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MENTRE L’ITALIA STA PER INVIARE IN AFGHANISTAN QUATTRO TORNADO…

DI MASSIMO FINI
Gazzettino

Mentre l’Italia sta per inviare in Afghanistan quattro Tornado, che non sono esattamente degli aerei da ricognizione (erano quelli su cui volavano Bellini e Cocciolone nella prima guerra del Golfo), il presidente Hamid Karzai (nella foto) ha convocato gli ambasciatori dei Paesi della missione Nato-Isaf e ha posto le seguenti condizioni:1) Che sia definito subito un calendario del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan .
2) Che cessino immediatamente le loro operazioni militari, specialmente quelle aeree, nelle zone civili.

Se queste condizioni non verranno accettate, Karzai ha minacciato di avviare subito negoziati diretti con i Talebani del Mullah Omar. E ha aggiunto: «Se non ci sono calendari chiari nella lotta della coalizione internazionale contro i Talebani, noi abbiamo il diritto di cercare un’altra soluzione per la pace e la sicurezza del nostro Paese, il che significa negoziati col Mullah Omar».Ora, Karzai è il presidente dell’Afghanistan perché è stato eletto con consultazioni “democratiche” e “libere”. In realtà, quelle elezioni non furono nè democratiche nè libere perché non possono essere tali consultazioni che si tengono con la minacciosa presenza, sul territorio, di 70mila soldati stranieri. Karzai, che è stato per anni consulente della statunitense Unoca, è stato semplicemente imposto dagli americani; che ne hanno fatto il loro Quisling, un presidente fantoccio alle dirette dipendenze dell’amministrazione Usa. Ma, passando sopra queste quisquilie, gli occidentali hanno sempre proclamato che Karzai è il legittimo presidente dell’Afghanistan (e che, di conseguenza, illegittima, anzi “terrorista”, era la guerriglia). E adesso si trovano impantanati nelle proprie menzogne. Se il legittimo presidente dell’Afghanistan chiede il ritiro delle truppe straniere e queste non se ne vanno, quella dell’Afghanistan diventa anche ufficialmente un’occupazione o una sorta di mostruosa ipocrisia come l'”aiuto” ai “Paesi fratelli” di sovietica memoria.

Questo per la forma. Ma la cosa più interessante è la sostanza. Come mai Karzai, che dipende in tutto e per tutto da Washington, ha osato una mossa del genere pur sapendo benissimo che il volere del governo americano non è solo quello di rimanere in Afghanistan ma addirittura, come ha dichiarato Obama, di potenziarvi la propria presenza militare inviando altri 20mila soldati e portando così gli effettivi a 52mila? Perché, evidentemente, teme ormai più i Talebani degli americani. I Talebani controllano quasi tutto il Paese, la loro influenza sulla popolazione aumenta giorno dopo giorno e va di pari passo con l’aumento dell’odio per gli occupanti a causa delle ripetute stragi di civili perpetrate dai bombardieri e anche dalle truppe di terra. Karzai sa benissimo che, se non prende rapidamente le distanze dagli occupanti, per lui è la fine. Il Mullah Omar su queste cose va per le spicce. Quando nel 1996, dopo aver sconfitto i cosiddetti “signori della guerra”, entrò a Kabul, la prima misura che prese fu di far impiccare l’ex presidente Naïbullah, che a suo tempo era stato il Quisling dei sovietici, e i comunisti che avevano collaborato con quel governo.

Karzai più che il potere vuol salvare la pelle. E infatti nell’incontro che c’è stato ai primi di ottobre alla Mecca, sotto il patrocinio del re dell’Arabia Saudita, Abdullah, fra emissari del Mullah e uomini di Karzai la proposta di Omar è stata: prima via gli stranieri, poi trattiamo, per Karzai e i suoi ci sarà comunque un salvacondotto. E Dio o Allah o chi per lui voglia che, cacciati finalmente, in un modo o nell’altro, gli occupanti, gli afghani, Talebani, Pashtun, Tagiki, Hazara, abbiano il buon senso di non immergersi in altri anni di guerra fratricida per trovare un nuovo equilibrio di potere come invece fecero dopo la cacciata dei sovietici. La cosa è possibile perché il Mullah Omar non è nè un criminale nè un pazzo. È, a modo suo, un pragmatico. Una pacificazione fra afghani fatta dagli afghani, senza le pelose supervisioni di occidentali che non hanno nulla a che vedere con questo popolo straordinario, orgoglioso, fiero, con la sua storia, con la sua cultura, con le sue tradizioni, sarebbe la soluzione migliore e più giusta. Ma intanto noi mandiamo i Tornado.

Massimo Fini
Fonte: www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 29/11/2008

Pubblicato da Davide

  • Tao

    LE GUERRE SEGRETE DI NAPOLITANO E SOCI

    DI GIANCARLO CHETONI

    Ormai alla favola delle “missioni di pace” non crede più nessuno. L’Italia è dentro fino al collo ad una sporca guerra contro un popolo che agli italiani non ha fatto nulla, e per favorire l’avanzata del padrone americano nel “cuore dell’Eurasia”.

    Il Generale di S.A. Camporini, nominato CSM dell’Aeronautica dal Consiglio dei Ministri del Governo Prodi il 20 Settembre 2006, per una rotazione prevista tra Aviazione, Marina ed Esercito, è attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa e quindi ai vertici di comando delle Forze Armate.

    Il suo curriculum dice che a parte un breve periodo di frequenza a un corso NATO, lontano negli anni, è il primo alto ufficiale del Bel Paese che non ha certificazioni atlantiche, che non ha fatto registrare frequentazioni imbarazzanti e – elemento di per sé significativo – non è stato pataccato, almeno per ora, né dal Congresso né dalle Amministrazioni USA con la “Legion of Merit “, la più alta onorificenza offerta ai militari appartenenti alla NATO.

    Tra i medagliati con la “Stella di David” c’è anche il Comandante del CG-49 W.C. Roger III°, il Capitano di Vascello, wasp, dell’incrociatore AEGIS USS VINCENNES, che nel 1988 fece abbattere con una coppia di missili Standard sul Golfo Persico un Airbus della compagnia di bandiera dell’Iran facendo 290 vittime civili.

    Camporini ha quindi alle spalle uno stato di servizio, almeno dal nostro punto di vista, decente.

    Naturalmente esegue gli ordini che gli impartisce il Ministero della Difesa, e perciò lunedì 24 Novembre ha fatto partire per l’ Afghanistan, delegando l’atto formale al Generale S.A. Daniele Tei, i 4 Tornado IDS del 6° Stormo di Ghedi, come deliberato dal CdM del Governo Berlusconi il 23 Settembre del 2008.

    I Tornado IDS verranno inseriti nel dispositivo Joint Air Task Force di Herat, anche se la destinazione iniziale dei Panavia sarà quella di utilizzare l’aereoporto di Mazar-i-Sharif, 500 km a nord est del PRT-West Rac a guida italiana, dove sono attualmente operativi 10 Tornado della Germania che martellano ogni giorno obbiettivi “nemici” nel nord e nell’est dell’Afghanistan, in attesa del completamento degli shelter corazzati in cemento armato per la protezione passiva su Camp Arena e Camp Vianini.

    I 4 Panavia Tornado dell’A.M.I. atterreranno a Mazar-i-Sharif portandosi dietro – si afferma – un pod ottico-elettronico Rec-Lite, volando a quote medio-alte (tra i 9.000 e gli 11.000 metri) per il rilevamento elettronico a terra e saranno armati solo per l’autodifesa ( ?) in un teatro di guerra dove qualche nucleo di coraggiosissimi straccioni, senza coordinamento, ha a disposizione per contrastare delle sofisticate macchine da guerra come i Tornado IDS, solo delle pallottole in calibro 7.62 mm che non superano il tiro utile di 300 m.

    Insomma i Panavia saranno i “nostri occhi”, come titola “La Repubblica” di De Benedetti per la difesa dei Rambo di Sarissa e di ISAF-NATO nelle province di Bagdis, Herat e Farah, con una capacità di fuoco a terra che supera per un solo cacciabombardiere quella di tutte i combattenti pashtun dell’Afghanistan.

    Questa almeno la spiegazione ufficiale uscita dal Comando Operativo Interforze Centocelle che programma e organizza le “missioni di pace” dell’Italietta “pacificata” in Africa, Medio Oriente e Asia. Un micro-Centcom alla periferia di Roma ad imitazione della struttura di Comando di Petraeus a Tampa, in Florida.

    Alloggiato sulle aree dell’ex aeroporto Francesco Baracca, il C.O.I. seleziona e coordina i reparti personale militare destinato ai tanti teatri di “pace” dove poi si fa la guerra trasformando con la propaganda dei “media” gli aggrediti in “terroristi” e gli aggressori in “esportatori di pace e di democrazia”, con il bollino blu dell’ONU, i miliardi di dollari del FMI, della Banca Mondiale e degli Stati Donatori dell’Unione Europea per foraggiare le guerre dei “liberatori” dell’Occidente contro gli “oppressori” dell’Oriente.

    Che l’Italia partecipi anche alle attività training, advising e mentoring a favore dell’Afghan Border Police e dell’Afghan National Civil Order rendendo operativo lo schieramento in teatro di militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, deve continuare a rimanere una notizia confinata all’ambito strettamente riservato delle cosiddette Istituzioni e dei Palazzi del Potere.

    La percezione è che tra Kabul e Roma e Roma e Kabul sia al lavoro un efficientissimo apparato di censura capace di manipolare, mimetizzare e sopprimere notizie che possano creare un impatto negativo su un opinione pubblica nazionale schierata contro tutte le avventure belliche della sfiatatissima e morente Repubblica delle Banane. Più osservatori indipendenti vanno sostenendo concordemente che questa Task Force molto, molto riservata faccia capo all’ Ambasciatore Ettore Sequi, ricevuto in gran pompa al Quirinale il 12 Settembre 2008 dal Capo del cosiddetto Consiglio Supremo di Difesa.

    Sequi è un diplomatico di carriera della Farnesina che rappresenta in Afghanistan anche l’Unione Europea di Barroso e Solana, scelto da D’Alema e confermato alla grande da Frattini, che, a quanto si sussurra in giro, ha strutturato una catena di complicità locali e nazionali, oltre a piazzare ONG come CESVI e INTERSOS a Kabul, capaci di annullare il diritto di informazione e di intimidire, con l’appoggio di Polizia e Servizi Segreti dell’Ex Presidente della UNOCAL Karzai, sia i corrispondenti locali che qualche collaboratore occasionale di PaeceReporter.

    Dopo il sequestro Mastrogiacomo e la protratta carcerazione subita dal Direttore di Emergency Hanefi, amico e collaboratore di Gino Strada, dall’Afghanistan arrivano con il contagocce unicamente informazioni e notizie regolarmente manipolate.

    Il resto lo fanno l’Ansa e i “media” del Bel Paese.

    Nel quadro della Polizia Locale, che conta 75.000-80.000 effettivi, senza avere nemmeno il controllo di Kabul, l’Unione Europea finanzia e pianifica anche come EUPOL (Eulex in Kosovo è arrivata dopo) l’attività di Politica-Sicurezza e Difesa dell’Afghanistan.

    Come si vede, ormai l’attività di Bruxelles integra e completa quella di ISAF–NATO e di ENDURING FREEDOM nel tentativo di controllare con la forza delle armi un Paese del Centro Asia che ha centinaia di km di linea di confine con… la Cina.

    I militari di Enduring Freedom e di ISAF–NATO presenti sul terreno del Paese delle Montagne sono ad oggi 62.000.

    Dall’Iraq arriveranno nei prossimi 6 mesi 3 Brigate USA da 3.500-4.500 uomini e un Gruppo di Combattimento di Royal Marines che verrà trasferito da Bassora, dove le truppe di Sua Maestà sono attendate ormai da più di un anno in edifici protetti e shelter di cemento armato dell’ex aeroporto, bersagliate, anche a livello psicologico, da sporadici colpi di mortaio che piovono, di notte e di giorno, dalle aree limitrofe.

    Il costo giornaliero di un militare Usa o Nato presente in Afghanistan sfiora i 2.750 dollari al giorno, quello di un combattente pashtun supera, compresa l’alimentazione, di poco i 3.

    La concentrazione del contingente italiano in Afghanistan, conti alla mano del C.O.I., è pari a quella di 16 (sedici) militari, sotto l’egida dell’ ONU in Libano.

    I soldati italiani presenti in Afghanistan sono attualmente 3.150, dispersi su un territorio di 280.000 kmq.

    Le postazioni occupate dal contingente nazionale vanno da aree prossime al confine Tagikistan a quelle con il Waziristan del Pakistan.

    In Afghanistan, distribuiti su 12 basi militari, sono schierati oltre 90 cacciabombardieri di Enduring Freedom e 37 di ISAF (Olanda, Danimarca, Gran Bretagna e Francia, tra cui 10 Tornado IDS della Germania). Il sospetto che questo ingentissimo schieramento di jet da combattimento sia di gran lunga sovradimensionato rispetto alle “necessità” di disperdere o annientare qualche nucleo e formazione a scarsa o nulla capacità di spostamento sugli altipiani di guerriglieri pashtun – notoriamente dotati di solo armamento individuale AK 47 e di qualche RPG-7 – diventa a questo punto più che legittimo.

    Che USA e NATO puntino a fare dell’Afghanistan una piattaforma strategica per esercitare una progressiva pressione su Teheran è di per sé già evidente da tempo.

    In Iraq, con cui l’Iran ha una frontiera comune, sono attualmente dislocati 163.000 militari USA, mentre in Afghanistan ce ne saranno entro la fine dell’anno 2008 oltre 45.000, e con quelli di ISAF-NATO il totale arriverà a toccare i 75.000.

    Dal momento che c’è un costante blackout nel flusso di notizie di carattere militare da Kabul, sarà bene riportare con esattezza le dimensioni del “nostro” attuale impegno, a partire dall'”Arma Azzurra”, sul quel terreno, una attrezzatissima task force già capace di una potenza di fuoco e di controllo del territorio eccedente qualsiasi necessità di difesa che con il rischiaramento dei 4 Tornado Panavia andrà ad assumere un enorme capacità di attacco di obiettivi al suolo con il rischio di trasformare, come succede dal Novembre 2001 con i cacciabombardieri di Enduring Freedom, i concentramenti di abitanti dei villaggi in occasione di matrimoni e funerali tribali in sanguinose stragi dall’aria di bambini, giovani, adulti e vecchi.

    A Herat stazionano 3 elicotteri CH 47 da trasporto truppe, 5 elicotteri d’attacco Mangusta A 129, 2 biturbina C 27 J cargo, 3 elicotteri da trasporto e ricognizione AB 212 e 3 UAV Predator, di cui 2 armati con missili Hellfire, 2 compagnie rinforzate di “fucilieri dell’aria” con compiti di vigilanza e protezione dei perimetri esterni e interni dell’aeroporto di Herat, piloti, copiloti, navigatori, specialisti in manutenzione, in elettronica e sistemi d’arma, più il personale del Centro Comando, del Reparto Controllo Remoto degli UAV, il Centro Supporto Logistico, oltre a 2 quadrimotori C 130 J per il trasporto materiali e attrezzature che fanno la spola con l’aeroporto di Al Baateen, un punto focale del dispositivo militare USA nel Golfo Persico.

    Il materiale logistico trasportato a Baghdad, Kabul e Herat e di ritorno su questo hub degli EAU dal Giugno 2003 al Giugno 2008 con i velivoli della 46° Brigata di Pisa ha superato i 14.000.000 di Kg, impegnando gli equipaggi per più di 16.000 ore di volo.

    I costi per il solo trasporto di materiale logistico in arrivo e in partenza hanno raggiunto costi per centinaia di milioni di euro.

    A Baghdad, all’aeroporto di Camp Cropper, continuano ad atterrare e decollare i C 130 J dell’Aeronautica Militare Italiana per il trasporto del personale e l’approvvigionamento logistico di oltre 240 militari dell’Arma dei Carabinieri che continuano ad addestrare per la NATO i Reparti di Polizia ed Esercito dello screditatissimo e perdente Governo di al-Maliki.

    Su Aereo-Spazio, il 19 Febbraio 2008, si dà conto inoltre che la IV Commissione Difesa della Camera ha dato il via libera a un acquisizione di altri 4 UAV B/Reaper capaci di imbarcare 1400 kg di carichi esterni (leggi razzi e bombe).

    L’aereporto del Forward Support Base di Herat è un complesso integrato, irto di antenne e parabole satellitari, di radar, di stazioni di controllo remoto per UAV, di torri di controllo, di un centro radio-faro, di depositi protetti di carburante, di alloggi containerizzati e depositi di logistica su un’area espansa di 1.250.000 mq, di cui 625.000 in cemento spessorato per lati di 2.500 ml, finalizzata al decollo, all’atterraggio e al rifornimento avio.

    I soli Predator impiegati per la sorveglianza aerea e l’attacco al suolo nella province di Farah, Herat e Bagdis hanno accumulato dal 6 Maggio 2007 a Giugno 2008 le 3.000 ore di volo. Non c’è che dire, quella di Napolitano & Soci del Pd e del PdL è… un’operazione di pace.

    Giancarlo Chetoni
    Fonte:http://cpeurasia.org
    Link: http://cpeurasia.org/?read=15608
    2.12.08