MODELLI MONETARI IN 4 SCENARI

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DI ALBERTO CONTI

Comedonchisciotte

Scenario 1

The day after, anno zero. Nella terra di mezzo una popolazione laboriosa cerca di rifarsi una vita sicura e dignitosa, e di consentire un futuro migliore ai propri figli.

Nasce così la Banca Unica, che come prima azione unilaterale distribuisce cento soldi a fondo perduto a ciascun cittadino, creati lì per lì dal nulla.
Il circolante iniziale è quindi di cento volte il numero dei cittadini, e alimenta i primi scambi commerciali tra di loro. Molti investono la parte più consistente di questa disponibilità iniziale in strumenti per avviare un’attività redditizia, che generi nuova ricchezza destinata sia a vivere meglio che a nuovi investimenti produttivi anche con mezzi propri, onde ridurre l’onere dei debiti oberati da interessi passivi.Questa Banca Unica non stampa e non distribuisce banconote, ma offre un semplice servizio di contabilità dei c/c che ogni famiglia ha aperto presso di lei, come deposito unico dei propri soldi, spendibili in qualsiasi momento tramite carta bancomat, assegno, bonifico. Ad ogni transazione commerciale la BU registra così un passaggio di soldi da un c/c ad un altro, in modo tale che l’aggregato del contante elettronico non varia.
Ad ogni nuovo progetto imprenditoriale meritevole di finanziamento, la BU emette su richiesta nuovo credito, immediatamente trasformato in deposito dei correntisti, cioè in incremento di massa monetaria gestita dalla BU.

Quando un mutuatario rimborsa capitale e interessi alla BU, questa aumenta la propria capitalizzazione, tolte le spese di gestione e le tasse. A seconda dell’andamento dell’economia la capitalizzazione della BU varia, anche in rapporto al circolante emesso. Sarà cura dello Stato gestire la fiscalità in modo da drenare gli eccessi e mantenere a regime questo rapporto entro limiti ragionevoli, ad es. inferiore all’unità.

Se invece un mutuatario fallisce o muore, senza perciò poter restituire i debiti contratti, la capitalizzazione della BU non subisce variazioni (non viene contabilizzato alcun passivo della BU all’atto dell’emissione della moneta FIAT prestata, altrimenti che “FIAT” sarebbe?).

Il beneficiario del pagamento reso possibile a suo tempo da tale credito, successivamente andato in sofferenza, non ne risentirà retroattivamente in alcun modo.

Potrà mai fallire questa BU? Questo non dipende dalla sua capitalizzazione, ma dalla sua capacità di gestire il sistema dei pagamenti, cioè contabilizzare correttamente il passaggio di soldi tra un c/c e un altro dei propri clienti. Se un cliente pagatore non ha un sufficiente saldo nel proprio c/c la transazione semplicemente non va a buon fine, ma non certo per colpa della BU, la cui unica responsabilità è quella di una corretta registrazione notarile.

Le spese di gestione della banca poi rappresentano una percentuale minima della capitalizzazione, che difficilmente potrà metterne in crisi l’operatività, comunque garantita in ultima istanza dallo Stato in quanto funzione sistemica essenziale. Questo sistema monetario è stabile e sicuro. Nel caso di abuso di fiducia verso i richiedenti credito potrebbe aumentare l’inflazione per eccesso di nuova liquidità immessa nel sistema, ma solo in parte, essendo l’inflazione prevalentemente legata alle politiche salariali.

Scenario 2

Entra in azione un’altra banca, che contende la clientela alla ex-BU, ora ridenominata in Unocredit.

Questa seconda banca denominata Credit2 offre ottimi servizi e in breve riesce a fidelizzare quasi la metà delle famiglie e delle imprese della Terra di mezzo. Tutti i suoi nuovi clienti provengono da Unocredit, che per l’occasione, quasi sempre, la abbandonano.

Dopodiché capita spesso che un cliente di Unocredit faccia un pagamento in favore di un cliente di Credit2, e viceversa. Questi pagamenti interbancari nei due sensi sono spesso d’importi simili, e vengono perciò quasi interamente compensati tra le due banche a fine giornata. Altri giorni invece no, prevalgono i pagamenti effettuati da c/c presso una banca verso beneficiari dell’altra banca. Supponiamo ad es. che questa divergenza si manifesti persistentemente a debito di Credi2, i cui clienti sborsano sempre più soldi ai clienti di Unocredit. La conseguenza è un flusso di denaro che si sposta costantemente dai depositi di Credit2 verso i depositi di Unocredit. I clienti di Unocredit si arricchiscono e chiedono sempre meno credito alla loro banca, mentre i clienti di Credit2 s’impoveriscono e chiedono più prestiti, meno garantiti, alla loro Banca. Praticamente tutti i mutuatari di Unocredit pagano regolarmente le loro rate comprensive d’interessi, mentre una parte significativa dei debiti della clientela di Credit2 vanno in sofferenza. Perciò Unocredit si patrimonializza sempre più mentre Credit2 vede la propria patrimonializzazione ridursi pericolosamente.
Perché pericolosamente?
Perché la clientela di Credit2 comincia a chiedersi se la propria banca sarà ancora in grado di garantire i depositi dei loro soldi, ovvero i pagamenti che tali depositi consentono a favore di terzi.
E’ così che sempre più clienti abbandonano Credit2 per ritornare a Unocredit, vista la crescente riduzione di capitale di Credit2 che potrebbe condurla verso una paralisi operativa (La Banca dovrà pur sempre onorare i costi del servizio).

Ma potrebbe Credit2 non essere più in grado di garantire “tecnicamente” il suo sistema dei pagamenti, anche interbancari?

No, visto che questo è subordinato alla verifica di solvibilità di ciascun proprio cliente, e non alla “solvibilità della Banca”, che non c’entra per nulla con la semplice attività notarile di trasferimento di soldi da un cliente proprio ad un altro qualsiasi. Fino a che Credit2 ha mezzi sufficienti a svolgere la pura attività notarile di registrazione del movimento di soldi altrui, non può fallire. Nel caso estremo in cui la propria patrimonializzazione andasse a zero, interverrebbe lo Stato con probabile commissariamento temporaneo, o comunque con aiuti minimi finalizzati a garantirne l’operatività gestionale, ovvero al semplice svolgimento delle ordinarie attività bancarie.


Scenario 3



Entrano in azione altre banche: Credit3, Credit4, Credit5, ecc. Ognuna di queste opera allo stesso modo di Unocredit, concedendo alla propria clientela prestiti di denaro FIAT, e capitalizzandosi successivamente col rimborso delle relative rate.

Ma tutte queste capitalizzazioni bancarie, che tendono ad aumentare col tempo essendo alimentate da un flusso senza fine (la richiesta di nuovi mutui da parte di clienti generatori di ricchezza), come verranno “impiegate”, ovvero investite con fondata speranza di rendimenti positivi?

Senza un sistema fiscale adeguato, applicato alle banche stesse, che ne contenga e ne stabilizzi la patrimonializzazione netta, è evidente che il sistema bancario diverrebbe inesorabilmente il principale player dell’economia reale, orientandola a propria assoluta discrezione. Sarebbe quindi la fine della democrazia. Ovviamente le aziende private più grandi, d’interesse strategico, diverrebbero proprietà delle banche, o viceversa che è poi lo stesso, riducendo lo Stato a loro accessorio, per quanto necessario.

Scenario 4

Il sistema bancario privatizzato (grazie alla concessione di Stato di esistere come sistema di Aziende autonome) decide di “darsi una regolata”, mediante l’istituzione della Banca Centrale, con compiti di controllo sulle singole Banche e sulla politica monetaria. Occorre perciò istituire una normativa bancaria più complessa, che distingue tra la capacità di emettere moneta creditizia, concessa come prima alle Banche commerciali, e la facoltà di emettere moneta legale, o moneta ad alto potenziale, o moneta di Banca Centrale, o “base monetaria”, che è monopolio della Banca Centrale, della quale le Banche commerciali sono clienti, sottoposte e proprietarie tramite quote azionarie della BC a loro riservate in esclusiva.

Ogni Banca commerciale è tenuta ad avere un proprio c/c presso la BC, ove depositare una riserva frazionaria dei crediti in essere presso la propria clientela, in forma di moneta legale.
La BC a sua volta è tenuta a prestare alla Banca commerciale la quantità di moneta legale necessaria a completare la riserva frazionaria richiesta giorno per giorno, qualora la Banca commerciale non ne disponesse a sufficienza o non trovasse più conveniente farsela prestare da altre Banche commerciali che ne dispongano in eccedenza. La percentuale di riserva frazionaria obbligatoria viene fissata da organismi ai massimi livelli del controllo monetario, quali la stessa Banca Centrale o meglio una apposita Banca dei Regolamenti Internazionali compartecipata dalle maggiori BC del pianeta.

Punto fondamentale di tale sistema è che i pagamenti interbancari (necessari quando le compensazioni interbancarie non pareggiano il dare/avere tra due banche) avvengano esclusivamente in moneta legale (cioè non creditizia).

Purtroppo tale sistema risultò presto troppo vulnerabile, nonostante le regole che consentono di trasformare rapidamente i crediti in depositi, dai quali ricavare poi moneta legale. Per questo si è aggiunto ai requisiti operativi richiesti alla Banca commerciale anche una patrimonializzazione propria, adeguata a far fronte ad eventuali crisi del sistema dei pagamenti, dovuta ad esempio ad una occasionale perdita di fiducia della propria clientela, che di conseguenza ritira i propri depositi (in forma di moneta legale) rendendo insufficiente la sola garanzia statistico-probabilistica della riserva frazionaria a copertura dei pagamenti verso la clientela.

Con questo complesso regolamento interno al sistema bancario la BC dovrebbe disporre delle leve di manovra della politica monetaria, tramite i tassi d’interesse discrezionali da imporre ai prestiti di moneta propria alle Banche commerciali, che fanno poi da riferimento ai tassi che a loro volta le Banche commerciali applicano alla clientela (o tra di loro overnight, in forma di moneta legale).

Il condizionale è d’obbligo, visto che non sempre l’economia reale risponde automaticamente agli stimoli di allentamento o restrizione del credito in base ai tassi d’interesse applicati. Per questo esistono anche strumenti straordinari a disposizione della BC, quali il Quantitative Easing massivo, ovvero prestiti eccezionali alle Banche commerciali a tassi molto agevolati, con eventualmente l’indicazione di utilizzarli in gran parte per acquistare Titoli del Debito pubblico al fine di calmierarne i tassi d’interessi, onde scongiurare eventuali default statali, in occasione di crisi economiche profonde.

Si noti che la perdita di stabilità sistemica rispetto agli scenari 1, 2 e 3, è legata essenzialmente all’introduzione della distinzione tra moneta creditizia e moneta legale, cioè tra moneta emessa dalla Banca commerciale erogando credito alla clientela e moneta emessa dalla BC per il regolare funzionamento dell’intero sistema economico-monetario. Una distinzione che risulta chiarissima all’atto dell’emissione di moneta FIAT in entrambi i casi, ma diventa molto più sottile quando si tratta di versamenti e prelievi del generico cliente dal suo c/c presso la propria Banca commerciale. I contanti sono sicuramente riconoscibili come moneta di BC, ma versamenti e pagamenti avvengono spesso tramite assegni, bonifici, carte di credito, ecc. Eppure si tratta pur sempre di denaro movimentato nel sistema fisico dell’economia reale in forma di moneta “non creditizia”, anche se in formato elettronico contabilizzato sul proprio c/c presso la Banca commerciale. Il credito generato sul c/c di un mutuatario all’atto dell’accensione del mutuo si trasforma presto in deposito di qualcun altro, che a sua volta può prelevarlo in forma di contante o per pagamento di terzi in qualsivoglia forma, in ogni caso indistinguibile dalla “moneta non creditizia”. In altre parole le Banche commerciali che emettono moneta FIAT creditizia hanno facoltà di riciclarla in moneta legale, presso di loro o presso altre Banche, a fronte semplicemente di un regolare assolvimento del sistema dei pagamenti verso la clientela o verso altre banche.

A differenza dei precedenti scenari 1, 2 e 3, si è introdotta così la possibilità d’insolvenza bancaria, qualora i pagamenti richiesti e dovuti non fossero più coperti da pari moneta legale in cassa e/o ottenibile in prestito dalla BC in funzione dei crediti in essere, o infine neppure più garantiti da un sufficiente patrimonio residuo della stessa Banca commerciale. Ovviamente in un sistema siffatto gli incagli e le sofferenze, che abbattono la patrimonializzazione bancaria, possono diventare motivo concorrente di default bancario, accelerando la crisi sistemica da cui sono scaturiti.

Conclusioni



Lo scenario 4 è chiaramente il più simile allo stato dell’arte, tranne che per l’assenza dell’artificio contabile bancario di scrivere al passivo di bilancio l’emissione di moneta FIAT, che verrebbe in tal caso “annullata” col rimborso della quota capitale alla banca erogatrice. In realtà il mutuatario rimborsa con le rate capitale ed interessi ricavandoli da nuova produzione di ricchezza autonoma, mentre la moneta aggiunta al sistema all’atto dell’accensione del mutuo non sparisce affatto dal sistema stesso, sia in caso di rimborso regolare che di sofferenza. Manca poi tutta la gestione del risparmio, meglio nota come Borse&Finanza, che ha assunto negli anni post Bretton Woods e suo fallimento forme e proporzioni chiaramente patologiche e destabilizzanti, “grazie” anche alle scelte contabili di cui sopra.

Risulta poi evidente che tra lo scenario 3 e il 4 la differenza è prettamente politica. Allo stato dell’arte si è voluto introdurre la Banca Centrale come espressione verticistica di un sistema bancario privatizzato, governato dalla forza bruta economica in contrapposizione al potere di Stato, ridotto a entità strumentale sottoposta al “mercato finanziario”, al fine di annichilire le istanze politiche dell’unica forma di governo culturalmente accettabile dalle società civili (una democrazia resa fasulla, interamente svuotata a tale scopo nella sostanza).

Ma la cosa più importante che emerge dagli scenari 1, 2 e 3, per quanto rozzi e perfezionabili, è l’indispensabilità della leva fiscale come strumento principe di regolazione dell’economia monetaria, chiaramente di pertinenza del potere pubblico e delle scelte politiche che ne esprimono le finalità sociali.

Una Banca che non sia un ente di lucro può benissimo funzionare con poche regole trasparenti, svolgendo correttamente la propria attività notarile e senza arrogarsi responsabilità di scelte economiche d’impatto sia individuale che sistemico, che spettano invece ad una vera autonomia politica sotto controllo popolare, altro che “autonomia dallo Stato”, secondo l’ipocrita ideologia elitaria votata piuttosto al privilegio esclusivo, fino alla libertà di rubare nelle forme più gravi e sofisticate.

Essendo la fiscalità qualcosa di “antipatico” la si è lasciata volentieri allo Stato, o ciò che ne resta dopo la sua mutazione genetica operata dai poteri finanziari. Ma gli eventi stessi dimostrano quale sia la potenza sottovalutata di questo strumento, nel bene o nel male, come ora che viene piegato al fine di concentrare le ricchezze, ovvero all’opposto della sua vera natura di stabilizzatore dell’economia e di garante della giustizia sociale.

Purtroppo la realtà monetaria da molto tempo è diventata sistemica a livello planetario, e questo impedisce quasi del tutto alternative unilaterali. Un esempio tra tanti è la forza incontrastabile delle manipolazioni valutarie che impattano sul commercio estero, indispensabile a qualsivoglia economia moderna. Tuttavia è l’intera strutturazione monetaria globalizzata che scricchiola paurosamente sotto il peso delle sue mille contraddizioni, rendendone imminente una radicale revisione che coinvolgerà tutti i Paesi, e aprendo così una nuova fase di sperimentazioni che da proibitive diverranno al contrario necessarie. E come sempre le soluzioni più semplici saranno anche le migliori, ma in ogni caso l’evoluzione della moneta sarà sostanzialmente l’evoluzione della fiscalità di Stato.

Fonte : Forum di Comedonchisciotte


19.08.2016

Commenti (26)

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    1. fabionew 24 agosto 2016

      Quando un mutuatario rimborsa capitale e interessi alla BU, questa non può aumentare la propria capitalizzazione, altrimenti avrebbe la sovranità monetaria che non può avere.

      La sovranità monetaria è solamente dello Stato. Neanche la BCE ha sovranità monetaria, tant'è che per creare moneta elettronica al suo passivo, deve mettere all'attivo i Titoli forniti a garanzia dalle banche che ricevono il prestito (LTRO), o ceduti dai soggetti finanziari che glieli vendono (Quantitative Easing).
      Gli scenari 1,2 e 3 (e anche il 4 se inteso in questo modo) non sono applicabili alla nostra realtà.
      L'alternativa drastica è impedire alle banche di creare denaro dal nulla attraverso i prestiti (riserva obbligatoria 100%).
      L'unico soggetto che può creare denaro e immetterlo senza debito nell'economia è lo Stato o un Organismo democratico, trasparente ed indipendente, controllato dai cittadini,
    1. fabionew 24 agosto 2016

      In merito all'altro interessante problema che hai sollevato, quello della differenza tra la moneta bancaria creata dal nulla dalla BCE e quella creata dal nulla dalle banche private, secondo me hanno la stessa natura di "promessa di pagamento", l'unica differenza è che il denaro della BCE è maggiormente garantito e costa meno di quello delle banche.

      Nel bilancio della banca, poi, hanno una contabilizzazione analoga. Sia nel caso del denaro prestato dalla BCE, che di quello prestato da una banca, il debito viene segnato nel passivo del bilancio della banca che riceve il prestito, mentre la disponibilità viene segnata all'attivo.
      Dal momento in cui questa disponibilità di moneta elettronica viene utilizzata, non è più possibile distinguere tra le due moneta elettroniche, sia quella creata dalla BCE che dalla banca, essendo tutte e due di tipo elettronico. Infatti in tutti e due i casi, quella cifra corrisponde alla promessa che verrà restituita una equivalente cifra di contanti, ovviamente se ci sarà una richiesta (ma non succede quasi mai).
      Quindi i "soldi veri", sono solo le monete metalliche e le banconote, cioè i contanti, anche se a voler esser pignoli, ci sarebbe da fare un distinguo tra queste due monete (ma questo è un tema più complesso che riguarda la "vera" sovranità monetaria, di cui parlo qui http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16743&mode=thread&order=0&thold=0).


    1. fabionew 24 agosto 2016

      Veniamo ora, AlbertoConti, alla discussione sul tema che hai sollevato in merito agli utili del sistema bancario e che riguarda sostanzialmente l'analisi della contabilizzazione del denaro creato da parte della banca.

      Se ho ben capito, tu sostieni che la banca non solo guadagna sugli interessi che applica, ma anche sul capitale in denaro "vero" che gli viene restituito.
      Per quanto riguarda la spiegazione della corretta contabilizzazione bancaria, rimando a questo mio articolo http://moneta5stelle.blogspot.it/2016/06/esempi-di-contabilita-bancaria.html [moneta5stelle.blogspot.it].
      La natura della moneta bancaria, cioè in sostanza del saldo dei nostri conti correnti, è definita dall'art.1834 del nostro Codice Civile, che dice sostanzialmente che il denaro (sottintendendo quello legale, cioè i contanti) che noi depositiamo in banca diventa di proprietà della banca stessa. In cambio ci viene attribuito sul nostro c/c una cifra equivalente, che però rappresenta solamente la promessa e l'impegno della banca a restituirci quella cifra in contanti.
      Quindi è per questo che la moneta bancaria non è una moneta "vera", ma una promessa di pagamento in moneta vera. cioè i contanti.
      Senza questa caratteristica, nel nostro sistema monetario, la moneta bancaria non avrebbe alcun valore. Per questo la BCE garantisce la totale copertura di qualsiasi richiesta di cambi in contanti della moneta bancaria, attraverso l'Emergency Liquidity Assistence, altrimenti il sistema bancario chiude (vedi la Grecia quando la BCE ha interrotto l'ELA).
      Immaginiamo ora di avere per semplicità una unica banca, visto che il sistema bancario al suo interno compensa i pagamenti, ma il discorso sarebbe uguale anche considerando più banche.
      La banca quando presta non ci dà contanti, cioè soldi veri, ma scrive dal nulla una cifra sul nostro c/c, che rappresenta una promessa che ci darà dei contanti, se glieli richiediamo, ma questo non lo facciamo quasi mai.
      Quando restituiamo il capitale e gli interessi, anch'essi saranno restituiti nella forma elettronica, in pratica è come se restituiamo i "pagherò" che ci aveva prestato all'inizio, che essendo dei pagherò e non moneta vera, la banca non se ne fa niente, e quindi vengono stracciati. L'unico guadagno della banca sono gli interessi, che non sono poca cosa, visto che li riceve prestando solo delle promesse, senza avere soldi veri, se non in una piccola percentuale dovuta alla riserva obbligatoria che però è solo l'1%.
      In questo modo il sistema bancario è instabile, perchè se ho utilizzato questi pagherò per comprare una casa da Tizio, ma poi non restituisco il prestito, la banca deve mantenere la promessa di dare contanti a Tizio e non ce li ha, quindi oggi con il bail.in li prende dai correntisti. Della serie "privatizziamo i profitti e socializziamo le perdite".
    1. fabionew 24 agosto 2016

      Riporto integralmente il primo commento che avevo fatto a questo articolo di AlbertoConti, per poi proseguire nella discussione che è seguita. Eccolo :

      Grazie AlbertoConti, interessantissimo esempio teorico di sistemi monetari a confronto.
      Stimolato dai tuoi scenari, provo ad introdurre uno scenario 5 che sia perfettamente uguale a quello attuale, in modo da comprenderne le distorsioni. E concludo poi provando ad immaginare uno scenario 6 che dovrebbe essere quello ideale e corretto.
      Scenario 5
      La sovranità monetaria appartiene alla popolazione laboriosa, che attraverso lo Stato crea l'unica vera moneta legale, le monete metalliche. Però lo Stato ha firmato leggi e Trattati per auto-limitare la quantità di monete metalliche legali coniate (solo lo 0,3% del totale), permettendo ad una Banca Centrale di emettere delle banconote cartacee, praticamente delle cambiali che sono iscritte al passivo del suo bilancio, valide inizialmente perchè cambiabili in monete metalliche (oggi addirittura dichiarate esse stesse moneta legale), per un quantitativo però limitato pari a circa il 7% del totale.
      Questa Banca Centrale rifornisce con queste banconote un sistema di banche private le quali possono "moltiplicare" queste banconote (avendo obbligo di riserva in contanti per solo l'1%) attraverso i prestiti, per cui creano denaro elettronico dal nulla che costituisce il 93% di tutto il denaro usato dalla popolazione laboriosa e dallo Stato.
      Questo ha creato nel tempo un debito pubblico e privato inestinguibile (viene creato solo il capitale ma non gli interessi!) che per questo motivo cresce esponenzialmente, sottraendo continuamente risorse a tutto il sistema economico reale, che viene piano piano acquisito da chi controlla direttamente o indirettamente la creazione del denaro e come impiegarlo.
      Scenario 6
      Lo Stato, o un organismo democratico, indipendente e trasparente ma controllato dalla popolazione laboriosa e sovrana, è l'unico soggetto che può creare qualsivoglia denaro dal nulla all'interno del sistema economico. Il sistema bancario privato, se presente, può prestare solo il denaro depositato dai clienti o prestato dallo Stato per le attività di credito e non per quelle speculative, limitando al minimo la sua instabilità.
      Il denaro creato viene immesso nel sistema economico in soli due modi :
      - utilizzato dalla Stato per investimenti pubblici o incentivi, la spesa corrente sarà finanziata dalle tasse, ovviamente progressive per una equa distribuzione della ricchezza;
      - eventualmente distribuito ai cittadini per rilanciare la domanda interna, eliminare la disoccupazione e favorire una economia espansiva, ovviamente solo se necessario e per il tempo che serve.
      In questo modo la moneta circola senza debito e non deve essere restituita a nessuno, se è necessario ritirarne un pò dalla circolazione, si possono aumentare le tasse o emettere buoni del Tesoro per favorire il risparmio come prevede la nostra Costituzione.
      Ma questo sarebbe un mondo ipotetico, possibile e realizzabile, ma purtroppo lontanissimo dalla realtà attuale. Per ora.
    1. AlbertoConti 24 agosto 2016

      "Quando un mutuatario rimborsa capitale e interessi alla BU, questa
      aumenta la propria capitalizzazione, tolte le spese di gestione e le
      tasse. A seconda dell’andamento dell’economia la capitalizzazione della
      BU varia, anche in rapporto al circolante emesso. Sarà cura dello Stato
      gestire la fiscalità in modo da drenare gli eccessi e mantenere a regime
      questo rapporto entro limiti ragionevoli, ad es. inferiore all’unità." (Scenario 1, ma anche 2 e 3)

      L'alternativa drastica e semplice è quella di "girare" interamente allo Stato almeno la quota capitale dei rimborsi, che diverrebbe così parte complementare del gettito fiscale ritenuto ottimale nel bilancio pubblico, con evidente alleggerimento della pressione fiscale su redditi e capitali.

    1. AlbertoConti 24 agosto 2016

      Un primo commentario si trova qui:

      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=328629#328629

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