MACHIAVELLI IN AMERICA LATINA

MENTI COLONIZZATE: LA STUPIDITA’ E’ COSI’ DIFFICILE DA COMBATTERE?

DI MANUEL FREYTAS
IAR Noticias

Ogni figura storica ebbe una sua frase emblematica e Lenin ebbe la sua: “La stupidità è la cosa più difficile da combattere.” Ed è la stupidità che generalmente salta alla vista quando qualcuno domanda (e ridomanda) utilizzando logica e buonsenso.

“E per quale motivo dovrebbero invadere (il Venezuela) per petrolio se Lei se lo vende già tutto agli USA?” fu la domanda fatta dal presidente peruviano Alan García, al vertice UNASUR, lasciando Chávez per la prima volta a bocca aperta e senza risposta.

In quale libro di strategia militare si consiglia che per vincere una guerra bisogna vendere le risorse strategiche e di sopravvivenza al nemico e trasformarsi nel suo primo socio commerciale?Questo è proprio quello che fa Chávez: principale fornitore di petrolio ed principale socio commerciale degli USA in America Latina.

Secondo le cifre della Camera del Commercio ed Industria Venezuelana (Venancham) che raggruppa le imprese venezuelane e le multinazionali americane che operano in Venezuela, lo scambio commerciale tra USA e Venezuela ha raggiunto i 70.000 milioni di dollari nel 2008.

La cifra rappresenta – secondo la Camera del Commercio – un vero e proprio record storico e mette in evidenza che le turbolenze diplomatiche tra i due paesi non colpiscono il commercio bilaterale.

Secondo il presidente di Venancham, Edward Jardine “questa cifra di scambio economico nel 2008 dimostra la solidità delle relazioni commerciali che esistono tra entrambi i paesi.”

Venancham associa più di 1.000 imprese venezuelane e multinazionali americane che danno impiego diretto ad approssimativamente 700.000 persone e la maggioranza degli specialisti stimano che se si producesse una rottura commerciale tra USA e Caracas, probabilmente l’economia venezuelana collasserebbe.

La principale spinta alla bilancia commerciale bilaterale fu l’alto prezzo del petrolio registrato a metà del 2008. Il Venezuela vende giornalmente agli Stati Uniti più di 1,1 milioni di barili.

I dati ufficiali dimostrano che: A) Gli USA sono il principale cliente delle esportazioni venezuelane, in particolare per l’industria petrolifera B) Il Venezuela invia più di un milione di barili di greggio al giorno al mercato statunitense, in gran parte a raffinerie di sua proprietà che alimentano il sistema delle stazioni di servizio Citgo, di proprietà venezuelana C) Dagli USA proviene circa un terzo dalle importazioni venezuelane D) Gli USA rappresentano il 50% delle relazioni commerciali del Venezuela con tutto il mondo, secondo quanto detto dal precedente presidente di Venancham, Edmond Saade.

Un recente comunicato di Venancham, segnala che dai dati dei primi tre mesi dell’anno in corso, si dimostra che il 96% delle esportazioni è stato costituito dal petrolio, essendo solo il 4% restante formato da esportazioni non petrolifere.

Secondo quanto espresso recentemente dal presidente della Camera, Edward Jardine, le imprese americane che operano in Venezuela “promuovono la massima crescita commerciale ed industriale, come anche gli investimenti tra le due nazioni.”

In conclusione Chávez, non solo secondo le cifre ufficiali mantiene intatto il sistema capitalista in Venezuela (commercio controllato dalle corporazioni transnazionali Usa) ma è inoltre il principale fornitore latinoamericano dell’unica risorsa strategica che gli USA non hanno (producono solo il 25% del loro fabbisogno): il petrolio.

Una domanda logica, semplice ed ovvia: come può Chávez pensare di essere un pericolo strategico per la sopravvivenza degli USA?

In questo scenario, segnato da statistiche ufficiali e numeri reali, un Chávez rivoluzionario ed anti-USA è tanto “illogico” per il buonsenso, come pensare che in Cuba ci fosse una rivoluzione con Fidel Castro come principale alleato commerciale di Washington per L’America Latina.

Nonostante questa realtà di dipendenza commerciale con l’Impero che dice di combattere, Chávez, nel 2005, nella Cumbre de las Americas in Argentina, si eresse come portavoce contro l’Alca (Trattato di libero scambio delle Americhe) che gli USA volevano imporre all’America Latina.

Come si può essere nemico (a morte, come si definisce Chávez) degli USA e contemporaneamente essere un suo principale alleato commerciale? Questo è il punto che una mente logica e non alienata, non comprende di Chávez.

Chávez, storicamente, costruì potere politico e consenso elettorale, interno ed esterno, ricorrendo a due cavalli di battaglia: la guerra antimperialista e la minaccia di un’invasione da parte degli USA in Venezuela per impadronirsi delle sue risorse petrolifere.

C’è di più, tutta la campagna immaginaria della sinistra sulla “militarizzazione imperialista” gira su l’ipotesi che gli Usa vogliano invadere il Venezuela per impadronirsi della sua principale risorsa strategica.

Torniamo alla domanda ovvia di Alan García a Chávez: “E per quale motivo dovrebbero invadere (il Venezuela) per il petrolio se Lei se lo vende già tutto agli USA?”

Per trovare una risposta logica a questa domanda bisogna allinearsi alla strategia di dominio coi “nemici di paglia.”

REALTÀ E FINZIONE

Probabilmente Chávez, dopo il referendum che vinse nel 2004, siglò un patto con l’imprenditorialità locale e transnazionale (uno dei cui attori principali fu il multimilionario Gustavo Cisneros) che lo tutelò dalla cospirazione economica per rovesciarlo come quella dell’aprile del 2002.

Probabilmente: lo Stato venezuelano, il suo Parlamento, le sue istituzioni, i suoi partiti politici, i suoi funzionari, il suo sistema elettivo-parlamentare, non sono rivoluzionari bensì capitalisti-borghesi.

Probabilmente: l’ambiente di funzionari e d’imprenditori che circonda Chávez non è rivoluzionario bensì capitalista-borghese e fa affari privati con il petrolio venezuelano.

Probabilmente: la struttura socio-economica del Venezuela non è rivoluzionaria bensì capitalista a tal punto che la sua società di consumo riflette una delle piramidi più marcate dalle linee di contrasto tra i “ricchi” e i “poveri” nella regione.

Probabilmente: le forze armate del Venezuela e la sua struttura non sono rivoluzionarie bensì forze al servizio di un Stato capitalista. In molti casi i suoi generali (come il resto dei militari in America Latina esclusa Cuba) furono addestrati dal Comando Sur degli USA, e la maggioranza di essi continua mantenendo fluide relazioni col Pentagono ed il dipartimento di Stato.

Probabilmente: i servizi di intelligence del Venezuela mantengono relazioni storiche con la CIA, la DEA, FBI e con il resto delle agenzie nordamericane nate dalla lotta contro il “narcoterrorismo” ed il “crimine organizzato.”

Probabilmente: il Venezuela è un Stato capitalista, con una struttura economico capitalista ed una società stratificata tra “ricchi e poveri” ideologizzata nei parametri del consumismo capitalista che non differisce, salvo Cuba, dal resto dell’America Latina.

Probabilmente: il Venezuela capitalista è un socio commerciale strategico degli USA e se rompesse le relazioni con Washington la sua struttura economica collasserebbe.

E Chávez non è il presidente di Cuba, un paese che fece una rivoluzione, ma solo il Presidente del Venezuela.

MACHIAVELLI IN AMERICA LATINA

Nonostante la realtà dei numeri e delle statistiche della relazione commerciale (simbiotica) di Chávez con gli USA, perchè la sinistra continua a richiamare “rivoluzionario” il suo governo?

Perché la parte maggioritaria della sinistra internazionale chiama “rivoluzionario ed antimperialista” Chávez, se né il suo governo, né le sue politiche tanto economiche come sociali, mai ruppero la struttura del sistema capitalista che sempre ha governato in Venezuela?

E perché l’Impero capitalista americano, nonostante l’accettazione provata da parte del Venezuela all’ordine e la governabilità capitalista, continua a considerare a Chávez come al “nemico numero uno” del suo sistema di dominio in America Latina?

C’è un principio strategico (di natura machiavellica) che sostiene che per evitare che sorga un nemico reale che metta in pericolo il sistema di potere vigente, è necessario inventare un “nemico di paglia” controllabile ed inoffensivo, il quale si presenterà come se fosse il nemico reale, o la “principale minaccia” del sistema.

A parte il discorso “rivoluzionario”, i governi di sinistra guidati da Chávez non cambiano le condizioni di stabilità economica, governabilità politica e “pace sociale” che le banche ed imprese transnazionali capitaliste necessitano per continuare a depredare le risorse strategiche dell’America Latina dentro una cornice di “legalità democratica.”

I governi di sinistra, indipendentemente dai loro discorsi mediatici anti-USA nei fori regionali, trovano la propria sopravvivenza economica e politica elettorale legata al destino dello Stato Capitalista e sono i primi difensori della legalità e governabilità democratica nella regione.

In questo scenario la strategia con un “nemico di paglia” ha come obiettivo principale quello di “disattivare” i conflitti sociali e le lotte popolari (naturalmente violente e antisemite) ed incanalarli su binari “pacifici” e meramente “reclamativi” attraverso la sua integrazione nel “sistema democratico” controllato da Washington e dall’establishment economico capitalista nella regione.

La relazione vincolante – FARC e governi di sinistra – tracciata dall’intelligence nordamericana come principale ipotesi di “terrorismo” e di “destabilizzazione”, nasconde un profondo pensiero machiavellico che è quello di “dividere per dominare”, creando un falso avversario e controllando in forma simultanea i due rivali.

Chávez ed Uribe, Colombia e Venezuela + il “terrorismo” delle FARC, sono solamente l’involucro (mascherato da “conflitto maggiore”) di un intreccio di interessi sotterranei dell’Impero nordamericano e del capitalismo transnazionale, (corporazioni e banche) che controllano i governi dell’America Latina, al di sopra delle istituzioni giuridiche-statali che la designano come “nazioni indipendenti”.

In questo scenario il “terrorismo” delle FARC serve:

A) Serve a che il Complesso Militare Industriale ed i fabbricanti d’ armi le vendano agli eserciti latinoamericani che combattono il “terrorismo” sotto la “protezione” del Comando Sur degli USA.

B) Per giustificare gli spiegamenti militari imperiali intorno alle fonti strategiche delle risorse naturali e d’energia del “giardino dietro casa” che Washington considera e controlla come suo.

C) Per giustificare la dottrina di futuri compiti di repressione e criminalizazzione dei conflitti sociali che iniziano a prendere impulso causa il processo recessivo-inflazionistico originato dalla crisi globale del sistema capitalista.

E a che servono Chávez e i “governi di sinistra?”

Chávez, secondo come lo dipingono i media dell’Impero, è una figura emblematica, in sintesi è l’immagine rappresentativa della materializzazione in un tutt’uno del “pericolo dittatoriale” e “terrorista” che incombe sull’America Latina.

Col presidente venezuelano come astuto “dittatore-terrorista”, gli USA compensano la mancanza di un “nemico reale” che all’epoca della guerra per aree di influenza con l’URSS fu rappresentato dalla Cuba di Fidel Castro esportatrice di rivoluzioni armate.

In Chávez coincidono mediaticamente e psicologicamente il “terrorismo” delle FARC ed il “nemico rosso” dell’epoca della Scuola delle Americhe e della Dottrina di Sicurezza Nazionale.

Come dicono i concetti basilari di qualunque libro di strategia politica: bisogna inventarsi un nemico falso, malleabile e controllabile che opacizzi e sottragga protagonismo al nemico reale che possa presentarsi.

L’immagine di “terrorista” e “destabilizzatore” che Washington ed il Dipartimento di Stato addossano a Chávez è orientata a neutralizzare l’apparizione di veri nemici.

Ossia di quei leader popolari che ancora organizzano scioperi generali, bloccano strade, occupano imprese e mettono a rischio la “governabilità” ed i “commerci” delle banche transnazionali capitaliste in America Latina.

In sintesi, con Chávez, Morales e Correa, non c’è nessuna possibilità di crescita della sinistra rivoluzionaria nelle strade, ma c’è una crescita della sinistra elettorale e governativa. Una sinistra da salotto istituzionale, disciplinata, assimilata ed integrata al sistema.

Una sinistra di Stato capitalista, con apparati sindacali, movimenti e partiti di sinistra che compiono la loro funzione di “opposizione” dentro la cornice del sistema “democratico” e dei parametri stabiliti per preservare la “governabilità”, la “pace sociale” e la “stabilità”, precisamente quello ciò di cui il sistema ha bisogno per la sua “crescita economica” senza redistribuzione sociale della ricchezza.

La falsa lite tra Uribe e Chávez, con la FARC come detonante, sintetizza le due punte di strategia del “nemico di paglia” per dominare e controllare a “sinistra” e a “destra”, secondo il vecchio detto machiavellico aggiornato da Washington e dai suoi strumenti di potere.

Tanto Chávez (in misura minore) come Uribe (in forma totale) hanno le loro linee di comando e di intelligence militare infiltrate dalla CIA e dal Comando Sur degli USA, i realizzatori della strategia di controllo militare di Washington nella regione.

In pratica, se Chávez volesse ordinare una guerra contro la Colombia che non figurasse nei piani degli USA sarebbe eliminato o rovesciato da un golpe interno e questo indica chiaramente che se scoppiasse un conflitto militare è perché Washington lo sta utilizzandolo per i suoi piani.

In questo scenario, gli analisti superficiali e i giornalisti del sistema (pagati da imprese e consorzi mediatici) possono solo vedere il guscio senza arrivare al contenuto. La falsa guerra Chávez-Uribe, ha il suo scopo nella “governabilità democratica” imposta da Washington come strategia di dominio nella zona.

La falsa guerra di “sinistra” e “destra”, con le FARC nel mezzo, rimane demolita di fronte ad una realtà.

In politica, sia i governi di sinistra come quelli di destra, si reggono su due principi basilari: 1) Difesa incondizionata del “sistema democratico” come mezzo di regolazione politica e sociale stabilita dal sistema capitalista 2) Programma di lotta contro il “terrorismo”, il “narcotraffico” ed il “crimine organizzato”, stabilito come ipotesi di conflitto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal Pentagono.

E se Chávez, Correa e Morales, nella realtà concreta e statistica, fanno la stessa cosa di Uribe, Alan García o Calderon? In che cosa si differenziano?

Nel discorso, solo nel discorso. Machiavelli (Usa) ha separato la realtà dal discorso e ha trovato la formula cercata: i nemici di paglia.

La colonizzazione mentale, la manipolazione informativa, la frammentazione della realtà, la comprensione atomizzata dei processi politici e sociali e la programmazione delle masse con la “democrazia” demente made in Usa, ha fatto il resto.

Ha vinto Machiavelli, e si è fatta realtà la massima di Lenin: “La stupidità è la cosa più difficile da combattere”.

Manuel Freytas è giornalista, investigatore, analista di strutture del potere, specialista in intelligenza e comunicazione strategica.

Titolo originale: “Mentes colonizadas: ¿La estupidez es lo más difícil de combatir?”

Fonte: http://www.iarnoticias.com
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31.08.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da LILIANA BENASSI

42 Commenti
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mikaela
mikaela
9 Settembre 2009 18:30

Il Venezuela oggi e’ il piu’ grande esportatore al mondo di petrolio con la piu’ grande riserva di olio nero.
Chiavez potrebbe decidere di aumentare la vendita del suo petrolio alla Cina e all’India (e appiedate l’america) potrebbe fare accordi con il temuto nemico degli americani Ahadinejad, potrebbe fare un embargo come e’ gia’ avvenuto nel 1973 dei paesi dell’opec ai danni dello stato sionista Israele e ai loro amici.Chavez potrebbe sconvolgere il prezzo del petrolio in america. Credo che queste siano le paure degli Usionisti americani ,allora devono creare un nemico senza ben spiegarne i motivi. e il popolo abbocca.

kenzo60
kenzo60
10 Settembre 2009 1:49

Non c’è nessuna differenza tra possedere e vendere il petrolio?

Tonguessy
Tonguessy
10 Settembre 2009 2:12

Probabilmente: il Venezuela è un Stato capitalista come qualsiasi altro Stato, con una struttura economico capitalista come qualsiasi altro Stato ed una società stratificata tra “ricchi e poveri” come qualsiasi altro Stato.

Probabilmente, eh?

redme
redme
10 Settembre 2009 2:36

strano articolo….”In quale libro di strategia militare si consiglia che per vincere una guerra bisogna vendere le risorse strategiche e di sopravvivenza al nemico e trasformarsi nel suo primo socio commerciale?”…..”Nonostante questa realtà di dipendenza commerciale con l’Impero che dice di combattere, Chávez, nel 2005, nella Cumbre de las Americas in Argentina, si eresse come portavoce contro l’Alca (Trattato di libero scambio delle Americhe) che gli USA volevano imporre all’America Latina”..questa e altre contraddizioni sembrano piuttosto sospette…forse con la fine della guerra fredda non ci sarebbe futuro per un’ altra cuba…sicuramente cuba non ha petrolio da vendere..chissà se le varie riforme nazionali ( sanità. scuola,..) non siano in realtà il vero nemico del più bieco imperialismo americano..forse con questo tipo di attacchi (sospetti) si vuole aprire una spaccatura a “sinistra” con ubbie di rivoluzioni, lacrime e sangue?….
Gatta ci cova…

vimana2
vimana2
10 Settembre 2009 3:16

E allora perchè hanno tentato 3 colpi di stato? Perchè hanno costruito una base militare in suriname? Per hanno aperto 7 basi in colombia? Perchè da quando c’è chavez la nato fa esercitazioni mega galattiche vicino alle acque venezuelane? Perchè vorrebero scatenare una guerra? Per eliminare chavez e dare alla multinzionali le risorse naturali….PUNTO. Nn penso che chavez sia rimasto a bocca chiusa con alan garcia! La guerra la stanno preparando nn solo con il venezuela ma anche con l’iran, con la russia, con la cina…..etc…..

zufus
zufus
10 Settembre 2009 3:46

Un articolo stupido, di un gatekeeper che ci prende per idioti.

redme
redme
10 Settembre 2009 4:24

concordo…anche se è un giornalista molto conosciuto in ambito “anti-imperialista”…dovremmo saperne di più sulla “contro-contrinformazione”
….saluti

“Manuel Freytas è giornalista, investigatore, analista di strutture del potere, specialista in intelligenza e comunicazione strategica”

maumau1
maumau1
10 Settembre 2009 4:26

si infatti un articolo perfettamente idiota.. intanto quando si decise la guerra all’Iraq(la seconda) era inizio settembre quando Bush iniziò il tam tam delle armi di distruzione.. ma fine luglio inizio agosto Bush aveva detto che l’Iraq non era un problema da trattare con le armi a breve(nonostante Saddam stava diventando sempre più ostile agli USA volendo anche lui convertire in euro la moneta di scambio per il petrolio e rinegoziare i diritti di estrazione concesse alle multinazionali USA a prezzi stracciati dopo la prima guerra del golfo) per gli USA e poi tira fuori le armi(che non c’erano) cos’era successo tra luglio e settembre? Chavez aveva annunciato che avrebbe nazionalizzato tutto il petrolio venezuelano ,rotto i contratti di estrazione ed annunciato che ora il Venezuela avrebbe venduto il petrolio agli USA ad un nuovo prezzo da negoziare..ed anche che il petrolio l’avrebbe venduto in moneta diversa dal dollaro..o che almeno sarebbe andato in quella direzione. Questo determinò una frattura con gli USA che appunto defini’ di nuovo Chavez dittatore e il Venezuela stato canaglia.. L’importazione di petrolio dal Venezuela crollo letteralmente e gli USA si ritrovarono senza il principale fornitore … ecco che quindi che fu rivista la decisione… Leggi tutto »

maumau1
maumau1
10 Settembre 2009 4:36

ah dimenticavo..
per sopperire al crollo di importazione dal Venezuela..gli USA aumentarono la quota parte che comprava dagli stati arabi (a prezzi più alti a causa dei prezzi del trasporto,essendo molto più lontano)e l’Opec dovette aumentare i barili estratti per far fronte alla maggiore richiesta USA

Inoltre quando dico uno dei principali esportatori di petrolio intendo dire dopo Arabia Saudita,Iran,Iraq Russia..ovviamene..
ma il Venezuela è uno dei più importanti vista anche la vicinanza agli USA
del tutto sovrapponibile al Messico come ruolo nell’economia USA
senza contare che a differenza degli altri produttori di petrolio(tranne la Russia)il Venezuela ha immense miniere di rame(che erano prima tutte in mano alle multinazionali USA)fondamentale per l’elettronica e l’elettrotecnica,e il ferro con cui si fa l’acciaio fondamentale per le costruzioni ed ovviamente per le armi…
quindi il petrolio è solo 1 dei fattori gli altri non sono meno importanti..
il tutto a due passi da casa,senza dover impelagarsi in costosissime quanto affollate(da altri stati interessati)guerre in Africa per i metalli!!

ciao

trotzkij
trotzkij
10 Settembre 2009 5:03

‘La stupidità è la cosa più difficile da combattere’ Sacrosanto! Soprattuto quando alla stupidità si coniuga la malafede. La malafede dei tipici ultra-mega-super rivoluzionari; quelli che… se Chavez è mezzo-socialdemocratico, meglio Uribe o Pinochet, che si fa rivoluzione! e si va in giro a Caracas, magari col culo di fuori per dimostrare la propria ‘trasgressività irregimentata’, urlacchiando Ya basta! e altre coglionate innocue per il potere. Coi dollari US, Chavez si compra carri armati, missili, aerei e fabbriche di Kalashnikov dalla Russia. Manda avanti un programma sociale che nessun ‘ultra-mega-super rivoluzionario’ d’accatto (generalmente figli della borgehsia bene, della Caracas da bere…) si sognerebbe di applicare, perchè roba ‘socialdemocratica’ (e popolare)… Gente che non ha mai lavorato un minuto nella propria vita, disquisisce di classe operaia, popoli oppressi, appunto disquisendo, l’importante è non agire… mai! Le minoranze ‘ultra-mega-super rivoluzionarie’ l’hanno sempre dimostrato: agire sempre come effettiva quinta colonna dell’Impero. Da Peròn al golpe verde in Iran. Che non mi si venga a dire che è paranoia complottistico-stalinista. Si leggano le memorie dell’Agente della CIA Philip Agee, quando per conto dello Zio Sam finanziava l’estremista Partito Comunista Marxista-Leninista d’Ecuador, in salsa Maoista, al solo scopo di fare cadere Quito nelle mani della… Leggi tutto »

obender71
obender71
10 Settembre 2009 5:05

Appunto, il Venezuela è un paese sovrano. Ma non solo, è pure guidato da un “demagogo”. Il che rende il comportamento del Venezuela non completamente riducibile a logiche di pura marginalità economica.

Hai voglia se non rappresenta una minaccia per la potenza imperiale statunitense (ma non per gli USA in se stessi, che potrebbero trovare sul mercato tutto il petrolio che possa servire)! Una grossa fetta del petrolio mondiale sul quale non hanno nessun controllo.

castigo
castigo
10 Settembre 2009 5:56

quasi impossibile, ve lo garantisco…….

Galileo
Galileo
10 Settembre 2009 6:04

Però io devo capire.

Perchè tutti i venezuelani con cui parlo (immigranti in Europa) odiano a Chavez? Sorprendente come non ce nè è uno che lo salva. Perchè considerano questi “miracolosi” programmi sociali solo una maniera di riempire la pancia al popolo e non dargli un futuro, questo il motivo alla base di quello che pensano. Ê un accontentino mentre continuano a fare i cavoli loro i soliti. Questo in breve.

C’è anche da dire che i venezuelani (senza offendere nessuno) non hanno mica tanta voglia di lavorare…a differenza per esempio dei colombiani che sono grandi lavoratori.

Cè anche che con l’uscita di bush, Chavez ha perso notorietà, claro, perchè combattere un “grande nemico” ti porta ad essere grande, visibile….per questo stava a Venecia con Oliver Stone. Gli serve visibilità?

Boh.

vic
vic
10 Settembre 2009 6:35

Ormai l’impero a credito e’ alla frutta. Apre le basi dove gliele lasciano aprire. Ed ecco il punto. Con la mentalita’ delle basi non si va lontano, alla lunga. Le basi da sole non diffondono ne’ conoscenza ne’ cultura ne’ un bel niente, se non paura, rabbia e sdegno. Questo stegaimpero mi ricorda nel suo disequilibrio, non so neanche perche’, gli Aztechi. Anche loro venivano da nord, assetati letteralmente di sangue, pur avendo una certa qual loro (aberrante) cultura. Alla fine vennero sopraffatti da una potenza terza venuta da chissa’ dove, che loro (ma non solo loro) scambiarono malauguratamente per gli attesi semidei che aspettavano da lungo. La guerra era l’ultima mossa “economica” possibile per lo stegaimbero a credito, visto la macchina militare mastodontica che si trovano. Cosi’ la pensava il gruppetto neocon con la strategia “del nuovo secolo Americano”. Vediamo tutti il valore della loro corta lungimiranza. Se dietro alla forza militare non c’e’ una forza assimilatrice (vedi impero romano) e diplomatica di larghe vedute a far da contrappeso, le guerre si trasformano in un gran bel disastro per tutti. Qualcuno si ricorda per caso un paese (paesello va’) che ha subito recentemente la guerra dello stegaimpero e oggi… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
10 Settembre 2009 6:50

Chiede Freytas:

In quale libro di strategia militare si consiglia che per vincere una guerra bisogna vendere le risorse strategiche e di sopravvivenza al nemico e trasformarsi nel suo primo socio commerciale?

Facendo riferimento al classico L’arte della guerra di Sun Tsu, si trova che chi è in vantaggio di forze deve attaccare e chi si trova in inferiorità deve resistere.
Chavez ha trovato questo legame commerciale tra i due paesi e cerca prima di tutto di resistere alla più grande forza militare esistente. E mi sembra lo faccia egregiamente.

vic
vic
10 Settembre 2009 6:57

Mi sembra che Venezuela ed USA siano legati, per ora, a doppio filo.

L’uno dipende dall’altro, in termini di commercio del petrolio “convenzionale”.

Il discorso cambia se si guarda avanti. Ci dicono che il Venezuela detiene il 90% circa delle riserve globali di petrolio bituminoso. Un tipo di petrolio che diventera’ ambito, una volta esaurite le riserve del petrolio piu’ “pulito” e meno costoso da raffinare che il mondo usa attualmente.

Se non ci sara’ la svolta energetica, il Venezuela diventa il medio oriente di domani. Con la differenza che dovra’ darsi da fare dal punto di vista tecnologico, in quanto questo petrolio bituminoso non sgorga spontaneamente dal suolo come nei paesi arabi, ma richiede processi di raffinazione assai complicati (e costosi).

Probabilmente sono gia’ in corso degli accordi e delle fortissime pressioni in vista di questo domani energetico possibile e puzzolente.

Cordialita’

vic
vic
10 Settembre 2009 7:43

Chavez o non Chavez,

non ti sembra che l’America Latina si stia dando una mossa? Nel limite delle sue possibilita’ e date le circostanze. Bisogna tener conto di come si trovava ultimamente ai tempi dei vari dittatorelli militari messi li’ dai padroni del cortile.

Pian piano si stan liberando dei vari lacci. Ogni paese poi vede le cose con un suo punto di vista. Alcuni seguono Chavez, altri ritengono piu’ percorribile una via meno smargiassa. Altri puntano sull”ambiente. In genere mi pare che stiano riscoprendo la loro propria cultura, in senso archeologico, ma non solo.

Semmai la domanda e’ sul dopo. Il dopo petrolio, il dopo Chavez, il dopo impero.

Non dimentichiamoci che il grande balzo in avanti occidentale, dalla conquista passando attraverso la rivoluzione industriale, occorse sulla pelle loro, con ladrocini di materie prime pazzeschi, tali da metterli letteralmente in ginocchio fino ad oggi. Per non parlare del resto, distruzione materiale, culturale e spirituale di popoli interi.

L’Amercia Latina parte dal basso, dove l’abbiamo buttata noi occidentali in questi ultimi secoli.

Saludos y salud

DARIO
DARIO
10 Settembre 2009 9:39

Io viaggio molto al Venezuela per motivi di lavoro e vi posso informare con certezza che l ‘ottanta per cento della popolazione é povera e non riesce a mangiare 3 volte al giorno. Chavez non é di sinistra, solo vuole rimanere nel potere per tutta la vita. Io non conosco le sue relazioni secrete con gli USA, ma vi posso raccontare la triste realtá di quel povero paese pieno di petrolio. Raccomando a tutti i lettori che vedono in Chavez un idolo, che facciano un viaggio di 2 settimane a Caracas, se é possibile con qualcuno affianco che parli spagnolo. É una dittatura al peggiore stile hitleriano. Ripeto il commento fatto su un altro articolo di Chavez: Nello stesso giorno 7/9/2009 che Chavez firmava autografi sul tappeto rosso a Venezia: 1. Morivano piú di 40 venezuelani per omicidi (nel 2008 ci furono piú di 15.000 omicidi in Venezuela, il 90 % degli stessi non furono investigati ne chiariti). Negli ultimi dieci anni di Chavez ci sono stati circa 120.000 omicidi, ma lui non ha paura, perché ha 3500 body guard cubani… 2. C’ era un black-out in diverse cittá del Venezuela, perché Chavez nazionalizzó l ‘industria elettrica e licenzió i… Leggi tutto »

Galileo
Galileo
10 Settembre 2009 9:57

I pareri possono essere dei più disparati, ma le esperienze di vita vissuta mi sembrano quelle che contano, o meglio quelle che a volte possono fare la differenza.

Io lo ammetto, sono stato un ammiratore del primo Chavez…ma poi girandogli intorno (figurativamente) leggendo, parlando con venezuelani, guardandolo in tele…io dico che è un Gran Attore e non mi convince più.

NerOscuro
NerOscuro
10 Settembre 2009 11:09

Il Venezuela sta dietro, di un bel po’, ad Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait, non è affatto il maggior esportatore di petrolio e non ha le maggiori riserve stimate. Questi dati sono accessibili qui [it.wikipedia.org].

PIEROROLLA
PIEROROLLA
10 Settembre 2009 11:10

CERCHERO’ DI ESSERE PRECISO

.

COME FAI DI UN GIORNO ALL’ALTRO BUTTARE AL CESSO DEGLI ACCORDI FIRMATI IN PRECEDENZA, SENZA CHE COSTORO COSTITUISCANO UN REATO POLITICO ED ECONOMICO TALMENTE GRANDE DI FAR PERDERE MIGLIAIA DI DOLLARI AL VENEZUELA, CIOE’ AI CITTADINI?
.

COME FAI DI UN GIORNO ALL’ALTRO SMETTERE DI VEWNDERE PETROLIO AD UNA SUPERPOTENZA MILITARE SENZA CREARE UN CONFLITTO BELICO?

CHE MATTA A REPENTAGLIO LA VITA DI MILIONI DI VENEZUELANI?.

.

SAREBBE IDIOTA ANCHE BUTTARE NEL CESSO ACCORDI INTERNAZIONALI, CHE FORNISCONO CAPITALI PER LO SVILUPPO DI UN PAESE.
.

LA DECISSIONE E’ SAGGIA, CI SI LIBERA LENTAMENTE DAGLI ACCORDI BILATERALI, E SI FANNO ALTRI CON LA CINA, ANCHE PIU’ REDDITIZI.

.

LA ROTURA VIOLENTA DEGLI ACCORDI BILATERALI E’ SINONIMO DI GUERRA SICURA.

.

GRADIREI UNA RISPOSTA CIAO
vic
vic
10 Settembre 2009 11:27

Che il Venezuela abbia la piu’ alta criminalita’ dell’America Latina e’ un dato di fatto.

Chi genera la criminalita’ di solito? La poverta’!

Saludos

Galileo
Galileo
10 Settembre 2009 11:28

Pierorolla…non fa una grinza quanto scrivi.

Però indipendentemente dall’articolo di qui sopra, è da un po’ di tempo che Chávez mi suona stonato in testa. Sai! Quando ricevi una nota che non concorda con le altre? Perchè? Il perchè lo stò cercando.

mikaela
mikaela
10 Settembre 2009 12:54

leggi tu stesso cosa c’e’ scritto qui in inglese, non penserai mica che sono andata a controllare i reggistri del governo. venezuelano?wikipedia in inglese dice che e’ uno dei 5 maggiori grandi esportatori di olio con la maggiore riserva di olio nero——————————————————————————————————————————————— non ho ancora letto il tuo link ma lo faro’ questo in inglese racconta tutta la storia del oil venezuelano ed e’ molto interessante (credo d’avers scambiato first con fifth e chiedo venia cio’ non toglie che Chavez puo’ sconvolgere gli interessi USionista nel mondo)……………………….. http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_Venezuelan_oil_industry———————————————————————– Today and the future Today, Venezuela is the fifth largest oil exporting country in the world with the largest reserves of heavy crude oil. Venezuela has the greatest potential for capacity expansion in the Western Hemisphere and could possibly increase its production capacity by 2.4mmbpd from 2001 level (3.2mmbpd) to 5.6 mmbpd by 2025[24]. In 2005, PDVSA opened its first office in China, and announced plans to nearly triple its fleet of oil tankers in that region. Chávez has long stated that he would like to sell more Venezuelan oil to China so his country can become more independent of the United States. The United States currently accounts for 65 percent of… Leggi tutto »

mikaela
mikaela
10 Settembre 2009 13:09

vic non pensi che tutte queste manovre strategiche in europa e in medioriente sono avvenute anche per proteggere lo stato canaglia che e’ Israele che non ha mai voluto raggiugere un accordo di pace dividendo il territorio e creando uno stato palestinese? tutta questa tensione sarebbe gia’ finita da un bel po’ se Israele non fosse lo stato satellite americano in medioriente ?
Ciao

trotzkij
trotzkij
10 Settembre 2009 13:40

La solita vile tiritera: Chavez è uguale a Bush, Morales è uguale a Uribe, e così via a ciarlare da finto ‘amico degli oppressi’.

Mi sembra il solito discorso da militante volontario da ong occidentale, che mentre da una parte predica, agli altri, ai morti di fame, la bontà e la bellezza del vivere ‘con poco’ e con ‘parsimonia’; del non farsi tentare dal ‘demonio occidentale’ (la scuole? gli ospedali? l’insegnamento? l’abbondanza di cibo?); dall’altra razzola succose indennità, spese di viaggio, SUV e alberghi a 5 stelle da fare invidia anche alle escort di berlusconi.

Non ci provare con questi predicozzi. Ne ho incontrati di tipi ‘solidali’ così…

owanda
owanda
10 Settembre 2009 14:32

Si vabbe’, la meta’ di queste cose succedono anche in italia mentre berlusconi fa le feste a villa certosa. O durante il derby…

buran
buran
10 Settembre 2009 15:19

Considerazione che condivido in pieno. Cancellare da un giorno a un altro gli accordi commerciali stipulati con la controparte fa parte della metafisica, sarebbe puro velleitarismo. La strada della rinegoziazione dei prezzi e dell’allargamento progressivo dei partner commerciali, basandosi su rapporti di forza favorevoli, è, nella concreta situazione internazionale, l’unica che può avere successo.

Galileo
Galileo
10 Settembre 2009 17:16

Ma qui non stiamo parlando di criminalità. Mi sembrava il discorso fosse spostato su di un altro livello. Se così non fosse, non ho capito ugualmente a cosa ti riferisce in quanto per me il discorso è: chi è Chavez?

vic
vic
10 Settembre 2009 17:20

Sono franco, non sono abbasrtanza informato su Israele e tutta la problematica Palestinese. Mi ha aperto gli occhi un’intervista con Barnard su YouTube in cui m’ero imbattuto tempo fa’. Ricapitolava la storia del sionismo. Mi son detto, cavolo e queste cose uno deve scoprirle per caso sul web? Com’e’ possibile? Poi ripensandoci mi son detto che in effetti molti altri temi vengono ignorati allo stesso modo dai media tradizionali. L’informazione con cui ci bombardano in realta’ non spiega mai nulla. A parte forse le moviole sportive. Israele L’atteggiamento di Israele, e del congresso mondiale ebraico, non lo condivido per niente. Incomprensibile proprio. Quel che ho capito e’ che la situazione ha radici storiche ben precise, ci sono promesse che non sono state mantenute e c’e’ un popolo che ha il sacrosanto diritto di vivere a casa sua in santa pace. Come tutti i popoli d’altronde. In quanto al terrorismo, e’ da ridere, ma all’ONU, con tutti quei funzionari superpagati, non sono riusciti ad accordarsi sulla definizione. A quanto pare poiche’ ci finiva dentro dritto come un fuso Israele e probabilmente anche altri paesi. E’ una questione di mentalita’. Ci sono paesi in cui la parola guerra e’ lontanissima dal sentire… Leggi tutto »

Kevin
Kevin
10 Settembre 2009 17:25

Molto semplice. Chavez non è Castro. La sinistra si illude: è finita un’epoca.

vic
vic
10 Settembre 2009 17:30

?

vic
vic
10 Settembre 2009 17:34

Infatti, andava postato piu’ sopra il piccolo commento.
Sorry!

mikaela
mikaela
10 Settembre 2009 18:41

Grazie avremo sicuramente modo di riparlarne
ciao

Tonguessy
Tonguessy
11 Settembre 2009 1:37

Vero. Però nutro ancora la speranza che il sudamerica rinasca e si tolga il giogo che da troppo tempo porta. Poi non è detto che si comporti diversamente da chi il giogo ha imposto, ma questo è ancora tutto da vedere. Sicuramente ci sono segnali preoccupanti da una parte e interessanti dall’altra, come questa discussione testimonia.

ventosa
ventosa
11 Settembre 2009 2:08

Io non ho ancora inquadrato Chavez e non ho avuto l’opportunità di visitare il paese, le mie conoscenze sono perciò frutto di colloqui con persone che hanno avuto esperienza diretta e letture varie. Però commenti come quelli di Dario sono delle osservazioni che possono fotografare la situazione attuale, ma non tengono conto della situazione pre-Chavez e del contesto dell’America latina tutta. Modificare un contesto come quello venezuelano prima di Chavez era inimmaginabile. La delinquenza, lo sfruttamento e la povertà non le ha certo introdotte Chavez. Io credo che per ogni piccola o grande rivoluzione o cambiamento ci sia un prezzo da pagare, un tempo per svilupparsi e e attuarsi mentre i vecchi “proprietari” si barricano in casa e, piuttosto che andarsene, danno fuoco al tetto, alle fondamenta e a chi ci abita.
Inoltre, ritengo molto importanti gli sviluppi popolari che si stanno susseguendo nei paesi vicini sulla spinta dell’esperienza venezuelana.
Saluti.

NerOscuro
NerOscuro
11 Settembre 2009 2:32

Lo heavy crude oil è una delle qualità di petrolio: averne le maggiori riserve non vuol dire avere le maggiori riserve di petrolio.

ventosa
ventosa
11 Settembre 2009 4:30

Scusa, Galileo, giusto per avere un’idea sulla portata delle testimonianze da te raccolte: con quanti cazzo di venezuelani hai parlato per poter asserire che (anche se non lo dici, appare assiomatico nel tono dell’affermazione) “tutti i venezuelani”?
Così, per la statistica…
Saluti.

vic
vic
11 Settembre 2009 6:57

Chavez fa parte della vecchia guardia. Il suo governo, vista la criminalita’ che si ritrova, non mi pare abbia fatto dei grandi passi avanti per chi ci vive, in quel paese.

Praticamente rischi di venire ammazzato tornando dal negozio dove hai fatto la spesa.

Se Chavez vale qualcosa, lo vedremo da come prepara il dopo-Chavez.

Saludos

vic
vic
11 Settembre 2009 7:11

La spinta viene dal sud: Cile, Argentina. Brasile.

Stan pulendo il cortile dalle foglie secche.
Altri seguono a ruota.

E ricordiamocelo: L’America Latina ce l’ha fatta per ora ad essere (ufficialmente) denuclearizzata. Non e’ poco!

Paz y salud

laura
laura
15 Settembre 2009 7:56

ma le tecniche consigliate dal machiavelli le hanno seguite anche gli Zulu quando si allearono ai conquistatori bianchi contro i loro fratelli neri; invitarono molte persone di una etnia loro vicina, persone che in quella etnia erano in qualche modo influenti, le invitarono per un incontro amichevole e le uccisero tutte. ( consiglio dato dal machiavelli al suo principino ). Peccato che non ricordo il nome di quella gente . Ho letto questa storia in un libro di testo di una mia nipote e suppongo sia vera; la storia continua con il racconto di come quella gente tradita riuscì a fermare la valanga di violenza che di solito si forma in situazioni simili: se ne andarono, invece di cercare vendette seppero vedere un’alternativa migliore, i superstiti lasciarono quei luoghi e andarono a vivere altrove, dove tutt’ora vivono, anche se ora sono di nuovo minacciati dall’invadenza senza limiti delle popolazioni ” civilizzate”; chi è veramente civile in questa storia ? il machiavelli diceva che nei momenti di riposo andava a ” ingaglioffirsi alla locanda “; mi domando se si ingaglioffiva di più alla locanda o quando scriveva i suoi ottimi consigli per un ” BUON GOVERNO”………. chissà cosa avrebbe pensato se… Leggi tutto »

laura
laura
15 Settembre 2009 8:05

Chi genera la criminalita’ di solito? La poverta’!
eccome no infatti i grandi criminali sono poveri, poverissimi; non nego che la criminalità sia a suo agio nella miseria; ma che dire dei banchieri tanto per citare una categoria di “poveri”, che dire delle grandi corporazioni ? questa sì che è Criminalità, con la “c” maiuscola