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«Mai sapremo la verità su Beslan»

di ALDO FORBICE

Parlano il “ministro della sanità” secessionista ceceno e la giornalista che mediò al teatro Dubrovka. Il primo accusa i servizi segreti russi, la seconda la mancata volontà di trattare.

«Non sono stati i guerriglieri ceceni a dare il via alla strage nella scuola di Beslan, ma i militari russi. Testimoni attendibili ci hanno riferito che è stata una cannonata russa a scatenare l’attacco all’edificio. E poi elicotteri che sparavano dall’alto e quindi anche contro i bambini». Questa è la denuncia del ministro della Sanità del governo indipendentista ceceno di Aslan Maskhadov (il governo che ha vinto nelle elezioni del 1997, ma che non venne riconosciuto da Putin), Umar Khanbiev. Il ministro, in una intervista esclusiva,ci ha rivelato che la strage di Beslan (340 vittime,di cui la metà bambini) «è stata preordinata dai servizi segreti russi». Una strage da cui il presidente Putin ha voluto tenere lontani i giornalisti, soprattutto quelli che in passato erano stati critici con l’esercito russo. Una giornalista russa, inviata di un quotidiano russo (che è stata 40 volte in Cecenia), è stata avvelenata con un the sull’aereo che avrebbe dovuto portarla a Beslan; un altro è stato fermato. I militari non volevano giornalisti russi indipendenti, impedendo con ogni mezzo la loro presenza. Sappiamo che i giornalisti occidentali, non avendo altre fonti, si sono limitati a riferire le versioni delle autorità e dei militari di Mosca. «Non si è saputo nulla quindi- ci ha detto Khanbiev – della cannonata sparata dall’esterno e degli elicotteri russi che sorvolavano l’area della scuola. Ci sono molte testimonianze di persone che hanno assistito alla strage, riscontri di persone che hanno studiato la dinamica degli eventi e le immagini della televisione georgiana, che sono state censurate. Ecco perché riteniamo che l’attacco fosse stato programmato col consenso di Mosca.» Anche Anna Politkovskaia, la giornalista russa bloccata dal the avvelenato, conferma la versione del ministro indipendentista di Maskhadov. La coraggiosa inviata (una delle rarissime voci indipendenti della stampa russa) nel 2002 ha accettato il ruolo di negoziatrice in occasione della tragica vicenda del teatro Dubrovka di Mosca, che si concluse con l’uccisione di almeno 160 ostaggi e di tutti i guerriglieri ceceni.

Qualche giorno fa ad Anna Politkovskaia, inviata della “Novaya Gazeta”, è stato assegnato il Premio 2004 Antonio Russo (Francavilla-Pescara), un premio dedicato a un corrispondente di guerra ucciso in Georgia perché aveva scoperto cose che non doveva scoprire sulle responsabilità dell’esercito russo in Cecenia. «Il governo russo – ci ha detto la giornalista – non ha fatto nulla, al di là delle dichiarazioni di Putin, per avviare un negoziato con i guerriglieri che tenevano in ostaggio i bambini di Beslan, La verità è che i terroristi volevano la trattativa, ma nessuno, in Ossezia, in Georgia, in Inguscezia, in Russia sapeva che cosa fare. È andato solo l’ex presidente dell’Ossezia del Nord, con molto coraggio, portandosi via una trentina di bambini e adulti. I guerriglieri gli hanno consegnato le loro richieste che però sono rimaste lettera morta. La verità è che i servizi segreti avevano già deciso di attaccare la scuola. Io sono sempre per il negoziato per salvare vite umane. Sono per la trattativa anche per le lacrime di un solo bambino». Ma non sarebbe il caso di riproporre la necessità di un’inchiesta internazionale per accertare l’effettiva dinamica degli eventi che hanno portato alla strage ?

«Noi siamo favorevoli – ci ha risposto il ministro Khambiev -. Ci piacerebbe che l’Orni assumesse una sua autonoma iniziativa, ma riteniamo che Putin farà di tutto per impedirla». Dice la giornalista russa: «Sarebbe necessaria un’inchiesta internazionale, ma chi avrà il coraggio di promuovere un’ indagine per accertare la verità? Ancora adesso sappiamo poco sulla tragedia del teatro di Mosca, figuriamoci su Beslan. Putin ha dichiarato che l’inchiesta sarà riservata: ciò significa che non sapremo mai niente su questa strage. Certo, l’Occidente, se lo volesse,potrebbe fare molto, ma avrà il coraggio di porre con forza una soluzione per la questione cecena?» Aggiunge Khambiev: «Dopo Beslan la situazione umanitaria è catastrofica: continuano le sparizioni, i massacri, i campi di concentramento, le esecuzioni, le torture anche delle donne e bambini». «Vorrei sottolineare – osserva la Politkovskaia – la politica repressiva di Putin. Per me non ci sono differenze tra bambini osseti, ceceni, russi o armeni. Ho scritto numerosi articoli sul massacro di intere famiglie cecene. Non capisco però perché l’Occidente si è commosso solo con la tragedia di Beslan, mentre tace sul massacro di tanti altri bambini e su centinaia di migliaia di civili uccisi e torturati dalle forze armate russe». Il vero problema dunque è come disinnescare la bomba cecena, dopo cinque anni di sanguinosa guerra. Il governo Maskhadov ha presentato nel 2003 un piano di pace che prevede un’amministrazione della Cecenia da parte delle Nazioni Unite sul modello Kosovo e Timor Est. «Siamo d’accordo con questa soluzione – dice Khambiev -. E siamo per una integrazione con l’Unione europea. Vogliamo sviluppare la democrazia nel nostro paese, anche per isolare gli estremisti islamici di Basayev, per avviare concretamente un processo di pace. Anche perché se continuiamo a rimanere nella Federazione russa rischiamo il completo genocidio». «Anch’io penso – osserva Politkovskaia – che senza l’aiuto dell’Occidente, che si impegni per un modello di amministrazione tipo Kosovo, non si potrà fare nulla: la guerra continuerà, l’odio fra le popolazioni cecene e russe si accentuerà e gli attentati terroristici si moltiplicheranno con migliaia di vittime innocenti». Ma il presidente Putin si lascerà convincere dagli Usa e dalla Ue ad una soluzione pacifica che potrebbe provocare altre polveriere nel Caucaso? Ne dubitiamo, almeno in tempi brevi.

IL GAZZETTINO (via www.radicalparty.org)
19.10.04

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Sulla newsletter di Misteri D’Italia erano espressi concetti più o meno equivalenti.