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OCCUPY CON PECULIARITA' CINESI

DI PETER LEE
asiatimes.com

Una dei tanti aspetti ironici della vita è che il modello di attivismo disobbediente di Occupy ha raccolto un numero maggiore di successi nella terra governata dalla figura emblematica dell’autoritarismo spregiudicato, il Partito Comunista Cinese, di quanti ne abbia avuti negli Stati Uniti.

Gli attivisti statunitensi di Occupy sono stati rapidamente ed efficacemente archiviati nella scatola degli individui “sporchi, sognanti, tumultuosi, hippie, radicali”, dalle elite politiche, economiche e dei media, attente nel proteggere il mondo dell’ineguaglianza dei redditi. Dalla loro parte, gli attivisti – in maniera molto simile ai manifestanti del 1989 in Cina – erano tutti troppo attenti nell’occupare il più sicuro terreno elevato moralmente (e, fino a un certo punto, materialmente) della disobbedienza civile non violenta.

Questo passivo postulare ha ottenuto non molto più che maleodoranti accampamenti nei parchi pubblici colmi di rifiuti ed un inevitabile crollo di interesse e supporto dalla opinione pubblica americana.

Le cose in Cina sono differenti.

L’occupazione popolare degli uffici governativi nel villaggio di Wukan, nella provincia del Guangdong, in risposta alla razzia di immobili da parte di importanti cariche locali è stata una sensazionale dimostrazione del potere del popolo.

Il modello Occupy si è diffuso in Cina attraverso una serie di azioni vittoriose contro il governo della giurisdizione di Shifang nella provincia del Sichuan in materia di un progetto per la fusione del rame e, più recentemente, nella città di Qidong, nella provincia costiera di Jiangsu, dove gli abitanti si sono scagliati contro gli edifici municipali per fermare la costruzione di un sistema di scarico di acque reflue.

Uno degli elementi più interessanti ed importanti delle azioni di Shifang e Qidong è la cospicuità di una avanguardia aggressiva di ragazzi giovani – studenti di scuole superiori e ventenni (noti al pubblico come “after 80s” e “after 90s” in riferimento al loro decennio di nascita) che appaiono piuttosto felici di entrare in scontro con poliziotti e cellule militari.

Sembra così che esista una nuova generazione meno propensa a riproporre l’esperienza del 1989 e delle proteste di Piazza Tienanmen, quanto piuttosto di ridefinirle, o addirittura rinnegarle.

Ciò rappresenta una nuova sfida per gli osservatori stranieri della Cina, specialmente per quelli che continuano a vedere i dissidenti cinesi principalmente attraverso il prisma del 1989, con l’incanto del nobile (e meritorio di Nobel) soffrire passivamente, il venerare la democrazia, i dissidenti innamorati dell’America, che talvolta rasenta un’esaltazione dell’arrendevolezza.

Le generazioni cinesi “post-1980” e “post-1990” sono cresciute in un epoca seguente alla formula sulla quale il Partito Comunista si è potuto adagiare, fatta di una repressione politica misurata e una crescita economica esplosiva racchiuse nella parola “stabilità”.

Questa è una concessione a cui molti appartenenti alle generazioni “post-1980” e “post-1990” non sentono di appartenere in termini di scelte politiche, e per le quali non vedono alcun motivo di prestare rispetto mentre si destreggiano attraverso il demoralizzante e degradante latrocinio baronale post-socialista che è la Cina di oggi.

A Shifang, alcuni attivisti tra una folla di diverse migliaia di persone tentarono di assediare il palazzo municipale, ma vennero respinti in un operazione di polizia che presto prese tutte le caratteristiche di un’azione antisommossa. I risultati furono decine di danni fisici seri inflitti sui dimostranti, agitatori e semplici sfortunati passanti, e una notevole ondata di empatia popolare verso i dimostranti.

Qidong rappresenta uno scenario che aiuta a capire come le cose si siano potute svolgere anche a Shifang.

Atsushi Okudera, del quotidiano Asahi Shimbun, così riferiva da Qidong:


Circa 5000 persone riempivano le strade del centro di Qidong già prima delle 6 del mattino, quando la manifestazione iniziò. I dimostranti iniziarono a cantare “Proteggiamo l’ambiente”, contro i pericoli derivanti dal progetto di realizzazione dell’impianto idrico per il riversamento di reflui nelle acque locali.

Ma meno di dieci minuti dopo la folla si trovò a doversi aprire un varco attraverso uno schieramento di polizia che bloccava la strada principale, dunque riprendere la marcia verso il palazzo governativo che si trovava ad un chilometro di distanza. Raggiunto l’edificio, le voci dei dimostranti si facevano più rumorose.

Diversi minuti dopo buttavano giù il cancello in acciaio, ed irrompevano all’interno degli edifici.

Furono circa 2000 le persone che occuparono il cortile interno, mentre diverse migliaia affollavano le strade di fronte al municipio, così come tanti altri nelle strutture vicine a presidio dell’edificio, portando il numero complessivo dei manifestanti ad oltre 10000. [1]

Non vi fu invece analogo sforzo nel proteggere il palazzo municipale da parte dei poliziotti (sebbene si possano registrare alcuni arresti e manganellate – così come ben può ricordare Atsushi Okuderu, che ha subito ripetuti pugni così come l’espropriazione della videocamera).

I dimostranti poterono dunque irrompere all’interno e devastare diversi uffici, gettando oggetti e documenti fuori dalle finestre. I trofei da loro esposti nella celebrazione del successo contro l’autoritarismo – una scorta in bella mostra di liquori e profilattici – non hanno creato una forte impressione quanto le fotografie di automobili della polizia ribaltate, e la scena del segretario di partito di Qidong, Sin Jianhua, sorridere impacciato dopo il tentativo da parte dei dimostranti di trascinarlo nella strada e fargli indossare con forza una maglietta con slogan ambientalisti. [2]

“La violenza giovanile” evoca tra i cittadini più adulti, moderati e di buona educazione il trauma della Rivoluzione Culturale.

Per gli osservatori occidentali l’analogo è la Primavera Araba, un riversamento dirompente di rabbia giovanile ed un desiderio ardente di dignità e rappresentanza che si affidi alla democrazia liberale e alla libera impresa – e le elites che possano un secondo più tardi su questa fare profitti.

L’incidente di Qidong offre un punto di vista interno circa le dinamiche dell’attivismo politico in Cina – oltre a chiari indizi che il Partito Comunista non abbia ancora inquadrato bene come agire in merito.

Il sistema di condutture per lo scarico dei reflui ha raccolto scontento in Qidong sin dal momento che fu annunciato nel 2009.

Il condotto è soltanto l’elemento centrale di un progetto colossale che riguarda l’importante zona economica di Nantong City (la giurisdizione politica che racchiude Qidong) vicino a Shanghai. Invece di riversare gli effluenti nel vicino fiume Yangtze, si è presa la decisione di costruire un sistema di tubature di 112 chilometri in modo da poter riversare le acque di scarico sul Mar Giallo attraverso il porto oceanico di Qidong: il porto di Lusi.

Il porto di Lusi è uno dei quattro principali porti peschieri cinesi e si trova vicino ad un importante area ittica. Con la costruzione del progetto ponte-più-tunnel che parte da Shanghai, attraversa l’Isola di Chongming e termina nella costa nord dello Yangtze, la costa di Qidong è oggi soltanto ad un’ora di viaggio da Shanghai e si sta trasformando in qualcosa di simile ad una Cape Cod cinese – un rifugio balneare (con code di traffico annesse) per cittadini benestanti desiderosi dell’aria salutare del mare e delle celebri vongole locali.

Il degrado ambientale chiaramente non è nel menu, ed è chiaro come il progetto industriale abbia suscitato un significativo impulso di disagio locale.

Era stato promesso che la conduttura avrebbe trasportato acque reflue, del tipo moderno e ben educato, provenienti da un impianto vergine con controlli ambientali tra i migliori al mondo – tanto che la conduttura fu nominata “Il progetto per l’emissione di acqua che ha raggiunto standard adeguati nel mare” – ma gli abitanti locali erano comprensibilmente scettici.

L’impianto di lavorazione della pasta, in costruzione in prossimità della fabbrica cartiera, dovrebbe essere enorme: una capacità stimata di 700000 tonnellate l’anno. La quantità di acque di scarico riversate nella conduttura sarebbero perfin maggiori: decine di tonnellate di acqua per ogni tonnellata di pasta prodotta, per un flusso quotidiano complessivo di 150000 tonnellate.

Se l’effluente è così sicuro, si chiedono le persone, perché non riversarlo nello Yangtze invece di spendere decine di milioni di yuan per collegarlo con la costa di Qidong? (Sembra che la condotta sia intesa per bypassare una riserva chiave nel sistema d’acque potabili di Shanghai sullo Yangtze a valle di Nantong)
I sospetti tra le persone si sono poi aggravati a seguito delle preoccupazioni che altre industrie di Nantong potrebbero infine avvantaggiarsene scaricando i propri rifiuti in tali tubature, riversando chissà cosa, verosimilmente a seguito di un festival di concessioni e corruzioni, sulle acque locali di Qidong.

Le assicurazioni dell’amministrazione evidentemente non hanno riscosso il successo sperato nel placare i cittadini di Qidong contrari al progetto, o nel dissuadere gli attivisti decisi nel tenere alla ribalta il problema. L’opposizione in Qidong è stata indubbiamente ravvivata dall’esempio di Shifang.

L’attivismo si era appiattito nel concetto politicamente vantaggioso e incanta masse del attivismo ambientale cosiddetto NIMBY (Not In My Back Yard – non nel mio cortile di casa). Gli attivisti hanno dunque sfruttato i social media e minuziosamente preparato materiale informativo e di propaganda per organizzare una dimostrazione di massa. Un’altra volta, gli studenti di scuole superiori costituivano l’avanguardia.

L’amministrazione locale rifiutò il permesso alla manifestazione, ma rapidamente annunciò che il progetto si trovava “in sospeso”. Questo annuncio, tipico nei momenti in cui si cerchi di acquietare il dissenso sia tra i regimi autoritari, sia tra le democrazie liberali, fu rapidamente ignorato dai dimostranti.

La manifestazione si condusse così come pianificato il 28 di Luglio di fronte agli uffici municipali, dunque si trasformò in uno scontro ed una occupazione dal momento in cui alcuni attivisti irruppero all’interno devastando tutto, a cui seguirono centinaia di dimostranti che successivamente affollarono i balconi circondanti la struttura.

Data la disonorevole performance conciliatoria di governo, partito e ufficiali di sicurezza in Qidong durante il putiferio, si potrebbe insinuare che l’occupazione fosse pianificata precedentemente da almeno qualche attivista, e che non fosse una esplosione di spontanea indignazione contro gli eccessi insostenibili della classe dirigente o contro una certa insolenza durante le dimostrazioni.

L’amministrazione della Città di Nantong seguì il precedente dell’amministrazione di Shifang, capitolando prontamente. L’annuncio pubblicato nel sito ufficiale dell’amministrazione di Qidong il 28 Luglio, il giorno stesso delle manifestazioni, affermava:

Dopo accurate considerazioni, l’amministrazione della Città di Nantong ha deciso di interrompere l’implementazione del Progetto su Larga-Scala di Nantong per l’Espulsione di Acque Regolamentari nel Mare di Qidong. [3]

Un tabellone elettronico in Qidong proiettava un messaggio meno sfumato, più demagogico, quello stesso giorno, come se i manifestanti dovessero essere riuniti nel centro della città:

Dopo un’accurata valutazione, l’amministrazione della Città di Nantong ha deciso di cancellare il progetto per sempre.

Tuttavia, il potente messaggio al popolo è stato infangato da diversi fattori.

Prima di tutto, c’era un sospetto che la risposta informale dell’amministrazione non rappresentasse un impeto di ragionevolezza democratica. Forse tali ufficiali poco inclini ad assumersi rischi si trovavano in questo stato di temporanea paralisi di natura politica a causa della imminente transizione di leadership nel governo centrale, e dunque del bisogno percepito di non attuare alcuna mossa controversa fintanto che non sia chiaro quali leader e quali politiche avranno la meglio.

In altre parole, nel momento in cui si materializzerà una guida certa ed un supporto dai piani alti, le amministrazioni locali oltraggiate, e i corrispondenti sindaci maltrattati ripristineranno le procedure standard d’azione e reagiranno anziché porgere l’altra guancia.

In secondo luogo, sembra che, nella sostanza delle tattiche seguite sia da governo che da manifestanti, nell’azione di Qidong si sia mescolato l’orientamento nazionalista anti-giapponese che attualmente si sta incuneando attraverso la Cina.

La Oji Paper Company of Japan è la sfortunata proprietaria del mega impianto di lavorazione di pasta e carta in Nantong, con un investimento complessivo stimato di 2 miliardi di dollari. La Oji Nantong è in proiezione il principale utilizzatore della conduttura (che sarebbe stata finanziata e costruita dal governo cinese).

La fabbrica di carta miliardaria è già operativa, ed utilizza pasta importata; l’eventuale fabbrica di produzione della pasta processerebbe cippato di eucaliptus proveniente dal Brasile e l’acqua dello Yangtze, e dunque fornirebbe la pasta prodotta alla fabbrica di carta, facendo la parte del leone nello sfruttamento dell’impianto di condutture.

L’impianto di Nantong è un impianto su scala mondiale (un consorzio asiatico ha costruito un impianto similare in dimensioni e filosofia operativa – ma senza putiferio popolare – nel porto di Rizhao in Shandong) e rappresenta la più grande scommessa della Oji sul mercato cinese (tenuto anche conto della impennata nella richiesta di carta igienica di fascia alta) e sul suo proprio futuro. Il risparmio sui costi che costituirebbe la realizzazione di un impianto integrato pasta-carta è un fattore importante nella determinazione della redditività e forse addirittura la fattibilità del progetto di Nantong.

In uno sforzo apparente di deviare le accuse di attivismo anti-governativo ed anti-partito, i dimostranti hanno strutturato le loro proteste in termini di bloccare i piani della Oji di sporcare le incontaminate acque costiere di Qidong.

Manifesti prestampati dichiaravano: Ferma la Oji, Proteggi le nostre case e i nostri giardini.

Dalla loro parte, i media di stato sono stati ben felici di caratterizzare le proteste come “anti-Oji”, scorrendo sopra la scomoda parte della storia in cui centinaia di dimostranti occupavano e devastavano i quartier generali delle amministrazioni locali nella tipica espressione della rabbia anti-regime.

La decisione di accollare la sventura di Qidong sulle spalle del Giappone è stata indubbiamente agevolata dalla crescente atmosfera di tensione cino-giapponese determinata dal rinnovato confronto sulle Isole Senkaku/Diaoyutai.

Nella cassa di risonanza dell’Internet Cinese, crudi sentimenti antinipponici sono diventati qualcosa su cui commentatori sia pro che contro il governo potevano trovare accordo; inviti al boicottaggio della famosa carta igienica Nepia della Oji sono diventati dunque qualcosa di diffuso.

Dopo che il furore si sarà chetato, la Città di Nantong potrà facilmente trovare il modo di risuscitare il progetto in una forma differente. L’annuncio ufficiale che l’implementazione “in Qidong” sarebbe terminata lascia degli scenari aperti attraverso cui il governo troverà nuovi modi, o nuovi luoghi, per portare questo progetto a compimento.

Il governo centrale, attento ai danni arrecati alla reputazione della Repubblica Popolare Cinese come destinataria di investimenti, dato che poche migliaia di dimostranti si sono dimostrati capaci di annullare un progetto finanziato dall’estero di un miliardo di dollari, cercherà probabilmente anch’esso un modo per proteggere gli interessi della Oji in Nantong.

Valutando sulla base della dichiarazione a mezzo stampa del 30 Luglio, la Oji è impazientemente speranzosa:

L’amministrazione municipale di Nantong ha dichiarato che l’attuale piano per la costruzione della conduttura che si riverserebbe sul mare via Qidong potrebbe essere permanentemente archiviato. Stiamo analizzando l’impatto che questo potrebbe avere sul nostro progetto di costruzione dell’impianto di fabbricazione della carta nella provincia, e comunicheremo le nostre conclusioni non appena queste saranno prese. [4]

Tuttavia, la combinazione letale di investimento giapponese, paure ambientali, e il precedente della capitolazione dell’amministrazione sembrerebbe un enorme ed irresistibile bersaglio per gli attivisti politici nel caso ci fosse un tentativo di riportare in vita il progetto del condotto in qualsiasi forma.

Per il governo cinese, sulla scia di Shifang e Qidong, il problema chiave non è quello di conciliare le vittime del comportamento censurabile dell’amministrazione e gli abusi ambientali; si tratta di occuparsi dei fermenti locali quando questi coinvolgano progetti che ancora non sono partiti e che siano guidati da giovani attivisti educati, marginalizzati, ed ora ancor più esperti e sicuri, che sono sempre in cerca di modalità per mettere le mani sui bottoni del regime, e che non sono mai contenti di ricevere un “Sì” come risposta.

Se proteste simili caratterizzate da sinergie tra studenti e cittadini continueranno ad attizzarsi, e Occupy China mostrerà dei segni di evoluzione verso un trend nazionale, il Partito Comunista Cinese sarà costretto a prendere in considerazione alcune interessanti alternative spiacevoli.

E si troverebbe a non poter più permettersi il lusso di attendere la transizione di leadership prima di assumere qualche decisione.

Peter Lee si occupa di vicende nell’Est e Sud Asia, e della loro intersezione con la politica estera statunitense

Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/China/NH04Ad02.html
4.08.2012

Traduzione a cura di MICHELE GARAU per www.comedonchisciotte.org

Note:

1. Nervous Chinese officials caving into massive protests, Asahi Shimbun, Jul 29, 2012
2. Qidong NIMBY protest that occupied the local government and stripped a mayor may mark a new era of grassroots activism in China, Offbeat China, Jul 28, 2012
3. Clicca Qui per il testo in lingua originale (in Cinese)
4. Impact of Opposition to Wastewater Pipeline in Qidong, China, Oji Paper Group
July 30, 2012

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    L’articolo non mi convince affatto… Ho un alto concetto del movimento “occupy”…. ma in Cina è altro discorso… Ormai bisogno diffidare di tutto quel che si legge, soprattutto se non si è in grado di avere un proprio autonomo pensiero…