Home / ComeDonChisciotte / NON VOTATELI

NON VOTATELI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI MARINO BADIALE

1. Fine della politica.
Nel mondo del neoliberismo non c’è più nessuno spazio per la politica
intesa come sfera in cui si confrontano idee diverse sulla direzione da
imprimere allo sviluppo sociale. Lo sviluppo sociale è comandato, in ogni
ambito, dall’economia e dalle sue esigenze di profitto. A cosa si riduce
allora la politica, se si accetta questo mondo? A pura e semplice
amministrazione dell’esistente, a competizione fra cordate di
amministratori, il cui unico ruolo, ben pagato, è quello di gestire il
consenso sociale alle politiche neoliberiste. Poiché tali politiche
comportano la perdita di diritti e redditi, il peggioramento lento e
costante della qualità della vita, tale consenso può essere ottenuto solo
con la distruzione di ogni discussione pubblica razionale. Di qui la
distruzione della scuola e dell’Università, e la riduzione
dell’informazione a gossip.

Poiché le contrapposizioni interne al ceto politico non hanno più nessuno
spessore politico o ideologico, e sono semplici scontri sulla
distribuzione di posti e prebende fra gang contrapposte, è corretta la
caratterizzazione del ceto politico come Casta.

A seguito, “La farsa elettorale” (Marco Cedolin); “Elezioni politiche, cittadinanza e scelta personale di non andare a votare” (Carlo Gambescia);
La Casta è al servizio della dinamica distruttiva del capitalismo
attuale, e va combattuta come nemica della civiltà e della società. Il
fatto che essa non decida nulla (perché tutto è deciso dall’economia) non
significa che essa sia irrilevante: è un’articolazione fondamentale del
capitalismo neoliberista, è l’ingranaggio che deve conquistare il consenso
di masse sempre più impoverite sia sul piano materiale sia su quello
culturale

Poiché le contrapposizioni fra destra e sinistra non hanno nessun valore
rispetto ai problemi esaminati, destra e sinistra vanno combattute assieme
come espressione dello stesso male. In particolare vanno combattuti non
solo i due principali raggruppamenti (PD e PdL) ma anche i loro
comprimari, come i gruppi che oggi formano la Sinistra Arcobaleno. Durante
i governi di centrosinistra questi ultimi hanno mostrato, oltre ogni
ragionevole dubbio, il loro essere totalmente funzionali (come “copertura
a sinistra”) ai progetti neoliberisti e imperialisti.

2. Esiste uno spazio sociale nel quale agire questa lotta contro la Casta?
Esso esiste, a nostro avviso, e si manifesta oggi come rifiuto
generalizzato della Casta, che la Casta stessa denomina “antipolitica”
(denominazione ovviamente menzognera come tutto quanto proviene dalla
Casta: è la Casta a negare la politica, a rappresentare la vera
antipolitica). Lo spazio in cui agire questa lotta non però è quello del
“popolo di sinistra”: chi crede questo ritiene che il fatto che il popolo
di sinistra si richiama a ideali di giustizia e uguaglianza ne faccia una
base per la lotta contro le linee di tendenza della società attuale. Ma è
un errrore: il richiamo ai valori storici della sinistra non ha nessun
significato concreto, per il popolo di sinistra, che infatti ha
concretamente dimostrato di accettare qualsiasi violazione di tali valori,
da parte dei governi di centrosinistra. Il popolo di sinistra reagisce in
base a meccanismi identitari che lo portano ad accettare qualsiasi cosa,
purchè la faccia un governo di sinistra, e ad aggirare con sofismi di
vario tipo le contraddizioni. E’ solo da una netta rottura con il popolo
di sinistra che può nascere un’area sociale di opposizione alla Casta e al
capitalismo neoliberista.

3. La scelta di non votare significa per prima cosa questo: la rottura con
il popolo di sinistra e la sua ossessione per il “pericolo Berlusconi”, la
riconquista di uno spazio di libertà e dignità intellettuale.

4. Esistono piccoli raggruppamenti, come il PCL o il movimento di Fernando
Rossi, che appaiono esprimere istanze esterne alla Casta. Non ci sembra
però utile votarli (a livello nazionale: diverso è il dicorso per liste
locali). Da una parte personalità interessanti, appunto come Fernando
Rossi o Giulietto Chiesa, non sembrano avere rotto il cordone ombelicale
con il “popolo di sinistra”, per cui si può dubitare che riescano ad
esprimere quella netta rottura con la Casta che a noi sembra necessaria.
Dall’altra, ogni riproposizione di partiti comunisti è destinata a vivere
una vita ultraminoritaria: e la cosa è talmente evidente e ovvia che
sembra necessario dedurre che chi ripropone oggi un partito comunista (che
finalmente sarà quello giusto, quello buono, quello vero) vuole appunto
essere una minuscola minoranza chiusa in se stessa.

5. Al solito, che fare (in questo caso, dopo le elezioni)?
Poiché da almeno trent’anni ci stiamo ritirando e il nemico sta avanzando,
e non si vedono elelementi che possano far pensare ad un mutamento di
questo stato di cose, l’unica prospettiva è quella della resistenza. Per
capire quali possono essere le linee di resistenza, occorre capire quali
saranno le linee di attacco.

Un primo punto è ovvio: il progetto di dominio globale USA, la “guerra
infinita e permanente” continuerà ad essere perseguito e continuerà a
suscitare resistenze. L’appoggio alle resistenze dei popoli aggrediti
dall’imperialismo è la linea di resistenza più facile da individuare.
Un secondo punto è quello della difesa dei territori da progetti invasivi,
e quindi il sostegno a tutti quei movimenti (NO TAV, NO ponte sullo
stretto, NO rigassificatori ecc.) che nascono in opposizione a progetti
economici invasivi e devastanti per gli equilibri del territorio stesso.
Queste lotte vanno nella direzione della critica dello sviluppo, anche se
i suoi attori possono non averne coscienza. Con questo intendiamo dire che
la prospettiva della critica dello sviluppo è l’unica che renda coerenti
queste lotte, dando ad esse un valore e una prospettiva generali. Al di
fuori di questa prospettiva, esse possono essere facilmente criticate e
isolate indicandole come espressione di egoismi locali che devono cedere
il passo all’interesse generale. La risposta a questa critica sta appunto
nell’indicare il rifiuto dello sviluppo, cioè la decrescita, come
interesse generale del paese.

Un terzo punto si collega al primo: il progetto di dominio globale USA
comporta la messa in mora, nei paesi occidentali, della rete di diritti e
garanzie che la civiltà borghese aveva elaborato come diritti del
cittadino: l’habeas corpus, il diritto ad un giusto processo,
l’indipendenza della magistratura. Sono tutti aspetti della civiltà
giuridica borghese che la misure legislative adottate negli USA dopo l’11
settembre (dal “patriot act” in poi) hanno cominciato ad attaccare e
indebolire. Analoghi fenomeni stanno avanzando negli altri paesi
occidentali (si pensi al fenomeno delle “extraordinary renditions”). Non
si tratta di una tendenza momentanea destinata a rientrare, ma di un
aspetto profondo e fondamentale del capitalismo e dell’imperialismo
contemporanei. Se è così, allora una linea di resistenza è rappresentata
dalla difesa dello Stato di diritto.

Un altro aspetto decisivo del capitalismo contemporaneo è l’ossessiva
ricerca del profitto senza limiti e a breve e brevissimo termine. Questo
non è possibile rimanendo nell’ambito della legge (della stessa legge
borghese!): di qui il carattere criminale di una parte sempre più grande
dell’economia capitalistica contemporanea. Criminale nel senso di essere
legata a pratiche di truffa e di corruzione, e nel senso di lasciare
sempre più spazio all’economia delle grandi organizzazioni criminali, che
si confonde in misura crescente con quella “legale”. Ciò implica che il
capitalismo ha bisogno di disattivare il controllo di legalità sui grandi
crimini economici. Anche in questo caso, dunque, la richiesta di difendere
lo Stato di diritto ha un carattere di resistenza e ostacolo al
dispiegamento della logica del capitalismo contemporaneo.

Più in generale, come abbiamo detto, l’odierno capitalismo neoliberista e
globalizzato deve abbattere tutte le garanzie e i diritti conquistati nel
corso dela fase riformista-socialdemocratica. In Italia quelle conquiste
hanno trovato un inquadramento nell’ambito legale e istituzionale
disegnato dalla Costituzione, che è nata come compromesso di alto livello
fra le tradizioni liberale, cattolica e socialista-comunista. Per il pieno
dispiegamento della logica distruttiva del capitalismo contemporaneo è
quindi necessario abbattere o eludere i vincoli rappresentati dal dettato
costituzionale. E’ quanto è stato fatto finora in maniera informale (per
l’impossibilità di trovare un accordo per una nuova Costituzione fra le
diverse sottocaste), è quanto farà dopo le elezioni il nuovo Parlamento.
Non sappiamo se ci saranno grandi riforme istituzionali o proseguirà lo
svuotamento della Costituzione lasciandone formalmente vigente il dettato.
In ogni caso, la difesa della Costituzione ci sembra la migliore linea di
resistenza possibile: essa compendia infatti in sé la difesa dello Stato
di diritto e la difesa di alcuni fondamentali conquiste della fase
riformista-socialdemocratica.

Marino Badiale, Genova, aprile 08.

Pubblicato da Davide

6 Commenti

  1. Siamo finalmente giunti all’ultima settimana di questo teatrino pietoso chiamato campagna elettorale, finalizzato a partorire la “dittatura” di due partiti fotocopia intenzionati a legittimare attraverso il voto un pensiero unico che in realtà non corrisponde alla sensibilità dei cittadini italiani.
    Gli ingredienti di questa alchimia sono di una semplicità disarmante, avendo come fulcro una legge elettorale finalizzata allo scopo, condita da un ricorso smodato alla disinformazione.

    Gli sbarramenti precostituiti del 4% alla Camera e dell’8% al senato ora che tutti (o quasi) corrono da soli impediranno di fatto la possibilità di essere presenti nel prossimo Parlamento a qualunque voce fuori dal coro (solo la Sinistra Arcobaleno, l’UDC e la Destra possono forse aspirare ad ottenere qualche rappresentante) concentrando le scelte degli italiani verso l’unico “voto utile” a produrre rappresentazione parlamentare ed inducendo chiunque non si riconosca nel partito unico di Veltrusconi a disertare le urne senza avere possibilità d’incidere politicamente.

    Che scenda dal pullman del PD o dal palco del PDL, Veltrusconi racconta tutto ed il contrario di tutto, di fronte ad un’esposizione mediatica totalizzante costruita per trasformare in verità anche le peggiori menzogne e contraddizioni.
    Veltrusconi si presenta come il più grande ambientalista, ma anche come il più grande cementificatore, come fautore dell’ecologia, ma anche degli inceneritori, come l’amico degli operai, ma anche degli industriali, come il difensore dei diritti dei precari, ma anche della legge Biagi che li rende tali, come sostenitore della pace, ma anche delle missioni di guerra, come colui che getterà altri miliardi nel buco nero del TAV ma risanerà anche il debito pubblico, come il grande riformatore ma anche conservatore, come amico dell’energia pulita ma anche del petrolio e del nucleare, come fautore della riduzione del traffico ma anche dell’incremento nelle vendite delle automobili, come sostenitore degli aumenti salariali ma anche dell’incremento della produttività aziendale, come paladino della sicurezza ma anche della libertà, come colui che diminuirà le tasse ma comunque spenderà più denaro pubblico.

    Durante questa ultima settimana di farsa elettorale il carattere ed il grado della manipolazione hanno raggiunto livelli parossistici e praticamente ogni cittadino viene imbonito attraverso la “promessa” di realizzare esattamente quello che desidera, poco importa se la realizzazione risulta impossibile ed i desideri sono spesso apertamente in contrasto gli uni con gli altri. L’importante è che ciascuno si senta promettere esattamente quello che vorrebbe sentirsi promettere, non sia così curioso da domandarsi cosa è stato promesso al suo vicino e non abbia alternative, in quanto gli altri che non arriveranno alla soglia del 4% di promesse “concrete” non potranno farne nessuna.
    Giunti a questo punto l’unico vero problema di Veltrusconi è costituito dal fatto che gli elettori non si confondano mettendo la croce sul simbolo sbagliato e per evitare che questo accada il Viminale sta provvedendo, a spese dei cittadini, alla stampa di migliaia di manifesti e alla messa in onda di altrettanti spot televisivi che spieghino come votare correttamente. Dopo questo ultimo sforzo sia chiaro che chi per errore non avrà messo la X su Veltrusconi non potrà poi venirsi a lamentare dicendo che la lampada di Aladino non funziona, in quanto era stato avvertito prima e uomo avvisato…

    Marco Cedolin
    Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com/
    Link: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/04/la-farsa-elettorale.html
    8.04.08

  2. Nell’ultimo mese ci siamo imposti di non parlare di politica italiana. E soprattutto per una ragione “pregressa” di natura personale: chi scrive, infatti, aveva già deciso almeno da gennaio, che, in caso di elezioni anticipate, questa volta non sarebbe andato a votare. Basta.
    Ora, se la democrazia non “fabbrica” più cittadini, attraverso l’esercizio del voto, come li “fabbrica”? Nessun problema, il circuito della legittimazione e del consenso oggi segue altre strade.

    In primo luogo, va ricordata la “cittadinanza mediatica”. Gli studi sui contenuti dei programmi e delle notizie veicolate dai media, provano che viene costantemente ripetuto un solo messaggio: il nostro sistema di vita, quello italiano, europeo, occidentale, è il migliore in assoluto. E le disfunzioni, che tra l’altro non sono poche (ambientali, sociali, economiche), sono sempre presentate come fisiologiche: come un prezzo, fin troppo lieve, da pagare al giusto progresso. E il cittadino “mediatizzato” si adegua…

    In secondo luogo, non può essere ignorata la “cittadinanza economica”. Il sistema produttivo, tutto sommato, finora, pur con alti e bassi, ha retto. Il che ha permesso una redistribuzione abbastanza regolare del prodotto sociale e garantito tutele sindacali, previdenziali e assistenziali. Di qui proviene il consenso delle classi lavoratrici, ma anche la trasformazione del dibattito politico in economico: la “politica” ormai ruota esclusivamente intorno ai criteri fiscali di divisione del prodotto sociale.

    Il terzo luogo, va segnalata la “cittadinanza consumistica”. Assicurare a tutti (o quasi) la possibilità di acquisire beni e servizi, rappresenta la carta vincente: la “riprova” che il sistema funziona. L’iperconsumo viene giudicato dalla gente comune, che subisce l’ipnotico effetto della cittadinanza mediatica, come l’ambito traguardo della cittadinanza economica.
    E così il cerchio si chiude, e si chiuderà fin quando la “macchina economica” macinerà profitti, da redistribuire a tutti o quasi, anche se in misura diversa secondo la posizione sociale.
    Di conseguenza – ecco il ragionamento delle persone comuni – se si vive in una specie di Paese dei Balocchi, che senso può avere la cittadinanza politica? Perché si dovrebbe votare per cambiare? Se, nonostante i casi di corruzione e malgoverno, tutto sembra “marciare” per il meglio, perché l’elettore dovrebbe punire i corrotti ? E del resto non sono gli stessi politici, dagli sguardi rassicuranti e benevoli, a promuovere politiche centriste, presentando la realtà che ci circonda come il migliore dei mondi possibili?

    Un’ultima osservazione: le cittadinanze mediatica, economica e consumistica sono inversamente proporzionali alla cittadinanza politica. Se si consolidano le prime tre, si indebolisce la seconda. Insomma, la gente non va a votare perché reputa la politica ininfluente sull’economia. Come del resto si evince dagli studi in materia, che attestano come il crescente astensionismo elettorale sia un fenomeno tipico delle democrazie opulente, tutte incentrate sui consumi, sull’economia e poco o punto sulla politica, in senso forte e alto.

    Si dirà: dopo questo “dotto” ragionamento, conseguentemente, si dovrebbe andare a votare. Proprio per distinguersi, diciamo così, dalle masse amorfe del non voto (quelle del Franza o Spagna, eccetera)…
    Ma per chi votare? Ecco il punto. Di qui la nostra scelta di restare domenica prossima a casa.

    Carlo Gambescia
    Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
    Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/04/elezioni-politiche-cittadinanza-e.html
    9.04.08

  3. no di certo! se ne assumessero la responsabilità,sempre che siano consapevoli,quelli che ancora credono nella buffonata democratica delle elezioni,ovvero nelle scelta tra due fotocopie……..roba da veri cog……i

  4. Qualche anno fa avevo scoperto uno straordinario Sergio Castellito
    che in un film ambientato in una stupenda zona della Sicilia
    nell’immediato dopo guerra,nel ruolo di un regista Romano alla
    ricerca di persone di qualunque età e ambosessi da avviare alla
    carriera di attori e figuranti per un kolossal sulla storia della
    Sicilia con interni ambientati a ROMA Cinecittà.
    Con uno sgangherato furgone O.M. a carbonella,una tenda da campo
    di tela americana e un proiettore,percorreva le contrade di quella terra,
    preavvisando il suo arrivo con la sua voce gracchiante di un megafono
    ante guerra,attirando code di gente di ogni ceto sociale,brutte e belle,
    giovani donne con e senza prole,giovani e vecchie zitelle,uomini bassi
    e tarchiati con coppola nera e baffi alla siciliana,vecchi sdentati e perfino
    fanciulle sorvegliate attentamente dalle loro mamme che a loro volta
    si mettevano in fila in attesa del loro turno.
    Più che per la fame di lavoro,queste persone erano attratte dal sogno
    e dal desiderio di diventare personaggi celebri come Amedeo Nazzari,
    Silvana Mangano e altre stelle di Cinecittà.
    Con un meticoloso rito di mettere in posa i soggetti singolarmente
    dentro la tenda,come un Luchino Visconti in caricatura,improvvisava
    un breve ciak,regalando minuti intensi di sogni e fantasie nonchè
    illusioni a quella costellazione di personaggi da folklore strapaesano,
    e ripartiva stracarico di cibarie e regalie che rivendeva subito dopo
    alla borsa nera.
    E così quando il fim stava per volgere al termine,dopo una dura lezione
    da parte di alcuni mafiosi che lo avevano ridotto in fin di vita,
    avendo scoperto il grande bluff,conobbi l’estro di un grande Castellito
    imbonitore e venditore di sogni e speranze….ecc..ecc.
    A CHI POTREMO OGGI ASSEGNARE LA SUA PARTE?
    A Silvio,a Walter,o a Veltrusconi?
    juannesalvador (fonte: i miei ricordi del passato)

  5. UN PO’ DI VARIETA’
    a cura di GLG

    In rete circola il demenziale inno del Pd, sull’aria – mi si dice – di una vecchia canzone, peraltro assai brutta. Ma il contenuto non è semplicemente brutto, è da deficienti totali, esattamente come la lettera speditami da Walter e già messa nel blog. Così come sufficientemente idiota è un altro documento messo in rete da “giovani studenti” (falsi) e (reali) pessimi economisti che, con grafici e tabelle (usati al posto di più semplici e perspicui ragionamenti a parole), vogliono dimostrare come la sinistra, a partire dalla scelta dell’euro (con lo sciagurato cambio a quasi 2000 lire), ci stia liberando dal debito pubblico, considerato una iattura con argomentazioni degne degli economisti liberisti (di sinistra) del Corriere della sera.

    Adesso leggo che il Cavaliere ha sostenuto, quale argomento “decisivo”, che le donne di destra sono nettamente più belle di quelle che stanno a sinistra. In effetti, tranne la Melandri, non so pensarne altre di esteticamente gradevoli in tale area. Leggo che Salvi ha risposto, spero per umorismo, che le donne di sinistra sono però più interessanti (si dice sempre così per cortesia a una donna non avvenente), ma soprattutto che sono “più brave a letto”. “Fischioli”, le ha provate tutte bipartisan? Che fisico, e alla sua età! E’ inutile discutere tanto: è la prova decisiva che, quando non “ci si nobilita” lavorando, ci si mantiene in forze e in buona salute assai più a lungo.

    Leggo ancora (riportato dal Mattino di Padova) che la sinistra Arcobaleno ha distribuito massicciamente e gratis preservativi. Militanti di destra hanno subdolamente insinuato che erano difettosi e quindi a rischio di “incidenti” spiacevoli; hanno perciò concluso che dei “comunisti” non ci si può mai fidare. Viene riportata, immagino per semplice burla, la violenta reazione del candidato sindaco a Treviso per la suddetta sinistra: “qualcuno di destra non li sa usare, non sa leggere le istruzioni e quindi fa cilecca. I preservativi sono stati acquistati da un’azienda presente sul mercato che ha testato e validato il prodotto, avendone quindi l’autorizzazione del Ministero della salute”. A questo Ministero mi pare ci fosse una delle “donne interessanti” di sinistra; non è quindi una buona argomentazione la sua autorizzazione all’uso di quei preservativi (non in quanto “donna interessante”, bensì perché “di sinistra”, schieramento politico che ha dimostrato una catastrofica inettitudine a governare come mai prima nella storia d’Italia).

    Mi sembra che queste poche notizie illustrino bene il tono della campagna elettorale. E’ evidente che siamo ritenuti un popolo di deficienti da “grande fratello” (lo spettacolo TV). Fra pochi giorni sapremo se hanno ragione a ritenerci tali (ho il vago timore che abbiano qualche ragione, in specie per quanto concerne i “coglioni di sinistra”).

    http://ripensaremarx.splinder.com/post/16681703/UN+PO%27+DI+VARIETA%27+a+cura+di+G