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MICHELE SERRA, FAI SCHIFO

DI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Michele Serra, paladino della Tav

Il celebre notista di Repubblica sbaglia tutto e si schiera contro i cittadini della Val di Susa. Sostenendo che i lavori per la ferrovia ultra veloce sono giusti e sacrosanti per il fatto stesso che ce li chiede l’Europa, la cui funzione di guida sovrannazionale andrebbe accettata in toto anche quando è «scomoda»

In questi giorni in cui la maledetta Tav è tornata all’onor della cronaca a furia di lacrimogeni e manganellate contro i fieri valsusini, giustamente c’è chi ha puntato il dito contro la disinformazione dilagante sui media di regime. Nessuno del supermercato grandi firme del giornalismo servo e falso si è preso la briga di controllare se le tesi dei No Tav, tutte fatti e cifre, fossero vere o no.Il succo del discorso, infatti, sta qui: nel caso avessero ragione i contrari all’alta velocità, sostenerla a spada tratta sarebbe non soltanto uno spudorato atto contro la verità, ma soprattutto mostrerebbe l’abbietta irresponsabilità di chi si riempie la bocca di retorica della “crescita” e dello “sviluppo” senza portare un dato certo, una previsione azzeccata, una stima ragionevole. Sono proprio i valligiani gelosi della propria terra e decisi a difenderla beccandosi botte e denunce, quei duri di scorza e puri di cuore accusati di essere retrogradi, antimoderni e particolaristi, sono loro invece le persone sensate, che offrono argomenti solidi e razionali: costi mostruosamente alti a fronte di benefici nulli, incertezza se viaggeranno uomini o merci, buio pesto sul collegamento sulle futuribili linee oltre Milano, trasparenza sugli appalti tutta da verificare. 

Questo per non parlare di temi che non scaldano l’animo egoisticamente menefreghista dell’opinione pubblica eterodiretta, come: lo sventramento di una valle già offesa quanto basta dal traffico dei camion, la repressione autoritaria di un’intera popolazione spogliata della sovranità locale in nome della democrazia nazionale, e ancora, se vogliamo guardare in fondo all’abisso, lo scempio di dignità e libertà sull’altare dell’economia, che dovrebbe essere un nostro strumento e invece è la nostra intollerante padrona. 

Quello che fa schifo è il fariseismo di certi intellettuali doppiopesisti e fregnoni che se commentano gli scontri di piazza fra studenti e polizia agitano il cliché sessantottino della contestazione giusta perché va in culo al governo nemico, mentre se a resistere all’arroganza del potere politico-economico sono montanari attaccati alla propria casa e alle proprie radici, allora no, la protesta non va bene. Uno così è quel radical-chic di Michele Serra, così talentuoso nella scrittura quanto insopportabile nella saccenteria progressista. 

Nella sua “Amaca” sulla Repubblica di ieri, dopo aver dovuto ammettere – essendo lui di sinistra – che qualche ragione la suddetta sollevazione di popolo deve pure averla, per salvare le ragioni della Grande Opera che tanto piace alla sinistra (tutta quanta compreso Sel e IdV, sia pur con distinguo e sfumature diverse), che ti fa l’opinionista principe del politically correct rosso blasé? Tira fuori dal cappello il più trito, vuoto e stantio dei totem: l’Europa. È l’Europa a salvaguardare il nostro futuro e a impedire che collassiamo nella feccia delle Piccole Patrie (una «dannazione», le definisce l’ex comunista Serra). O la malediciamo sempre – scrive – o ne accettiamo «lo scomodo ma autorevole patrocinio». 

Se per lui è soltanto “scomodo” il fatto che un finanziamento europeo a scadenza ultra-prorogata (com’erano i 320 milioni di euro in scadenza il 30 giugno) sia il grimaldello di una costruzione faraonica, sporca di sangue e sbagliata sotto tutti i punti di vista, significa una cosa sola: che va maledetto lui assieme alla sua cara Tav, al fronte unico Pdl-Pd-Lega-sinistra varia ed eventuale che la appoggia, ai gazzettieri che la santificano e ai banksters e prenditori che ci lucrano. Sognando un’Europa delle Piccole Patrie, come la Val di Susa. 

Michele Serra, fai schifo.

Alessio Mannino

www.ilribelle.com
28.06.2011

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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L’AMACA del 28/06/2011 (Michele Serra)

“Siamo come i galli contro i romani”, dicono i no-Tav. Duole ricordare loro che i romani stravinsero, e usando una potenza soverchiante al cui confronto le legioni di Maroni sono una delegazione amichevole. Giocava, in favore dei romani, un salto tecnologico (e politico, scientifico, amministrativo, culturale, burocratico) di qualche secolo. Chi vince soggiogando popoli e paesaggi non è mai simpatico, ma spesso incarna un’idea di mondo più funzionale e dinamica, che sta in piedi perché (e fino a che) favorisce molte più persone di quante ne danneggia. La lotta dei no-Tav ha molte buone ragioni, e a parte i fanatici che usano quel luogo e quella situazione come una palestra (una vale l’altra), un sacco di gente brava, ragionevole e informata è contro quel buco nella montagna. Ma a favore di quel buco c’è l’Europa, e per quanto arbitraria e discussa sia, l’istituzione transnazionale che chiamiamo Europa è la sola speranza che abbiamo di un futuro pensato su larga scala, e condiviso con altri popoli. Un futuro che ci salvi dalla dannazione delle Piccole Patrie, che sono la sentina di ogni grettezza reazionaria, di ogni chiusura di orizzonte. Non possiamo invocarla quando ci fa comodo, l’Europa, e maledirla quando mette il naso nel nostro cortile. O la malediciamo sempre, come fa con qualche coerenza Borghezio, o ne accettiamo lo scomodo ma autorevole patrocinio.

Da La Repubblica del 28/06/2011

Pubblicato da Davide

  • francesco67

    CI SONO VOLUTI 30 ANNI PER DIRLO CHE FACEVA SCHIFO… MENO MALE CHE QUALCUNO SE N’È ACCORTO

  • victorserge

    io non sarei così drastico nei confronti di serra.
    è un intellettuale main-stream; fa il suo lavoro con libertà e raziocinio: non vorreste mica che sputasse nel piatto dove mangia!
    casomai trovo un pò retrò certi commenti meta-insultanti nei confronti di personaggi che si credeva fossero dalla parte contraria alla quale essi prestano la loro opera.
    lasciamo gli insulti; non leggiamoli più e così sia; no? che ci frega a noi di loro, siamo costernati perché stanno dall’altra parte?
    suvvia siamo seri; pensiamo a noi stessi, per esempio.
    posso suggerire letture antiche ma più redditizie per l’animo e il cervello: pasolini, leopardi, calvino, revelli nuto, morante, gramsci, gobetti, lussu,etc etc etc: ci siamo capiti?

  • vitovad

    volti,
    ieri, in tv li ho visti
    di una comunità in cammino
    no…
    no tav..
    è troppo banale e riduttivo,
    quei volti rappresentano il tutto pieno
    lo zeitgeist..
    una rinnovata consapevolezza dell’esserci..
    tutto il resto è nulla…

  • gabro

    Lettera aperta di Sindaci e amministratori al Ministro Maroni

    Parole scolpite nella pietra

    Onorevole Ministro degli Interni Roberto Maroni,
    Le scriviamo in merito alla difficile situazione che da vent’anni a questa parte si è venuta a creare in Valle di Susa a causa del progetto ad alta velocità Torino-Lione meglio conosciuto come TAV.
    Fin dagli inizi era parso subito chiaro a tutti la grande contrarietà della popolazione e degli amministratori locali, ma la politica nazionale noncurante di numerosissime pacifiche manifestazioni di piazza con decine di migliaia di partecipanti fin da subito di diversi schieramenti partitici, ha sempre confidato in un addomesticamento che prima o poi avrebbe aggiustato le cose.

    Ma è difficile addomesticare un popolo abituato a pensare, avido di conoscere partecipando a centinaia di riunioni pubbliche con tecnici esperti; sensibile durante le veglie di preghiera, i momenti culturali, i concerti e gli spettacoli teatrali no tav; desideroso di partecipare in prima persona in una comunità viva e di autodeterminare il proprio futuro. Un popolo fatto di famiglie, pensionati, studenti, operai, imprenditori,disoccupati, contadini e anche giovani dei centri sociali.

    Una sinistra troppo sicura di sè, convinta che il movimento NO TAV stesse comodamente sotto il suo cappello e una destra miope che ha puntualmente avvallato questa tesi hanno portato una valle intera a trovarsi praticamente, o forse per scelta, orfana di rappresentanza politica.

    La nascita di molte liste civiche è stato il naturale evolversi di una necessità impellente di trovare uno spazio rappresentativo e di partecipazione più diretta.

    In quasi vent’anni il movimento no tav è cresciuto nei numeri e nella consapevolezza di essere nel giusto, grazie alla formazione-partecipazione alla quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata. Da parte dei vari governi si è tentato in ogni modo di ridurre il problema a mera questione di ordine pubblico , invocando la volontà di una maggioranza silenziosa nei confronti di qualche centinaio di facinorosi anarco-insurrezionalisti. Pacchi bomba, proiettili, incendi ai presidi e lettere anonime provenienti da quella fogna primordiale fatta di menti malate, deviate (e l’ aggettivo non è casuale) o malavitose sono sempre giunti a destinazione con tempismo perfetto a supportare la tesi che vorrebbe il popolo no tav come un movimento eversivo.

    Ma i fatti dimostrano che la “minoranza di qualche centinaio” diventa nei momenti importanti, spontaneamente, senza bisogno di nessuna organizzazione o ordine pre-organizzato, come se fosse la cosa più normale da fare , una massa di decine di migliaia di persone indignate in grado di prendere decisioni collettive e condivise.

    Un meccanismo che a distanza di vent’anni stupisce ancora tutti noi.

    Viceversa la famosa “maggioranza silenziosa” invocata dai vertici dei principali partiti di centro- destra e centro-sinistra assieme a Confindustria e unione industriali non ha mai dimostrato –nonostante la grande copertura mediatica – di riuscire a creare eventi dai numeri importanti a favore del tav. La manifestazione si tav tenutasi al Lingotto di Torino l’ anno scorso non è neppure stata capace di accogliere sotto lo stesso tetto tutti i politici torinesi favorevoli all’ opera. L’ ultima manifestazione a favore dei cantieri e dei “presunti” posti di lavoro tenutasi a Susa alcune settimane fa ha registrato circa 200 partecipanti di cui poche decine della val di Susa.

    A difesa della maggioranza silenziosa si invoca anche la rappresentanza dovuta al mandato elettorale.

    Gli ultimi esiti referendari , dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso l’ elettore è costretto a scegliere il “meno peggio” e che dare il proprio voto non significa avvallare il programma elettorale in toto.

    Il Governo, infatti era convinto che il programma nucleare fosse già stato metabolizzato e accettato al momento del voto, ma evidentemente non è stato così.

    Chi aveva appoggiato questo governo quindi aveva digerito obtorto collo molte cose, che poi alla prima occasione tramite i quesiti referendari hanno riportato i nodi al pettine.

    La stessa cosa è successa con governi diversi , nazionali, regionali o provinciali. Il cittadino attivo è quindi costretto a partecipare in modo diretto per far sentire la propria voce a un parlamento che pare blindato e orientato al pensiero unico. In molti si chiedono quanto potrà ancora durare questo scollamento tra la base e i vertici. Ma è sufficientemente chiaro che una gran parte del popolo che si riconosce nel PD, PDL, UDC, Italia dei valori, Lega ecc. nutre dubbi sempre più ampi sulla reale utilità delle grandi opere, sui problemi ambientale e sanitari da essi create e sulla loro copertura di spesa. Eppure i vertici istituzionali sono ( tranne rarissime eccezioni) favorevoli praticamente all’ unanimità; ma come è possibile questo?

    Dove sbagliano, Sig. Ministro , i valsusini , i piemontesi, gli italiani tutti a voler difendere la propria terra, i beni comuni e il denaro pubblico dall’ assalto delle mafie che notoriamente vivono di movimento terra?

    Abbiamo ragione oppure no a difendere ad ogni costo il diritto alla salute dopo che nel progetto della tratta internazionale troviamo scritte le parole testualmente riportate ?

    Pagina 187 del documento” Sintesi non tecnica” capitolo 11.3.11 in riferimento al particolato (PM10) si legge: “Dall’ esame della modellizzazione dei dati di concentrazione in fase di cantiere si evince inoltre un incremento…….…..Tali incrementi giustificano ipotesi di impatto sulla salute pubblica di significativa rilevanza soprattutto per le fasce di popolazione ipersuscettibili a patologie cardiocircolatorie e respiratorie che indicano incrementi patologici dell’ ordine del 10% rispetto ad incrementi della concentrazione di quanto qui ipotizzato”.

    Le facciamo notare, che non è un dato allarmistico dei comitati no tav, ma una nota scritta nel progetto da chi il TAV lo sta progettando e quindi lo vuole!!! E dobbiamo comunque ringraziare i tecnici progettisti che hanno riempito il progetto di note di attenzione su centinaia di problemi ambientali, sanitari, idraulici ecc. ecc.

    Quanto è vergognoso che in ogni documento favorevole all’ opera viene citato l’ “accordo di PraCatinat” come alto esempio di concertazione con il territorio grazie alla mediazione dell’ Architetto Virano, quando tutti ( in Val Susa) sanno che il termine accordo è assolutamente falso? Infatti tale documento non è mai stato firmato da nessun Sindaco né deliberato in nessun Consiglio Comunale o Giunta!

    La popolazione è sempre più partecipe perché si tiene costantemente informata di questi gravi fatti.

    In quanti hanno la percezione reale del costo della Torino-Lione in rapporto ai nuovi posti di lavoro creati ?

    Nel progetto della tratta nazionale tale numero è stimato in circa 1200 unità. Negli ultimi 20 anni in valle e cintura si sono persi migliaia di posti di lavoro: la politica quanti €. ha speso per salvarli? Ora si vogliono spendere 20 miliardi di €. per creare 1200 posti di lavoro; ovvero oltre 16 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro creato!! Qualsiasi imprenditore medio della ricca padania sarebbe in grado con la stessa cifra di crearne a centinaia di posti di lavoro!

    20 miliardi di €. investiti nell’ edilizia residenziale pubblica di ultima generazione ad alto risparmio energetico corrispondono a circa 10 milioni di metri quadrati di appartamenti che sarebbero in grado di ospitare 400.000 persone.

    Queste sono le cose a cui si rinuncia per pagare il tav che indebiterà le future generazioni per un’ opera inutile.

    In alternativa quante migliaia di piccole – medie opere pubbliche si potrebbero aprire in tutta la valle, in tutto il Piemonte, in tutta l’ Italia per mettere in sicurezza le sponde dei fiumi, le frane che incombono sui centri abitati , gli edifici pubblici a rischio amianto e terremoto. Tutto ciò fin da subito, creando posti di lavoro diffusi su tutta la nazione e governabili dagli enti locali al fine di evitare i sub-sub-sub appalti terra fertile per le infiltrazioni mafiose.

    Perché si vuole relegare il concetto di Resistenza all’ interno dei libri scolastici o peggio sotto le fondamenta di statici monumenti cittadini, quando è possibile farlo rivivere nel quotidiano e praticarlo ( senza più bisogno di armi , per fortuna) a difesa della propria terra, cultura, diritti fondamentali, risorse?

    Il 19 dicembre 1943 , alcuni autorevoli esponenti della Resistenza antifascista piemontese firmavano in semi-clandestinità la “Carta di Chivasso” dove si anticipavano di oltre cinquant’anni alcuni concetti molto cari a Lei ed a una buona parte del suo elettorato.

    Ora , sempre più spesso la si sente evocare a proprio uso e consumo a seconda delle necessità purché “non si disturbi il manovratore”. Sarà un caso che le frasi : “ Resistere, resistere, resistere “ e “padroni a casa nostra” pur nella loro profonda diversità hanno fatto la loro comparsa quasi contemporaneamente negli striscioni spontanei appesi alla Maddalena di Chiomonte? Ormai è un fatto conclamato che il movimento no tav si arricchisca nella diversità.

    Terminiamo questa nostra lunga lettera chiedendole, Sig. Ministro, di non dare l’ ordine di sgomberare con la forza gli uomini e le donne della Valle di Susa, del Piemonte e dell’ Italia che quotidianamente e con orgoglio difendono i propri ideali e i beni comuni: la terra, la salute,l’ acqua,l’aria e – non ultimo- il denaro pubblico.

    Distinti saluti

    Valle di Susa, 25 giugno 2011

    Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone

  • astabada

    Dire che il PD e SEL siano partiti di sinistra e` gia` un errore grossolano.

    Ma arrivare a collocare a sinistra l’IdV, che non ne ha mai avuto nemmeno lontanamente la pretesa, a differenza delle consorterie summenzionate, mi sembra uno strafalcione da scolaretto.

    Mannino per qualche motivo mescola sinistra ed antiberlusconismo, ignorando (o forse tralasciando) l’esistenza di un abisso nella storia della sinistra italiana, una “svolta a 180 gradi” prima ancora della Bolognina.

  • yiliek

    Applauso!!!!!!

  • cloroalclero

    Non conoscevo michele serra perchè non ho mai letto repubblica (ma sempre il corriere). Una volta ho letto un di lui articolo sionista, ma sapete di quelli viscidi dove scriveva “Israele usa metodi violenti…però…bisogna capire la sua posizione e conoscere la sua storia complicata…”(riassumo che non saprei dove ritrovarlo)
    Su facebook sono stata pesantemente insultata per aver raccontato questa cosa e ho scoperto che serra è un’icona della sinistra, intoccabile, incriticabile, ininsultabile.
    Il fatto che sia un sionista fa capire che non era difficile che sulla TAV avesse posizioni diverse…Ovviamente i sionisti sono favorevoli a che si rinunci alla sovranità e si faccia i codini dell’UE
    Poi: l’IdV è un partito che fa mediamente cagare. Ma Giulio Cavalli mi pare un buon rappresentante. L’unico che elabora un pensiero e un’azione come molti dovrebbero fare.
    SEL: vendola non merita un centesimo di fiducia, a’interno del suo partito ci sta una come chiara cremonesi che sta sullo stesso predellino etico di Nicole minetti. Forse anche con qualche punto in meno.
    Vomito.

  • Tao

    Caro Michele Serra,

    anche se non ti conosco di persona, ti parlo con la confidenza di chi ti legge da decenni. Sono sicurissimo che nella tua casella e-mail, dopo la tua “Amaca” del 28 giugno sulla TAV, si sta riversando un subisso di messaggi, compresi quelli molto sgradevoli e arrabbiati. E ti riferiranno pure che la blogosfera e i social network sbucciano ogni singolo rigo della tua riflessione. In anni di polemiche ti sarai fatto una buccia molto grossa. Mi chiedo fino a che punto questo tegumento protettivo, una mesta corteccia di pantofole, finirà per coincidere con il cinismo conservatore che da tempo ha vampirizzato il cinismo arguto del satiro che fu. Un tempo il tuo cinismo era civismo. Oggi è solo un distacco ammodo e perbene dai rumori di questo mondo fastidioso.

    Mentre te ne stai lì distante, somigli come una goccia d’acqua a quei giornalisti che una volta avevi criticato – cito a memoria – «per non saper leggere i comunicati stampa che ci manda la natura». Ricordi? Parlavi di un lago grande come la Lombardia che si era formato da un anno all’altro in Sudamerica dopo lo scioglimento di un ghiacciaio andino, e ti turbava che la stampa mainstream dedicasse solo distratti trafiletti a una notizia che la gerarchia della realtà doveva sparare a titoli cubitali. Poi te ne sei presto dimenticato anche tu, e oggi non ti fai più nemmeno queste domande, perché segui la grande corrente delle notizie. A chi dice no alla linea TAV concedi tutt’al più che si tratti di «un sacco di gente brava, ragionevole e informata». Come quando diciamo «in fondo è una brava persona».
    Giornalisticamente è un po’ pochino. Togliti, anzi, scorticati per favore quelle pantofole. I giornalisti sciupano ben altre suole, se vogliono. Prova a riconoscere in modo meno sfuggente quanto davvero quella gente sia «ragionevole e informata».

    Scoprirai che – partendo dai problemi di una piccola realtà territoriale – c’è un popolo che sa a menadito le regole europee, tesse relazioni di raggio continentale, studia gli intrecci societari delle imprese-monstre dei consumatori di suoli. E scoprirai che dentro queste corporation non scorge luminosi europeisti, bensì lobbysti che truccano le aste, corrompono i politici e approntano il letto alla ‘ndrangheta. Il tutto con la benedizione delle banche.

    La gente che resiste all’Alta Velocità in Val di Susa non sa che farsene delle trombonate di chi promette speranze europee. Prima di fare il Carducci «su larga scala» di una nazione europea che ci salverà, caro Serra, prova ad affacciarti su un qualunque tinello della fu classe media di Atene per raccontare ai greci che «a favore di quel buco c´è l´Europa». Credo che riceveresti “τα ψάρια στο πρόσωπο”. E anche qualche “ντομάτα”.

    Perché non è affatto vero che l’antitesi sia fra gli umori reazionari delle piccole patrie e la missione civilizzatrice di «un’idea di mondo più funzionale e dinamica». Guarda caso tra le realtà più tenaci della Resistenza che si oppose alla macchina da guerra germanica (a suo modo assai «funzionale e dinamica») troviamo le piccole patrie, le repubbliche partigiane delle valli. Lo sai cosa fanno i partigiani della Val di Susa che muoiono in questi anni? Fanno avvolgere le loro bare con la bandiera No TAV. Ti sembra etnicismo regressivo, questo? Non cogli il significato storico, morale, culturale di un passaggio di testimone?

    Voglio proprio vedere dove sta di casa la «sentina di ogni grettezza reazionaria, di ogni chiusura di orizzonte». I valsusini hanno uno sguardo a trecentosessanta gradi, altro che orizzonti chiusi. Mentre le redazioni son piene di struzzi, questi valligiani si guardano intorno, studiano e vedono. Vedono che la loro vicenda non è l’unico “cortile” che si vuole devastare. Vedono che c’è il Mose di Venezia, il Ponte sullo Stretto, i nuovi grattacieli milanesi, la bretella autostradale ligure della Gronda, le devastazioni militari in Sardegna, le tante opere inutili e dannose. Se guardi a queste opere faraoniche, sono l’unica speranza che le classi dirigenti possono agitare per cavar sangue dalle rape e iniettarlo in una qualche “crescita economica”, ossia un modello di sviluppo ormai dannoso. Diciamo pure un cane morto, che si vorrebbe rianimare con i miliardi sottratti alle scuole. E il volto dell’Europa, l’unico sembiante dell’Europa che oggi concretamente si presenta, qual è? È quello che chiederà ogni anno per i prossimi vent’anni decine di miliardi di euro in sacrifici e tagli. O conosci altri volti politici dell’Europa? Mi dici quali sono? Quali forze politiche esistenti li incarnano? Volti che siano tangibili, non fumosi, spendibili nel dialogo con quelle genti che dovrebbero farsi distruggere la terra, in Val di Susa come altrove?

    Citi la coerenza di Borghezio. Il suo mondo non è poi così coerente, visto che la Lega vuole l’Alta Velocità. Però è sicuramente possibile che personaggi terribili come lui, che criticano l’Europa dei banchieri con un’intensità che l’attuale sinistra non osa nemmeno affrontare, arrivino a vincere su tutta la linea, dopo che le nostre classi medie saranno impoverite con la complicità della sinistra. O nutri qualche speranza nel PD?

    Un caro saluto,

    Pino Cabras
    Fonte: http://www.megachip.info
    Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6407-lettera-aperta-a-un-cinico.html
    30.06.2011

  • Tonguessy

    AHHHHH!!!! Ecco! Grazie.
    Volendo possiamo dire che la sinistra è morta quando ha smesso di urlare “Fuori l’Italia dalla NATO”, cioè ben prima della Bolognina.

  • bysantium

    Soprattutto non mi stupisce che un intellettuale di sinistra sostenga la funzione trasnazionale dell’Europa.
    Socialismo e liberalismo hanno(fra l’altro) in comune l’ideale sovranazionale: internazionalismo marxista e globalismo turbocapitalista.
    Entrambi hanno la stessa filosofia di base che è quella di voler cambiare il mondo, senza alcuna considerazione per la realtà e i reali interessi delle comunità nazionali e locali.
    Perfido poi l’esempio di contrapposizione di Borghezio che è invece funzionale all’ulteriore disgregazione di quanto di poco rimane della sovranità degli Stati nazionali.

  • ale5

    Accomunare il liberismo al socialismo-comunismo è un esagerazione. Se è vero che esiste un progetto di governo sovranazionale(ed è vero) esiste anche uno stato che impone prepotentemente a milioni di suoi cittadini scelte che per forza di cose non possono non scontentare i suoi cittadini.
    Un valdostano ha necessità diverse di uno di lampedusa. Per questo credo in un federalismo vero, non quello della lega, dove le comunità si possono gestire autonomamente e soddisfare i bisogni della gente.
    Questa democrazia come diceva Carmelo Bene è solo demagogia e la Tav ne è un esempio.

  • AlbertoConti

    Uno che scrive su “Repubblica” senza sapere di cosa parla? E cosa c’è di strano? Che non glie ne po’ fregà de meno della Val di Susa e dello sperpero degli scarsi soldi pubblici? Perché, a DeBenedetti gliene importa? Sì, gli importa che continui così, è il suo “core business”.

  • illupodeicieli

    Dispiace sopratutto che non si parli degli argomenti che fanno reagire i no tav. Anche su un settimanale come “Oggi” che la mia 80 madre acquista leggevo stamattina “le ragioni” di chi vuole la Tav: peccato che per altri argomenti vengano,invece, ospitate le solite due colonne, pro e contro. Per la Tav non lo hanno fatto. Al pari di chi è già schierato in partenza, come i più noti quotidiani, anche la tv non lascia spazio e non muove critiche. Le solite frasi fatte, tipo “apriamo un tavolo per le trattative”, “apriamo un dibattito” oppure “confrontiamoci in maniera seria”, sono tutte parole e frasi fatte, che lasciano capire che “comunque andranno le discussioni e i confronti” noi i lavori li facciamo lo stesso. E questo articolo di Serra dimostra come il dio denaro e l’essere arrivati faccia sempre lo stesso effetto a tutti: ci si dimentica le proprie origini, il percorso, le persone. Le frasi prodiane “è l’Europa che ce lo chiede”, frase ripresa da Silvio e messa in pratica da Giuda Tremonti (vi ricordate quando ,sembrava, fosse contro la globalizzazione e le banche? bella mossa!per gettare fumo e illudere ) e quella di questi giorni che ci invitano a sacrifici per restare in Europa, dimenticano frasi contenute nella nostra storia e memoria, che recitano più o meno così: il bene dei cittadini, il loro benessere, queste sono le cose che devono stare a cuore a chi governa. Non soltanto fare tornare i conti, ma prima di tutto è il ben-essere degli italiani che conta. Per Serra, Prodi, Berlusconi , Tremonti eccetera è evidente che non è così.