Home / ComeDonChisciotte / MANIFESTAZIONI E SCIOPERI PACIFICI E TESTIMONIALI, OCCUPAZIONI SIMBOLICHE

MANIFESTAZIONI E SCIOPERI PACIFICI E TESTIMONIALI, OCCUPAZIONI SIMBOLICHE

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Anni di scioperi e manifestazioni, in Italia ma anche altrove in Europa, non sono serviti a nulla, non hanno invertito la tendenza neocapitalistica alla compressione materiale e psicologica dei subordinati, attraverso la progressiva demolizione dello stato sociale, i tagli ai servizi pubblici, la riduzione dei diritti dei lavoratori e del costo del lavoro.

Scioperi e manifestazioni, in qualche caso oceanici, non hanno fermato la precarizzazione del lavoro dipendente, e le occupazioni simboliche di spazi e edifici pubblici, di sedi e sportelli bancari, di piazze, piazzette e parchi metropolitani non hanno diminuito il potere espropriatorio delle “banche”, della grande finanza internazionale “con licenza di uccidere” l’etica e il sociale, e questo è semplicemente un dato di fatto.
Anzi, il processo de-emancipatorio di massa negli ultimi mesi, qui in Italia, ma anche in Grecia, in Spagna, in Irlanda e in altri paesi europei ha subito un’inquietante accelerazione.

Limitandoci all’Italia, abbiamo notato che in occasione della controriforma del lavoro montiana, che passerà in parlamento con il voto favorevole della maggioranza dei parlamentari (corrotti, comprati, ricattati, opportunisti, trasformisti, eccetera) la UIL, ad esempio, ha dichiarato 4 (quattro!) ore di sciopero, come se si trattasse di una bazzecola, di una questione di secondaria importanza, e abbiamo notato come quella che avrebbe dovuto essere una grande manifestazione, il 31 marzo a Milano, cioè Occupy Piazza Affari, rivolta contro le solite banche e lo strapotere del capitale finanziario, non è stata un “momento di rottura” dell’inerzia di massa, della diffusa “passività sociale”, e quindi l’inizio di una vera lotta, ma semplicemente un’ennesima sfilata pacifica di pecoroni belanti (mi impossesso di un’espressione tipicamente previana) destinati comunque alla tosatura, e come previsto non ha raggiunto alcun obiettivo concreto, né impensierito il potere vigente.

Prima di rispondere sinteticamente alla domanda «Perché si insiste con forme di lotta che non portano alcun risultato concreto, né lasciano alcun segno?», è bene, per chiarirci le idee, analizzare un paio di manifestazioni importanti, partecipate, non “oscurate” dai media, svoltesi in Italia negli ultimi due anni.

 
1) La grande e riuscita manifestazione della Fiom a Roma, nell’ottobre del 2010, alla quale ha partecipato forse un milione di persone (gli iscritti alla federazione sono meno di quattrocentomila), avrebbe dovuto preludere ad un crescendo di iniziative contro la ristrutturazione Fiat operata con violenza da Marchionne (investimenti promessi e non realizzati, chiusura di Termini-Imerse, il progetto Fabbrica Italia, l’idiosincrasia marchionnista nei confronti del CCNL, eccetera), contro le politiche dell’allora governo Berlusconi e contro i continui attacchi ai lavoratori di Confindustria e della Marcegaglia, ma la Fiom avrebbe potuto anche estendere il suo ruolo, trasformandosi in un “catalizzatore” ed assumendo la guida di quella dispersiva galassia di movimenti, partitelli, collettivi ed associazioni, moderatamente antagonista, che aveva sfilato a Roma sotto le bandiere del sindacato dei metalmeccanici.

A Roma, la Fiom era anche riuscita a strappare la promessa di uno sciopero generale di tutte le categorie all’allora segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani (un po’ migliore dell’attuale segretario Susanna Camusso, nemica giurata ma non dichiarata dei lavoratori e in totale combutta con il Pd), ed aveva raggiunto pienamente il primo obbiettivo, il cui raggiungimento era propedeutico per poter iniziare una vera lotta anticapitalista, che avrebbe avuto inevitabilmente obiettivi politici: aveva finalmente verificato l’ampio consenso e seguito di cui poteva disporre nella società italiana, dentro e fuori i cancelli delle fabbriche.

Come se non bastasse, a titolo d’incoraggiamento per incamminarsi con decisione sulla strada di una dura e fattiva opposizione sociale e politica, intere parti delle altre federazioni della CGIL erano disposte a riconoscere il ruolo guida della Fiom, e molti fra i loro aderenti approvavano la linea del sindacato dei metalmeccanici, benché risultata minoritaria nell’ultimo congresso CGIL.

Ma come spesso accade c’è sempre un ma, ed in quel caso il ma consisteva nella doppiezza e nella mancanza di coraggio dei vertici della federazione (dal segretario al presidente del comitato centrale), nella loro volontà, non dichiarata, di starsene seduti aspettando gli eventi (la sedia fa sempre comodo) e di non agire, nel fatto che non soltanto i dirigenti di vertice, ma anche molti quadri intermedi e rappresentanti di base, erano ormai perfettamente interni a questo sistema, calati nell’angusto ruolo del sindacalista che non deve “fare politica”, o che deve farlo il meno possibile, convinti che il sindacato non può mai trasformarsi in partito o movimento, frenati non solo dai problemi finanziari che investivano la struttura, ma dal politicamente corretto, da un’adesione implicita alla liberaldemocrazia e da una robusta dose di pacifismo strumentale, legati se non al Pd, quantomeno a RC e PdCI (Federazione della sinistra) e sempre in maggior numero all’osceno SEL vendoliano.

I risultati sono evidenti a tutti: è stata persa una grande occasione storica (se colta al volo con coraggio e determinazione, avrebbe forse anticipato d’un soffio la rivolta nei paesi arabi nordafricani, Tunisia e Egitto), si sarebbe potuto arrestare l’attacco ultraliberista al lavoro dipendente, esteso dagli operai ai ceti medi da ri-plebeizzare, e l’invasione dei poteri esterni, completata con la nomina di Monti alla carica di presidente del consiglio verso la fine dello scorso anno.

Si sarebbero potute dare, finalmente, voce e rappresentanza a quei molti milioni di pauperizzati, stretti fra precarietà, incertezza del futuro, crescenti insufficienze di reddito, scarsità di lavoro, continui espropri neocapitalistico-finanziari, che costituiscono la maggioranza assoluta della popolazione italiana.

Così si può riassumere, in breve, l’esito della grande manifestazione Fiom di Roma del 16 ottobre 2010, sicuramente pacifica, rispettosa dell’arredo urbano, senza incidenti, in una sola battuta, testimoniale e con il senno di poi apparentemente inutile, ma in verità dannosa per le masse pauperizzate.

Marchionne, i Mercati & Investitori, i vertici UE, la Classe Globale tutta, e persino la nostrana Confindustria ringraziano sentitamente.
 

2) Volendo continuare nell’esemplificazione, la manifestazione di sabato 15 ottobre 2011, a Roma, che ha visto la partecipazione di sindacati (Fiom), di collettivi, movimenti, associazioni varie e dei soliti “indignati”, nelle intenzioni degli organizzatori doveva essere come sempre una manifestazione pacifica, rispettosa dell’arredo urbano, delle saracinesche dei negozi, delle auto parcheggiate lungo il percorso come la grande adunata Fiom dell’anno precedente.

Doveva essere, insomma, una sfilata pecoresca, per dare l’impressione, ma soltanto per dare l’impressione agli armenti di pecorelle belanti convocati di contare qualcosa, di avere qualche voce in capitolo, di poter “cambiare le cose”, ma bene inteso, restando all’interno degli steccati sistemici a brucare un’erbetta sempre più scarsa.

La manifestazione era diretta contro le politiche economiche antipopolari e antisociali dell’esecutivo (approvazione scontata) e contro il grande Capitale Finanziario, simboleggiato in modo icastico dalle solite Banche, che tali politiche ispira e riesce ad imporre ai governi (come sopra).

L’unico merito che si può ascrivere al movimento Indignados/ Occupy, seppur parziale, non troppo rilevante, destinato a perdersi nella genericità, è quello di aver compreso che il primo nemico non è una classe politica locale corrotta, parassitaria, degradata, sempre più disposta al mercenariato nei confronti dei centri di potere esterni in cambio della perpetuazione dei suoi privilegi, ma proprio il grande Capitale Finanziario, o più semplicemente, nell’immaginario naif degli indignati, le Banche, come generica ed estrema semplificazione del problema.

Già si pregustava l’incanto di un’ennesima manifestazione “democratica” (invocando a gran voce, come sempre, una democrazia dai contorni vaghi, utopica, inesistente), “pacifica” (rispettosa, in sé e per sé, dell’arredo urbano di Alemanno, delle saracinesche dei negozi e delle auto in sosta), a testimonianza di un educato “dissenso di massa” che il potere puntualmente può permettersi di ignorare, ma purtroppo, in quella occasione un manipolo di giovani, definiti dal sistema Black Bloc e puntualmente criminalizzati, ha deciso di guastare la festa ed ha colto l’occasione per esternare, in un modo non pacifico e non politicamente corretto, tutta la sua rabbia per l’esclusione che subisce, per la marginalità alla quale è costretto, per l’iniquità sociale che il sistema esprime senza contrasti.

Il conato insurrezionale, che polizia, carabinieri e una parte degli stessi manifestanti hanno cercato di reprimere, è stato utile per mettere a nudo la dannosità, la sostanziale acquiescenza nei confronti delle dinamiche neocapitalistiche di queste manifestazioni, e soprattutto per cercare di rompere il tabù del “pacifismo strumentale” con un’azione antagonistica moderatamente violenta.

Indignata per l’uso della violenza, contrariata dall’azione di questi giovani “brutti, sporchi e cattivi”, la Fiom-CGIL con una fulminea decisione di vertice ha sciolto il suo corteo, mostrando di non voler “sporcarsi le mani” e di voler procedere, anche per il futuro, nel solco del più assoluto rispetto della (liberal)democrazia, parlamentare e non, della pace (invocazione generica di resa) e sostanzialmente dei meccanismi della riproduzione allargata neocapitalistica.

Contro i giovani “terroristi” organizzati paramilitarmente in falangi, che hanno usato come munizionamento i soliti sampietrini ed estintori, che almeno hanno mostrato di avere un po’ di coraggio e di voler trovare una strada per combattere la classe dominante, i suoi servitori, i suoi apparati repressivi, si è immediatamente scatenata una campagna mediatico-criminalizzatrice che ha enfatizzato i danni prodotti dalla loro azione (almeno 1,6 milioni di euro, secondo l’arrabbiato sindaco di Roma Alemanno che come tale si è “costituito parte civile” per i danni materiali e morali) e che non ha mancato di cogliere l’occasione per sottolineare che il morto non ci è scappato per un pelo.

L’allora ministro degli interni Maroni, dopo aver ringraziato ritualmente le forze dell’ordine, il prefetto ed il questore di Roma per la loro azione repressiva (cinque ore di scontri e più di cento feriti), ha definito i giovani resistenti veri e propri criminali, che si sono fatti scudo del corteo e che avrebbero dovuto pagare per i loro crimini in modo esemplare.

E dire che tutte le altre manifestazioni degli Indignados, in giro per il mondo, quel giorno si sono svolte praticamente senza incidenti!
Perché tanto accanimento, e perché questi giovani, che non esito a definire coraggiosi anche se confusi politicamente, sono stati isolati e condannati dagli stessi manifestanti e dai vertici delle organizzazioni che avevano indetto la manifestazione che loro, sgraditi guastafeste, si sono permessi di funestare?

Proprio perché stavano violando un tabù essenziale per il controllo sistemico di massa, ben introitato da moltissimi manifestanti e rispettato dagli organizzatori dell’evento, e quindi necessario per preservare il neocapitalismo del ventunesimo secolo consentendogli di prosperare: il tabù del “pacifismo strumentale”.

Non solo i loro capi smaliziati, ma persino le stesse pecorelle sfilanti a centinaia di migliaia, divise in armenti, lo hanno intuito, senza però comprendere, ed alcune, dimenticando persino di essere pacifiche pecorelle da condurre alla tosatura, si sono scagliate fisicamente contro quei pochi giovani (trecento, cinquecento? Comunque meno di mille) che hanno cercato lo scontro e prodotto il breve conato insurrezionale.
Ma quei giovani altro non erano se non un primo, timido abbozzo di avanguardia rivoluzionaria, pur in numero scarso ed in buona misura inconsapevoli da un punto di vista politico, tal che ho osato definirli “avanguardia rivoluzionaria provvisoria”, utile per cercare di infrangere il tabù sistemico del “pacifismo strumentale”, il cui vero significato ed esito concreto è: lasciarsi massacrare impunemente senza reagire in modo efficace.

Si potrebbe chiudere con un po’ di necessario cinismo, affermando con i romani «Si vis pacem, para bellum».

 
Comprendiamo, o dovremmo comprendere dopo le numerose prove che abbiamo avuto, che gli organizzatori di questi scioperi e di queste manifestazioni, sia che si tratta di sfilate “pacifiche” sia che si tratti di occupazioni simboliche, sono sempre in malafede, e il loro obiettivo è semplicemente la difesa a qualsiasi costo della posizione di sotto-potere che occupano, nonché il mantenimento dei loro ridicoli benefit e dei loro (tutto sommato piccoli) privilegi.

Volendo essere ironici, se la rabbia umana può non avere limiti, e in uno sfogo distruttivo può far vacillare il sistema di potere dell’epoca, compromettendone il regolare funzionamento, la meschinità umana, la doppiezza conseguente, soprattutto se espressa da chi può avere influenza in un’organizzazione e qualche potere sugli altri, può furbescamente contenere questa rabbia e fare in modo che non esploda, ma che si esaurisca su un binario morto, come accade nel caso di treni in corsa sui binari, deviati dall’addetto agli scambi per arrestarne la corsa e fermarli.

Questo è ciò che stanno facendo capi sindacali, politici fintamente antisistema, leader di movimenti e movimentini, quando indicono simili scioperi, manifestazioni, occupazioni simboliche, o vi partecipano in prima fila, e lo fanno in totale malafede, sapendo che non solo gli scioperi, le manifestazioni, le occupazioni pacifiche da loro indetti, organizzati o “presenziati” saranno completamente inutili, ma che, anzi, produrranno un effetto contrario a quello che dichiarano pubblicamente di voler ottenere: l’effetto (negativo) di esaurire la protesta impedendo che monti la rabbia, al solo scopo garantire la stabilità e la sopravvivenza di quel sistema di potere del quale loro stessi sono “beneficiari”, non di rado in una posizione di secondo o di terzo piano.

In conclusione, questa è la mia risposta alla domanda «Perché si insiste con forme di lotta che non portano alcun risultato concreto, né lasciano alcun segno?», con l’avvertenza che partecipare a tali kermesse, indette dagli organizzatori per “uccidere nella culla” la protesta ed impedire dilaghi, che assuma le forme di una vera (e cruenta) lotta sociale con speranza di vittoria, non solo è perfettamente inutile (se così fosse, si potrebbe perdere un po’ di tempo senza alcuna conseguenza), ma è addirittura dannoso, e puntualmente si ottiene un effetto esattamente contrario a quello che pubblicamente si dichiara di voler ottenere.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2012/04/16/manifestazioni-e-scioperi-pacifici-e-testimoniali-occupazion.html
16.04.2012

Pubblicato da Davide

  • RicBo

    Se il buon Orso sta teorizzando il ritorno alla lotta armata (utilizzando la solita odiosa retorica dell’Armiamoci e Partite) vorrei ricordargli che in Argentina nel 2001 non ce ne fu bisogno per ottenere la fuga in elicottero di De La Rua e in Irlanda stanno tentando la via dello sciopero fiscale, sono due esempi di iniziative spontanee e non controllate da partiti e sindacati. Personaggi come Orso credono ancora che la manifestazione della Fiom del 2010 fosse qualcosa di diverso dalla solita sceneggiata teatrale del finto contropotere, fatta apposta per tranquillizzare il Sistema che le masse sono sotto controllo. Proprio non capiscono quanto sia cambiata la società in trent’anni, ci hanno trasformati tutti in ‘consumatori’ che venderebbero la propria madre per un iPad e coniano ossimori come ‘avanguardia moderatamente violenta’ e pensano che con questa si possa ottenere un cambio della classe dirigente. Ma dove vivono?

  • tania

    E’ desolante quanto l’autore dell’articolo non si renda nemmeno conto di difendere quelle posizioni criticate a ogni piè sospinto dal suo vate , dal suo maestro . Cioè le posizioni movimentiste/antagoniste che fanno esplicito riferimento alla tradizione operaista . Comunque , le manifestazioni pacifiche hanno , nelle intenzioni , un obiettivo che io invece ritengo corretto . Cioè uno scopo comunicativo : per creare consapevolezza , solidarietà , unione , inclusione , partecipazione eccetera eccetera.. Nell’era dell’info-capitalismo ( ecco , tra l’altro , io sono anche più propensa a definire l’attuale capitalismo non come capitalismo finanziario , ma info-capitalismo .. perchè anche la finanza è subardinata all’informazione e infinitamente di più rispetto al passato ).. dicevo , nell’era dell’info-capitalismo una manifestazione pacifica è invece ancora più corretta perchè può allargare consapevolezza , partecipazione , solidarietà ecc.. Nell’era del capitalismo cognitivo sono queste le armi giuste . E comunque sono le uniche armi .

  • tres19

    Cito: “Perché si insiste con forme di lotta che non portano alcun risultato concreto, né lasciano alcun segno?”

    Le forme di dissenso possono esistere in forma di ordine e in forma di supplica.

    La forma di dissenso che funziona, eliminato il dialogo, è quella che porta un danno all’altra parte se la richiesta non dovesse venir accolta, quando questo danno rischia di essere maggiore che non cedere alla richiesta, la richiesta in genere viene accolta.
    Scegliendo questa via se va male si rischia grosso.

    Le forme di dissenso che non portano a nulla sono quelle che si prefiggono di supplicare, si ripone speranza in un ravvedimento consapevole dell’altra parte facendo perno spesso sulla morale e sull’etica; come se “l’errore” l’altra parte l’avesse compiuto per sbadataggine o per non aver niente altro da fare.
    Se va male si sta come prima.

    Oggi non siamo più in grado di effettuare la prima forma, così giusto per dar da mangiare alla nuova coscienza radical chic si attua la seconda.
    Non è da oggi che si è appurato non essere funzionante, le prove son finite da un pezzo, bisogna rendersi conto della realtà: siamo molli!

  • dana74

    assolutamente vero quanto affermato da Orso, e vero tres se non si colpiscono dove a loro duole, cioè nel portafoglio non si smuoverà niente.
    Il resto sono tentativi squallidi e collaborazionisti per mantenere lo status quo, che i bravi menestrelli dei partitini finto antagonisti usano per mantenere la calma e sedare il dissenso.Infatti il problema maggiore sono questi soggetti che lavorano per i poteri forti, che ti dicono “calma e gesso” e il massimo che concepiscono sono le petizioni per illudere che “il popolo esercita il potere” e tutti stanno poi buoni a casa a “godersi” i suicidi altrui.
    La reazione stizzita di chi si riconosce in questo profilo è comprensibile, pertanto tanto di cappelo all’ottimo Orso che denuncia le palle al piede che impediscono un reale cambiamento.

  • dana74

    ed adesso tutti con i volantini (eh tania) che ci danno tanta consapevolezza anche se purtroppo non saranno buoni per pagare l’imu in tre rate (che grande vittoria vero?)
    Tutti in fila e pagare l’Imu e che non vi venga in mente di seguire l’esempio irlandese, che la casta costa e i parassiti del potere banche incluse vanno mantenute…(sì sì lo sò la leggenda dice che si devono pagare le tasse per garantire i servizi, anche se questi spariscono ma fa niente, dettagli)

  • Georgejefferson

    oooo,finalmente un nuovo leader a dar d’esempio alla rivoluzione armata con spranghe e coltelli,ti apettiamo in prima linea…cerca di finir gli articoli sulla vigliaccheria altrui prima,altrimenti non avrai tempo

  • Giancarlo54

    Ottimo articolo di Orso e condivisibile in pieno. I greggi belanti avviati al mattatoio non critichino i leoni che vogliono morire combattendo, pls.

  • Aironeblu

    Ma non sarebbe bene prima di tutto fare il culo a sindacalisti e rappresentanti di categoria che per incapacità o per convenienza riescono solo a rappresentare il diritto alla loro poltrona? Gli strumenti pacifici ci sono, a partire dallo SCIOPERO (quello vero): cosa faranno le elites delle finanza quando la popolazione comune si rifiuterà di obbedire ai loro programmi???? se non ci pensa chi ci rappresenta, pensiamoci noi, boicottiamo gli interessi elitari, ognuno nel proprio piccolo, e faremo una bella rivoluzione a valanga!!!

  • castigo

    vero.
    al solito non si capisce che se NESSUNO andasse a pagare questa tassa odiosa, che serve unicamente a mantenere gli sprechi delle “autorità” locali, non potrebbero fare nulla.
    perché non si possono arrestare alcuni milioni di persone…..
    sarebbe semplice farlo, ma nessuno lo propone, nemmeno i leader “alternativi” a 5 stelle.
    chissà perché, è davvero un mistero misterioso…..

  • Truman

    @RicBo: Io c’ero a quella manifestazione.
    IL POPOLO SENZA PARTITO
    E la sensazione che ho avuto è proprio quella che dici, la solita sceneggiata teatrale del finto contropotere, fatta apposta per tranquillizzare il Sistema che le masse sono sotto controllo.

  • Truman

    @RicBO: rileggo tutto e non riesco ancora a capire dove la tua posizione differisce da quella di Orso.

  • Truman

    Chi sarebbe il vate di Orso?

    A parte questo dissento fortemente dall’idea che le uniche armi siano le manifestazioni pacifiche. A titolo di esempio, la disubbidienza fiscale di massa è molto più efficace.

    Più in generale, la disubbidienza va applicata massicciamente ed in modo ripetuto. Per capire cosa fare, basta ascoltare i discorsi del golpista Napolitano e fare sempre il contrario.

  • tania

    La “disubbidienza fiscale di massa” , messa così , senza specificare , è il sogno neoliberista : era il programma della scuola austriaca , degli ordoliberali tedeschi , dei Chicago Boys , della Thatcher , di Reagan , Bush , Montezemolo e Silvio Berlusconi . Credo sarai invece d’accordo sul fatto che l’esenzione ( e in più aggiungiamoci il reddito di cittadinanza ) debba essere estesa agli sfruttati , agli emarginati , agli esclusi eccetera … Mentre chi si è arricchito debba pagare tutto e di più , debba pagare tasse anche sul dentifricio , debba restituire la refurtiva , debbano subire un sano esproprio proletario .
    Il maestro di Orso , a detta sua , è Preve . Non volevo offendere Orso , volevo fargli notare che si è più liberi a non citare nessuno come “maestro”. Nell’ipotesi violenta Orso si avvicina agli antagonisti che fanno specifico riferimento alla tradizione operaista ( prima Tronti e poi Negri , per intenderci.. ) che invece è sempre stata criticata dal suo “maestro” .. ecco , tutto qua . Per quanto mi riguarda ho sempre avuto simpatia per gli operaisti , ho sempre trovato lucidissime le loro analisi sociali … un po’ meno le loro risposte impulsive . Diciamo che sono con loro nella pars destruens , ma la loro pars costruens è ancora un po’ troppo avventurista e fumosa . Ma non è nemmeno colpa loro . La verità è che senza il consenso sei paralizzato , ogni cosa che fai viene strumentalizzata negativamente : sia che esprimi il tuo dissenso in maniera violenta , sia che lo esprimi in maniera pacifica . Il vero ostacolo è culturale : questo è il paese ( ma non solo questo paese ) che ha sempre sostenuto e votato per un secolo l’ordine e la disciplina .

  • mincuo

    Basterebbe
    1) Informare bene, in modo chiaro, e trovare un’unità su almeno le cose principali.
    2) Essere fuori logica sx dx.
    3) Cominciare a dire che l’arma vera e unica è la disobbedienza fiscale. Che è tabù, ma come tutti i tabù se nessuno inizia a parlarne come una cosa possibile, nessuno la prenderà mai per possibile.

    Le spranghe e le bombe di Orsi sono benvenute al potere, che magari le ha anche organizzate qualche volta.
    Così poi può stringere ancora.

    C’è sempre qualcuno che fa il furbo, o il finto tonto, vedo.

  • secretfreewolf

    Da anni ormai il Lavoro tradizionale e’ in trasformazione, tutte le modifiche tese al precariato hanno il senso di consentire vantaggi all’offerente che d’altra parte e’ sempre piu’ esigente. Sindacati, manifestazioni, testimonial e proteste hanno solo e semplicemente l’effetto di confermare da parte degli ULTIMI la loro POVERTA’, non solo economica ma anche a livello CULTURALE. Direi che ragionando secondo gli schemi tradizionali la GUERRA E’ PERDUTA !
    SCHIAVI che arrivano a prendersela con altri SCHIAVI, richiamati da alettanti offerte dai paesi SOTTOSVILUPPATI, disponibili a qualunque forma di sfruttamento e su tale base continueremo a far guerra l’un l’altro, grande vantaggio per l’Establisment.
    Da tempo evito accuratamente di rientrare nel mondo del lavoro tradizionale, sarebbe proprio ora di RIPRENDERE IN MANO la DIGNITA’ umana e accantonare il concetto di LAVORO, riprendendo SOVRANITA’ della liberta’, autonomia, indipendenza e BENI COMUNI, (Beni che non sono di LORSIGNORI, ma di tutta l’umanita’ e non solo), ma questo lo SCHIAVO non lo fara’, perche’ e’ cosi’ pieno di PREGIUDIZI che preferira’ morire piuttosto che divenire UMANO !

  • simonlester

    mica li arrestano; arriva equitalia e pignora tutto il pignorabile.