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MANIFESTO POLITICO ? UNA BOZZA

DI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Ormai lo capisce anche un elettore di Casini che non abbiamo più sovranità, neppure mezza. Neanche più la libertà di decidere quante tasse estorcerci da soli. Quali e con quali sigle, sì, ma l’ammontare della rapina discende dai calcoli di pochi signori a Bruxelles, Francoforte e nelle piazze finanziarie mondiali. Il nostro governo non aveva più la facoltà di battere moneta da tempo immemore, così come fin dal 1945 non ha nessuna reale indipendenza militare visto che i nostri soldati si muovono soltanto se irreggimentati in missioni di finta pace targate Nato o Onu. L’Euro-gabbia bancaria, con l’euro a fare da guinzaglio e catena, è il compimento di una progressiva e inesorabile occupazione internazionale della nostra Italietta tornata, come agli albori della modernità, serva e complice di famelici stranieri. Il nostro già barzellettesco Stato non batte moneta, di fatto non ha autonomia fiscale, è privo di indipendenza geopolitica e si è consegnato mani e piedi ad una tecnostruttura sovranazionale schiava della speculazione: tecnicamente, non è più in nulla uno Stato sovrano, libero. Una depredazione di sovranità avvenuta in modo indolore, sottile, mascherato, coperto dai falsi ideali dell’atlantismo, del libero mercato e della mistica europeista. Non a nostra insaputa, sia chiaro, ma col nostro consenso o con la nostra indifferenza. Ne stiamo pagando amaramente il fio, che si chiama Monti, dittatura dei mercati, Esm, tassazione usuraia, occupazione come optional, immigrazione senza controllo, oblio della storia e paesaggio sbranato. In una parola: disumanizzazione.

Queste conclusioni ci sono note da tempo. Ma oggi la situazione politica ribolle di spinte sovversive, di frustrazione scoperta, di risentimenti popolari. I padroni del vapore stanno cercando di incanalarla nell’alveo agevolmente controllabile della rabbia contro la sola casta dei politici (scandali regionali), perché si sa, i poltronari e sbafatori a ufo dei partiti sono bersagli facili, i colpevoli perfetti perché minori, più pacchiani, più esposti al pubblico ludibrio. Chi comanda sul serio – l’alta finanza, i banchieri, i fondi privati e sovrani, le multinazionali, i salotti buoni – se ne sta al riparo nel dietro le quinte, difeso da un’immunità ideologica e spesso anche informativa: finisce sui giornali al massimo per qualche eccesso di arroganza o marachella giudiziaria, cadendo regolarmente in piedi, quando non è addirittura lodato coi magnificat come fosse un filantropo e sincero democratico (il modello insuperabile di tartuferia su scala planetaria è lo spietato finanziere George Soros).

E allora dàgli alla cosiddetta “casta” (povere caste indiane, che volgare abuso della vostra antichissima tradizione per colpa dei Stella e Rizzo, i giornalisti orbi di un occhio, l’occhio per l’economia padrona e predona). Giusto, perché quelle mezze cartucce senza merito né onore che grufolano coi nostri soldi nel Palazzo sono parassiti da spazzare via. Ma fare gli indignados contro Proci e porci non può essere l’unica molla di scontento, già la pur monca ondata Occupy in tutto il mondo ha alzato il mirino contro l’élite mondialista del denaro. Come non può continuare ad esserlo la pura e sacrosanta pars destruens su voragini di marcio politico, economico e morale come il debito inestinguibile, la partitocrazia vessatoria, il centralismo idiota, la precarietà esistenziale, la servitù da lavoro, le ingiustizie sociali. Bisogna provare a dire dei sì. Trovare denominatori comuni, nodi irrinunciabili attorno a cui fare quadrato. Per fare cosa? La mia idea personale l’ho già esposta su questo giornale, ed è di cavalcare la tigre del grillismo. Consapevoli di tutti i suoi errori, le sue confusioni concettuali, le sue mancanze programmatiche e i suoi limiti umani e politici (dall’ingenuità media da oratorio delle sue truppe, all’incoerenza, secondo me fisiologica, fra democrazia integrale e verticismo carismatico del duo Grillo-Casaleggio). La politica è movimento, e occorre tener conto delle forze. E oggi, la forza d’attrazione per i ribelli, operanti e potenziali, è trainata dal Movimento 5 Stelle. Lì c’è un campo da poter arare. Escludere a priori la possibilità di agire su di esso e con esso costituirebbe un peccato di snobismo e settarismo tipico di chi si rifiuta il principio di realtà per abbarbicarsi nel proprio sterile microscopico orticello.

Sintetizzo in punti i cardini di un futuribile “programma minimo” della Ribellione.

– Un referendum sull’euro è una buona idea: la parola torni al popolo perché torni ad essere sovrano. Ma per dire NO all’Eurocrazia. Il sistema monetario europeo andrebbe radicalmente rifondato. Non essendo possibile farlo, lo Stato nazionale, attualmente depositario delle sovranità popolari, deve poter riprendersi il potere di emissione e circolazione delle moneta. Il ritorno alla valuta nazionale dovrebbe farsi a due condizioni: un’uscita regolamentata e organizzata in modo da alleviare le prime conseguenze negative, e un riassetto radicale della gestione monetaria, a partire dalla proprietà pubblica della nuovo divisa nazionale.

– Restare in Europa senza impiegare l’euro: in teoria, come fanno da sempre Gran Bretagna e Danimarca, si può, ma non ce lo concederanno mai. Posto che la battaglia va combattuta comunque, non può non essere completata con una proposta di riorganizzazione dell’Unione Europea. Niente Stati Uniti d’Europa o americanate simili: il continente ha la storica peculiarità delle identità locali da difendere. Euro-regioni autonome (amministrazione, buona parte del fisco, polizia ecc) dunque, con le vecchie nazioni a fare da cornici intermedie con competenze ridotte. Monete regionali complementari al neo-euro. Un governo europeo con poteri di politica estera e militare con una Dieta federale, entrambi espressioni delegate delle euro-regioni. Nel frattempo, in ogni caso, si recuperi la statualità nazionale ragionando all’interno di essa, che pur in crisi resta l’unico baluardo di resistenza alla globalizzazione e ai suoi moloch (Fmi, Wto ecc).

– Il metodo di autogoverno preferibile è la democrazia diretta in ambito locale, con una parte di delega rappresentativa limitata all’essenziale (come in Svizzera e più della Svizzera). Nel breve-medio termine, ricorrere ai mezzi offerti dalle istituzioni per cambiarle con la guerriglia interna.

– Il lavoro e l’economia non possono essere i fini dell’esistenza, ma tornare ad essere strumenti. Non la crescita infinita e fine a sé stessa, ma il reddito minimo di vita dev’essere l’obbiettivo di una politica economica finalmente umana. Riappropriandosi della moneta, togliendo alle banche l’esazione occulta dell’interesse rimodulando il circolante (non più liquidità speculativa, ma scambi tramite moneta deperibile e garantita da camere locali di compensazione), rinegoziando il debito estero, si potrebbe metter mano al mercato della manodopera in modo che sia sottratto alle piovre capitaliste.

– L’architettura istituzionale, coerentemente con l’aspirazione all’autogoverno più vicino possibile alla dimensione comunitaria, dovrà essere giocoforza federale. Questo anche deriva dal bisogno di rimettere radici, di riscoprire i caratteri ancora vivi e vivificanti delle tradizioni, ridare alla vita del singolo ritmi e condizioni a sua misura e del contesto naturale in cui vive (ottica bioregionale).

– Il soggetto politico per attuare soluzioni di così lungo termine non può che dirsi, proporsi ed essere palingenetico, radicale, rivoluzionario. Massimo pragmatismo sul qui e ora, ma nessuna concessione teorica sull’obbiettivo finale: rimettere al centro l’Uomo, concreto, storico, in carne e ossa, spirituale e vivaddio irrazionale, con le sue esigenze interiori di stabilità e armonia, i suoi giusti orgogli d’appartenenza e la sua santa animalità, irriducibile alle statistiche truffatrici e astrattezze schiavizzanti dell’ideologia finanziaria.

È solo un abbozzo, spero non sia un aborto. Vorrei che mi contestiate, mi critichiate, mi diciate che ho torto o ragione, purché concordiate con me sulla necessità di poggiare i piedi per terra non dimenticando che chi lotta davvero (io lo faccio con la penna, almeno per ora) guarda verso il cielo.

Alessio Mannino
www.ilribelle.com
ottobre 2012

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • nuvolenelcielo

    è un programma in generale molto condivisibile, anche se eccessivamente “minimo” al momento, non è che si possa dirne molto. Restare in europa uscendo dall’euro è una confusa e inevitabile idea, perché l’Europa è un’entità geografica prima di tutto. Io direi di non darci troppa attenzione nel programma, perché va a sapere cosa succede dopo che usciamo dall’euro…. La parte sull’economia e il lavoro per quello che si capisce (vista la brevità), io mi limiterei al primo passo, riappropriarsi della moneta e tagliare i poteri delle banche. “Rimodulare il circolante o metter mano al mercato della manodopera” sono concetti molto vaghi e soprattutto rischiano (una volta chiarificati), di creare divisioni ideologiche da vecchia politica. Io mi limiterei ai primi passi essenziali sui quali si può trovare un vasto consenso. Il sapere fare un passo alla volta è una rara e grande virtù.

  • Kvas

    “rimettere al centro l’uomo” NO, questo è stato il più grande errore della nostra specie. L’uomo è PARTE INTEGRANTE DI UN COMPLESSO ECOSISTEMA e fino a quando questa specie di scimmia spelacchiata non sarà in grado di comprenderlo non ci sarà mai un equilibrio su questo pianeta. La terra NON è a nostra disposizione.

  • ericvonmaan

    Hai dimenticato il punto fondamentale (senza questo non si fa nulla): uscire dalla NATO, sfrattare TUTTE le installazioni USA e NATO dal territorio nazionale e rinegoziare tutti i termini dei trattati firmati alla fine della seconda guerra mondiale. Poi si può fare tutto. Intanto solo questo passo ci può far risparmiare decine e decine di miliardi di euro all’anno.

  • Giancarlo54

    Infatti, senza questo passaggio sono solo chiacchiere ed io sono stufi di chiacchiere, anche di quelli di Mannino. Molta gente non si rende conto che è la potenza militare che condiziona tutto il resto, si è convinti di vivere in un mondo perfetto dove basta essere buoni e miti e tutti ti è dovuto. Apriamo gli occhi.

  • nuvolenelcielo

    è un definizione usata in senso sociopolitico (a beneficio di altri uomini), non è un termine da intendere in senso religioso, biologico o cosmologico. (E poi persino la classe dominante è già straripante di ecologismo chic, non mi sembra certo un’emergenza primaria).

  • Kvas

    Ah no? Davvero pensi che le stupidaggini sociopolitiche siano più importanti del mondo in cui viviamo? Bhè, questo conferma che 5000 anni di storia non sono serviti a nulla, evoluzione pari a 0

  • nuvolenelcielo

    Le stupidaggini sociopolitiche come le chiami tu… (signor evoluto), sono quelle che decidono cosa mangia la gente, e se la gente mangia. E sono quelle che decidono se scaricarti dei liquami tossici nel fiume sotto casa tua o no. E sono quelle che decidono se finanziare tecnologia a energia pulita o no. Sei veramente ignorante, ti consiglio di imparare la lingua italiana (se la cosa non offende troppo la Terra, si capisce).

  • Kvas

    Poverino. Parli d’ignoranza e non sai nemmeno il significato della parola, certo un troglodita come te non deve insegnarmi nulla. Detto questo, per rispondere non a te, ma a qualcun’altro più evoluto che sia in grado di comprendere quando si fa informazione, Se tu non metti al primo posto la salvaguardia dell’ecosistema, mi spieghi, caro dottore in stupidaggini, dove vai a discutere delle tue STUPIDAGGINI sociopolitiche quando non ci sarà più un posto dove farlo??

  • Mondart

    Ecco, così si comincia a ragionare … non ci vogliono dei geni, n’ est-ce pas ?

  • Primadellesabbie

    Il programma, o bozza che sia, rappresenta una forte tentazione nel fattibile. Sono d’accordo.

    Ho delle riserve riguardo Grillo e il suo movimento, anche se non si può fare gli schizzinosi con qualcosa che esiste già, indicando vaghe possibilità alternative. Prima si é dovuto insegnare italiano e politica ad un presuntuoso sedicente playmaker, poi assistere alla guerra personale di un poliziotto-giudice-politico semianalfabeta, quindi seguire la tentata ricollocazione di ex funzionari di partiti scomparsi che si vogliono mettere in proprio. Adesso avremo a che fare con gente che scoprirà il mondo in posizione di comando e a nostre spese. Di questi prossimi temo sopratutto le trovate “intelligenti”. Quando ne usciremo?

    Ad ogni modo, per tornare al suo programma, bisogna individuare il punto di possibile frattura tra interessi rilevanti del meccanismo produttivo/distributivo (e, perché no, culturale) europeo ed il sistema finanziario internazionale. Non é impossibile nonostante il groviglio: é lì che a mio avviso si deve cercare di agire. In vista di un possibile successo credo sia importante cercare di fermare la forte tendenza delle attività caratterizzanti la cultura europea (esempio l’alimentare e…lo sport) a stemperarsi infilandosi dentro mondi finanziari globalizzanti a senso unico.

    Un discorso a parte dovrebbe riguardare la cultura, centrata sulla sua origine, deve potersi muovere in ogni direzione senza imboccare necessariamente lo stretto corridoio atlantico. Deve essere fine a se stessa diminuendone drasticamente l’impatto utilitaristico da scimmiottamento acritico. Di università e di laureati ce ne sono vistosamente troppi, é all’influenza qualitativa che possono avere sulla società che bisogna guardare anziché, all’erroneamente dato per scontato, contributo all’arricchimento materiale.

    Un’ultima cosa. É preferibile appoggiare chi affronta i problemi piuttosto che chi sembra risolverli fuggendo in avanti.

  • Affus

    troppa filosofia sulla natura dell uomo,non è compito della politica .
    non è il momento di fare filosofia adesso.
    la societa è l’unione di gruppi familiari,questi cercano il bene comune .
    cercare la convivenza sociale poi con altri gruppi e fare una giusta distribuzione del patrimonio del lavoro. La politica sta al servizio di questi gruppi sociali.Il resto sono chiacchiere al vento . Non è lo stato che deve dirmi cosa è la cultura , quale storia debbo sciegliere .

  • lucamartinelli

    concordo, amico. Ma c’è un problema. Non ci siamo trovati pieni di cani yankee puzzolenti per caso. Gli è che abbiamo perduto una guerra e dopo che si perdono le guerre si devono firmare dei trattati di pace. Noi l’abbiamo fatto nel 1947 a Parigi…..il resto è una conseguenza…..

  • lucamartinelli

    intendo solo dire che i trattati non si possono rinegoziare, vanno denunciati e basta. saluti

  • Mondart

    Anche il troppo pragmatismo non è che la diretta conseguenza di una visione patriarcale-economicistica del sociale: ovvio che non sarà il pragmatismo a venirmela a raccontare giusta, essendo primogenito dell’ economicismo.

    Sta di fatto che un “ingegnere” degno di questo nome, nel momento in cui sviluppa una struttura, non può assolutamente prescindere dal conoscere le leggi intrinseche dei materiali che andrà ad utilizzare: resistenza, taglio, compressione ecc.

    Ma se si BARA VOLUTAMENTE sulle leggi, non ci si stupisca poi se tali strutture risultano SEMPRE fallimentari. Poi certo, fallimentari non sono per chi le sfrutta, in quanto anche il loro crollo viene astutamente utilizzato come volano per instaurare un nuovo ciclo di sfruttamento … ed ecco che ci troviamo nell’ ennesimo controsenso utilitaristico: un ingegnere che progetta un ponte già destinato a crollare sarebbe considerato un delinquente in uno sviluppo “naturale”; oggi è considerato un genio ( dell’ economia, della politica, dello sfruttamento sociale, di quel che vuoi ).

    Ad ogni buon conto sono esistiti modelli sociali non competitivi, non basati sulla produttività, e sono coincisi soprattutto con tipologie “matriarcali” di sviluppo, tipici di certe società “primitive” che guardacaso si sono “estinte”. Ultimo esempio la Libia di Gheddafi, non occorre andare tanto distante. E lo stesso globalismo oggi necessita di un simile modello di sociale interno, ancor prima della gente comune: ecco dove sta la nuova equazione, e lo spazio di trattativa.

    Un modello “matriarcale” inoltre rilascerebbe nel corpo sociale tutte quelle energie oggi assorbite dalla “lotta di tutti contro tutti”, energie che andrebbero ad incanalarsi nella direzione del rapporto spontaneo e creativo, con vantaggio di ogni sovrastruttura lavorativa, organizzativa ecc.

    Sarà poi lo stesso modello sociale, congiuntamente allo sfoltimento strutturale, a farsi “limitatore” del potere conseguibile al suo interno … e vissero tutti felici e contenti.

  • Affus

    Qui bisogna pertire dall A,B,C senza fare teoremi e filosofia di politica .
    Due perone che si uniscono ,formano un nucleo sociale ,il nucleo monocellulare di un un organismo pluricellulare della stessa specie .
    Queste persone si trovano meglio a loro agio con chi ha la stessa lingua e tradizioni e vive nello stesso territorio; si convive meglio; si puo commerciare , capire , lavorare ,vendere e comprae,stare assieme per crescere e formare la prole . Ora la politica si occupa di farli convivere ,magari spartendo le risorse in maniera giusta o trovandole ; ad esempio facendo studiare i giovani con la ricerca ,oppure isegnadoli a zappare. etc.etc. Quindi la politica si occupa pure della giustizia super partes tra i vari nuclei famigliari e sociali che formano una citta ,una regione ,un land, uno stato o nazione. La politica seguendo la ragione si occupa di tutto cio che crea lo sviluppo di queste persone ed elimina tutto cio che è irrazionale ,non si occupa degli istinti rivoluzionari……

  • Affus

    questa che dici è pura ideologia che non sta nè in cielo nè in terra ,ma sta nella tua fede metafisica di societa

  • Mondart

    Mentre la società matriarcale era la “civiltà del dono” ( la vita è dono, l’ esistenza è “con” e non “contro”, la sussistenza viena dalla natura stessa e non costituisce nè un particolare problema nè tantomeno motivo di sopraffazione e conquista ), la società patriarcale è la “civiltà del possesso” ( niente è donato, ma tutto oggetto di “conquista” che quindi pone automaticamente ogni membro in lotta con l’ altro ).

    Gheddafi stava costruendo in Libia un tipo di civiltà MATRIARCALE ( anche se lui aveva il pisello, non era assolutamente un “patriarca” ): infatti la casa era data dallo Stato agli sposi e riscattabile attraverso l’ affitto; energia e beni di prima necessità avevano un costo irrisorio; era previsto un salario di sussistenza, ecc.

    Matriarcato e patriarcato sono quindi DUE VISIONI … nessuna delle quali è “automaticamente inclusa” nello sviluppo sociale: la prima però è PIU’ SANA rispetto alla seconda. Questione di direzioni, e questione di dove si vuol andare. La prima è “naturale”, la seconda è “dopata”.

  • Mondart

    Ecco allora che si vede come anche l’ annosa questione del “chi comanda qui dentro” ha una connotazione che NON E’ economica, nè politica, nè checazzoneso’, ma è prettamente “filosofico-culturale” ( nel vero senso della parola, ossia di idea accettata e fatta propria da un’ intera civiltà ).
    Il matriarcato pone il controllo in basso, il patriarcato in alto: e non a caso ogni società primitiva, come ogni religione primitiva, è di stampo quasi sempre matriarcale ( le leggi sono nella natura, la creazione del divino/sociale/potere procede dal basso all’ alto: il primitivo nella grotta di Altamura dipinge il bisonte che poi adora per propiziarsi la caccia).

  • kenoby

    ecco perchè non ce la faremo mai: IN QUESTO BOTTA E RISPOSTA VI STATE SCANNANDO PER UN BEL NIENTE (AL CENTRO L UOMO, OPPURE NO, L UOMO SOCIO POLITICO, SOCIO POLITICO NO, TU EVOLUTO, L ALTRO POVERINO E VIA DICENDO) MI SPIACE DARVI UNA CATTIVA NOTIZIA: AVETE RAGIONE ENTRAMBI!!! RIPETO: AVETE RAGIONE ENTRAMBI.
    MA PURTROPPO L EGO UMANO VUOLE AVERE SEMPRE PIU’ RAGIONE ED ECCO LA MOLLA CHE USANO PER TENERCI INCHIODATI E FARE DI NOI I LORO PUPAZZI. MENO EGO, MENO EGO CAZZO!!!! LEGGETEVI UN PO DI ECKHART TOLLE.

  • Mondart

    Rifletti bene infine proprio su questo: COSA sfrutta, in ultima analisi, ogni “controllore” sociale, ogni civiltà “progredita” attuale ??

    Non tanto il lavoro, non tanto il tempo, quanto proprio il nostro spontaneo associarci, che seguirebbe appunto le vie dell’ eros, del DONO disinteressato, della creatività, della produzione artistica ( sublimazione dell’ eros e del dono: faccio un oggetto per “donarlo” non ad una specifica persona, ma ai miei simili in genere … )

    ED E’ QUESTO che sta sul cazzo ai controllori: che tu possa “darti per dono”, tanto che hanno ridotto anche ogni sessualità a calcolo, ogni “Eros” ( inteso nel senso più alto e nobile ) a ingranaggio produttivo. Comunque ci giriamo infatti siamo sempre dentro un concetto “mercatista” del vivere e dell’ associarsi … MA QUESTA E’ UNA BALLA, in quanto l’ associarsi è dettato piuttosto da piselli e passerine ( con tutto quel che di più alto e nobile ne consegue ) e non da una LOGICA DI SCAMBIO: che nasce eventualmente come “necessità di sopravvivenza”, ma la logica di base E’ E RESTEREBBE IL DONO SPONTANEO ( e le sue naturali sublimazioni sociali meno aberranti delle attuali forzatissime canalizzazioni ): il lavoro tornerebbe ad avere la giusta connotazione di realizzazione ( non di mera sussistenza, risolta alla base ), la società nel suo complesso assumerebbe un aspetto più armonico.

  • Mondart

    No: sta nella sostituzione di Fromm e Marcuse ( sociologia come scienza esatta, sperimentabile, riproducibile ) a Marx e Hegel ( impianto puramente ideologico e anche un tantino “dopato” … dal capitalismo stesso ).

  • SeveroMagiusto

    Alcune riflessioni:
    • Alla fine dell’articolo Mannino invita anche a criticarlo ma a concordare su una necessità. Io concordo. E trovo che questo sia fondamentale. Troppe volte ci ritroviamo su queste pagine per esprimere critiche a questa o quella opinione. Sacrosanto. Vogliamo però concentrarci su quello che accomuna la maggior parte di noi? Il tema, mi sembra ovvio, è quello del nostro modello di vita, o modello sociale, o sistema, o come cavolo vogliamo chiamarlo. Così com’è non va. Ma potrebbe anche andare peggio, e quella sembra proprio la direzione nella quale ci stiamo incamminando.
    • Dunque se quello che ci accomuna è la necessità di cambiamento dobbiamo anche deliberare in quale direzione vogliamo andare. Mannino giustamente propone un programma di massima, che lui chiama “politico”. Né più ne meno di quello che sta facendo Barnard col suo manifesto per una nuova economia. E già fioccano i commenti. Tutto normale. Qualcuno propone dei temi, qualcuno ne individua degli altri. Soluzione A, soluzione B, ecc… I nostri problemi sono reali, e quindi le risposte sono di ordine pratico, tecnico. Proposte fatte seguendo gli schemi ai quali siamo (ci hanno) abituati. Penso però che il programma “politico” debba sottendere a dei principi superiori. Prima di occuparci della moneta o del federalismo, penso che dobbiamo farci della domande che sono le stesse che si è sempre fatto l’uomo da quando ha risolto il problema della propria sopravvivenza, cioè quello di avere cibo a sufficienza per nutrirsi, tipo: qual’è il significato della vita? Ovvero, che cazzo ci facciamo su questo pianeta? Alcuni troveranno la risposta nelle “sacre scritture”, io preferisco pensare che i Monty Python ce l’abbiano già spiegato benissimo (“Il senso della vita” e “Brian di Nazareth”). Insomma, siamo nati solo per mangiare, cacare e servire per tutta la vita una minuscola combriccola di parassiti? O abbiamo anche dei diritti naturali? E quindi abbiamo tutti uguale diritto al benessere? Da qui, data per scontata la risposta affermativa (che cozza però con la triste realtà di persone che nascono in lande disagiate), passiamo alla conseguente questione: ci sono abbastanza risorse per tutti? Sicuramente sì, anche se non dobbiamo comunque dimenticare gli aspetti demografico/ambientali.
    • Il problema a questo punto diventerà quello di stabilire delle regole per evitare l’accaparramento delle risorse da parte di pochi individui, che è quello nel quale stiamo sguazzando in questo momento. Cioè il controllo delle materie prime – incluso il denaro se vogliamo continuare con questa convenzione – e della loro utilizzazione deve essere rivolto al benessere collettivo.
    • Dato che in realtà la situazione nella quale ci troviamo è quella contraria, nella quale alcune persone esercitano il loro potere in maniera arbitraria – e spesso al di fuori delle regole alle quali dovrebbero rispondere – dobbiamo chiederci come hanno fatto a fare ciò. In che modo esercitano il loro potere. Nei Paesi “civili” è tutto basato sul potere della parola. La formula standard è: “tu fai quello che voglio io perché io te lo ordino e tu non ti devi opporre perché se no ti punisco”. Queste è lo spirito delle leggi. Una prescrizione, un obbligo al quale ci hanno convinto (educato), pena una punizione. Leggi che ci sono state calate dall’alto, sulle quali nessuno di noi ha mai potuto dire la sua. I “potenti” hanno fatto le leggi e stabilito anche in che modo dobbiamo eleggere le persone che dovrebbero tutelare i nostri interessi. Già che c’erano hanno anche deciso quali persone possiamo eleggere.
    • Ecco che la crisi che stiamo affrontando, e che si palesa come una mancanza di denaro (per noi, non per loro), in realtà più che una crisi economica è una crisi di democrazia. O meglio di mancanza di democrazia, sempre che non accettiamo come tale ciò che ci stanno spacciando, a cominciare dal signor Napolitano. Se tutto viene lasciato in mano ai partiti e ai soliti “intellettuali” che stanno dalla parte del potere, nulla cambierà. E lo stesso in economia: se le regole vengono dettate da chi ha tutto l’interesse a conservare la sua posizione di privilegio, per noi continueranno ad essere cazzi amari.
    • E’ inutile che proponiamo una correzione qua e una là. Qui non si tratta di tamponare. Il sistema sta cadendo a pezzi. E’ marcio. Intendiamoci, le fondamenta – sempre a parole – sono buone. Il fatto è che le regole sono fatte solo per i fessi. E chi dovrebbe controllare e difendere la gente dagli abusi dei prepotenti, lo è a sua volta. Qual è la funzione di un Governo? Che cosa rappresenta lo Stato? Qual è il vantaggio di appartenere ad una comunità?
    • A tutte queste domande, e alle tante che si affollano nella mia e sicuramente anche nelle vostre menti, dovremmo cercare di dare una nostra risposta. Perché tanto dall’alto mai ce lo chiederanno. Dobbiamo ragionare su cosa vogliamo dalla vita. Ci saranno certamente molte questioni sulle quali non saremo d’accordo, ma almeno sui punti fondamentali, sui principi appunto, penso che ci possa essere una convergenza di interessi. Io propongo che si apra un dibattito su come debba essere il modello sociale che desideriamo adottare. Su queste pagine o altrove. Perché, per come la intendo io, questa è la democrazia. La realizzazione degli interessi della maggioranza delle persone. Il fatto di avere il “diritto” di andare a votare ogni 4 – 5 anni per delle persone inutili, quando non pericolose, non è democrazia.
    • Dopo aver espresso quelli che sono i nostri desiderata, dobbiamo decidere come fare per “imporre” i nostri voleri a chi regge il timone. E prevedo che anche qui si scatenerà un vivace dibattito. Sappiamo che la seconda opzione che ha chi ci comanda, dopo le leggi, è l’uso della forza. E probabilmente a quello farà ricorso nel caso che la piazza dovesse metterli con le spalle al muro. La soluzione di scatenare una rivoluzione o una guerra, al “potere” non dispiace. Coloro che stanno là in cima non hanno gli scrupoli morali che ci hanno insegnato. Quelli sono per il popolino. Per loro le guerre non sono altro che ulteriore fonte di guadagno, rafforzamento del potere, e già che ci siamo, altruistico mezzo di controllo demografico. Perciò dobbiamo stare molto attenti a non cadere nella loro provocazione. Dalle rivoluzioni spesso nascono le dittature. Distruggere un sistema, le infrastrutture, le regole di uno Stato è controproducente. Per questo io sono per quella che chiamo R-evolution: la capacità di cambiare in meglio senza ricorrere alla violenza. Che non vuol dire lassismo, ma saper protestare, anche in maniera risoluta, avendo però un’alternativa da proporre, completa di modus operandi. Se poi ci scappa qualche calcio in culo a chi se lo merita, è il minimo che possa succedere a chi ha seminato vento fino adesso.
    • Riassumendo: dobbiamo dar vita con le nostre idee a una coscienza di popolo, che si coaguli intorno ad una proposta per un nuovo modello di società, centrato sull’impegno di ciascuno di noi a rendere migliore il mondo in cui viviamo e condividendo i relativi benefici in base ai propri meriti. Spero che saremo così intelligenti, capaci e coesi – evitando le insidie del “divide et impera”, che funziona ancora magnificamente – da riuscirci. A voi la palla.

    Severo Magiusto – http://www.lavocedellaplebaglia.net

  • ericvonmaan

    Ma insomma sono passati 70 anni, sti trattati ormai si possono far decadere in qualche modo? O valgono A VITA? Dobbiamo allora tirare venti bombe atomiche agli USA e vincere una guerra per chiudere il capitolo?

  • nuvolenelcielo

    lol, mi sa che anche te te lo deve rileggere ma rileggere tante volte eckart tolle… cmq il messaggio il valido. salute

  • nuvolenelcielo

    Sì, vai tra la razza superiore degli evoluti come te a litigare da solo.

  • nuvolenelcielo

    ah, ti sei scritto il link del tuo sito sbagliato, se ti interessa puoi correggerlo (anche se l’informazione viene da una scimmia)

  • SeveroMagiusto

    Data la lunghezza del commento e la scarsa leggibilità su questa pagina, ho provveduto a pubblicare in gran fretta lo scritto anche sul mio blog, in modo da facilitarne la lettura con una migliore grafica (grassetti, paragrafi, ecc…). L’indirizzo: http://www.lavocedellaplebaglia.net/2012/11/proposta-di-programma.html

  • Affus

    la tua si chiama alienazione e va a braccetto con la paranoia .

  • Primadellesabbie

    Mondart, profitto della pausa, senza intenzioni polemiche. Il patriarcato riguarda storicamente le comunità nomadi, il matriarcato quelle stanziali, in queste ultime garantisce con certezza il trasferimento dei beni da una generazione all’altra. Esiste sicuramente tra le “tribù della foresta” sopravvissute al flagello Gandhi-Nehru-Jinnah nel subcontinente, sicuramente tra i Tamil ed é corrente a Brixton, quartiere caraibico di Londra con 1,5 mln. di abitanti. Notevole e confermato da testimonianze quanto da lei detto nel penultimo capoverso del primo intervento “Un modello…”.

    La famiglia, cellula della comunità, assume una quantità forme a seconda della Cultura e dell’epoca.

  • AlbertoConti

    Questa è l’osservazione più corretta e pertinente. Abbiamo già pagato, 70 anni di pena sono più che sufficienti per espiare le colpe dei padri. Se poi questi non ci sentono vuol solo dire che sono stronzi dentro, una buona ragione per allearsi con la controparte, che piu stronza non può essere, ma anche se lo fosse val sempre la pena di tentare un cambiamento, perchè così non si può più andare avanti, c’è solo il baratro davanti a noi.

  • AlbertoConti

    Plauso alle intenzioni. Ma al di là di questo segnalo un passaggio che mi muove un osservazione su cui meditare: “… Riappropriandosi della moneta, togliendo alle banche l’esazione occulta dell’interesse rimodulando il circolante (non più liquidità speculativa, ma scambi tramite moneta deperibile e garantita da camere locali di compensazione)…” E riecco la “moneta deperibile”, che detta così sembra una bella cosa, mentre l’inflazione è cattiva per tutti, anche per i poveri salariati, essendo una tassa occulta e iniqua! Pofferbacco, e io che credevo che una moneta inflattiva fosse anche deperibile! Ragazzi, dico a voi, in particolare ai tifosi del “buono” e del “cattivo”. Qui bisogna decidersi, anche perchè l’Europa col suo disastro è basata sul “patto di stabilità”, che vuol dire guerra all’inflazione. Adesso però abbiamo scoperto che l’euro a inflazione più bassa di quella che a noi piace tanto ci ha rovinato. Allora, dobbiamo fare un sondaggio tra chi ritiene l’inflazione buona e chi cattiva?

  • Mondart

    Nell’ attuale contesto storico, chi non è un po’ para-noico è solo perchè probabilmente è un gran para-culo.

  • Mondart

    Infatti non si capisce perchè noi europei, essendo storicamente “civiltà stanziale”, abbiamo assunto questa colorazione culturale “nomade” … ma ora anche la stirpe dei “patriarchi” è di fronte ad una scelta: o ci riduce veramente a 500.000 individui, o deve instaurare giocoforza un tipo di società matriarcale.

    E come già avvenuto storicamente, sono quelli della loro stessa etnìa a dirlo, mica mia nonna …

  • nigel

    A proposito del M5S: dopo rapida incursione sul profilo Face Book di tal Giovanni Favia, consigliere regionale M5S, la sensazione che si ricava (almeno per quanto mi riguarda) è che forse molti dei cosiddetti “dissidenti” non abbiano davvero compreso quanto rivoluzionario sia il Grillo-pensiero, o gli faccia comodo ignorarlo. Il timore, sommessamente esternato da vari interventi e credo avvertito dallo stesso Grillo, è che molti (certo non tutti, ma molti) di costoro, desiderino, forse inconsciamente, un semplice ricambio. Non sembra sia stata metabolizzata, tra i contestatori dell’ortodossia grillina, la regola M5S di vivere l’impegno politico come semplice strumento temporaneo, da devolvere all’interesse comune per poi ritornare serenamente nell’ombra.
    E diciamoci la verità: chi, assurto alle glorie regionali o parlamentari, dopo aver assaporato l’ebrezza del potere e della notorietà, tornerebbe serenamente a fare lo stagnino, l’impiegato del catasto o il vigile urbano? Cincinnato è stato consegnato alla Storia non tanto per le vittorie militari, quanto per il disprezzo manifestato nei confronti del potere offertogli. E nonostante questo timore, non avendo altre alternative, credo sia impossibile non cavalcare la tigre del M5S, anche se i suoi principi ispiratori non potranno mai esser fatti propri dai più. Ma l’impossibilità pratica di modificare il DNA dei dissidenti per renderlo conforme a quello di un moderno Cincinnato, impone, credo, una leadership apertamente dirigistica di chi sappiamo. Non so qual’è la Vostra opinione al riguardo…

  • Mondart

    1) EURO: sarà il sistema stesso a doversene disfare in qualche modo ( come per gran parte delle banche e degli aspiratori finanziari ), quindi è un falso problema. Più importante capire con quale “sistema monetario” ( perchè di sistema si tratta, non di semplice icona ) sostituirlo: poichè non ritengo ci sarà concesso tornare alla moneta sovrana esente da debito, ben venga l’ ipotesi alternativa più attuabile, ossia la MMT di Barnard, inserita in un più ampio contesto di dazi, restrizioni, monete temporanee complementari atte a riportare e legare l’ economia sul territorio.

    2) TERRITORIO: Va da sè che, sempre impossibilitati al recupero di una “piena” sovranità nazionale, si dovrà vagliare una qualche forma corporativa ( federazione o che ne so ) che risponda nel miglior modo possibile al motto “pensa globale e agisci locale”. Sviluppare quindi una struttura orizzontale meno mastodontica che si inserisca agilmente in una superiore concertazione ( ed è quanto ora affidato a Grillo ). Queste direzioni sono già non solo tracciate, ma anche potenzialmente perseguite, quindi inutile stare a scornarsi sull’ inevitabile e cercare invece la mediazione migliore.

    3) ORGANIZZAZIONE SOCIALE: Qui sta a mio avviso il vero “quid” di tutto, e vero campo di trattabilità sul quale giocarsi la partita, consci del fatto che “l’ energia motrice” dell’ intera macchina-sistema viene pur sempre dal basso, non dai fantasmi della finanza. Ora, l’ “autista” ci ha semplicemente delimitato il campo di gioco, ma ci ha anche dato in mano la partita auto-decretando come “fallito” il sistema capitalista. Ovvio quindi che si debba approdare ad altro, meno ovvio che quell’ “altro” consista in quanto proposto da fantasiose “decrescite”, e sviluppi più o meno bucolici che potrebbero forse funzionare solo se ci riducessero veramente a 500.000 individui sulla faccia del pianeta.
    Il che non è detto che sia, come non è detto che una quanto mai probabile guerra mondiale ponga fine ad ogni elucubrazione sulla costruzione futura.
    Ma nel caso ciò non avvenga, è IMPERATIVO per il sistema introdurre nel prossimo futuro ( quando avrà finito di risucchiare ) un modello di società “matriarcale” ( gli piaccia o meno ), intendendo una società dove l’ “esistenza” sia garantita per diritto, e non più frutto della lotta intestina del “tutti contro tutti”. E questo come semplice corollario che un’ economia contro-capitalista necessita di un terreno socio-culturale non-competitivo. Del resto interesse primario dell’ autista è che nessuno interferisca con la guida: non penso gli importi quindi della foggia e design dei sedili. Tale condizione sociale sarebbe quindi resa possibile, nell’ interesse bilaterale dell’ equazione di potere, proprio dalla nel frattempo conseguita relativa autonomia monetaria ed economica.

    – 3a: SALARIO DI SUSSISTENZA, CASA A RISCATTO, BASSI COSTI ENERGETICI: Consizione necessaria ed indispensabile all’ implementazione di una società non-competitiva, e all’ interno della quale siano impedite coalizioni di fazioni di potere, è un benessere diffuso della base, che peraltro dovrà essere slegato da una produttività che si vuol ridurre. Ergo la necessità di un salario minimo di cittadinanza, alloggi popolari e/o a riscatto, costi contenuti delle energie primarie. Tutte cose ormai tecnicamente e socialmente conseguibili senza alcun problema ( e senza stragi di popolo ). Questo ormai dovrebbero averlo capito, per il loro stesso interesse, anche i più reazionari tra i “patriarchi”.
    Un tale modello sociale avrebbe inoltre il grande vantaggio di rendere disponibile l’ enorme energia oggi vincolata all’ ingranaggio della competizione rilasciandola nel corpo sociale sotto le più svariate forme di fattiva spontaneità, con enorme beneficio di ogni singolo apparato strutturale ( lavoro, scuola, cultura, arte, assistenza, servizi ).
    Psicodinamicamente parlando non è niente di diverso dal fondamentale meccanismo che regge oggi il web, che ha slegato la possibilità di comunicazione dalla necessità dello spostamento.

    – 3b: ORGANIZZAZIONE CIVILE: Ecco che la proposta di uno sfoltimento strutturale dell’ organizzazione sociale diventa non solo possibile, ma auspicabile proprio per favorire l’ inserimento di comportamenti spontanei-virtuosi che oggi sarebbero decapitati sul nascere dal sottobosco di interessi corporativi, parentelari, clientelari, monopoli occulti e via dicendo. E chi scrive ne sa qualcosa per esperienza di vita …

    – 3c: ORGANIZZAZIONE POLITICA: Considero strumentalmente in malafede l’ atteggiamento oggi di moda di chi considera la democrazia il peggiore dei mali, e non vedo altro sistema di autogoverno “interno” compatibile coi punti sopra esposti … Anche perchè un più rigido schema inquadrerà il tutto a livello sovra-strutturale. Quindi godiamocela almeno a livello locale questa benedetta democrazia, nella più ampia forma partecipativa resa possibile dai nuovi strumenti oggi a disposizione di tutti.

    … Tutto il resto è noia, n’ est-ce pas ??

  • Mondart

    Le opinioni più o meno “spontanee” si generano nella gente o per ragionata e supportata convinzione ( orientamento raro, difficile ma stabile ) o per pura e semplice propaganda ( orientamento comune, facile ma estremamente instabile ).

    Personalmente, essendo a perfetta conoscenza dei meccanismi della propaganda, preferisco approcciare le questioni secondo la prima opzione … e veniamo a noi.

    Grillo è antisistema ? Neanche per idea, è uno dei tanti catalizzatori di dissenso ( forse il più valido di tutti ) introdotto dal sistema stesso per la necessaria svolta. ( il solito “tornante storico sistemico” che si spera sia uno degli ultimi ).

    Grillo è controllato dal massone Casaleggio ( io direi piuttosto Sassoon ) ? E quale partito, organo di potere, associazione, ganglio strutturale non è controllato da qualcuno o qualcosa che entra direttamente nella gestione del potere REALE, parbleu … ? E via, che siamo tutti adulti e vaccinati …

    Grillo si barcamena un po’ sul programma ? Verissimo, del resto non potrebbe fare altro, come nessun’ altra formazione politica in questa fase di pura demolizione … Anche perchè un programma ha bisogno di una precisa struttura sottostante per essere anche solo pensato, struttura che oggi non c’è, in quanto appunto demolita ma non ancora sostituita dalla nuova … Anzi, Grillo perlomeno non mente promettendo cose non perseguibili ( signoraggio, sovranità “piena” nazionale e quant’ altro ) …

    EPPURE W GRILLO, anche con tale lucidità, in quanto l’ unico vettore attualmente in grado di incaricarsi sia dello sgombero delle macerie sistemiche che dell’ introduzione del nuovo palco che renderà concretamente perseguibile la tanto decantata svolta … necessità ripeto INNANZITUTTO SISTEMICA, ma nella quale poter esercitare quella “contrattualità” concessaci dall’ essere uno dei due termini dell’ equazione sociale da riscrivere, quello dove oltretutto sta la forza motrice dell’ intero sistema.

  • ericvonmaan
  • Primadellesabbie

    É uno dei problemi che tengo a mezz’aria, in attesa di soluzione soddisfacente. La nostra società é parzialmente nomade se pensiamo alla mobilità sociale o alla mancanza di legami coinvolgenti e reali, non solo emotivi, specie da quando siamo borghesi. Poi c’é il discorso del diritto romano sul quale é planata la nostra religione proveniente da un popolo nomade, che noi, barbari invasori con la fissa di essere romani abbiamo adottata.

    Credo sia inutile invitare a non farsi strane idee riguardo al matriarcato, che potrebbero venire osservando le nostre compagne e i problemi che sembrano assillarle al presente.

  • vraie

    ha provato a far leggere la “bozza” a Grillo?
    non ancora? …. dai proviamo!
    … se il comico genovese dovesse accettare con entusiasmo e darle una pacca comica sulla spalla, provi a chiedergli se si potrebbe anche uscire dalla nato … se dice di si … chieda Montanari se possiamo fidarci e perchè
    E VALUTI!

  • Ercole

    ma le classi sociali scompaiono o restano, ne vogliamo parlare…un passo avanti e 100.000 indietro.

  • Ercole

    e gia stato scritto il manifesto da marx e engels ed e attualissimo, non ne servono altri…a maggior ragione se sono delle bozze vuote….

  • vraie

    diciamo 99999 passi indietro

  • vraie

    c’est plus facil

  • vraie

    giusto, il primo calcio nel culo se lo meritano i finti rivoluzionari di oggi:
    grillo e cicale fiorentine

  • RicBo

    parole al vento, qualsiasi “programma” se non è condiviso dal popolo a cui si rivolge e lo stesso popolo non ha coscienza di classe è inutile. “L’avanguardia è un cuneo” diventa il motto della futura dittatura costruita in nome del bene per le masse.