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NESSUNO LO DICE, MA I CELLULARI MODIFICANO IL DNA

ALESSANDRO DELFANTI
Liberazione

Secondo una ricerca di Henry Lai, biologo dell’università di Washington, le onde elettromagnetiche portano danni alla salute

Henry Lai è un minuto professore di biologia dell’Università di Washington. Arrivo nel suo ufficio di Seattle, stipato di documenti e libri, dopo aver letto la sua storia sulla prima pagina del giornale locale: con il Bioinitiative Working Group, Lai e i suoi colleghi stanno portando avanti tra mille difficoltà la ricerca sui danni causati dalle onde elettromagnetiche. Per capirci, quelle prodotte da telefoni cellulari e forni a microonde. Per questo, Lai si trova spesso catapultato suo malgrado là dove scienza, politica e business si intrecciano strettamente, invischiato in una battaglia in stile Davide contro Golia con una delle industrie più ricche e potenti del mondo: quella dei cellulari.
L’occasione che lo ha rimesso in prima pagina è il dibattito seguito alla pubblicazione da parte dei giornali Usa di un avvertimento che arriva dal direttore dell’Istituto di oncologia dell’Università di Pittsburgh, Ronald Herberman, che ha inviato ai suoi colleghi una nota in cui afferma: «Recentemente sono venuto a conoscenza di un crescente numero di studi che collegano l’uso a lungo termine dei telefoni cellulari e possibili effetti negativi sulla salute, incluso il cancro», sconsigliandone l’uso almeno per i bambini. Fin qui niente di nuovo, dato che i dubbi sui danni prodotti dalle radiazioni emesse dai telefonini non sono mai stati fugati del tutto. Tuttavia l’ironia, come ricorda Lai, è che i media sembrano accorgersene solo quando vogliono, mentre il suo gruppo di ricerca (e non solo quello) ne parla da più di dieci anni.Il problema, ripete Lai, è che «questo è un enorme business. L’industria dei cellulari ha un sacco di soldi e molta influenza sui governi». La strategia dell’industria è spesso questa: «ogni volta che un ricercatore pubblica uno studio sui pericoli delle onde elettromagnetiche, loro dicono che quei risultati non sono certi e che non occorre preoccuparsi. Soprattutto, ripetono che non c’è bisogno di fare altre ricerche». Secondo il professor Lai, è stata la loro influenza a far sì che negli Stati Uniti «non si faccia quasi più ricerca» su questo problema: quasi «un paese del terzo mondo», dal punto di vista dei finanziamenti a questo tipo di ricerca. E lui ne ha avuto esperienza diretta quando la Motorola ha fatto pressioni sulla University of Washington per farlo licenziare e qualcuno ha scritto ai National Institutes of Health, l’istituzione che finanziava le sue ricerche, chiedendo di ritirare i fondi. Inoltre il ritrovamento di un memorandum interno della multinazionale ha permesso di scoprire che c’erano piani per una “guerra” contro di lui. Negli anni Novanta infatti Lai lavorava a un progetto sulle radiazioni elettromagnetiche in collaborazione proprio con Motorola: «Siamo stati ingenui» dice ora, nel credere che loro avrebbero collaborato. Invece, quando i primi risultati hanno cominciato a rivelare effetti dannosi sul Dna di ratti esposti alle radiazioni, la Motorola si è tirata indietro e uno scienziato che lavorava a un progetto da 25 milioni di dollari pagati dalla multinazionale è arrivato a chiedere il licenziamento di Lai e del suo collega Narendra Singh.

L’idea che sta dietro alle loro ricerche è semplice: esponendo le cellule del cervello dei ratti a dosi di radiazioni considerate “sicure”, Lai ha trovato che si verificavano danni e rotture del Dna, che possono dare origine a mutazioni e tumori. Niente di più, se non un ulteriore prova che in questo campo siamo lontani dalle certezze.

In una lettera al Seattle Post-Intelligencer , Paula Thornton Greear, una portavoce di Motorola, continua a negare di aver fatto pressioni per togliere agibilità al professor Lai, ma allo stesso tempo insiste nell’affermare che «è noto che la scienza sostiene che molte evidenze dimostrano che l’esposizione a frequenze radio non induce danni al Dna». Ma quale scienza? Lai mi mostra un lavoro pubblicato un anno fa su Environmental Health Perspectives che calcola i risultati ottenuti in diverse centinaia di studi sui danni da radiazioni elettromagnetiche: la maggioranza di quelli indipendenti ha dimostrato effetti biologici delle onde. La maggior parte di quelli finanziati dall’industria non ha trovato alcun effetto. In totale, un sostanziale pareggio. Ma allora «non siamo sicuri che non ci sia alcun effetto. E soprattutto questo studio è interessante perché rivela un altro dei modi in cui l’industria dei cellulari influenza la scienza», finanziando ricerche che possono essere usate «per affermare che non ci sono problemi e che non occorre studiare ancora».

Inoltre, secondo Lai, «l’industria dei cellulari ha fatto un buon lavoro anche con i media, che ripetono spesso che i rischi non esistono, ma forse anche il governo è coinvolto: si tratta di un’industria troppo grande» per non intravvedere una classica teoria aamericana del complotto. Però ammette: «forse sono in errore, in completo errore. Ma di certo c’è bisogno di ricerca» e non possiamo permettere che l’industria impedisca di risolvere queste incertezze. Intanto, se lo cercate, chiamatelo in ufficio. Ovviamente, non ha un cellulare.

Alessandro Delfanti
Fonte: www.liberazione.it
17.08.08

Pubblicato da Davide

  • Bazu

    Leggendo mi viene in mente la radio vaticana e gli effetti delle radiazioni che emette sulla popolazione di un quartiere romano. Nessuno ne parla più. Mi sapete dire se il problema è risolto ed eventualmente, come risolto?

  • epicureo99

    Cosa ti fa credere che i problemi vengano risolti?
    casomai insabbiato….
    Non ho notizie al merito……ma non avere notizie probabilmente significa che si è solo smesso di parlarne

  • StefanoVaj

    La questione in effetti non è per nulla se le onde elettromagnetiche influenzino i tessuti viventi (ovviamente sì: in che altro consiste l’energia radiante che ci arriva dal sole o dal camino di casa?) ma quanto incida l’incremento di esposizione connessa all’uso del cellulare rispetto al mare di radiazioni e frequenze, naturali ed umane, in cui siamo già immersi.

    Le energie coinvolte, e l’evidenza statistica, paiono suggerire che la risposta sia “per nulla o quasi”.

    Poi naturalmente ognuno è libero di scegliere di vivere in una gabbia di Faraday posta nel fondo di una miniera. Nel frattempo, l’attenzione è utilmente distratta da antenne radiotelevisive alla porta accanto, radar militari, etc.

  • Bazu

    Nulla si crea, nulla si distrugge. Ciò che oggi esiste è sempre esistito. La questione è in quanto tempo vogliamo eliminare le forme di vita esistenti, e soprattutto: ci va tanto bene lo stile di vita che rincorriamo? Se sì, proseguiamo a respirare diossina a pieni polmoni, a ingurgitare alimenti che devastano il fegato, lasciamo che le onde elettromagnetiche cuociano il nostro corpo. E, con pazienza, attendiamo l’esplosione nucleare.

  • oldpunk

    Ciao Bazu, non è un quartiere ma un comune della provincia di Roma, che si chiama Cesano.
    Le antenne sono sempre lì, come se nulla fosse accaduto si vedono anche dal treno metropolitano che và e viene da Roma, e le antenne per le onde corte e le onde medie sono semoventi per cui a volte le vedi da una parte a volte da un’altra della tenuta (lo fanno per “inseguire” la curvatura terrestre e raggiungere tutti i “fedeli” sul globo… vabbè!).
    C’è inoltre in FM la famosa “radio maria” costola ardente del vaticano che elimina qualsiasi stazione in FM quando passi da quelle parti…
    Quando passo da quelle parti ci farò qualche foto (penso verso fine settembre sicuramente)
    Ciao

  • Bazu

    Grazie delle tue precisazioni oldpunk, non sapevo che le antenne vaticane sono a Cesano dove sono stato nel 1968. Ciao