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NEW ENTRY

DI MARCO TRAVAGLIO

La Margherita, in vista delle feste natalizie, ha voluto farsi un regalo: l’ingaggio di Tiziana Parenti detta Titti, Giuseppe La Ganga detto Giusy, Enrico Manca, Agata Alma Cappiello e prossimamente, se tutto va bene, Salvo Aldò. Brevi cenni biografici delle new entry.
Giusy La Ganga, già responsabile Enti locali del Psi, ha patteggiato 1 anno e 11 mesi di reclusione per corruzione e finanziamento illecito al Tribunale di Torino, dopo aver risarcito mezzo miliardo di lire. Si è appurato che non si era arricchito: rubava per il partito. Nel ’93 rinunciò all’immunità parlamentare per farsi interrogare dai pm torinesi e ammettere i suoi reati. E suggerì a Craxi di fare altrettanto, invano. Da allora è sempre rimasto dignitosamente appartato. Non ha mai partecipato a pellegrinaggi ad Hammamet nè ad attacchi alla magistratura. Tiziana Parenti, già vicina alla sinistra extraparlamentare, già magistrato di Md, entrò nel pool Mani Pulite dove si occupò delle tangenti rosse senza cavare un ragno dal buco, poi diede la colpa ai colleghi e subito dopo si fece eleggere in Forza Italia, pur denunciandone le “infiltrazioni mafiose”. Divenne presidente dell’Antimafia, dove si distinse per aver definito “nazista” la sentenza di condanna di Bruno Contrada in primo grado, e per aver accusato falsamente Ilda Boccassini di aver pagato un pentito per coinvolgerla in storie di droga. Ultimamente, dopo molto girovagare, era segnalata dalle parti dello Sdi.

Agata Alma Cappiello, pasionaria craxiana, quando Bettino finì indagato lanciò l’“etica della legalità” nel Psi e si fece ricevere da Borrelli; scomunicò il segretario Del Turco che si era buttato a sinistra (“svende sottocosto il partito a un polo massimalista che nulla ha a che fare con le nostre tradizioni democratiche”), poi organizzò vari pellegrinaggi ad Hammamet nella villa dell’Esule; chiese a Boselli di scambiare l’appoggio al governo D’Alema con una commissione d’inchiesta sul dossier Mitrokhin e un salvacondotto per il rientro di Craxi a piede libero; nel 2000 partecipò ad Aulla (“comune dedipietrizzato”) all’inaugurazione del monumento a Craxi e alle altre “vittime di Mani Pulite” con Pomicino, Pillitteri, Martelli, De Michelis e altri pregiudicati.

Enrico Manca è stato deputato socialista dal 1972 al ‘94, ministro del Commercio estero nel 1980-‘81, presidente della Rai dal 1986 al ‘92, quando Viale Mazzini smise di fare concorrenza alla Fininvest e inaugurò la pax televisiva. Nel frattempo, come lui stesso ha raccontato il 28 maggio 2001 al processo Sme, teneva un tesoretto su un conto cifrato in Svizzera (quando la legge vietava l’esportazione di capitali), intestato a Cesare Previti, che poi gli portava i contanti in Italia. A lui la parola: “Nel ’77-’78 ho chiesto un’assistenza particolare a Previti: mia madre, timorosa della situazione economica, inflazione e così via, desiderò trasferire in Svizzera dei soldi. Io chiesi assistenza a Previti, lui mi disse che lo avrebbe potuto fare. Consegnai questi soldi: circa 400 milioni.(…) Si occupò lui di trasferirli e della gestione di questo conto in Svizzera (…). Io ogni tanto chiedevo a Previti di trasferirmi alcuni soldi in Italia, cosa che lui faceva. (…) Queste somme, almeno per cinque volte, per cinque bonifici, sono avvenuti tramite il conto dell’avvocato Pacifico.(…) L’ultimo bonifico è del 1993 e sono 70 milioni: in parte sono andati per un allargamento della casa di Capalbio, in parte a coprire delle spese perché avevo intanto fondato una rivista, ‘Pol-Is Politica e Istituzioni’, che aveva bisogno di sostegno”. Ora la “Pol-Is, fondata da Manca e Salvatore Cardinale (ex Forza Italia, ex Udeur), è entrata nella Margherita.

Domanda la Boccassini: “Lei ha detto che vi erano delle rimesse che tornavano in Italia: arrivava quindi contante?”. Manca: “Sì. Mi veniva consegnato da Previti. Personalmente nel suo studio”. Da dove arrivano i quattrini che Manca trasferisce illegalmente, via Previti, all’estero? Dai risparmi della madre, dice lui, e dai proventi della vendita di una casa a Roma. Dunque il presidente della Rai affidava il suo tesoro all’ avvocato della Fininvest, proprio mentre la Rai siglava la pax televisiva con la Fininvest. Ma il sodalizio andava ben al di là dei rapporti finanziari. Pm: “Lei frequentava anche casa Previti?”. Manca: “Sì, certo (…). Io ho frequentato sia via Cicerone che piazza Farnese (…). Ero responsabile per la politica economica del Psi e Previti era vicepresidente della Alenia Spazio. Siccome lui aveva questa casa grande, gli dissi se si potevano là organizzare dei cocktail per – tra l’altro per soli uomini – diciamo così, per impostare delle relazioni, insomma, e in generale erano imprenditori pubblici o privati (…) Poi c’erano alcuni miei amici (…) alcuni parlamentari come Andò, La Ganga, De Michelis… Poi invece ci sono state (…) cene o pranzi a casa Previti con… o persone di famiglia o con Confalonieri, lo stesso Berlusconi un paio di volte o di più”. Pm: “Renato Squillante lo conosceva?”. Manca: “Squillante lo conosco, ha frequentato gli ambienti socialisti”.

Enrico Manca risultava anche negli elenchi sequestrati della P2, con tessera numero 2148. Lui ha sempre negato di farne parte e intentato causa a chi scriveva il contrario. Ne vinse una contro Ernesto Galli della Loggia, nel 1985, davanti al Tribunale di Roma. Il suo avvocato era Previti, il testimone-chiave Maurizio Costanzo (tessera P2 n.1819), il giudice Filippo Verde. Ora Previti e Verde sono coimputati nel processo d’appello Sme-Ariosto: in primo grado Verde è stato assolto, Previti condannato a 5 anni, e Manca è entrato nella Margherita.

Per la cronaca, l’associazione “Pol-Is” di cui fa parte il quartetto si propone “il rinnovamento della politica e della democrazia”.

Marco Travaglio
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20.11.04

Pubblicato da Davide