MARX E LA DECRESCITA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI MARINO BADIALE E MASSIMO BONTEMPELLI

Per un buon uso del pensiero di Marx

Questo saggio, il cui titolo nomina Marx e la decrescita, è ovviamente rivolto in primo luogo
alle persone interessate a Marx e a quelle interessate alla decrescita, e il primo obiettivo che
ci poniamo è quello di suscitare una discussione costruttiva fra questi due gruppi. E’ noto che,
in genere, fra coloro che continuano a ricavare ispirazione dal pensiero di Marx e coloro che
in tempi recenti hanno iniziato a teorizzare la decrescita non corrono buoni rapporti. I primi
tendono a vedere la decrescita, nel migliore dei casi, come un’aspirazione soggettiva di
natura socialmente ambigua, mentre i “decrescisti” vedono nel pensiero di Marx nient’altro
che una versione “di sinistra” dell’idolatria dello sviluppo che oggi domina il mondo e contro
cui intendono combattere. Giudichiamo questa contrapposizione del tutto negativa, e
cercheremo in questo saggio di mostrare le ragioni di questo nostro giudizio.

La prima tesi generale che ci sforzeremo di argomentare nel seguito può essere così
enunciata, in una sintesi quasi da slogan: “coloro che seguono le teorie di Marx hanno
bisogno della decrescita, la decrescita ha bisogno di Marx”. E con questo intendiamo dire
quanto segue: da una parte, oggi ogni teoria ispirata a Marx ha bisogno della decrescita
perché essa rappresenta l’unica formulazione possibile di un anticapitalismo adeguato alla
realtà del capitalismo attuale; dall’altra, la decrescita ha bisogno del pensiero di Marx perché
in esso si trovano alcuni fondamenti teorici indispensabili per l’elaborazione di una proposta
teorica e politica adeguata ai problemi che la decrescita stessa individua.
Continua QUI

Il documento è disponibile anche in formato pdf: QUI

14 Commenti
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dana74
dana74
9 Marzo 2010 5:20

a parte che google docs non fa aprire i documenti almeno a me, ma è sufficente. Ora non riesco a capire come un economista del periodo post industriale debba essere per forza ispiratore tutte le volte che la sinistra si vuole accaparrare qualcosa. Deve trovare giustificazione in Marxquando vuole cambiare pensiero o corrente o accattivarsi un nuovo elettorato. Quando si parlava di ambiente, eccoti e scritti appaiono su come Marx è sempre stato ambientalista (il che può essere vero, non lo sò ma trovo veramente ridicolo ed irrilevante che si debba trovare per forza un OK a procedere da una persona che è morta da tempo, cavolo ma i sinistri non vedono dove viviamo???) si erano solo dimenticati di specificarlo o accentuare sta parte. Ora secondo la sinistra Marx è stato per la decrescita. Porell, mi dispiace solo che non possa “difendersi” ed è puerile che la sinistra debba sempre nascondersi dietro la sottana di Marx per giustificare un suo “nuovo pensiero”. Ora, non perché Marx era cattivo, ma è talmente lapalissiano che Marx era sviluppista e produttivista, caspita e per aver vissuto agli albori dell’industrialismo non gliene faccio certo una colpa, non poteva immaginare come sarebbe degenerato il tutto,… Leggi tutto »

dana74
dana74
9 Marzo 2010 6:17

ovviamente volevo scrivere “economista del periodo iniziale dell’industrialismo”

Altrove
Altrove
9 Marzo 2010 6:23

Scusami dana, anche a me non apre il documento e non sono riuscito a leggerelo. Quindi non mi esprimo su tesi o considerazioni dell’articolo. Posso solo leggere questo breve trafiletto. Non mi pare proprio che in questo si dica che marx era un “decrescista”, ma bensì che le teorie di decrescita vadano viste in un’ ottica marxista. E’ una bella differenza. Non posso fare altre considerazioni senza leggere l’intero articolo. Infine il piccolo, il locale, e l’auto produzione non fanno sicuramente parte del “movimento socialista” di destra o sinistra, ma piuttosto di movimenti agli “estremi”, anti-imperialiasti, anarchici, progressisti,ecc… Per me, affermare che marx avesse un pensiero di “sinistra” (o cosa cavolo voglia dire oggi) è una aberrazione storica. Inoltre non prendere in considerazione le teorie di marx per studiare la società attuale è anche’essa una aberrazione, ma sociale. Concludo che le parole progresso e sviluppo non possono essere usate nella stessa frase per descrive una pratica politica poichè sono una il contrario dell’altra. Spero di essere stato chiaro. Col massimo rispetto…

Tao
Tao
9 Marzo 2010 6:59

Il link ora funziona

Sokratico
Sokratico
9 Marzo 2010 7:40

è interessante ma è semplicistico, a mio parere. Nell’articolo si critica giustamente il concetto di “crescita” e il richiamo a Marx è usato principalmente per distinguere “merci” da “servizi” (riassumendo)…per rassicurare chi pensa che la decrescita significhi arretramento tecnologico-industriale. ma chi ha letto Ivan Illich sa che la base del nostro sistema economico-industriale NON è il capitalismo. Il capitalismo è l’ovvia direzione che prende una società che impostata in maniera autoritaria. ma la prima fonte di autoritarismo è la mentalità. In una parola: la scuola fino a che avrai gente che ritiene che “cultura” e “apprendimento” sia sinonimo di “passare esami” o imparare “nozioni”, la media delle persone saranno PASSIVE, di fronte alle situazioni. aspetteranno che qualcuno INSEGNI loro a cavarsela. così anche per la medicina e l’economia. dunque, in ultimo, l’approccio più produttivo è sempre quello educativo, nel senso di “stimolare la curiosità”. Lasciate che le persone diano risposte personali ai problemi, agli stimoli. vedrete che fioriranno di pari passo arte, imprese, cultura, economia! certo che “VITA” è sinonimo di “DISORDINE”…almeno se usate “ordine” nel senso di “regolarità”… e niente fa più paura del disordine, al potere come alle persone insicure! questo è il motivo per cui, in fondo… Leggi tutto »

Nellibus1985
Nellibus1985
9 Marzo 2010 7:45

Condivido in pieno. Nella decostruzione dell’attuale società dei consumi, oltre a Ivan Illich, citerei anche Michel Foucault e Jean Baudrillard.

anonimomatremendo
anonimomatremendo
9 Marzo 2010 8:07

Da qualche tempo si registra una certa curiosità verso questo argomento (cfr. http://www.decrescita.it). Persino alcuni di coloro che fino a ieri hanno predicato una ecologica “crescita sostenibile” si sono convertiti. C’è da stupirsi che non siano più numerosi: nessuna crescita può essere sostenibile. Il nostro pianeta è una sfera delicata che ruota nello spazio ed è grande abbastanza per far dimenticare a uomini occupati nel tran tran quotidiano che ha dimensioni finite, risorse finite, capacità di reagire finite. Basta rimpicciolire il sistema e tutto diventa più chiaro: in una ipotetica stazione spaziale, poniamo con il diametro di 1 chilometro invece dei 12.000 della Terra, gli astronauti non potrebbero discutere sensatamente sulla crescita del loro PIL perché vedrebbero consumarsi velocemente il mezzo che li ospita. Dunque sarebbe da salutare con soddisfazione il riconoscimento di una situazione fisica ben prevista da una teoria che per convenzione ideologica è stata classificata come “politica” relegandola alla voce “marxismo”. Del resto non è per nulla difficile mostrare che tale teoria non è altro che una ecologia della produzione e riproduzione umana nell’ambiente. Un metabolismo della biosfera alla comparsa dell’uomo-industria verso metà ‘800. Se adesso ci arrivano addirittura i borghesi vuol dire che il comunismo sta… Leggi tutto »

nautilus55
nautilus55
9 Marzo 2010 11:19

Puoi sempre scaricare il pdf: si vede che non hai letto il saggio, altrimenti troveresti le critiche che hai postato inutili e prive di senso.

nautilus55
nautilus55
9 Marzo 2010 11:28

Scusate, ma siate sinceri: lo avete letto? Tutto? E solo questo avete da dire? Io trovo che sia una delle migliori analisi in circolazione, perché riesce a coniugare ed a trattare in modo dialettico due argomenti, apparentemente assai lontani

Marx non era, ovviamente, per la decrescita – questi sono commenti puerili – ma l’attualizzazione del pensiero marxiano pone proprio la lotta per la difesa del territorio come una formidabile arma anti-capitalista.

Sempre che lo si legga, prima di commentare.

antoniona
antoniona
9 Marzo 2010 14:23

Sono d’accordo con anonimotremendo.
Sottolinerei una cosa: in un sistema socialista la produzione e la distribuzione dei prodotti (che non sono più merci) avviene non in base a logiche mercantili ma in base ad un piano razionale, dando quello chi serve a chi serve, eliminando gli sperperi dovuti alla frammentazioni di unità produttive separate da una forma ormai obsoleta (visto il grado di socializzazione delle attività umane ormai raggiunto) chiamata proprietà privata.
Inoltre l’assenza di conflitto tra le varie unità produttive che oggi lottano ferocemente (fino a provocare guerre) per spartirsi i “consumatori” renderà inutile la pubblicità, eliminando in tal modo una marea di bisogni indotti che conducono, oltre alla devastazione mentale degli individui, alla produzione di una marea di inutili puttanate.
Il risparmio di energia sociale e fisica che si otterrà razionalizzando produzione e distribuzione dei beni porterà ad una diminuzione degli impatti che le attività umane hanno sull’ambiente di svariati ordini di grandezza maggiori rispetto a quello che si puo’ ottenere con misure di tipo individuale come quelle che vanno predicando quelle anime candide degli ecologisti di maniera.

anonimomatremendo
anonimomatremendo
9 Marzo 2010 17:58

Quello di Marx è insomma, secondo noi, un tipico esempio di wishful thinking. Egli ha individuato correttamente le contraddizioni del modo di produzione capitalistico, e a questa analisi scientifica ha sovraimposto la narrazione mitologica di una classe operaia che liberando se stessa libera l’intera umanità. In ogni caso, di fronte all’ingombrante testimonianza dei fatti, l’onere della prova spetta al difensore della tesi del carattere rivoluzionario della classe operaia: chi, di fronte all’evidenza del fatto che la classe operaia non ha finora fatto quella famosa rivoluzione comunista, sostiene però le sue potenzialità in tal senso, ha l’obbligo teorico di fornirci gli argomenti razionali a favore di questa tesi. 1.IL fatto che la classe proletaria non abbia ancora portato a termine la sua rivoluzione non vuol dire che ció non sara´ mai possibile.La borghesia stessa ha avuto,durante il corso dei secoli,i suoi alti e bassi prima di trionfare. 2.La classe salariata é l unica classe rivoluzionaria semplicemente perché e´ la fonte della ricchezza capitalista ed é l unica classe da non aver altro da perdere che le propire catene.Se gli intellettuali decrescisti scioperano non succede nulla,se scioperano gli operai si ferma tutto. Nella Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto… Leggi tutto »

vic
vic
10 Marzo 2010 10:14

Oggi ci siamo accomodati nel luminoso studio di un preclaro luminare. Egli ha dedicato la vita alla misura delle caratteristiche umane. Osserviamo cosa succede. Ho detto luminoso? Mica tanto, la luce e’ bizzarra, grigio-giallastra. Gia’, il luminare preferisce lampadine a risparmio energetico, a quanto pare. V: Buongiorno altissima eminenza. Di cosa si sta occupando? L’Ombroso: Non ha fatto l’inchino, si ricordi la prossima volta! V (lieve inchino alla giapponese): Savoiardi! L’Ombroso: Si dice Sayonara, perbacco! V (stesso inchino): Sayonara, eminenza! L’Ombroso: Bando alle ciance, sono impegnato non vede? V: Si’ vedo, deve confezionare un vestito? L’Ombroso: Sto misurando l’altezza del piccolo Marx. V: Salve piccolo Marx, tutto bene? Marx (chino): Salve a te, bene, tiriamo a campa’. L’Ombroso: Non si muova che la sto misurando! Marx: Misuri con cura, sia preciso e meticoloso. L’Ombroso (agita il metro): Conosco il mio mestiere. Io sono un luminare. Entra una giovin fanciulla in ghingheri, fa il pieno alla luminaria a petrolio. Poi esce sculettando con indifferenza. L’Ombroso (si siede al tavolino, prende appunti): Uno punto cinque tre. Ahi, mi sono punto! V: E’ grave? L’Ombroso: E’ reticente, continua a decrescere! Marx (molto chino): Uhm, uhm. V: Allora, che ne pensa sua altissima avvedutissima… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
11 Marzo 2010 16:18

Una precisazione, dici:

nessuna crescita può essere sostenibile
,
ma tutto sommato ciò vale solo per una crescita materiale, una crescita del consumo di risorse prime, della popolazione, delle superfici coltivate e così via.
Una crescita intellettuale, nel patrimonio di conoscenze dell’umanità, nella cultura che si diffonde nelle persone, o anche una crescita morale, una crescita della consapevolezza dell’uomo, è pienamente sostenibile.

Truman
Staff CDC
11 Marzo 2010 16:23

Mi fai venire in mente un classico della decrescita: Tre millimetri al giorno di Richard Matheson.