NON C’E’ POSTO IN QUESTA ITALIA PER LE PERSONE INTELLIGENTI (OMAGGIO A ROBERTO FREAK ANTONI)

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Intervento di fine seduta della portavoce M5S al Senato Michela Montevecchi in ricordo di Robert "Freak" Antoni, storico cantante degli Skiantos (13.02.2014)



Commenti (9)

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    1. yakoviev 14 febbraio 2014

      Tornerà di notte a tirargli i piedi


    1. Blackrose4400 14 febbraio 2014

      Bei tempi cazzo... c'ero anche io... i migliori tempi della mia vita... eravamo fatti duri come i copertoni... ma sapevamo anche perchè... e quello che vedo succedere oggi è la conferma che avevamo ragione... ^^

    1. Truman 13 febbraio 2014

      Freak Antoni, quando il genio è solo postumo

      La sua forza stava nell’aver creato un pubblico cosciente e intelligente, con musica demenziale, e nell'aver tenuto la rotta artistica, al punto da risultare un antipatico rancoroso...


      Di Luca Pakarov

      Scrivere di Freak Antoni al passato sembra di suo un’occasione persa, qualcosa che riguarda non tanto un musicista scomparso, ma qualcosa che ha più a che fare con un’Italia immatura, con tutte quelle esperienze che solitamente vengono soffocate sul nascere. La controcultura. Roberto Freak Antoni, potete scommetterci, e già ve lo avevamo anticipato con il pezzo di Paolo Madeddu due anni orsono [www.rollingstonemagazine.it], solo da morto verrà riconosciuto un genio, un innovatore, anche dall’establishment culturale.

      In poche ore la riabilitazione virale è già stata avviata, basta leggere qualche giornale. Chi prima c’ha sputato sopra è già all’opera con calce e cazzuola a tirarne su il monumento. Va così, funzioni quando non ti puoi permettere di ribattere, quando sei gestibile, quando non puoi più urlare e ribellarti, meglio se sotto due metri di terra. Non mi meraviglierei di sentire una commemorazione pure a Sanremo, il festival a cui non poté partecipare perché, gli fece notare Morandi, Antoni era troppo di nicchia.

      Mi pare d’aver capito che quella che abbiamo fatto è stata la sua ultima intervista [www.rollingstonemagazine.it] e c’è stato un mentecatto – come l’avrebbe chiamato Freak – che si è complimentato con me per aver portato a casa il risultato. Anzi “complimenti vivissimi”, che cazzo di gusto. Bella merda, come se uno facesse interviste in base all’anagrafe o al quadro clinico. Ma questo atteggiamento è parte di ciò che Freak combatteva: l’arrivismo e la totale assenza di scrupoli. Ieri mi sono sintonizzato su tutti i telegiornali che trovavo e non ho visto un accenno alla notizia – oh, magari l’ho persa, chissà – confermando l’ostracismo a cui lui e gli Skiantos erano sottoposti. Di certo non se ne rammaricherà, anzi un punto in più in suo favore, semmai ce ne fosse bisogno.

      Perché la sua forza stava nell’aver creato un pubblico, cosciente e intelligente, con musica demenziale, e che in queste ore lo piange. Un pubblico vero. La sua forza è stata quella di tenere la rotta, di non prostituirsi (se non per mangiare, come mi disse) tanto da diventare antipatico, un antipatico rancoroso, che dai margini del grande successo poteva solo invidiare e ingiuriare i big. Qualcuno lo scrisse anche riguardo la nostra amara chiacchierata/intervista. Niente di più falso. Era la sua lucidità a far paura, metteva in imbarazzo tanti benpensanti finti alternativi. Ci metteva a disagio tutti perché la sua critica colpiva se stesso – con un’autoironia disarmante, scomodissima e sempre controcorrente – e noi, figli di questa spocchiosa cultura commerciale. Diceva quello che gli altri sospettavano o nascondevano.

      A me è sempre apparso come un malefico tipo onesto, conosceva la nefasta mentalità borghese, i vizi e la decadenza della sordida Italietta, e li raccontava con scanzonata scioltezza con l’unico mezzo possibile: il punk. Un grande paroliere che intuì l’inutilità di prendersi sul serio nel Paese della commedia, pagandone il prezzo. Era orgoglioso dei suoi ultimi lavori sulla musica contemporanea insieme ad Alessandra Mostacci, aveva studiato tantissimo e lo raccontava sorridendo.

      Gli avevo inviato un sms di auguri il giorno prima di operarsi. Ci avevo parlato a fine dicembre, un giorno in cui gli telefonai per sapere della sua salute, non aveva risposto, poi mi richiamò scusandosi mille volte: “Ero a lavarmi i capelli, è tutto così complicato”. Stava male, ma pur essendo un pessimista cronico guardava avanti e da poco aveva deciso di prendere una casa dalle mie parti, gli piaceva il paesaggio. In una canzone degli Skiantos cantava: “Morirai sanissimo, ti piacerà pochissimo”. Beh, non è stato certo il suo caso. Ora non ci rimane che augurargli un aldilà pieno di sbarbine.


      http://www.rollingstonemagazine.it/musica/news-musica/freak-antoni-quando-il-genio-e-solo-postumo/

    1. ottavino 13 febbraio 2014

      Si, ma se Freak Antoni avesse potuto vedere questa sceneggiata cosa avrebbe fatto? Un punk cosa avrebbe fatto alla senatrice? l'avrebbe violentata? Gli avrebbe pisciato in testa?

    1. mazzam 13 febbraio 2014

      In questa Italia di merda che dispensa celebrazioni soltanto a minus cerebrali provenienti dai fetidi antri televisivi, abbi pazienza, due parole per un degno, fagliele dire.

    1. radisol 13 febbraio 2014

      Giovedì 13 Febbraio 2014

      Mamma, è morto un ribelle. Ciao Freak! [con video inedito]

      E’ davvero difficile riuscire a racchiudere in poche righe ciò che Roberto Freak Antoni ha significato per la città di Bologna. Precisiamolo fin da subito: la Bologna di cui stiamo parlando non è “la dotta”, quella dei salotti, dei baroni della gloriosa Università, dei baretti alla moda in centro. La Bologna di Freak Antoni è “la rozza”, quella dei dementi, degli scantinati improvvisati a club, della fantasia al potere, delle radio libere, del fermento politico e culturale del Movimento del ’77.

      Ed è proprio nel 1977 che, con l’uscita di “Inascoltabile”, prende il via l’avventura discografica degli Skiantos. “L’avanguardia alternativa non fa sconti comitiva – l’avanguardia è molto dura e per questo fa paura”: niente di meglio di questa rima partorita dallo stesso Freak per descrivere il genio e l’irriverenza della band felsinea. Si sono da sempre descritti come i padri del cosiddetto “rock demenziale”, ma la realtà è diversa, e ben più profonda: nel 1978, quando il punk in Italia non era nemmeno in fase embrionale, gli Skiantos registravano per la Cramps Records (etichetta storica degli anni ’70, che produceva anche Area ed Eugenio Finardi) “MONOtono”, con schitarrate distorte, rullate veloci, sax ubriachi, e, soprattutto, i surreali, (volutamente) dementi testi di Freak Antoni.

      Fu una rivelazione – e anche una rivoluzione. Negli anni d’oro del cantautorato italiano, gli Skiantos si presentavano sul palco insultando il pubblico (rigorosamente “di merda”), tirando verdura marcia e, piuttosto che suonare, cucinandosi un bel piatto di spaghetti . Nulla di più demenziale, nulla di più avanguardistico. Freak Antoni, con la sua malinconica ironia, ha seguito la storia del paese Italia dalla fine dei ’70 fino al primo decennio del 21mo secolo, tra problemi adolescenziali (“Sono un ribelle mamma”), austerità (“Gelati”), analisi sociologica (“Italiano terrone che amo) .

      E ce lo ha descritto alla sua maniera, seguendo un doppio binario, quello “demente” e quello “avanguardistico”, come dichiarò lui stesso: "Nelle nostre canzoni abbiamo sempre mescolato due livelli, quello alto, escatologico, di impegno politico, e quello basso, scatologico, gergale... Ma la poesia ci insegna che non ci sono parole proibite, è solo la retorica che le divide in auliche o di basso livello. Ed è proprio la retorica, intesa come atteggiamento di supponenza ed ipocrisia, che rende volgari le cose.”


      Video inedito dell'ultima esibizione di Freak Antoni, a Bologna, in via Zamboni 38 durante un'iniziativa organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo :

      https://www.youtube.com/watch?v=q4cExuICHFQ

      Un'altra bellissima esibizione di Freak al Lab.Crash! di via della Cooperazione 10 (appena occupato, era il 1 marzo 2009) con Alessandra Mostacci, dal titolo "Metropolis" :

      https://www.youtube.com/watch?v=jND1LtS21JU

      https://www.youtube.com/watch?v=V-T4Rg7gMJc

      La poesia di Freak Antoni non ha solo riempito libri ed album, ma, fedele alle parole dello stesso Roberto, ha attraversato i momenti di lotta e di occupazioni che da sempre hanno scandito la storia della Bologna ribelle, della sua Bologna. L’ultimo live degli Skiantos prima del loro scioglimento al Laboratorio Crash, la sua performance teatrale lo scorso 11 dicembre in Facoltà di Lettere occupata in via Zamboni; questi ed altri momenti resteranno indelebili nei ricordi di chi c’era e nella memoria viva di questa città. Di seguito un breve poema di Antoni che, meglio di noi, ci parla della sua arte. Largo all’avanguardia!



      PREGHIERA AL DIO ENFATISTA

      Signore dell’Enfasi, noi ti preghiamo: suggerisci la giusta iperbole e sostieni il nostro sforzo creativo, rendendolo enfantastico, sarcastico, bombastico.

      Sorreggi la nostra arte, partorita nella grande immaginazione ed arricchisci i nostri sogni, esaudendo bisogni e indispensabili Utopie.

      Estendi a noi tutti la tua stimolante e salvifica protezione.

      Degnati di sorreggere l’Avanguardia e ponila al riparo delle insidie del Mercato che degrada progetti, idee e novità, lusingando l’inventiva, irretendola nella subdola retorica dell’iperprofitto!

      Oh Signore dell’Enfasi, dispensatore di geniali intuizioni, noi ti preghiamo di trasmetterci il senso della giusta distanza dal Buon Senso Comune e da ogni forma di retorica: passata presente e futura!

      Conservaci eternamente permeabili al dubbio e all’autocritica ed accetta la nostra umile devozione per Te, creatore dell’Enfarte, il pianeta dell’Enfasi che si fa arte.


      http://www.infoaut.org/index.php/blog/culture/item/10639-mamma-%C3%A8-morto-un-ribelle
    1. ottavino 13 febbraio 2014

      Che cosa veramente orrenda!. La celebrazione del morto, la brutta senatrice che lo ricorda..... uno spettacolo rivoltante.

    1. Tao 13 febbraio 2014



      E così è morto anche Roberto Freak Antoni. Un pomeriggio di qualche anno fa (doveva essere primavera, il cielo su Bologna era bellissimo) me ne andai in osteria con lui e Fabio Testoni, meglio conosciuto come Dandy Bestia. Era un periodo in cui, grazie a “Repubblica XL”, me ne andavo in giro per l’Italia a incontrare le persone con cui mi sarebbe piaciuto parlare quando, da adolescente, abitavo a Bari e il mondo della musica, del cinema, del’editoria mi sembrava una cosa lontanissima, quasi irreale. Io, invece, pervenuto e provinciale. Fu una giornata bella. Grazie Freak Antoni, grazie Dandy Bestia.

      Bologna, interno giorno, un’osteria del centro cittadino. Sono a pranzo con due cinquantenni di sesso maschile dall’aspetto piuttosto trasandato. A vederli da lontano potrebbero sembrare due playboy in disperata lotta con la bilancia e gli affronti del tempo. Ad avanzare di qualche metro già i conti non tornano più: parlano con una serietà e una brillantezza del tutto sconosciuta a chi preferisce il travestimento da intellettuale. Ma soprattutto hanno una libertà di modi che non potrei che definire aristocratica, proprio così: quella naturalezza di chi è talmente certo della propria nobiltà da potersi permettere di non fare lo snob. A conoscere la storia della musica italiana si chiamano Freak Antoni e Dandy Bestia, e la loro addizione significa Skiantos.

      Stiamo festeggiando Skonnessi, il primo unplugged dei fondatori del rock demenziale, un genere che dal ’77 spiazza i trogloditi delle hit parade e appare all’ascoltatore sensibile come il rovesciamento della demenza del potere. Sono quasi trent’anni che gli Skiantos usano lo sberleffo per mettere in ridicolo il mix di arroganza, comicità involontaria e violenza mortuaria che avvelena le nostre giornate. “Siamo passati per momenti esaltanti, difficoltà, scioglimenti, ritorni alla carica”, mi ha detto Freak Antoni mentre passeggiavamo sotto i portici vicino via d’Azeglio, diretti in osteria, “ma siamo sempre stati talmente avanti che noi stessi facciamo fatica a raggiungerci”. Vogliamo un esempio? “Meglio un figlio ladro che un figlio frocio” è un pezzo del 1993. Qualche mese fa la sua cover è stata eseguita negli studi di “Porta a Porta” da Alessandra Mussolini che, in un’apoteosi di ingegno monolitico, ha ululato: “meglio fascista che frocio!”, dimostrando come il semplice passaggio dal linguaggio artistico a quello politico sia capace di trasformare un atto di denuncia in un grottesco gesto di aggressione. L’ironia, insomma, è un’arma a lungo raggio: dice che il re è nudo anche con tredici anni di anticipo.

      “Il problema…”, dice Freak Antoni affrontando con indicibile lentezza un piatto di tortelli dopo avere scambiato quattro chiacchiere col proprietario del locale, un ex chitarrista che continua a sostenere dai fornelli la scena musicale bolognese, “… il problema è che non tutti riescono a cogliere un’ironia che può risultare spiazzante quanto più è sottile. E il fatto di venire fraintesi è da sempre la nostra condanna ma anche il nostro punto di forza. Canzoni come “Calpesta il paralitico” o “Italiano terrone che amo” hanno anche suscitato reazioni sdegnate. Gli sprovveduti si chiedevano e continuano a chiedersi: ma questi ci fanno o ci sono? I nostri fan capiscono e approvano”.

      Ed ecco un altro punto di forza degli Skiantos, penso, mentre arriva anche il secondo: i fan, il cosiddetto zoccolo duro, un pubblico che nessuna altra band in Italia è riuscita a meritarsi. Il nuovo disco è registrato in presa diretta durante un tour dell’anno scorso. Ebbene, per tutta la durata dell’unplugged, ricordo a Freak e a Dandy con il timore che la prendano male, si sentono in sottofondo gli insulti degli spettatori: “Coglione! Fai cagare! Sei grasso, tornatene a Bologna!” Chiedo a Dandy Bestia se questa cosa succede a ogni concerto. Lui abbandona il bicchiere di vino che stava portando alle labbra e annuisce con un sorriso vittorioso: “abbiamo cominciato molto presto a provocare il nostro pubblico”, dice, “perché è terribile vedere un concerto in cui gli spettatori rimangono passivi, o agiscono per stereotipi. Così, durante i primi live ci portavamo sul palco una cassa di verdure e lanciavamo ortaggi contro gli spettatori. Le reazioni non si facevano attendere, la sterile ritualità dell’evento rock veniva rotta e ogni cosa finalmente poteva accadere. La prima volta che Shel Shapiro venne a vederci rimase sconvolto. Lui aveva trovato il successo in Italia con i Rokes ma era un figlio della Swinging London. Bene, ci disse che una cosa del genere non l’aveva mai vista neanche con i Sex Pistols”.

      Mi sembra un piccolo miracolo: negli ultimi anni sono stato trascinato per live durante i quali non solo i pezzi suonavano come la copia fatta male delle versioni in studio ma il pubblico… il pubblico era pura catatonia preregistrata! Ai concerti degli Skiantos finalmente succede qualcosa: un continuo scambio di insulti che se ne sbatte della goliardia e punta a una certa catarsi, al momento liberatorio.

      Il tutto anche per scongiurare il divismo, una particolare malattia dello show business in grado di trasformare in due minuti il libertario in reazionario.

      “E infatti”, riprende a raccontare Freak Antoni muovendo quella sua testa da feto adulto con lentezza raddoppiata, come se venisse da un pianeta in cui il tempo è sotto il dominio assoluto degli uomini, “gli Skiantos si sono sciolti tra l’80 e l’81, nel momento di maggiore successo. I discografici avevano le mani nei capelli, dicevano che eravamo pazzi. Ma noi non volevamo rischiare di vestire i panni delle rockstar, un ruolo che abbiamo sempre aborrito, preso in giro, sputtanato. Poi, passata la sbornia della notorietà, siamo tornati insieme: pensavamo che ci fosse ancora bisogno di un gruppo di contestatori come noi. Anche perché non c’era nessun altro a farlo”.

      Solo che negli Skiantos, ad ascoltarli bene, le provocazioni indifendibili sono il cavallo di Troia dentro il quale si nasconde una forza etica che il pop distrugge con lo slogan e i cantautori impegnati “coi pianoforti a tracolla, vestiti da pinocchio” rischiano di diluire nella pomposità del lamento engagé. È sufficiente che io aggiunga “Italia 2006” perché Freak e Dandy scuotano la testa: “E’ un Paese in cui facciamo fatica a riconoscerci. Un luogo in cui regnano provincialismo, cinismo, mancanza di prospettiva e di immaginazione”.

      Così, se in Italia, più che mai, “non c’è gusto a essere intelligenti”, uno dei migliori atti di cattivo gusto consigliato agli irriducibili della resistenza umana è comprarsi un disco degli Skiantos o andare velocemente a un loro concerto. Spegnete il televisore sui video di Mtv e uscite di casa. Sganciatevi anche da Youtube. Vi farà bene.

      Nicola Lagioia

      Fonte: www.minimamoralia.it

      12.02.2014

    1. clausneghe 13 febbraio 2014

      E ridai con le lacrimucce...Sono troppo sensibile,di questi tempi.

      Conobbi seppur di striscio Freak Antoni e la sua band una volta che, nelle mie frequenti di allora scorribande, arrivai in Piazza Maggiore a Bologna. Cercavo fumo e un tipo mi condusse sotto certi portici della città vecchia, vicino all'Università, dove in un bugigattolo "centro sociale" di allora stavano provando e incasinando gli allora sconosciuti Skiantos, amici, mi spiegò il tipo. Intanto che aspettavo la verdura, con i miei amici, mi godevo le note schizzate, gratis. Poi li conobbi meglio gli Skiantos, e i Punk essendo diventati un CULT tra noi giovani di allora, si parla del 78/79 e di "brucia la banca" o "sei fatto duro come un copertone". Rock demenziale lo chiamavano allora, ma a me sembrava già piuttosto dissacratore e rivelatore.
      Ora guardando il video testimonianza quì sopra, scopro anche l'aspetto profondamente filosofico di un grande, sofferente uomo.
      Ti sia lieve la terra Freak e possa tu continuare il viaggio, schivando l'Aquila.

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