NIENTE PAURA: E’ COLPA DELLO SPIRITO SANTO

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DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

“…e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.”
Fabrizio de André – Un blasfemo – dall’album Non al denaro non all’amore né al cielo – 1971.

La recente sentenza della Corte Europea – la vicenda di “crocifissi negati”, per le reazioni che ha generato – è una di quelle storie vomitevoli, da paese sottosviluppato, il quale non riesce a comprendere non il Diritto, ma soltanto i principi che lo sottendono, i quali sono la base della convivenza.
Anche il tono di chi commenta, a volte, fa arrossire: ma, davvero, nel 2009 – con tutti i guai che ci circondano – dobbiamo perderci in una guerra di religione? Sono questi i termini della vicenda?
Se una Corte Europea ha emanato quella sentenza, la prima cosa da fare è mettere sotto processo la Corte e l’Europa in genere? Gente che fino al giorno prima si sperticava in elogi per questo o quel trattato, improvvisamente nega tutto? Oppure, all’opposto, chi nega l’Europa per altri (e validissimi) motivi, per quale ragione non riesce a separare una vicenda dalle altre? Dobbiamo forse ricordare che, una delle principali conquiste civili, è stata quella di bruciare solo il libro, e non (insieme) l’autore?

Ovviamente, si possono avere le più disparate opinioni sui crocifissi ed altri simboli religiosi, ma non si può omettere – né nascondere dietro ad un dito – ciò che significano.
Da più parti, si solleva il vulnus dell’identità europea tradita: è una colossale falsità.
Per prima cosa, la strenua difesa in trincea del crocifisso non appartiene alla cristianità europea, bensì al solo cattolicesimo europeo, che è altra cosa. Solo che, chi vive in un angolo d’Europa e non alza mai la testa, difficilmente riesce a rendersene conto, accecato dal proprio provincialismo.
Salvo quattro Paesi – Italia, Spagna, Portogallo e Polonia – tutte le altre nazioni europee sono realmente multi-religiose, senza sconti: provate ad affermare, in Germania, la presunta “superiorità” di un culto e vedrete come vi risponderanno. Con un’alzata di spalle che sa tanto di commiserazione.
Se questi quattro Paesi desiderano vivere all’interno di un quadro comunitario, devono accettare delle regole che siano di garanzia per tutti, regole libertarie, che concedono la piena libertà di culto per tutti e, parallelamente, nessun accenno di supremazia nei confronti d’altre fedi.

E’ proprio così difficile immaginare un posto, nazione, continente o pianeta dove chiunque ha un credo – rispettando, ovviamente, la legge (inchiodare i gatti alle porte delle chiese non può essere accettato, perché offende le norme che riguardano gli animali e la salvaguardia degli edifici) – lo professa in piena libertà, senza pretendere che alcuni simboli – solo i suoi! – campeggino negli edifici pubblici, ossia nei luoghi che appartengono alla collettività?
Perché, avendo specifici luoghi di culto – garantiti proprio dalla legge – i simboli di un solo credo devono pervadere tutti gli ambienti? Perché questa è l’identità europea? Altra balla colossale, sia per l’oggi, sia per il passato.

Per chi non se ne fosse accorto, l’Italia – sono parole di Giovanni Paolo II, non mie – è “terra di missione”, tanto la religione cattolica è vissuta e praticata da una minoranza della popolazione. A parte le tradizionali presenze (Ebraismo e Protestantesimo), ci sono circa 20.000 italiani convertiti all’Islam: italiani, non africani.
Quanti sono i buddisti? Decine di migliaia, che seguono differenti aspetti della dottrina.
Ciò che però stupisce, è che tantissimi italiani oramai credono nella reincarnazione, s’identificano con principi animisti, rispolverano gli antichi Pantheon greco-romani. Quanti? Tantissimi, basta ascoltare qualche confidenza: se non basta, leggere le rilevazioni statistiche di fonte “non sospetta”[1]: il 30%!
Se un italiano su tre è cattolico praticante, uno su tre crede nella reincarnazione, altri si definiscono agnostici, induisti, buddisti, musulmani, ecc – a volte in un quadro di “credere senza appartenere”, come giustamente afferma Pier Luigi Zoccatelli, l’autore citato in nota – si può ancora affermare l’omogeneità e la completa sovrapponibilità di un credo religioso in una nazione?

Ma, ribaltiamo la domanda al religioso: è assolutamente necessario appartenere per credere? Oppure il credere senza appartenenza, il vagare cercando, lo sperimentare con fatica, l’assaporare gioie e disillusioni nella propria ricerca interiore, è valore infimo rispetto all’appartenenza, con o senza condizioni?
Perché mai – mi domando – dovrei percepire come “inferiore”, “incompiuto” od altro chi, semplicemente, dichiara d’essere alla ricerca di quella coerenza interiore che è stata – per millenni! – l’avventura filosofica?
Oppure, solo la Scolastica è da assaporare come scuola di pensiero?
Il respiro della libertà – tante volte citato a sproposito, per meri scopi di bottega – non dovrebbe comprendere tutti, al punto d’ascoltare chi riteniamo possa portare conoscenza, indicarci una via, avvalorare una tesi? Senza chiedere, prima, a quale appartenenza esso appartenga?
E veniamo alla Storia, spesso citata a sproposito per avvalorare tesi che non stanno in piedi.

Quando comincia la Storia?
Sotto Augusto, quando nacque il Cristo? Oppure la storia europea ha inizio con i Carolingi? Con l’avvento degli stati nazionali? Quando? Perché ciascuno di questi periodi contiene in sé aperte contraddizioni con l’Europa “giudaico-cristiana”.
Quando nacque il Cristo, l’Europa era Pagana. Poi divenne cristiana, ma con il Cristianesimo iniziò l’Eresia: vogliamo parlare dei Catari, di Dolcino, dei Giansenisti…di Pietro Valdo, di Savonarola…del Nicolaismo, della Simonia…
Nessuna contraddizione? Solo la Chiesa di Roma, che ordinava Cardinali – a 12 anni! – i rampolli delle famiglie nobiliari romane, non sbagliava?
Si giunse ad un cattolicissimo re di Spagna, protettore della Santa Sede come Imperatore del Sacro Romano Impero – ovviamente – il quale, nella tempesta della Riforma, per meri scopi dinastici permise ad un’armata protestante d’attraversare l’Italia e mettere al sacco Roma. Era Carlo V.
Fino al XV secolo, l’Andalusia era musulmana ed ebrea – e vissero in pace, fino all’arrivo d’Isabella la Cattolica – mentre gran parte dell’Europa Orientale fu Ottomana almeno fino all’Ottocento. E gli ortodossi greci e balcanici?
Certo che ci sono delle radici giudaiche e cristiane, ma ne esistono altre: la presenza musulmana, nell’est, durò secoli. Se queste radici esistono, perché sono i soli cattolici a reclamarne l’eredità? Perché i Luterani non sembrano molto interessati a queste vicende? Tanto meno gli Ortodossi?

E veniamo all’oggi.
Attualmente, il 5% della popolazione che risiede in Italia è composta da immigrati, in maggioranza musulmani, ma anche ortodossi, induisti, ecc: nelle altre nazioni europee, sono ancor più.
Nessuno si sogna, in Gran Bretagna, di discriminare una persona perché Buddista o Sikh: al massimo, ci fanno pure un divertente film come “Sognando Beckam”.
Chi sogna improbabili “paradisi razziali”, si metta il cuore in pace: che ci piaccia oppure no, senza un costante afflusso di “sangue fresco” l’Italia deperirebbe come una pera rinsecchita. La migrazione, nella Storia, è la normalità, non l’eccezione.
La natalità è soltanto retta dai figli degli immigrati (che, difatti, a fronte del 5% della popolazione, sono il 10% della popolazione scolastica) e, senza di loro, gli apparati produttivi non funzionerebbero. Quale giovane italiano, oggi, sa allevare un vitello? Dobbiamo importare anche i falegnami, perché i ragazzi italiani non vogliono più aver a che fare con segatura e truc
ioli: l’aspetto curioso, è che importiamo anche suore e preti da Paesi di tradizione non cattolica e poi…vogliamo discettare sui crocifissi?

Personalmente, nessun crocifisso mi ha mai disturbato, però mi è sempre parsa una stupidaggine imporre dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, giacché non tutti li riconoscono come tali, e dunque si possono generare reazioni negative proprio nei confronti di figure che – volendo essere veicoli di fratellanza e di pace – finiscono per dividere invece d’unire. Fra l’altro, l’icona di un uomo inchiodato ad una croce di legno non sempre viene compresa e necessita di spiegazioni, soprattutto per i bambini.
A mio avviso, la soluzione francese di negare qualsiasi simbolo religioso nelle strutture pubbliche è una conquista di civiltà giuridica: nessuno impone qualcosa, nessuno può vantare primogeniture, tutti i diritti d’appartenenza religiosa sono egualmente riconosciuti.
Di là del semplice principio giuridico, però, dovremmo chiederci quale sia lo scopo del simbolo religioso, mettendo da parte tutte le diatribe su Paesi che impongono questo e quello…altri che invece…
A cosa serve?

Oggi, siccome ho un’ora libera, scrivo in un laboratorio informatico, a scuola; ho cercato il crocifisso, ma non c’è: che abbiano già applicato le sentenza europea? Dubito: più semplicemente, qualcuno avrà dimenticato di metterlo e colgo quindi l’occasione per informare il ministro Gelmini della defaillance.
Il bello è che nessuno se n’è mai accorto, nessuno mai lo ha cercato, come in tutte le aule della scuola: dove c’è e dove non c’è. Penso che la stessa cosa avvenga in tutti gli edifici pubblici dello Stivale.
In ospedale è diverso; talvolta, ci sono malati che si portano da casa una Madonnina e la pongono sul comodino: trepidano per la loro salute, temono, cercano conforto.
In quel caso, il simbolo assume un senso: per il credente, diventa un mezzo di preghiera. Solo un mezzo, nulla più: ciò che veramente conta, è l’afflato di fede che scaturisce dalla persona, non il simbolo. Ma, quel sistemare il simbolo sul comodino, intesse una relazione: cosa assai diversa dal medesimo simbolo imposto de iure.
La stessa cosa avviene per le mille icone stradali, soprattutto le tantissime Madonnine incastonate nei palazzi o protette nelle modeste cappelle agresti. Purtroppo, talvolta diventano preda di un mercato antiquario becero e senza scrupoli.

Pur non essendo cristiano, mi ha sempre addolorato osservare lo stato d’abbandono nel quale versano queste modeste opere d’artigianato popolare, poiché furono testimonianze di una fede vera e convinta, non lo spettacolo che osservo all’uscita della chiesa di fronte alla mia abitazione: sguardi che osservano più il cappotto di Armani o la borsa di Gucci che l’icona di un Santo.
Non lontano dalla mia abitazione c’è un’edicola, che segna il crocevia d’antichi sentieri: la ricordavo cadente, polverosa, dimenticata. Poi, improvvisamente, il miracolo: passando, notai che era stata ripulita, c’erano dei fiori freschi…insomma, si notava che il vento era mutato. Chiesi lumi a mia moglie.
«Sono le ucraine, le badanti: prova ad andarci un giorno qualsiasi, al tramonto». Così feci, cercando di non farmi notare.
Ecco, al calar del sole, che una modesta ed informale processione di donne bionde e grassottelle scende la strada e s’avvicina. Sono le badanti, ex infermiere sovietiche, che ora si prendono cura di una società sempre più vecchia e rincagnata, tanto sospettosa verso lo straniero quanto edonista e permissiva verso se stessa.
Anche a distanza, notai che – mentre con gesti misurati cambiavano i fiori, pulivano l’inferriata, toglievano qualche erbaccia – non smettevano di parlare fra di loro e, probabilmente, con la Madonnina. Fui colto dalla commozione.
Quelle donne lontane da casa, che avevano probabilmente dovuto lasciare mariti e figli a casa per procurare il pane negato dagli architetti della globalizzazione, avevano ritrovato una Madonnina alla quale parlare, alla quale confessare i loro timori per i familiari lontani, le loro paure per il futuro. Una donna fra altre donne, che rimaneva lì, in silenzio, ad ascoltarle e che diveniva trasposizione, sublimazione dei loro fragili esseri, accomunati dall’angoscia di chi vive lontano dalle proprie certezze, in luoghi stranieri e talvolta ostili.
Posti molto “cristiani”, dove si recita nelle piazze la “Bibbia” di Giancarlo Gentilini: il Vangelo del razzismo e del rifiuto [2].

Da quel giorno, quando passo di fronte all’icona – anche se non sono cristiano – non manco mai d’inviare con il pensiero un saluto alla Madonnina. Non è più un tozzo di creta verniciato: è diventata un coagulo di sentimenti corrisposti, partiti da una fredda terra lontana, che in quel luogo si sono ricongiunti con secoli d’antiche preghiere e richieste, timori e pianti d’altre donne, d’altre generazioni, d’altri mondi. Quella Madonnina è sacra: le badanti ucraine l’hanno nuovamente consacrata, non la fredda benedizione di un prete o di un vescovo.

Mi tornano allora alla mente i poveri crocifissi dimenticati, che sopportano l’ignavia degli studenti, le maledizioni dei giudicati, i poveri chiacchiericci degli uffici pubblici. Chissà, se a qualche povero Cristo tocca pure ascoltare l’ultima puntata del Grande Fratello? No, a tanto non potrebbe reggere…
Forse, se potesse, sarebbe proprio il povero Gesù a chiedere d’andarsene. Seguendo i pensieri, ho avuto un’Epifania dello spirito, un’Illuminazione in pieno stile agostiniano.
Visto che nulla dovrebbe sfuggire all’occhio di Dio – pur nella temperanza del libero arbitrio – c’è da chiedersi se quella sentenza europea non sia stata emanata ex cathedra, con l’approvazione dello Spirito Santo.
In altre parole, potrebbe essere stato accolto, nell’Empireo, l’antico grido di dolore – Eloì! Eloì! Lamà sabactàni! [3] – questa volta urlato in coro da una moltitudine di poveri Cristi abbandonati e polverosi, inchiodati ancora una volta in posti dove nessuno s’accorge di loro. Così in alto, nei Golgota scolastici, che manco i bidelli tolgono loro la polvere.

Un grido di dolore finalmente accolto, per abbandonare una terra dove lo spregio del Creato è lampante: chi ha massacrato Stefano Cucchi, si recava in Chiesa? Ci piacerebbe sapere se s’inginocchiava di fronte al Cristo e cos’aveva il coraggio di chiedere e di raccontare. Chi ha affondato le navi dei veleni, ha sotterrato il Cromo presso le fonti o nei fiumi, si riteneva un credente? Chi scavalca, volgendo lo sguardo, il corpo di un suicida sul marciapiede, chi non soccorre un ferito a morte nella metropolitana di Napoli (solo perché rumeno?) si può ancora considerare un credente? E in che cosa?
Certo, c’è il peccato e c’è la confessione, la redenzione dal peccato. Ma la traccia resta. Mille, migliaia, milioni, miliardi di tracce che ogni giorno s’accumulano e s’affastellano, in un mondo che ha smarrito la sacralità dell’essere e della natura, che al posto degli altari a cielo aperto dei Black Hills ha costruito miniere ed immondezzai, seppellito missili e scavato gallerie. Gente che militarizza le periferie per sotterrare rifiuti, altra che impesta l’aria bruciandoli, altri ancora che li versano su spiagge lontane.

Dov’è finita la sacralità dell’Uomo? Dov’è finita la ritualità dei gesti, la comunione empatica con il Creato?
Il povero uomo tecnologico, morso dal senso di colpa, si lancia nel volontariato per calmierare la fornace interiore la quale, inconscia ma presente, lo avverte della sua incompiutezza, del suo inutile vagare senza cercare, proseguire su dubbi sentieri senza direzione né meta.
Forse, la prima azione di volontariato – inteso come soccorso – l’Uomo dovrebbe compierla mettendosi di fronte ad uno specchio e non temere d’
osservarsi: in silenzio, per lunghi, interminabili minuti. Non lo fa: troppo pericoloso.
Sì, siamo sempre più convinti che lo Spirito Santo si sia manifestato: questa volta non a Roma, bensì a Bruxelles.

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/11/niente-paura-e-tutta-opera-dello.html
6.11.2009

[1] Fonte: http://www.federazionemariana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5&Itemid=2
[2] Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=bA-f9i8DYmk oppure http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Gentilini#Le_dichiarazioni_xenofobe
[3] Padre! Padre! Perché mi hai abbandonato!

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