MORSI: IL NUOVO FARAONE D’EGITTO

DI CHRIS HEDGES

Common Dreams

Quando l’ayatollah Ruhollah Khomeini tornò in Iran il 1° febbraio del 1979 dopo 14 anni di esilio, aveva intenzione di distruggere le forze dell’opposizione secolare, compreso il Partito Comunista iraniano, che era stato essenziale per rovesciare lo scià. La dichiarazione di Khomeini di un governo islamico, sostenuto da referendum, lo vide riscrivere la costituzione, chiudere i giornali dell’opposizione e bandirne i gruppi, compresi il Fronte Democratico Nazionale ed il Partito Repubblicano del Popolo Musulmano. I dissidenti che sotto lo scià erano stati rinchiusi per anni nel carcere iraniano, notoriamente brutale, vennero di nuovo imprigionati dal nuovo regime. Alcuni tornarono nelle loro celle accolti dai loro vecchi carcerieri, i quali avevano offerto i loro servizi al nuovo regime.
Questo è quello che sta accadendo in Egitto. È la storia della maggior parte delle rivoluzioni. I moderati, cruciali per ottenere il sostegno delle masse e di molti fuori dal Paese, diventano un ostacolo al consolidamento del potere autocratico. I liberal-democratici, gli intellettuali, la classe media, i laici e le minoranze religiose, compresi i cristiani copti, sono sempre stati visti dal presidente Mohamed Morsi e dal suo Partito Libertà e Giustizia – ala politica de facto della Fratellanza Musulmana in Egitto – come “utili idioti”. Queste forze sono state essenziali per creare un ampio movimento per la caduta della dittatura di Mubarak. Hanno permesso che i giornalisti occidentali dipingessero l’opposizione come volevano. Ma ora costituiscono un impedimento al governo del singolo partito e vengono schiacciati.

Sabato scorso si è tenuto il primo di due giorni di votazioni sulla nuova costituzione. Secondo quanto riportato il giorno dopo, il documento verrà approvato. Il secondo giorno di votazioni, sabato prossimo, comprende i distretti rurali che costituiscono la base più ampia del sostegno alla Fratellanza e ci si aspetta che alla fine la costituzione verrà ratificata dal 50% richiesto o da più di 51 milioni di elettori egiziani. Le forze dell’opposizione accusano che il primo turno è stato intaccato da irregolarità elettorali, compresi corruzione, intimidazione, orari di voto irregolari e scrutatori che davano indicazioni agli elettori su come votare. Gran parte dei 13.000 seggi non avevano un supervisore indipendente; molti giudici, contro il progetto di modifica, si sono rifiutati di controllare la votazione.

Il referendum maschera il vero fulcro del potere, che è nelle mani dei Fratelli Musulmani. Il partito non ha intenzione di diluire o di rinunciare a questo potere. Ad esempio, quando la Corte Costituzionale Suprema era sul punto di sciogliere il comitato – pieno di membri del partito – che stava scrivendo la nuova costituzione, la Fratellanza ha chiuso i giudici fuori dall’edificio della Corte. Tre dozzine di membri del comitato, compresi laici, cristiani copti, liberali e giornalisti, se ne sono andati per protesta. I restanti islamisti, a dispetto dei giudici, hanno tenuto una sessione durante tutta la notte del 29 novembre ed hanno approvato ufficialmente il documento di 63 pagine.

Il testo della costituzione è pieno di un linguaggio fastidiosamente vago sui diritti democratici, le libertà civili, i doveri delle donne ed il ruolo della stampa. Conferisce alle autorità religiose islamiche il controllo sul processo legislativo e su molti aspetti della vita quotidiana e personale. Una delle ragioni per cui ci si aspetta che venga approvata, oltre alla frode elettorale, è perché molti liberali, laici e copti hanno rinunciato con disprezzo di partecipare alla votazione.

La Fratellanza, ironicamente, non era parte dell’avanguardia che nel febbraio 2011 ha guidato gli 11 giorni di protesta che hanno portato alla caduta di Mubarak. Era anzi riluttante, dopo decenni di severa repressione, di farla da padrone ai manifestanti che intasavano piazza Tahrir. All’inizio dissero di non voler competere alle elezioni presidenziali o governare un intero Stato di candidati parlamentari. Ma una volta visto il caos, i litigi e la confusione tra gli oppositori laici, che avevano presentato tre candidati concorrenti, hanno colto l’occasione.
Alcuni passaggi della costituzione proposta come “Lo Stato intende preservare il carattere genuino della famiglia egiziana” e lo Stato garantisce la libertà di stampa eccetto “in tempo di guerra o di mobilitazione pubblica” sono abbastanza vaghi da permettere ai Fratelli Musulmani di limitare severamente i diritti delle donne e mettere a tacere brutalmente la critica giornalistica. L’imperiale dichiarazione presidenziale di Morsi del 22 novembre, fino all’abrogazione della scorsa settimana dopo le proteste in strada, lo aveva effettivamente posto al di sopra della legge. Abrogare il decreto, tuttavia, non impedirà al partito di conquistare un potere dittatoriale.

La Fratellanza non rinuncia all’uso della forza mortale. I violenti scontri tra migliaia di manifestanti pro e contro il governo fuori dal palazzo presidenziale della scorsa settimana hanno causato 10 morti e circa 700 feriti. Alcuni manifestanti anti-governo hanno detto di essere stati picchiati in una centro di detenzione e tortura di fortuna che i Fratelli avevano messo su vicino al palazzo. Morsi non ha mostrato alcun rimorso. In una trasmissione televisiva trasmessa a livello nazionale, ha annunciato che i dimostranti contro il governo avevano confessato di essere “criminali pagati”. Ed il nuovo governo, per frenare ulteriori proteste, comprese quelle svolte in piazza ad Alessandria lo scorso week-end, ha autorizzato i militari all’arresto dei civili.

I Fratelli Musulmani, come tutti i partiti rivoluzionari che sostituiscono un ancient régime, hanno abitato le strutture tradizionali del potere. Sono stati nominati ministri e gabinetti del governo. Sono stati eletti parlamentari. Sono stati scelti giudici. Ma il vero potere, come in molte società post-rivoluzionarie, è nelle mani delle organizzazioni di partito. Ci sono due sistemi di autorità: uno è pubblico e cerimoniale: l’altro è segreto e inespugnabile. È questa forma – quella per cui le posizioni formali del potere non valgono più nulla – che ha portato al ritiro del 30% dell’Assemblea Costituente, compresi diversi consiglieri presidenziali. Le figure pubbliche che coprono incarichi ufficiali sono solo di facciata.

I rivoluzionari di successo, come ha scritto Crane Brinton, “combinano, in vari gradi, ideali molto alti con un totale disprezzo per le inibizioni ed i principi che costituiscono gli ideali di altri uomini. Rappresentano una strana variante dello schema del piacere di Platone: non si tratta di re-filosofi, ma di assassini-filosofi. Hanno il tocco pratico e realistico che pochi leader moderati posseggono e tuttavia hanno anche abbastanza del fuoco del profeta per trattenere i seguaci che aspettano che la Nuova Gerusalemme sbuchi da dietro l’angolo. Sono uomini pratici che non si fanno vincolare dal senso comune, machiavellici al servizio del Bello e del Buono”.

Leon Trotsky ha spiegato questa mentalità quando descrisse, nel 1917, il ruolo dei bolscevichi, che ammise essere una netta minoranza.
“I bolscevichi”, scriveva, “hanno trattato il popolo come se fosse stato creato dalla storia precedente e come se fosse chiamato a terminare la Rivoluzione. I bolscevichi hanno preso come missione personale la guida di questo popolo. Quelli contro l’insurrezione erano “tutti” – eccetto i bolscevichi. Ma i bolscevichi erano il popolo”.

In breve, le elite rivoluzionarie concedono la libertà solo a coloro che loro credono se la meritino. E tutte le rivoluzioni, anche quelle che si dicono laiche come la Rivoluzione Bolscevica, sono essenzialmente esperienze religiose. Offrono visioni utopiche vittoriose e insistono di essere attaccati alle forze della storia, alla purezza razziale, al destino di Dio. Dividono il mondo in bene e male. Sono esonerati, come rivoluzionari, dalla moralità quotidiana. Impersonano una verità assoluta. Tollerare le differenze equivale a favorire il male. Significa permettere a coloro che sono fuorviati di sprecare le loro vite. Il cardinale Roberto Bellarmino sostenne questa tesi nel 1600, quando ordinò il rogo del frate ed astronomo domenicano Giordano Bruno con l’accusa di blasfemia. Quanto più a lungo vivono questi eretici, disse, tanto più accumuleranno la dannazione su di loro.

I governi rivoluzionari capovolgono la moralità e la regola del diritto. Credono, come scrisse Maximilien de Robespierre, di opporre il dispotismo della libertà alla tirannia. Questo è il motivo per cui Morsi riflette sempre di più il dittatore che ha rimpiazzato.
“Tutti i rivoluzionari, nel momento in cui si assumono delle vere responsabilità, diventano in qualche modo conservatori”, scrisse G.M. Trevelyan. “Robespierre ha ghigliottinato gli anarchici. Il primo atto amministrativo dei regicidi [inglesi] era quello di mettere a tacere i livellatori.

I governi rivoluzionari sono esperti nel giocare con l’odio tra le classi e l’ipocrisia dei veri credenti. La classe media si è dimostrata essere di vitale importanza per la rivoluzione egiziana, come in tutte le rivoluzioni. Ma la più ampia classe media laica e la classe superiore vengono disprezzate dalle masse dei poveri che costituiscono la maggior parte della popolazione egiziana. L’unica forma efficace di resistenza al regime secolare di Mubarak era quello di ritirarsi nei rigidi dogmi dell’islam ortodosso. Per molti poveri, abbracciare l’ortodossia è diventato una questione di identità e la sola fonte di speranza. Non c’è bisogno di rafforzare le regole dell’abbigliamento o le usanze dell’islam ortodosso nei bassifondi del Cairo come Imbaba. Ma nei quartieri della classe superiore come Zamalek, dove il vecchio regime era più generoso in termini economici, l’islam ortodosso non ha mai avuto lo stesso prestigio, anche se le donne di questa classe indossavano l’hijab e anche se l’islam ortodosso aveva intaccato l’élite economica.

Questa rivoluzione, come tutte le rivoluzioni, ha riversato i credenti poveri nelle strade per combattere gli oppositori del partito. L’opposizione è bollata come nemica della rivoluzione e, più profeticamente, nemica dell’islam; i manifestanti anti-governo, nelle parole di Morsi, sono i tirapiedi delle ambasciata estere e di Israele. Ed i poveri – il sottoproletariato – sono semplicemente troppo felici per prestare i loro servizi come truppe in difesa delle credenze sacre e del promesso futuro di gloria e pane. Odiavano già quelli contro i quali stanno ora protestando. Una volta liberati dallo Stato dalle forme tradizionali di controllo, la massa diventa aggressiva di buon grado.

Le ultime tre settimane di violenza presagiscono un periodo di sangue e repressione. L’opposizione, che all’inizio voleva boicottare il referendum, sta facendo un difficilissimo sforzo per sconfiggerlo. I giochi sono fatti. Morsi e la fratellanza vengono visti come gli eredi della vecchia dittatura con una nuova foggia. La lotta per una società aperta viene intrapresa nelle strade delle città egiziane da chi si sente tradito. Sarà lotta fino alla morte. I poster della Fratellanza appesi in tutto il Paese a sostegno della costituzione invitano il popolo a votare sì per “Sostenere la Legittimità e la Shariah [legge islamica]”. Coloro che si oppongono alla legittimità ed alla legge islamica, non c’è bisogno di dirlo, sono eretici.

Chris Hedges scrive regolarmente per Truthdig.com. Hedges si è diplomato alla Harvard Divinity School e per circa vent’anni è stato corrispondente all’estero per il New York Times. È autore di molti libri, compresi: War Is A Force That Gives Us Meaning, What Every Person Should Know About War e American Fascists: The Christian Right and the War on America. Il suo ultimo libro è Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle.

Fonte: www.commondreams.org

Link: http://www.commondreams.org/view/2012/12/17-5

17.12.2012

Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

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