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Nella società dei quattro giganti

DI ALEX

Ho visto il presente! Ho visto la realtà che mi circonda!
Una società fondata su stereotipi, sull’elogio dell’ignoranza, in cui si basa la propria vita, la propria “morale”, su quel mostro di nuovi valori plasmato dai creatori degli uomini.
No, non siamo nel mondo nuovo di Huxley, non viviamo nella società dell’assenza di libertà del Grande Fratello di Orwell.
Siamo in una società democratica in cui è garantita la libertà di opinione ed è protetta con le forze dello Stato, facciamo parte di una nazione europea che ci rende liberi di poter scegliere il proprio stile di vita.Viviamo in società che derivano dal seme dell’individualismo hobbesiano: ognuno è libero di scegliere il proprio modello di vita e il modo in cui poter raggiungere la felicità e lo Stato ha il dovere di proteggere queste libertà.
E così si arriva al fatto che mi ha aperto gli occhi e mi ha insegnato a comprendere qual è la realtà che mi circonda, alla quale dovrei conformarmi.
Per la prima volta sono riuscito a vedere uno spettacolo dei ragazzi di “Amici”, il programma condotto da Maria de Filippi.
Su un palco allestito in una delle più grandi piazze della città stavano alcuni ragazzi, forse della mia età, mezzi nudi, che cantavano e ballavano.
E fin qui non c’è niente di scandaloso.

Nella piazza in realtà c’era un altro show; questo era strabiliante e sconvolgente allo stesso tempo: il pubblico che guardava lo spettacolo.
Credevo che il programma “Amici” fosse solo per i giovani, invece mi sbagliavo.
La piazza era affollata, oltre che da ragazzi e ragazze, da coppie sui venticinque anni, coppie sui trentacinque con il passeggino, famiglie sui cinquanta, pensionati.
Di tutto di più.
Uno show di massa che attira persone di tutte le età.

Concluso lo show, scattava l’inimmaginabile.
I ragazzi di “Amici” scendevano dal palco per andare in albergo e la folla, non solo ragazzini, si accalcava attorno al pullman per salutare e ricevere i saluti da queste persone così importanti.
Chi correva, chi salutava, chi saltava per farsi notare.
“Mi ha tirato un bacio!” “Mi ha salutato!” “Mi ha detto che sono carina!”

Il punto è: sono questi i valori con cui i ragazzi di questa società devono vivere?

Partecipe della serata, tanto per renderla ancora più deprimente, è stata la Coca-Cola Light, che sponsorizzava il tutto.
Veniva addirittura regalata!!
Uno studio Codacons afferma che la Coca-Cola Light contenga aspartame, una sostanza assai dannosa per il cervello e per il feto, se assunta in grandi quantità, in particolare per i bambini.
Quale miglior cosa quindi, dopo uno spettacolo così entusiasmante e toccante, assumere un po’ di “distruggi-neuroni”, prodotto da una multinazionale del terrore che fonda i suoi profitti sull’assenza dei diritti del lavoro e sull’uso degli squadroni della morte colombiani.

Mi sono informato e ho capito perché questi spettacoli sono così toccanti ed eccitanti.
Nelle puntate condotte da Maria de Filippi si vedono gli allenamenti dei protagonisti, i loro problemi di vita, i conflitti con gli altri ragazzi, ecc.
Sappiamo un po’ tutto e siamo addirittura arrivati a soffrire con loro!
Siamo diventati dei fratelli maggiori.
E quando si esibiscono davanti a noi comprendiamo “quali e quanti sforzi abbiano fatto per arrivare sin lì” (mi sembra doveroso metterlo tra virgolette), “tutti i problemi che hanno attraversato” e altre stronzate del genere.

Perciò sorge una domanda: noi cittadini ricchi, liberi di pensare e di agire, appartenenti ad una nazione che fa parte del G8, noi che siamo talmente importanti da possedere dei minuscoli poteri che messi assieme possono addirittura modificare, in meglio o in peggio, le sorti dell’umanità; compreso ciò, non ci sentiamo responsabili di ciò che avviene alla maggior parte degli abitanti del globo, la maggior parte, mentre ce ne stiamo comodamente in poltrona o ci dilettiamo nel vedere dei cretinetti ricchi e viziati che fanno i giullari?

E poi cosa esce da questi spettacoli che va a penetrare violentemente nei cervelli delle masse vuote, rendendole ancora più vuote o colme di banalità?
L’elemento più spaventoso: l’imposizione sociale di un modello di vita.

Come ci insegna Orwell per mantenere inalterato, nella società gerarchica, l’ordinamento sociale, ci si può affidare solo su povertà e ignoranza.
Ignoranza non solo di modelli alternativi a quello che ci circonda ma ignoranza di vita e di valori.

Quello spettacolo cittadino non era solo una sera d’estate, essa è il risultato finale.
Il risultato finale di ore e ore perse davanti alla TV vedendo gli allenamenti dei ragazzi, i loro rapporti con gli altri, ecc.
Il risultato finale che ha trasformato gli “Amici” in nostri amici o fratelli minori, che siamo voluti andare a salutare e ad incoraggiare come se la loro vita fosse più importante della nostra.
Il risultato finale che porta i ragazzi ad ammirare ed emulare modelli di vita basati sul talento, sulla bellezza e sulla prestanza fisica.
Non si può non pensare inoltre all’aspetto totalmente diseducativo di tali programmi, in cui in ogni dialogo si arriva a sbraitare, a offendersi e alle volte persino a menarsi.

Tutto questo porta ad un unico risultato finale: una società degenerata nei valori che ha perso la sostanza dell’essere.

E’ indispensabile, per tornare ad una vita morale e in una società in cui le persone siano interessate al benessere della comunità, riprendersi i nostri concetti, i nostri valori e i nostri ideali.

E a questo punto sorge il problema: come si fa a liberare gli automi del ventunesimo secolo e ricondurli alla vera realtà, che è quella dei valori di pace, di libertà, di uguaglianza, di impegno morale e sociale, e soprattutto come si fa in questa società astensionista e menefreghista a far comprendere l’importanza che la politica ha nella vita per tutti noi e per gli altri?
Come facciamo ad abbattere questi nuovi quattro giganti chiamati bellezza, carriera, successo e ricchezza?
Spero di sbagliarmi, come fece Don Chisciotte, non erano giganti ma mulini a vento.
Rimane comunque il fatto che si cade quando si cerca di abbattere con la lancia dei mulini a vento.
Così come con la penna: i risultati sono nulli.

Rispetto alla realtà vuota presentata nel “teleschermo” o nei programmi come “Amici”, ero a conoscenza di un altra realtà, una in cui persone molto simili a noi e, come affermava J.F.Kennedy, “che respirano la nostra stessa aria”, muiono per fame, soffrono la povertà, convivono con le malattie e la sporcizia.
Questi sono i quattro giganti.

Sapevo che gli abitanti delle nazioni ricche, noi, siamo circa il 20-25 per cento della popolazione mondiale, mentre il rimanente vive nelle condizioni appena citate.
Motivo in più per riflettere sul fatto che la realtà in cui viviamo e che ci presentano non è la vera realtà, ma soltanto quella di pochi privilegiati.

Orwell affermava che “il passato è uno e uno soltanto”, ma anche il presente può essere uno e uno soltanto, basta imporlo come unico e nascondere o rendere meno importanti le altre realtà.

Può anche darsi che non sia io ad andare controcorrente ma che le persone che mi stanno intorno siano come Don Chisciotte.
Sono loro che sono stati ad assuefarsi per ore e ore di banalità e di cose irreali, come l’hidalgo con i romanzi di cavalleria, e poi sono diventati folli.
Sono loro che vivono in una società apparente e che si manifesta soltanto perché questi Don Chisciotte sono molti, ma non la maggior parte nel pianeta.

Ho visto il presente! Ho visto la realtà che mi circonda!
Una società fondata su stereotipi, sull’elogio dell’ignoranza, in cui si basa la propria vita, la propria “morale”, su quel mostro di nuovi valori plasmato dai creatori degli uomini.
Quel mostro che non è altro se non la fusione dei quattro giganti, quelli che in realtà sono dei mulini a vento.

Pubblicato da Davide

  • illupodeicieli

    fa piacere sapere che in giro esistono ancora persone “sveglie”: per liberarsi dagli stereotipi occorre deprogrammarsi ,evitando di essere riprogrammati. ciò è immensamente difficile se non impossbile, sopratutto perchè non si sa ,a volte, di essere stati programmati. ai miei tempi, ho 45 anni, al liceo si parlava e discuteva, si pensava di vivere in un ambiente che creava la discussione ma senza arrivare agli eccessi dei dibattiti e delle discussioni che ci propone ,oggi come oggi, la tv: cioè si discuteva delle idee, si cercava di confutarle, ma senza attacchi sul piano personale o ridicolizzando l’altro perchè grasso o magro o stempiato. quell’incantesimo si è rotto allorchè il liceo è finito: chi è entrato nel mondo del lavoro quasi subito, come il sottoscritto, si è dovuto confrontare con il prezzo del carburante , con il fatto che “ti devi adeguare” ed essere “presentabile” ( sono agente di commercio): tutto questo fino a quando un giorno mi sono svegliato o credo di averlo fatto: circa una decina di anni fa è successo che mi sono reso conto che quello che agiva, cioè andava in giro a vendere, parlava del più e del meno con le persone che incontrava, ecco “quello non ero io” o ,perlomeno, non mi riconoscevo in quell’individuo.
    bada che ,nel frattempo, avevo continuato a leggere libri , e non solo romanzi di sf o gialli, che poi sono libri che a me piacciono, ma anche a “tenermi aggiornato su ciò che succedeva in giro” però con i mezzi di allora e senza avere molta scelta,almeno in edicola.
    quando ho creduto di essermi risvegliato ho cominciato a dire ciò che penso e sui vari argomenti che a me interessano : c’è libertà di pensiero e allora posso dire che alcune cose non mi vanno: purtroppo, il limite di ciò , è il microcosmo in cui io vivo: per cui il mio agire e la mia azione, che potrebbe anche in altri risvegliare un senso critico, è di per sè limitata se non inutile.
    a me fa piacere vedere il sorgere del sole e il tramonto ,oppure il cielo stellato o i colori di una farfalla: ma allo stesso modo sono interessato a conoscere la verità sulla p2 o sull’11/9 o su telekom serbia o su perchè ,nella terra in cui vivo, nonostante ci sia a capo della regione mr.tiscali (non sarà una copia deformata del cavaliere) non ci sia lavoro se non lo schiavismo dei sottopagati dei call center. il pericolo è di lasciare perdere e di vivere con il motto :ognuno per sè e dio per tutti . che vuol dire vivere alla giornata e fottersi i pochi soldi e lavoricchiare per farne un altro pochino per ritagliarti un mq in spiaggia e comprarti qualche birra . oggi appena nasci ti insegnano a fregare il prossimo , a scuola contano solo le individualità, devi essere una primadonna o il preferito,sempre al centro dell’attenzione.per fare ciò non devi avere riguardi per nessuno: in tv ,invece, ti insegnano che “uno solo sopravviverà ” uno solo ce la farà perchè uno solo è il vincitore. sarà che io sono stato lupetto e mi hanno insegnato che “il lupetto pensa prima agli altri che a se stesso” ed è un principio che condivido anche ora: ai miei figli (21 – 11- 9 ) ho insegnato queste cose. oggi tu proponi queste cose ai tuoi figli e ai tuoi simili, e loro invece di confutare i ragionamenti ,ti rispondono con slogano contro gli arabi, con il fatto che vogliono un videotelefonino nuovo, una crociera nei mari del sud,una carta di credito, un lavoro che ti dia soldi e subito. del resto in tv che cosa ti fanno vedere? cose false dico io ai miei figli. perchè non è reale che chi prende neanche 1.000 euro al mese possa permettersi tutto ciò che si vede in un appartamento di un maestro o di un agente di polizia (forse sì se lavorano all’estero). ma ciò che non si può condividere è il principio di emulazione: il fatto è che gli educatori propongono anche scelte diverese dalla tv ma non hanno ascendente sono privi di carisma.
    i genitori non sono credibili per niente il che è anche peggio, forse.
    concludendo e scusandomi per le divagazioni, dico che ,se è anche una battaglia contro i mulini a vento partecipo volentieri.
    concludo con una frase presa da un libro di a.demello: c’è un modo per vivere ed essere liberi: credere nelle cose impossibli e nei miracoli. quelli che puoi fare anche tu!
    buona domenica a tutti.

  • Denise

    Bello l’articolo di alex: esemplifica su un caso specifico una questione più ampia. Il rapporto tra informazione, comunicazione, società di massa e sistema democratico.

    La questione centrale della politica, italiana ed europe, al momento attuale è: come far sì che il quarto potere , l’informazione, sia effettivamente strumento democratico, ovvero rimanga funzionale allo svolgimento del vivere civile.
    C’è chi ci ha pensato (Berlusconi) e ha saputo usare “bene” lo strumento: ma i partiti di sinistra hanno mediatto abbastanza sul probloema del trasferimento di informazioni? magari potrebbero farsi istruire da Piero Angela.

  • Franz

    Ha ragione denise quando legge questo articolo come un esempio pratico di problemi di più ampio respiro, i rapporti tra sistema democratico e informazione. A mio modo di vedere però l’articolo evidenzia anche un altro livello su cui porre l’attenzione: lo possiamo chiamare “culturale”, lo possiamo chiamare “sociale”, il punto è che non si tratta semplicemente di informazione ma di un modello culturale imposto alle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Un modo molto efficace per impedire agli individui di pensare, di accorgersi do ciò che accade al di fuori del proprio piccolo microcosmo.
    Quello che voglio dire è che questo “livello” si pone “prima” di quello evedenziato da denise, cioè non solo dai mass-media vengono negate un certo tipo di informazioni, ma si impedisce (con programmi come quello) alle persone di avere la coscienza di esigere questa informazione, in due parole, le si fa pensare ad altro.