MEDIO ORIENTE IN PILLOLE

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

In esclusiva per www.comedonchisciotte.org

Da qualche tempo a questa parte, pare che le questioni medio-orientali siano diventate motivo di contesa politica spicciola, di rivisitazione storica assai superficiale: mi riferisco soprattutto agli utenti di Comedonchisciotte.org, dove pare che ogni articolo scateni sempre più risse e sempre meno ragionamenti, al punto che sto chiedendomi se valga ancora la pena di scrivere per quel sito.
Ma scendiamo a bomba sull’argomento.

Per capire cosa sta succedendo nel Medio Oriente (più il Vicino Oriente) bisogna tornare al 2003, quando le truppe americane sbaragliarono l’esercito di Saddam Hussein. Cosa prevedibile, com’era facile prevedere che l’Iraq si sarebbe presto trasformato in una sorte di Vietnam senza jungla: è un leitmotiv delle guerre americane dopo la II G.M, ossia “vincere la guerra e perdere la pace”.
Ciò deriva dall’incapacità di un popolo che non è mai stato colonialista quando tutti lo erano: difatti, guai ancora peggiori – agli USA – li hanno evitati i britannici, che di queste cose se ne intendono. E persino gli italiani.
In poche parole, gli americani credono alla favoletta dei “liberatori” – la loro retorica ne è intrisa, sono una nazione nata da una guerra contro dei colonizzatori – e non riescono a comprendere che, una volta conquistato un Paese, l’unica cosa da fare è giungere a patti con la classe dirigente sconfitta, altrimenti la nazione è ingovernabile.

Nel 2003, George Bush I il Vecchio avvertì il figlio del rischio che lui stesso s’era trovato ad affrontare nel 1991: “liberare” l’Iraq per regalarlo all’Iran. Bush II il Giovane – mal consigliato da personaggi con scarso acume strategico (si noti la defezione di Powell) – non prestò attenzione ai consigli del padre e, di conseguenza, finì in un vicolo cieco.
Tutti ricordiamo lo stillicidio di vittime USA che aumentavano di giorno in giorno, mentre l’inquilino della Casa Bianca mangiava noccioline.
Affermare che l’Iraq sia oggi “pacificato” è una menzogna – nel solo periodo 1-23 Dicembre 2009 sono stati uccisi almeno 13 soldati USA[1] , più quelli che muoiono per le ferite e gli invalidi (non dichiarati) – ed Obama ha dovuto spostare molto in là nel tempo il “rompete le righe” in Iraq, con il plauso dei repubblicani ed il dissenso dei democratici. Business is usual.
Ciò nonostante, il numero degli attacchi è sceso: perché?
Poiché, facendo leva sulla maggioranza sciita nel Paese, gli USA hanno appoggiato ed appoggiano gli sciiti e la minoranza curda in funzione anti-sunnita, ottenendo in questo modo una minor conflittualità nei loro confronti, ma giungendo – infine – al paradosso di Bush il Vecchio, ossia “regalare” l’Iraq agli iraniani.

Per quanto riguarda il passato, vorrei ricordare che lo scrivente mai ritenne probabile una guerra contro l’Iran, e tutti gli articoli che scrisse sono ancora là a testimoniarlo. Certo, non si può mai esser certi al 100%, ma per affermare che non ci sarebbe stata guerra – quando tanti sedicenti “analisti” lanciavano un “allarme guerra Iran” la settimana e comunicavano “segreti” spostamenti di Task Force USA – bisognava avere il coraggio delle proprie opinioni. E guerra non c’è stata, meno che mai in futuro.
Quei movimenti navali erano reali, indiscutibili, ma facevano parte della “Naval diplomacy” per convincere l’Iran a “richiamare” il riottoso Moqtada al Sadr all’ordine, e per fornire qualche spaventapasseri utile agli ayatollah iraniani, tanto per fare accettare l’accordo. Si veda, come termine di paragone, la “Naval diplomacy” durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, per rendersi conto di come certi movimenti navali non siano da ascrivere al quadro militare, bensì diplomatico.

In cambio, l’Iran ottenne il via libera per il suo programma nucleare: con una “zampa” in Iraq, gli iraniani sapevano e sanno benissimo che gli USA non sono più in grado di mercanteggiare. Gli USA hanno cercato di coinvolgere la Russia per l’arricchimento esterno ai confini iraniani dell’Uranio – cosa che sarebbe stata gradita ai russi, moneta sonante e la possibilità di “regolare” dall’esterno il programma nucleare iraniano – ma a Teheran non hanno abboccato, stipulando (in chiave energetica e politica) con la Cina la vendita, per 25 anni, del gas iraniano. Più l’eterna alleanza con l’India in chiave anti-pachistana, ed i russi sono stati spiazzati.
Nello scacchiere Medio Orientale, quindi, la situazione trova un compromesso al ribasso il quale, in ogni modo, ha il pregio di rallentare la guerriglia in Iraq. Al prezzo di un Iran che cresce, economicamente e militarmente.
Se cercate la prova del nove, chiedetevi perché l’ENI si è aggiudicata il contratto per il “succoso” giacimento di Zubair – Paolo Scaroni l’ha definito “un bel boccone” – e se Scaroni, vecchia volpe del petrolio, decide di cacciare i soldi per un giacimento nel sud dell’Iraq, sa che i tempi sono maturi per farlo[2] .

Se il Medio Oriente, se non altro, piange meno, nel Vicino Oriente si ride poco, anzi.
La repentina decisione di creare una moneta unica nel Golfo (Iran escluso, ovvio) sembra una risposta saudita, sul piano finanziario, alla crescita militare dell’Iran.
Pur essendo entrambi i Paesi produttori di petrolio, la loro struttura sociale è profondamente diversa: poco popolosa ed ancorata ad un sistema feudale la Saudi Arabia, paese “giovane” che punta sull’industrializzazione e sui frutti della conoscenza l’Iran.
Ovvio che i sauditi non possono, per loro struttura sociale, competere con l’Iran sul piano della tecnologia e della produzione industriale, e per avere forze militari in grado di controbattere all’Iran devono affidarsi agli eterni alleati, gli USA.
Per questa ragione, il “Gulfo” non sembra avere (a differenza dell’euro) valore di moneta “strategica”: parrebbe più un supporto al dollaro che altro, considerando che le altre monete “in gara” per il mercato dell’energia sono senz’altro più “corpose”: l’euro in primis, ma anche – in futuro – lo yuan cinese ed addirittura il vecchio rublo si fa avanti.
Perciò, una moneta di per sé “esterna” all’area del dollaro, ma ad esso ancorata non da legami finanziari ma strategici, potrebbe essere gradita a Ryad – che potrebbe mettere in campo qualcosa per contrastare l’egemonia iraniana nel Golfo – ma dall’altra anche dagli USA i quali, sapendo benissimo che il dollaro è oramai una moneta “a termine”, almeno per gli scambi petroliferi potrebbero fare affidamento su una moneta “amica”, nel senso che potranno sempre regolare il rubinetto che rifornisce l’aeronautica saudita.

In questo quadro, chi va a soffrire di più è senz’altro Israele.
Tramontato, con la guerra in Libano, il sogno di porsi come crocevia per gli scambi petroliferi dal Nord (Caspio, Kurdistan, ecc) al Sud grazie al porto di Askelon, Tel Aviv si rende conto d’essere la pedina di gambit, da sacrificare per eventi maggiori. E non ci sta.
Le diplomazie israeliana ed americana sembrano esser giunte ad un punto simile a quello del 1956 – la crisi di Suez – quando gli israeliani cercarono in tutti i modi di far entrare gli USA nella partita, ma non ci riuscirono perché quella guerra, per Washington, doveva significare il tramonto delle ex potenze coloniali, GB e Francia. E così fu.
Non si può dire che le due diplomazie siano in conflitto fra loro, ma che corra unità d’intenti è una falsità: gli interessi americani divergono oramai diametralmente dalla nota dottrina della “Eretz Israel”, e Tel Aviv sa che non aggiungerà più un metro quadrato di territorio. Anzi, dovrà difendere il West Bank e Gaza dalle richieste internazionali di uno Stato Palestinese.
Che fare?

Nella prospettiva di non poter attaccare i siti nucleari iraniani – sotto il profilo militare sarebbe una follia: troppo distanti, troppi rifornimenti in volo, ampio margine d’allarme per i difensori, ecc – si prova con la destabilizzazione interna. Funzionò ai tempi di Mossadeq, ma quelli erano altri tempi, una situazione molto diversa.
Sull’Iran si fa tanta confusione, soprattutto perché si finisce per osservarlo con i nostri occhi, occhi occidentali. Se è vero che non potremmo mai accettare di vivere in un Paese come l’Iran – nessuno di noi potrebbe ammettere le impiccagioni – è altrettanto vero che un iraniano non si troverebbe certo a suo agio qui: troppa Storia ci divide.
La società iraniana è – a nostra differenza – vitale perché giovane ed “innamorata” della politica, soprattutto stima un Presidente che ha saputo mettere in primo piano la crescita ed il benessere della nazione rispetto agli interessi stranieri: a ben vedere, avremmo qualcosa da imparare.
Sull’altro versante, è innegabile che certe restrizioni del vivere sociale vadano “strette”: difatti, si fa largo uso d’alcolici nelle feste private, nelle case. Mai in pubblico.
Le ragazze “sfidano” l’obbligo del velo portandolo quasi sulla nuca: sono le naturali pulsioni e contraddizioni di una popolazione giovane che desidererebbe maggior libertà.

Non scambiamo, però, queste richieste come il voler buttare al macero la storia del Paese degli ultimi 30 anni: nessuno vorrebbe tornare indietro, ai tempi dello Scià, salvo pochi reazionari monarchici.
La sfida iraniana diventa quindi interessante sotto il profilo sociale per l’intero mondo musulmano: il problema – che a nostro avviso molti non avvertono – è che non possiamo giudicarlo con il nostro metro! Il termine “Illuminismo” – da noi – ha un preciso significato, mentre laggiù non vuol dir nulla.
Separare l’ambito religioso da quello sociale, senza scadere nella secolarizzazione della dottrina religiosa, e tanto meno relegandola in una Torre d’Avorio è impresa ardua, anche perché gli iraniani ritengono il Credo sciita parte integrante della loro vita.
A differenza dei sunniti, che non hanno quasi organizzazione gerarchica religiosa, il credo sciita è fortemente strutturato: moneta a due facce senz’altro, ma che consente un dialogo fra interlocutori certi.
In mezzo a questo vero e proprio tourbillon sociale, è chiaro che è facile innestare dall’esterno delle parvenze di “rivolta” contro il Governo iraniano: queste rivolte esistono, ma non sono ascrivibili né comprensibili se non all’interno della tradizione del Paese. Ripeto: non con il nostro metro.
D’altro canto, nel quadro geopolitico sopra presentato, cosa rimane da fare alle diplomazie occidentali? Cercare almeno, a mo’ d’arma spuntata, di creare grattacapi a chi governa, pur sapendo che non s’otterranno grandi risultati.

Tutto ciò, però, getta ancor più nella disperazione la situazione palestinese: se il quadro geopolitico non consente ad Israele l’espansione che desiderava, sarà molto difficile strappare delle concessioni su quel fronte.
Anche qui, notiamo come il rapporto Goldstone non sia – ad oggi – ritenuto di sostanziale valore fondante per giungere ad una svolta nella situazione: anch’esso viene usato in chiave diplomatica, come contrappeso alle velleità israeliane di potenza.

Comprendo che il quadro potrà apparire cinico, ma è a questo che dobbiamo riferirci se vogliamo dissertare di questioni geopolitiche. Non è ciò che desidereremmo in un’ottica di pace e di prosperità per tutti, ma è ciò che abbiamo. It’s diplomacy, baby. Rassegnati.

Per ora, accontentatevi degli auguri di Buon Anno.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/12/medio-oriente-in-pillole.html
31.12.2009

[1] Fonte: http://www.tbrnews.org/Archives/a3004.htm#007
[2] Vedi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/14/eni-conquista-maxi-giacimento-in-iraq-scaroni-esulta.html

Copyright 2009, riproduzione vietata. E’ solo possibile scrivere un breve abstract e linkare l’articolo.

22 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
pablobras
pablobras
1 Gennaio 2010 7:33

…grazie al signor Bertani per le informazioni apparentemente dettagliate e corrispondenti ad una logica veritiera.

lucamartinelli
lucamartinelli
1 Gennaio 2010 8:04

non cominci male l’anno, caro Bertani. continui a scrivere anche per questo sito. al massimo potremo dibattere le opinioni basandoci su fatti e non su schemi mentali tipici di chi è schierato. osservi come per fortuna gli schierati tendano a diminuire, almeno su questo sito e su altri simili. il problema è avere informazione al posto della falsa informazione dei trombettieri di regime. Sappiamo che far schierare i cittadini è il trucco meglio riuscito dei gestori/padroni di questa finta democrazia.una volta schierati i cittadini partoriscono discussioni da bar. E’ cio’ che i padroni vogliono. “loro” non si sono mai divisi se non per recitare il teatrino della politica soprattutto in Tv, mentre nella realta’ continuano a fare affari insieme, di solito a nostro danno. non solo, ma lei sa molto bene che dopo 50 anni di propaganda è difficile per il popolo bue il solo pensare che i vari Tg siano manipolati. mi permetta un solo piccolo esempio: quando affermo agli amici che il presidente iraniano “non” ha mai detto che vuole la cancellazione di Israele dalle carte geografiche non vengo creduto, anche se spiego che grazie a un amico irakeno ho letto il discorso famoso del presidente e ho… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
1 Gennaio 2010 8:44

quoto.

Nellibus1985
Nellibus1985
1 Gennaio 2010 8:46

Che bell’articolo. Carlo Bertani rimani sempre uno dei migliori. Buon anno anche a te.

vic
vic
1 Gennaio 2010 9:05

Preventivamente, prima di beccarci il raffreddore (pandemia non conclamata, consultare il Dizionario della neolingua, OMS editore, se non ci credete) siamo andati dal farmacista. V: Buona fine e buon inizio. Avrebbe qualche pillola preventiva per l’anno che viene? Small Farmacista: Grazie, buon inizio anche a lei. (Ci mostra una sfilza di scatolette colorate) Questi sono i nuovi farmaci preventivi. Le piacciono i colori? V: Carini, c’e’ di tutto, quasi come un arcobaleno. Cosa c’e’ in quella scatoletta verdina? SF: Sono le pastiglie Iraniane. Se lei ne ingurgita una al giorno, con questo te’ trilaterale che le raccomando, poi capira’ meglio quel che succede laggiu’. V: Uhm, non e’ che sono un po’ radioattive? SF: Sono leggermente fosforescenti. E’ una questione di marketing. V: Uao, colori fosforescenti. Finira’ anche nel naso quella fosforescenza? SF: Appena un pelino. Si notera’ solo nottetempo, nelle notti senza luna. V: Poi cosa mi consiglia ancora? SF: Ci sono queste pasticche da masticare. V: Sono solo per maschi? Perche’ c’e’ stampata una grande Y? SF: Vengono dal lontano Yemen. Poi la Y fa trendy, il solito markenting. V: Come funziona con le pasticche yemenite? SF: Lei le mastica inframmezzo ai pasti, quando lavora, oppure quando passeggia… Leggi tutto »

obender71
obender71
1 Gennaio 2010 9:26

Si, Bertani è in forma e si vede.

C’è una frase che però mi lascia dei dubbi:

ma dall’altra anche dagli USA i quali, sapendo benissimo che il dollaro è oramai una moneta “a termine”, almeno per gli scambi petroliferi potrebbero fare affidamento su una moneta “amica”, nel senso che potranno sempre regolare il rubinetto che rifornisce l’aeronautica saudita.

Quanto è vero questo oggi? I sauditi attualmente hanno in corso un affare da sette miliardi di dollari (una gran bella cifra di questi tempi) per una commessa di acquisto di materiale militare dalla Russia. Ci sono in ballo sistemi evoluti come le piattaforme antiaereo-antimissile S-400, per esempio, oppure carri T-90, pure al non indifferente costo di avere due linee logistiche assolutamente non compatibili tra loro (T-90 e i carri Abrahms non condividono neanche i proiettili delle mitragliatrici) – dal punto di vista prettamente militare un’assurdità. Una mossa dal forte valore geopolitico.
Insomma, petrodollari o petrogulfo sempre moneta sonante si tratta, in grado di far trovare ai sauditi le risposte di cui hanno bisogno. Per gli USA però la differenza tra le due monete non mi sembra altrettanto lieve.

myone
myone
1 Gennaio 2010 9:55

Bertani, lascia stare se quelli di CDC capiscono o no, te scrivi uguale, altrimenti il capire viene meno 😛 Visto che ti tieni sulla comprensione del medio oriente, gia’ parti dalla guerra Irakena, mentre, il velo del tutto, e’ molto piu’ ampio, sia per come si muove laggiu’, e sia per chi interviene. Gli usa non hanno classe e ne esperienza come colonizzatori? Sono uguali a tutti, e oltre che a “liberare”, lo fanno per mettercisi, con affri e espansione militare, nel caso ce ne fosse bisogno ancora di difesa. Praticamente, sono l’ ago della bialncia, colpo su colpo, di una direzione mondiale. NOn e’ vero che scendono a patti con chi rimane nel dopo, qualcuno ci deve essere di locale per mediare, e il mediatore viene sempre imposto. Molte volte avendo gia’ il mediatore, fanno man bassa loro per vie traverse. Che l’ irak sia stato fatto a pezzi per darlo all’ Iran, mah, anche questa mi sembra favola, visto che se potessero, la stessa fine la farebbero fare all’ iran, pur di non averlo contro sia come pensiero politica religione, sia come affari, e ultimo, come si usa chiamare “democrazia”. Se usano gli sciiti per non metterci le… Leggi tutto »

Tetris1917
Tetris1917
1 Gennaio 2010 10:59

Caro Carlo buon anno pure a te.
Comunque una cosa e’ certa: la situazione in medio oriente e’ talmente ingarbugliata che qualsiasi analisi, per quanto buona, potrebbe essere ben sbugiardata dalla realta’. Comunque quello che tu dici lo condivido in pieno, inoltre aggiungo che io ero uno di quelli che pensava abbastanza veritiera una guerra all’iran.
Cosa che per adesso invece non e’ accaduta.

FreeDo
FreeDo
1 Gennaio 2010 12:03

Mi iscrivo fra coloro che ritengono importante che Carlo Bertani continui a pubblicare articoli per il sito. E’ una voce intelligente,pacata,equilibrata e informata. Auguri a Carlo Bertani e a (quasi) tutti gli utenti del sito.

CarloBertani
CarloBertani
1 Gennaio 2010 15:23

Anche il “gioco” di diversificare gli acquisti militari ha valenza diplomatica. As esempio, il sistema balistico saudita è stato fornito dai cinesi. La parte del leone, però, la fanno gli USA con gli F-15 e l’intera ristrutturazione dell’aeronautica saudita, un programma iniziato negli anni ’80. Con l’Europa i Tornado…insomma, bisogna pensare che, in chiave diplomatica, anche le grandi commesse petrolifere (soprattutto in chiave di ristrutturazione degli apparati d’estrazione) richiedono delle compensazioni. Quello che non mi torna è una Saudi Arabia che abbandona il carro americano avendo, di fronte, un Iran rifornito da russi e cinesi. Vedremo gli sviluppi. Ciao.

CarloBertani
CarloBertani
1 Gennaio 2010 15:28

Vorrei ringraziare per i toni pacati: ho sempre affermato che la critica è gradita, è il mezzo che possiamo utilizzare fra noi per comunicare, comprendere e crescere. Quante volte un commento indica un evento, un fatto, ecc che apre nuove prospettive. Quello che non sopporto più è quel contrapporsi per partito preso: sembra d’essere in un talk show televisivo! Non è questa la forza del Web: lasciamo quei pessimi teatrini fuori della porta. Grazie a tutti ed auguri.

albertgast
albertgast
1 Gennaio 2010 16:32

Grazie per questo articolo molto chiaro, che condivido. Spero di rileggerti ancora qui, anche perchè mi piacerebbe sapere cosa ne pensi dello Yemen, che sembra il nuovo paese canaglia. Lo sorvoleranno buttando giù qualche bombetta, o no? Mah, capisco che gli USA siano un paese con poca tradizione, soprattutto per quanto riguarda la colonizzazione, ma a volte mi chiedo come fanno a tirar fuori dei capi alla Bush jr. Alla fine la loro politica demenziale non si rivela utile nè per chi li manovra, nè per chi li subisce. Grazie degli auguri, che ricambio a te e a tutti quelli che leggono qui.

TizianoS
TizianoS
1 Gennaio 2010 16:44

Un problema cruciale per gli americani e soprattutto per gli israeliani è di capire se veramente gli iraniani siano in possesso di nuove avanzate tecnologie elettroniche ispirate dagli studi di Nikola Tesla, come adombrato nel seguente articolo: http://etleboro.blogspot.com/2006/09/le-armi-segrete-dei-mullah.html

Non so se è tutta fantascienza, l’articolo è pure vecchiotto, essendo del 2006, ma questo continuo rinviare l’attacco all’Iran sembra nascondere una certa insicurezza usraeliana.

L’articolo elogia lo sviluppo tecnologico iraniano, che non è solo nucleare, e così conclude: “Queste innovazioni tecnologiche sono, ufficialmente, il frutto delle ricerche di “scienziati rivoluzionari” che hanno appreso una nuova scienza dalla Russia, mediante puro e sano spionaggio tecnologico. Non dimentichiamo che il governo russo per anni ha cercato e messo al sicuro tutti gli scienziati e i ricercatori che avessero avuto una qualche esperienza con gli studi e le ricerche di Nikola Tesla.”

D’altra parte il tempo lavora per l’Iran e si fanno sempre più stretti i tempi per gli usraeliani se vogliono fermarlo. Sono personalmente di parere opposto a Carlo Bertani, quando afferma: “E guerra non c’è stata, meno che mai in futuro.”

CarloBertani
CarloBertani
1 Gennaio 2010 17:21

Tesla ha senz’altro prodotto un’immane mole di lavoro, soprattutto teorico. I suoi studi furono segretati. L’articolo che citi è privo di fonti, e dunque impossibile da verificare. Come si possono, a fronte di un simile, scarno quadro, fornire delle opinioni? Ciao CB

CarloBertani
CarloBertani
1 Gennaio 2010 17:23

Lo Yemen non ha grande importanza nello scacchiere. Useranno qualche Predator per colpire chi vogliono, ma credo che oltre a questo non andranno. Ciao CB

TizianoS
TizianoS
1 Gennaio 2010 19:45

Ho fatto una breve ricerca su Internet in merito a nuove armi segrete iraniane ed ho trovato un articolo del 2008 di un sito americano http://www.scrappleface.com/?p=2984

in cui viene riportata una risposta di Ahmadinejad all’IAEA, che si conclude così:

“Le marionette americane vedono le nostre testate, esplosivi e uranio arricchito e pensano subito a ‘bombe'”, ha detto il leader iraniano. “Non hanno nemmeno preso in considerazione che potremmo avere scoperto un nuovo sistema senza fili per fornire rapidamente una grande quantità di energia nucleare a tutte le persone di una sola città tutto in una volta – anche una città delle dimensioni di Gerusalemme o Tel Aviv. Una volta mandata questo esplosione di energia ai nostri fratelli ebrei, la loro città intera sarà liberata dalla dipendenza dal petrolio”.

Ognuno può interpretare la dichiarazione come meglio crede: si tratterà di un bluff o di una cosa seria ?

CarloBertani
CarloBertani
2 Gennaio 2010 6:00

Come ti dicevo, con la complicazione che le traduzioni dei discorsi di Ahmedinejad furono “appaltate”, a suo tempo, ad una struttura vicina ai neocon, dalla quale scaturì la famosa frase sulla distruzione di Israele, che nel discorso in persiano è completamente diversa (un verbo passivo trasformato in attivo, all’incirca). M’insospettì molto, invece, la vicenda dei missili di Hezbollah che colpirono le corvette israeliane nel 2006: quel fatto, indiscutibilmente, dimostrò che il software ECM/ECCM di Hezbollah (iraniano/indiano) era superiore a quello di Israele/USA. Mica una cosa da poco. Ciao CB

Eurasia
Eurasia
2 Gennaio 2010 7:58

Ahhhhh… Sono una Sua ammiratrice … i suoi scritti sono divertenti oltre che delle vere perle di saggezza. Complimenti e auguri anche a Lei… auguri neutri … di questi tempi sono i meno pericolosi visto l’andazzo.

vic
vic
3 Gennaio 2010 3:05

Volpe Interessante il punto di vista della vecchia volpe Webster Tarpley, intervistato alla texana dal megafono Alex Jones: YouTube, search: thealexjoneschannel Webster Tarpley establishment Patsy Secondo Tarpley si sta sviluppando un movimento antiEliteanglosassone di cui farebbero parte: Italia, Giappone ed Arabia Saudita. Russia e Cina non stanno per niente a guardare. Lo Yemen come calderone dove cucinare i patsy all’AlQaedana, molto gustosi come primo piatto nelle TV mainstream. Yemen molto utile anche come campetto di calcio per l’allenamento alla guerra fra Arabia Saudita ed Iran. Il sito della volpe e’: tarpley.net Urca Di mio dico questo: se Iran-Pakistan/Afghanistan-Somalia-Yemen sono il nuovo asse dell’O-male, a parte il capofila Iran, difficile immaginarsi un asse ancor piu’ scanchignato. Manca forse Haiti! L’immane forza dell’avversario e’ un segno di quanto si sentano forti e sicuri i luminosi globalisti. Prepariamoci a sentirci dire che lo Yemen dispone del quinto esercito piu’ agguerrito del mondo. Il resto ci verra’ snocciolato cammin facendo. Adamus Obama stranamente deve sgarrare in qualcosa perche’ girano previsoni sul 2010 in cui i Nostri Adamus predicono che gli verra’ sequestrata una figlioletta e poi gli augurano ancora un rimpasto nell’amministrazione, non si capisce bene se a causa di un accidente o cosa.… Leggi tutto »

vic
vic
3 Gennaio 2010 4:06

M’infilo nella minidiscussione per ricordare che Nikola Tesla fu un grandissimo sperimentatore. Le concezioni teoriche le aveva praticamente tutte in testa, cosa che si riscontra sovente nei geni fuoriclasse. Su di lui circolano parecchi libri, al contrario di anni fa’, quando era uno semisconosciuto ai piu’. Di lui resta semisconosciuta la produzione teorica, anche perche’ i servizi USA pensarono bene di requisire tutte le sue carte, quando mori’, abbastanza solo, senza piu’ sponsor ne’ gratitudine. E dire che ci ha regalato la corrente elettrica alternata, quella che usiamo giornalmente senza mai pensare a Tesla. Non c’e’ prezzo per questo regalo che ha fatto all’umanita’! I supermanager stragonfi di superbonus dovrebbero riflettere un po’ e ridimensionarsi anche nel proprio ego. Nessuno di loro c’ha dato l’ombra di un’unghia di quel che ci ha dato Tesla! Per il pensiero di Ahmadinejad, la cosa piu’ semplice e’ rifarsi ai suoi discorsi alle nazioni unite, dove si spera che la traduzione sia corretta. Il vero tallone d’Achille dell’apparato militare USA e’ .. lo spazio. Cioe’ le telecomunicazioni satellitari. A mettere fuori uso i satelliti di telecomunicazione potrebbe pensarci dimostrativamente madre natura con un bel superflare solare: tutti i satelliti di comunicazione in tilt, Gps… Leggi tutto »

renatino
renatino
3 Gennaio 2010 4:39

Yo Yo Yo!!
Una cosa è certa: un domani mi mancheranno tanto i posts di vic!!

Auguri yo!

TizianoS
TizianoS
3 Gennaio 2010 14:07

Di Tesla basti dire che nel 1943, stesso anno della sua morte, la Corte Suprema degli Stati Uniti impugnò il suo brevetto numero 645576, riconoscendo lo scienziato come l’inventore della radio. Nel 1912 venne candidato al Premio Nobel per la fisica. Egli lo rifiutò, offeso per non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi. I suoi ammiratori contemporanei arrivarono al punto da definirlo “l’uomo che inventò il Ventesimo secolo”. Il fatto che sia rimasto sconosciuto ai più dimostra quanto parziale sia l’informazione scientifica ufficiale, che si basa prevalentemente su carriere costruite e pubblicizzate ad arte. Tesla presentò anche brevetti di natura militare, forse per questo motivo i suoi scritti e appunti furono confiscati dall’F.B.I. Tutto il suo lavoro fu dichiarato “Top Secret” dall’FBI, dalla marina militare e dal vicepresidente USA dell’epoca. I brevetti di Tesla sono stati menzionati nella costruzione di armi dotate di proiettili al plasma capaci di neutralizzare satelliti spia, che fanno parte del progetto “Scudo stellare”. Tesla dichiarò di svolgere esperimenti tesi a imbrigliare l’energia dei raggi cosmici e costruire un dispositivo funzionante attraverso l’utilizzo di tale energia. Nel 1914 un tale Harry Grindell Matthews dichiarò di aver inventato un raggio invisibile, conosciuto come il… Leggi tutto »