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MICHAEL MOORE: PERCH HO DOVUTO PRENDERE 9 GUARDIE DEL CORPO

DOPO AVER VINTO L’OSCAR

DI AMY GOODMAN
Democracy Now!

In una lunga intervista, Moore parla della sua controversa carriera, della sua partecipazione al Partito Democratico e scarica Obama per la gestione della guerra in Afghanistan.

Negli ultimi venti anni Michael Moore è stato uno dei documentaristi più attivi e appassionanti. La sua opera include Roger and me; Bowling for Columbine, premiato con l’Oscar; Fahrenheit 9/11; SiCkO e il suo ultimo lavoro, Capitalism: A Love Story.
Ho iniziato la mia intervista chiedendo a Michael perché ha iniziato a girare documentari.

Michael Moore: Avevo un giornale a Flint, nel Michigan; il Flint Voice era un giornale alternativo che ho portato avanti per una decina di anni. Attaccavamo la General Motors e i poteri forti della città, non siamo andati molto lontano.


Nel frattempo mi offrirono di dirigere una rivista a San Francisco, mi sembrava un’ottima idea continuare su scala nazionale quel che già facevo a Flint, così accettai. Non durai molto; io volevo una rivista rivolta alla classe operaia ma i proprietari cercavano di raggiungere più un pubblico con educazione universitaria e di vedute liberali, così fui licenziato un primo maggio, dopo quattro mesi di lavoro.

A Flint intanto avevo chiuso tutto e ritornai solo per rivedere parenti e amici. Era il 1986 e mentre ero lì vidi in TV che Roger Smith, amministratore delegato della General Motors annunciava altri 30 mila esuberi, di cui 10 mila proprio a Flint dove se ne erano già persi 20 mila. Allora pensai che era giunta l’ora di fare un film su questa situazione.

Non sapevo da dove iniziare ma fortunatamente avevo collaborato alla redazione di un documentario sul KKK e sulla presenza dei neonazisti nel Michigan l’anno prima; quindi contattai uno dei documentaristi, Kevin Rafferty, gli chiesi se mi poteva insegnare a girare un documentario e lui accettò subito. Girammo il documentario e non lo vidi per un po’ di tempo – nel frattempo io e voi ci eravamo conosciuti, siamo stati anche in Israele e Palestina, ci hanno anche sparato pallottole di gomma e abbiamo imparato dai bambini palestinesi come difenderci dal gas lacrimogeno, insomma un’esperienza fondamentale per me, sinceramente non avevo mai visto una povertà così estrema come quella di Gaza.

Comunque volevo dire che rividi Kevin due anni dopo, nel 1989, durante la cerimonia di insediamento di Bush padre. Si trovava proprio 3 file dietro il presidente, pensai che era lì per fare un documentario altrimenti come avrebbe potuto essere così vicino al presidente? Gli telefonai qualche giorno dopo e mi disse che era lì perché il presidente era suo zio! Laura Bush infatti era sorella di sua madre e quando il documentario finalmente uscì venne proiettato anche a Camp David. Io non fui ammesso alla proiezione ma chiesi a Kevin come era andata; lui mi rispose che era andata bene tranne che per un suo cugino che ridacchiava continuamente e non per il film. Si trattava dell’altro George Bush ed era la prima volta che lo sentivo nominare. Ecco perché non è stato facile per me parlare dei Bush, io devo riconoscere che se non era per loro io non avrei mai fatto film.

Democracy Now! ( Juan Gonzalez): Michael, per tornare al giornale, cosa ti ha spinto a fondare il Flint Voice? Come era strutturato?

Moore: In verità ho cercato di aprire il mio primo giornale fin da quando ero a scuola e mica una sola vota. Ricordo che prima le suore e poi il prete e infine il vescovo intervennero per non farmi pubblicare il giornalino a scuola.

Gonzalez: Perché lo volevano bloccare?

Moore: Perché scrivevo di cose di cui non si doveva discutere, per esempio del maschilismo della chiesa cattolica. Sai, ero cresciuto in una famiglia con una forte coscienza di genere, avevo due sorelle e mia madre, quindi ero l’unico maschio oltre a mio padre e finivamo col lavare i piatti proprio noi due. E pensa che eravamo una famiglia operaia, mio padre lavorava alla catena di montaggio della GM.

Non fu facile trovare i fondi per fare un vero giornale, ma quando avevo circa 19 anni ebbi modo di conoscere Harry Chapin, un cantautore conosciuto anche per la sua solidarietà; gli parlai nel backstage di un suo concerto e gli raccontai come le decine di migliaia di licenziamenti a Flint fossero passati nel totale silenzio dei media e che nel mio giornale volevo proprio far uscire queste cose. Lui allora venne a suonare a Flint e mi aiutò a fondare il giornale che poi ho tenuto per 10 anni.

Abbiamo fatto grandi cose con quel giornale. Subimmo anche un’irruzione della polizia per una storia che stavamo scrivendo sul sindaco. Lui stesso inviò la polizia con un’ordine firmato dal giudice per bloccare la stampa del giornale. Quel raid e un altro fatto in una sede della CBS scatenò un gran putiferio a livello nazionale, perciò venne approvata una legge che proibiva alla polizia di entrare nella sede di un giornale a meno che non stesse inseguendo un assassino che magari si era intrufolato proprio nella sede. Una buona legge devo dire.

Devo riconoscere alle suore il merito di aver cercato di fermarmi perché capii allora che dovevo persistere sempre. Infatti come riconoscimento nei loro confronti, ho mostrato l’anteprima di Sicko proprio nel loro convento, erano già nei loro 80 e 90 anni. Sai, le suore sanno benissimo come vanno le cose nella chiesa e sono sempre state radicali e contro la guerra, sanno bene di aver subito tanto e alla fine se la prendono con noi altri.

Gonzalez: Ricordo che quando uscì Roger & Me volevo che il mio giornale si occupasse delle machiladoras in America Centrale e del lavoro che stava scomparendo negli Stati Uniti per finire al confine col Messico e Honduras.
Puoi dirci qualcosa sul processo di deindustrializzazione non solo di Flint ma dell’area occidentale?

Moore: Quando iniziarono a sparire i lavori da Flint io mi interessai al problema di dove andavano a finire e feci ricerche per il mio giornale in Messico; riuscii a intrufolarmi in un meeting di affari ad Acapulco, dove il Dipartimento del Commercio di Reagan promuoveva degli incontri per convincere gli industriali a spostarsi in Messico. Ho scritto qualche articolo al riguardo. Si promuoveva l’idea che in una ventina di anni queste misure avrebbero migliorato la qualità della vita dei messicani e ora dobbiamo ammettere che la vita laggiù è ancora piuttosto difficile.
Ma per tornare alla tua domanda, ecco, tu sai che io vivo nel Michigan che è lo stato con l’indice di disoccupazione più alto del paese, ufficialmente tra il 15 e 20 percento. Ma di fatto si aggira sul 30 percento e oltre. Sinceramente sono stanco di pensare a come siamo arrivati fin qui. Ho voluto fare il mio ultimo film proprio su questo, cerco insomma di capire se ci sono nuove strade per l’economia qui da noi, perché il capitalismo è stato una forza maligna e distruttiva durata troppo a lungo e se vogliamo vivere in democrazia allora bisogna darsi da fare e rendersi attivi. Tu sai come io sono rimasto deluso da Obama, ne abbiamo parlato tanto ma non si è parlato abbastanza di come la speranza dei giovani abbia permesso la sua elezione. I ragazzi, quando Obama si trovava parecchi punti dietro Hillary, sono andati porta a porta a promuovere i loro ideali in quel momento incarnati da Obama. E lui in seguito ha vinto. Ecco questi ragazzi mi riempirono di speranza.

Goodman: Ci puoi parlare della notte degli Oscar? Quando hai vinto hai avuto a disposizione dei secondi per parlare.

Moore: Quarantacinque secondi per l’esattezza.

Goodman: Parlaci allora di quel momento. Pensavi che avresti vinto?

Moore: Per niente. Ricordo che la guerra all’Iraq era iniziata da 5 giorni e si parlava addirittura di annullare la cerimonia. Ero piuttosto nervoso alla cerimonia e ricordo che subito prima della nomina ero insieme agli altri candidati e dissi loro: “ragazzi, se io vinco non potrò certo ringraziare il mio barbiere, dovrò dire qualcosa e vorrei che voi saliste con me per fare come un gruppo di solidarietà tra documentaristi e se invece vincete voi io rimango qui, meglio per voi se non mi avvicino a un microfono”. Sono stati d’accordo.
Quando Diane Lane aprì la busta e lesse il mio nome e Bowling for Columbine io tremavo per l’emozione. Mentre mi dirigevo verso il palco avevo due voci nella mente che mi davano consigli opposti: una mi diceva di prendere la statuetta, ringraziare tutti e andar via, l’altra mi diceva: “c’è una guerra, devi dire qualcosa!”
Iniziai ringraziando i canadesi che finanziarono il film e poi dissi: “Ho invitato i miei colleghi di nomina qui, perché noi facciamo film di genere non-fiction e crediamo nella potenza di questo genere narrativo perché viviamo in tempi da fiction, con un presidente da fiction, eletto con risultati elettorali fittizi.” E giù fischi e i boo, ma non da parte di attori e registi, tutto proveniva dalla balconata con gli sponsor e gli agenti, insomma la gente con soldi era tutta lì ed erano parecchio arrabbiati.
La banda iniziò a suonare e mi abbassarono il volume del microfono prima dei miei 45 secondi.
Me ne andai e non partecipai a nessuno delle feste, mi sentivo in colpa con i miei parenti, tutti mi guardavano male e si allontanavano da me come se avessi avuto la peste. Nei primi giorni eravamo davvero in pochi a essere contro la guerra. E mi attaccavano in molti, anche il mio agente.
Quando tornammo in albergo con mia moglie, guardai i commenti in TV e mi davano tutti per finito, ma proprio tutti.
La nostra casa nel Michigan intanto era stata attaccata da vandali, avevano cosparso di sterco la casa e scritto messaggi di minacce. Fu allora che decisi di mandare al diavolo tutti e di fare Fahrenheit 9/11, e in questo periodo fui obbligato a circondarmi di guardie del corpo, 9 guardie, 3 per ogni turno su 24 ore.

Non so se lo rifarei, lo dico sinceramente, e non so se ne è valsa la pena. Non è stato un bene per la mia famiglia né per la mia salute.

Sono stato fortunato ad avere amici meravigliosi e una famiglia adorabile e questo mi ha aiutato molto; e tutti voi, le persone che hanno visto e apprezzato i miei film, mi avete appoggiato e detto parole di incoraggiamento per farmi continuare. Per ora vorrei che la gente vedesse il mio ultimo lavoro ( Capitalism ) perché ho cercato di dire ciò che penso su come è strutturata la nostra società.

Gonzalez: L’amministrazione Obama aveva destato molte speranze e si è rivelata deludente sotto molti aspetti. Cosa bisogna fare ora?

Moore: Quelli del Partito Democratico direbbero che non possiamo fare un bel niente perché decidono loro dove si va e, appunto, dove andiamo?

Dal pubblico: C’è il Green Party!

Moore: Lo so, io e Patty Smith abbiamo lavorato nel 2000 per Ralph Nader. Ma il nostro sistema è strutturato diversamente da altre democrazie dove si possono avere diversi candidati. Prendiamo il Canada, i cinque partiti candidati li vediamo ai dibattiti e hanno diritto di andare in onda e fare le loro proposte.

Quindi è necessario che cambi questo sistema oppure bisogna cercare di incoraggiare la gente ad agire localmente, quel che abbiamo fatto noi spostandoci nel nord del Michigan dove l’elettorato è essenzialmente conservatore; c’erano solo 4 tesserati del Partito Democratico e ci siamo detti: “ ma perché non ce ne facciamo carico noi? Possiamo far venire i nostri amici e diventeremo maggioranza”. D’altra parte è anche molto più facile perché non bisogna pensare al logo e il materiale è già pronto.

Così oggi ci sono 350 tesserati del Partito Democratico nella nostra contea e quando il nostro uomo al congresso, Bart Stupak, decise di votare contro l’assistenza sanitaria a causa delle sue personali vedute religiose allora noi abbiamo esercitato una forte pressione per fargli cambiare idea e così è stato, ha cambiato idea. Il potere dei cittadini esercitato a livello locale da noi sta funzionando e stiamo cercando di diffonderlo in giro per il paese e sappiamo che tanta altra gente sta promuovendo iniziative simili. E ogni volta che ci troviamo nelle Conventions di stato alziamo un gran polverone contro quei Democratici che invece farebbero bene a chiamarsi Repubblicani.

Goodman: Michael, parliamo della guerra in Afghanistan e Iraq; come se ne esce?

Moore: Da circa una o due settimane quella in Afghanistan ha superato la durata della guerra in Vietnam e penso che dobbiamo iniziare a indicarla per quello che di fatto è: la guerra di Obama. Proprio come la guerra di Johnoson è diventata di Nixon, ora questa è la guerra di Obama. È impossibile vincerla, ma non voglio nemmeno ricorrere a questa espressione, perché in verità cosa stiamo cercando di vincere? È una follia.

Se potessi, direi a Obama di finirla con questa guerra, perché il 9/11 è stato un crimine e non un atto di guerra da parte di un’altra nazione. Ed è stata progettata da persone ben consapevoli dei loro atti col fine di suscitare paura nel paese e poter fare i loro loschi affari. E per un po’ di tempo ha funzionato. Troppo tempo, purtroppo.

Lui risponderebbe che i ragazzi torneranno dopo l’estate ma sicuramente rimarranno almeno 50.000 soldati e io non credo che noi americani abbiamo alcun diritto di rimanere lì. Chi crediamo di essere per non dover rispondere un giorno di quello che abbiamo fatto? E se ci professiamo religiosi, ecco cosa succederà alle porte del cielo quando verificheranno la nostra nazionalità:
“Ah bene, tu eri americano, ecco la lista dei tuoi crimini”
“Ma io ero contro la guerra, lo giuro!”
“Ma pagavi le tasse, vero?”
“Certo che le pagavo”
“ Allora hai finanziato la guerra perciò non puoi entrare qui!”

Eppure possiamo fare del bene e a livello individuale risultiamo anche simpatici. Considerando che oggi almeno un miliardo di persone non può bere acqua pulita e oltre due miliardi non può usufruire di servizi igienici, allora penso che avremmo potuto spendere i soldi delle nostre guerre per scavare dei pozzi e alleviare la sete dei paesi poveri. Non sarebbe più bello essere ricordati un giorno per aver portato l’acqua potabile? È così che un giorno vorrei essere ricordato.

Amy Goddman
Fonte: www.alternet.org/
Link: http://www.alternet.org/media/147430/michael_moore%3A_why_i_had_to_hire_9_bodyguards_after_winning_an_oscar/
7.07.2010

L’intervista non è integrale. Le parti della presente traduzione sono stare scelte e tradotte per www.comedoschisciote.org da RENATO MONTINI

Pubblicato da Davide

  • Hassan

    “Perché scrivevo di cose di cui non si doveva discutere, per esempio del maschilismo della chiesa cattolica. Sai, ero cresciuto in una famiglia con una forte coscienza di genere, avevo due sorelle e mia madre, quindi ero l’unico maschio oltre a mio padre e finivamo col lavare i piatti proprio noi due.”

    Tipico esempio di maschio-pentito americano, il prodotto di 50 anni di ingegneria sociale femminista: un maschietto confuso senza alcuna coscienza di genere (maschile/virile) che non sia quella subita dalle due femmine-castranti della famiglia. Ma per fortuna che anche negli USA il Movimento Maschile avanza, e maschietti viscidi, castrati mentali (e non solo…) come questo Moore saranno soltanto un ricordo in futuro. E anche in Italia stanno iniziando a muoversi le acque:

    http://antifeminist.altervista.org

    http://www.uomini3000.it

    http://fematrix.altervista.org

    http://www.maschiselvatici.it

    http://maschiselvatici.blogsome.com

    http://www.uominibeta.org

    Non stupisce nemmeno che nella sua pagina Wikipedia in inglese si discute delle sue idee MISANDRICHE, come anche Glenn Sacks ne ha parlato in un suo vecchio articolo:

    “But Michael, you have betrayed those whose cause you once championed. Once the voice of the unappreciated working man, I have watched in amazement and dismay as you have degenerated into one of the all too common scourges of our society–the low rent man-basher who pours derision upon the last remaining politically correct target of bigotry: men.

    In your chapter “The End of Men” from Stupid White Men you cite declining male birthrates as evidence that “Nature is trying to kill us off” and that men have done “plenty” to “deserve this.” Men have “made a mess of our world. Women? They deserve none of the blame. They continued to bring life into this world; we continued to destroy it whenever we could…how many women have spilled oil into oceans, dumped toxins in our food supply, or insisted that the new SUV designs had to be bigger, bigger, bigger?…[Men] are working overtime to wipe out this beautiful, wonderful home we were given free of charge…no wonder Nature is getting rid of us.”

    On Politically Incorrect with Bill Maher you asked “how many women have created factories that have polluted this environment?…most of the crap in this world came from a guy” and said “[It’s not] female fishermen doing all that extra fishing, ruining the oceans. It’s the men ruining the oceans. Name a woman who’s ruined the oceans.”

    The central flaw in all of these statements is so obvious I wouldn’t bother pointing it out except that it seems nobody else has. Yes, Michael, few women have created factories which have polluted the environment, just as few women have created factories which have produced the staples of modern civilization. You vilify men for large SUV designs without giving them credit for the miracle of modern transportation. You blame men for “spilled oil into oceans” without giving them credit for the millions of metric tons of oil which are transported by sea each year, almost all of it without incident.

    You also enthusiastically try to sell many of the standard modern canards about men. For example, you hammer on men for the largely mythical “wage gap,” a gap created by male sacrifice more than by male privilege

    http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm

    “…Men work the longest hours at the most demanding and dangerous jobs–how could they not earn more money? Do you really believe that the secretaries at the power plant should have earned as much for working in a safe, air conditioned office as we did for braving hazards and working in the 100 degree heat? If demanding and dangerous jobs didn’t pay more than safe jobs of an equal skill level, how would companies get anybody to do them?”

    Studies that compare men and women working the same hours at the same jobs at the same experience level found little if any wage discrimination against women, and herein lies one more contradiction in your thinking. You have criticized the greedy capitalists for breaking unions, leveling entire industries, and throwing men out of work to shift jobs to cheap labor havens. Do you really believe that these same capitalists, out of the pure kindness of their philanthropic hearts, voluntarily choose to pay male workers more than females?

    You tell us that “a woman is five times more likely to be killed by a husband or boyfriend than a man is likely to be murdered by his wife or girlfriend.” Actually, official statistics put it at two or three to one, not five to one, and when poisonings, hired killers, and unsolved murders are properly accounted for, domestic homicide rates may actually be about even. Let’s hope that your female readers understand that your section instructing men on how they can survive their beds being set on fire by their angry wives as they sleep is just a joke. Which it is. I think.

    You top off your chapter with an asinine semi-endorsement of fatherlessness at a time when the costs of fatherlessness couldn’t be clearer or more devastating. I doubt many fatherless children will thank you for it.

    What’s even more amazing, Michael is that you’ve gotten away with all of this. With thousands of conservative pundits, talk show hosts, and web-based commentators looking for sticks to beat you with, few if any have cited your anti-male bigotry. To the limited extent that reviewers (such as CNN’s Robert Nebel) have commented on “The End of Men,” it has not been to criticize its bigotry but to praise it. With your help, Michael, our society has become so desensitized to man-bashing, man-blaming, and man-mocking that apparently nobody even noticed.

    Needless to say, your friends at the National Organization for Women ate it up. NOW’s Communications Director Lisa Bennett said ‘The End of Men’ “should warm the hearts of feminists” and gleefully noted that it “details the havoc that men have wreaked on women, government, and the planet.”

    And Michael, don’t try to dismiss this despicable chapter as being a joke or an attempt at satire. After your mother’s death you expressed your grief to the Guardian and said “…she was reading it and when we came back to the house after she died, it was sitting out there with the page marked where she had left off, and she was on the chapter about the end of men…and I’m sure she loved that.”

    How wonderful–your dying mother’s last connection with the work and beliefs of her now famous son was to revel in his man-bashing. Sticking the knife in men’s backs warmed mommy’s heart in her final days. You’ve previously described your upbringing as being decidedly matriarchal, with your mother and your two angry feminist sisters calling the shots. It must have been some childhood.

    Interesting too that while you have so often emphasized a class based analysis of society, you seem happy to chuck all that stuff overboard when speaking about men. In your words and writing the men who run a Fortune 500 company are indistinguishable from the common blue collar worker. They’re all men, so they’re all “in control,” have all the power, and are united in one large, extremely profitable conspiracy against women. Michael, you’re the socialist, not me, but even I know that Marx, Lenin, Trotsky & Co. always held social class to be a vastly greater determinant of privilege in capitalist society than gender.

    More importantly, is it any wonder that men, including working class men, spurn the political party you shill for? According to a recently released ABC/Washington Post poll, white men (pardon me, Michael, stupid white men) preferred Bush over an unnamed Democrat in 2004 by a staggering 33 points.

    Some of the pro-Bush sentiment may stem from a sense that many of the left-wing attacks on George Bush–particularly yours, Michael–seem more rooted in a personal animus than a disagreement over policies. I suspect that if tomorrow Bush instituted free universal health care, nationalized industry, and declared the dictatorship of the proletariat, you still wouldn’t have a kind word to say about him.

    But the biggest reason men have turned away from your party is simple–why should men support a party which doesn’t support them? Why go to a party nobody invited you to? Why go where you’re clearly not welcome?

    Michael, it saddens me that the beleaguered men at that power plant have lost a valuable friend and gained one more enemy. It saddens me to watch you and your party marginalize yourselves and slowly commit political suicide by spitting on those who once admired and supported you. And when your party gets trounced among male voters in 2004, I know what explanation you’ll give. In fact, you’ve already written it in Stupid White Men: “men are just not as smart as women.”

    Fonte: http://www.glennsacks.com/michael_moore_you_FL.htm

  • vimana2

    Ho appena finito di guardare sicko su rai3…mi viene da piangere…..
    Sono contento di sentir parlare finalmente anche moore di crimine quello dell’11/9 e nn di attentato, perchè cmq in molti casi è stato ambiguo.
    Forse ingenuamente ha pensato di nn aumentare la tensione in Obama.
    Mah…

  • edo

    Se potessi, direi a Obama di finirla con questa guerra, perché il 9/11 è stato un crimine e non un atto di guerra da parte di un’altra nazione.

    Non basta. M’interessa sapere chi sia il criminale che l’ha commesso, questo crimine, secondo Moore.

  • prischia

    Bellissima coincidenza: ierisera trasmettono Sicko e adesso trovo questo post. Sono solo io a sentire: “kraaa kraaa kraraa”, cioe’ il verso degli avvoltoi? Non mi fa piacere sentire kraa kraa kraa di primo mattino, sembra che porti sfiga.

  • Ricky

    Moore merita rispetto, ricordiamoci che viene dagli USA, dove la parola “sinistra” ha tutt’altro significato che in Europa.
    Comunque, cento volte meglio lui che le sette parrocchiali dell’antagonismo nostrale.

  • cloroalclero

    chiedo formalmente alla redazione di comedonchisciotte che questi commenti off-topic scritti per portare acqua al criminale movimento antifemminile siano rimossi. Questi utenti, portatori dell’ideologia degli “uomini-beta”, sostengono che non esista il femminicidio in Italia e che le donne debbano rivestire un ruolo di subalternità. Un pensiero sessista e violento, discriminatorio e negazionista che non va incoraggiato, diffuso, propagandato, almeno da un sito rispettabile e serio come donchisciotte.
    Ringraziando in anticipo
    Cloro

  • Tonguessy

    Preferisce forse sentire Fede, Cicchitto, Bondi, Belpietro, Feltri, Capezzone alla sera allora? Pensi che ti portino fortuna?

  • prischia

    Guarda che non mi riferivo a Sicko/Moore, ma al fatto che qualcuno abbia messo proprio oggi un post su Moore.

  • albertgast

    Mi associo nella richiesta.

  • DaniB

    effettivamente questo hassan non perde tempo per manifestare tutto il suo profondo disagio psichico…

  • andyconti

    semplice: Dick Cheney e tutto il gruppo di militari, petrolieri e banchieri (soprattutto ebrei) da lui coordinati. Esiste vasta documentazione al riguardo, se leggi CDC credo che vivi un po’ fuori dal mondo.

  • Eli

    Mi unisco alla richiesta di Cloro. Non bastano i due maschilisti ufficiali, Paolo Barnard e Massimo Fini. Adesso ci si mettono pure gli scribacchini occasionali! CDC non può diventare un forum sessista.

  • edo

    Grazie, la mia domanda era (idealmente) rivolta a Moore.

  • andyconti

    scusami. comunque , anche se non l’ha detto esplicitamente, immagino che Moore sappia, come gran parte degli americani, che l’11-9 lo hanno fatto i Cheney e i Bush. Il problema e’ che tanto non cambia niente, ogni volta gli americani sanno che e’ un complotto ma non si ribellano per evitarne di nuovi. In occidente e’ il paese politicamente peggiore, appena sotto l’Italia.

  • turrodan

    ECOO IL VS MICHAEL MOORE :
    http://www.mooreexposed.com/
    Un multi- milionario obeso che parla di saluta, che dice che la sanità di Cuba è meglio di quella degli Stati Uniti (dove le macchine di cuba risalgono agli anni ’60) ossessionato dal denaro!
    monito ai falsi miti

  • turrodan

    ECcO IL VS MICHAEL MOORE : http://www.mooreexposed.com/ Un multi- milionario obeso che parla di saluta, che dice che la sanità di Cuba è meglio di quella degli Stati Uniti (dove le macchine di cuba risalgono agli anni ’60) ossessionato dal denaro!

  • edo

    Il fatto è che lui non lo dice esplicitamente. E siccome è uno che con le parole ci lavora… mi aspetto che, su questo fatto, le utilizzi al meglio della sua volontà di spiegare come la pensa.