MIKE BONGIORNO FA SPOT ANCHE DA MORTO

MIKE BONGIORNO FA SPOT ANCHE DA MORTO

DI CARLA BENEDETTI

ilprimoamore.com

E' inutile chiedersi cosa abbia fatto di tanto importante per il paese e per la collettività Mike Buongiorno da meritarsi i Funerali di Stato, e da essere compianto nel Duomo di Milano dal primo ministro e da una folla commossa di italiani. Lo sappiamo già: non ha fatto assolutamente nulla.

Non è stato presidente della Repubblica, non ha ricoperto una delle massime cariche dello stato come Nilde Jotti, non ha inventato un sistema di telegrafia senza fili come Guglielmo Marconi, non ha combattuto la mafia come il generale Dalla Chiesa, non è morto eroicamente in Irak come Nicola Calipari, non ha prodotto opere d'arte memorabili come Giuseppe Verdi, Federico Fellini o Alberto Sordi. Non è stato vittima di attentati o calamità come i Caduti di Nassiriya, le vittime del terremoto d'Abruzzo o i morti dell'incidente ferroviario di Viareggio.


Ha solo lavorato per 50 anni in televisione facendo (bene o male non è qui in discussione) il suo mestiere di presentatore e poi di testimonial di noti marchi. Ha fatto, come tanti italiani longevi, il suo lavoro oltre l'età della pensione. Solo che lo ha fatto sugli schermi, così che il suo volto si è impresso tante volte sulle retine di tantissimi telespettatori. Per questo Mike Buongiorno viene definito un personaggio pubblico. Ma di pubblico c'è ben poco.



Se qualcosa di "pubblico" c'è nella figura del presentatore d'Italia, esso non ha a che fare in nessun modo con la cosa pubblica e tanto meno con il bene pubblico. Ciò che qui viene chiamato "pubblico" è solo una parvenza di pubblico, che in realtà è privato, anzi privatissimo.



Privato è il luogo in cui i telespettatori nelle loro case sono stati irradiati per più di una generazioone dalla sua immagine dentro allo schermo. Privati sono gli interessi che reggono tutto ciò che ha fatto e per cui ha lavorato in questi 50 anni, dalle tv private ai marchi di cui è stato testimonial. Al massimo gli si può concedere di aver fatto agli inizi della sua carriera, quando ancora non c'erano tv private, dei programmi molto seguiti di quiz per la televisione pubblica - ma certo siamo all'ultimo gradino del bene pubblico.



E il privato che il presentatore d'Italia ha servito per 50 anni è così potente che oggi se lo cucina anche da morto.



In tv è passato in questi giorni uno spot post-mortem di Infostrada, con le immagini del suo testimonial scomparso e la scritta "Grazie Mike!". E' passato velocemente, in mezzo agli altri spot. Una pubblicità che contiene un manifesto funebre. Un manifesto funebre che in realtà è una pubblicità. In ogni caso una "interpenetrazione" agghiacciante, un'intrusione disgustosa - per chi conservi un po' di sensibilità non ancora narcotizzata dalla logica televisivo-pubblicitaria.



Forse quei pochi secondi riescono a farci percepire chiaramente (quasi quanto il film "Videocracy") la vera natura di quel canale mediatico-pubblicitario che si sta mangiando la res pubblica. E cosa sia questa grande macchina di morte dal volto bonario, capace di mettere al lavoro persino l'estremo passaggio di un individuo.


Dopo di che, si può anche leggere il discorso di Berlusconi ai funerali
del personaggio "pubblico" :



"… un paese ti ha riconosciuto con queste esequie di Stato il ruolo
importante che hai svolto quando fosti la televisione e attraverso la
televisione tu facesti nascere l'Italia, facesti unire tutti gli
Italiani d'Italia. Hai interpretato un ruolo che resterà nella storia
del nostro paese".

Speriamo invece di no. Che questa forza feroce, privatissima e macabra che oggi
si auto-celebra nel nome e nelle spoglie di Mike, e che si spaccia per pubblica, non resti. E che qualcosa d'altro rinasca.

Carla Benedtti

Fonte: www.ilprimoamore.com

Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_1566.html

13.09.2009

VEDI ANCHE: COCCODRILLO PER MICHELE BONGIORNO

Commenti (40)

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Nascondi area commenti 20 caricati
    1. lucamartinelli 14 settembre 2009

      il nostro eroe rientra a pieno titolo nella categoria dei buffoni di regime. in ogni tempo, in ogni sistema i potenti hanno sempre lautamente ricompensato i loro giullari di corte. Mike ha servito benissimo i potenti, abbassando il livello culturale di intere generazioni e, come dice la Guzzanti, ha usato abilmente le armi di distrazione di massa. per il resto si è fatto i fatti suoi mentre nuotava in un mare di soldi. sostanzialmente è uno di quelli che non ha mai lavorato un giorno nella sua vita. come persona non posso dire nulla perche' non ho mai parlato con lui ma come personaggio televisivo nel corso degli anni gli ho augurato di tutto, dal morbillo ad una esplosione nucleare sulla sua casa. ma sono stato troppo severo: come dicevo prima i buffoni di corte esisteranno sempre. morto un Mike se ne fara' un altro o altri 10, 100, 1000. saluti a tutti.

    1. Tonguessy 14 settembre 2009

      E le lauree honoris causa a Valentino Rossi e Vasco Rossi dove le mettiamo? Ci saranno funerali di Stato anche per loro? Se così dovesse essere mi auguro accadano quanto prima, così ci togliamo il pensiero

    1. Eli 14 settembre 2009

      Straquoto l'articolo. Sono arcistufa di questi encomi elargiti al nulla. E niente invece per Teresa Strada, che ha dedicato la sua vita agli altri. Ma dov'è il fondo del barile? Non arriva mai?

    1. AlbaKan 14 settembre 2009

      L'unica cosa rilevante della vita di Mike Buongiorno è che da partigiano si è convertito al fascismo e alla dittatura...
      ;)

    1. redme 14 settembre 2009

      ....è semplicemente il primo santificato della videocrazia...

    1. Tonguessy 14 settembre 2009

      Sono stupito!

    1. Bazu 13 settembre 2009

      Mike Bongiorno, mi sembra di ricordare, è stato sempre testimonial di noti marchi. All'inizio della carriera faceva pubblicità per la Oreal.

    1. LonanHista 13 settembre 2009

      sugli spot vergogna!!!!!!!!!!!!!!!ma sul fatto dei funerali di stato, lo volevano fare senatore a vita e comunque bene o male rappresenta 50 anni della nostra storia......la tv è nata con lui...(poi che la tv sia merda è relativo)..................................dove sta lo scandalo per i funerali di stato?.......................comunque ridicolo un servizio del tg 5 che per associare la parola allegria al presentatore non ha fatto di meglio che andare a scovare una canzone di lucio dalla del 1977, intitolata "quale allegria"...che nulla ha a che fare con il motto Allegria urlato dal presentatore...bensì la canzone di dalla tratta dei gay....di come non ci sia nessuna allegria nel rapporto d'amore(e di sesso) fra 2 uomini.................ps.o le polemiche sui funerali di stato sono dovute al fatto che c'è di mezzo berlusconi?

    1. vic 13 settembre 2009

      Era il funerale della RAI!

      Perche' non ci siamo arrivati prima?
      E' cosi' evidente. Bisognava farle un funerale, possibilmente di stato. Al piu' presto.
      Il dilemma era, come farle un funerale senza che abbia l'aria di un funerale?

      E Mike ha trovato la soluzione: ci penso io. Era cosi' semplice, talmente semplice. Solo lui poteva pensarci. Non certamente Eco! Figuriamoci poi Baudo!

      Grazie Mike, per il funerale della RAi.
      Ne sentivamo tutti il bisogno.

      Adesso si cerca un seguace per il funerale di Mediaset.
      Sento dei bisbigli.

      Abbiam fede, figlioli!

    1. DaRiOcK 13 settembre 2009

      Disgustoso lo spot col nome della compagnia scritto bello grande sotto il suo nome, e ad alta voce in un locale con altre persone ho affermato il mio schifo nel vedere come avvoltoi approfittare del suo corpo ancora "caldo", aprire le ferite chiedendomi se avesse firmato il suo contratto per l'eternità. E in linea con l'insensibilità descritta nell'articolo e indotta dalla forza del tubo catodico UNA sola persona su una decina che si trovavano lì ha annuito al mio discorso mentre altri la ritenevano una comunicazione normale, non cattiva; in fondo era solo un ringraziamento al lavoro svolto da Mike!!
      Era un altro esempio lampante di come la gente guardi la tv e spenga il cervello bevendo tutto quello che esce da lì come verità sacrosanta, ed ecco perchè gli attori di quel teatro che denunciamo qui, sono sempre lì. Come fare a svegliare queste menti intorpidite?

    1. Hassan 13 settembre 2009

      Concordo con l'articolo, però anche questi...




      ""Non è stato presidente della Repubblica, non ha ricoperto una delle massime cariche dello stato come Nilde Jotti, non ha inventato un sistema di telegrafia senza fili come Guglielmo Marconi, non ha combattuto la mafia come il generale Dalla Chiesa, non è morto eroicamente in Irak come Nicola Calipari, non ha prodotto opere d'arte memorabili come Giuseppe Verdi, Federico Fellini o Alberto Sordi. Non è stato vittima di attentati o calamità come i Caduti di Nassiriya, le vittime del terremoto d'Abruzzo o i morti dell'incidente ferroviario di Viareggio.""




      ...al pari di Mike Bongiorno non meritano alcun "funerale di stato". Non più dei 3 morti al giorno sul lavoro in Italia (perlopiù manovali, muratori etc.etc.), che ricevono al massimo due righette in terza o quarta pagina in qualche giornale locale. La realtà è che i "funerali di stato" non se li meriterebbe nessuno (tantomeno i "militari vittime" di alcunchè, in particolare delle guerre di epoca moderna, dove la trincea è il posto in assoluto più sicuro dove stare, dato che oltre il 95% dei morti sono civili...): son tutte celebrazioni del menga, ipocrite e per cazzoni che si induriscono sentendo slogan tipo "dio patria e famiglia".

    1. vic 13 settembre 2009

      Accidenti, quel tuo Dio non s'intende di parrucchini.

      Deduco che Dio dev'essere zazzeruto

      Azz

    1. vic 13 settembre 2009

      Si potrebbe veder postato il panegirico di Umberto Eco su Pippo Baudo?

      Oh, non c'e'! Vuoi vedere che Baudo non e' nulla!

      Alegra (che le persone colte come Eco, sanno essere un saluto in lingua romancia)

    1. mozart2006 13 settembre 2009

      Allora caro Dio, ripeto, la prima volta ti ho pregato di eliminare quello brutto, rifatto e che va con le ragazzine: mi fai fuori Michael Jackson. Ora ti chiedo, per essere sicuro, quello basso e con i capelli finti che ha inventato la tv commerciale e mi fai fuori Mike Bongiorno… la prossima volta ti porto una foto!

    1. vic 13 settembre 2009

      Dura da ammettere, ma e' un fatto:

      Bongiorno, che incarnava la prima RAI, riusci' dove non era riuscito nessun papa, nessun capo dello stato e purtroppo nemmeno la scuola: uniifico' la lingua italiana. E' probabilmente il vero successo della RAI. Perche' non dargliene atto?

      Quali siano i criteri per godere dei funerali di Stato, effettivamente e' poco chiaro. Se il motivo e' la lingua, ok, e' un buon motivo.

      Quel Baudo in prima linea a portar la bara aveva l'aria di un messaggio: "Anch'io voglio il funerale di Stato". Perche' non s'e' messo dietro, per una volta almeno! E' andato sul sicuro, s'e' fatto il funerale di stato da vivo.

      Figlioli, non temete, aspettiamoci in un futuro i funerali di stato anche per Vespa, Costanzo, Maria Gratia Plena e tutte le altre.

      La pace sia con voi

    1. myone 13 settembre 2009



      La sinistra ( ancora qui con le direzioni -dx sx alto basso)

      vuole governare con automi che guardano sotto le gonne e nei pantaloni

      l' automa fuori gioco hasini dice che la sinistra vuole rovesciare cosi berlusca

      e invece gli fa solo pubblicita'

      LUI, che se vuole trova il 60% in parlamento per buttar giu' la lega e far cadere il governo

      e criticando la dx su berlusca, fa' lo stesso gioco con e per la lega.

      E se non basta, qui si gioca basso pure per queste cretinate.

      Allora si che l' uomo tv merita il duomo e qualc' un altro il papato.

    1. Cornelia 13 settembre 2009

      Ho pensato le stesse cose, sia sui funerali di Stato (!) che sull'orrido spot Infostrada.

      Mi sono molto stupita che persino in Rete nessuno invece si stupisse.

    1. voglioscrivere 13 settembre 2009

      Da: Umberto Eco, “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, in Diario Minimo, 1961.

      Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna.

      Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

      Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, dove, si intende, con questo nome è indicato non l’uomo, ma il personaggio.

      Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente. L’amore isterico tributatogli dalle teen ager va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.

      Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

      In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.

      Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.

      L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.

      Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore («Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!»).

      Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: «Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?».

      Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: «Scusi, signora guardia…») usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: «Signor spazzino, signor contadino».

      Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

      Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.

      Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l’unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).

      Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.

      Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.

      Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.

      Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa… «Mi dica un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos’è di preciso questo futurismo?»). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.

      Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: «Cosa vuol rappresentare quel quadro?». «Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?». «Com’è che viene in mente di occuparsi di filosofia?».

      Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è “bruciata”. Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l’altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l’educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l’artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.

      Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull’esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.

      Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello.

      Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.

      link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/08/omaggio-a-mike-bongiorno/

    1. Tonguessy 13 settembre 2009

      Mike Buongiorno morto? Ma non scherziamo! Le sue spoglie, esattamente come quelle di Akhenaton, sono rimaste a testimoniare l'inizio del Grande Viaggio. Forse che dopo millenni non si parla ancora di Akhenaton? Ebbene tra alcuni millenni si parlerà ancora di Mike Buongiorno!
      Akhenaton unificò la religione egiziana, Buongiorno la cultura Italiana.
      Akhenaton portò il monoteismo, Buongiorno il quiz: stesso risultato, sembra.
      Da Akhenaton in poi esiste solo 1 modo di fare religione. Da Buongiorno in poi esiste solo 1 modo di fare televisione. E da come butta la statistica sarà così per qualche millennio ancora

    1. Allarmerosso 13 settembre 2009

      concordo in pieno con il concetto dell'articolo , quando davano su tutti i TG i funerali in diretta ero li a mandare tutti a quel paese ... e poi ho spento la TV
      una cosa ...

      "ha inventato un sistema di telegrafia senza fili come Guglielmo Marconi"
      NON E' VERO !!

      E' stato nikola tesla assieme a tutto il resto !!!

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