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MORSI CONSEGNA IL SUO BIGLIETTO DA VISITA

DI PEPE ESCOBAR
asiatimes.com

Fareste bene a non immischiarvi con il Fratello Musulmano Morsi.

Direttamente dalla Cina “comunista” – dove è stato accolto con il tappeto rosso dal presidente Hu Jintao e dal vice presidente Xi Jinping – il presidente egiziano è atterrato come un vero leader del mondo arabo nel “cattivo” Iran. [1]

Immaginate di condurre un sondaggio a Tampa, Florida, fra i delegati della convention Repubblicana mentre consacrano il duo Mitt Romney-Paul Ryan al ticket per le presidenziali. Probabilmente Morsi verrebbe classificato peggiore di Hitler (oh no; quello era Saddam, o forse Osama, o forse Ahmadinejad …)Tampa-Tehran. Parliamo dell’attuale divisione geopolitica. Da una parte, l’ 1% radunato in una folla che chiede sangue – che si tratti di Barack Obama o di un gruppo di musulmani. Dall’altro lato, la maggior parte della vera “comunità internazionale”, praticamente tutto il Sud del Mondo (tra cui osservatori come Cina, Brasile, Argentina e Messico) che si è rifiutato di sottostare ai diktat imperialistici militari/finanziari. Riaffermando le proprie impeccabili credenziali, i media corporativi statunitensi hanno liquidato il tutto come se fosse solo un “raduno di paesi del Terzo Mondo”.

Tuttavia, la grande notizia è che l’ Egitto è tornato. Un’ altra è che l’ asse Washington-Tel Aviv è furibondo.

Morsi può darsi che cammini come i proverbiali egizi dell’ immaginario popolare: di profilo. Di fatto avanza costantemente. Ormai è chiaro che la nuova politica estera egiziana punta alla restaurazione di Il Cairo, storicamente il centro intellettuale del mondo arabo, alla sua posizione di leader – usurpata dai ricchi petrolieri barbari della Casata dei Saud durante questi decenni in cui l’ Egitto era solo un servo dei disegni geopolitici di Washington.

Quelli erano i giorni (ormai lontani) – più di 3 decenni fa – in cui Tehran ruppe le relazioni con Il Cairo quando l’ Egitto firmò gli accordi di Camp David. La presenza di Morsi al summit di Tehran del NAM (Movimento dei Paesi Non Allineati) non può essere solo il segnale di un ritorno alle piene relazioni diplomatiche, come ha detto Yasser Ali, portavoce di Morsi, ma è un incredibile colpo di stato diplomatico.

Ingresso nel nuovo grande gioco

Ecco un breve riassunto. Il primo cruciale viaggio all’estero di Morsi è stato verso l’ Arabia Saudita, per il meeting dell’ Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) a La Mecca. La Casata dei Saud guarda alla Fratellanza Musulmana con estremo sospetto, per non dir altro. Subito dopo Morsi ha ricevuto una visita personale dall’ Emiro del Qatar ed un assegno da 2 miliardi di dollari senza impegni: poi ha licenziato immediatamente la vecchia leadership dell’ orwelliano Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF).

Nel frattempo Morsi ha già lanciato il nuovo piano per risolvere l’ interminabile tragedia siriana: un gruppo di contatto che raggruppa Egitto, Iran, Turchia e Arabia Saudita. Non ci sarà nessuna soluzione al problema siriano senza questi attori stranieri – con l’ Egitto che fa molta attenzione a mediare tra gli interessi di Iran e quelli di Turchia e Arabia Saudita (che coincidono, nel 2008 la Turchia centrò un accordo strategico, politico, economico e di sicurezza con il GCC).

Con un colpo solo, Morsi ha tagliato la testa al falso serpente, sostenuto da anni da Washington, dal re Playstation della Giordania e dalla Casata dei Saud: quella mezzaluna sciita “malvagia” che va dall’ Iran al Libano, passando per l’ Iraq e la Siria che mina la “stabilità” del Medio Oriente.

Quello che davvero temono il re Saudita Abdullah e il giovane giordano Abdullah II è l’ inquietudine e la rabbia dei loro stessi popoli, senza nemmeno nominare il concetto di democrazia: è facile dare la colpa al rampante sciismo perché Washington è abbastanza ingenuo – oppure gli conviene – da crederci.

Il mito della “mezzaluna sciita” può essere smontato in molti modi. Eccone uno – verificato di persona, sul posto, per un bel po’ durante la metà degli anni 2000. Tehran è a conoscenza che la maggioranza dei potenti clerici in Iraq sono avversi al concetto khomeinista della Repubblica Islamica. Non fa meraviglia la preoccupazione di Tehran per la rinascita di Najaf, in Iraq, come prima città santa sciita, a discapito di Qom, in Iran.

Washington accetta questa propaganda perché è proprio il cuore del Nuovo Grande Gioco. Qualunque sia l’amministrazione, da Bush a Obama, l’ossessione di Washington è neutralizzare quello che è visto come un asse sciita che va dal Libano, passando per Siria, Iraq, Iran e via fino all’ Afghanistan.

Un semplice sguardo alla mappa ci dice che quest’ asse è al centro del mostruoso dispiegamento militare statunitense in Asia – che si affaccia verso Cina e Russia. Ovviamente i migliori analisti a Pechino e a Mosca l’ hanno già rilevato da parecchi anni.

Russi e cinesi vedono come il Pentagono “gestisce” – indirettamente – gran parte delle riserve petrolifere regionali, compreso il nord-est sciita dell’ Arabia Saudita. E vedono anche come l’ Iran – centro gravitazionale di tutta la regione – non può che essere l’ ossessione finale di Washington. Il discorso nucleare è solo un pretesto – l’ unico a disposizione per il momento. In definitiva la questione non è la distruzione dell’ Iran, ma la sua sottomissione alla condizione di docile alleato.

In questo duro gioco di potere interviene il Fratello Morsi, rimescolando le carte più velocemente di un croupier di Macao al soldo di Sheldon Anderson. Quello che avrebbe potuto metterci mesi o forse anni – l’ emarginazione della vecchia leadership della SCAF, il Qatar è stato privilegiato rispetto all’Arabia Saudita, una visita presidenziale a Tehran, il rafforzamento dell’ Egitto come leader del mondo arabo – è stato fatto in soli due mesi.

Ovviamente tutto dipende da come si svilupperanno le relazioni fra Egitto ed Iran, e se il Qatar – ed anche l’ Iran – sarà capace di aiutare la Fratellanza Musulmana ad evitare il collasso dell’ Egitto (non ci sono soldi per niente, un deficit annuale di 36 miliardi di dollari, quasi la metà della popolazione è analfabeta, e il paese importa la metà del suo cibo).

Riportatemi a Camp David

Il problema immediato del gruppo di contatto dell’ Egitto è che la Turchia – in un’ altra spettacolosa dimostrazione della controproduttività della sua politica estera – ha deciso di boicottare il NAM. Tuttavia l’Egitto è imperterrito ed ha proposto di aggiungere al gruppo di contatto l’ Algeria e l’ Iraq. [2]

Tehran è entrata con un’ altra proposta diplomatica “travolgente”, secondo il Ministro degli Esteri: una troika NAM formata da Egitto, Iran, Venezuela, più i confinanti della Siria Iraq e Libano. Tutti vogliono dire qualcosa – a parte la Turchia, evidentemente. La proposta di Tehran è pienamente supportata dalla Russia.

E proprio mentre i media corporativi statunitensi si crogiolano nei discorsi d’odio alla convention milionaria di Tampa, l’ “isolato” Leader Supremo dell’ Iran, l’ Ayatollah Khamenei, si incontra con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon a Tehran e chiede un Medio Oriente denuclearizzato. [3]

Non proprio l’ atteggiamento da “nuovo Hitler” che vuole una bomba nucleare … come dice incessantemente il duo guerrafondaio Bibi-Barak in Israele. Ed è senza dubbio una popolare denuncia del Sud contro l’enorme ipocrisia di Washington, che continua ad ignorare deliberatamente l’ arsenale nucleare israeliano mentre spreme l’ Iran per il suo programma nucleare.

Inutile dire che tutto questo non è stato riportato dei media corporativi statunitensi.

Nel frattempo tutti gli occhi del Sud sono su Morsi. Le cose si stanno muovendo, non è inverosimile immaginare che la Fratellanza Musulmana si giochi la carta Camp David prima o poi. In quel caso, ci si aspetta che Washington vada su tutte le furie – ed un viaggio nell’ America Latina degli anni 70, come nella promozione (ennesima) di un golpe militare.

La morale è questa: se la Fratellanza Musulmana articola davvero una politica estera indipendente nei prossimi mesi, anche con un accenno al fatto che Camp David dovrebbe essere rinegoziato (oltre il 90% degli egiziani sarebbe d’accordo), il duo belligerante Bibi-Barak farebbe meglio ad essere realista.

Pepe Escobar
Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/NH31Ak03.html
31.08.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di REIO

[1] http://www.chinadaily.com.cn/china/2012-08/29/content_15716846.htm
[2] http://english.al-akhbar.com/content/egyptian-initiative-banking-syrian-fatigue
[3] http://www.presstv.ir/detail/2012/08/29/258897/leader-calls-for-nuclearfree-mideast/

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Ma Morsi non è saltato fuori dal cilindro del prestigiatore Obama?

  • frankieboy85

    i Muslim Brotherhood sono volati fino a Washington e sicuramente non si scomodano con un viaggio così lungo solo per andare a mangiare tartine e sorseggiare thè alla Casa Bianca. Chi vuol capire capisca.

    Anche Monti pochi giorni dopo li ha elogiati come dei moderati e come una realtà tutta da scoprire. Mancava solo che gli facesse un blowjob.

    Quote:
    «Vanno considerate con molta attenzione le posizioni che ho sentito ispirare da esponenti di spicco di questo movimento (fratellanza musulmana): che sono non così diverse da posizioni abbastanza moderate. Ma non mi sento di esprimere un giudizio più completo»
    Mario Monti (11 aprile 2012)

  • xcalibur

    Morsi, nel suo recente viaggio a Teheran ha affermato che il «Regime siriano e’ oppressivo»…
    Niente male per il nuovo “nemico” di Washington e Tel-Aviv…

  • Tao

    Un breve commento di MK Bhadrakumar, del 31 agosto 2012, sul vertice del NAM a Teheran, permette di avventurarsi su alcuni punti che emergono dal vertice, essendo, secondo le parole dell’autore, “una di quelle rare volte in cui un nuovo “centro di gravità” si  forma nella geopolitica della regione del Medio Oriente“. Vedremo anche vari commenti integrare specificatamente tale analisi.

    • Il primo punto è una proposta dell’Iran, nuovo presidente del NAM, per formare un “gruppo di contatto” sulla Siria, che si componga di tre presidenze successive, la precedente, l’attuale e la prossima, cioè l’Egitto, l’Iran e il Venezuela, aggiungendo altri due paesi della regione e vicini della Siria: Iraq e Libano. (Vedasi ITAR-Tass 30 agosto 2012.) MK Bhadrakumar sottolinea chiaramente che la posizione egiziana, ostile al regime di Assad, si distacca sostanzialmente su questo tema dalle posizioni iraniana e venezuelane, ma pondera questa riserva osservando come il linguaggio della proposta iraniana consenta ogni accordo possibile: “E’  interessante, poiché il neopresidente egiziano Mohamed Morsi ha chiesto apertamente il cambio di regime in Siria, mentre Iran e Venezuela sarebbero molto ambivalenti sul senso di questo concetto. Ma alla fine, tutti e tre sono d’accordo che la ‘transizione’ dovrebbe essere un processo gestito interamente dalla società siriana, senza l’intervento esterno.”

    MK Bhadrakumar continua, esprimendo ancora una volta la sua ammirazione per la diplomazia iraniana, per la sua flessibilità ed adattabilità: “Questa è la diplomazia iraniana al suo meglio, che mostra padronanza dell’arte del possibile. Ciò che conta infinitamente più di ogni altra cosa, dal punto di vista iraniano, è che Teheran e Cairo condividano una piattaforma regionale sulla Siria. “L’arte del possibile”, in questo caso, è il vertice dei paesi indetto per formare questo gruppo su un principio fondamentale, che è in definitiva la tesi fondamentale della crisi siriana, ancor più che del destino di Assad stesso: il rifiuto di ogni intervento straniero, implicito nell’affermazione che la “transizione” deve essere un processo totalmente siriano”. Per gli iraniani, è essenziale, in quanto si tratta di contrastare la costante pressione del blocco BAO, che non si giustifica e né si articola che allo scopo di un suo intervento in Siria e, perciò, gli iraniani presentano una proposta che possa soddisfare Morsi, per il quale il principio del non-intervento straniero in Siria è ancora più importante della sua ostilità nei confronti di Assad.
    Gli iraniani riprendono per proprio conto la logica russa, che difende più l’inviolabilità del principio della sovranità che non Assad. Infine, il destino di Assad è un punto contingente della crisi siriana, che è importante in quanto basato sul principio della sovranità … e se questo principio sia violato, e se vi sia un intervento straniero, per un qualsiasi motivo (sai Assad o no), si tratti della politica fondamentale del blocco BAO; questo principio viene protetto, e questa posizione dottrinale è resa operativa chiaramente dal rifiuto di un qualsiasi intervento straniero, ed è qui che l’Iran e l’Egitto si incontrano, e sono autorizzati ad ignorare le loro differenze riguardo il destino di Assad. In effetti, è la logica della Russia, contrariamente alle costanti deformazioni, a immagine della sua deformazione interventista, il blocco BAO deve subire questa logica “interpretando” il sostegno politico russo come un patto con il regime di Assad.

    • Non sarà sfuggito che la proposta di un “gruppo di contatto” sulla Siria, che avvicina l’Iran all’Egitto, fatta al vertice islamico di Riyadh il 14-15 agosto, e da cui tuttavia vi si allontana per la composizione estremamente significativa, dimostra che gli eventi si muovono velocemente. L’Egitto aveva proposto un “gruppo di contatto” regionale, dove vi fossero l’Arabia Saudita, l’Egitto, l’Iran e la Turchia … invece Turchia e Arabia Saudita escono dalla proposta iraniana nel quadro del NAM, in ciò corrispondendo alla situazione che si è verificata durante il vertice. Per vari motivi, si è dovuta cancellare la Turchia (a causa della sua sconfitta) e l’Arabia Saudita (a causa delle incertezze sui metodi sauditi) … Questi due paesi, che sembravano trionfare tre o quattro mesi fa, soprattutto a causa della importanza che essi hanno dato alla crisi siriana, ora sembrano tremolanti, presi completamente alla sprovvista e sulla difensiva, non sapendo esattamente come orientare le proprie politiche regionali, se ancora hanno una politica regionale, e se sono in grado di averne un’altra, sempre più sottoposta ad una pressione che subiscono a causa dei loro errori e delle loro paure…

    MK Bhadrakumar: “La debacle siriana della Turchia sta aggravandosi di molto. L’arrivo dell’Egitto spinge l’Arabia Saudita a cambiare rotta. I media iraniani hanno l’ impressione di una sorta di un possibile ravvicinamento tra Teheran e Riyadh. La restaurazione del rapporto tra Egitto e Siria, allo stesso modo, cambia i calcoli della Turchia…“

    • … Da cui un ritorno ai “fondamentali”, sia simbolico, che psicologico e strategico, vale a dire all’Iran e all’Egitto. Entrambi i paesi, così importanti, hanno qualcosa in comune, cioè di essere delle indiscutibili potenze regionali che devono difendere o riaffermare la propria sovranità, e di essere anche forze strutturanti per la stabilità nella regione, e per l’ostilità alle egemonie esterne o delegate. La Turchia è stata a questo gioco, in quanto aveva ancora una politica indipendente che richiedeva un peso e una statura tali da poter affermare la propria sovranità; la Turchia, in piena sconfitta catastrofica, non fa più parte di questo gioco, come si è visto, mentre l’Iran e l’Egitto si trovano necessariamente in un flusso naturale di connivenze, che non cancella, di certo, le differenze, ma che tenderà sempre più a farli agire nella stessa direzione, in concertazione regionale. Tale questione del principio di sovranità, così spesso sollevato dai russi per sé e per l’intera situazione, è ora il punto essenziale di una qualsiasi politica estera e di sicurezza nazionale, ed il punto fondamentale che fa di una politica, una Alta Politica, a causa della costante offensiva del Sistema, di conseguenza destrutturante e predatoria verso tutti i principi di strutturazione. Siamo molto lontani, lontanissimi, dalla continua narrazione del blocco BAO (democrazia, dirittumanitarismo, ecc.) e tocchiamo qui ciò che la “primavera araba” ha veramente d’importante.

    MK Bhadrakumar non s’è persa la dichiarazione di Morsi che fa dell’Iran un “partner strategico” (l’Iran ha definito l’Egitto un “alleato strategico“), come fondamentale punto di scambio tra i due paesi, a Teheran. Osserva in realtà il manifesto imbarazzo degli USA di fronte l’evoluzione di Morsi, generalmente ritenuto dai commentatori, sia di sistema che di anti-sistema di comodo, una “pedina” degli Stati Uniti, ma ora siamo costretti a cercare di trovare nell’atteggiamento del “pedone”, l’approccio “meno peggiore possibile” per gli interessi degli Stati Uniti … (Vedi 30 agosto 2012 : “Con la sua evoluzione attuale e molto audace [Morsi] li mette in posizione completamente difensiva, con poche opportunità di contrastare i suoi sforzi, nella misura in cui Morsi gestisce sempre più opportunità alternative alla classica politica di sottomissione dell’Egitto al blocco BAO, e senza sapere, nella testa dei “tutori” [degli USA], se sia puramente tattica, pur restando nel quadro dell’antica alleanza, o se sia davvero una svolta strategica.”)

    Allora … ecco finalmente ciò che dice MK Bhadrakumar: “Non è cosa da poco per Tehran, che Morsi abbia definito l’Iran “partner strategico” dell’Egitto. Anche un commento su Voice of America ha ammesso che il simbolismo della visita di Morsi in Iran “riguardava i paesi che cercano di isolare l’Iran. In particolare, il vecchio alleato degli Stati Uniti, l’Egitto”. La migliore torsione che VOA potesse dare era che il viaggio di Morsi non significasse una “vera e propria approvazione dell’Iran” da parte dell’Egitto, e che la “vicinanza apparente potrebbe essere merce di scambio” nei negoziati dell’Egitto con gli Stati Uniti.”

    Versione originale:

    Fonte: http://www.dedefensa.org
    Link: http://www.dedefensa.org/article-le_centre_de_gravit_se_d_place_01_09_2012.html
    1.09.2012

    Versione italiana:

    Fonte: http://aurorasito.wordpress.com
    Link: http://aurorasito.wordpress.com/2012/09/02/il-centro-di-gravita-si-sposta/
    1.09.2012

    Traduzione a cura di ALESSANDRO LATTANZIO

  • Cataldo

    Si, ma i suoi amici americani ed israeliani gli avevano “consigliato” di non andare al vertice, in sostanza il punto che ha dimostrato è che l’egitto si muoverà in un ambito completamente diverso dal passato, senza alcun automatismo rispetto le decisioni prese dai suoi padrini.

  • albsorio

    🙂

  • Senzapretese

    2 – THE WALL STREET JOURNAL
    GLI USA TAGLIANO IL DEBITO DELL’EGITTO DI 1 MLD $
    http://on.wsj.com/PZnvGT
    I diplomatici americani stanno chiudendo un accordo per ridurre di 1 miliardo di dollari il debito dell’Egitto. L’iniziativa fa parte di una strategia di Washington per puntellare l’economia del paese e impedire che la sua nuova leadership islamista esca dall’orbita degli Stati Uniti in materia di politica estera.