OBAMA E LA RIFORMA SANITARIA NEGLI USA

OBAMA E LA RIFORMA SANITARIA NEGLI USA

DI RAFFAELE SCIORTINO

laclasseoperaia.blogspot.com


Due passetti avanti ed uno gigantesco indietro. La riforma sanitaria di Obama è dunque passata, anche se non proprio liscia, "alla Camera. Il commento più puntuale è forse quello dello stesso presidente: “Non è una riforma radicale, ma è comunque una riforma importante” e, più in generale, “ecco che cosa intendiamo per change”. Il punto allora è: importante per cosa e per chi, e in quale prospettiva? Qui andrebbero evitati due riflessi condizionati.


Primo: il farsi abbagliare dai fumogeni della spettacolarizzazione - nel campo Obama ci sa fare - per cui si sprecano titoloni con l’aggettivo “storico” a proposito di qualcosa che visto nel merito manifesta una evidentissima divaricazione, anche linguistica, tra contenuti e loro presentazione mediatica.


Secondo: intonare la litania per cui se la destra è contro una politica - ed è chiaro che è così - questa non può che essere buona. (Chi ritiene superflui questi criteri può fermarsi alla lettura dei "commenti del Manifesto " sulla “straordinaria vittoria”).I contenuti del piano sono stati ampiamente riportati dalla stampa e qui non entreremo nei particolari. Vediamo piuttosto cosa hanno da dire al riguardo due testimoni non “estremisti” ma neppure imparziali rispetto alla necessità di trasformare in senso pubblico il sistema sanitario degli States. Michael Moore parla di due passi avanti e un gigantesco passo indietro: la legge vieta alle assicurazioni private di negare le cure a persone che si ammalano gravemente e ai bambini affetti da patologie preesistenti, che è quanto accade oggi nel paese guida del mondo libero, e permette polizze familiari che tutelano anche i figli fino ai 26 anni. Ma al tempo stesso lascia la salute completamente nelle mani delle compagnie private, anzi allarga di 32 milioni la platea dei clienti, di chi cioè avrà non le cure ma l’accesso alle cure alla condizione che esse procurino profitti a queste compagnie (v. il video).


Non si poteva dire meglio: la salute come la polizza auto. Ha quindi ragione Robert Reich, ex ministro del lavoro nella prima amministrazione Clinton che pure si è schierato a favore della legge, quando scrive che qui non c’è nessuna oscillazione del pendolo verso il New Deal ma al contrario l’applicazione di una vecchia idea dei repubblicani (risale a Nixon) che permetterà alle assicurazioni sanitarie di continuare a crescere e a guadagnare ancora di più nonché di ricaricare prezzi ancora più alti. Non a caso la cosiddetta public option - non un sistema sanitario universale ma pur sempre un intervento pubblico che avrebbe rotto l’oligopolio delle assicurazioni private - era tramontata fin dall’inizio del percorso legislativo tra gli stessi democratici. “Ma dovevamo aspettare un'amministrazione Democratica, il Presidente "storico", il Presidente del cambiamento e della speranza, per fare una riforma della sanità che non solo continua a parlare di mercato anziché di diritti, ma addirittura alimenta il sistema in maniera perversa perché introduce miliardi di dollari nelle tasche delle assicurazioni”, commenta il sito di Peacereporter. Questo il punto politico della questione: tutto andava fatto per evitare l’idea che la salute, se non proprio un bene comune, va almeno affermata come un diritto e non (o non solo) una merce. Con questa riforma siamo di fronte alla conferma e all’ampliamento della mercificazione privatistica di una sfera della riproduzione sociale.


Attenzione: letto sotto questa visuale non è affatto un incidente di percorso lo scambio politico tra Obama e i deputati democratici anti-abortisti sul divieto di usare i fondi federali per rimborsare le spese delle interruzioni di gravidanza, cifra del nesso strettissimo tra mercificazione e controllo dei corpi e della riproduzione. Bisogna allora sputar sopra sui miglioramenti anche minimi che la legge, nelle condizioni date, apporta? E’ di nuovo Reich a dare uno spunto in risposta all’argomento dei “realisti”: bastava ampliare il programma a domanda pubblica (comunque basato sull’offerta privata di servizi) Medicare di assistenza agli anziani invece di imporre, tralatro a partire dal 2014, l’obbligo ad assicurarsi a sedici milioni di utenti e di ampliare il ben più modesto Medicaid (assistenza agli indigenti) per gli altri sedici (al 2019 rimarrebbero comunque del tutto scoperti 23 milioni di individui). Con ciò Obama avrebbe almeno resa più comprensibile la battaglia sulla sanità, con chiari ed omogenei benefici per una platea troppo povera per accedere all’offerta privata ma non abbastanza per accedere a quella pubblica, e avrebbe acquisito più forza anche per l’altro obiettivo della riforma: quello di contenere l’incredibile inflazione, pro compagnie, dei prezzi dei servizi sanitari e dei medicinali che la legge appena varata - anche a dire dell’Economist - non riesce ad affrontare (resta talaltro per le assicurazioni sanitarie l’esenzione dalla norme antitrust). Ma Obama aveva promesso alle lobby sanitarie di non mettere in campo la questione… Insomma, se non vogliamo giocare con le parole, non di una ancorché minima riforma welfaristica si tratta ma, questo sì, di un tentativo di regolazione del mercato della salute le cui sorti - anche procedurali oltreché di implementazione - sono tutte da vedere.

Tutto fumo allora? No, il sommovimento e lo scontro politico d’oltreoceano, con una crisi che continua a mordere su tutti i piani, sono stati e continuano ad essere effettivi, ma vanno in tutt’altra direzione da quanto fanno presagire i peana per la “storica vittoria”. Innanzitutto, nel rapporto tra Obama e la sua base elettorale e sociale. La messa in pratica del change non l’ha vivificata e mobilitata. Pesano l’eterogeneità sociale e di interessi, la delusione liberal da sinistra soprattutto tra i più giovani, Wall Street che ha rialzato la testa, la crescita della disoccupazione (quella reale si avvicina al 18%) e dei fallimenti familiari… In questo quadro la battaglia sulla sanità non è stata impostata, e fin dall’inizio, come una battaglia di tutti capace di migliorare, contro lo strapotere delle assicurazioni, la situazione reale anche di chi la polizza per ora ce l’ha. Né, va detto, è stata sentita dalla base come un’occasione per attivizzarsi in questo senso, come uno scontro vero contro i potentati economici. La crisi deve ancora mordere in profondità perché le vecchie soluzioni appaiano non più praticabili.

Commenti (3)

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    1. Allarmerosso 27 marzo 2010

      E , fossero matti ... sta facendo benissimo gl'interessi delle lobby se lo fanno fuori non sono certamente gli stessi che fecero fuori Kennedy.

    1. AlbertoConti 27 marzo 2010

      Secondo La Rouche stanno meditando di fargli la pelle, come a Kennedy. Speriamo che non sia troppo scemo da permetterlo, e che il vecchio si sbagli, sarebbe il peggio del peggio del peggio .....

    1. lucamartinelli 27 marzo 2010

      appunto, come volevasi dimostrare. Non gradisco le polemiche, ma "qualcuno" dovrebbe ricredersi e fare ammenda a proposito di quello che scriveva l'altro ieri:"Obama e' riuscito a varare quello che si puo' tranquillamente definire il piu' grande traguardo sociale dalla nascita di questa nazione,cioe' la riforma sanitaria che e' il primo mattone su cui va costruito quel grandissimo e insuperabile edificio che e' lo stato sociale.Questo e' il nuovo modello di sogno americano,non piu' il materialistico desiderio di una bella casa di proprieta',ma cure gratuite e all'avanguardia anche per gli umili e i poveri.E scusate se e' poco." Infatti non solo è poco, ma è addirittura nulla. Non è cambiato nulla, perche' come dicevano i nostri vecchi "il lupo perde il pelo ma non il vizio". Invece tanto per fare un po' di polemica, i sistemi del socialismo reale l'assistenza sanitaria non hanno mai dovuto riformarla, perche' ha sempre fatto parte del pacchetto delle cose buone, insieme all'istruzione. E questi sono dati di fatto. Poi, sempre per rimanere nelle banalita', c'è il pacchetto cattivo (Stalin, Pol Pot, I bambini mangiati e usati per fare sapone etc etc). Rimango dell'idea che l'onesta' intellettuale debba stare al primo posto, altrimenti si scivola inevitabilmente nella faziosita'( o nella provocazione). Buona domenica a tutti

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