Home / ComeDonChisciotte / NEWSMAKING E GIORNALISTI TONTI

NEWSMAKING E GIORNALISTI TONTI

DI ANTONELLA RANDAZZO

Il processo detto di “newsmaking” dovrebbe permettere al giornalista la produzione di notizie, ossia la scelta delle notizie e la forma con cui saranno date. In realtà, sembra che, specie in Italia, operino soprattutto giornalisti “tonti”, cioè non capaci di scegliere le notizie più importanti, e che talvolta mistificano o danno notizie ridicole, su cuccioli di animali o sul silicone di attrici o cantanti.

In Italia, i giornalisti sono per la stragrande maggioranza dei casi, come degli impiegati a servizio del gruppo politico a cui appartengono. Essi non sono più specializzati come erano in passato, e possono fare servizi su ogni tipo di notizia. Ciò fa emergere che la competenza loro richiesta è assai limitata, dato che ricevono le notizie già “confezionate” dall’esterno, e si devono limitare a darle, spesso utilizzando un linguaggio “standard”, e dunque conformandosi a parametri esterni sia nel significato che nella forma. Le notizie dei telegiornali non vengono scelte dai giornalisti, ma vengono date dall’alto, dalle poche agenzie d’informazione, che sono tutte controllate da un ristretto gruppo di banchieri/imprenditori, lo stesso che controlla gli altri aspetti della realtà. Le notizie sono selezionate alla fonte, dalle agenzie d’informazione, e i telegiornali locali si occupano soltanto di far assumere alla notizia una certa forma e di aggiungere le notizie di cronaca locale.
Questo spiega perché tutti i telegiornali sono praticamente assai simili, e spesso anche l’ordine con cui danno le stesse notizie è il medesimo. Si riceve una “informazione unica”, ossia proveniente dalle stesse fonti, soggetta alle stesse interpretazioni e data utilizzando gli stessi linguaggi verbali e non verbali. A questo proposito sarebbe difficile non parlare di “giornalista tonto” (o che fa il tonto), ossia quel giornalista che ignora i collegamenti fra gli eventi e la loro Storia, e anziché informare disinforma. Talvolta egli sceglie le notizie più sciocche, come la gara delle mongolfiere, o parla di argomenti non pertinenti ad un telegiornale, si chiede se il sorriso fa vivere di più, se piace di più la donna bionda o bruna, o se gli italiani preferiscono più il cane o il gatto.
La cronaca mira ad avere uno spazio sempre più esteso, e a riportare i casi più raccapriccianti, ossia quelli in cui vengono uccisi bambini o donne, oppure quelli in cui le vittime hanno subito torture e violenze. La cronaca serve a generare allarme contro gli immigrati e un senso di insicurezza, di disagio e di paura, emozioni utili per meglio dominare.

Il giornalista tonto ignora gran parte delle corrette informazioni che circolano su siti informativi o sono pubblicate sulla sempre più esigua editoria indipendente. Ad esempio, egli parla del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale come fossero istituzioni serie, mentre, ormai da diverso tempo, si sa per certo che queste istituzioni hanno commesso crimini colossali, in Argentina e in molti altri paesi, specie del Terzo Mondo. Lo stesso Joseph Stiglitz, ex funzionario della Banca Mondiale, ebbe a denunciare chiaramente i crimini che queste istituzioni hanno commesso e commetteranno ancora se verrà data loro la credibilità concessa nel passato. Dunque, il giornalista tonto si macchia di complicità nei crimini senza nemmeno accorgersene. Spiega il “terrorismo” con le stesse parole e categorie utilizzate da chi lo pratica e lo crea ( a questo proposito leggere www.disinformazione.it/significato_terrorismo). Egli parla di “guerriglia urbana” in relazione alla situazione dell’immondizia in Campania, assumendo il punto di vista del potere e non quello dei cittadini comuni che stanno lottando per la salute dei loro figli.

Il giornalista tonto è quello che non tiene conto della realtà, utilizzando le categorie che il sistema di potere che lo ha assoldato gli impone. Quando c’è una manifestazione contro l’attuale potere politico, parla di “antipolitica”, che equivale a legittimare e a definire “politica” l’attuale sistema. In realtà, dall’analisi dei fatti, occorre notare che l’attuale assetto detto “politico”, è un miscuglio di corruzione e di clientelismo, e dipende dai vertici dei partiti, che sono controllati dalle stesse persone che controllano la finanza e l’economia. Ma al giornalista tonto tutto questo non interessa, egli è interessato al proprio stipendio e alla “carriera” che chi lo assolda gli promette in cambio di un perenne imbecillismo.
Il giornalista tonto assume per buone considerazioni assurde e del tutto insensate. Ad esempio, dice che l’informazione è “specchio della società” (1) , che “la BBC è… obiettiva, imparziale, neutrale”, o che “la logica dell’informazione (è) lo specchio fedele… di qualsiasi vicenda umana” (2).

I giornalisti tonti sono quelli che invocano “l’obiettività” e la “verifica dei fatti”, ma nella realtà commettono svariati errori e mistificazioni. Basti pensare a quando annunciano che “si tratta di un attentato terroristico di Al Qaeda”, oppure dicono “c’è un video di Al Qaeda” senza indicare le prove o il sito su cui è apparso il video.

Il giornalista tonto è perfettamente in grado di dare l’informazione che il sistema di potere vuole dare, assumendo un unico punto di vista e reagendo ad ogni tentativo altrui di rivendicare sovranità o autonomia di pensiero. Ad esempio, il giornalista e conduttore televisivo Massimo Giletti, nel programma “Domenica In” mandato in onda domenica 3 febbraio 2008, ha alzato la voce contro alcuni ospiti campani del programma, che volevano raccontare l’assurda situazione della spazzatura in Campania. Giletti, come un giornalista tonto, voleva far passare l’informazione ufficiale che viene data su questo problema, e impedire che gli ospiti parlassero dei retroscena non detti nei telegiornali. A questo scopo egli ripeteva le stesse frasi più volte, con voce alta e irritata. Frasi come “ma la fate la raccolta differenziata?”, ignorando che la raccolta differenziata è stata impedita dalle società appoggiate dalle autorità (a questo proposito vedi www.disinformazione.it/rifiuti_campania). Giletti, dunque, pur non conoscendo approfonditamente la situazione (il giornalista tonto non deve conoscere la vera situazione) si permetteva di strillare contro i cittadini campani, che sono le vittime, subendo l’umiliazione di avere montagne di spazzatura davanti casa o avendo avuto lutti in famiglia proprio a causa degli effetti dei rifiuti tossici che le autorità hanno permesso alla Camorra di gestire per tanti anni.

Il giornalista tonto, non essendo specializzato in nulla e avendo un bagaglio culturale non sufficientemente approfondito, deve utilizzare metodi “innocui” per apparire preparato e per “informare”. Questi metodi sono molteplici. Ad esempio, personalizza l’informazione per evitare di dare notizie non concesse dal sistema. Anziché informare sulla Francia, informa sulla relazione del presidente francese Nicolas Sarcozy con Carla Bruni, anziché spiegare la situazione negli Stati Uniti, parla dei personaggi che stanno facendo campagna politica. La personalizzazione è un metodo ormai utilizzato sia nel giornalismo che nella politica. Basti pensare che le elezioni negli Usa vedono i candidati che parlano soprattutto della propria famiglia, delle attività delle mogli, e addirittura dei parenti, omettendo le vere questioni che attanagliano gli americani, come la disoccupazione, il lavoro precario, i debiti con le banche, ecc. La notizia è la persona e non gli eventi e le situazioni reali. In tal modo si evita di parlare dei problemi delle persone e di proporre soluzioni chiare. L’evento-persona permette di focalizzare l’attenzione su personaggi particolari, su come vestono, agiscono, se divorziano o si sposano, ecc. Alcuni personaggi vengono innalzati ad eroi, altri continuamente criticati e svalutati. Si assume il punto di vista del gruppo egemone, e dunque le autorità statunitensi non vengono mai seriamente criticate, mentre personaggi come Putin o Ahmadinejad, vengono spesso ferocemente criticati e talvolta anche criminalizzati. Ovviamente, senza darci notizia alcuna sulla situazione in Russia o in Iran.

La personalizzazione ha portato i nostri telegiornali a diventare semplici resoconti delle opinioni dei personaggi politici. La politica interna, infatti, non viene spiegata in modo reale, ossia non vengono date notizie chiare e tempestive sull’operato giornaliero del governo, ma vengono privilegiati alcuni argomenti (come i Dico, o adesso la legge elettorale), e si fanno parlare gli esponenti dei partiti o delle coalizioni. Ovviamente, questa non è informazione, poiché l’informazione dovrebbe essere indipendente dagli assunti dei personaggi politici.
Il giornalista di regime personalizza anche la giustizia, e fa credere che le indagini dei magistrati Luigi De Magistris o di Clementina Forleo siano inficiati da un qualche tarlo proprio della persona che le porta avanti, nascondendo che esistono anche i magistrati non sottomessi al potere. Nel caso Forleo, i giornalisti dei telegiornali hanno spesso dato notizie di provvedimenti del CSM contro il magistrato, senza mai intervistare l’interessata.
Un’altra tecnica dei giornalisti tonti è l’autoreferenzialità, ossia il riferimento a contenuti insiti nella stessa TV. Sempre più spazio viene dato ai personaggi televisivi o ai programmi televisivi, e fa notizia un nuovo programma o un nuovo personaggio, su cui i giornalisti possono dilungarsi (ad esempio, su programmi come “Grande Fratello” o “L’isola dei famosi”). La stessa televisione, dunque, crea notizie, e le presenta come fossero importanti o meritassero molta della nostra attenzione e del nostro tempo.

Il giornalista tonto stimola la sfera emotiva più che quella cognitiva, presentando, ad esempio, notizie relative al soccorso di cuccioli, o alle campagne per non dimenticare l’Olocausto.
Il suo linguaggio è stilizzato, con miriadi di etichette, che hanno lo scopo principale di impedire la comprensione della realtà, richiamando ai pregiudizi, ai luoghi comuni o agli stereotipi. Ad esempio, possono diventare “estremisti” coloro che sollevano critiche al sistema, possono essere denominati “gruppi violenti” i cittadini che protestano perché i loro diritti sono calpestati (a Vicenza, in Campania o in Val di Susa). Parlano di “guerre etniche” riferendosi alle guerre africane, dando ad intendere una presunta “primitività” nel comportamento degli africani. Privando le notizie sulle guerre africane del senso storico e delle implicazioni delle banche e delle corporation occidentali, fanno capire che le autorità occidentali non c’entrino niente, mentre in realtà esse sono a servizio di chi scatena le guerre nel Terzo Mondo. Quando parla di “guerre etniche”, il giornalista dei Tg mostra la guerriglia, fa sentire spari di mitragliatrici oppure mostra immagini di attentati. Non mostra mai le sedi delle banche e delle corporation che hanno il controllo su quei paesi, e che sono possedute dalle persone che provocano le guerre per continuare a controllare il paese. Grazie alle guerre queste persone possono commettere ogni crimine contro i popoli, e impedire alla resistenza di sortire effetti. Il giornalista tonto tende a semplificare, a banalizzare o a mistificare, approfittando della credulità della gente, e del fatto che non molti avranno modo di leggere le notizie su Internet o verificheranno l’attendibilità delle notizie ricevute.

Il giornalista che opera nei canali ufficiali, che raggiungeranno la quasi totalità della popolazione, non potrebbe essere un professionista indipendente e serio, poiché in tal caso opererebbe in modo corretto, utilizzando la propria intelligenza e dando notizie non mistificate. Il giornalista assoldato dal potere non può occuparsi di newsmaking. In altre parole, non può liberamente decidere le notizie da dare e il modo in cui darle. Egli è controllato dall’alto, accetta di diventare un semplice impiegato, sapendo che sarà presentato al pubblico come un giornalista, e che potrà fare carriera sulla base della sua devozione al potere.
Dato che non può esistere alcuna democrazia senza libertà d’informazione, è evidente che viviamo in un sistema fascista mascherato da democrazia.

L’Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA), nata nel 1945, è la principale agenzia di stampa italiana. Tuttavia, le notizie date dai nostri telegiornali derivano anche da agenzie inglesi e americane come la Reuters e la CNN, oltre che da altre agenzie italiane come l’AGI. Si tratta di poche agenzie controllate delle stesse persone.
Si potrebbe dire, paradossalmente, che nel periodo fascista la stampa era assai più “libera”, pur controllata e censurata. Infatti, se occorreva censurare e avere un controllo più attento rispetto ad oggi, significava che le notizie che potevano circolare erano diverse, e non presentavano un punto di vista unico già alla fonte, come accade oggi.
L’invenzione di Internet ha permesso di far circolare materiali altrimenti non reperibili, tuttavia occorre notare che i siti su cui appaiono le notizie non mistificate vengono visitati da poche migliaia di persone (al massimo 20/30 mila), mentre i media di massa raggiungono quasi tutti. Dunque, attualmente il sistema non si sente affatto minacciato da chi diffonde le vere notizie, dato che può controllare un numero enorme di reti televisive e di editori, e attraverso le migliaia di giornalisti tonti, diffonde le notizie di propaganda di regime, che saranno ritenute vere da quasi tutti i cittadini.
Il giornalista detto “freelance” è sempre più raro, e oggi viene escluso dai media di massa, e deve limitarsi a scrivere su giornali non ufficiali o su Internet, potendo così arrivare ad informare soltanto poche migliaia di persone. I proprietari dei media di massa escludono tutti coloro che fuoriescono dal sistema, o quelli che svolgono seriamente la professione giornalistica. Questo spiega come mai oggi emergono soltanto i giornalisti più devoti al sistema, o quelli più viscidi verso chi ha potere.

Il politologo Giovanni Sartori, nel libro (*) “Una televisione senza smentite”, ha messo in evidenza il grado di falsificazione delle immagini trasmesse dalla TV, che è così alto da riuscire a modificare le immagini per far apparire ciò che non c’è. Ad esempio, “crea” un pubblico folto che applaude ai discorsi dei più importanti politici, o fa sparire fischi presenti durante i comizi di D’Alema o Berlusconi. In effetti, la televisione non può avere alcuna smentita perché i cittadini comuni non possono accedervi liberamente, se non per partecipare a programmi spazzatura o alla “Tv delle lacrime”. Oggi esiste un intero sistema di media di massa senza smentite, creato per manipolare la mente delle persone comuni, in modo tale da scongiurare ogni presa di coscienza e il relativo cambiamento.

I programmi televisivi di taglio giornalistico (ad esempio “Porta a Porta”) producono ottusità, facendo credere di informare, ma in realtà dando notizie in modo superficiale, senza spiegare le cause e senza proporre soluzioni o individuare i responsabili dei problemi. C’è un appiattimento culturale e intellettuale enorme, e il vuoto valoriale e della saggezza. Girano sempre più o meno gli stessi personaggi, che ammiccano, litigano, si insultano o si rimpallano le responsabilità, facendo credere agli spettatori che questa possa essere informazione o giornalismo. Questi programmi rafforzano ancora di più l’idea che fare politica significa litigare o insultare, e che per i problemi veri dei cittadini non ci possano essere soluzioni. Questo è funzionale ad un sistema che non rispetta l’interesse collettivo, ma è finalizzato a mantenere il potere di un gruppo ristretto di persone.
Le persone cercano nei mass media informazione, svago o un canale per capire meglio il mondo. Molti credono che i sistemi di comunicazione di massa siano canali di mediazione fra cittadini e istituzioni, e non tengono conto del potenziale di condizionamento che si può esercitare attraverso di essi. Meno il cittadino ha percezione del condizionamento e più ne è vittima.

Molti non credono al controllo che viene esercitato attraverso i mass media, e preferiscono credere che le autorità siano autorevoli, e non abbiano l’esigenza di sorvegliare e di manipolare le menti dei cittadini. In effetti, in una vera democrazia non dovrebbe esserci alcun controllo delle menti delle persone, ma nei sistemi dittatoriali mascherati da democrazia il controllo è capillare, e si fa credere che non c’è o che possa essere fatto soltanto per “motivi di sicurezza”. In realtà la sorveglianza è massiccia, e riguarda sia i media (in Tv ci sono sempre più o meno le stesse facce e i direttori dei giornali sono scelti all’interno di una ristretta cerchia di persone) che quasi tutti gli aspetti della realtà. Oggi non è data alcuna alternativa alla presa di distanza netta e decisa dall’attuale sistema, che per sopravvivere mette in atto azioni sempre più criminose, svilendo l’intelligenza e ingannando senza ritegno.

Articolo correlato: “La manipolazione dell’opinione pubblica nei Tg italiani”

Copyright 2008 – all rights reserved.

Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell’articolo occorre richiedere l’autorizzazione scrivendo all’indirizzo e-mail: [email protected]

Antonella Randazzo
Fonte: http://antonellarandazzo.blogspot.com/
Link: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/02/newsmaking-e-giornalisti-tonti.html
5.02.08

NOTE

1) Giorgino Francesco, Dietro le notizie, Mursia, Milano 2004, p. 41.
2) Giorgino Francesco, op. cit., pp. 120, 228.

(*) ndr articolo pubblicato sul Corriere della sera

Pubblicato da Davide

  • Marcusdardi

    Ottima analisi e soprattutto ricca di verità.
    Resto sempre sorpreso di quanto l’informazione ufficiale renda tonti non solo i giornalisti conniventi ma anche la massa interea delle persone.
    Purtroppo chi cerca l’autonomia di pensiero è un esigua minoranza che rischia sempre di passare per folle.

    L’abbandono graduale della televisione potrebbe essere una sana difesa, e per quando riguarda la rete i canali ufficiali sono forti anche lì.

    Bravissima Antonella che in tutti i suoi articoli butta un po’ di luce in questo oscurantismo di medioevo mediatico.

  • Hassan

    Più che “tonti”, parlerei di giornalisti “criminali”. Perchè buona parte di responsabilità per la situazione in cui ci troviamo è proprio il fatto che questi giornalisti di Regime si siano messi in comunella con i politici, tutti inglobati nella loro grande Casta di Potere nella quale si proteggono a vicenda, facendosi piccoli grandi favori tra di loro. I politici dovrebbero sempre vivere con il fiato sul collo, nella perenne insicurezza, e i giornalisti dovrebbero essere quel gruppo di Potere che “li tiene in riga” bacchettandoli quando fanno qualche errore o dicono bugie. E invece ci troviamo giornalisti “tifosi”, che più si genuflettono ai loro padroncini e più avanzano nella carriera. L’unica soluzione è di potenziare Internet, che deve entrare nelle case di tutti gli italiani, e vanno fatti dei corsi per insegnare a TUTTI (compresi vecchi, casalinghe etc.etc.) ad usarlo, di modo che possano ottenere diversi punti di vista sulle notizie, invece di ricevere le notizie “preconfezionate” dal TG5 o Raiuno… il problema però è che adesso stanno cercando di limitare anche Internet (vedi legge Levi-Prodi), perchè hanno capito che man mano che l’informazione libera circola fra i cittadini, man mano cresce la consapevolezza e il malcontento.

  • CarloBertani

    Complimenti ad Antonella per l’analisi, stringata e tragica, del giornalismo italiano. Mi sento però di spezzare una lancia d’ottimismo (come Hassan) per l’informazione Web: se fosse così insignificante, non avrebbero tentato la strada del Decreto Levi. Forse, per ora, si tratta solo del classico topolino che rosicchia i piedi della montagna, ma la montagna teme che lo scavo diventi una galleria, ed ha reagito stizzita. Significa che noi – poveri scrittori del Web, ma senza padroni né direttori responsabili che ci passano le “veline” (ovviamente, quelle cartacee…eh, eh…) – siamo sulla buona strada. Ci vuole pazienza. Grazie, Antonella.
    Carlo Bertani

  • Grossi

    Ma che successo agli occhi di questa giornalista… un incontro con un pugile arrabbiato ? O ha voluto rimanere giovane oltre i termini che le erano concessi ?

  • Kartman

    Concordo pienamente con il mitico Prof. Bertani… Un grazie alla Randazzo perchè, anche se son cose che personalmeente sapevo benissimo e già da un po’, è difficile trovarle scritte in maniera semplice ed esaustiva.

    P.S. Mi spiace solo per il Copyright

  • ilpinz

    Attenzione!!.

    è vero, non può esistere una democrazia senza libertà di informazione ma questo non vuol dire che quando se ne avverte la mancanza si debba necessariamente essere in un regime fascista. Il contrario di democrazia è dittatura e il fascismo è stato solo una sua forma.

    Non fare lo stesso errore dei giornalisti tonti forzando le tue analisi e le tue conclusioni.

    Per il resto, sottoscrivo tutto.

  • sasha

    bell’articolo.

  • kashmira

    Che dire? E’ semplicemente TUTTO VERO. Faccio la giornalista alle prime armi, ma già nelle (apparentemente) innocue cronache locali sto provando in prima persona tutto ciò che la grande Antonella Randazzo scrive. E ogni giorno combatto contro l’antigiornalismo imperante, che comunica tantissimo ma non informa. E che ci manipola tutti quanti.
    VIVA IL VERO GIORNALISMO, VIVA LA LIBERTA’, VIVA LA VERITA’.
    Stefania