondo ma solo errate convinzioni.

I veri blocchi te li toglie forse l’ipnosi se il tuo cervello è ancora giovane e plastico, e se hai veramente il coraggio di cambiare.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 16:57

e siamo nell’ambito “psicologico”.
Poi c’è il resto

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:14

Non credo sia esattamente cosí. Ma é il bello di questa filosofia esistenziale, se cosí é lecito chiamarla. L´Ego ha semplicemente il suo scopo in determinati momenti, oltre i quali diventa eccessivo e porta a tutte le distorsioni che conosciamo. Non si puó distruggere qualcosa che esiste e che é parte della nostra personalitá, senza il quale cadremmo alla deriva. Gli Ego fragili infatti finiscono per autodistruggersi, e dubito che sia quello il nostro scopo. Quando parli di apprezzare la vita, stai giá parlando del tuo Ego. Tu apprezzi la tua vita, cosí come io apprezzo la mia, probabilmente se ce la scambiassimo saremmo entrambi infelici. Quello che va eliminato (e lo dico per esperienza personale) é l´aspettativa. Quando si dice che il viaggio é l´importante e non la destinazione, é perché a destinazione prima o poi si arriva comunque. Ho passato anche io momenti di falsa convinzione, é inevitabile, e perso due treni professionali importanti per i quali mi mancava qualcosa o piú di qualcosa. Ma non si impara se non si sbaglia e se non si passa in mezzo a determinate situazioni. In entrambi i casi avevo l´aspettativa di farcela e ho fallito. Ma non dimentico mai invece… Leggi tutto »

Holodoc
Risposta al commento di  Simsim
27 Maggio 2021 15:25

Quando parli di apprezzare la vita, stai giá parlando del tuo Ego.

No. Quando parlo di apprezzare la vita penso ad un gatto che se ne sta beato al sole. Non ha nessun desiderio, non pensa a niente se non quanto è bello starsene al sole. Cosa accadrà tra un ora o domani non lo tange. Solo in assenza di desiderio possiamo goderci la vita.

La Morale si genera da sola quando perdi ogni attaccamento. Se non hai attaccamenti, cioè se non hai paura di perdere quello che hai, l’altruismo nasce spontaneo.

Perché non aiutiamo una persona che si accascia per strada? Perché abbiamo paura che aiutarla ci infili in chissà quale casino. Ci farà fare tardi al lavoro ed incazzare il capo? Quella persona forse finge e vuole rapinarmi? Per alzarlo mi sporcherò la camicia? Etc etc.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:34

No, non mi hai convinto, ma per un motivo semplice. Noi non nasciamo per goderci la vita, o non solo almeno. Nasciamo oggi e in questo tempo per fare un percorso oggi e in questo tempo. Niente toglie che un giorno sarà come dici tu, ma non è così oggi, e non ci siamo neanche lontanamente vicini. Viviamo un mondo che semplicemente ha altre regole, altre leggi, altri costumi e un altro livello di vita. Viverci e farci un percorso non significa accettarlo tout court naturalmente, sono il primo io a non farlo. Ma adattarsi nel frattempo è parte del gioco

Holodoc
Risposta al commento di  Simsim
27 Maggio 2021 15:42

Beh di qualcosa dobbiamo campare.
Io però vedo tanta gente che vive solo nell’aspettativa di raggiungere obbiettivi: la laurea, il diploma, la carriera, il matrimonio. Finché non li raggiungono sentono un vuoto, colmato solo nel giorno in cui arrivano ad un traguardo.

E da anziani, quando capiscono che la loro vita è vicina alla fine, si rendono conto di non aver vissuto veramente perché non hanno mai colmato quel vuoto. E quindi hanno paura di morire senza averlo fatto e voglio continuare a vivere ad ogni costo, anche quello di stare chiusi in casa o indossare una mascherina per il resto dell’esistenza.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 15:50

Campare di qualcosa significa stare alle regole del gioco 🙂 a meno che non ci si voglia (e qualcuno lo fa) isolare in qualche parte sperduta e vivere di caccia e pesca. Anche quella é una scelta legittima naturalmente, resta il fatto che lo fa uno su un milione, cioé solo chi ha veramente bisogno di quello in questo suo percorso.

Quanto al vuoto, beh, il momento di tirare le somme arriva per tutti. Io ho ancora una nonna in vita, depressa cronica da dopo la morte di mio nonno 9 anni fa. La vita per lei ora é una prigione, dato che é anche bella acciaccata. Lei lo sta sperimentando, nel suo piccolo. E non é una donna che non ha fatto niente in assoluto, ha cresciuto 3 figli nel senso reale del termine, aiutava nel negozio di famiglia. Ma fece fino alla quinta elementare ai suoi tempi. Tante cose non arriva a comprenderle né a concepirle….eppure quel vuoto non la risparmia.

Holodoc
Risposta al commento di  Simsim
27 Maggio 2021 16:01

Anche lei ha ricevuto un’educazione anche se non ha ricevuto istruzione.

Posso supporre, dato che non la conosco, che la sua educazione non le abbia permesso di divenire una persona completamente adulta e che vedesse nel marito una figura genitoriale, senza la quale, come ogni bambino, si sente incompleta.

Anche mia suocera è un po’ così. Passata dalla famiglia al marito che prendeva tutte le decisioni per lei. Ed ha cresciuto due figlie. Adesso che il marito non c’è più si è attaccata alla figlia maggiore. I ruoli si sono invertiti: ora è lei a fare la figlia di sua figlia.

Purtroppo è difficilissimo uscire dai binari imposti dall’educazione e se i genitori non ti crescono insegnandoti a non avere più bisogno di loro è un macello. Nel Nord Europa a 18 anni ti buttano fuori di casa… e forse non fanno male. Invece da noi è il contrario, ti vorrebbero sempre con loro.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 16:07

Mah non so che tipo di vita familiare avesse all´epoca prima di sposarsi. Ma dopo si, mio nonno tra l´altro era il classico capofamiglia di quella generazione, in stile Padrino. Non parlava mai, ma dava “ordini” dietro le quinte, cosí che mia nonna alla fine passava per quella “cattiva”, quando in realtá eseguiva solamente.

Il Nord Europa e l´Italia secondo me sono due estremi opposti, per ragioni anche diverse se vogliamo. E non dobbiamo mai scordarci che la china economica in cui siamo finiti ha deviato anche i nostri usi e costumi. Mia madre si é sposata a vent´anni, io a vent´anni avevo giá un lavoretto ma ero fondamentalmente uno studente universitario. Percorsi e prospettive sulla carta diversi.

Holodoc
Risposta al commento di  Simsim
27 Maggio 2021 17:31

Concordo sugli estremi. tra i paesi che ho visitato è piaciuta molto la Spagna: popolo caldo come gli italiani ma non sono attaccati alla gonna di mammà come qui da noi.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
29 Maggio 2021 0:30

Barcellona e Valencia. Due paradisi.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Simsim
uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 17:54

Verrai indagato per averla fatta cadere..oppure cercano i fini sospetti per aver cercato di rialzarla..
In tutti i casi sarai interrogato come persona informata dei fatti e possibilmente condannata per qualche legge che avresti infranto..
Neppure fuggire o voltarti dall’altra parte potrà salvarti..perché sarà considerato una prova della tua colpevolezza..

Violetto
Utente CDC
27 Maggio 2021 14:26

Chi “realizza il suo sè” (se vogliamo mantenere questa dizione) è una assoluta minoranza della minoranza della minoranza……. La minoranza della “massa” ha altri interessi rispetto alla “nuda materialità”, di questa minoranza una minoranza ha interessi “metafisici”, di questa minoranza una minoranza ha interesse nella pura realizzazione del sè e non si perde dietro religioni, filosofie, scuole iniziatiche, newage. Tra chi ha questo puro interesse solo una minoranza ha la determinazione necessaria e tra chi ce l’ha solo una minoranza ha anche “l’acume” per giungere in fondo e non restare impigliato ancora in pseudo-realizzazioni, mezze verità, buonismi vari, ancora newage. Per chi la “via” è un passatempo tra gli altri o una pura curiosità o un interesse puramente filosofico/culturale e non esistenziale puro non andrà mai in fondo. Andare in fondo significa mettere in gioco realmente tutto ciò in cui si crede, rinunciare a ogni credenza anche confortante o di comodo, significa fare altrettanto su se stessi, scavare nella propria psiche, mettersi a nudo con se stessi, odiarsi, morire e rinascere. Andare a fondo significa essere davvero “coraggiosi” e capaci di trovare la propria via senza restare per sempre seguaci di qualche altra via. Quando questo insieme di cose riguarda… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 15:06

La Verità non è amata.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 18:26

La verità, forse sarebbe meglio scrivere la Verità (per non confondersi con le molteplici verità del “mondo relativo”) fa paura instintivamente perché rappresenta un tipo di “morte”.

Mi è capitato di avere conversazioni su questi temi con alcune persone, alcuni “ricercatori”, come si suole dire che se non vengono “confortati” da vari “buonismi” e appigli vari, di fronte al “vuoto” che la Verità rappresenta, diventano aggressivi e tendono a scappare per andare invece li dove possono ricevere il conforto che cercano: linee guida morali o spirituali, speranza in un “mondo migliore”, speranza di diventare migliori, speranza del bene che vince su male, una soluzione ai loro problemi, speranza di avere una scelta etc.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 18:57

Il Vuoto ha delle tappe..altrimenti è pazzia e non saggezza..
Il Vuoto assoluto poi è il Nulla..mentre il Vuoto relativo è il Non Essere..che è vuoto di esistenza..
All’inizio di un viaggio interiore cerchiamo di essere di più e non di meno..
Siamo pronti a distruggere l’ego se diventa il Sé..ottenendo l’ego la sua universalizzazione..e non la sua nullificazione..
La Verità come Nulla è un concetto che si apre solo quando qualsiasi determinazione ci sta..stretta..e ci sta stretta solo quando la indossiamo..non prima..
La maggior parte dei ricercatori tende al meglio perché vive al peggio..e solo quando il meglio è raggiunto che mostra i suoi limiti..

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
27 Maggio 2021 19:07

ti ho risposto sotto

Holodoc
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 15:15

“Andare in fondo significa mettere in gioco realmente tutto ciò in cui si crede, rinunciare a ogni credenza anche confortante o di comodo, significa fare altrettanto su se stessi, scavare nella propria psiche, mettersi a nudo con se stessi, odiarsi, morire e rinascere. Andare a fondo significa essere davvero “coraggiosi” e capaci di trovare la propria via senza restare per sempre seguaci di qualche altra via.”

Esattamente.
Rinunciare a ogni credenza anche confortante o di comodo = bruciare l’Ego.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
gix
Utente CDC
27 Maggio 2021 15:22

Interessanti riflessioni, che però, devo ammetterlo, mi scivolano addosso senza lasciare particolari insegnamenti o intuizioni, sarà per l’estrema limitatezza del mio personale orizzonte di vita. Per chi si sforza di comprendere, fin dal primo momento in cui si mette insieme la capacità di osservare ed il pensiero per ragionare ed approfondire, non credo che l’orgoglio sia una limitazione o un problema che impedisce inconsapevolmente chissà quali scoperte. L’orgoglio, ammesso che sia un problema di per se, semmai influisce sulla propria autostima e sulla propria collocazione nel rapporto con gli altri, più che con la comprensione del proprio io, del quale ognuno di noi, nel suo intimo, conosce i segreti, i limiti e le possibilità, o almeno ne intuisce le potenzialità reali. Se si accetta l’idea di far parte di un mondo creato secondo i crismi della perfezione naturale, come specchio della perfezione divina, si deve poter valutare il fatto che anche noi, facendone parte, dovremmo essere testimoni di questa perfezione, senza presunzione e compiacente orgoglio. Ma non pare che la maggior parte degli esseri umani possa vantare motivi di orgoglio per le loro esistenze su questo piano terreno, il che non spiega come mai si debba abbandonare un luogo perfetto,… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da gix
Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  gix
27 Maggio 2021 15:44

É proprio lí il punto. Neanche questo mondo é perfetto nei crismi, o sarebbe un mondo geologicamente stabile, non avrebbe climi e microclimi, non ci sarebbe attivitá visibile. C´era la Pangea una volta, oggi abbiamo la deriva continentale, é in continuo divenire. Secondo le leggi ferree della Natura naturalmente, ma pur sempre un mondo in divenire.

L´orgoglio di ciascuno varia in base al proprio livello. C´é chi trova realmente orgoglio nella propria squadra di calcio, o piú realisticamente nel recitare la parte di chi ha in quello il proprio vero orgoglio. E c´é chi invece vuole motivi veri di orgoglio, e li va cercando.

Non credo c´entri il tuo orizzonte di vita qui. Non posso darti una risposta naturalmente sul perché non ti susciti altre riflessioni. Ciascuno ha le sue ragioni per reagire o meno ad un input

IlContadino
Utente CDC
27 Maggio 2021 15:46

Ho provato a leggere l’intero articolo, chiedo scusa, non ci sono riuscito…la testa, la mia testa!
Ieri il mio ego ha voluto ricordare i tempi della giovinezza (quando il corpo gli stava dietro) e ha tentato di liberare Cuba, non so davvero come gli sia venuto in mente, io l’ho lasciato fare. L’ho osservato più volte andare in dispensa a prendere il rum, in freezer il ghiaccio e nel frigo coca e limone. Ma come diavolo gli sarà saltato in mente?!
C’è stato il tempo in cui lo facevamo assieme, anzi pensavo addirittura di essere io a farlo, poi per un periodo glie l’ho vietato, ha fatto i salti mortali il poveretto, ora ogni tanto gli concedo questi svaghi, lo osservo come si osserva un bambino quando gli si concede il gelatone al cioccolato. Ma il corpo non sembra gradire, ma tant’è, per tenere insieme tutte le parti bisogna fare concessioni, l’esistenza è l’arte del compromesso, un po’ ad uno un po’ all’altro, l’importante è rimanere a distanza, osservare tutto come si osserva un film, possibilmente senza giudicare…ma che mal di testa;-)

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
27 Maggio 2021 15:56

Ahahah tageskomment! Commento del giorno 🙂 hai fatto strabene. Io non bevo normalmente, ma se mi rilasso….l´estate scorsa in famiglia si andava ad una boccia di mirto ogni due giorni in 3. Ci sta ogni tanto.

Holodoc
Risposta al commento di  IlContadino
27 Maggio 2021 16:26

Osservare “a distanza” sé stessi è l’obbiettivo della Meditazione.

PietroGE
Utente CDC
27 Maggio 2021 16:28

Condivido lo scetticismo sul ‘realizzarsi’, una sviluppo sociale che va di pari in passo con l’individualismo, l’edonismo e la frantumazione del vivere insieme. L’uomo è un animale sociale e la sua identità si sviluppa nelle interazioni con gli altri, il ‘guardare entro se stessi’, l’auto-realizzazione significa anche rinchiudersi in se stessi e perdere il senso della vita in comune. SI dimentica che la vita prima o poi finisce e con essa anche il ‘realizzarsi’. L’importazione di stili di vita orientali nella società occidentale non è senza problemi.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
27 Maggio 2021 17:19

Sai Pietro, il mio punto di vista é talmente un puntino rispetto al disegno, che il parlare di realizzazione mi torna complicato. Si procede per un obiettivo o per la necessitá di andare avanti nel modo che si ritiene soddisfacente? Me lo sono sempre chiesto, e non ho mai trovato una risposta univoca. Anche perché io stesso nella vita mi son trovato a dare l´anima per alcune cose, e a non esser disposto al minimo sacrificio per altre che non mi davano nulla in termini di slancio e di interesse. Oggi poi é peggiorata: se prima potevo anche riuscire a dedicare del tempo ad altro che non fosse strettamente legato ad un interesse, oggi addirittura preferisco non fare una cosa se non posso farla come dico io (non in tutti i casi naturalmente, ma é un processo che ho giá visto accadermi). A volte poi non riesci, ma devo almeno partire con l´intenzione di puntare alla “perfezione”, sennó preferisco proprio non partire. Oggi sono iper-selettivo nella scelta di parlare o meno con un´azienda per un posto di lavoro, con almeno una ho interrotto il processo personalmente. É Ego questo o esperienza che mi porta a dribblare cetrioli in anticipo? Difficile… Leggi tutto »

Papaconscio
Utente CDC
27 Maggio 2021 17:29

Articolo intrigante, e dibattito altrettanto stimolante, purtroppo le parole traggono in inganno e, quando si vuole descrivere una condizione esistenziale, creano più confusione che chiarezza. Percepisco in ognuno dei commenti una tensione verso il centro dell’Essere, e personalmente mi sento più vicino al punto di vista di Holodoc. Da sempliciotto zappatore quale sono, percepisco nello scritto di Cadè un livello di erudizione che mi ha spinto ad abbandonare la lettura, in effetti ho faticato un po’ ad arrivare alla fine. L’autore dell’articolo parla della realizzazione del sé: come si può realizzare qualcosa che è sempre, in ogni momento, realizzato, da sempre e per sempre? Mentre raccoglievo le fave che ho fatto seccare sulla pianta, e mentre con zappa e piccone scavavo la traccia della casa in pietra e legno che mi sto costruendo, ho costantemente cantato un mantra (il Mahamrtyunjaya) che ha dissolto le nubi del mio orgoglio, ma queste nubi si sono di nuovo raccolte attorno al mio sé, nascondendolo, appena mi sono messo in macchina per tornare a casa a compiere i miei doveri di padre, marito, figlio, orgoglioso di quello che sono. Alcune settimane fa risposi a un annuncio di lavoro, ricevo una telefonata di un signore… Leggi tutto »

Holodoc
Risposta al commento di  Papaconscio
27 Maggio 2021 17:37

Beh sul rispetto dei datori di lavoro italiani meglio stendere un velo pietoso.

Riguardo l’erudizione, Giulio Cesare Giacobbe in un suo libro ha scritto che per lui il migliore esempio di Zen lo aveva trovato in un contadino sardo:

  • “Buongiorno, cosa sta facendo?”
  • “Guardo le pecore.”
  • “E a cosa pensa mentre guarda le pecore?”
  • “A guardare le pecore.”
Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Holodoc
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
27 Maggio 2021 19:51

Pensa l’occasione che si è persa il pastore.
Se alla domanda..“E a cosa pensa mentre guarda le pecore?”, invece di rispondere..”A guardare le pecore”, avesse risposto..”guardo colui che guarda le pecore”, si sarebbe illuminato all’istante :-))

Papaconscio
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
27 Maggio 2021 20:01

E se avesse risposto: “Chi lo sta chiedendo?”

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Papaconscio
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Papaconscio
27 Maggio 2021 21:34

Sarebbe stato immediatamente riconosciuto dal Giacobbo come il Maestro che tanto andava cercando? ;-))

Bertozzi
Utente CDC
27 Maggio 2021 17:50

Mah, l’autore attribuisce poco orgoglio agli animali e molto agli uomini: io credo che ne abbiano molto gli animali e poco gli uomini, per cui per quanto molte dotte citazioni siano a loro modo interessanti non mi trova per niente d’accordo. Gli animali dimostrano orgoglio sempre in ogni giorno in cui devono procurarsi il cibo e difendere la propria famiglia o gruppo o branco – che razza di obiezione sarebbe ‘avete mai visto un pesce che vuole essere un’aquila?… Consiglio qualche lettura basica basica sull’mprinting Lorenziano tanto per cominciare – al contrario degli uomini specie l’animale italicus che non ha vergogna né dignità né una stilla di orgoglio e per un piatto di lenticchie vende fratelli figli e nipoti.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Bertozzi
IlContadino
Utente CDC
Risposta al commento di  Bertozzi
27 Maggio 2021 18:09

Mi viene in mente una coppia che conobbi anni fa su un’isoletta della Tailandia.
Arrivano sull’isola con la barchetta, un salto alla “reception” e poi si avviano al bungalow immerso nella foresta. Alcune scimmie cazzeggiano sul terrazzino della casetta in legno, per la ragazza non c’è alcun problema, ma a lui le scimmie danno fastidio. Raccoglie un bastone, lo agita e le scaccia tirandogli sassi, le scimmie se ne vanno. Tempo di appoggiare i bagagli e mettere i costumi e la coppia scende in spiaggia. Quando tornano scoprono che le scimmie hanno fatto irruzione nel bungalow, hanno aperto uno zaino e sparpagliato i vestiti ovunque, hanno anche scagazzato sopra di essi, si sono bevute alcuni cartoccini di latte che conteneva, hanno fatto volare i soldi e, incredibile a dirsi, hanno fatto sparire il passaporto (sarà ritrovato giorni dopo nella foresta). Indovina di chi era lo zaino oggetto delle attenzioni delle scimmie? Esatto, quello della ragazza nemmeno sfiorato

Pfefferminz
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
27 Maggio 2021 18:33

Bello, storie come questa mi mettono di buon umore e mi riappacificano con l’esistenza.

uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
27 Maggio 2021 19:23

Le scimmie hanno poca autostima..infatti scappano se scoperte a rubare vettovaglie..
Un giorno invece una scimmia..il capo branco..suppongo..invece di scappare mi venne incontro minacciosa..con i denti ben visibili..e a scappare fui io..(hahaha)

Holodoc
Risposta al commento di  IlContadino
28 Maggio 2021 17:00

Io se andassi in Tailandia e nel bungalow non ci trovassi almeno un geco gigante andrei subito a lamentarmi alla reception 😆

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Bertozzi
27 Maggio 2021 18:56

mah, questo è un po’ un mito.

Un cane (o qualunque animale superiore) non esiterebbe a lasciar morire di fame suo fratello accaparrandosi tutto il cibo.

È l’istinto di sopravvivenza naturale

Pfefferminz
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 19:17

“È l’istinto di sopravvivenza naturale…”

… che l’uomo infatti ha perso, visto che, pur avendo paura della morte, chiede l’appuntamento per il vaccino, per andare a stringerle la mano 🙂

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Pfefferminz
27 Maggio 2021 19:30

non sono sicuro che si possa perdere l’istinto primordiale.
L’essere umano è apparentemente più complesso del più complesso animale “superiore” a causa della sua “psiche” che però risponde sempre a quell’istinto naturale senza avere alcuna scelta.

È che nei sistemi complessi spesso il vero “fine” può restare nascosto dalle tantissime “strade” per raggiungerlo che la nostra psiche “inventa”.

Bertozzi
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 20:22

Mah, questo è un po’ quello che pensi tu.

Leo2010
Utente CDC
Risposta al commento di  Bertozzi
28 Maggio 2021 13:24

Finalmente un commento che approvo. L’orgoglio è una condizione positiva. Se gli Italiani ne avessero conservato un grammo, non ci troveremmo nella situazione in cui siamo.

Simsim
Utente CDC
Risposta al commento di  Leo2010
28 Maggio 2021 13:30

Perdonami, ma l’orgoglio è una caratteristica come un’altra. Troppo stroppia, troppo poco danneggia. La sua connotazione è data dal contesto, non è connaturata.

Holodoc
Risposta al commento di  Bertozzi
28 Maggio 2021 16:53

… o li fa vaccinare.

Il tuo commento mi ha fatto venire in mente il libro Messaggio per un’aquila che si crede un pollo di Antony De Mello (che, a dispetto del nome, è indiano) in cui viene spiegato proprio il fatto che noi umani spesso crediamo di essere ciò che non siamo e ci autolimitiamo.

uparishutrachoal
Utente CDC
27 Maggio 2021 18:36

Ritornando allo scritto di Cadé.. Dice che tutte le tecniche sono fallaci..ma è solo attraverso le tecniche che ne comprendiamo la fallacità e ci spogliamo della sovrastruttura..comunque la si chiami.. Lo scrivere in modo forbito e colto..non è forse una tecnica per appagarsi della bellezza e della soddisfazione che ci arreca..? Quando Cadé si renderà conto che pure lo scrivere è vanità..si troverà davanti al giudizio di Dio e non degli uomini..ed è un salto questo di tutto rispetto e difficilissimo a farsi.. Che siamo soli o in compagnia..il giudizio degli altri ci perseguita..e l’ego si afferma come ribellione ammantandosi di superiorità metafisica..ma sempre di ego si tratta..anche se dovesse identificarsi col Sé e annullarsi..per ottenere un bene maggiore.. Ultimamente il pensiero dell’Infinito in cui mi dovrei annullare..mi sta stretto.. Anche l’Essere..pure essendo un traguardo ragguardevole..mi lega troppo..e anche il Non Essere..come Possibilità Universale ..lo vedo come un limite..in quanto ..pur non avendo l’Essere è pur sempre un Possibile.. L’unico modo per finire il viaggio è arrivare alla radice ultima..quella definitiva..ed è il Nulla.. Il Nulla è ciò che si oppone all’Infinito..non ha l’Essere e neppure il Non Essere..ma è l’Impossibile.. Ecco..il salto definitivo..quello che ci porta Oltre.. Come dal… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da uparishutrachoal
Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
27 Maggio 2021 19:01

“Come dal Nulla possa derivare qualcosa è mistero.”

Il “nulla” non esiste…essendo “il nulla”.

La radice è all’opposto “il tutto”, o l’Esistenza in quanto esistenza. l’esistere.
E la “natura” dell’esistere che è “conoscenza”.
Altro che nulla……….

uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 19:13

Il Tutto non è l’esistenza..ma molto di più..
L’esistenza è solo il dispiegarsi dell’Essere in alcune Possibilità..ma non in tutte..perché le Possibilità che non hanno l’Essere sono infinitamente di più di quelle che hanno l’Essere..e non sono un nulla..
I gesti che posso compiere muovendomi in una stanza sono infinitamente di più di quelli che realmente compio..eppure questi gesti sono privi di esistenza ma non sono un nulla..in quanto sono Possibilità..prive di Essere..abitano cioè..nel Non Essere..anche se il termine abitare ..è fuorviante ma non ce ne sono altri..
Così la serie numerica..infinita..se presa singolarmente..ma innumerabile..perché i numeri che posso numerare..cioè..facendoli partecipare all’Essere..sono infinitamente minori di quelli che non posso numerare..appunto perché riposano nella Non Esistenza..

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
27 Maggio 2021 19:25

Probabilmente dovremmo “accordarci” su termini e definizioni come fanno i componenti di una orchestra altrimenti si rischiano fraintendimenti,

Provo a rispondere in ogni caso.

Non so cosa tu intenda con “più dell’esistenza”.
Le “possibilità” che noi vediamo “dispiegarsi” che sembrano “non essere” per poi diventare “essere” sono in realtà già essere e il loro “divenire” (passaggio dal non essere all’essere e viceversa) è solo apparenza dovuto al nostro limitato modo di vedere le cose nel tempo.

Non capisco bene da dove tu “prenda” il “non essere”, e per quale motivo lo ergi a “verità” o “padre del tutto”.
Da dove lo desumi, dove lo trovi, come lo “percepisci”?

Il “non essere” che sarebbe meglio esprimere come “vuoto” è un concetto, molto discusso e poco capito, buddhista che però sta a indicare un “vuoto di sé” e non certo il “vuoto” assoluto nel senso di “non essere”.

A prescindere, dunque, da ogni dottrina, parlare di “nulla” (in senso assoluto) è solo un inganno linguistico in quanto, se ci rifletti bene, il “nulla” è nulla, non è padre, figlio, motore, verità o altro perché è nulla e gia coniugare “è nulla” è un inganno linguistico.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
27 Maggio 2021 20:00

I miei riferimenti terminologici sono guenoniani..tradizionali..e non riferiti alla filosofia occidentale che non è mai andata oltre l’Essere a cui tutto riduce.. Il divenire non è passaggio tra due forme di essere.. in quanto l’Essere è solo uno da cui deduce l’esistenza..e tutto ciò che non ha l’Essere..appartiene al Non Essere..e si chiama Possibilità.. Diciamo che il divenire è passaggio tra il possibile e il reale.. Dove il possibile è il serbatoio da dove l’Essere trova i possibili da rendere esistenti.. Ho fatto l’esempio della serie numerica..o dei gesti che posso compiere.. Tutti i gesti che posso compiere non hanno l’Essere..ma solo quelli che realmente compio..che gli altri sono possibilità..e il Non Essere è il luogo delle possibilità universali.. Se dicessi che il divenire è solo apparenza di cose che hanno già l’Essere..e che le vedo successivamente per le mie limitate capacità di vedere le cose nel tempo..significherebbe che la libertà non esiste..negando così la possibilità di una ricerca spirituale..o anche materiale.. Saremo tutti attori di un film già fatto..e non risolverebbe il problema delle azioni che non compio perché sarebbero ridotte a un nulla..e il nulla..come dici..non ha nessuna realtà.. Negare il Non Essere come possibilità dotata di realtà… Leggi tutto »

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  uparishutrachoal
28 Maggio 2021 8:19

dimmi cosa è il non-essere.

Dimmi cosa sono le “possibilità”.

Il “possibile” è solo una “costruzione dei tuoi condizionamenti”.

Non esiste nulla di tutto ciò nella reale realtà.

Tutto È già.
I “gesti della tua mano” che non fai non esistono, quelli che fai esistono da sempre nell’Essere.

Quando dici che il non-essere sono le possibilità ancor anon realizzate stai ancora una volta giocando con i termini e chiamando non-essere qualcosa a cui poi attribuisci esistenza cioè le “possibilità”.

L’Essere non si “muove” per “possibilità” ma per “necessità” e ciò che c’è c’è da sempre nell’Essere, ciò che non c’è non c’è.

Le “scelte non compiute” esistono come “idea” o “pensiero” nella tua mente, come creazione virtuale. Ma ciò che “compi” lo ha gia compiuto dall’inizio perchè tutto ti porta a compierlo nel movimento dell’Essere.

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da Violetto
uparishutrachoal
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
28 Maggio 2021 16:36

Prima di entrare nei particolari..è bene indagare i termini fondamentali.. Che sono Infinito..Essere e Non Essere..Possibilità Universale.. L’Infinito è un concetto che non può essere negato..in quanto pensare un Infinito finito è assurdo..come pensare che l’Infinito si identifichi con l’Essere..perché così facendo si nega la morte..o peggio..la si relega all’apparenza..come se l’apparenza non sia già una forma di Essere..che riceve esistenza dal fatto che la pensi.. La realtà è.. che l’Essere è la radice degli enti che si manifestano..mentre ciò che non si manifesta si situa nel Non Essere.. Il futuro..per esempio..è situato nel Non Essere..e solo nel presente riceve l’Essere..oppure riceve l’ Essere nel pensarlo..ma se non lo penso..è Non Essere puro..cioè..è una possibilità che fintanto non si manifesta non ha l’Essere.. L’Essere è la condizione prima affinché la manifestazione si affermi..la sua radice metafisica..almeno nel nostro Universo..perché l’Essere è una possibilità tra tante altre e non la sola..derivando dall’Infinito.. Il Non Essere..sono tutte le possibilità escluso l’Essere..e dal momento che il nostro Universo è fondato su l’Essere..è difficile concepire il Non Essere..e può essere solo simboleggiato dalle possibilità che non hanno ricevuto l’Essere..e sono i gesti che non compio e rimangono nel buio del Non Essere in quanto… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 2 mesi fa effettuato da uparishutrachoal
Pfefferminz
Utente CDC
27 Maggio 2021 19:08

L’autore intende l’orgoglio nel senso negativo di narcisismo. Ma orgoglio è anche quel quid indispensabile nella vita per far valere le proprie ragioni, il sentimento della propria dignità.
In francese c’è l’espressione: l’orgueil de la satisfaction d’amour-propre que donne (qqn, qqch). Tutte sfumature che nell’articolo vengono riesumate nell'”umiltà fiera”, mentre dovrebbero essere al centro di una vita appagata.

Papaconscio
Utente CDC
Risposta al commento di  Pfefferminz
27 Maggio 2021 19:19

Giusto, infatti si può essere orgogliosi della propria integrità e onestà intellettuale.

Leo2010
Utente CDC
Risposta al commento di  Pfefferminz
28 Maggio 2021 13:25

Sono assolutamente d’accordo.

LuxIgnis
Utente CDC
27 Maggio 2021 20:49

Bella discussione. Mi dispiace di non aver partecipato, ma oggi sono stato fuori quasi tutto il giorno. Proverò a dire la mia anche se ammetto non ho letto tutto l’articolo e tutti i commenti. L’ego che poi è la mente, è esattamente come un computer. O meglio è la somma dei programmi che stanno sul computer. Ed andrebbe trattato come tale. Si può volere bene ad un computer? Insomma, fino ad un certo punto vi si può esserne affezionati. Si può fare ameno di un computer? Anche qui fino ad un certo punto. Certi automatismi ci servono. E’ un problema un computer? No, ma bisogna averne il controllo. Perché questo computer ha il controllo di molti aspetti della propria vita, e per molti la totalità. L’insieme dei programmi sono dettati da tantissimi fattori, per lo più esterni. Sono i condizionamenti (educazione, famiglia, classe sociale, esperienze, e così via). Ora alcuni di questi vanno anche bene nella vita pratica. Per fare un esempio banale, saper guidare la macchina senza pensarci su, è un bene. Ma nella realtà come un computer l’ego è molto stupido, sa fare dei calcoli velocemente e niente più. La sua “intelligenza” è illusoria. E pericolosa. Da qui… Leggi tutto »

Leo2010
Utente CDC
28 Maggio 2021 12:28

Che articolo idiota! Se ci troviamo in queste condizioni è perché non ci è rimasto un grammo di orgoglio! Tranne poche eccezioni i commenti sono in sintonia con questo assurdo articolo.I Serbi, conosciuti come un popolo orgoglioso, si sono ribellati alle direttive sanitarie. Mi viene il dubbio che gli Italiani non sappiano neppure cosa sia l’orgoglio…e questo spiega tutto…

Leo2010
Utente CDC
1 Giugno 2021 12:05

Questa esaltazione della mediocrità è semplicemente agghiacciante! Soprattutto in questi momenti in cui di tutto abbiamo bisogno meno che della mediocrità.

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