OGNI BAMBINO DOVREBBE VISITARE UN MATTATOIO. SE NON SIETE D'ACCORDO, CHIEDETEVI IL PERCHE'

DI GEORGE MONBIOT

theguardian.com

Cosa si potrebbe pensare di una società i cui meccanismi di produzione alimentare vengono nascosti all’opinione pubblica? E in cui l’allevamento industriale e i macelli che forniscono gran parte del nostro cibo devono essere sorvegliati, come se fossero depositi di armi, per evitare che la società scopra cosa succede veramente?

E pensare che noi contribuiamo a questo occultamento: preferiamo non sapere.

Ci illudiamo così tanto che la maggior parte delle volte quasi non ci rendiamo conto di mangiare animali. Perfino durante quelle che un tempo erano considerate importanti festività, come il Natale, che ora non sono quasi più distinte dagli altri giorni dell’anno.

Tutto comincia da ciò che raccontiamo. Infatti, molti dei libri scritti per bambini parlano di fattorie; peccato che i paesaggi idilliaci in cui vengono descritti animali che vagano liberamente come se fossero parte della famiglia dell’allevatore, non rispecchino esattamente la realtà.

Le fattorie in cui portiamo i nostri figli non sono altro che la concretizzazione di queste fantasie.

Questo è solo un esempio delle condizioni igieniche dell’infanzia, in cui nessuno dei tre maialini viene mangiato e Jack fa pace col gigante, ma stavolta ci saranno delle conseguenze.

Etichettare rafforza l’illusione. Come indicato da Philip Lymbery nel suo libro “Farmageddon” (1), nell’UE mentre sulle confezioni delle uova devono necessariamente essere riportati i metodi di produzione, sulle carni o sul latte non esistono tali obblighi.

Etichette insignificanti come “naturale” o “produzione propria”, o simboli insensati, come piccoli trattori rossi, servono solo a distrarci dalla dura realtà: allevamenti suini intensivi.

Ma forse la più clamorosa delle rivelazioni è l’alimentazione a base di granoturco.

La maggior parte dei polli e dei tacchini, infatti, è costretta a mangiare grano e non è certamente un fattore positivo.

La percentuale di crescita della produzione di carne di pollo è quadruplicata negli ultimi 50 anni: ora vengono uccisi entro la settima settimana (2). Fino ad allora vengono significativamente indeboliti dal loro peso non indifferente. Gli animali scelti per la loro obesità causano altra obesità. Nutriti fino a scoppiare, quasi incapaci di muoversi, alimentati oltre il limite sopportabile, i polli allevati nelle fattorie contengono oggi quasi il triplo del grasso che contenevano nel 1970 e contengono solo i 2/3 delle proteine (3). Maiali e bovini recintati hanno subito una simile trasformazione. Produzione di carni? No, questa è una produzione di grasso.

Sostenere animali malsani in stalle sovraffollate richiede enormi quantità di antibiotici. Queste droghe contribuiscono alla crescita; il loro utilizzo rimane legale negli Stati Uniti e molto diffuso nell’Unione Europea, sotto le vesti di controllo delle malattie. Nel 1953, afferma Lymbery, gli MP avvertirono la Camera dei Comuni che ciò avrebbe potuto causare l’emergenza di utilizzo di agenti patogeni resistenti alle malattie. Furono largamente derisi. Ma avevano ragione.

Inoltre, questo sistema non risparmia nemmeno i territori e i mari. Gli animali allevati nelle fattorie consumano un terzo della produzione mondiale di cereali, il 90% della farina di soia e il 30% della pesca. Se il grano usato per ingrassare gli animali fosse riservato alla popolazione, si risolverebbe la denutrizione di 1.3 miliardi di persone.

La carne per i ricchi significa fame per i poveri.

Ciò che entra in questi organismi è nocivo esattamente quanto ciò che ne esce. Apparentemente il letame delle fattorie viene usato come fertilizzante, ma spesso in quantità maggiori di quanto il raccolto possa assorbire; le terre coltivabili vengono infatti usate come discariche. Tutto ciò viene rigettato nei fiumi e nei mari, creando zone morte che arrivano anche ad occupare migliaia di chilometri (6). Le spiagge della Bretagna, riporta Lymbery, dove ci sono 14 milioni di maiali erano talmente ricoperte di alghe, la cui crescita è accentuata dal letame, tanto che sono state chiuse per pericolo letale: tant’è vero che un lavoratore è morto avvelenato da solfuro di idrogeno mentre le sradicava dalla riva. Tutto questo per il protratto stato di decomposizione delle piante.

Si tratta di pura follia e non è prevista alcuna tregua. Ci si aspetta che le esigenze mondiali per il bestiame crescano del 70% entro il 2050 (7).

Quattro anni fa ho rivisto la mia posizione sull’alimentazione a base di carne (8) dopo aver letto il libro di Simon Fairlie “La carne: un’innocua stravaganza”(9). Egli ha infatti, giustamente, sostenuto che circa la metà dell’attuale rifornimento mondiale di carne non causa alcuna perdita all’alimentazione della popolazione. In realtà ciò apporta un guadagno netto, in quanto deriva dal fatto che gli animali cibandosi di erba e residui del raccolto non privano le persone di cibi commestibili.

Da allora due cose mi hanno convinto dell’errore che avevo commesso a cambiare idea.

La prima è che il mio articolo venne usato dagli allevatori come giustificazione delle loro pratiche mostruose. La minima distinzione che io e Fairlie cercavamo di compiere si rivelò essere suscettibile di distorsioni. La seconda è invece che mentre riguardavo il mio libro “Feral” mi resi conto che la nostra percezione di carni da allevamenti all’aperto andava modificandosi (10). Le colline inglesi sono state del tutto distrutte: spogliate della loro vegetazione, svuotate di una fauna selvatica e private della loro capacità di trattenere acqua e carbone; tutto questo per un’insignificante produttività. Sembra quasi impossibile pensare a un’altra attività industriale, oltre alla pesca di scaloppine, con una maggiore proporzione di distruzione per la produzione.

Per quanto il nutrimento di grano per il bestiame possa essere inefficiente e distruttivo, l’allevamento potrebbe essere considerato anche peggio. La carne non è mai cosa gradita, in quasi nessuna circostanza.

Allora perché non smettiamo? Non lo sappiamo e se anche lo volessimo sarebbe difficile.

Un sondaggio fatto dalla Consiglio degli Stati Uniti sulle Ricerche Umane ha scoperto che solo il 2% degli americani è vegetariano o vegano (11), e più della metà rinunciano entro un anno. E alla fine, l’84% smette. La ragione principale, secondo il sondaggio, è dimagrire. Potremmo anche sapere che è sbagliato, ma preferiamo tapparci le orecchie e andare avanti.

Credo che un giorno la carne artificiale diventerà vendibile e cambierà le norme sociali. Quando diventerà possibile mangiare carne senza uccidere, possedere e sgozzare bestiame sarà presto ritenuto inaccettabile. Ma quel tempo è ancora lontano. Fino ad allora probabilmente la miglior strategia sarà incoraggiare le persone a mangiare come i nostri antenati. Invece che consumare carne ad ogni pasto irrazionalmente, dovremmo vederla come un dono straordinario: un privilegio, non un diritto. Potremmo riservare la carne per le poche occasioni speciali, come il Natale, e per il resto consumarla non più di una volta al mese.

Tutte le scuole dovrebbero portare i bambini a visitare fattorie di maiali o allevamenti di polli e mattatoi, dove dovrebbero poter vedere ogni tappa dello sgozzamento e del macello.

Questo suggerimento vi offende? Se si, chiedetevi a cosa siete contrari: la scelta consapevole o ciò che rivela? Se non sopportiamo vedere ciò che mangiamo, non è di certo vederlo ad essere sbagliato, ma mangiarlo.

George Monbiot

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/dec/16/perpetual-denial-food-meat-production-environmental-devastation

16.12.2014

Traduzione a cura di HAJAR MOUNIR per www. comedonchisciotte.org

NOTE

1. Philip Lymbery with Isabel Oakeshott, 2014. Farmageddon: the true cost of cheap meat. Bloomsbury, London.

2. As above.

3. As above.

4. http://hansard.millbanksystems.com/commons/1953/may/13/therapeutic-substances-prevention-of

5. Simon Fairlie, 2010. Meat: a Benign Extravagance. Permanent Publications, Hampshire.

6. http://water.epa.gov/type/watersheds/named/msbasin/zone.cfm

7. http://www.fao.org/livestock-environment/en/

8. http://www.monbiot.com/2010/09/07/strong-meat/

9. Simon Fairlie, 2010. Meat: a Benign Extravagance. Permanent Publications, Hampshire.

10. George Monbiot, 2013. Feral: searching for enchantment on the frontiers of rewilding. Allen Lane, London.

11. http://spot.humaneresearch.org/content/how-many-former-vegetarians-are-there

12. http://www.popsci.com/article/science/can-artificial-meat-save-world

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giannis
giannis
27 Dicembre 2014 , 10:40 10:40
A me sembra che ce qualche legge divina che compensa l attività umana e
diciamo mette apposto le cose : alleviamo miliardi di animali nel mondo
facendogli fare una schifezza di vita all animale e anche noi esseri umani
giustamente facciamo una schifezza di vita , tutto torna indietro

GioCo
GioCo
27 Dicembre 2014 , 13:16 13:16

Secondo me non possiamo in alcun modo riacquisire un senso pratico, armonico, se non verrà nel complesso compreso cosa si intende per senso pratico e armonico e se non si comprende che le pratiche (qualsiasi) non sono riducibili nel loro essere solo male o solo bene.Per esempio la pratica di consumo di carne. Sono sommariamente d’accordo con l’introduzione dell’articolo, bisognerebbe avere un educazione specifica dell’origine dei cibi, ma tutti non solo la carne e consapevolmente al disegno che mette ogni vivente su questo pianeta.Uno dei ragionamenti più destabilizzanti è proprio quello che vuole epurare dall’Uomo la componente "selvatica", estirpandola come una radice infestante dell’intimo. Ma proprio questo atteggiamento è il più negativo che si può concepire, quello proprio del parassita velenoso e abbastanza vorace da distruggere se stesso e l’ospite impedendo ogni cooperazione, ogni vantaggio reciproco.Non c’è niente di più sbagliato che concentrarsi sul problema della carne, sterilizzando il modo cui si utilizza la tecnologia per produrre cibo per la massa, massificato. Un esigenza che vorrebbe mettere d’accordo il mercato con l’individuo, accorto irrealizzabile. Per ciò il conflitto è tra le esigenze del mercato e quelle dell’individuo, non tra l’Uomo e la sua natura inaccettabile. Non c’è niente di inaccettabile… Leggi tutto »

makkia
makkia
27 Dicembre 2014 , 20:43 20:43

Mi sono fatto la domanda e mi sono risposto facilmente: i bambini non ce li porterei per lo stesso motivo per cui non li porterei a visitare le carceri, gli stabilimenti chimici, le fonderie e le fabbriche intensive attive, per cui eviterei gli atroci "viaggi della memoria" ai campi di sterminio nazisti o la visione di certi film: per non traumatizzarli. I bambini non sono OGGETTI dell’educazione ma SOGGETTI, e bisogna curare la gradualità dell’apprendimento e adeguarla alla loro sensibilità. Se si vuole DAVVERO fare educazione alimentare, guardate alla Francia: è materia scolastica curricolare; le pause-pranzo durano DUE ore (perché devono masticare lentamente e godersi il cibo); è obbligatorio assaggiare qualunque cosa gli mettano nel piatto (non mangiarla tutta, possono avanzarla, ma devono sentirne il sapore, e dopo una media di 7-15 assaggi mangiano spontaneamente tutto);vietati distributori automatici di snack e bevande nelle scuole; gli viene insegnato che è GIUSTO avere appetito e che il languorino non è un "malessere"; inoltre si cerca di incentivare il cibo bio e il Km zero;ai genitori viene spiegato di non usare MAI il cibo come premio o come ricatto e di cercare di mantenere l’abitudine alla convivialità anche a casa (si mangia tutti… Leggi tutto »

brumbrum
brumbrum
28 Dicembre 2014 , 2:27 2:27

sembrerebbe tutto perfetto
poi uno guarda in faccia un francese e vede che la realtà è ben diversa

Quantum
Quantum
28 Dicembre 2014 , 11:43 11:43

Il vegetarianismo non è affatto fanatismo! La scienza della nutrizione oggi ci permette di pianificare la dieta affinché sia salutare anche vegana e priva di proteine animali. Lo dicono i 70.000 membri della American Dietetic Association, in Italia lo dice la nostra Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana.  E lo dice mio figlio che è vegano e scoppia di salute, non si ammala mai e non ha carenze di alcun tipo. Io quando ho chiesto l’invalidità per artrite reumatoide mi sono recato in stampelle presso la commissione della ASL e dopo essere stato intossicato con vari farmaci, ho trovato giovamento solo dalla dieta vegana. Ho gettato le stampelle, e alla fine ho scoperto la sostanza che mi stava riducendo in sedia a rotelle, era la caseina, la proteina del latte, oggi additata di essere addirittura uno dei peggiori cancerogeni (cit. Dr. T. Colin Campbell). Non mangiare carne è possibilissimo. Si guadagna un migliore stato di salute, ed inoltre se lo si insegna ai bambini gli si regala una cosa stupenda come la compassione per gli animali, tutti gli animali, non solo cani e gatti… Per cui ogni volta che vedo un commento che giustifica la dieta carnea mi viene in mente… Leggi tutto »

makkia
makkia
28 Dicembre 2014 , 18:55 18:55

Commento pregnante.

makkia
makkia
28 Dicembre 2014 , 19:12 19:12

Appunto: già solo il linguaggio che usi ti qualifica come il solito moralista proselitico.
Chi non fa come te "ha paura", vive una "vita vuota" e "mangia cadaveri" per compensazione.

Ripeto: citami UNA cultura in natura che fa a meno della carne, avendone accesso.

Se non la trovi c’è un motivo: perché è VERISSIMO che si può fare a meno della carne, ma è una condizione di vita ARTIFICIALE, e l’uomo è il più adattabile dei viventi (dopo certi insetti). Ecco perché PUOI. Ma non spiega perché DEVI. E non può spiegarlo.
Anche i tuoi medici (classe che con la realtà scientifica ha un rapporto… dialettico) non fanno altro che trovare spiegazioni a idee preconcette.
Prima si tira fuori dal cilindro l’idea di fare a meno della carne, poi si cominciano ad affastellare "spiegazioni" che giustifichino l’idea. Questo modo di procedere ha un nome: ideologia (logica dall’idea, opposto di trarre la logica dall’osservazione della realtà).

E infatti il vegetarianesimo è un’ideologia. Che produce (anche) fanatici.

Quantum
Quantum
28 Dicembre 2014 , 23:29 23:29

Ma anche no! Recenti studi antropologici su mummie di antenati umani che vivevano in zone temperate hanno scoperto dal contenuto dello stomaco che mangiavano frutta e verdura 15 volte al giorno. Raccoglievano e mangiavano. La caccia era attività rarissima e solo per necessità, e questo perché era pericolosa. Così come la pesca era pratica principalmente estiva e con mare in buone condizioni. Quindi ovunque si mangiassero proteine animali erano in percentuale non superiore al 5% della dieta complessiva. Che è l’unica percentuale sopportabile dall’organismo umano che corrisponde a proteine animali 1 volta a settimana.Non è un caso che inuit e popolazioni delle zone fredde che hanno oltre 80% di proteine animali abbiano aspettativa media di vita di 35 anni. La vita vuota è una vita che priva di stimoli fa attaccare a quel poco che da soddisfazione. E se i peptidi della carne con il loro sviluppo di endorfine danno quel tanto di soddisfazione, chi è vuoto e infelice non trova altro a cui attaccarsi che il cibo. No, mangiare vegetariano/vegano non è fanatismo. È una presa di coscienza, sia della propria salute, che significa anche amore per se stessi, che per compassione nei confronti del regno animale. Non è… Leggi tutto »

BWV826
BWV826
29 Dicembre 2014 , 1:18 1:18

L’utente Makkia è libero di argomentare e alimentarsi come preferisce,non di apostrofare come "stupidità new age" cose che evidentemente non conosce. Se anche fosse dimostrato che ogni "cultura" abbia ritenuto indispensabile il cibarsi di animali, questo non avrebbe nessuna rilevanza dal punto di vista etico.Le argomentazioni alla base della scelta vegana sono appunto ragioni ETICHE (condivisibili o criticabili che siano).Se pensiamo alle grandi culture del passato non è facile trovarne una che non abbia praticato la schiavitù!Aristotele stesso scriveva che fosse "naturale" possedere schiavi e contro natura farne a meno.Oggi pensiamo (quasi) tutti che avesso torto e guardiamo con ammirazione chi, al tempo di Seneca, si rifiutò di torturare l’altro da sè. La presunta "naturalità" è il tipico argomento usato dall’ideologo "pro status quo" per distorcere i termini di una discussione. Credo che chiunque dotato di buon senso e onestà intellettuale si renda facilmente conto che l’intenzione dell’autore dell’articolo non sia affatto di far conoscere l’orrore ai bambini (anch’io sono contrario ai "viaggi della memoria"), ma di stimolare con una provocazione il senso critico degli adulti, abituati per quieto vivere a deviare il loro sguardo lontano dalla sofferenza nei loro piatti in modo da continuare a mangiare la "carne" (termine… Leggi tutto »

Quantum
Quantum
30 Dicembre 2014 , 14:02 14:02

Io ho iniziato per motivi salutisti, mi ci sono voluti 11 anni per scoprire cosa mi stava portando su una sedia a rotelle… 

Era quella porcheria della caseina contenuta nel latte vaccino e i suoi derivati.
Essere un vegano etico oggi è però difficile. Sia perché significa dover cercare alternative sintetiche anche alla pelle delle scarpe, la cintura dei calzoni, il portafogli ecc.
Ma anche per la rappresaglia accesa dall’industria alimentare.
Con le sponsorizzazioni di trasmissioni TV di cucina che prevedono solo porchi fritti e proteine animali di ogni genere. E la pubblicità martellante, il 60% della pubblicità in TV è legata a prodotti gastronomici a base animale.
Possiamo riuscirci con le future generazioni. Mio figlio di 1 anno lo sto svezzando vegano e spero rimanga tale anche in futuro, perché la sua salute è magnifica, non si ammala mai ed ha una vitalità che altri bambini non hanno.
makkia
makkia
30 Dicembre 2014 , 19:42 19:42

[Le argomentazioni alla base della scelta vegana sono appunto ragioni ETICHE]… e quindi relative all’etica di chi le propugna e non da imporre agli altri.(provate a prendere esempio dai buddisti: il monaco non mangia carne ma non si sognerebbe di imporre lo stesso ai credenti, al massimo può CONSIGLIARE di non far soffrire gli animali da carne. Ma la sua etica è SOLO SUA e non vincola gli altri).Se poi etiche sono, a che pro menarcela con ipotetici antenati (o dentature) fruttariane? E a cosa serve arrampicarsi sugli specchi della "assuefazione da peptidi"? Tanto "è una questione etica", no?… e non sopporta il contraddittorio, per definizione: come può chi propone posizioni "non-etiche" argomentare? E questa è solo la prima delle fallacie logiche: si chiama "petitio principii" e consiste nel porre come premessa quello che si dovrebbe dimostrare (per chi non ci arriva subito: la premessa fallace è che la posizione veg sia corretta eticamente, cosa del tutto opinabile e da dimostrare). [le grandi culture del passato non è facile trovarne una che non abbia praticato la schiavitù!] E siamo alla SECONDA fallacia logica, quella del "piano inclinato": esasperare l’argomentazione scomoda e dichiararla inaccettabile per analogia col comodissimo esempio esasperato (che… Leggi tutto »

BWV826
BWV826
31 Dicembre 2014 , 2:05 2:05

– O mi evidenzi il passaggio del mio commento in cui scrivo di voler imporre la mia scelta a qualcuno, oppure sei solo un altro disonesto in cerca di gloria intellettuale.Si può scambiare civilmente da posizioni diverse (mantenendo le stesse divergenze), ma comunque in modo positivo. Purtroppo hai iniziato sfoggiando un lessico fastidiosamente aggressivo ("stupidaggini new age") e adesso continui con una solfa di accuse del tutto fuori contesto su temi a cui non ho minimamente accennato nel mio intervento.Non ho parlato di antenati fruttariani nè di peptidi, la tua foga dialettica è male indirizzata.E’ tentativo grossolano e scorretto il mettermi in conto la responsabilità dei commenti di altri utenti (che legittimamente racconteranno il loro punto di vista e la loro storia).  – L’idea che una cosa sia lecita "perchè si è sempre fatto così" non ha nessuna rilevanza etica. La storia dei movimenti per i diritti civili ne è appunto esempio emblematico.I tuoi deliri sulla filosofia greca, i pedofili etc… sono appunto da qualificarsi come tali.Tra parentesi, l’idea che mangiare animali sia crudele e non necessario si deve soprattutto (tra gli altri) a filosofi come Pitagora e a scrittori come Plutarco (da leggere il suo "Del mangiare carne") Credo… Leggi tutto »

Quantum
Quantum
31 Dicembre 2014 , 11:59 11:59

Per questo ti affanni a scovare una qualsiasi crepa, un difetto logico nelle argomentazioni a cui potersi aggrappare per così razionalizzare la scelta che non approvi (che almeno in questo caso dimostri di conoscere solo per luoghi comuni) sorridendone beffardamente. Cito quello che gli hai scritto. Poi lui non crede di essere dipendente da peptidi e glicotossine e non sta cercando motivazioni che giustifichino la sua PAURA di perdere la bistecca!Vai da un fumatore e chiedigli di smettere, ed avrai una reazione identica. Perché i meccanismi di dipendenza sono identici. Se io ho alta intolleranza alla caseina tale che mi ha causato una malattia autoimmune,in famiglia ho la mia compagna intollerante che le crea sindrome metabolica e ipotiroidismo.Mio padre ci è morto di ictus per alto consumo di derivati del latte.Mio fratello gli da mal di pancia per cui l’ha sempre evitata.Mia suocera che non fa parte del mio ramo familiare, ed ne esagera anche lei il consumo è diabetica di tipo 2.Mio suocero ne abusa in egual modo ha un tumore alla prostata. Insomma, due intere famiglie che confermano quanto afferma il Dr. T. Colin Campbell sul latte e la caseina. Al dipendente da dieta carnea non interessa che… Leggi tutto »

makkia
makkia
31 Dicembre 2014 , 19:33 19:33

O mi evidenzi il passaggio del mio commento in cui scrivo di voler imporre la mia scelta a qualcuno Nel momento in cui enunci "la mia è una scelta etica" come argomento a favore implichi sia l’esistenza di un’etica universale (la tua) e condivisa che la non-eticità altrui.Non è scritto da nessuna parte che mangiare/uccidere animali sia anti-etico, né ingiusto, tu invece lo dai non solo per acquisito ma lo opponi agli altri come "già dimostrato". Questo è l’errore logico. Ho già fatto esempio dei monaci e di come si fa a porre la PROPRIA etica come scelta personale e non come "contraltare" all’etica altrui. Tu non sai farlo. lessico fastidiosamente aggressivo ("stupidaggini new age") Sarà che ne ho piene le tasche della retorica veg e del suo modo emotivo e manicheo di porsi. Ti dà fastidio "stupidaggini new age"? A me dà fastidio il piedistallo moraleggiante dal quale parli (e come te la stragrande maggioranza dei veg), nonché la scorrettezza dei ricatti lessicali e la non conseguenzialità delle argomentazioni.A mio avviso la tua è aggressività, e del tipo ripetitivo-molesto (aggravante "della petulanza").A ognuno le sue sensibilità, bello. L’idea che una cosa sia lecita "perchè si è sempre fatto così"… Leggi tutto »