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MAURO PAGANI AD ANNOZERO CON MORGAN

DI FEDERICO ZAMBONI
mirorenzaglia.org

Probabilmente non se lo immaginava nemmeno Santoro, quando lo ha invitato ad Annozero. La puntata era quella del 25 febbraio, incentrata sulla vicenda Morgan e, quindi, sul problema della diffusione della droga nella nostra società, innanzitutto ma non solo tra i giovani. Mauro Pagani, nato nel 1946 e con quarant’anni di attività ad alto livello nel mondo della musica italiana – a cominciare dalla PFM agli inizi degli anni Settanta e a proseguire, nel 1984 e insieme a Fabrizio De André, con quel capolavoro che è stato e che resta Creuza de mä – sembrava destinato alla parte del testimone, più che a quella del giudice. Avendo vissuto, e suonato, e trovato il successo nel pieno dell’epoca del “sex & drugs & rock’n’roll”, quando la cosa strana non era che i musicisti si drogassero ma che qualcuno di loro non lo facesse, poteva certamente rievocare con cognizione di causa quella lunga fase di exploit creativi e di eccessi d’ogni genere.

Nella foto: Mauro Pagani

La domanda incombente era ovvia: l’uso degli stupefacenti regala l’ispirazione a chi l’ha persa e il talento a chi non lo possiede? La risposta era altrettanto prevedibile: no, niente affatto. L’ispirazione come illuminazione improvvisa che squarcia le tenebre e rivela di colpo fino all’ultimo dettaglio è una sciocchezza, una favoletta che serve ad aggiungere un tocco di magia a quello che è innanzitutto un duro lavoro di ricerca e di affinamento. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai. E se non ce l’hai, purtroppo, non c’è fumo o iniezione o pasticca che tenga. Puoi anche credere di essere Jimi Hendrix redivivo, mentre sei sotto gli effetti della sostanza di turno. Però non lo sei. Il modo in cui ti senti tu è una cosa. Il tuo valore effettivo è un’altra. Vedete, ragazzi? Non lo dice mica un professore che lo ha studiato sui libri. Lo dice uno come Mauro Pagani: uno che quello che non ha fatto in prima persona lo ha visto da vicino. Uno che è stato in mezzo all’incendio dell’anarchia rock quando le fiamme divampavano come non mai.

Ma poi è andata diversamente. Mauro Pagani ha iniziato a parlare ed è arrivata subito la sorpresa. Niente amarcord e molta analisi. I concetti al posto degli aneddoti. La visuale che si allarga a tutto campo e riduce l’esperienza diretta a un dettaglio biografico. Lasciamolo perdere, il rock: non è lì, la chiave. La chiave non è quella dei camerini delle star, o delle loro suite principesche, o delle loro case hollywoodiane. La chiave è nella società nel suo complesso. È nel degrado generale che ha ridotto l’etica a una parola desueta, e quasi irreale. La chiave è quella del caveau. Quella di ciascuna delle cassette di sicurezza in cui sono custoditi, e nascosti, i piani dello sfruttamento economico di qualsiasi attività umana. E dunque anche dell’arte. E, più specificamente, della musica.

«La musica – dice Pagani – è la seconda lingua che ogni nazione parla. Usa la lingua principale per parlare e la musica per esprimere anche il lato irrazionale e la parte migliore, animale, di sé. Proprio per questo noi dovremmo avere diritto e accesso obbligatorio, a scuola, alla musica, perché è una lingua che dovremmo imparare. È un diritto che compete a ogni bambino. Questa cosa ci permetterebbe di esprimerci e di raccontare quello che abbiamo da raccontare, e di assumere quelli che una volta si chiamavano “mezzi critici” per difenderci dai condizionamenti di massa.»

Detto in due parole: non ci stanno fregando solo dei soldi; ci stanno fregando l’anima. Ci hanno attirati dentro un baraccone che ha una miriade di entrate e nessuna uscita. È tutto coloratissimo, ma senza traccia di sfumature. Gli addetti sono tutti molto cordiali, ma con un che di meccanico. Sorridenti come venditori che ti blandiscono per mestiere, e intanto ti spiano per vedere se ti hanno convinto anche questa volta.

«Noi – prosegue Pagani – facciamo coincidere la nostra volontà di esprimerci e la volontà di esprimersi dei ragazzi con quello che l’industria produce, che è la merce. L’industria è diventata così autoreferenziale che ha costruito un sistema che passa attraverso un setaccio coi buchi rettangolari in cui passano solo gli oggetti rettangolari.»

Si chiama circolo vizioso: le cause generano degli effetti, gli effetti rafforzano le cause, che a loro volta moltiplicano e consolidano quegli effetti, che a loro volta… È un fenomeno tipico della comunicazione di massa. Una distorsione tipica di chi confonde la quantità con la qualità. La quantità degli spettatori e degli acquirenti, che ha rilievo solo ai fini commerciali, con la qualità delle opere e degli autori, che è l’unico criterio accettabile ai fini artistici e culturali. Il problema non è che ci siano anche delle trasmissioni frivole, delle canzoni sciocche e, persino, dei romanzi talmente inconsistenti da sprofondare nel ridicolo. Il problema si pone, e diventa inquietante, quando ci sono solo trasmissioni, canzoni, romanzi, film, e chi più ne ha più ne metta, che sguazzano nella banalità e che servono sì e no ad assicurare un po’ di svago superficiale. Un momento di oblio a chi crede che l’antidoto a una giornata stressante, o a una vita insensata, consista nello spegnere il cervello e nell’abbandonarsi al flusso delle sollecitazioni provenienti dall’esterno. La mente come uno spazio vuoto in cui riecheggiano, o rimbombano, le chiacchiere altrui. Emozioni di rimbalzo, senza nessuna possibilità di risposta. Di vera partecipazione. Di autentico scambio. Cibi in scatola da riscaldare nel microonde. Il ronzio indistinto dei pensieri vaganti. Un prologo al sonno. Al sonno, non al sogno.

Mauro Pagani, a differenza di Morgan, lo ha capito perfettamente. È partito dalla droga ed è risalito a ciò che le sta dietro: l’idea, così insita in un modello economico e sociale basato sul consumismo, che le soluzioni ai problemi si comprino bell’e fatte. E poi, ancora prima, e ancora peggio, la futilità di una vita istupidita. Comoda in superficie e frustrante in profondità. Incapace di ricordare, di sentire, che c’è più forza e più avventura in una camminata in montagna che in diecimila puntate dell’Isola dei Famosi. Più verità e più bellezza in una canzone che ti suoni da solo sulla chitarra acustica – e se sbagli pazienza – che in tutti gli show televisivi che stai a guardare come un allocco.

Federico Zamboni
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=12513
8.03.2010

Pubblicato da Davide

  • yiliek

    Morgan chi? il super pagliaccio che parla per citazioni? che dice tutto tranne che cose sue
    ‘MA MI FACCIA IL PIACERE MI FACCIA’ “Antonio de Curtis in aste TOTO’
    ovviamente riferito a Morgan non all’autore del pezzo!

  • guru2012

    Non mi convince il discorso di Pagani, niente da dire sul fatto dell’industria musicale, ma negare l’importanza della psichedelia e dell’uso di droghe nella creazione e fruizione della musica mi sembra non voler vedere. Eppure lui con la PFM ne dovrebbe aver saputo qualcosa. Ci si dimentica sempre di distinguere il mercato della “droga” dalla droga stessa e il fatto che l’uomo da sempre ha usato sostanze per alterare il proprio stato.

    Altra cosa, quando afferma che le radio detengono il monopolio della distribuzione musicale, non accenna minimamente a un mezzo come la rete che oramai la fa da padrone.

  • Tonguessy

    Droghe o non droghe credo non cambino di una virgola tutto il resto. Anni fa si sentivano i classici del rock per radio, come fosse una cosa normale. C’era Arbore. E c’era fermento, c’erano idee. Adesso siamo arrivati a chiamare rock la musica della Nannini (è la stessa solfa della Orietta Berti suonata col distorsore). O di Legailbove. Non si sente più un filo di rock degno di questo nome nè in radio nè in tv. Figuriamoci il blues, il jazz, il reggae etc…Il deserto dei Tartari risulta gradevole se paragonato al panorama culturale del nuovo millennio italiota. Chiaramente la cultura è solo un aspetto (il più importante secondo il mio personale punto di vista) della società, ma ce ne sono molti altri. Diciamo allora che se è andata male con la musica ci è andata di lusso con la politica, no? Ah, ecco: le droghe di cui si parlava prima…

  • maristaurru

    Non è affatto vero che l’uomo sia tanto poco dotato da doversi drogare per raggiungere stati mentali “altri ” che permettano di esprimere arte, musica e simili. Esiste la meditazione , ed è una capacità che ci distingue dalle bestie.
    La droga è per gli stupidi, la meditazione è per chi la sa fare, certo non è per tutti, e si capisce: per meditare ci vuole un cervello che funzioni, non basta una palla di materia grigia.

  • Tonguessy

    E tu come fai a sapere che le bestie non fanno meditazione?
    Sul fatto poi che ci distinguiamo dalle bestie è proprio vero: noi stiamo distruggendo il pianeta al contrario di loro. Colpa della meditazione?

  • maristaurru

    E chi lo sa? Non lo escluderei. Pensa a tutti quegli intelligentoni che probabilmente si son fatti mille pippe per stabilire come fare a prender soldi e poteri agli Stati , come mettere popoli in mutande, come affamare , assetare, usurare, ammazzare. Forse meditando, invece di metterisi in contatto con la mente universale si son messi in contatto con la mente di qualche verme che li ha facilitati sperando che un po’ di marmellata restasse appiccicata anche ai piedini da verme, d’altra parte ognuno medita come può e sa.

  • guru2012

    Affermare che “la droga è per gli stupidi” lo trovo un tantino superficiale, non so se lo hai mai provato, ma anche il vino altera il tuo stato di percezione. Non dirmi che non ti fai un bicchiere ogni tanto, o che ne so, un caffè..

  • guru2012

    Ma guarda che c’è un sacco di bella musica in giro, ma tantissima, se vuoi ti segnalo qualcosa. ;D

  • Earth

    Le bestie non fanno meditazione altrimenti sarebbero capaci di parlare…

  • Drachen

    rispetto a 20 anni fa, senza andare ancora più indietro, la bella musica in giro adesso è ben poca cosa.

  • redme

    …associare Mauro Pagani alla infinita storia musica/droga mi sembra un pò forzato…in realtà Pagani si è sempre distinto per la sua integrità…fin da quando fù cacciato dalla PFM, che tentava la fortuna negli usa, e dal loro manager ebreo Graham per l’appoggio all’ OLP….

  • Tonguessy

    Al massimo si tratta di qualche deja-vu. Comunque accetto l’invito, fammi qualche nome.

  • Tonguessy

    Non sapevo che si parlasse durante la meditazione

  • maristaurru

    Forse sono superficiale, ma ognuno ha delle esperienze che poi lo portano ad opinioni, opinabili, come tutte le opinioni.
    Certo che bevo caffè, e il classico bicchiere di vino. Restando nei limiti non alterano nulla.
    La droga è cosa diversa: ho visto all’epoca della eroina come si sono ridotti in tanti per la gioia di chi su quei morti si è arricchito. Ho visto come nella borghesia di allora si riducevano i cocainodipendenti, oltre ad aver potuto leggere dei saggi su gli effetti ed i casi della Roma stupefacenti del tempo che fu. Inoltre ho potuto apprendere tutto della esperienza dolorosa di un morfinomane, delle sofferenze per uscire da una dipendenza nemmeno causata da scelta della vittima.
    Ho visto più tardi gli effetti di certe canne “rafforzate” su adulti consapevoli e su giovani inconsapevoli… ho potuto vedere e toccare con mano le caramelle piene d’erba che distribuivano avanti alle elementari gratis ai bambini, non mi è sembrata una bella cosa.
    Ho letto i libri di Castaneda, discutibili, non scientifici a detta di alcuni, ma comunque interessanti, il peyote viene presentato come mezzo necessario.. a chi non ha capacità di arrivare da solo , grazie alla meditazione, a stati di coscienza diversi e superiori. Questo stesso principio, se si leggono libri seri di filosofia Yoga è espresso, e la pratica yoga se compresa e ben applicata, lo comprova.
    Ora tu mi insegni che la storditezza, l’ebbrezza del vino porta ad alterazione dello stato di coscienza, non mai al raggiungimento di uno stato di coscienza superiore, lo stesso per la droga. Dipende da dove vuoi arrivare, se ti vuoi drogare per abbrutirti.. lo fanno anche certi animali, attratti da erbe allucinogene per loro, poi magari ne muoiono perchè perdono il senso dell’orientamento, a quanto pare, proprio come succede agli umani in un certo senso quando si schiantano con l’auto , e magari ammazzano degli innocenti.
    Se cerchi invece di analizzare , capire, sfruttare le potenzialità della tua mente, non ti ubriachi, nè ti rimbecillisci di droghe, nè ti esalti perdendo la tramontana con intrugli e droghe che fanno perdere il controllo e la salute, lasciandoti dopo stanco e distrutto , oltre che dipendente mentalmente ed economicamente. Mi sembra facile da capire, o no?

  • Tonguessy

    stati di coscienza diversi mi sta bene. Ma superiori? Rispetto a cosa? Chi lo determina? C’è un sito dove consultare le chart degli stati di coscienza per vedere com’è messo il nostro?

  • ComeDonkeyKong

    Il discorso di Pagani sul rapporto tra droghe e creatività artistica è più che sensato, direi talmente saggio da essere completamente fuori posto in televisione. E’ documentato che nell’antichità si facesse uso di droghe, così come presso molte popolazioni contemporanee non industrializzate, ma bisogna sempre tener presente i contesti. Le pratiche sciamaniche attestate in diverse epoche e in diverse parti del mondo prevedono a volte, da parte degli officianti, l’assunzione di sostanze ben precise che rientrano negli orizzonti simbolici di quelle popolazioni, e i cui effetti, per quanto incontrollati, producono senso per tutti gli appartenenti al gruppo, ognuno dei quali ha un suo modo di rapportarsi ad essi e di interpretarli (è chiaro che il tessuto culturale comune assicura un certo grado di convergenza). Da noi la droga si è diffusa commercialmente in società, aprendo la strada a quel selvaggio mercato globale del farmaco che oggi subiamo, sia come decadenza culturale che come costi per il Servizio Sanitario. Il punto è infatti proprio questo: dopo aver convinto le persone del fatto che stanno vivendo nel “primo mondo”, dove il progresso è inarrestabile e sempre positivo (dando per scontati i non meglio precisati concetti di progresso e di utilità sociale e culturale), dove il famoso mercato “che-si-autoregolamenta” offre loro tutto, e dove si è ormai arrivati a negare e cancellare del tutto la sofferenza, le imperfezioni fisiche o esistenziali etc. (mi pare fosse Baudrillard che diceva che il virus informatico è uno degli aspetti più umani della macchina, in quanto momoento di mancato controllo, di errore), hanno diffuso anche l’idea che in questa parte di mondo non si può stare male, e che se si sta male è perché c’è un problema che proviene dall’esterno, e dall’esterno proverrà anche la sua soluzione (spesso nella forma della “pasticca”). Il neoliberismo ha affermato globalmente la logica della causa-effetto monodimensionali, il che fa scomparire gli equilibri organici, di relazione, l’importanza di capire il proprio corpo, di trovare un equilibrio psico-fisico innanzitutto recuperando un rapporto con le persone e i fatti del mondo (a partire da quelli più sgradevoli e dolorosi). Da questo punto di vista, i migranti disperati che incontriamo sovente nelle nostre città possono essere un’opportunità di confronto importante. Bisognerebbe annientare questa cultura della medicina-per-tutto. La droga rientra in buona misura in questo discorso, e sinceramente sono convinto che i grandi della musica mondiale sarebbero stati lo stesso tali, anche senza droghe, e che in alcuni casi (vedi Charlie Parker, Miles Davis…) siano state condizioni iniziali di povertà e ignoranza seguite dal successo improvviso in un mondo in cui il mercato sovrasta e sottomette qualunque istanza estetica o umana ad aver gettato certi personaggi in balia degli stupefacenti. In altri casi (psichedelia, Rolling Stones etc.) credo sia stata piuttosto una moda da artisti ricchi e di successo (un po’ come la cocaina era la “roba” da yuppies rampanti).
    Comunque, la diffusione della musica attraverso le radio e la rete è secondo me una forma di decadimento mostruosa, e lo dico con grande amarezza. Le radio che trasmettono musica in Italia mi sembrano un po’ tutte uguali. Pochissimi sono gli spazi nei quali si percepisce dell’originalità o la voglia di condividere delle opere di spessore, e spesso coincidono soltanto con pochi minuti trasmessi da radio locali. La musica in rete si avvale per lo più di formati degradati rispetto al già degradato formato del CD. Se proprio volevano rilanciare il mercato discografico a beneficio delle “majors” e spillare soldi a chi si scambia mp3, potevano almeno riproporre il vinile, e magari alimentare una cultura dell’ascolto in alta fedeltà.

  • ottavino

    E’ abbastanza semplice: Il rock è sbagliato, le droghe sono sbagliate, la cultura giovanile è sbagliata (anche quella cosiddetta alternativa), ecc, ecc.
    Se uno vuole comprendere quello che stiamo vivendo, c’è un modo molto semplice per comprendere: si tratta di un colossale errore che va avanti da decenni!!. Nel momento in cui le culture europee si sono messe a scimmiottare l’america, rinunciando alle proprie radici, lì è finito tutto! Quindi possiamo risalire culturalmente agli anni ’30 come ultime propaggini di “cultura europea”. Forse qualcosina nel dopoguerra….

  • Tonguessy

    Concordo e aggiungo: non ricordo più chi fosse quel fondatore di una delle più note radio private che da qualche anno se ne è andato perchè non trovava più soddisfazione nel trasmettere quella musica fetusa delle chart. Fa eco il Fabio Volo che, messo a fare una trasmissione su Radio Deejay, trova che non si possono trasmettere i classici del rock, si incazza, minaccia di lasciare e solo allora gli permettono di trasmettere il vero rock.
    Si chiama dittatura delle chart, ed è, tanto per cambiare, determinata da questioni economiche, con le major che muovono i fili dei burattini.

  • Tonguessy

    Spero solo tu stia scrivendo sotto l’effetto di qualche droga.

  • guru2012

    Caramelle con dentro l’erba davanti alle scuole? Ah già, me lo diceva mia mamma di non accettare caramelle dagli sconosciuti…

  • Simulacres

    La droga se paragonata ai danni disastrosi del fumo e dell’alcool, (ahimè, fumo e mi piace il vino; sigh!) alle “dipendenze” della medicina e alla schiavitù del “grande fratello”, se ben usata, è la meno nociva di tutte.

    Ma la droga non è, come purtroppo accade oggi, per una umanità di istupiditi, al contrario, essa può dimostrarsi una sorta coadiuvante in menti funzionanti, creative (la storia dell’arte e della letteratura ne è piena di questi esempi) come la la meditazione, appunto, è per chi la sa fare. Il resto è formato da gentucola di “straordinaria” ordinarietà, da coglioni della vita facile e da pappagalli d’arredamento. “voici le temps des Hashishin” concludeva Rimbaud in Matinée d’ivresse. (Hashishin, etimo di assassino)

    La droga, come la meditazione, è solo un mezzo, un veicolo messo alla portata di tutti ma non alla “portata” di tutti. D’altro canto lo stesso Baudelaire ne sconsigliava vivamente l’uso.

    Senza volermi addentrare nella complessa disgustosa e diabolica specificità dell’approvvigionamento, personalmente non ho particolari pregiudizi verso coloro che ne fanno un uso intelligente e assolutamente moderato e non dannoso (il 3%, forse).

    Comunque sono sempre stato dello stesso pensiero di Baudelaire: “Il vero eroe si diverte da solo”.

    ps. oltre ai cantautori, al jazz/blues amo profondamentela musica Ambient / Chillout. in rete sono accessibili radio meravigliose che trasmettono ininterrottamente questo genere di musica che, dopo quella classica, è per eccellenza quel che c’è di più aristocratico e meditativo per il nutrimento dell’anima, per Sognare… Volare….

  • guru2012

    Beh, bisognerebbe che conoscessi i tuoi gusti. Ti posso dire quello che sto ascoltando io di questi tempi: massive attack, thievery corporation, groove armada, ma anche coldplay, ben harper, gogol bordello, boh, ascolto un sacco di musica, mi piace anche il supercommerciale singolo dei black eyed peas…

  • maristaurru

    Non lo determiniamo nè io nè te. Nei trattati, anche in quelli scientifici si è d’accordo nel ritenere che vi siano vari stati di coscienza, superiore è per esempio lo stato di coscienza obiettiva, Capirai che lo stato di coscienza elementare dell’insetto è diverso o inferiore a quello del gatto , per dirne una.
    Sai benissimo immagino dove trovare informazioni serie su questa materia, che non è poi tanto strana

  • maristaurru

    E faceva bene la tua mamma, non era una leggenda metropolitana, le ho avute in mano e consegnate alla polizia, non era uno scherzo, come non lo erano le bustine dietro la scuola media, che ragazzini di 11 anni compervano nella indifferenza degli adulti che pensavano ai cacchi loro mentre i figli cominciavano una strada che ha portato alcuni a splattare su un muro, altri ad essere ammazzati di overdose e diversi ad esser corcati di botte e ridotti in fin divita, c’è poco da scherzare, anzi, niente!

  • Earth

    Interessante. Non ho detto questo, te lo potevi risparmiare il sarcasmo, bastava ragionarci un attimo, invece….

  • Ricky

    Mai visto una simile serie di idiozie nei commenti postati dai lettori. Sembrano tutti scritti sotto l’effetto di qualche droga (visto il tema).
    Nei 7 minuti e 1/2 del video Pagani il tema droga l’ha solo sfiorato, il suo é un discorso sulla societá che riduce tutto a merce, compresa la musica che dovrebbe essere un mezzo di espressione. Punto. Chi vuole vederci altro si accomodi, l’unico appunto che gli si potrebbe fare é che poteva mettere l’accento sul fatto che molte persone si sono stufate di questa mercificazione della cultura e dell’arte e cercano nella rete di trovare altre vie di fruizione e di produzione, ma forse non glielo hanno permesso. Ricordiamoci che Santoro é un giornalista mediocre, uomo di potere e al potere funzionale, che adesso sia diventato vittima del berlusconismo non nasconde che é l’altra faccia della medaglia.

  • ottavino

    Butta via tutto, Tongu, …è tutta robaccia….

  • Tonguessy

    COSCIENZA OBIETTIVA??? Ho letto bene? Determinata da CHI??
    Comunque non hai risposto alla domanda: ti chiedevo un link, oppure un libro su cui verificare lo stato di una coscienza. In mancanza di quel dato diventa tutto un’illazione

  • Tonguessy

    E secondo te non sono una sfilza di deja vu rimasterizzati? Combinazioni soul colorate di acid o funk piuttosto che brit pop per quanto interessante? Che tipo di rottura con schemi precedenti hanno operato secondo te?

  • Tonguessy

    Buttiamo via tutto e ci teniamo Faccetta Nera, visto che è del ’35?

  • guru2012

    scusami, non voglio sembrare irriverente, ma le caramelle con dentro l’erba… quali, quelle che le mangi una volta a tradimento e poi diventi drogato per tutta la vita?

  • guru2012

    Non mi senbra di aver parlato di rottura degli schemi, è chiaro che un periodo magico come quello degli anni 60/70/80 non potrà ritornare facilmente. Piuttosto intendevo dire che l’avvento delle nuove tecnologie, della rete, del peer to peer hanno impresso un’accelerazione alla diffusione “orizzontale” della musica e gli artisti che ho citato (tutti commercialmente affermati) non sono altro che la punta di un iceberg dentro al quale c’è un universo in movimento. Ciao.

  • ilnatta

    Completamente d’accordo con il tuo pensiero. Bravo!

  • guru2012

    Hai ragione, ho colto un aspetto laterale del discorso di Pagani, ma secondo me rivelatore di una certa supponenza. Non è che uno può far soldi con la musica e poi andare in TV a menarsela con la sua mercificazione.

  • Tonguessy

    Diffusione orizzontale? Perchè prima com’era, che sono curioso? Verticale? Obliqua?
    Il movimento è insito nella vita: tutto ciò che è vivo si muove. Non fa eccezione neppure l’asfittico mercato musicale. Finchè resta in vita, appunto. Il deja-vu è un metodo per ossigenare forzatamente il moribondo: così sembra in buona salute. Nessuna rottura di schemi, solo rotture di palle. Ciao

  • DaniB

    “coscenza obiettiva” è un termine infelice, permettimi gentile marista. Forse intendenvi quella che alcuni studiosi (perlopiù di matrice costruttivista) chiamano coscienza “ad alto stato di consapevolezza” che si può descrivere come il polo opposto allo stato di incoscienza del sonno.
    Gli stati della coscienza sono molteplici, ne sanno qualcosa quelli che praticano l’ipnosi (vedi terapie eriksoniane).
    A Tonguessy dico che non sono affatto illazioni: un libro da cui partire può essere “Mente, meditazione e benessere, medicina tibetana e psicologia clinica” di G.M. Pagliaro, Tecniche Nuove ed.
    Da li puoi approfondire seguendo la bibliografia interna al testo.

  • DaniB

    di nuovo, se vi piace un rock leggero ma con passione e bei testi, i due lavori del “teatro degli orrori” sono fra il meglio che la musica italiana ha prodotto negli ultimi anni. Se volete qualcosa di un po’ più complesso ma tecnicamente eccelso, che però non rompe molto gli schemi (anche se di queste rotture io mi sarei un po’ stancato e bisognerebbe parlarne…) perchè resta puro “progressiverock” alla K.Crimson, i “The Mars volta”potrebbero essere molto buoni.
    Se proprio volete darvi un tono “underground”, provate ad ascoltare gli Zu, un gruppo laziale, inettichettabile, ma secondo me rendono bene solo dal vivo, i cd sono inascoltabili.
    Saluti

  • guru2012

    scusa, solo per chiarire il concetto, “orizzontale” perché oggi come oggi tutti possono autoprodurre la loro musica e diffonderla gratuitamente, o meno, in rete. Non mi sembra una cosa negativa.

  • ranxerox

    Rock e Pop sono andati in coma a fine anni’70,in coincidenza con l’avvento della tecnologia. Ciò che è subentrato è stato solo forzatura(punk e heavy metal) o riflusso(new wave). Qualcosa è sopravvissuto con lo sperimentale ma quando il CD ha soppiantato il vinile su tutto è sceso il grande freddo. Peccato per chi è venuto dopo. Un tesoro scoperto ma zero chiavi per aprire la cassa. Ci vorrebbe del tritolo…

  • ventosa

    E’ sicuramente vero che il talento lo devi avere. però, per esperienza perrsonale, mi sono trovato svariate quello stato di ebbrezza, dopo un paio di bicchieri, in cui gli accordi e la voce vanno da soli, come liberato da ogni comando o pensiero razionale, soprattutto da ragazzo(intendiamoci, non sono un musicista, ma suono e canto da autodidatta da quasi quarant’anni). A nessuno è mai capitato lo stesso, magari in altri campi(poeti, scrittori, ecc.)?

  • guru2012

    Ventosa, mia casa è tua casa.

  • guru2012

    Ranx, credo di comprendere quello che dici, ma la tecnologia per mio nonno era il giradischi a manovella, poi lo ripeto ci sono stati momenti magici e ce ne saranno… speriamo.

  • Earth

    Si infatti, a meno che non stiamo parlando di un pazzo, gli spacciatori la pagano quella roba, non penso che vadano a buttare i soldi cosi’. Gia’ me li immagino i liceali e laureandi che fanno gli appostamenti davanti alle elementari per rubare le caramelle ai bambini. Per cortesia…

  • Tonguessy

    Per me “orizzontale” significa di mercato. Vuol dire eliminare i vecchi vinili (quelli sì, costosi da produrre) per arrivare all’MP3 che si fa in casa con il PC. Non contano più gli ingegneri del suono che dopo decenni di esperienza facevano sentire la differenza tra un mixaggio mediocre ed uno fatto ad arte. Oggi siamo tutti sound engineers, con programmi scaricati da emule, e pochi euro di investimento. Lo chiamerei appiattimento, anche se può avere degli aspetti positivi.

  • Tonguessy

    Straquoto! Ma ci metterei solo il Rock. Sul piano commerciale il pop tiene eccome. Anzi è proprio per il Pop che l’idiozia dell’MP3 funziona bene (suoni sintetizzati, facilmente comprimibili in tutte le salse)

  • ventosa

    Occhio, Guru, che io essere di buono appetito…