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NATALE GRECO

DI MATTEO NUCCI
minimaetmoralia.it

Atene. “Hungry but chic”. Affamati ma chic. Lo slogan campeggia sulla vetrina di uno dei negozi semivuoti di Ermou, la via del Corso di Atene. Non sembra una scelta memorabile. E non solo perché il negozio continua a licenziare e non paga da luglio parecchi dipendenti. Questo, i passanti potrebbero anche ignorarlo. Il fatto è che nei dintorni c’è ben poco da essere chic. Su Ermou si aggirano innumerevoli mendicanti. Nelle strade laterali i senzatetto si stendono sotto i portici dietro barriere di cartone. La guerra, in Grecia, non si è fermata con le feste. I negozi chiudono uno dietro l’altro. Locali un tempo pieni si svuotano. Nei grandi magazzini gli inservienti sono immobili come custodi di un museo. Preferirebbero essere occupati. Sanno cosa li aspetta se i consumi non riprendono a crescere. Fuori, infatti, si soffre. Nelle scuole, i bambini malnutriti svengono. Negli ospedali mancano i farmaci. Di fronte alle mense cittadine si allungano code serpentine. Segni di vera ripresa non arrivano. E nessuno crede che il peggio sia già arrivatoEppure c’è qualcosa di nuovo in questo Natale greco. Una specie di fibrillazione finora sconosciuta a fine anno. Me lo spiega in poche frasi un vecchio pensionato che vive con meno di 500 euro al mese. Sta seduto in piazza Kodzia, la mattina in cui dopo giorni di gelo il sole alza le temperature quasi a 20 gradi e improvvisamente i mercati natalizi più popolari si riempiono di folla brulicante, un ciondolio di pacchi e pacchetti, sfrigolare di carta da regali. Sta lì fermo da ore, impassibile e beato. “Ah, questa sì che è vita” mormora “Non trova che Atene sia la città più bella del mondo? Con questo sole. L’aria delle montagne e del mare. Niente di meglio per accogliere i miei nipoti. Perché tutti quanti aspettiamo chi torna, adesso”. Eccola qui, la novità. Il vecchio Athanasios ha tre nipoti che lavorano sparsi per l’Europa del nord. E sono poche le famiglie che non contano qualche giovane esponente della nuova generazione di “migranti”. Così la festa più importante in Grecia, la Pasqua, passa quasi in secondo piano.

“A Natale tutti tornano” mi racconta Anna Keitologou, 26 anni, un fratello in Inghilterra. “Perché si  assecondano i ritmi dei paesi protestanti”. Così le case si preparano a festeggiare i ritorni nella migliore e più antica tradizione elladica, quella che diede il nome al dolore (algos) del ritorno (nostos): la nostalgia. Anna ha cinque amiche strette, di cui quattro sono partite. L’unica rimasta non è pagata da settembre ma si rifiuta di lasciare la Grecia. “I nostri genitori ci dicono di andare. Pochissimi trattengono i figli”. Lei stessa partirà. Destinazione Amsterdam. Per ora studia nell’ottima e selettiva scuola statale delle Belle Arti, dove però non c’è più nulla tranne i professori (dimezzati): né carta, né matite, né altri strumenti. Guadagna facendo tatuaggi e si paga i 190 euro mensili di affitto nel suo monolocale da 15 metri quadri. Di cui è felicissima. Ha un piccolo terrazzo da cui si vede il Partenone. Lì, al sole, prepara i regali per il fratello. Regali simbolici. Non compreranno quasi nulla, in famiglia. Si spenderà soltanto per la cena del 24 e il pranzo del 25.

Per il resto ci si arrangia. Mercati e mercatini a bassissimo prezzo aprono ovunque, dalle piazze alle metropolitane. Mentre le aree dello shopping tradizionale hanno aspetti desolanti. Anche nelle zone più ricche. Dimitris Vlissides, psichiatra, primario all’ospedale di Voula, mi accompagna a Glyfada, sul mare, poco lontano dalle stanze in cui riceve pazienti inserendoli in liste sempre più lunghe (personale dimezzato: attese reduplicate, da una settimana a un mese almeno). Le ville dei più ricchi sono come bunker sorvegliati da guardie private e enormi masse di filo spinato sulle mura protettive, quasi fossero zone militarizzate, ma i negozi ancora aperti, scintillanti di luminarie natalizie, sono deserti. Vlissides ha visto decrescere il suo stipendio del 38 per cento. Oggi guadagna 2000 euro al mese. “E sono primario da ventisette anni. Lei immagina qual è la differenza rispetto ai miei colleghi europei? Figuriamoci se mi metto a fare grandi regali. Qualcosa ai miei figli, certo. Però il mio vero contributo sará in cucina”. Festeggiare tutti insieme: il rito del simposio. Anche Vlissides ha un figlio in Inghilterra, ma nel suo caso il ragazzo ci è nato e cresciuto perché lui stesso aveva cercato lavoro lì prima di trovarlo in patria. “Non bisogna esagerare con il vittimismo. Partire è un bene. Apre la mente. Scuote dalle certezze”.

Alcune certezze che da psichiatra esperto mette in dubbio riguardano un altro tipo di fuga particolarmente di moda negli ultimi tempi in Grecia, la fuga da tutti i problemi, quella definitiva. Secondo i dati sono 3124 i suicidi negli ultimi tre anni. “Ma io credo che sia cambiata soprattutto la percezione dell’atto in sé. Non lo si considera più esecrabile, la condanna della chiesa pesa meno e dunque i dati sono più credibili che in passato”. Vlissides tossisce il suo raffreddore nelle stanze gelide dello studio dove riceve. “Lo stato non paga più il riscaldamento” dice ma preferisce cambiare argomento. E già si sfrega le mani spiegandomi la sua versione del maiale al forno. “Il tacchino non è parte della nostra tradizione”.

Si festeggerà comprando questo – cibo e bevande – non molto altro. Neppure i generi di estremo lusso. “È una favola quella secondo cui i grandi ricchi spendono con una specie di ostentazione” racconta Eleftheria Tseliou, proprietaria della galleria d’arte Batagianni, una delle più importanti di Kolonaki, il quartiere ricco del centro “Da noi le vendite si sono dimezzate. Per il resto, si guardi intorno, basta fare due passi qui fuori. Io però sono ottimista. Lavorando bene ne usciremo meglio”. È un’idea che hanno anche altri, anche chi è meno ottimista. Ci penso passando dalla via Condotti di Kolonaki, Patriarhi Ioachim, alla popolare Ipokratous, nel quartiere accanto, ancora segnato da recenti scontri nella ricorrenza della morte di Grigoropoulos, quindicenne ucciso nel 2008 da un poliziotto. La via è zeppa di negozi di mille generi, cianfrusaglie, antiquari, modellismo, miniaturisti. Su tutti però svettano munifici rivenditori di libri usati. Qui i negozianti confermano un dato sorprendente. Il giro di libri usati è in crescita. Molti svuotano case e svendono volumi di pregio. Molti vengono a comprarne: più poveri di prima ma anche più numerosi. Forse sono quelli che non possono più permettersi le novità? O magari i recenti disoccupati che hanno più tempo per leggere? Fatto sta che, unici in Europa, qui i lettori sembrano crescere. Altro che chic. Il futuro qui non lo costruirà la moda. Del resto, già duemilacinquecento anni fa lo spiegavano così: per produrre si deve studiare, per studiare occorre il tempo libero. Ecco perché la parola “scuola” in greco antico significava apparentemente tutt’altro. Scholé. Ossia ozio.

Matteo Nucci
Fonte: www.minimaetmoralia.it
Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/natale-greco/
25.12.2012

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica

Pubblicato da Davide

  • nigel

    Un bel quadretto di un branco di pecore

  • Kiddo

    Più che un branco di pecore sono solo moolto disinformati (come noi italiani, del resto..) , in più sono spaventati a morte. In una sola parola: SHOCK ECONOMY. Crisi condita da spauracchi vari, tipo alba dorata ecc.

  • lucamartinelli

    vedremo quando toccherà a noi e non manca molto. (Sempre che abbia capito il senso del tuo commento). Buon Natale

  • maristaurru

    Qui secondo me è l’articolo che non si sofferma se non a presentare una fotografia sfumata , chi sa quanto veritiera, di un popolo impoverito , come se la povertà gli fosse calata dall’alto e magari per loro colpa. Un popolo rassegnato e pecora, che non pensa. Repubblica è il giornale che porge la sua mezza verità, quella che deve influire insieme ad altre mezze verità sulla oponione pubblica, guidarla, tarparla, sporcarla. Ma non è questo tutto il popolo greco, non sono pecore , e lo si sa laddove si giocano i giochi sporchi in nome della Europa unita che non c’è. Non sono del tutto colpevoli,ma sono stati scientemente truffati dai politici e dalle Banche francesi e tedesche in testa, e LO SANNO, e le stanno pagando col loro lavoro. Il sole i mercatini ed altre cosucce di colore = pane, pizza e amore del nostro Sud derubato a suo tempo.. ed anche oggi in altro modo.

  • ericvonmaan

    L’ho già detto, hanno avuto DUE ELEZIONI UNA DI SEGUITO ALL’ALTRA per mandare a casa i loro aguzzini, non l’hanno fatto, li hanno ri-votati. Cos’altro dire. Dispiace, certo.

  • Mondart

    E sottoporre questo pezzo a quello psichiatra, così tanto per avere un parere professionale e magari una diagnosi ??

  • maristaurru

    Sarebbe interessante sottoporre a uno psichiatra questo pezzo come i profili degli artefici di una Europa degna di un fantasy da incubo claustrofobico, pretendendo di farla passare epe Europa Unita. Andebbero seriamente esamininati diversi personaggi, che poi sospetto siano quelli che ispirano certi articolastri

  • Mondart

    Eh, se vogliamo entrare in una seria prospettiva di analisi semantica e semiologica non finiamo più … Più che spiazzarmi infatti articoli come questo, o meglio serie di articoli conseguentisi a tema sullo stesso sfondo ( Questo sopra, e per altro e contrapposto verso quello di Barnard e quello della Correggia ) sembrano essere “palloni sonda” lanciati per testare il livello di empatia ( e reazione empatica o fredda dissociazione ) rimasti nella gente … e qui il discorso si fa troppo lungo per riuscire a trattarne con un commento.

    L’ articolista sopra si esprime con un linguaggio emotivamente “dissociato” tra quello che vede e come lo descrive, tipico di una ben precisa “cultura”, di una ben precisa classe sociale e di un ben preciso pensiero storico-economico-religioso di matrice calvinista ( elezione divina dei ricchi e cazzate simili ). Un pensiero (?) che personalmente ritengo “patologico” tout-court.

    E pur non essendo vero che l’ uomo alla nascita sia una “tabula rasa” ( come scrivi in un altro tuo commento ) su cui si possa scrivere di tutto a piacimento, è pur vero che rimane un’ ampia zona di possibile “ricondizionamento”. Insomma l’ impressione è che ci stiano studiando come cavie da laboratorio … e mi fermo qui.

  • massi

    Condivido pienamente… anch’io ho sperato in una presa di coscienza, uno scatto d’orgoglio dei greci… ma niente. Molto simili a noi italiani in questo, forse addirittura peggio di noi… e ce ne vuole…
    Dispiace, ma è così.

  • maristaurru

    Hai ragione, l’uomo alla nascita non è una tabula rasa, ma certo è terreno coltivabile, substrato da migliorare o no. E qui si fa difficile il discorso, almeno per me: dovrebbe entrare in ballo il libero arbitrio, o sbaglio?

  • nigel

    Sono io ad essere stato poco chiaro. I Greci hanno avuto la possibilita’ di votare per una formazione di sinistra (Tsipras) che nel suo programma prevedeva un atteggiamento più duro nei confronti della Troika. In caso di vittoria di Tsipras, la Troika avrebbe perso la sua “nobile” battaglia. Infatti, la capitolazione o l’accettazione anche parziale delle richieste di Tsipras sarebbe stato un pericoloso precedente, cui avrebbero fatto riferimento tutti i PIGS. Ma anche il rifiuto delle sue richieste sarebbe stato pericoloso, perché vi sarebbe stato il rischio concreto di fuoriuscita della Grecia dall’eurolager ( e sarebbe stato l’inizio della fine). Così hanno terrorizzato i Greci (come faranno con gli Italiani) convincendoli che crepare per lento strangolamento e’ preferibile al salto da un dirupo, senza sapere bene quale arto si fratturerà. Il fatto che con un arto fratturato ci si possa comunque trascinare e dopo un po’ magari anche guarire, e’ trascurabile per il popolo greco e, del resto, anche per il popolo italiano. Branchi di pecore.

  • Ercole

    L,ideologia borghese la fa ancora da padrone nelle coscienza del proletariato greco , ed anche internazionale,e storicamente provato che in assenza di teoria rivoluzionaria non puo esserci un partito rivoluzionario , e piu in genarale l,emancipazione del proletariato dipende dal proletariato stesso.Se nessuno mette in discussione il capitalismo , la classe dominante avra sempre il sopravvento sulla classe dominata.

  • Mondart

    Ecco, io invece penso che tutto sia estremamente semplice ( e già scritto in natura in ogni “sistema” che contiene al suo INTERNO le leggi per il suo buon funzionamento ) … e che venga posta una madornale energia proprio per “complicare il semplice”.

    Nello specifica ipotesi odierna per esempio, abbassare la NATURALE ED INNATA empatia tra esseri viventi diventa essenziale, poniamo, per spingere una popolazione in guerra ( aumentando nel contempo la sua dipendenza da slogan indotti: anche tu ti sei stupita del tenore preoccupante di certe risposte all’ imput portato col post di Barnard, no ? E la “colorazione” con cui è riportata l’ analisi soprastante non è un tantino “folle” ? ). Il pericolo più ampio è “ammalare stabilmente” l’ intero corpo sociale, trasformarlo in una società sadica, mortificante, adattiva non più alla vita ma alla morte. Il che viene fatto regolarmente in corrispondenza di precisi periodi storici … Il che è stato fatto su vasta scala con un paio di civiltà oggi “strategiche” e che non a caso vengono usate come la “mano violenta visibile” della storia … salvo essere poi demonizzate domani ( a risultato ottenuto ).

    Insomma il concetto è che “far ammalare” una civiltà ( fino a condurla alla completa pazzia, appunto la non-applicabilità del libero arbitrio individuale ) non è affatto difficile, e che un modo può essere proprio la sovraesposizione di “informazione” data con una sempre crescente “dissociazione emotiva” dai contenuti. ( Parallelamente deve aumentare la disputa e l’ aggressività sulle pure “icone” mediatiche sbandierate ) … nessun popolo va “razionalmente” in guerra.

    Ieri dicevo che probabilmente ci hanno evitato un conflitto bellico europeo conseguendo gli stessi obiettivi tramite la (finta) crisi, ma non è detto che domani potrà essere lo stesso a livello internazionale … ed anche il fatto che a fronte di un’ evidenza internazionale talmente ovvia e tanta esplicita volontà guerrafondaia nessuno osi nemmeno accennare ad un quanto mai probabile conflitto mondiale, mah … eppure anche da questo stesso blog traspare in modo per me incontrovertibile come stiano anche “psicologicamente” predisponendo la gente proprio a questo: lo scontro. Ovviamente spero vivamente di sbagliarmi, senza per questo nulla togliere alla validità generale del discorso.

  • lucamartinelli

    Bene, allora siamo perfettamente in linea. Tuttavia penso che forse i greci non sono così imbecilli come puo’ apparire. Li hanno fatti votare 2 volte: che ci siano stati anche brogli elettorali?

  • nigel

    Vista la posta in gioco, credo ci si possa aspettare di tutto. Non credi? In quanto ai Greci, non li considero imbecilli, noi siamo, se possibile, anche peggio ( e lo dimostreremo alle prossime elezioni). Per assumere posizioni di rottura, occorre soltanto un’attenta valutazione dei pro e dei contro. Il coraggio, contrariamente a quanto si può pensare, non serve a molto. Basta porsi una semplice domanda (QUALI EFFETTI PUO’ AVERE SULL’ECONOMIIA REALE DI UN PAESE IL PIANO DI RIENTRO DAL DEBITO (INTERESSI COMPRESI) PREVISTO DAI TECNICI? )
    Ti auguro un sereno anno, per quanto possibile…

  • Mondart

    Ma come no Nucci, facciamoci anche una bella sega dalla goduria intanto che ci siamo, parbleu !!!

    Strana “cartolina” della crisi che riceviamo dal tuo articolo; ad essere maliziosi si potrebbe anche pensare che un tale quadro sia dipinto con colori forniti da Thatcher e Reagan sulla solita tela tessuta da Calvino … ovviamente per il solito pubblico pagante e benestante, per il quale la crisi è un’ opportunità da sballo: bancarelle, mercatini, prodotti che non costano un cazzo, la gallerista d’ arte, e per i più fuori di testa anche lo psichiatra che sicuramente non vi negherà un “poppy” … tutti i “servizi alla persona”, quelli per voi essenziali, sono attivi e funzionanti, che volete di più ? Venghino, siorri, venghino, che più gente entra e più bestie si vedono !!!

    E per non infastidire lorsignori, ecco una bella “crisi espressionista” dove come per incanto i poveri veri, puff … spariti, manco entrano nel dipinto. Nel dipinto entrano “poveri” da 2000 Euro al mese, le luci e la magia di Mary Poppins che gli straccioni li elevano direttamente in cielo, ( mal che vada con un suicidio comunque depenalizzato da San Pietro ), la ragazzina con la faccina carina che nel suo appartamentino si chiede chi cazzo erano mai i Beatles, et voilà, tutti felici e contenti … “Miracolo a Milano” gli fa una pippa a Nucci, parbleu !! ( Escatologia natalizia peraltro annunciata dall’ Arcangelo De Sica figlio di tanto padre … )

    Ah: per chi proprio insiste a campare nel quadro metteranno al più presto un bel mega-resort di lusso, presso il quale poter trovare impiego travestiti da “Elvis the pelvis” cantando “Wonderful World” alle ricche babbione ospiti … ( Istruzioni per l’ uso: soddisfatele se ci stanno, ma non azzardatevi per nessun motivo a chiedere un cent di mancia: se sei povero è perchè Dio lo vuole, e tale devi restare … ch’ aggia fà, si chiama elezione divina ).

    PS: a chi oggi si scervella nei tecnicismi spiccioli di crisi e conflitti, pongo questo indovinello: Com’ è sta storia che le eresie medievali, nate come opposizione ideologica alla ricchezza temporale, finiscono col far nascere una religione che dice “beati i ricchi” ??? … Mah …

  • Tanita

    “L’elogio della povertá”.

    Sono nauseata.

    E poi coincide poco con quanto mi scrivono gli amici dalla Grecia.

  • bysantium

    Complimenti per l’acutissimo indovinello che mi porta a meditare e a rileggere un libretto sulle eresie medievali che avevo ormai dimenticato.
    Grazie.

  • Mondart

    PS 2: Ma poi, perchè se là ci sono così tanti avidi lettori, De Benedetti non si trasferisce in pianta stabile invece di starsene in Svizzera e fracassarli a noi con la sua Premiata Tipografia Galeazzo ?? … De Benedè … ma certi articolisti li trovi sotto l’ albero o te li procura la befana ??

  • sandrez

    +/- concordo

  • alvise

    Se intendi il Fiscal Compact, pensi veramente che sia un piano di rientro coerente? E’ solo un altro modo per ridurci sempre più poveri, e quindi chiedere finanziamenti, che ci porteranno sempre più ad essere schiavi di chi ci comprerà. L’anno che verrà, almeno sulla carta, porterà ultriori chiusure di PMI, e quindi meno oneri sociali (tasse). Per il prossimo anno temo persino ulteriori tagli alle pensioni, le branche sociali più deboli. Il progrom economico secondo me è appena cominciato, i negozi vuoti sotto natale sono un brutto segno, preludio di quello che ci arriverà, altro che piano di rientro.

  • teresa

    Lei non ha letto bene niente!fare ironia su quanto succede in Grecia,se proprio non crede vada a vedere e non si preoccupi che noi gente italiana siamo molto vicini al succedere della Grecia.

  • nigel

    Sono perfettamente d’accordo con te. Solo una mente malata può pensare che il nostro Paese possa tollerare il fiscal compact, che è invece propedeutico a un piano di conquista e di espoliazione…

  • nigel

    Brava, avrei voluto scriverlo io. La sensazione che si ha è che questo schifo lo si debba accettare (e lo si accetti) con serena disgustosa rassegnazione

  • Mondart

    Sì ciao, guarda che sei tu a non aver inteso niente, nè il tono dell’ articolo nè tantomeno quello del mio commento.

  • Nauseato

    E sapessi quante menti malate ci passano quotidianamente accanto. Ma non dubito tu lo sappia, è una “esortazione” retorica … visto che oltretutto abbiamo già concordato in merito; sto soltanto ribadendo il fenomeno.

    Infatti in rete e non in rete, in ogni possibile occasione, sollevo questi argomenti, avanzo pesantissime critiche a Monti e ai suoi ancor peggiori supporters, cito dati documentabili, illustro cercando di dirlo chiaramente e in breve tutto quello che viene taciuto dalla propaganda di regime e SEMPRE, PUNTUALMENTE … mi trovo davanti o strenui difensori del salvifico rigor Monti o sguardi assolutamente indifferenti o mentecatti che ti affibbiano istantaneamente la patente di berlusconiano “perché dice le tue stesse cose”.

    Da piangere. E il bello è che i miei toni e il mio intento sono quelli di seminare almeno il dubbio, non quelli di chi intende fare un lavaggio del cervello volendo costringere a pensarla a tutti i costi allo stesso modo. Niente, è inutile. Oppure sono io che sono del tutto inadeguato al compito. Non so più cosa pensare. Verrebbe da dire “allora fottetevi” e buonanotte, se non fosse che proprio questo LORO atteggiamento è quello che ci trascinerà tutti indistintamente nel baratro.