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OCCUPARE WALL STREET: UN’ AZIONE GLOBALISTA ?

DI KURT NIMMO
globalresearch.ca

Come può un movimento fondato dai globalisti mettere fine al piano globalista che ha reso schiavo il mondo?

“Un’inesattezza più delle altre mi ha disturbato in tutta la copertura ed è il fatto di concentrarsi su Anonymous, come architetto ed organizzatore della manifestazione,” come afferma una mail ricevuta il 23 settembre. “Il primo appello alla protesta di protesta è stata pubblicato dalla rivista Adbusters.”

Tale persona, che a questo punto rimarrà ignota – dal momento che non ho ottenuto il suo permesso per citare la mail privata che mi ha mandato – non è un semplice passante o un emarginato che fa un’osservazione. Dichiara di essere intimamente connesso al movimento tramite l’Assemblea Generale di New York [1], descritta come il comitato centrale per l’organizzazione e la pianificazione della protesta. La sua pagina di Facebook rivela che è realmente dentro al movimento Occupy Wall Street.

A seguito, “La grande “truffa” degli indignados di Wall Street” (Mauro Bottarelli, ilsussidiario.net); La Adbusters Media Foundation si descrive [2] come un’organizzazione “anti-consumista” no-profit che funge da “network globale di artisti, attivisti, scrittori, pagliacci, educatori ed imprenditori che vogliono far avanzare il nuovo movimento sociale dell’era dell’informazione.”

Come molti cosiddetti no-profit sinistroidi, Adbusters è una creatura delle fondazioni globaliste. Secondo una ricerca condotta da Activistcash.com [3], Adbusters prende soldi da un numero apparentemente crescente di fondazioni, compreso il big Kahuna delle fondazioni di sinistra – la Tides Fondation ed il Tide Center. Tra il 1996 ed il 2003, Tides ha dato un sussidio di 334,217.00 dollari ad Adbusters, finora la somma più alta tra le otto fondazioni donatrici.

Steve Baldwin [4] dichiara che Tides ha ricevuto più di 7 milioni dollari da George Soros. Tuttavia la connessione monetaria tra Drummond Pike, fondatore di Tides, e l’arciglobalista [5] Soros è in qualche modo opaca: il ricercatore Ron Arnold [6] ha tracciato numerose connessioni tra i due cosiddetti filantropi. Protetto dalle regole dell’Internal Revenue Service [agenzia esattoriale del governo statunitense, ndt], Drummond non è obbligato a rivelare da chi riceve i soldi per finanziare un gran numero di organizzazioni apparentemente in aumento.

“La Tides Foundation è un passaggio per i soldi delle altre fondazioni,” scrive Arnold. “La Tides Foundation è un ente di carità pubblico, non una fondazione privata. La Tides passa i soldi delle altre fondazioni ad una gamma di organizzazioni di sinistra che i donatori ufficiali non vorrebbero o non potrebbero sostenere da soli… Perché nessuno dei più di 260 progetti sotto l’ombrello della Tides dichiara il proprio Modulo 990 all’Internal Revenue Service, i loro movimenti finanziari sono totalmente segreti e non disponibili all’ispezione pubblica, un problema che richiede l’intervento del Congresso.”

Il blog di Dj Osiris [7] fornisce ulteriori dettagli: “Sembrerebbe che George Soros è connesso con il Giorno della Rabbia americano alias il movimento Occupy Wall Street attraverso la Ruckus Society. (Sul giorno di Rabbia americano v. sito [8]) La Ruckus Society riceve fondi dalla Tides Foundation [9] e l’Open society Institute di George Soros fornisce sovvenzioni alla Tides, inclusi i soli 4.2 milioni di dollari nel 2008 e le cifre dell’ultimo anno sono disponibili.”

Dopo che il regista Michael Moore [10] ha confessato la scorsa settimana all’attivista e giornalista di We Are Change, Luke Rudkowski, che l’obiettivo del movimento fondato in gran parte dai globalisti è quello di attaccare e smantellare il capitalismo. Moore ha subito scartato qualsiasi tentativo di porre un freno al FED e far tornare la nazione ad una sana ed onesta economia gestita dal popolo americano, non un cartello di bancari ed oligarchi della classe finanziaria, George Soros incluso.

Invece di affrontare questioni che potrebbero risolvere i gravi problemi sociali e politici creati dalla riserva frazionaria delle banche ed altri raggiri gestiti dall’élite governante, il movimento anti-capitalista ingrassato da Soros devierà l’indignazione popolare e la reazione politica in canali a prova di fuoco che possono essere controllati dalle forze globaliste da dietro il sipario.

Nella cosiddetta arte destra dello spettro politico, è stata portata avanti un’operazione simile contro il movimento dell’ultraliberale Tea Party, che più che altro è ora un gruppo di sostegno ed un coro di amen per la fondazione del Partito Repubblicano dominato da personalità neoconservatrici come Sarah Pallin, Michele Bachmann e Rick Perry, il camaleonte politico ex dipendente di Gore.

Il movimento Occupy Wall Street, finanziato da fondazioni globaliste – e che riceve sempre più amichevole copertura da parte dei media aziendali, almeno dalla parte “liberale” – si descrive ora [11] come una riunione di “descamisados” (impoveriti, senzaterra) schierati contro gli “estancieros” (proprietari terrieri), in riferimento alla classe bellica resa popolare in Argentina.

In realtà, è un ulteriore consolidamento del programma di ricchezza tracciato dalla élite. Warren Buffet [12] potrebbe usare le pagine del New York Times e richiedere l’imposizione delle tasse ai “ricchi”, ma ciò che sta sostenendo è in essenza un programma di consolidamento della ricchezza.
l’élite governante, le loro banche e società transnazionali non pagano tasse [13], le persone piccole si, come ha notato Leona Helmsely con arroganza. Aumentare le tasse dell'”1 per certo”, come richiede il movimento, per risparmiare il “99 per cento”, finirà in un’ulteriore erosione della classe media, come ben sa l’élite.

“Le tasse più alte potrebbero benissimo causare l’uscita dagli affari delle piccole imprese”, nota il blog di Collateral Damage [14]. “Non avranno le economie di scala per competere con le società più grandi, quindi quello che alla fine succederà è che i patrimoni delle piccole imprese verranno vendute alle grandi società, di solito per una frazione di quanto tali patrimoni valgono. Quindi di fatto, finisce con l’essere un trasferimento di ricchezza dalla classe media agli straricchi dell’élite.”

Se guardiamo oltre la superficiale retorica socialista ed osserviamo chi sta finanziando ed essenzialmente gestendo il movimento Occupy Wall Street – le fondazioni “liberali” con lo stesso obiettivo globalista dei loro presupposti nemici ideologici della cosiddetta destra (che ha disinnescato il vero movimento del Tea Party) – ci rendiamo conto che il movimento è essenzialmente un altro tentativo di colonizzare l’opposizione politica per renderla inefficace ed impotente.

Il vero movimento, quello che sta realmente minacciando l'”1 per cento”, l’élite globale, vuole porre un freno alla FED, un ritorno ai principi fondamentali della allora orgogliosa repubblica costituzionale e ad un’economia sana ed onesta non controllata dall’élite e dal settore finanziario, che ha ora il compito di smantellare l’economia e ridurre l’America in un paese abbandonato del terzo mondo.

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Note:

[1] General Assembly of New York: http://www.thenation.com/article/163719/occupy-wall-street-faq
[2] descrive se stessa: http://www.adbusters.org/about/adbusters
[3] ricerca condotta da Activistcash.com: http://activistcash.com/organization_financials.cfm/o/36-adbusters
[4] Steve Baldwin: http://www.westernjournalism.com/exclusive-investigative-reports/who-funds-the-radical-left-in-america/
[5] arciglobalista: http://news.nationalpost.com/2010/11/16/billionaire-soros-wins-cic-globalist-of-the-year-award/
[6] Ron Arnold: http://www.undueinfluence.com/soros-and-pike.htm
[7] Dj Osiris: http://djosiris.blogspot.com/2011/10/george-soros-acorn-seiu-are-behind.html
[8] sito web del Giorno della Rabbia americano: http://usdayofrage.org/public-announcements/111-us-day-of-rage-san-francisco-sept17-usdor-usdorca-occupywallstreet-usdayofrageca.html
[9] La Ruckus Society riceve fondi dalla Tides Foundation: http://activistcash.com/organization_connections.cfm/o/188-ruckus-society
[10] Michael Moore: http://www.prisonplanet.com/michael-moore-hearts-the-federal-reserve.html
[11] descrive se stessa: http://coloneldespard.wordpress.com/2011/10/01/we-are-the-99-percent-occupy-wall-street-tax-the-rich/
[12] Warren Buffet: http://www.nytimes.com/2011/08/15/opinion/stop-coddling-the-super-rich.html
[13] non pagano tasse: http://boingboing.net/2011/02/27/why-are-americas-lar.html
[14] Collateral Damage: http://blog.voogru.com/2011/09/10/why-warren-buffet-is-misleading-you-about-his-taxes/

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Fonte: Occupy Wall Street: A Globalist Op?

03.10.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • Nauseato

    Come può un movimento fondato dai globalisti mettere fine al piano globalista che ha reso schiavo il mondo?

    Come può l’uomo Goldman & Sachs ora a capo della BCE …
    Mario Draghi, un vile affarista a Bankitalia [www.youtube.com]

    Già, come ?…

  • Cornelia

    Anch’io prendo soldi dal mio datore di lavoro, che ha preso i soldi dal suo cliente, che ha preso i soldi dalla banca, che ha preso i soldi da Goldman Sachs.
    Conclusione: io sono foraggiata da Goldman Sachs.

    Che tocca sentì…

  • Nauseato

    Ma infatti. La conclusione non è così lontano dal vero.
    Se G&S non avesse dato soldi alla banca, questa non avrebbe potuto darli al cliente che non avrebbe potuto pagare il suo datore di lavoro che non avrebbe potuto pagarla. “Il denaro deve girare”. Lo sanno anche i sassi …

    Onnò ?

  • dana74

    in Italia i globalisti chic sinistrorsi hanno sostenuto la globalizzazione naturalmente per il bene del mondo, perché così globalizzano i diritti, come ha confermato un sedicente comunista su ass permanente no tav.
    Ancora ci credono, ingenuità o malafede?
    Come hanno testimoniato gli operai che gli stessi sindacati rassicuravano chela globalizzazione era un bene (intervista di Sortino per Exit di 3 anni fa) perché “europeizzava” i cinesi.
    Che la realtà sia andata diversamente ormai è palese da anni.
    Ma tant’è.

    Riguardo quel movimento, sempre stando da qui ovviamente, pare serio.
    E’ bello notare (almeno a distanza è ciò che percepisco) che non ci siano capetti che ti dicono come qui (notav) “ora non è il momento di reagire”.. “andiamo tutti a casa che una risposta alla trivella la daremo …forse…traun paio di settimane…ma intando andiamo con la Fiom a Torino…”..
    Da nausea.Da svendita.

  • dana74

    questo movimento è importante che prenda piede e che sia sostenuto dalla gente anche da fuori, se della gente trasversale non manovrata riesce a mandare a pallino i progetti imperialisti dell’america è un bene anche per noi che subiamo l’imperialismo

  • raiss

    CREDO CHE TUTTI QUESTI MOVIMENTI CHE SI SONO FORMATI SIA NEI PAESI ARABI CHE IN EUROPA E AMERICA CON L’ESCLUSIONE DELLA GRECIA DOVE Lì è VERAMENTE IL POPOLO IN PIAZZA SIANO AIUTATI E FORAGGIATI DAL NWO SECONDO IL PRINCIPIO DI ICKE PROBLEMA REZIONE SOLUZIONE STà FUNZIONANDO ALLA GRANDE.
    NON SULLE BORSE O SUI GOVERNI PER IMPEDIRGLI DI PRENDERE DELLE MISURE ANTIPOPOLARI MA LA VERA SOLLEVAZIONE DEVE AVVENIRE SULLA SOVRANITà MONETARIA PERCHè COME LA MAFIA REAGISCE SE VIENE ATTACATA NEGLI AFFARI COSì TOGLIERE L’ACQUA AI PESCI DEL NWO è TOGLIERGLI LA POSSIBILITà DI ESSERE PADRONI DELLA MONETA

  • Tao

    Diffidate, sempre, dei troppo buoni e giusti che dividono il mondo in bianco e nero. Soprattutto nei momenti di crisi e tensione, come quello che stiamo vivendo. Una notizia preoccupante, infatti, è giunta da un tribunale greco, responsabile di una sentenza destinata a diventare il nuovo mantra degli indignados di tutto il mondo, ma, contemporaneamente, a destabilizzare del tutto il sistema finanziario ellenico, aggravando la situazione, avvicinando il default (ormai certo, vista l’ammissione di Atene di non riuscire a centrare gli obiettivi di riduzione del deficit né per quest’anno, né per il prossimo) e vanificando tutte le misure di austerity prese fin qui.

    In quello che si configura come un precedente molto pericoloso, infatti, la Corte di giustizia del distretto di Larissa ha annullato al 100% i circa 26mila euro di prestito che una disoccupata greca aveva contratto con due banche, Eurobank e National. Il caso, reso noto dal blog greco On-News.gr, nei fatti fa giurisprudenza e potrebbe essere utilizzato in altre centinaia di casi simili nel Paese, strozzato dalla crisi e con cittadini sull’orlo del collasso finanziario.

    Se umanamente la decisione è capibile, visto che il passato finanziario della donna è stato perfetto per 18 anni, salvo terminare in rosso e nei prestiti dopo il suo licenziamento, avete idea di cosa significherebbe l’applicazione di una sentenza tale a livello internazionale? Magari negli Usa, qualcosa che si configurerebbe in una decisione della Corte suprema destinata a durare per decenni a ogni crisi economica? In punta di diritto, la Corte greca ha applicato alla lettera l’articolo 8 paragrafo 5, in base al quale il debito viene cancellato perché il contraente è un disoccupato di lungo corso che non ha coperto nemmeno il minimo concordato.
    Peccato che questa sentenza potrebbe scaricare un letale uno-due al mento del sistema ellenico, vista la contemporaneità dei ritiri di depositi bancari per trasferirli all’estero e il fatto che i bad loans vengano cancellati manu militari dagli stati patrimoniali delle banche dai giudici. Insomma, c’è un contemporaneo declino nei due lati dei balance sheets degli istituti, un qualcosa che porta sì con sé l’impossibilità per le banche di rattoppare – se non falsificare – la loro capitalizzazione e far apparire le writedowns dei prestiti come un qualcosa di positivo per il book equity, ma anche una potenziale istigazione al moral hazard da parte dei cittadini – che sanno di potersi indebitare senza pagare, stante la sentenza – e il rischio di nuove, massicce bank run per timore che la decisione del distretto di Larissa sia prodromica a fallimenti a catena o a normative restrittive e di salvaguardia da parte degli istituti. Ma non basta.

    Ammetto, infatti, di aver buttato via dieci minuti della mia domenica leggendo l’articolo di Michael Moore pubblicato su Repubblica e dedicato ai cosiddetti indignados americani di Liberty Plaza, quelli che da giorni assediano Wall Street e il ponte di Brooklyn, costringendo la polizia a centinaia di arresti e cariche per disperdere la folla che blocca il transito delle auto attraverso l’arteria newyorchese (geniale ricetta di per sé, quella di paralizzare l’attività della capitale economica Usa nel pieno di una crisi). L’articolessa era un profluvio di anti-capitalismo alla Beppe Grillo mischiato all’epica della rivolta sociali in stile Berkley, con la novità di hippies e sindacalisti dell’automobile che protestano insieme, vecchi e giovani che con i loro corpi impongono il classico “enough is enough” ai pescecani della finanza e del turbo-capitalismo.

    Roba da convegno di Democrazia Proletaria, insomma, intriso di mistica del sogno obamiano tradito, buono per un film di Robert Redford o di Ken Loach in trasferta Oltreoceano: immediatamente mi è tornato in mente l’aforisma di Nicolàs Gòmez Dàvila, in base al quale «i marxisti definiscono la borghesia in chiave economica per nascondere il fatto che vi appartengono». La realtà, purtroppo, è un po’ più complessa, però, del bianco-nero o buoni-cattivi che contraddistingue da sempre Michael Moore e i suoi lavori politically correct. “Blame the speculators”, questo il mantra classico di quando le cose vanno male e non si ha troppa voglia di capirne radici e ragioni. Un passo dell’articolo di Moore è esemplificativo al riguardo, quando dice che in Liberty Plaza, a dispetto dei servizi macchiettistici offerti dai media mainstream, «ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e tutte le religioni… Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo». Bene, quella gente non dovrebbe guardare al palazzo di Wall Street per cercare il possibile carnefice del proprio presente e futuro: basta che si guardi attorno per trovarne i complici e, peggio, mandanti.

    Già, perché sapete chi è stato il principale motore della diffusione cancerogena dei derivati finanziari negli Stati Uniti da dieci anni a questa parte, sdoganandoli tra investitori retail e istituzionali e rendendoli la norma? I fondi pensione, i quali non si accontentavano più di investimenti che fruttano il 2-3% e si sono gettati a capofitto nel mondo dei derivati over-the-counter, quelli dei circuiti non regolamentati e di proprietà proprio di quelle banche d’affari che tanto oggi vorrebbero bruciare.

    «Ci stanno gli insegnanti in quella piazza», ci dice Michael Moore attraverso Repubblica. Bene, sarebbero i primi da prendere a calci nel sedere seguendo la logica populistico-giacobina in auge negli Usa in queste ore, visto che il caso più clamoroso di rischio legato all’investimento è quello rappresentato dall’Illinois Teachers Retirement System (TRS, 33,72 miliardi di dollari con 355mila membri full-time, part time e supplenti della scuola pubblica, più personale amministrativo), reso noto lo scorso anno – grazie alla pubblicazione dello stato patrimoniale in base al Freedom of Information Act – da Dale Rosenthal, ex stratega al Long Term Capital Management, l’hedge fund collassato nel 1998 e ora assistente professore alla University of Illinois-Chicago.

    Ecco cosa ha detto Rosenthal non appena dato uno sguardo alle sette pagine di lista delle posizioni su derivati detenute dal fondo pensione degli insegnanti dello Stato: «Se qualcuno me lo avesse faxato chiedendomi un consiglio per definire il possibile detentore di tali posizioni, il suo profilo, avrei detto che fosse appartenuto a Citadel, Magnetar o al properties trading desk di una banca». Il perché è chiaro: voglia di guadagno, di interesse maggiore. E se chi investe chiede sempre più rischio per avere sempre più guadagno, il fondo o la banca ti accontentano, è il loro lavoro: chi ha più colpa, quindi, chi fa il suo lavoro o chi autoalimenta la spirale fuori controllo della finanza derivata esponendosi per miliardi, pur essendo un soggetto quasi para-statale, salvo poi strepitare in piazza quando ha perso miliardi e la crisi morde? Come definire in una parola questa situazione?

    Avidità, il motore immobile del libero mercato che colpisce tutti, David Einhorn come il supplente di matematica di un liceo di Danville o il vice-preside delle elementari di Griggsville. Non ci sono squali o angeli, non c’è superiorità morale: di fronte all’ipotesi di un alto rendimento, sono pochi i Karl Marx nella vita reale. Il sistema è questo, funziona così. Avidità, quindi, la stessa che ora gli americani medi imputano, insieme al capo-popolo Michael Moore, ai finanzieri e agli speculatori, gli stessi ai quali però hanno affidato per anni e anni i loro sudati risparmi per monetizzare il 10-15-20% e non un micragnoso 3%. E si sa, quando ti promettono il 10% di ritorno le cose sono due: o c’è la fregatura o si corre un rischio enorme.

    E rischio fu, visto che dopo aver perso 4,4 miliardi di dollari in investimenti nell’anno fiscale 2009, lo scorso maggio il fondo appariva sottocapitalizzato per 44,5 miliardi di dollari, stando ai dati della Commission on Government Forecasting and Accountability. Nel solo trimestre chiusosi il 31 marzo 2010, il fondo aveva perso su posizioni del portafoglio derivati qualcosa come 515 milioni di dollari. Questo il parere al riguardo di Frank Partnoy, professore di legge e finanze all’Università di San Diego, accademico che a metà degli anni Novanta ha lavorato a Wall Street proprio come strutturatore di derivati: «Quel portafoglio ci dice chiaramente che l’investimento non si basa su ciò che è furbo e giusto, ma su cosa genera i ritorni più alti. È un’illustrazione epica su come ci siamo persi nella complessità finanziaria».

    E il Fondo degli insegnanti dell’Illinois opera davvero come Gordon Gekko, più che come un’istituzione che, in base alle leggi statunitensi e agli statuti, dovrebbe operare in base a queste linee guida, ricoprendo essi «un interesse pubblico nazionale, in base all’Employee Retirement Income Security Act del 1974 e sostanziando importanti funzioni economiche, quali: mobilizzare i risparmi, gestirli, aiutare nella fornitura di stabilità salariale, rendere i mercati del lavoro più efficienti. Il tutto, legato al rischio sistemico dei mercati finanziari». E come assolve a queste funzioni sociali così importanti, il Fondo pensione degli insegnanti dell’Illinois, uno dei tanti negli Usa abbagliati dai profitti a sei zeri di Wall Street? Ponendosi largamente sul lato del rischio di tutti i contratti in portafoglio, inclusi i tanto vituperati credit default swaps, oggetto degli strali di Michale Moore nel suo “Capitalism: a love story” e ritenuti grandemente responsabili del crollo di Lehman Brothers e del salvataggio di Aig.

    Non solo i simpatici professori dell’Illinois giocavano allegramente con i cds, ma vendevano anche swap options e shortavano swap legati a tassi di cambio a livello internazionale. Per ogni contratto sottoscritto o venduto, il Fondo riceveva un premio. Qual è, quindi, la differenza tra una buona parte degli eroi di Liberty Plaza e dei loro fondi pensione e chi contestano in nome di un mondo migliore?

    Direte voi, sarà stata un’ubriacatura degli ultimi anni, dovuta all’avvitarsi della crisi. Difficile sostenerlo, visto che un corposo e preoccupato report a firma Randall Dodd dal titolo “Prudential Concern for Pension Fund Investment in Hedge Funds and Derivatives” e presentato al congresso dell’Assaa Philadelphia, porta la data del 7 gennaio 2005. Quando Lehman Brothers era ancora “too big to fail” e gli affari andavano a gonfie vele. Anche per i fondi pensione.

    Diffidate degli indignati: di fronte alla crisi serve serietà e non capri espiatori o streghe da bruciare. Magari dopo aver bevuto le loro pozioni miracolose.

    Mauro Bottarelli
    Fonte: http://www.ilsussidiario.net/
    Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/10/4/FINANZA-La-grande-truffa-degli-indignados-di-Wall-Street/4/211320/
    4.10.2011

  • pippo74

    quindi l’insegnante che ha conferito i propri contributi al fondo pensione, è responsabile allo stesso modo di chi ha fatto le leggi su cosa un fondo pensione può fare o non fare, o di chi ha malgestito il fondo?

    della serie tutti colpevoli = nessun colpevole; mah, con questi ragionamenti non andiamo da nessuna parte.

  • Nauseato

    Il fatto è che in questo mondo, chi è immune dall’avidità è considerato soltanto un povero fesso …

  • GioCo

    Un lavoro non è un movimento di protesta … confondere le due cose non è buon senso. Il lavoro è normalmente agganciato alle società d’affari, alle multinazionali e alle banche, per com’è l’ecomia attuale, proprio quel che ci occorre mettere in discussione. Però, insieme ai soldi (giustamente guadagnati) del suo lavoro non arriva a casa sua un funzionario che le consiglia come spenderli. Tendenzialmente le associazioni filantropiche invece “selezionano” i consulenti e gli attivisti a cui vincolano poi il denaro offerto, per “assicurarsi” che sia ben speso. Siccome si tratta di “gente affidabile” sulla carta o almeno che mostra un sacco di buone intenzioni, intelligenza e scaltrezza, difficilmente viene rifiutata. Un cliché infinite volte ripetuto e ben oliato, in centinaia di contesti (di protesta) diversi. In fondo come qualcuno ha già fatto notare “ogni uomo ha il suo prezzo”, basta trovare un accordo.

  • AlbertoConti

    Hai presente lo spionaggio, il controspionaggio, e i contro-contro-spionaggio, ecc. ecc. Qui è la stessa cosa. A tutti i soros che scherzano col fuoco invio il mio più caloroso vaffanculo, che si brucino nelle fiamme dell’inferno, tanto meglio se saranno loro ad averlo attizzato per primi. Tra un po’ prevedo che l’assedio alle BORSE di tutto il mondo crescerà di dimensioni e di qualità, insieme alla consapevolezza che quello è l’epicentro della TRUFFA globale, occhio non “globalista” che quello è un di cui, semplicemente e banalmente globale perchè diffusa in tutti gli angoli del mondo come i tentacoli di una piovra mafiosa, che ha la testa a Wall Street e nella city. Capiamolo una buona volta COME ce lo mettono lì, e tagliamoglielo, alla radice.

  • Kiddo

    A chi ha amministrato (male) i tuoi soldi non gli resta che dare la colpa alla Tua avidità, per nascondere la Sua incompetenza o peggio.

    Qualcuno ha messo il suo TFR in mano a qualche fondo??? DORMITE PREOCCUPATI!