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METODO MANAGERIALE

DI ANTONELLA RANDAZZO
nuovaenergia.blogspot.com/

24 morti suicidi e almeno 14 tentati suicidi in soli 18 mesi.(1) Una strage.
Alcuni media ne danno notizia quasi fosse un bollettino di guerra, accennando a motivi legati all’azienda o parlando di “mobbing spinto”, ma senza andare troppo in profondità.

Un uomo di 51 anni, padre di due figli, si è gettato dal cavalcavia dell’autostrada, lasciando alla moglie una lettera in cui ha scritto che “il clima in azienda lo ha spinto all’atto”. Altri suicidi scrivono che il loro gesto è stato causato da “disorganizzazione permanente, il management del terrore, lo stress e il sovraccarico di lavoro.”(2)
Il 14 luglio a Marsiglia un dipendente si è ucciso lasciando precise parole di accusa: ”Mi tolgo la vita a causa del mio lavoro a France Telecom. È l’unica ragione. La totale disorganizzazione dell’impresa, gestita incutendo il terrore nei dipendenti, mi ha stravolto. Sono diventato un relitto, un naufrago. E’ meglio finirla qui”.

Qual è la vera causa di questa strage? Tutte le vittime lavoravano a Telecom France, che da quando è stata privatizzata (dal 1997) è diventata un esempio di metodo manageriale. Tale metodo è finalizzato ad accrescere sempre di più il profitto, attirando gli investitori. Il risultato è che oggi il “cammino manageriale” si è trasformato per molti in un vero e proprio incubo, portando non poche persone alla disperazione e al suicidio.

Come ammettono i sindacati, col pretesto della “ristrutturazione” sono state fatte cose assurde, senza alcun controllo o limite da parte delle autorità francesi. Ad esempio, trasferimenti selvaggi, declassamenti di ruolo, sovraccarichi di lavoro e creazione di situazioni assurde.
Nel 2008 France Telecom ebbe un utile di 4.1 miliardi di euro, attirando investimenti ma allontanando lavoratori. Negli ultimi due anni, tra licenziamenti e prepensionamenti, ben 22.450 impiegati hanno lasciato la società.
Si parla di

“Management della paura”. Alcune testimonianze di lavoratori sono state raccolte da “Le Monde”. Racconta Olivia J.: “Dieci anni fa ero fiera del mio posto a France Telecom, il lavoro era stimolante ed ero contenta. Dopo è cambiato tutto. L’azienda si è disumanizzata, ormai siamo solo cifre. L’unica cosa che conta è quante vendite si riescono a portare a termine alla fine della giornata. Lo stress è permanente e gli smottamenti sono incessanti: sono alla sesta mansione. Ogni volta ci viene chiesto di ricominciare da zero e vendere sempre di più. La maggior parte dei miei colleghi va avanti ad antidepressivi. Quando sarà il mio turno di scoppiare?”(3)

Il dirigente dell’azienda è stato trasformato in una specie di aguzzino: deve mettere il lavoratore nella condizione di sentirsi obbligato a lavorare sempre di più e con eguale o addirittura meno guadagno.
La Telecom France purtroppo non è l’unica società i cui lavoratori hanno impulsi suicidi. Nella stessa Francia qualche anno fa c’era stato il caso dell’epidemia di suicidi nelle fabbriche della Peugeot Citroen. Nella fabbrica di Mulhouse nel giro di pochi mesi si suicidarono sei operai di età dai 50 ai 55 anni. Il sindacalista Cgt del consiglio di fabbrica Vincent Duse spiegò:
“Le condizioni di lavoro si degradano, giorno dopo giorno, alla Peugeot quasi quotidianamente si susseguono annunci di licenziamenti e di mutazioni interne. Le pressioni esercitate sui lavoratori per produrre altrettanto con meno personale si accentuano e le vessazioni esplodono… Nessuna spiegazione sui trasferimenti interni che mandano alla catena delle persone che godevano di una certa autonomia di lavoro, che perdono soldi e sono obbligate a cambiare il ritmo di vita. Nessuna spiegazione neppure sulle lettere che arrivano a casa degli operai che sono in malattia, che li colpevolizzano e li minacciano”.(4)

Ma i suicidi per gravi problemi sul lavoro non avvengono soltanto in Francia. Negli ultimi anni ci sono stati diversi suicidi anche nel nostro paese, nel silenzio dei media. Ad esempio, un uomo di 47 anni operaio della Ericsson di Roma si è buttato giù dal tetto della fabbrica perché minacciato di licenziamento. A Imola un altro lavoratore di 32 anni si è impiccato. A un collega aveva detto “che stava subendo delle pressioni dall’azienda, che lo chiamava continuamente perché andasse via. Era preoccupato”.(5)
Fra gli altri, un caso emblematico è avvenuto lo scorso anno, a Suzzara, dove una donna ha tentato il suicidio in fabbrica perchè non aveva ricevuto il rinnovo del contratto di lavoro. La fabbrica è andata avanti ignorando completamente il comportamento della donna.
Altri lavoratori si suicidano anche quando il loro posto di lavoro non è a rischio, ma il salario è troppo basso per vivere. Ad esempio, un uomo di 43 anni si è impiccato nella fabbrica dove lavorava, la “Meloni” di Tolentino (Macerata).

L’uomo, padre di una bambina di sei anni, non riusciva più a pagare il mutuo della casa, dopo che la moglie precaria era stata licenziata.
Queste stragi non fanno notizia. Si teme che si possa approfondire e tirare fuori cose scomode per il sistema attuale.

La cosiddetta “globalizzazione” ha trasformato molte aziende statali in S.p.A. a controllo privato (di solito grandi banchieri o imprenditori di alto livello, celati dietro diverse società), e molte società sono state delocalizzate, ovvero portate in paesi dove, a causa della povertà, molte persone sono disposte a lavorare per salari miseri. In tale situazione l’attenzione si concentra sul profitto e sulla svalutazione del lavoratore. Persino la stessa quantificazione economica del lavoro è diventata molto arbitraria, ed è cresciuto il rischio per i lavoratori di vessazioni e abuso di potere.
Le nuove leggi che legalizzano il precariato e lo sfruttamento favoriscono ovviamente un rapporto di lavoro in cui i vantaggi sono soprattutto del datore di lavoro. Per il lavoratore, gli straordinari, gli orari flessibili, i contratti precari, ecc. diventano un eccesso di problemi legati al lavoro, che lo attanagliano, spesso con una tale pervasività da condizionare anche altri settori della sua esistenza.

Le persone sono trattate da oggetti, viste in funzione degli interessi dell’azienda. Ciò che conta non è il “mondo umano” ma il mondo del profitto, della concorrenza, delle azioni da portare alle stelle. Tutto il resto va subordinato, compresa la salute umana.

Il personaggio che ricopre un’alta carica nell’azienda è percepito come potente, vincente, anche se spesso si tratta di persone che hanno scelto pesanti compromessi oppure sono semplicemente parenti o amici dei proprietari. Quando un “capo” commette angherie contro un sottoposto, gli altri lavoratori di solito non fiatano, lo percepiscono forte e ne hanno paura. E’ la legge del più forte.
Umiliare? Destabilizzare? Ridurre i lavoratori alla depressione? E che importa se ciò non danneggia l’azienda? Anzi, se un lavoratore sta male, si sente depresso, è possibile giustificare il licenziamento, tanto è assai difficile dimostrare che il suo malessere può essere dovuto a situazioni lavorative.

Il manager di livello superiore, nell’azienda ha sempre il coltello dalla parte del manico. Se un sottoposto osa alzare la testa e fargli presente alcuni errori nel suo comportamento, egli può sempre screditarlo, umiliarlo oppure minacciarlo. In maniera velata, s’intende. Basta poco per mettere in cattiva luce un dipendente, specie se le parole escono dalla bocca di un’autorità.
Come si sa, da un non detto, dall’insinuazione, può scaturire la perdita di credibilità o fiducia, necessarie per continuare battaglie giuste contro gli aguzzini in veste manageriale. Isolare il lavoratore più attento ai diritti significa metterlo ko.

Isolarlo significa fargli credere che è nel torto, anche se non lo è. Significa convincerlo che non può far nulla anche quando si accorge che non c’è rispetto per i diritti umani. Significa farlo apparire debole, e contrapporlo alla forza del top-manager.

Il top-manager può sentirsi onnipotente, ricavare piacere dal suo ruolo, anche quando deve comportarsi in modo disumano. Alcuni però non provano piacere nel fare del male o nel trattare gli altri come marionette. Ad esempio, un importante dirigente di una società americana, alla fine di una giornata lavorativa, confessò ad un amico: “Meno male che la giornata è finita, non ne potevo più di comportarmi da carogna. Sul lavoro devo essere molto diverso da quello che sono veramente, devo diventare malvagio, altrimenti non potrei sostenere il mio ruolo”.

L’assetto socio-economico attuale permette in molti casi di attuare impunemente vessazioni e disumanizzazione. Spiega la psicoterapeuta Marie-France Hirigoyen:

“La minaccia di licenziamento permette di erigere l’arroganza e il cinismo a metodo manageriale. In un sistema di accanita concorrenzialità la freddezza e la durezza diventano la regola. La competizione, quali che siano i metodi utilizzati, è considerata sana, e i perdenti sono messi da parte. Gli individui che temono lo scontro non utilizzano metodi diretti per acquisire il potere. Manipolano le persone in modo subdolo o sadico, allo scopo di ottenerne la sottomissione. Valorizzano così la propria immagine squalificando l’altro… Le nuove forme di lavoro, che mirano ad accrescere i rendimenti delle imprese lasciando da parte tutti gli aspetti umani, generano stress… Di fronte a un attacco (gli animali), possono scegliere tra la fuga e la lotta. Per il lavoratore, una scelta del genere non esiste. Il suo organismo, come quello dell’animale, reagisce in tre fasi successive: allerta, resistenza, sfinimento; … Si chiede ai dipendenti di lavorare troppo, di lavorare in condizioni di emergenza e di essere polivalenti… Alcune aziende sono degli ‘spremilimoni’. Fanno vibrare la corda affettiva, utilizzano il loro personale chiedendo sempre di più… Quando il lavoratore, sfruttato, non rende più abbastanza, l’azienda se ne sbarazza senza stare a pensarci sopra.”(6)

In alcuni casi, i lavoratori, oltre ad essere sfruttati sono anche “negati” nelle loro caratteristiche umane. In alcune aziende non si amano le persone intelligenti, capaci di utilizzare la propria testa o creatività. Spiega Hirigoyen:
“Ogni forma di originalità o di iniziativa personale è fonte di disturbo…Gli impiegati vengono trattati come scolaretti indisciplinati… Qualche volta si chiede loro di fare autocritica nell’ambito di riunioni settimanali, trasformando così i gruppi di lavoro in pubblica umiliazione. Ad aggravare questo processo interviene il fatto che oggi molti di loro sono sottoccupati e hanno un livello di studi equivalente o addirittura superiore rispetto a quello del loro superiore gerarchico…. Le sollecitazioni economiche fanno sì che si chieda sempre di più ai lavoratori, con sempre minore considerazione. Vi è una svalutazione della persona e delle sue capacità. L’individuo non conta. Poco importano la sua storia, la sua dignità, la sua sofferenza. Di fronte a questa ‘cosificazione’, a questa robotizzazione degli individui, la maggior parte dei dipendenti di società private si sente in una condizione di fragilità troppo grande per poter fare altro oltre che protestare interiormente e chinare la testa in attesa di giorni migliori.”(7)

Il top manager, per licenziare, basta che parli un linguaggio “colto”, come se gli eufemismi fossero capaci di dare virtù ad un’azione iniqua. Si parlerà di “ristrutturazione”, di “rilancio della competitività dell’azienda”, e potranno attuare ogni azione infame: trasferire lavoratori in posti orrendi, aumentare le ore lavorative ma non lo stipendio, lasciare a casa padri di famiglia che hanno cinquant’anni, un’età in cui sarà difficile essere inseriti in una nuova azienda. Il dirigente non deve tener conto dei fattori umani, deve avere sempre qualche frase deresponsabilizzante (ad esempio: “dobbiamo essere competitivi”) e creare una situazione di menzogna e paura.

La bravura dei top manager, man mano che le “esigenze manageriali” crescono, non sarà più quella legata alla peculiarità produttiva dell’azienda, ma sarà più che altro di tipo socio-psicologico (nel senso di “spin doctors” o dottori del raggiro). Essi devono consolidare l’impressione che in azienda ci sia comunicazione, “democraticità”, confronto aperto e sincero. Devono ribaltare le cose, far sembrare quello che non è, e non mostrare quello che è. Ad esempio, devono far credere che si rispetta la Costituzione del Paese, mentre in realtà si calpestano anche i minimi diritti.
Nel nostro Paese, l’Art. 2 della Costituzione sostiene che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Questo significa che in teoria le istituzioni dovrebbero proteggere i cittadini dai pericoli di essere subordinati al profitto, oppure umiliati e considerati una nullità.

Quando le cose si fanno difficili, nelle aziende altamente “manageriali” si insinua talvolta una certa distorsione comunicativa, e chi cerca di far chiarezza viene trattato da impiccione o da rompiscatole. Il dialogo vero e proprio fra dirigenti e sottoposti di solito non c’è.

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Nei casi in cui la situazione conflittuale si accresce, il messaggio del dirigente diventa vago, incompleto, reticente. Egli dice ma non comunica nulla. La sua arte dovrà consistere nel far credere di informare i lavoratori sulla situazione senza farlo.

Confondere il lavoratore che sta per essere trasferito, licenziato o messo in cassa integrazione, farlo sentire inquieto, pieno di paura e di dubbi significa poter giustificare qualsiasi comportamento, specialmente oggi che anche i sindacati sono sempre più spesso latitanti o inclini a mistificare i fatti.

Il compito più importante per il dirigente sarà quello di far credere che nessuno ha alcuna responsabilità. E men che meno l’azienda. In tal modo tutto ricade sugli stessi lavoratori, anche quando essi sono preparati e molto efficienti.
Se non si può dare la colpa ai lavoratori si dà la colpa alla “crisi”, anche quando la fabbrica che chiude o si delocalizza era in attivo.

In alcuni casi i lavoratori, in seguito al precariato lavorativo o alla minaccia di licenziamento, vedono apparire sintomi come l’insonnia, le crisi di angoscia e ansia.
In quasi tutti i Paesi del mondo, non c’è una precisa tutela legale contro le vessazioni dei lavoratori precari o con condizioni di lavoro non sane. Il problema sembra non esistere per i nostri media di massa. Eppure non soltanto esiste ma sta assumendo livelli insostenibili. Secondo lo studioso Harald Ege in Italia la situazione dei lavoratori è molto difficile: “Per la difficile situazione economica generale, per l’elevato tasso di disoccupazione o per il carattere stesso più individualista dell’italiano medio, in Italia sui posti di lavoro c’è molta più tensione di rapporti rispetto agli altri Paesi, soprattutto del Nord Europa. Questa conflittualità quasi ‘fisiologica’ è generalmente accettata come dato di fatto dai lavoratori italiani”.(8)

“I molti soccombono ai pochi”, è la regola del sistema attuale. Ogni importante istituzione finanziaria, economica o politica di alto livello ha questa regola di base, ma essa viene dissimulata, in modo tale che quei molti non si alleino contro i pochi.

Poco importa che persino il rendimento lavorativo non può essere eccellente in condizioni di stress. Infatti, diverse ricerche hanno dimostrato che quando c’è un livello troppo alto di conflitto o di disagio in azienda, il rendimento o l’efficienza diminuiscono.(9)

Finché saremo nelle mani di pochi affaristi loschi i cui interessi contrastano con quelli del paese ma continuano a prevalere perché protetti dal sistema politico, ci saranno problemi per molti.
Il sistema attuale è disumano, e non ci vuole molto a capirlo. Fino a quando si cercherà di giustificarlo o di deresponsabilizzarlo? Per quanto tempo ancora ci illuderemo che le “riforme” dei cosiddetti “grandi” lo cambieranno davvero? Le illusioni non possono che trasformarsi in delusioni. Prima rigetteremo il sistema attuale sotto tutti i suoi aspetti paradossali e iniqui e prima renderemo possibile una nuova realtà, in cui la dignità e la vita umana non saranno più subordinati al profitto e al potere di pochi.

Antonella Randazzo
Fonte: http://lanuovaenergia.blogspot.com/
Link: http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/10/metodo-manageriale.html
3.10.2009

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NOTE

1) “L’Unità”, 2 ottobre 2009.
2) – www.zeusnews.com
3) http://www.azionetradizionale.com/
4) “Il manifesto”, 5 giugno 07.
5) http://www.rassegna.it
6) Hirigoyen Marie-France, “Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro”, Einaudi, Torino 2000, pp. 83-84.
7) Hirigoyen Marie-France, op. cit., p. 85.
8) Hirigoyen Marie-France, op. cit., p. 238.
9) Aubert N., De Gauléjac V., “Le coût de l’excellence”, Éditions du Seuil, Paris 1991.

Pubblicato da Davide

  • oldhunter

    Tutto questo, in modo talvolta eclatante e talaltra strisciante, sta avvenendo da anni anche in Italia col beneplacito dei sindacati e della cosiddetta sinistra oltre che di un governo espressione della P2. Ma siamo solo agli inizi, purtroppo il quadro descritto dalla Randazzo peggiorerà quando verrà data piena attuazione al Trattato di Lisbona appena approvato in Irlanda. Il Trattato che, voluto da banche, grandi imprenditori e multinazionali (e sopratutto massoni), ci toglierà anche gli ultimi diritti che ancora abbiamo e che i nostri padri hanno acquisito con cento anni di dure lotte consentendo in tutta Europa di poter licenziare allo stesso modo disumano in uso oggi nella grande e democratica America.
    Sinistra, PD, CISL, UIL, CGIL, se ancora ci siete, battete un colpo!
    Un saluto fraterno a tutti.

  • alvit

    I nuovi Kapo di inizio terzo millennio 🙁

  • Stopgun

    In India hanno gà sviluppato quest’argomento

    http://en.wikipedia.org/wiki/Farmers%27_suicides_in_India

  • renatino

    “Sinistra, PD, CISL, UIL, CGIL, se ancora ci siete, battete un colpo!”
    Ci sono ma non servono a un…nulla!!
    Anzi è grazie anche a loro se stiamo messi così.

  • renatino

    Signora Randazzo, non sono solo aziende tipo la France Telekom che ti “mobbizzano” ma anche tante coop sociali che lavorano in appalto per i comuni, che ti dicono o mangi questa minestra o…!! E tutte quante affiancate dai sindacati!! Mi riferisco a quelle della LegaCoop ed etc.
    Comunque come già dissi in un post su questi suicidi, non provo nessuna pietà. Potevano benissimo mettersi insieme, lottare!! Ma levarsi dalle balle così è davvero inutile. Ah si, è utile per l’azienda!! Almeno non ha il problema di licenziarlo!!

  • Santos-Dumont

    Leggo sempre con piacere le analisi di Randazzo, ma perché sul più bello (nel finale) non si spinge un tantino più in là, accennando perlomeno a quale dovrebbe essere la “nuova realtà” cui allude? 🙂
    Com’é possibile realizzare questa “nuova realtà” (utopia?) senza uscire totalmente dal paradigma capitalista?

  • roberto_fiordaliso

    Se per caso ti imbatti in una causa di lavoro e ti rivolgi a qualche sindacato, la prima guerra che devi fare è contro di loro nel caso non vuoi patteggiare umiliandoti a ricevere pochi spiccioli e facendo passare l’azienda impunita al costo di un caffè.

    Dopo estenuanti sedute a far capire ai sindacati che sei più interessato all’atto giudiziario in modo da bloccare l’azienda malandrina nel ripetere il misfatto in futuro, se credono di vincere la causa con un buon margine di percentuale, allora puoi iniziare tutta la procedura.
    Con le cause di lavoro hai un tentativo di patteggiamento obbligatorio, lì inizia un altra guerra e guai a domandare ai vari giudici o avvocati se ritengono giusto eticamente far passare un episodio di lavoro nero ad esempio, impunito.

    Loro ragionano solo a soldi, della giustizia non gliene può fregar di meno, addirittura passi per pazzo se rifiuti le varie offerte in denaro!
    Se non ti demoralizzi nel frattempo e tieni duro, dopo circa 1 anno e mezzo anni hai la prima udienza (considera che nel frattempo non percepisci nessuno stipendio).

    Alla prima udienza il giudice non sa nulla e devi rispiegare tutto da capo, di nuovo iniziano i convincimenti sia dall’avvocato dei sindacati, sia dal giudice, nell’accettare un compenso economico e chiudere la faccenda con un sorriso, lasciando così l’azienda incriminata linda e pinta.
    Se ancora una volta non accetti ti vedi rinviata la causa di 8/10 mesi e finalmente dopo circa 2 anni e mezzo potrai iniziare un qualcosa che probabilmente cadrà in prescrizione.
    Non c’è da stupirsi se ti vedi testimoniar contro parte dei tuoi ex-colleghi, di fronte a pressioni del proprio titolare preferiscono rischiare da 2 a 6 anni per falsa testimonianza che invece perdere un posto di lavoro in un azienda parassita e sfruttatrice.
    Faccio tanti auguri a chi è nella mia stessa situazione e a chi prossimamente vorrà intentare causa all’azienda in cui lavorava.

  • IVANOE

    E’ proprio questo il punto.
    Come premessa deve essere detto che quello che stà accadendo nei paesi occidentali ma soprattutto in italia con da una parte vespa che è il portavoce degli interessi dei poteri forti capitalistici filo-americani e santoro/flores che sono i portavoce dei poteri forti e capitalistici nostrani è quanto di più schifoso e becero possa esserci.
    Infatti il vespa nazionale così come il duo santoro/flores poco gli frega dei problemi nostri di comuni mortali, noi per loro siamo solo carne da macello da schifare non facciamo parte del loro untuoso mondo di casta privileggiata. Loro con i talk show cercano di accapparrarsi solo la nostra benevolenza e cioè giocano sporco con la nostra ingenuità per far crescere il consenso dei loro interessi e dei loro padroni che chiaramente mai e poi mai divideranno con noi o ci faranno partecipare.
    Sono solo dei miserabili queste persone. Dei signorotti truccati da falsi popolani… che schifo.
    Invece Randazzo nelle righe fa capire una verità :
    ai voglia a parlare e riparlare di scandali finanziari, di escort, di sprechi della politica, di libertà di informazione, di attacco alla costituzione… ma de chè !!! Il popolo la massa è lontana anni luce da queste cose perchè sono inarrivabili, inimmaginabili e provocano solo indifferenza. La vera democrazia in italia si misura nei posti di lavoro nelle aziende nelle fabbriche e qui in questo caso siamo a livello di fascismo.Non c’è democrazia ma c’è abuso vessazione ingiustizia e spesso la classe dirigente di molte aziende è mafiosa ingiusta e nei punti massimi criminali. Si vive tipo una chicago degli anni 30′.
    Tutto questo grazie alla connivenza di molti sindacati di molti partiti politici e di una parte dei lavoratori che per opportunismo diventano dei capò al servizio del padrone.
    Ecco qui nessuno lo dice nessuno fa niente perchè tenere 25-30 milioni di lavoratori sotto schiaffo con l’intimidazione di perdere il psoto di lavoro e relegarli alla povertà lì tieni buoni come cagnolini non manifestano non protestano accettano tutto anche la diminuzione dei loro diritti e addirittura la sicurezza personale.
    E oltre il danno anche la beffa ecco che in modo masochistico i lavoratori hanno cominciato una guerra tra loro, tra poveri… invece di prendersela con i vertici si scannano a volte tra di loro e molti sindacati giocano a mettere tutti contro tutti e la vita contina e il sistema regge.
    Ci vorrebbero altri ma proprio altri movimenti sindacali e altra energia per venirne fuori e poterci chiamare un paese democratico.

  • maumau1

    io ci credo poco a questi suicidi..
    secondo me c’è altro..
    perchè allora non è avvenuto nelle altre aziende privatizzate selavaggiamente?O che quelli delle telecomunicazioni siano più fragili psicologicamente?
    Io non vorrei dietro ci sia una cosa analoga a quello che è successo in Telecom che però ha visto solo 2-3morti suicidati..perchè li siamo in Francia e se si scoprisse uno scandalo del genere salterebbe la testa di Sarkozy e di tanta altra gente si servizi segreti etc..
    non come da noi in Italia che il Tronchetti ha detto di non sapere..e Prodi ha dato una scrollatina di spalle…
    Controllando le comunicazioni(ed i sionisti lo sanno bene visto che lo fanno in USA gestendo in subappalto quasi tutto il traffico telefonico importante in USA anche quello della casabianca e dei magistrati e polizia) controlli sia il governo che la politica che l’economia ,i personaggi importanti i loro vizi le loro virtù e puoi ricattarli come meglio possibile..
    Hoover in USA con l’FBI diresse per 40anni la politica USA proprio perchè aveva enormi database e fascicoli per ogni politico e quindi conosceva vizi virtù e malefatte..con cui tenerlo in pugno!

    Quindi ovvio che se accadesse una cosa del genere in Francia dovrebbero far fuori tutti quelli che sapevano o potevano sapere,ne va della sicurezza nazionale oltre che dell’intera politica e del presidente…e poi si capirebbe che lo stato era in mano a forze straniere..

    Per me non è cosi’ assurdo visto che è successo in Italia,ma nessuno fa niente e pure il processo che si sta svolgendo non sembra andrà lontano visto anche la storia politica di Sarkozy che sembra proprio costruito all’uopo da appoggi internazionali e messo li a quel posto per servire altre cause che non quella di servire gli interessi della Francia..basta ricordare che De Gaulle del 66 fece uscire la Francia dal comando Nato proprio per rimarcar ela sua indipendenza dalla Nato ed infatti la Francia non era obbligata automaticamente a seguire le decisioni della Nato come invece deve fare l’Italia,ma poteva opporsi..che ti fa Sarkozy(filo USA e filo Sionista filoUK quindi è proprio un cavallo di troia vista la rivalità millenaria tra UK e Francia)dopo 50anni nel silenzio di tutti i media rientra nel comando della Nato per cui ogni decisione presa dalla nato avrà precisi obblighi per la francia a cui non potrà sottrarsi,difatto rimette la Francia(che si era opposta alla guerra contro l’Iraq) ed i francesi agli ordini si USA ed Israele ed Uk,questo sarebbe il multilateratismo inaugurato da Obama …. wikipedia ha dovuto aggiornare a giugno la posizione della Francia nella Nato http://it.wikipedia.org/wiki/NATO

    questo significa che da subito la Francia(quarta potenza nucleare al mondo insieme ad Israele!) le combatterà le guerre presenti e prossime(forse l’Iran tra qualche mese)acriticamente dietro ai diktat di Usa-Israele e non mi sembra un problema da poco!!
    Senza contare che l’approvazione del trattato di Lisbona costringerà l’Europa fra qualche anno ad avere una unica politica estera e costringerà l’intera UE a fare le guerre che saranno utili ad USA Israele Uk e contrarie agli interessi UE,ma d’altronde cosi’ come si fece di tutto per scatenare la seconda guerra mondiale da parte di UK in primis che vedeva male la potenza economica tedesca(sostenuta da una banca centrale pubblica) che poteva mettere in dubbio l’impero inglese,cosi’ oggi si rishcia di portare ad una guerra l’intera UE che a tiro da vicine ripercussioni proprio perchè ad oggi l’unica moneta ed economia che può sostituire il ruolo guida del dollaro è l’euro….cosa c’è di meglio di distruggere economicamente la già provata Europa..
    per noi sarà un abbraccio (forzato coi cavalli di troia Merkel e Sarkozy e forse Fini in Europa)mortale quello con gli USA.

    ciao

  • Davide71

    Ciao a tutti:
    l’analisi di Randazzo coglie una delle principali contraddizioni del sistema capitalistico; esso spinge le persone a vivere, nel corso della vita lavorativa, stress paragonabili a quelli subiti dai combattenti della Prima Guerra Mondiale. Inutile dire che tali stress possono essere sopportati soltanto per brevi periodi, dopo di ché la soluzione sono il licenziamento, gli psicofarmaci e il suicidio. Se la persona é onesta e sensibile ai principi morali. In caso contrario diventerà un manager o un criminale! Il capitalismo ha avuto la capacità di selezionare darwinianamente i criminali a scapito delle persone oneste, e questo é il problema della società attuale. L’emergere della prospettiva socialista, e in particolar modo comunista, ha provveduto temporaneamente a frenare la deriva anarchica che il capitalismo necessariamente genera. Purtroppo anche tale prospettiva presenta numerosi e gravi problemi concettuali, e non permette la costituzione di un sistema sociale stabile, e la vicenda russa lo ha dimostrato.
    Concordo con il commentatore che vede qualcosa di sospetto nei suicidi di Telecom France. Un settore così strategico per l’intelligence presenta delle problematiche che non sono solo economiche.

  • holamotohd

    Sottoscrivo tutto ciò che hai detto. Hai tutta la mia comprensione, ed anche la mia stima, per aver voluto andare fino in fondo, coerente con i tuoi principii, con i tuoi valori. Ci vogliono nervi di acciaio per subire tutto quello che hai descritto. Auguri sinceri.

  • anonimoak77

    per IVANOE

    Il fascismo ha prodotto solo interventi, per quanto orribili, estetici, ora il sistema ha cambiato l’essenza stessa dell’essere umano.
    Sotto il duce non potevi dire determinate cose, ma le pensavi, ora non le pensi nemmeno. Il potere oggi è mille volte peggio del fascismo…e poi chi dovrebbe salvarci?! I “partigiani” della brigata Grillo, IdV, o altro del genere?

  • roberto_fiordaliso

    A guardar bene si vede che i “furfanti” non sono solo i top manager c’è anche un altro tipo popolo che spesso per nascondersi meglio è proprio in prima linea a puntare il dito.
    E anche questi contribuiscono attivamente al caos generale.
    Spesso li si ritrova tra i cosiddetti “alternativi” e son quelli che lavorano 1 anno e si “licenziano” (non rinnovano il contratto anche se l’azienda lo propone) per poter appositamente usufruire del compenso scaturito dalla disoccupazione, standosene magari 8 mesi in Messico a fare i signorotti borghesi in barba a tutti.

    E appena tornano, tutti abbronzati, sono i primi che si lamentano sul fatto che non si trova lavoro o che le condizioni sono disumane o non meritocratiche.
    Quanti ne conoscete che hanno fatto o fanno così in maniera costante tra i parenti, amici e conoscenti?
    1 milione le richieste di disoccupazione in Italia, vorrei vedere quanti di quelli che hanno fatto richiesta si son “licenziati” non rinnovando il contratto anche se l’azienda l’avevo proposto e chi invece è stato davvero licenziato.
    Oppure quelli che lavorano in nero per poter usufruire sia del compenso illegale sia del compenso della disoccupazione.
    Tutti i maledetti “nonni italiani” che continuano a lavorare in nero percependo contemporaneamente la pensione, mortacci loro!

    I sindacati son pieni zeppi di palle-moscie, ma non hanno fatto altro negli anni che abituarsi al target della propria “clientela”, e riproporre un metodo truffaldino che nulla ha a che vedere con le intenzioni di partenza.
    Il cliente tipo dei sindacati è lo sciacallo/accattone con la stessa filosofia del “top manager” ma senza i “mezzi” per raggiungere quel livello e non colui che pretende giustizia, questo è il vero problema.
    Se non la si pretende mai, loro si dimenticano come si fa per ottenerla!

    A me dispiace dirlo ma io non li vedo affatto i presupposti per un ipotetica “lotta di classe”, vedo per lo più arrivisti, alcuni più capaci, altri meno.
    Ora con tutte queste premesse: quante sono secondo voi oggi le persone che realmente hanno il diritto di lamentarsi di tutta la situazione lavorativa italiana?

  • mat612000

    Da quando il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato è diventato un’obsoleto strumento per regolare il conflitto di classe da combattere come la peste, tutto questo era prevedibile.
    La crisi magari no, ma uno sbilanciamento del potere di ricatto dei datori di lavoro a loro esclusivo vantaggio, sì.
    Il contratto a termine e tutte le forme di lavoro precario e flessibile create dalle fertili menti dei giuslavoristi consulenti dei vari governi (da Amato in poi), erano molto prevedibilmente gli strumenti che avrebbero legalmente permesso questo ennesimo scempio della dignità dei lavoratori.
    Già allora qualcuno lo fece presente.
    Pochi, quasi nessuno ascoltarono, bisognava privilegiare la produzione e far fronte alle crisi, salvare l’occupazione, ecc. ecc.

  • airperri

    ecco la risposta che cercavi. . .

    Zihuataneo!

    http://www.youtube.com/watch?v=DqoGmVsLCT4

  • airperri

    E’ uno degli ariticoli piu’ belli e tristi che ho letto in questo sito.

    Peace

  • IVANOE

    Perfetto.
    Mi trovi d’accordo e per quanto riguarda i partigiani alla grillo a alla di pietro… ci vorrebbe ben altro…
    i grillo i travaglio i di pietro i bertinotti i d’alema i veltroni ecc. ecc. fanno parte dell’altro mondo affaristico-capitalista che combatte l’altro mondo affarista-capitalista che attualmente è al governo.Noi non contiamo niente di niente perchè non abbiamo mai contato niente nella storia.
    Comunque ribadisco che la vera democrazia nasce nei posti di lavoro, se una persona che vive solo del suo lavoro è intimidita continuamente da chi sopra si arroga il potere di decidere tutto… la democrazia non c’è.
    Questo per dire che tutto il resto sono chiacchere…

  • Garand

    io la vedo dal un punto di vista diverso. Non nego che nelle grosse aziende funzioni effettivamente così, ma (cito da un rapporto OCSE): “In Italia, le PMI rappresentano più del 99 per cento delle imprese del settore manifatturiero e di numerosi settori dei servizi mercantili e dei servizi pubblici locali. Le piccole imprese con meno di 50
    impiegati rappresentano più del 98 per cento delle imprese nel settore manifatturiero e almeno il 99 per cento nella quasi totalità dei servizi. Le PMI vedono confluire più del 71 per cento dell’occupazione nel settore manifatturiero e almeno il 90 per cento nel settore dell’edilizia e delle numerose attività di servizi (commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghi e ristoranti, servizi alle imprese, immobiliare, ecc.). Più della metà dei lavoratori attivi del settore manifatturiero e una percentuale che si varia fra l’80 e il 90 per cento della manodopera di numerosi settori dei servizi, lavora in piccole imprese.”

    La mia famiglia ha una di queste piccole imprese. Qui la realtà percepita è molto diversa. I contratti a tempo determinato vengono utilizzati poco visti gli alti costi ed il contratto a tempo indeterminato è il più utilizzato, sia per i costi sia come incentivo per il reperimento di personale capace e qualificato (fino alla crisi era molto difficile reperire personale qualificato e lo si pagava caro diciamo che un operaio qualificato lavorando 45-50 ore la settimana portava a casa circa 1700-1800€ al mese). Ora se un’azienda volesse mandare a casa del personale, anche per giusta causa, si troverebbe di fronte ad una serie di ostacoli notevoli, con il risultato che molto spesso il tutto si traduce in una battaglia legale che quasi sicuramente porta l’azienda comunque a dover dare dei soldi extra ad un dipendente licenziato, ripeto, per giusta causa. Con questo voglio dire che la realtà che viene dipinta nei media, ossia quelle delle grandi industrie, alla fine non corrisponde molto a quello che c’è effettivamente nel resto del paese che contiene la maggior parte degli impieghi. Demonizzare unilitarelamente le aziende a favore dei lavoratori è sbagliato tanto quanto l’atteggiamento dei manager descritto nell’articolo. Non si può pensare che i lavoratori abbiano sempre ragione e i datori di lavoro siano sempre degli schiavisti, il lavoro alla fin fine è sempre lavoro. Bisogna che da entrambe le parti ci sia una presa di coscenza. La dirigenza deve capire che i lavoratori non si possono maltrattare, ma i dipendenti devono capire che sono li per lavorare e se ci sono delle esigenze tutti devono essere pronti a fare la loro parte. Durante questa crisi molte aziende si sono trovate a dover fare dei tagli ed ho notato, a mio malincuore, degli atteggiamenti da parte di alcuni lavoratori pazzeschi. Gente che si ostinava ad opporsi ad ogni intervento (cassa integrazione o mobilità) di fronte alla prospettiva concretissima di chiusura dell’azienda per questioni puramente personali, fregandosene beatamente degli altri colleghi nell’idea che il podrone è cattivo ed è giusto che paghi sempre e comunque. Atteggiamenti di questo tipo non sono utili a nessuno, come non è utile trattare i dipendenti come una merce. Purtroppo le grosse aziende possono permettersi attegiamneti di questo tipo che rivinano l’immagine di tutta l’imprenditoria con il risultato che poi lorsignori (che non sono imprenditori ma puri e semplici affaristi) tirano dritto perchè hanno molto potere ed a pagare sono sempre i piccoli che non hanno la forza di opporsi per molto tempo. La fiat può sopportare 1 mese di sciopero, la mia azienda rischierebbe di perdere metà dei clienti con una settimana di sciopero.

  • roberto_fiordaliso

    Innanzitutto nelle cause di lavoro, sulla “carta” vince il lavoratore, in pratica vince il titolare dell’azienda per via del sistema giuridiziario italiano.
    Forte di questa negligenza, in genere, il datore di lavoro, se la cava sborsando poche migliaia di euro se licenzia un lavoratore per ingiusta causa, figuriamoci se poi ne ha le facoltà legali.
    Basta solamente pensare che se il titotale di azienda si ostina a rimanere su i suoi passi, il lavoratore rimane per 2/3 anni senza stipendio in attesa di un giudizio.
    Il più delle volte ottiene patteggiando una pena di poche migliaia di euro, il costo dell’impunità in italia.
    Inoltre ci sono molti trucchetti da parte delle aziende per sfruttare con il sorriso i dipendenti, ne elencherò alcuni:
    – formulare un contratto a norma per quanto riguarda il settore, ma fuori norma per quanto riguarda il posizionamento del lavoratore nei vari livelli in relazione alla mansione che svolge.

    Chissà quante persone in Italia hanno un contratto inferiore alle mansioni che sta svolgendo, basta solamente 1 livello inferiore che all’appello mancano circa 150/200 euro mensili.
    Immaginando che si ha 100 dipendenti quanto sta fregando ogni mese?
    E costui il rispettabile cittadino che manda avanti la baracca e da “da mangiare” a tante famiglie o è il ladro che si arricchisce alle spalle altrui?

    Un altro dei trucchetti preferiti ultimamente è proporre un contratto a progetto o presunto tale ma chiedere al lavoratore tutti gli oneri del lavoro subordinato senza i vantaggi del contratto determinato o indeterminato che sia.
    Il lavoratore è soggetto a metodo ed a orario ma non ha la copertura su infortuni, sulla malattia, non ha il TFR, ne la 13a e eventualmente neanche la 14a, i contributi sono inferiori, il netto percepito ovviamente non è maggiore che con i contratti standard e lo stato di precarietà è all’apice.

    Non parliamo di pressioni vere e proprie se si è iscritti ai sindacati.
    Rifiutare o fare ostruzionismo per quanto riguarda lo scattare dei livelli di anzianità previsti per legge; personalmente non ho mai avuto il piacere di incontrare una persona a cui sono stati attribuiti questi “scatti” nei tempi dovuti.
    Fare ostruzionismo riguardo a permessi e ferie scelti dal lavoratore:” i permessi e le ferie si prendono solo se coincidono con il poco volume di affari dell’azienda in quel periodo, amen!”.
    E questi ne sono solo alcuni, ma sono della tipologia che ai sindacati non interessano, di questi problemi non se ne parla mai ma sono reali, il lavoratore non può pretendere, non deve pretendere e per far si che questo avvenga, non deve sapere.

  • redme

    una persona si suicida quando è sola davanti ai suoi problemi, quando non vede soluzioni….i licenziamenti non sono un problema nuovo esistono da sempre..però prima c’era una certa solidarietà di classe che non si manifestava solo nelle fabbriche ma era presente nei quartieri e in tutte le istanze della vita quotidiana…la vera vittoria di questa versione del capitalismo globalizzato è nell’isolamento di ogni unità produttiva/famigliare dal contesto comune….l’espulsione dal consumo significa l’isolamento sociale…negli ultimi anni abbiamo importato dagli states la parola fallito per indicare anche chi perde il lavoro…. si trasferisce sul piano psicologico (autostima) ciò che dovrebbe restare sul piano sociale…un “fallito” non crea organizzazione non lotta, non s’incazza,…nei licenziamenti di massa assistiamo ancora a una certa resistenza che costringe talvolta i papponi politici/sindacali a muovere il culo….una cosa è certa nessuno ci regalerà niente….saluti

  • mikaela

    Grande articolo di Antolella ottimi anche i commenti,holdhunter ha ragione, per non parlare poi di fiordaliso che ha toccato l’ argomento dei sindacati e dei padroni ancora piu’ da vicino.
    Credo che in questa lotta di lavoratori ci rientra egregiamente anche la lotta che ha fatto Barnard e che non si e’ mai arreso, anche se in tanti lo accusano d’essere un fallito lui ha dimostrato che sta’ lottando per la verita’ che non sta’ mai in ambo le parti se c’e’ un conflitto d’interesse.