‘O MULLAH

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DI CARLO BERTANI

Ho appena terminato di leggere la lettera del Mullah Omar declamata – non sapevo nulla dell’evento – da Marco Travaglio in TV. Seguo poco lo schermo TV e noto che la mia vista, man mano, migliora.

Bella lettera, niente da dire: sembra proprio ciò che una certa sinistra vorrebbe sentirsi raccontare dal vero Mullah Omar. Un Mullah pacioccone, che non sa nemmeno quanti figli ha: sembra ‘O Mullah di Forcella, un tizio che potrebbe esibirsi nella passeggiata del Pazzariello meglio di Totò. Un Mullah che ammette, sì, di non essere proprio uno stinco di santo, ma che sembra scordare i suoi amici che sgozzano la gente.

Quante belle cose racconta, però, ‘O Mullah!

Ci confessa che gli americani lo tradirono perché non volle concedere la costruzione del gasdotto alla Unocal: peccato che lo sapessimo già da anni. Sarebbe stato interessante sapere perché non consentirono agli USA la costruzione di quel gasdotto: gli USA li finanziavano (già lo “tengo”, direbbe un ragazzino) con i loro consueti canali e tramite l’ISI Pakistano (N. d. A.) fornivano loro le armi (mannaggia, ma sarebbe questa una novità?) per combattere i russi. Gli emissari dei Taliban furono ricevuti più volte dall’amministrazione Clinton/Bush (fino all’agosto del 2001, N. d. A.) e poi non li lasciarono costruire ‘sto benedetto oleodotto? Ma che sono ‘sti Taliban, degli ingrati? Eh sì, dei begli ingrati: ben gli stanno le bombe, a rispondere sempre di no. Mullah non spiega: che peccato, speriamo nella prossima e-mail.
Altro capitolo riguarda la guerra dell’oppio: gli USA ci hanno attaccati perché avevo proibito di coltivare il papavero!

Nei sotterranei delle multinazionali mafiose – dalla Siberia all’Alabama – i maledetti s’erano incontrati: quanto ti costa l’oppio, oggi, John? Non me ne parlare…e a te Ivan? N’occhio. Come a ‘O Mullah.

Smettiamola di farci prendere per il sedere da ‘sto Mullah: telefona a Donald. Pronto? Donald? Parli tu con il coglione? Sì…è per la guerra in Afghanistan, sì, per l’oppio…

A posto Ivan: voi non ci potete pensare…pazienza…ci penseremo noi…

La storia raccontata con le figurine: fate la raccolta! Tre Omar in cambio di un Bin Laden!

Si lamenta ‘O Mullah, e in fondo ha ragione: perché coprirci di bombe soltanto perché non volevamo coltivare i papaveri?

Ha ragione perché i papaveri saranno pure una buona rendita, ma il povero Mullah (manco sa quanti figli ha…) non può sapere della cupidigia cinese per il petrolio del Kazachistan. Da San Toro non si può nominare la Juve. Pardon, la Cina.

E che sarebbe successo se avessero costruito un oleodotto Unocal, nord-sud, ed uno cinese est-ovest? Che nel bel mezzo dell’Afganistan si sarebbero incrociati. Questo ‘O Mullah lo sapeva: una Croce?!? Non sia mai…peccato che non l’abbia raccontato, ma non disperiamo e preghiamo per una nuova missiva.

C’è poi il capitolo che riguarda Bin Laden: “n’amic” verrebbe da dire, “nu cumpagn ‘e scuola”. Quante bbuono o Bin Laden! Quando tenevamo bisogno ci dava i dollari, e tanti – perché, ‘O Bin, tiene i dollari sauditi, robba buona – e noi, in cambio, volevamo fornire agli americani le coordinate del suo rifugio. Begli ingrati pure con Bin.

Le coordinate? Ma se Bin Laden viveva – questo lo sapevano tutti i giornalisti occidentali, anche quelli di Radio Strufuglia – alla periferia ovest di Kabul, in una residenza protetta che lasciò solo quando scesero i tagiki della buonanima Massud? Mannaggia ‘stu Mullah: ma quanto ci mettono le e-mail a giungere dall’Afghanistan? No, perché sembra roba vecchia di anni.

Non manca nemmeno il richiamo tardo-sovietico – c’era forse in studio anche Giulietto Chiesa? – sulla “virilità” dell’Armata Rossa: quelli sì che erano uomini, loro sì che scendevano le valli per combatterci porta a porta…pardon…viso a viso. Prima della trasmissione hanno forse proiettato l’anteprima di “300”? No, perché fra ateniesi ed afgani, sovietici e persiani, ne sarebbe uscita una splendida granita. Al carciofo.

‘O Mullah si riscatta poi citando Agostino – e poteva mancare un po’ di sapienza per il volgo? – richiamando niente di meno che il De Civitate Dei: l’ecumenismo è giunto anche a Kandahar! Papa Ratzinger deve smetterla d’accusare le altre confessioni di grufolare nel peccato!

Il troppo stroppia, narra il proverbio, e allora si conclude con il miglior Arbore, quello di “Ma la notte no”: altrimenti non s’ottiene l’effetto nazionalpopolare finale, quello che tutto intruglia e confonde, cosicché tanta gente crede d’aver seguito una gran pagina di comunicazione.

Con il sempreverde richiamo al “meditate, gente, meditate”, anche i bambini vanno a letto dopo Carosello contenti, ed i loro genitori sognano d’aver saputo tutto sull’Afghanistan. Evidentemente, ‘O Mullah ha ricevuto i DVD della trasmissione di Arbore (mannaggia, ma quanto tempo ci mette ‘sta roba ad arrivare a Kandahar?!?), oppure glieli avrà inviati Travaglio in allegato. Presto riceverà anche le cassette di “Studio Uno” (con le gambe delle Kessler! Per uno abituato ai burka…) e il DVD di “Novecento” di Bertolucci, così la prossima volta ci terrà una bella lezione sul rapporto fra proletari e sottoproletari negli slum afgani.

Immagino un ex parlamentare europeo – tale Santoro – che rimbecca Travaglio, e i due si passano la battuta l’un l’altro: i De Rege d’Egitto, pardon, d’Afghanistan. Meglio l’originale.

E questo sarebbe il giornalismo per il quale abbiamo gridato allo scandalo quando Berlusconi cacciò proprio Santoro, Biagi e Luttazzi?

Speriamo nel ritorno di Biagi.

Di Luttazzi non si sa più nulla: che sia finito in Afghanistan? Forse tornerà con un’intervista esclusiva a Bin Laden, nella quale magari ci magnificherà il restauro della Sistina e ci racconterà che le donne afgane sotto il burka portano il reggicalze. Cosa peraltro accertata da fonti attendibili, mica da Omar: quello manco sa quanti figli ha per il mondo…

Il bello della vicenda è che ci sono cascati anche i Soloni della controinformazione e della geopolitica! Ma facitece o’ piacere. La prossima volta che qualcuno brucerà una bandiera americana, si griderà nuovamente allo scandalo e si richiameranno all’ordine le masse inquiete. Intanto si glissa sul doloroso, tremendo peso lasciato dapprima sulle spalle di Gino Strada, per poi tradirlo più volte: oltre al De Civitate, sarebbe meglio rileggere qualche volta anche i Vangeli. Già, ma questo non era previsto nel copione: gli azionisti di San Toro darebbero pollice verso, ed il povero giornalista non troverebbe più – alla bisogna – uno scranno a Bruxelles che lo attende.

Si può anche fare della satira – ed il mullah Maqtar-Al-Travagl è bravo – ma si deve fare molta attenzione a non confondere la satira con la realtà: abituati a decenni di “tritatutto” TV, il rischio è che qualcuno possa credere che le cose stiano veramente come le raccontano i due mullah.

Ora, glissiamo sul vero Omar, ma l’Omar nostrano non può far finta di non sapere che tutti i guai dell’Afghanistan derivano soltanto – in tempi recenti – dallo scontro fra Occidente e Russia per il controllo dell’Asia Centrale. D’altro canto, non possiamo certo attenderci che lo racconti il vero Omar. Quello nostrano, però…

In tempi meno recenti, invece, tutto ciò che accade nel Vicino e nel Medio Oriente deriva dal crollo, quasi contemporaneo, degli imperi asburgico, ottomano e britannico. Non ci sono altre spiegazioni: è il vuoto – mai riempito – lasciato da tre imperi che mantenevano “in naftalina” un territorio che va dalla Bosnia alla Cina. Mica scherzetti da Mullah.

Per questa ragione – se la televisione pubblica compisse il suo dovere – chiamerebbe a parlarne persone sicuramente esperte – una su tutte, il prof. Fouad Allam, oggi deputato del centro-sinistra – che qualche volta ha tentato, ahimé con poca fortuna nei recinti dei galletti televisivi, d’iniziare una trattazione seria su quegli eventi: gli italiani non sono stupidi ed hanno bisogno di capire quelle complesse vicende, ma allora s’evidenzierebbero le nostre magagne neocoloniali con i fatti storici, mica con le letterine dei Mullah.

Un’altra buona e-mail potrebbe giungere da Thomas Edward Lawrence – Lawrence d’Arabia – quando inviava le sue cronache ai giornali britannici dall’Iraq, denunciano il disastro nel quale versava il paese sotto l’amministrazione britannica. Era sempre Iraq, ma quello del 1920.

Qualcuno sapeva che – nel 1941 – l’Italia inviò un contingente aeronautico nel nord dell’Iraq, con la complicità del governatore francese (di Vichy) della Siria per combattere gli inglesi? No, queste cose i Mullah o non le sanno, o non le vogliono raccontare.

Senza chiarire le radici, rimangono soltanto gli scherzi da prete. Pardon, da Mullah.

Carlo Bertani
[email protected]

www.carlobertani.it
18.04.2007

VEDI ANCHE: “LETTERA DAL MULLAH OMAR”

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