NESSUN COMPLOTTISMO MA SUL CLUB BILDERBERG SERVE CHIAREZZA

NESSUN COMPLOTTISMO MA SUL CLUB BILDERBERG SERVE CHIAREZZA

DI MARCELLO FOA

ilgiornale.it


Questa è la storia di un piccolo, significativo equivoco. Riguarda un’associazione di cui la maggior parte dei lettori non conosce nemmeno l’esistenza: il Bilderberg Group. Sul Corriere della Sera di ieri, Alberto Melloni, recensendo il bel libro di Andrea Tornielli e Paolo Rodari Attacco a Ratzinger (Piemme), mi ha accusato di aver sostenuto tesi complottiste ovvero che la campagna mediatica contro il Papa sia stata orchestrata dal Bilderberg Group.


L’accusa è ingiustificata e fuorviante. Per ragioni che non riesco nemmeno ad immaginare, Melloni ha estrapolato una mia citazione, pubblicata nel saggio di Tornielli e Rodari, senza contestualizzarla e omettendo altre citazioni, più significative. Ad esempio quella in cui, sostengo che è impossibile valutare le tesi sul Bilderberg in quanto «mancano studi credibili su questo misterioso gruppo». L’ho scritto e lo ribadisco: non credo all’esistenza di un Grande Fratello.Ma non posso non osservare che non appena si affronta l’argomento del Bilderberg scattano dei meccanismi quasi pavloviani. Da un lato c’è chi si esalta nella persuasione di aver scoperto il governo occulto del mondo; d’altro canto c’è chi si indigna e alza muri preventivi, talvolta senza nemmeno sapere cosa sia davvero il Bilderberg e nella presunzione che le élite politiche, finanziarie ed economiche siano composte solo da persone integerrime, disinteressate, esemplari nella difesa delle istituzioni.

La realtà è molto complessa. La globalizzazione provoca la continua erosione della sovranità degli Stati e di istituzioni antiche come la Chiesa cattolica. In quale misura questi fenomeni sono indotti e in quale provocati? Non lo sappiamo. Negli anni Novanta due studiosi cinesi pubblicarono un saggio, Guerra senza limiti, segnalato dal generale Fabio Mini, in cui spiegavano l’importanza cruciale delle «guerre asimmetriche» ovvero del terrorismo, della pirateria sul web e dell’arte di influenzare i media. Chi vuol fare buon giornalismo deve conoscere lo spin, ovvero le tecniche di comunicazione capaci di condizionare non un giornale, ma l’insieme dei mezzi di informazione. Nel saggio Gli stregoni della notizia (Guerini editore, 2006), sostengo la tesi che i giornalisti non sono preparati per capire e neutralizzare lo spin. Per questo Tornielli e Rodari mi hanno interpellato. Una penna autorevole come Nick Davies del Guardian, nel suo Flat Earth news, sostiene la stessa tesi.

Né Davies, né io condividiamo le tesi cospirazioniste. Ma non possiamo nemmeno chiudere gli occhi. Ricordate il Millenium bug? E l’influenza suina? E l’aviaria? False notizie (tra tante altre) che hanno condizionato il mondo, pur essendo montate ad arte. Chi le ha orchestrate? Ancora oggi non lo sappiamo. Ma interrogarsi è doveroso.



Lo stesso approccio dovrebbe valere per il Bilderberg, un club fondato nel 1954 dalla famiglia Rockefeller e che riunisce una volta all’anno alte personalità americane ed europee del mondo della politica, dell’economia e della finanza per analizzare la situazione internazionale. Nulla di anomalo, altre organizzazioni fanno altrettanto. Ma il Bilderberg ha una particolarità: opera nel segreto assoluto. Per cinquant’anni non si è saputo nemmeno che esistesse. Solo di recente ha aperto un sito, anodino peraltro. Non si conoscono le sue finalità, i suoi membri, curiosamente, non vantano l’appartenenza nei curriculum vitae. E quando il Club si riunisce in seduta plenaria i giornalisti che tentano di avvicinarsi vengono cacciati brutalmente.

Sia chiaro: l’ipotesi che sia il vero centro del potere mondiale non regge. È improbabile che circa 150 leader decidano le sorti del pianeta vedendosi una volta all’anno. Ma nell’era della comunicazione non si può nemmeno credere che ministri, banchieri centrali, finanzieri, grandi manager, opinon leader si riuniscano per bere il tè assieme.


È verosimile che il Bilderberg serva soprattutto a creare una rete di contatti tra chi promuove e ha interesse nella globalizzazione. Ma la riservatezza maniacale alimenta il sospetto. E il mistero. Che in democrazia è malsano. È davvero così scandaloso, in un’ottica autenticamente liberale, chiedere di saperne di più?



Marcello Foa

Fonte: www.ilgiornale.it/

Link: http://www.ilgiornale.it/cultura/nessun_complottismo_ma_club_bilderberg_serve_chiarezza/03-09-2010/articolo-id=470868-page=0-comments=1

3.09.2010

Commenti (28)

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    1. TN 3 settembre 2010

      Hahaha, ma quanto sono teneri, questi "giornalisti", nel loro bisogno di mettere sempre le mani "sia chiaro, non credo nelle teorie delle cospirazioni", e subito dopo parla proprio di cospirazioni.
      Mi ricorda Veltroni, che mentre parla dell'omicidio Kennedy e di tutte le balle che ci hanno raccontato, più volte sente però l'esigenza di sottolineare che, no, lui non è un "complottista".
      Ormai il termine "complottista" fa quasi più paura dell'etichetta di "antisemita" (e non a caso sono stati partoriti negli stessi ambienti).




      "Per cinquant’anni non si è saputo nemmeno che esistesse".




      LUI non lo ha mai saputo, mentre quelli che lui chiama "cospirazionisti" già ne parlavano da tempo. Ridicolo.

    1. ludusxxx 3 settembre 2010

      eh gia..... si vede che nn gli interessa abbastanza approfondire lì'argomento, o lui come altri vengono messi a tacere.... mah... caro autore dell'articolo... guardati i film di alex johns riguardo al bilderberg con tanto di prove..... forse aiutera ad aprire gli occhi.... ma forse per lui tarpley, estulin, alex jones e gli altri sono dei cospirazionisti esagerati.... ma intanto l'agenda del bilderberg e sempre stata attuata alla perfezione......

    1. alinaf 3 settembre 2010

      D'altronde una fede bisogna pure averla e Foa ha fede : non crede nell'esistenza del grande fratello.
      Ricordiamo tutto, grazie sia suina che ovina che incaprettina, non si preoccupi. Si preoccupi di capire invece cosa dice il ganerale Mini su altri svariati argomenti. Il link non glielo do, se lo cerchi da solo.
      Ciao ciao :)

    1. vic 3 settembre 2010

      Su questo Bilderberg e' piu' che lecito porsi domande.

      E' appurato che vi partecipano moltissimi personaggi pubblici.
      Perche'? Con che mandato pubblico vanno li'?
      A chi rendono conto una volta tornati nei palazzi governativi?
      Chi sorveglia questi personaggi pubblici circa il loro agire dentro al Bilderberg?
      Chi paga le loro spese?

      E' una forma sottile di conflitto d'interessi: conflitto fra gestione pubblica e gestione di un club segreto. Si sente una gran puzza simil-P2. Chi gestisce la combriccola? Come la gestisce, su mandato di chi? Con quali fini?

      Altre domande che sorgono spontanee: come mai di questo Bilderberg ne parlano con cognizione di causa solo due giornalisti: Tarpley, che vi sembra accreditato, ed Estulin?
      Foa, che conosce le tecniche di spin, cos'ha da aggiungere al riguardo?

      Oltre all'ipotesi del complotto ci sarebbe l'ipotesi del meccanismo spontaneo.
      Aggregando gente con simili intenti, si forma un gruppo d'azione, per modo di dire, dalla mentalita' piuttosto omogenea. Non si tratta di un complotto vero e proprio, pero' il risultato puo' essere del tutto simile: la manipolazione psicologica della mentalita' governativa in una certa direzione.

      Se la modalita' del government by secrecy e' abbastanza assodata, quella del government by club e' tutta da sviscerare. Solo ex membri con un minimo di senso del dovere possono fare chiarezza, volendo. Ma non vogliono.

      Forse si puo' intravvedere qualcosa analizzando chi non c'e' al Bilderberg, chi ambisce ad andarci, chi c'e' ma vorrebbe uscirne, chi c'e' entusiasticamente, chi c'e' annoiandosi. Chi c'e' ma vien sbattuto fuori. E chi c'e' per scrivere dei libri, senza venirne sbattuto fuori.

      Oggi c'e' l'ossessione del segreto. Poi si lamentano se nascono ipotesi complottiste.
      E' l'eterno conflitto interno alle democrazie: democrazia e segreto non possono andare a braccetto, checche' dicano i capi dei servizi d'intelligence.
      Per ridurre questo conflitto ultimamente hanno escogitato il trucco di affidare per contratto certi compiti sensibili (aggettivo molto blando) ad entita' private per le quali il conflitto d'interessi democrazia-segreto non si pone.

      Foa, speriamo che riesci ad infilarti in questo sentiero oscuro e magari a tentoni ti fai un'idea delle tecniche di spin in atto. Spin per far girare la politica in un certo modo. Aspettiamo un quadro della situazione con attori, target e metodi. Ce la farai? Ti lasceranno entrare o prima devi essere ministro dello spin?

      Va da se' che qualcuno che sa' esiste.

    1. ilnatta 3 settembre 2010

      hahahaha! questi giornalisti che scoprono "il problema democratico" del bilderberg (ed affini) dopo 56 anni mi fanno morire. se non c'era internet che lo faceva conoscere col piffero che venivano fuori questi giornalai!

    1. licia 3 settembre 2010

      Se è possibile che 16 persone dirigano il mondo allora è anche piu plausibile che sia 1 solo a dirigere quelle 16 persone!

    1. Altrove 3 settembre 2010

      Mah, se fossero persone tranquille lo potrei capire, ma considerando che fra i personaggi in questione ci sono anche assassini di massa, proprietari di aziende che direttamente o indirettamente si sono sporcate di sangue, mercenari di armi di ogni tipo, possessori di ogni fonte di energia, ecc... io un occhio ce lo butterei... 150 leader che decidono della sorte del pianeta? macchè, son bravi ragazzi. Tutta quella segretezza? e che non si può più prendere un tè insieme in santa pace? inoltre che cosa vuol dire questa frase? "il Bilderberg serva soprattutto a creare una rete di contatti tra chi promuove e ha interesse nella globalizzazione." mmmm, di solito quando lo fanno i talebani lo chiamano terrorismo... Figuriamoci è un ipotesi che non regge... Mi piacerebbe sapere secondo lui quale sia il vero centro del potere.
      Ultima considerazione: Imbrobabile è una parole che non vuol dire assolutamente niente. E' improbabile che un uomo venga colpito da un fulmine, eppure circa 1.000 persone all'anno muoino così...

    1. wld 3 settembre 2010

      "L’ho scritto e lo ribadisco: non credo all’esistenza di un Grande Fratello." Se Lei ha tutte queste convinzioni perché vuole saperne di più? Strano che a Lei non dicano nulla i:
      Rockefeller, Rothschild, Credit Suisse, Coca Cola, della Philips, della Unilever, e altri anche Italiani e case petrolifere, lo trovo molto strano, se le può servire le lascio un link, così si documenta, ma sono sicuro che nella rete troverà le domande alle sue risposte, non certo a farle cambiare idea, non sia mai!: http://web.resmarche.it/resmarche/articles/art_900.html

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