Home / ComeDonChisciotte / MEZZI DI SUSSISTENZA

MEZZI DI SUSSISTENZA

DI GUSTAVO DUCH
Galicia Hoxe

Sostenendo che ciò che andava bene per una nazione non necessariamente doveva andar bene per un’altra, Gandhi mise in discussione l’introduzione di alcune tecnologie. “La meccanizzazione va bene quando le braccia sono poche per realizzare il lavoro previsto” affermò all’epoca. Alcuni decenni dopo, la sua seguace e connazionale Vandana Shiva, difendeva gli stessi principi: “Quando la mano d’opera è scarsa e costosa, le tecnologie che sostituiscono i lavoratori sono produttive ed efficienti. Quando la mano d’opera è cospicua, la sostituzione dei lavoratori è improduttiva perché conduce alla povertà, alla perdita e alla distruzione dei mezzi di sussistenza”.

Ebbene, se pensiamo alle tecnologie che sostituiscono lavoratori e lavoratrici, le monocolture agricole e del bestiame sono quindi, da questo punto di vista, tra le cose più improduttive ed inefficienti. Alcuni esempi. Senza allontanarci dall’India, nello stato di Kerala la monocultura di cocco impiega annualmente una persona per ogni ettaro per 157 giorni. Nello stesso posto una coltivazione mista di cocco, papaya, mango e altre verdure darà lavoro, negli stessi giorni, a sei persone. Nell’altopiano del Deccan, nel sud dell’India, trasformare la coltivazione di terreni non irrigati, dedicati al sostentamento locale, in piantagioni di eucalipto dedicate all’esportazione, presuppone (oltre alla perdita di sovranità alimentare) la perdita annuale di posti di lavoro pari a 250 giorni a persona per ogni ettaro.

Spostandoci in Ecuador, i calcoli sono molto simili. Un ettaro di manglar naturale [zona litoranea tropicale dove crescono le mangrovie, ndt] permetteva a dieci famiglie di vivere degnamente di pesca e raccolta di molluschi. Con l’installazione di vasche per l’allevamento di gamberetti risulta, in una vasca di 100 ettari, esserci lavoro per solo quattro persone. In Uruguay, 100 ettari di buona terra coltivabile dedicata alla coltivazione familiare, offre mezzi di sussistenza e sostentamento a 35 famiglie.
Se lo riconvertissimo (così come si fa) in canna da zucchero per combustibile, avremmo lavoro per dieci persone. Se coltivassimo (così come si fa) soja per mangime per l’Europa, rimarremmo con due posti di lavoro e se piantassimo (nuovamente) eucaliptos, una sola persona sarebbe più che sufficiente.

Oggi quello che risulta “tecnologicamente avanzato” è pensare di avvicinarci ai ritmi e al rendimento della natura stessa.

Gustavo Duch, collaboratore della Universidad Rural Paulo Freire

Fonte : www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=90233
18.08.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA DAMMACCO

Pubblicato da Davide

  • Sassicaia

    Il ragionamento e’ giustissimo,e’ da molto tempo ormai che la tecnologia e
    la meccanizzazione sono nemiche dei lavoratori invece che esser loro
    d’aiuto,pensate al movimento luddista sorto in inghilterra verso la fine del
    settecento.Questo e’ dovuto ad una delle tante contraddizioni del capitalismo
    per cui l’imprenditore non opera per ottimizzare i profitti per la collettivita’ ma
    per il suo profitto,che e’ tanto maggiore quanto piu’ ampia e’ la quota di
    plusvalore che riesce a sottrarre al lavoratore nel processo produttivo.
    A questo si deve aggiungere che i lavoratori d’oggi non solo corrono il
    rischio di perdere il lavoro in seguito alla meccanizzazione,ma anche in
    seguito al decentramento produttivo in altri paesi con basso costo di manodopera,cosa che questo orrendo mostro chiamato globalizzazione,che altro non e’ che il capitalismo applicato su scala mondiale e senza confini,consente

  • myone

    IL discorso di Ghandi e’ vero, ma e’ giusto a meta’.
    La sintesi di sassicaia e’ piu’ vera, come parte dell’ aspetto dove si e’ arrivati oggi.

    Bisognerebbe che l’ occupazione ci fosse uguale, sia nel settore agricolo che in quello ARTIGIANALE,

    che sia supportato dall’ industria come base meccanica e sostentamento primario

    e che il danaro sia equo, dia da vivere e da poterne avanzare vale a dire che il costo della vita non e’ competitivo, imprenditoriale.

    E che ogni zona sia occupata e sia a suo tempo un servizio per la gente.

    Praticamente, l’ imprenditore e’ tutta una comunita’, l’ occupazione e’ la sua salute,
    il sostentamento meccanico non deve togliere manodopera, ne alzare il ritmo tempo di lavoro, e non deve essere quantificato imprenditorialmente al concorrere modello commercio.

    Tutto e’ di tutti, tutti ci lavorano, tutti ne usufruiscono, e tutti sono assistiti dalle risorse meccaniche e tecnologiche, nel limite di come diceva Marx
    ” l’ uomo potrebbe lavorare benissimo 4 ore al giorno, e poi andare a pesca.

    Praticamente un mondo migliore di questo, senza privarci di nulla, senza mettere sempre in competizione bisogno e offerta e guadagno e speculazione.

    Un abbassamento dei modi e dei confini, una maggiore possessione della creazione della vita,
    senza doverlo fare da schiavisti passsati, o schiavizzati moderni.

    Quando si parla di schiavizzati, si intende disloccare produttivita’,
    concentrare risorse produttive settoriali dislocate,
    manipolazione del globale, commercializzazione, sfruttamento monetario,
    e tutto quello che abbiamo oggi.

    Praticamente, un mondo di tutti, piu’ omogeneo e pulito (organizzazione)
    piu’ consono all’ artigianato e alla manodopera, con meno sprechi e creazioni inutili, ma con i beni primari sufficenti a tutti.
    Un mondo come ora, solo che e’ piu’ ordinato, e la competizione monetaria e commerciale non esista piu’, ma il sistema deve essere solo un servizio organizzativo.

    COs’e’ che fa la differenza?
    La mentalita’. Il modo. L’ accostamento pulito senza ebolizioni di sorta.

    Esempio stupido. Se metti un imprenditore, un politico di oggi, un banchiere, un affarista a governare, ilrisultato sara’ solo questo.
    Se metti un padre di famiglia con un’ intelligenza appropiata e saggia, ti cambia il mondo e una societa’ in ottima.

    Ma finche’ c’e’ danaro da speculare, investimenti competitivi, materie da farsi pagare a specula,
    arrivismi, egoismi, poteri, banche, ricchi, poveri, vita mea morte tua,
    e dammi la luna che e’ ancora poco…. non ci siamo e non ci saremmo mai.

    La scuola nella conoscenza e nella vita vissuta e da tenere come patrimonio da tramandare come modo e stile e come servizio.
    Integrazione di un modo omogeneo, piu’ frugale, ma sufficente.
    E penso che, anche se avessi mille (euro) da mettere via, vivresti ugualmente nell’ esenziale del vestire, della luce, nel mangiare, e hai pure un servizio tv esenziale, un pc, e un telefono per dire 1 e 2, e non come forma di schizzofrenia esistenziale.
    Ricchi ma poveri, e’ un’ arte della calma e dell’ intelligenza.
    E tanto tempo per vedersi, vedere, vivere e socializzare nella vita,
    non nel casino di lucignolo.

  • myone

    IL mio territorio e’ gia’ sufficente. Nel mio territorio ho gia’ tutto, persone, vita e meraviglia ambientale.
    Spostare tutto e il tutto dislocato per il mondo creando danno e scorie, e’ un’ inutilita’ da folli,
    e un sistema cosi moderno scemo, un suicidio da massa degradata e parassita.
    Te non sei un cazzo, sei solo quando ti sei abbassato e valorizzi l’ esenziale e lo rispetti. Cio’ ti basta. E sei un uomo come tutti, e tutti sono alla pari.
    Concetto filosofico. Ma fottetevi, dovrebbe essere la base primaria per la vera intelligenza umana,
    il rimanente, ‘ e’ solo inganno, imbecillita’, e merda allo stato puro.

  • myone

    E’ una questione di MENTALITA’-VOLONTA’-SAGGEZZA-UMILTA’-ONESTA’-GUSTO-INTELLIGENZA SUPERIORE-.

  • myone

    L’ altra faccia della medaglia? Quello che vediamo oggi e che abbiamo oggi,
    la mentalita’ che governa questo mondo i ora. Basta e avanza come esempio,
    sovrabbonda come insegnamento limite per non andare oltre.
    Urla ai 4 venti di cambiare, violentemente cambiare, prima che la mente non abbia piu’ possibilita’ di cambiamento.
    Gia’ le cose spingono da sole, l’ uomo le deve seguire sopra la sua volonta’.
    Per fare questo, ci voglino al triplo delle volonta’ che sprechiamo per la nostra distruzione,
    e per la nostra infelicita’ che dobbiamo succhiarci ogni giorno di questa vita.

  • myone

    PS= Non postate a risposta fra i mei commenti frammentereste
    un discorso unico. Poi si leggerebbe solo confusione. Gia’ basta la mia. Grazie, se e’ possibile.

  • Sassicaia

    Si in effetti con dei commenti in mezzo il tuo discorso potrebbe apparire
    vagamente frammentario.Come vedi dunque io posto alla fine.

  • adriano_53

    perle di saggezza induista: potevano, o possono, andar bene in una società castale e se il tuo karma ti faceva rinascere nella casta giusta.

  • Lallix

    Chi di noi non si mangia l’insalata di gamberetti, frutta e verdura fuori stagione o cibi che percorrono in aereo migliaia di miglia? Pensiamo all’allucinazione del mercato del pesce a Milano per fare un esempio nazionale e riduttivo.

    Il passaggio da mezzi di sussistenza a beni di consumo ha tre componenti fondamentali a mio modesto parere: la prima è l’atavica paura della mancanza dei mezzi di sussistenza, paura che risiede nella parte di cervello dell’uomo di Neanderthal che ancora è in tutti noi, quella parte del cervello che non ha ancora capito che tutte ste cazzo di calorie non ci servono più per le nostre normali attività. La seconda è l’ignoranza alimentare che imperversa e fa si che la gente s’ingozzi di vere porcherie ipercaloriche, stappa e ingoia, prive di gusti reali ma solo farcite di aromi artificiali che creano dipendenza. La terza è sempre dio marketing che ti fa credere che anche il ciò che vuole, anche quello che t’infili in bocca, dio marketing che ha nella GDO il più potente alleato e il più grande sprecone.

    Detto questo reputo che la tecnologia ci consenta tranquillamente di sostenere, dal punto di vista alimentare, la popolazione mondiale. L’itticoltura è una gran cosa come le coltivazioni idroponiche, ma come al solito sono orientate al commercio e non al sostentamento della popolazione.
    Altro discorso è la relazione tra macchine e uomo. Ovvio che quando in agricoltura si è iniziato ad utilizzare il trattore i braccianti sono rimasti a casa. M quando da braccianti sono diventati meccanici, gommisti, venditori di trattori hanno ripreso a lavorare. Ovvio che quando il plotter o la stampante ha invaso uffici e case litografie e stamperie e con esse i loro addetti si sono trovati senza sapere come reagire. Come evitare che la tecnologia crei masse di disoccupazione non lo so di certo. So di certo che formare, insegnare a maneggiare, riparare, sviluppare le nuove macchine potrebbe essere una bella idea. Il problema è che la formazione costa. Si riconvertono gli stabilimenti, non si danno nuove competenze alle persone per stare al passo con la modernizzazione. Ma anche qui ci troviamo di fronte al collo di bottiglia della massimizzazione di tecnologie ormai vetuste e inefficienti il cui unico modo di persistere nel mercato è quello di ridurre il costo della manodopera, sottraendo risorse economiche e intellettuali alle tecnologie innovative che se potessero spiccare il volo genererebbero nuovi posti di lavoro, come fu per il trattore .

    Sarebbe anche ora di vedere le cose sotto l’ottica di modelli innovativi e non sempre sotto la lente delle ideologie. La storia insegna è vero, ma è anche vero che si debbano trovare nuovi percorsi invece che scavare pozzi secchi come quelli del capitalismo contrapposto al socialismo. Proporrei un rapporto socio/tecnologico inteso a porre al centro l’uomo, non come singolo individuo ovviamente, e le sue necessità attorno alle quali far gravitare le innovazioni tecnologiche.
    Non subirne solo il fascino e le conseguenze, ma detrminarne l’andamento. Chi guida la macchina?

    Abbiamo le competenze tecniche per fare di questa terra un paradiso, già oggi.

  • nautilus55

    Possibile che a nessuno venga in mente che possedere i mezzi di produzione è ciò che consente la distribuzione della ricchezza in quanto tale, e non con quel succedaneo definito “posti di lavoro”? Quando mai, nella storia, l’Uomo ha cercato “posti di lavoro”? Ha sempre cercato beni per soddisfare le sue esigenze. Quella dei “posti di lavoro” come sinonimi di ricchezza è solo un’invenzione capitalista. Se si producono più beni con meno addetti, si lavora semplicemente di meno, tutti.

  • Marcusdardi

    Nautilus55 ha centrato il punto.
    Ma possibile che non si prenda in considerazione il fatto di ridurre l’orario di lavoro in modo da usare il buonsenso per:
    migliorare la qualità di vita
    produrre beni gradevoli e di buona qualità
    migliorare le condizioni di lavoro
    evitare gli sprechi
    evitare di buttare miliardi in armamenti
    ecc…..
    l fattore di decrescita costruttiva e di una migliore qualità di vita mi sembra un fattore primario su cui insistere……almeno io la penso e la canto così…..
    Marcusdardi

  • Marcusdardi

    Bravo CONCORDO IN TUTTO!!!!

  • Galileo

    Benissimo Lallix, condivido il tuo punto di vista: CON TUTTE STE CAZZO DI CALORIE CHE CI FANNO? OLTRE AD INGRASSARE????? E poi le senti dire: è che oggi mi sento un po’ gonfia? GONFIA????? Te lo do io Auschwitz….pardon…

    E poi Marcusardi scrive: “Ma possibile che non si prenda in considerazione il fatto di ridurre l’orario di lavoro in modo da usare il buonsenso per: migliorare la qualità di vita produrre beni gradevoli e di buona”

    …ho qualchue dubbio sul buonsenso della gente in generale, mi dispiace, ma giá vedo pochi esempi in giro che mi facciano pensare al buonsenso. Se riduciamo ulteriormente l’orario di lavora che? Ci dobbiamo inventare un altro campionato di calcio nel calcio (da aggiungere ai tremila che già abbiamo, chissá ci manca solo l’Interstellare contro le Galassie) per tenere impegnati tutti quei fancazzisti che non sanno che fare della loro vita? Che li vedi girare per le città turistiche come beduini perchè spinti da low-cost, e gli leggi negli occhi che neanche sannno che cavolo ci stanno fare lì? A no! Si! Domani quando tornano a casa ti faranno certo vedere la foto di merda scattata con il telefono o chissa che, di lui (o lei) che mangia in un ristorante con un piatto e una bistecca: E che ci dovevi andare tanto lontano per stà cagata? Mi viene da chieregli…vabbe`. Mi fermo qui.

  • myone

    Tutto vero.
    Si potrebbe cambiare radicalmente, mantenendo le cose come sono,
    le possibilita’ che abbiamo, i mezzi che abbiamo,
    e direzionarli diversamente. Cambiare anche a secondo delle esigenze vere.
    E dando la medesima possibilita’ a tutti, nel senso globale.
    Una terra piu’ rispettata, una vita piu’ rispettata, meno inutile e piu’ a musura.
    Come sempre le cose insormontabili sono due.
    La prima e’ che alla gente costa sceglierlo, a meno che non gli e lo imponi come si impone ora, ma nel diverso.
    Gia’ ci si potrebbe lamentare ora, figuriamoci quando devi perdere del tuo, o cambiare in (peggio).
    La seconda e’ che, questi mezzi e possibilita’, compresi i poteri decisionali,
    hanno padrone, interesse, e meno ancora possibilita’ di cambiamento.

  • myone

    allora ho sempre postato male io o hanno postato male qualc’ un altro o il sito si presta a scherzi, come la lettura trasversale lunga decine di decimetri e non incolonnata.
    Ho letto botte e risposte lontane 3 4 5 post. Forse sara’ una coincidenza temporale. Alla fine, si frammenta una risposta su altr, e se non segui il discorso e lo cerchi, ne leggi altri. Bo. Postate come vi viene.

  • Lallix

    Cambiamo parole, da posti di lavoro a ruolo all’interno della società in cui si vive e si collabora. Ci sono e ci saranno sempre da chi vai se ti fa male la panza o se ti si rompe la macchina. Da uno cha ha un posto di lavoro, ricopre un ruolo. Come c’era il ruolo del cacciatore, o del raccoglitore era il loro mestè.
    La diseguaglianza e la sperequazione del reddito all’interno di questi ruoli sono un altro discorso.
    Di esempi ne abbiamo tanti 2 per tutti uno no global chi fa le Nike in america guadagna poco più di 7$ ora, chi le fa in Indonesia meno di 1$.
    Uno casalingo un operatore call che lavora in outsourcing per una banca stenta ad arrivare a 1000€, lo stesso assunto direttamente ha un contratto da 1500€. Sperequazioni di delocalizzazione e di contratto.
    Il gap sta nella dirigenza che guadagna in un mese quello che alla base guadagna in 12…..in entrambi i posti. E’ la piramide dell’organigramma l’errore, non la produzione, non i mezzi di produzione.

  • holamotohd

    Eccellente analisi. Condivido tutto, soprattutto il porre al centro del sistema l’uomo e le sue necessità. Finchè la società girerà intorno al profitto, l’uomo e l’ambiente ne trarranno solo svantaggi.

  • Kevin

    Sono d’accordo, ridurre l’orario di lavoro implica una certa responsabilità e questo chi detiene il potere lo sa per certo. L’intenzione è buona, ma verrebbe smentita nei fatti dal prototipo di subumano che hai dipinto alla perfezione.