NON C’È PIÙ NULLA DA CONSERVARE

NON C’È PIÙ NULLA DA CONSERVARE

Di Roberto Sestito

«Non c’è più nulla da conservare. Religione, famiglia, aristocrazia, le antiche incarnazioni dell’autorità, sono ridotte in polvere», scriveva con senso profetico Pierre Drieu La Rochelle un “maledetto” della letteratura francese in uno dei primi saggi politici, Mesure de la France, che pubblicò, reduce dal fronte della Grande guerra, nel 1922 quando non aveva ancora compiuto trent’anni. «Oggi ci sono i moderni, gente che vive o di profitti o di salari, e pensa e parla solo di questo argomento. Sono tutti senza passione, preda dei vizi corrispondenti: alcol = droga; unione libera e sterile = omosessualità = corse al cinema in comune. Non c’è possibilità di scelta… Tutti passeggiano soddisfatti nell’incredibile inferno, nell’enorme illusione, nell’universo di spazzatura che è il mondo moderno e in cui, ben presto, non penetrerà nemmeno più un raggio di luce spirituale».

“Non c’è più niente da conservare”: quelle sparse luci di spiritualità che ancora illuminavano il cammino dei volenterosi negli anni 60-70 sono stati ormai definitivamente e brutalmente spazzati via dalla tempesta distruttiva che sconvolge il mondo. Si fa tutto maledettamente più complicato e difficile, dovendo ricominciare daccapo e senza sapere da dove.

Cerchiamo nei maestri del passato la parola che segna il cammino, la fiaccola che illumina il sentiero, ma anche loro sembrano stanchi, delusi, scocciati e spesso ripetono: abbiamo parlato, ma non ci avete ascoltati, abbiamo scritto, ma non ci avete letti e quando dicevate di ascoltarci e di leggerci in verità pensavate già ad altro ed eravate distratti.

Ma noi reclamiamo la nostra parte di giustizia, la nostra buona fede e forse così facendo, dimostriamo la nostra incapacità di capire che il nostro dovere non consiste nel “conservare”, ma nel “trasmettere” forse nel “testimoniare” qualcosa. Sul nostro mondo si è addensato uno strato di fango che il fiume della storia e della stupidità umana hanno depositato nel tempo: vogliamo “conservare” il fango? vogliamo ignorare che anche noi siamo parte di questa vertiginosa rovina? e che il nostro bisogno di vivere e di respirare senza ossigeno fresco è solo una velleità di morte? Ci prepariamo forse a vivere in un mondo di fantasmi? e se è così, ci siamo già rassegnati?

Occorre trovare la forza e la volontà di calarsi nel fango, senza sporcarsi le mani e come un palombaro che si tuffa nell’oceano, tentare di riportare alla luce, in superfice, quella perla nascosta nell’ostrica degli abissi e che i nostri maestri di proposito avevano lasciato affondare e occultare quando la folla tumultuante e tumultuosa, li incalzava, si accaniva dietro di loro, e stava loro addosso con il respiro puzzolente e malvagio.

Ecco quale dovrebbe essere il nostro compito attuale: “ridare vita e luce alla perla sacrificata e nascosta”. Osiride deve tornare e risplendere a ad accecare con la sua luce e la sua energia i pavidi e i disonesti, bruciare col suo fuoco l’immensa spazzatura che sta coprendo la terra e ridare speranza a quei fantasmi che si aggirano desolati nelle deserte contrade in cerca di pace e di intuizioni.

Più che dei vizi e delle illusioni, siamo stanchi dell’odio del fanatismo e delle ingiurie che hanno corrotto i cuori degli uomini.

“Non c’è più nulla da conservare”. Bisogna solo cominciare daccapo, consapevoli che il nuovo c’è già stato, che il nuovo non aveva una dimensione temporale e spaziale e che diventa nuovo solo nella mente umana ristretta e ripetitiva. Bisogna invece “ricordare” ciò che siamo stati, “ricordare” con la memoria del cuore, perché se c’è ancora qualcosa che ci mantiene ancora vivi e attivi è questa “memoria” che si affaccia dentro di noi con lampi rapidi e saettanti.

Fonte: Roberto Sestito, Giardino Pitagorico, Antologia di scritti: Tradizione, Politica, Poesia, Pensieri poetici

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Pubblicato sul forum dei lettori di ComeDonChisciotte.org da mystes

https://forum.comedonchisciotte.org/libri/non-ce-piu-nulla-da-conservare/

Commenti (72)

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    1. Bertozzi 13 giugno 2024

      Mi è piaciuto, lo trovo molto Bertozziano, in alcuni punti...

    1. mystes 13 giugno 2024

      "...l'unica via è il Cristo, l’unica verità è il Cristo, l’unica salvezza è il Cristo, l’unica tradizione è il Cristo."

      Ecco un esempio di gigantesca menzogna. La vera grande sovversione ha avuto inizio proprio in Palestina e Tiberio si rosicchia ancora le unghie per essersi fatto fregare da un giudeo sovversivo e nemico dell'Impero.

    2. R66 13 giugno 2024

      Quando iniziai a fare obiezioni sul tema, una delle principali riguardava il fatto che 120 persone (i presenti alla Pentecoste), tra cui donne e senza armi, con tutti contro che volevano bruciarli, farli smangiucchiare dalle bestie e altre belle cosette, siano riuscite a promuovere un messaggio che, credo, abbia influenzato la storia dell'umanità più di qualunque altro.
      Trovo strano che questa stessa obiezione venga riproposta raramente da altri.

      Anzi, appare naturale notarne la riuscita, robe che neanche Gengis Khan in accoppiata con Alessandro Magno avrebbero potuto fare.
      Ricordo che la Chiesa Cattolica, come la conosciamo oggi, è comparsa molto dopo e comunque è stata ed è anche essa un avversario.
      Tutto regolare?
      Beh, facciamolo anche noi oggi, no?
      Dai, ammucchiamone 150, abbondiamo, così faremo anche più in fretta.
      Tra l'altro, c'è pure internet a disposizione.
      Schwab & compari, avete i giorni contati!

    1. Luigi Pastorello 13 giugno 2024

      Al contrario, mai come nei tempi attuali la spinta alla vera spiritualità offre reali opportunità di crescita interiore. Non stiamo parlando ovviamente delle religioni istituzionalizzate, o di filosofie accademiche, e nemmeno della paccottiglia new-age spacciata per spiritualità. Difatti, le spinte efficaci affinche la massa possa veramente attingere a quella sapienza iniziatico esoterica autentica oggigiorno sono paradossalmente facilitate. Proprio dalla crisi distruzione di ogni pseudo valore del passato. Perchè il sole possa brillare chiaramente in un cielo terso, questi deve essere prima spazzato via e "pulito" da temporaloni, venti impetuosi e tempeste apparentemente distruttive e temute!

    1. LuxIgnis 13 giugno 2024

      Quindi,
      perso il Tao si ebbe la Virtù,
      persa la Virtù si ebbe la benevolenza,
      persa la benevolenza si ebbe la giustizia,
      persa la giustizia si ebbe il rito.
      Ora,
      chi officia i riti dà un fragile messaggio ai devoti
      ed è a capo della confusione.
      I profeti sono il fiore del Tao, e il principio dell’inganno.
      Così, il grande uomo vive in ciò che è profondo, non in ciò che è superficiale.
      Vive nel seme, non nel fiore.

      Dal DaoDeJing Cap.38.

      C'è ormai un proliferare di articoli su quanto si è perso, di quanto manca questo o quello, sui valori perduti, eccetera.
      Onestamente non li vedo con simpatia, perché sono molto superficiali. Dicono che abbiamo perso qualcosa ma cosa precisamente non si sa. Certi valori dicono, ma poi uno si chiede: ma allora decine d'anni fa o secoli fa si viveva veramente meglio? Io non ne sono proprio convinto, da quello che si sa la vita era drammatica allora come lo è adesso. Forse c'era qualcosa in più ma c'era anche molto in meno. Oggi è la stessa cosa.
      Quel brano del DaoDeJing scritto 2600 anni fa parla già di qualcosa che si è perso. 2600 anni fa c'era qualcuno che si lamentava di qualcosa che si era perso. Quindi il processo non è insito nell'oggi, come molti degli articoli che girano fanno intendere, era ben presente già prima e da molto, molto tempo. Ora, forse, possiamo dire che la situazione si è aggravata ma è solo una questione di tempo. Quando si perde qualcosa ci vuole tempo perché ce ne si accorga o se ne sentano le conseguenze. E in tempi umani ciò corrisponde a secoli.
      Nelle frasi del DaoDeJing si vede la progressione della perdita. Tao, Virtù, benevolenza, giustizia, rito. Ma, attenzione, queste parole non vanno interpretate letteralmente. Per benevolenza non si intende un accettazione dell'altro completa e senza giudizi, ma il forzarsi a fare questo; la tolleranza o la carità. Sii benevolente ma continua a permettere un mondo di soprusi. Chi è nel Dao, non ha bisogno di imporsi una benevolenza, ce l'ha spontanea nel suo Essere. L'altro è già sé stesso.
      Non mi dilungo oltre; solo su queste cose ci sarebbe da parlare a lungo.
      Quindi cos'è che si è perso?
      Si è persa la connessione. Connessione con il Creatore, connessione con l'universo, connessione con la Terra, connessione con il mondo, connessione con l'uomo e infine connessione con sé stessi.
      Senza connessione vi è separazione, e oggi siamo profondamente separati da tutto e tutti. Profondamente. Navighiamo in un mare di paranoia pubblica, per non usare altre parole.
      Dao in lingua cinese vuol dire Via. E cos'è la Via se non una connessione?
      Un corpo è sano quanto tutte le miriadi di cellule sono interconnesse fra loro, si ammala quando questa connessione viene a mancare. E noi siamo ora profondamente malati.
      Ora, la benevolenza (la carità), la giustizia (leggi e valori), i riti (azioni ripetitive automatizzate), sono come le medicine allopatiche. Alleviano i sintomi, per un poco, ma non curano il malessere e anzi, ne peggiorano la situazione. Tutti i valori, a cui si fa spesso riferimento al passato, che si sono persi, hanno contribuito pesantemente alla separazione. Non c'è bisogno di queste cose se vi è ripristinata la connessione. Possono essere al limite degli aiuti temporanei non dogmi scolpiti sulla pietra.
      Fino a qualche tempo fa ancora vi erano aperte alcune connessioni, di cui il genere umano pur rinnegandole ne ha ampiamente beneficiato. Ma oggi quello che ci troviamo di fronte è che tutte le porte di accesso sono sbarrate.
      Sta a noi se vogliamo veramente, lavorare per riaprire le vie e le connessioni. Senza di esse inaridiamo come una pianta senza acqua, in una siccità dello spirito costante e che ha solo una conseguenza.
      È di acqua che si ha bisogno non di medicine.

    1. ignorans 13 giugno 2024

      Nel buio è nata una stella: il generale Vannacci

    1. tonaus 13 giugno 2024

      Cerchiamo sempre fuori quello che invece abbiamo dentro....Aspettiamo sempre il salvatore...In realtà siamo noi stessi il salvatore che stiamo aspettando....Solo con l'espansione della coscienza....Ci arriveremo...

      Itzhak "Ben" Bentov,

    1. Heidrek 13 giugno 2024

      "gente che vive o di profitti o di salari"

      Ne deduco che l'autore rimpianga i tempi in cui la gente viveva di rendite, decime, vassallaggio, servitù della gleba.
      Evidentemente in quel mondo di antichi contrapposti a questi moderni lui si immagina aristocratico e felice, dimenticando che quello era un privilegio di cui godeva circa il 5% della popolazione europea.

    1. DrCaligari 13 giugno 2024

      Io questa storia degli anni 60 e 70 non sono mica più tanto d'accordo, ok sono state generazioni di giovani meravigliose e hanno fatto qualcosa di molto bello, però come sempre il medium è il messaggio: per vent'anni ha trionfato tutto quello che era di sinistra, forse che il mondo fosse diventato improvvisamente migliore o più semplicemente i provos, gli hippy, i rockettari, i contestatori, i punk erano funzionali per rompere definitivamente con la tradizione? Propendo decisamente per la seconda. Riguardo al fango odierno invece sono molto concorde ma ho ben presente che più fango c'è in giro più e meglio si ha la possibilità di detergersi ed essere puliti. certo a livello individuale, ma in fondo è sempre stato cosi credo.

    2. Heidrek 13 giugno 2024

      Non è che erano funzionali per romprere la tradizione, erano la rottura.
      Quella dei baby boomers europei ed americani è stata la generazione più fortunata e numerosa nella storia dell'umanità, collocatasi in una felicissima contingenza storica che non rivedremo mai più.

    3. IlContadino 13 giugno 2024

      Io sono passato dal punk allo yoga, dallo yoga alla terra.
      Ho vissuto con intensità il periodo punk, l'ho lasciato portandomi via il buono, quella parte l'ho reinvestita nello yoga, poi nella terra.
      Terra che sta per famiglia, stanzialità.
      La mia rottura con le tradizioni mi ha riportato alle tradizioni, alla parte nobile di esse.
      Il punk è stato il setaccio.

    1. Gino 13 giugno 2024

      Siamo vecchi in un mondo di vecchi. Come Platone nei tempi della decadenza di Atene, commettiamo l'errore di coltivare il mito di perduti tempi migliori (nel suo caso, il mito dell'età dell'oro, nella prospettiva di chi visse invece in quella del ferro).

      Alcuni di noi (i più sfortunati) infine si accorgono dell'errore insito nell'epoca in cui siamo vissuti. Un errore che ci ha compenetrati. Abbiamo vissuto in un'epoca caratterizzata da egoismo eccessivo. Un'epoca in cui perfino far figli equivalse ad essere fessi. Io stesso vissi in tal modo, rifuggendo l'idea di diventare lo schiavo della mia propria prole, che pertanto non generai.

      Oltre 50 anni fa la fertilità delle donne italiane in età di riproduzione scese al di sotto della fatidica soglia di 2,1. Oggi tale indice è ad un minimo storico. Fintantoche non ritornerà al di sopra di quella fatidica soglia il declino sarà implicito. Trascorso un secolo, esisterà ancora la lingua italiana?

      Il declino induce pessimismo, ed il pessimismo ulteriore declino.

    2. Bertozzi 13 giugno 2024

      E anche un pò di fastidio... pessimismo e fastidio, pessimismo e fastidio...

    1. cirillo 13 giugno 2024

      Semplice risultato del non tener conto di Dio e fare da se.Personalmente non mi affanno tanto perché sono convinto che ultimi giorni vengono chiamati così perché la soluzione di tuttii problemi e’molto vicina.

    2. absitiniuriaverbis 13 giugno 2024

      La morte bisognerebbe utizzarla come consigliera e costantemente.
      Cosa farei ora, adesso in questa situazione se fosse l'ultimo respiro?
      Non è la soluzione dei problemi.
      Per vedere i problemi negli occhi contemporaneamente alla soluzione è sufficiente uno specchio.

    1. IlContadino 13 giugno 2024

      Mi figuro un grande ambiente al chiuso, che ne so, un capannone. Penso ad un grande capannone.
      Il capannone rappresenta la coscienza, nel capannone sta racchiuso l'universo intero.
      Il capannone è buio, solo una piccola luce ne illumina un angolino, la mia consapevolezza. Quella lucina illumina tutto ciò di cui sono consapevole.
      La mia coscienza è l'universo intero, la mia consapevolezza un angolino di quell'universo.
      Sapere di osservare un solo angolino ma di essere l'intero capannone significa avere fede.
      Alcune persone non comprendono che stanno osservando un solo un pezzetto, credono che l'angolino sia l'intero capannone, quindi non si sforzano di cercare gli interruttori.
      Abbiamo la possibilità di illuminare a giorno tutto il capannone, da qualche parte ci dev'essere il quadro elettrico.
      C'è, il quadro elettrico c'è!
      Sufficiente cercarlo.

    2. indipendente 13 giugno 2024

      luce/oscurità = dualità.
      La metafora è bella, ma pur sempre costruita sull'inganno di fondo.
      Il sistema di pensiero innato, e che crediamo ci appartenga, è fuorviante. Non sei nel capannone, ma il capannone lo hai immaginato tu.

      Da un'altra parte hai visto un ragno che ti mangiava la capra, e non pensavi che il ragno fosse vegetariano, ma tant'è...

    1. ignorans 13 giugno 2024

      "Si fa tutto maledettamente più complicato e difficile, dovendo ricominciare daccapo e senza sapere da dove".

      Dall'ordine. Ricomincia dall'ordine. Siamo in un luogo molto ordinato, perciò devi fare tuo questo ordine, evitando il disordine

    1. sbregaverse 13 giugno 2024

      Niente da conservare nulla da ricordare ;
      c'è un solo fare :
      ~DONARE~*
      * e allora dai le cose giuste tu le sai,
      ma perchè non le fai ¿?
      La perla è il DONO.

    2. sbregaverse 13 giugno 2024

      allora DAI DAI la cosa giusta tu la sai,
      ma perchè non la fai ¿?
      È DONO solo se incondizionato,
      ed è sbranato ed annichilito dalle tre fiere: lonza lione lupa.

    1. Hospiton 13 giugno 2024

      Gli anni 60-70 contenevano senz'altro maggiore impegno, creatività, energia, del resto dopo le distruzioni del trentennio 1915-1945 non poteva che seguire una ricostruzione...appunto, ricostruzione, non rinascita, tutto nel segno del materialismo e dell'efficienza (con la notevole eccezione del 68, prontamente inquinata per disinnescarla sul nascere), in generale non mi pare si percepisse maggiore spiritualità. Basti rileggere Pasolini e le sue denunce, o recuperare alcune pietre miliari della cinematografia italiana e europea degli anni 60, incentrate su figure di borghesi venali, uomini in cerca di approvazione, successo e riconoscimento sociale oppure socialmente solidi ma smarriti proprio dal punto di vista spirituale e esistenziale, un dramma evidentemente colto dagli artisti del tempo (es. la Vitti e Richard Harris in "Deserto rosso" di Antonioni), per non parlare di personaggi superficiali come il Gassman de "Il sorpasso", emblema del boom. E ancora "Gli indifferenti" di Maselli, "Il disprezzo" di Godard, "Io la conoscevo bene" con la scena dell'umiliante esibizione di Tognazzi, lo splendido "Signore e signori" di Germi, che smaschera l'ipocrisia della gente bene nella provincia, insomma se ne possono citare numerosi. Sarebbe interessante sapere in quale epoca l'uomo europeo sia stato così "spirituale" come taluni sostengono, a me pare che ci si aggrappi a un mito, o a un qualcosa legato forse a un'antichità irrecuperabile ma inesistente o quasi nella società industriale post 700 (e su quella appena precedente, bè è sufficiente rispolverare un po' di cronache sulle guerre di religione che insanguinarono l'Europa per secoli, spiritualità a dir poco distorta, più corretto definirla "fanatismo"). Zolla ricordò i mistici dell'Occidente in una sua grande opera ma si parla di singoli uomini e donne, la modernità non ha conosciuto movimenti spirituali tali da segnare la nostra civiltà (a meno che non ci si appigli a casi come Port Royal, interessante ma un po' troppo politicizzato, o a dubbi e confusi Risvegli di matrice americana). Quando si guarda indietro e si cercano preziosi nel fango della Storia bisogna farlo lucidamente, altrimenti ci si raccontano favole e aumenta il rischio di far riaffiorare roba piuttosto pericolosa, scambiandola per "perle".

    2. R66 13 giugno 2024

      L'articolo accenna al reale problema, ma poi lascia tutto in sospeso per via di quel tabù a cui accenno saltuariamente.
      Fa credere che prima c'erano personaggi di più alto spessore, che sia stato loro il merito di aver tenuto a bada la situazione e che, ritrovandoli, le cose si assesterebbero di nuovo.
      E poi 'sta spiritualità...
      Serve più spiritualità!
      Ma che è?
      Ma di cosa si sta parlando?
      Sembra un mezzo slogan alla + latte - cacao.
      La parola spiritualità, da sola, non significa un bel nulla.

      Io rimarco sul tabù: dai la possibilità di fare e l'uomo, inteso come società allargata, creerà un immondezzaio a priori.

      Personalmente ho smesso di parlare di soluzioni, non ha senso farlo prima di aver compreso la causa.
      Per capirla serve una dose generosa di umiltà: non siamo in grado di non attuare un'eventualità fattibile.
      Hai la bomba?
      La spari.
      Hai i soldi?
      Li spendi.
      Hai la droga?
      La consumi.
      Non riusciamo a tenere in sospeso alcun fattore, a non metterci lo zampino a non considerarlo.
      Da qui la necessità del limite, che tradotto equivale alla non possibilità di fare un immondezzaio.

      Questo limite non va imposto, va capito intimamente, per cui le osservazioni sul genere "Che fai allora, togli questo e quello? Torniamo all'età della pietra?" indicano inesorabilmente la non avvenuta comprensione.

      Attualmente, la via scelta tende a ottenere più possibilità, il che si traduce in una percezione dell'uomo e di sé stessi enormemente sopravvalutata.

      PS
      Anche la frase "Se lo facessero tutti, allora sì che..." indica la non avvenuta comprensione.

    3. Hospiton 13 giugno 2024

      Che siano esistite figure più autorevoli è possibile, in fondo può far parte di cicli; come nello sport si alternano generazioni d'oro e altre di pipponi, così può essere su vasta scala nelle società.
      L'Ungheria, oggi provincia di terza fascia calcistica, riavrà mai una squadra del genere, la "Aranycsapat"? Pare improbabile, però è esistita!
      https://it.wikipedia.org/wiki/Squadra_d%27oro

      Vari fattori contribuiscono all'alternarsi. In quanto alla spiritualità mi basterebbe si citassero gli esempi cui ci si riferisce, può darsi che alcuni movimenti mi siano sfuggiti o ne abbia sottovalutato la rilevanza... però si deve trattare di qualcosa di largo impatto, altrimenti che effetto può aver avuto su società composte da milioni di uomini? Nella civiltà industriale non scorgo nulla del genere. Anch'io reputo che l'uomo moderno non sia in grado di limitarsi, se ha un gingillo in mano lo usa senza preoccuparsi delle conseguenze, e chi si preoccupa viene definito in vari modi ("primitivo retrogrado" è il più gentile)...ci sono state però civiltà -occidentali e non-che quest'attenzione nei confronti delle "conseguenze" l'avevano sviluppata, Fini ricordava gli antichi greci e il loro concetto di hybris. Ecco, forse si potrebbe lavorare in direzioni simili, siamo ancora in tempo per recuperare?

    4. Gino 13 giugno 2024

      Hybris fu l'opposto simmetrico di Dike. La nozione primaria fu però quella di Dike. Un termine in italiano intraducibile. Qualcosa a metà tra Giustizia, Necessità ed Equilibrio. Fu una divinità immanente. L'analogo moderno che più gli si avvicina è la nozione di ecologia. Quella greca fu però una nozione maggiormente collocata nel campo sia dell'etica che della religione. Insomma, qualcosa di molto maggiormente 'spirituale'... La si ritrova in molti autori di filosofia, tra i quali Parmenide ed Eraclito.

    5. R66 13 giugno 2024

      Non ho idea se siamo ancora in tempo.
      Al momento, immaginando due direzioni, ci stiamo dirigendo verso quella opposta, quindi, prima di pensare al percorso da recuperare, bisognerebbe fermarsi.
      EDIT
      Non vorrei far credere di star indicando soltanto la massa, l'uomo comune o il classico Mario Rossi; i "ciechi" riguardo alla necessità del limite si trovano ovunque.
      Sono tutti quelli che spingono per costruire, per aggiustare, per riformare, insomma tutti gli avidi verso quello che qualche messaggio fa ho definito "prescia del vivere".
      Il largo impatto, per me, è motivo stesso della disfatta.
      Non si troveranno mai esempi sul genere, ergo, non bisogna cercare una soluzione di quel tipo.

    6. Hospiton 13 giugno 2024

      Capisco, però anche un organismo che si ferma deperisce, si atrofizza, muore, in fondo non è quello che sta succedendo a noi al di là delle apparenze scientiste, progressiste, economiciste tanto discusse? Prosegue la corsa tecnologica, forse ormai indipendentemente da tutto e tutti, ma dal punto di vista sociale siamo immobili, ciò crea uno squilibrio disastroso, per l'appunto mi è venuto in mente il concetto di hybris...forse il passato può offrire qualche spunto ma senza pescare a casaccio, ecco perché non mi convincono i cenni alla presunta spiritualità novecentesca (al massimo avrei capito qualche riferimento alla Teosofia, all'interesse per l'occultismo e l'arcano che investì Europa e USA tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, non mi pare però che l'articolo intenda avventurarsi in quelle lande poco esplorate).

    7. Hospiton 13 giugno 2024

      Non a caso l'esempio odierno di critica all'agire sconsiderato e arrogante dell'uomo, almeno l'unico che mi viene in mente, riguarda proprio l'ecologia, la questione green-inquinamento ecc...peccato che il discorso sia saldamente in mano di BlackRock e compagnia, con quel che ne consegue. Possiedono una certa abilità nell'insozzare qualsiasi tematica

    8. R66 13 giugno 2024

      Nelle discussioni nel mondo reale, punto più sull'aspetto pratico che non su quello mentale, perché dal primo si capisce immediatamente se l'altro ha raggiunto una certa ottica.
      Rimanendo sul vago, si potrebbe parlare per ore dicendo le stesse cose, intendendone altre.
      Tirando in ballo oggetti e possibilità tangibili, il più delle volte si scopre che non li si vuole minimamente mettere in discussione: ci devono essere, li vogliono.
      Una volta intravisto alla lontana l'automatismo tra la possibilità e la conseguenza, in genere all'altro si incricca il cervello e smette di parlare o si adira.
      La lotta però non è come me, la sta facendo al suo interno: è il dilemma sulla botte piena e la moglie ubriaca.
      "Io ce la farò" - si dicono - "io avrò entrambe."
      Beh... cosa altro aggiungere da qui in avanti se non: "prego, fai, provaci, ma non insieme a me"?

    9. Hospiton 13 giugno 2024

      Rispondo qui all'aggiunta, l'ho notata solo ora. Comprendo bene la diffidenza nei confronti di ambigui riformatori, di chi pone l'accento con troppa enfasi su costruzioni, soluzioni (soprattutto quelle rapide) ecc, il più delle volte peraltro si son rivelati dei parolai interessati solo al proprio ego, in generale comprendo e temo la mentalità di cui parli...
      però ci può esser anche una forma altruistica e disinteressata di impegno, insomma scriveremmo qui se non fossimo convinti che il mondo circostante possa esser molto migliore di quanto osserviamo, perfino quello su larga scala che spesso ci sembra segnato? Non avessimo un minimo di empatia e fiducia forse vivremmo già in eremitaggio o in una micro-comunità, indifferenti a quel che accade intorno e senza neppure partecipazione né reale né "virtuale" (che, almeno per me, non rappresenta un mero passatempo). Non abbiamo soluzioni, ammetterlo equivale a un primo passo, e mi pare che i terribili no-solution siano in aumento, che combineranno quando saranno milioni? Vagheranno senza meta o qualcosa sorgerà spontaneamente? Opto per la seconda ipotesi

    10. R66 13 giugno 2024

      Ahaha, no-solution è fantastica! Ti assicuro che testimonierò in tuo favore nel caso altri se ne attribuissero la paternità.
      Battuta a parte, concordo appieno con questa tua ultima osservazione, anche io intravedo qualcosa...
      Purtroppo, proprio sul tempo si fonda la magagna.
      L'idea, avendo la spontaneità come requisito, non la si può forzare in termini di velocità, ma dall'altra parte spingono eccome.
      Che fare quindi?
      Per il momento, invece di lasciarmi prendere dall'ansia, cerco di affrontare la situazione con filosofia.
      Dato che il requisito è imprescindibile e forzarlo ne annullerebbe la sua efficacia, è meglio non forzare; nel peggiore dei casi, si otterrebbe lo stesso risultato, ma almeno senza la fatica inutile.

    11. Hospiton 13 giugno 2024

      Ti ringrazio, nel caso cederò i diritti d'autore alla comunità! Come non concordare sul fattore tempo, chissà che proprio il concetto di "imposizione", tanto caro in certi ambienti, non li si ritorca contro.

    12. Bertozzi 13 giugno 2024

      Come avere una falce nel culo, a tenerla fa male, a levarla fa peggio.

      (ci tenevo a elevare il discorso)

    1. Teopratico 12 giugno 2024

      C'è sempre da conservare, per poter campare. A parte i sacrosanti cibi in scatola,ci sono da conservare i pomodori d' estate, e le zucchine cresciute troppo, sotto aceto, gli ultimi carciofini di primavera se è rimasto dell' olio, e le patate e le mele in soffitta d'autunno. Le alici nel sale, gli stoccafissi stesi ai venti gelidi...
      E poi abbiamo da conservare i ricordi, per forza, a meno ché non riescano a fare un giorno dei backup mentali, e questo già ci dà tanto da fare... E tra i ricordi dobbiamo conservare i morti, tombarli, bruciarli, nasconderli, qualcosa bisogna farne coi nostri cadaveri, non si lasciano in giro: è una delle poche cose che ci distingue dal resto del regno animale. Tra le diverse manie e preoccupazioni dell' uomo, quella del conservare mai potrà sparire del tutto.

    1. natascia 12 giugno 2024

      Più che ricordare io direi essere. Essere.. e il fango ritrova il suo posto, sotto i tappeti e negli angoli. Basta osservare i bambini.

    1. Ummon 12 giugno 2024

      Non capisco proprio perché provare tanto disprezzo per il "fango". Sono serio, non voglio provocare: penso che questo atteggiamento sia l'esatto contrario della spiritualità e semplicemente una forma di narcisismo o superbia. L'essenza dello spirito è proprio di dare forma, senso, salvezza, al "fango". La vogliamo mettere in chiave cristiana? Benissimo: "sono venuto per i malati, non per i sani". Vogliamo metterla in chiave ermetica? Non cambia molto: l'iniziazione è prendere consapevolezza che siamo fango, cerchiamo di elevarci, alla fine del percorso ci accorgiamo che siamo ancora fango, ma il fango è vita.

    2. absitiniuriaverbis 13 giugno 2024

      Se non fossi quel che sono aggiungerei:
      Dio fece l’uomo con il fango della terra e alitò sul suo viso un soffio di vita (Gen 2,7).

      Però non sono un credente, quindi, molto più prosaicamente ricordo,... dal letame nascono i fior...

    1. ezio 12 giugno 2024

      Mannaggia se è così! E devo ancora finire di elaborare il lutto!

    1. ws 12 giugno 2024

      “ricordare” ciò che siamo stati, “ricordare” con la memoria del cuore,

      Si, anchio lo penso, ad esempio, per non distruggerne il ricordo non vado più a Firenze...
      Ma " ricordare" per chi ?

    2. Nonso 12 giugno 2024

      Sei per caso finito in un certo bordello di mia conoscenza?

    1. uomospeciale 12 giugno 2024

      Oggi è mercoledì...
      La mia giornata dedicata al nichilismo pessimista, è il lunedi.

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