MACELLERIA SOCIALE ED EVASIONE BANCARIA: PERCHE’ DRAGHI DOVEVA TACERE

MACELLERIA SOCIALE ED EVASIONE BANCARIA: PERCHE’ DRAGHI DOVEVA TACERE

DI MARCO DELLA LUNA

nuke.lia-online.org

Nella sua allocuzione del 31 Maggio 2010, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e candidato alla presidenza della BCE, ha definito l’evasione fiscale come “macelleria sociale”. Ma Draghi, come tutti i governatori di banche centrali, come tutti i gestori di banche di credito, è l’ultima persona al mondo legittimata a parlare di evasione e giudicare gli altri. Vediamo perché in cinque punti. Cinque punti di critica, ma anche di proposta per riforme eque ed efficaci da parte di ogni statista e di ogni ministro dell’economia che vogliano passare alla storia e non finire nell’affollato dimenticatoio dei burattini senza volto.



E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.


E qui va fatto il primo rilievo: le banche centrali, quando creano (e poi usano per comperare titoli o erogare crediti remunerati) denaro o attivi dal nulla, aumentano il proprio patrimonio (cioè guadagnano) a costo zero, e su questo aumento non sono tassate, perché fanno figurare che esso sia compensato dall’uscita del denaro così creato. Ma siccome questo denaro è creato da loro a costo zero, la compensazione è fasulla, come riconoscono i manuali di economia politica, dal Krugman al Blanchard, e le tasse dovrebbero essere pagate, previa revisione dei bilanci e accertamento del reddito evaso. Quindi, poiché le banche centrali evadono o eludono massicciamente le tasse, i loro governatori non sono legittimati a giudicare in materia di evasione.


Proseguiamo. E’ pure nozione comune e non contestata, che le banche di credito, partendo dal denaro creato dalle banche centrali, lo moltiplicano nel seguente modo: esse mettono a riserva questi titoli presso la banca centrale, oppure prendono a prestito da essa i depositi che essa crea a costo zero, per poi depositarli presso di essa, sempre a riserva. Partendo da questa riserva, e applicando il moltiplicatore bancario, che normalmente è di dieci, esse erogano credito per un importo complessivo pari a dieci volte le riserve. Ossia, se hanno a riserva 10, possono erogare credito per 100, percependo interesse su 100, mentre pagano interessi solo su 10. Inoltre, i loro interessi attivi sono molto superiori a quelli passivi. Se pagano l’1% di interessi passivi alla banca centrale per le riserve, e si fanno pagare mediamente l’8% dai loro clienti, allora guadagnano, di interessi, (8 x 10 ) – 1 = 79. In realtà, però, la percentuale di riserva non è un limite alla creazione di liquidità, perché portano a riserva sia i depositi che ricevono, che i crediti corrispondenti ai “prestiti” che erogano (cioè, se ti prestano 10 si registrano a credito 10 di capitale più gli interessi a scadere). Il limite alla creazione di liquidità mediante la concessione di crediti è posto dalla capacità del sistema di richiedere e sostenere il credito, oppure da accordi di cartello tra le banche (Basilea I, II, III). Oggi la massa monetaria complessiva (M3) è costituita per il 92% da liquidità creata dalle banche di credito.

E qui va fatto il secondo rilievo: le banche di credito, nel modo suddetto, creano a costo zero o minimo enormi quantità di liquidità – ossia incrementano i loro patrimoni. Su questi incrementi anch’esse, come la banca centrale, non pagano tasse, perché anch’esse, come la banca centrale, compensano contabilmente quegli incrementi patrimoniali facendo figurare pari uscite di capitale dal loro patrimonio, che però non avvengono, appunto perché la banca di credito non presta il denaro della raccolta, ma crea liquidità nello stesso atto di erogare il credito. Anche questa è elusione o evasione, e siccome molte banche centrali, come quella italiana, sono di proprietà di banchieri privati, che godono di questo doppio privilegio (aumentare la propria ricchezza a costo zero e senza pagare le tasse su tale aumento), i governatori di quelle banche centrali non sono legittimati a parlare di evasione.

Andiamo avanti. Il sistema bancario nel suo complesso realizza grandi profitti siccome crea a costo zero denaro con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Il sistema bancario, come abbiamo detto, usa i titoli di Stato come copertura e riserva frazionaria per emettere la cartamoneta, il denaro legale (8%), e il denaro creditizio (98%). I contribuenti devono pagare le tasse allo stato affinché lo Stato possa pagare gli interessi al sistema bancario. Ma, se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura e riserva del denaro legale e del denaro creditizio, allora è in grado di emettere in proprio anche il denaro legale e il denaro creditizio, anziché prenderlo in prestito pagando interessi e finendo per accumulare un debito pubblico enorme, che non riesce a ripagare, e che può mantenere solo imponendo tasse crescenti per pagare gli interessi passivi. In effetti, lo Stato italiano emetteva in proprio il biglietto da 500 Lire, ed emette tuttora in proprio le monetine metalliche. Altri Stati hanno emesso o emettono denaro senza prenderlo a prestito dalle banche. Alcuni sostengono che la politica sia demagogica e inaffidabile, e che quindi sia preferibile lasciare ai banchieri privati il potere e il monopolio di creare il denaro, di regolarne la quantità in circolazione e il tasso di interesse. Ma di fatto i banchieri usano questo potere nel loro interesse e per aumentare i propri profitti a spese della società e dei produttori di ricchezza (i banchieri non producono né beni né servizi; quindi la crescita dei loro patrimoni avviene a spese dei patrimoni e dei redditi degli altri, che li producono).

E con questo possiamo formulare il terzo rilievo: Draghi e i suoi colleghi non sono legittimati a parlare di evasione, perché buona parte delle tasse che lo Stato raccoglie vanno a pagare interessi sul debito pubblico in favore del sistema bancario. Debito pubblico e interessi passivi che esistono e crescono solo perché lo stato, senza alcuna ragione, ha donato al sistema bancario il potere sovrano e politico di creare dal nulla denaro, di regolarne la quantità disponibile all’economia, di fissarne il tasso di interesse, di incassare in proprio gli interessi.

Adesso vediamo il quarto punto. Il sistema bancario crea denaro usato dalla società – supponiamo 100 – interamente mediante operazioni di credito: crea il denaro legale scambiandolo contro titoli del debito pubblico (cioè facendo credito allo Stato); e crea il denaro creditizio erogando credito ai clienti che lo richiedono a prestito. A ciascuna unità monetaria creata corrisponde un’unità di debito capitale. Quindi, se il denaro complessivamente creato è 100, il debito capitale è pure 100. E, siccome il debito è gravato di interesse passivo, dopo un anno avremo che il denaro esistente è sempre 100, ma il debito è cresciuto a 110 (posto 10% il tasso finale di interesse). A questo punto si avvia un meccanismo la cui azione è, inizialmente, leggera, poco avvertibile, quindi esso viene accettato. Ma dopo 5 anni, avremo che il denaro esistente è 100 e il debito è 200. Oppure, se la società paga annualmente l’interesse, dopo 5 anni il denaro disponibile per l’economia è 50, e il debito è 100; quindi l’economia va in deflazione per effetto del calo di liquidità. In realtà, prima che ciò avvenga, la società, per poter servire il debito, ossia pagare gli interessi, prende a prestito ulteriore denaro, sui cui pagherà interessi in aggiunta a quelli che già paga. E così più e più volte. In tal modo però non risolverà il problema, ma soltanto lo differirà fino al punto in cui il reddito non sarà più sufficiente a pagare gli interessi e il patrimonio non sarà più sufficiente per ottenere nuovi prestiti. Una crescente quota dei redditi dovrà essere spesa per pagare gli interessi dei debiti pubblici e privati, e tasse destinate al servizio del debito pubblico. Il margine di profitto delle aziende si contrarrà sino ad azzerarsi, come sta già avvenendo in molti settori produttivi. Lo Stato, in particolare, per tirare avanti, cioè per pagare i crescenti interessi sul debito pubblico, dovrà continuamente aumentare la tassazione, tagliare i servizi e gli stipendi, vendere i propri beni. I banchieri, in tal modo, attraverso l’opera del governo, rastrellano tendenzialmente tutto il reddito, tutto il prodotto del lavoro e degli investimenti del corpo sociale.




Questo è il meccanismo del denaro-debito messo su e gestito dalla comunità bancaria mondiale, di cui fanno eminentemente parte le banche centrali. Ed è questa la quarta ragione per la quale Draghi non ha diritto di parlare di evasione fiscale.


Creando denaro-debito gravato di interessi, cioè creando più debito che liquidità, la comunità bancaria costringe la gente e le imprese, per sopravvivere, alla rincorsa disperata del profitto, alla lotta di tutti contro tutti, perché ciascuno, essendo il denaro disponibile meno di quello dovuto, per pagare gli interessi passivi che gli competono (sia come interessi diretti, sia come tasse), deve togliere denaro a qualcun altro ad ogni costo. Questo è il fattore che costringe gli uomini alla rincorsa del profitto per il profitto, alla sopraffazione, allo sfruttamento radicale. Che li disumanizza. Ma è anche il fattore che costringe ad evadere per sopravvivere, per conservare un reddito, per limitare i costi e non chiudere, licenziare, fallire. Si può dire, quindi, che molti evadono le imposte e i contributi sociali per poter pagare gli interessi alle banche. Per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, sia pure in nero. Per poter pagare le materie prime. Per poter contenere i costi di produzione così da non finire fuori mercato e dover chiudere. Quindi questa evasione potrebbe esser considerata una legittima difesa per l’evasore, e un bene per la società, perchè la protegge contro una spoliazione mortale e le consente di sopravvivere. Ma, alla luce di quanto detto sul sistema monetario, va riconosciuta una realtà più profonda: l’evasione, il denaro evaso, è, in larga parte, denaro che non c’è, che il corpo sociale non ha, e che quindi non potrebbe dare allo Stato nemmeno volendo, nemmeno se volesse togliersi il sangue pur di fare il proprio “dovere”. Non potrebbe, proprio a causa del sistema monetario congegnato e diretto dalla comunità bancaria, del debito perpetuamente crescente che esso genera in automatico, aumentando inarrestabilmente il debito e gli interessi passivi rispetto alla liquidità, e portando altrettanto inesorabilmente alla recessione, ai fallimenti, ai licenziamenti, al commissariamento di interi paesi, a sacrifici tanto duri quanto non dovuti.


Se tutto questo non è “macelleria sociale”, e della più lucida e spietata, allora Draghi aveva il diritto di parlare come ha parlato e sottoscrivo pienamente ciò che ha detto.

Marco Della Luna

Fonte: http://nuke.lia-online.org/Default.aspx

1.06.2010

Commenti (51)

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    1. Bubba 3 giugno 2010

      Grande Lino-Rossi!

      Stendili i signoraggisti.

    1. lino-rossi 3 giugno 2010

      ringrazio per la manifestazione di condivisione.



      ringrazio anche coloro che attaccano le mie affermazioni, ma se non espongono la loro posizione non mi è possibile intuire cosa sostengono ed indicargli dove sbagliano.

      ciò vale in particolar modo per i signoraggisti; la presunta truffa del signoraggio, una volta emerso che il reddito della BC va sempre allo Stato, doveva sgonfiarsi. ciò sarebbe stato assai positivo, perchè finalmente si sarebbe potuto mettere a fuoco il vero cancro della questione monetaria: l'errata politica monetaria ed il deficit di regolamentazione degli strumenti finanziari.

      si vede che molti preferiscono ululare alla luna piuttosto che azzannare gli stinchi degli oligarchi, felicissimi di liquidare le accuse dei signoraggisti con un sorrisino compassionevole.

      diverso e più raffinato è il caso degli "austriaci"; dal punto di vista tecnico non c'è dubbio che hanno ragione. hanno però torto marcio dal punto di vista sociale e politico. chissà come giudicano la nostra costituzione, pesantemente keynesiana?

      ... ma gli insulti degli uni e degli altri non mi fanno perdere il buon umore.

    1. AlbertoConti 3 giugno 2010

      Primo punto: creazione del denaro da parte delle banche centrali.

      Bankitalia in confronto alle altre BC europee fa letteralmente schifo quanto a restituzione degli utili da signoraggio sull'emissione di banconote, in particolare rispetto alla BC spagnola (oltre il 60% rispetto al quasi zero di Bankitalia). Tutto sta a stabilire quali siano i veri utili, pur all'interno del paradigma contabile corrente. Se poi ci schiodiamo dal paraocchi di questo paradigma d'altri tempi, vediamo come nella realtà odierna tutte le attività (vere) dello stato patrimoniale, che sono "bilanciate" dalle passività (finte) delle banconote in circolazione, rappresentano una capitalizzazione della BC letteralmente rubata dalle tasche degli italiani (dell'ordine di 130 miliardi).

      Secondo punto: moltiplicatore bancario.

      ho ripetutamente riportato quanto affermato dal presidente di B. Popolare di Milano su una TV in chiaro: si son fatti prestare liquidità dallo Stato in forma di tremonti-bond per poi prestarne alla loro clientela per 15 volte tanto. La B.P. di Milano non è "il sistema"! La considerazione di Lino ignora maliziosamente il meccanismo del riflusso bancario.

      Terzo punto: Draghi non è legittimato a parlare di evasione, perché il sistema bancario, da lui rappresentato, è il solo beneficiario della lotta all’evasione.

      E' certamente beneficiario del gigantesco debito pubblico, che parimenti a quello privato è fomentato dalle politiche monetarie del sistema bancario stesso. E con che soldi, se non tasse aggiunte, si pagano gli interessi di 1.800 miliardi?

      Quali sarebbero, di grazia, gli interventi semplicissimi di Lino Rossi, visto il suo acume autoreferenziale?

    1. wiki 3 giugno 2010

      Condivido in gran parte il suo intervento !

    1. lino-rossi 3 giugno 2010

      provo ad indovinare anch'io ...



      tu sei un adoratore della bufala signoraggista.

    1. brunotto588 3 giugno 2010

      E Lei a quale delle ultime due categorie appartiene ? ... provo ad azzardare ? ... entrambe ???

    1. lino-rossi 3 giugno 2010

      Primo punto: creazione del denaro da parte delle banche centrali.



      La BC, sia essa pubblica oppure privata, restituisce allo Stato ed alla collettività, in varie forme, l’intero utile della sua attività, ad esclusione della remunerazione dei “partecipanti”. Consiglio di andare a pagina 345 della recente relazione annuale: ai “partecipanti” (alle banche private) vanno 9.360 + 6.240 + 59.415.000 € (il 3,56% dell’utile).

      Sarebbe bene che anche quegli importi andassero alla collettività, ma non si possono certamente raccontare storie diverse dalla realtà. Dove la banca centrale è pubblica (Francia, Spagna, Germania, UK, Canada, Cina, Russia, ecc.) l’intero utile della sua attività va allo Stato.





      Secondo punto: moltiplicatore bancario.



      La confusione anche su questo punto regna sovrana. Il moltiplicatore bancario è effettuato dal sistema bancario nel suo complesso. Non dal singolo istituto bancario.

      Non c’è nulla di strano o scandaloso. E’ la semplice ovvietà.

      Non è vero che il singolo istituto incassa 10, mette in riserva 10 e presta 100.

      E’ vero invece che il singolo istituto incassa 100, mette in riserva 10 e presta 90.





      Terzo punto: Draghi non è legittimato a parlare di evasione, perché il sistema bancario, da lui rappresentato, è il solo beneficiario della lotta all’evasione.



      Osservazione errata, determinata dagli errori di cui ai punti 1 e 2.





      Quarto punto: meccanismo del debito progressivo.



      Pienamente condivisibile, ma su presupposti reali.





      Quinto punto: ?







      Caro Marco, la Politica Monetaria dovrebbe essere finalizzata al perseguimento di un virtuoso equilibrio fra debito, reddito, utile, ecc.. Il primo requisito del debito dovrebbe essere quello della sostenibilità.
      http://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/come-dovrebbe-funzionare-la-politica-monetaria

      Da trent’anni questo fondamentale fattore è stato dimenticato, a tutto vantaggio dell’oligarchia finanziaria (vedasi la profezia di Kalecki - http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4610 )

      Draghi è sicuramente in combutta con l’oligarchia e quindi va stigmatizzato, ma non perdendo di credibilità raccontando frottole come fai tu.

      Sarebbe possibile tagliare le unghie all’oligarchia finanziaria con interventi semplicissimi, che però solo le massime autorità politiche planetarie possono prendere. Finora non l’hanno fatto.

      Molti commentatori sono prezzolati dall’oligarchia, mentre quelli rimanenti dicono idiozie.

    1. wiki 3 giugno 2010

      si parla in fin dei conti di moneta...a mio avviso Draghi ha lo stesso titolo di esprimersi e criticare la manovra economica ed ancor di più di criticare l'evasione fiscale "IN SENSO STRETTO" ( se dovessimo parlare di tutto ciò che assomiglia all'evasione fiscale e magari alla tassazione si potrebbe dire che questa manovra "è piena di tasse per chi è costretto a pagarle e piena di evasione" a questo punto...) di quanta ne ha il ministro delle finanze ed in particolar modo quando critica l'atteggiamento che io trovo lassista nei confronti dell'evasione fiscale...ciò perche quanto riportato dall'articolo qui sopra ha a che fare con politiche ECONOMICHE MONETARISTICHE...che sono le uniche che da quando è entrato in carica questo governo si sono viste da parte di Tremonti...non tanto perche le abbia attuate Tremonti, ma perchè egli le ha sollecitate alla BCE come unico provvedimento governativo degno di nota dall'inizio della crisi nel 2008.
      Se si ammettessein un senso molto più ampio che la produzione di moneta comporta evasione fiscale come dice l'articolo qui sopra allora si dovrebbe dire che l'attuale ministro delle finanze non solo non combatte l'evasione ma quasi la incentiva...
      Percio, "va dato a Cesare ciò che è di Cesare"...la lotta all'evasione in senso stretto spetta al governo e se costui annuncia sacrifici a gran parte dei contribuenti e lavoratori al sua prima preoccupazione dovrebbe prima di tutto essere quella di azzerare L'EVASIONE FISCALE CHE PROVOCA DELLE RENDITE PARASSITARIE PER CHI AL PRATICA A SCAPITO DELLA SOCIETÀ...
      ed in seguito si potrà anche fare della filosofia sul fatto che il meccanismo di produzione della moneta sia o no evasione fiscale...tanto come si potrebbe sicuramente discutere sul fatto che lo Stato non ha alcun diritto di impporre dei sacrifici iniquamente solo ad una parte della popolazione.
      Questo articolo perciò non lo condivido sostanzialmente perche tende a generalizzare incentrandosi su presute e generali responsabilità delle banche, con il risultato di sfumare le responsabilità precise di una monovra economica che, condividendo le critiche di Draghi , trovo iniqua e recessiva...

    1. AlbertoConti 3 giugno 2010

      Qualunque sia il punto di vista (Della Luna, Pasquinelli, ecc) una cosa è lampante: Draghi è il problema, non la soluzione. Per questo è sempre più probabile che alla rovinosa caduta dell'Italia col suo governo paramafioso, ci imporranno il "traghettatore" Draghi nelle vesti di salvatore della patria. Sarebbe meglio chiamarlo Caronte.

    1. brunotto588 2 giugno 2010

      La mia "Utopia realizzabile" ?

      LA FINE DEI DINOSAURI, semplicemente ... L' estinzione di questi dinosauri finanzio-cratici che devastano tutto. Che vadano a morire: il loro tempo DEVE finire. Come ? Ah, i modi sono tantissimi ... ecco il mio esempio di utopia "realizzabile" ...

      Un' economia stettamente legata al territorio, filiera corta, moneta locale emessa da "NAZIONI ECONOMICAMENTE AUTONOME" ( e geograficamente parlando vanno benissimo quelle che già ci sono ) e gestita SENZA INUTILI BANCHE. ( Ma a che servono, se non a derubare ??? ... qualcuno sa dirmi a che servono ??? ) ...

      Poi vogliono il Governo Mondiale ?
      Bene, ma allora che siano ALMENO 3, sovranazionali ed assolutamente SENZA PORTAFOGLIO ( ossia senza compiti di mercato, il cui regolamento andrà lasciato alle singole nazioni ).

      Il loro compito sarà quello di garantire LEGGI E SERVIZI A-TERRITORIALI e sovranazionali, in concorrenza tra loro: ossia, proprio come se si recasse in un "supermercato governativo", il singolo "abitante della Terra" sarà libero di passare dall' uno all' altro, al quale pagare una giusta tassazione che ne consenta l' apparato strutturale e l' erogazione di servizi trasnazionali.

      Liberi da ingombri di carattere economico, ed assumendo la base comune di tutela dei diritti inalienabili, si faranno un' effettiva concorrenza sia per la gestione di servizi sociali e strutture sovranazionali, che per quanto riguarda lo sviluppo prettamente culturale ed ideologico.
      Il singolo cittadino sarà libero di passare dall' uno all' altro SCEGLIENDO ANNUALMENTE A CHI PAGARE IL SERVIZIO OFFERTO (tassa). Senza inutili elezioni ( anche queste ... qualcuno sa dirmi a che servono ??? ) ...

      Semplice, trasparente, fattibilissimo ( e, se qualche "illuminato" sta leggendo, assolutamente aderente a quello che era, molto verosimilmente, l' autentico spirito rivoluzionario dei primi massoni rinascimentali quali Leonardo, Galilei, Giordano Bruno, e via dicendo... molto, molto differente, mi sembra, da quello dell' attuale "Alcolisti Globali Anonimi Spa", squallida accolita di criminali arraffoni usi a far colazione con Lambrusco e Dow Jones. )

      ... Parliamone !

      ( Il Linguaggio Dimenticato )

    1. Tao 2 giugno 2010

      Per un’analisi logica della relazione del governatore all’assemblea della Banca d’Italia

      IL MARKETTARO

      DI MORENO PASQUINELLI

      sollevazione.blogspot.com

      Mario Draghi, in virtù del suo temibile curriculum vitae e del ruolo che occupa, è come circondato da un’aura di papalina infallibilità. Ogni sua esternazione è rispettata con universale riverenza. Ogni suo giudizio accolto come oro colato. Il paragone col Papa non sembri azzardato. Essendo il denaro il vero oggetto di culto del capitalismo iper-finanziarizzato, in quanto banchiere centrale, egli gode della stessa alta considerazione che i druidi avevano tra gli antichi celti, creduti capaci, coi loro riti apotropaici, di esorcizzare i demoni della sventura.

      In effetti, in barba alla sua pretesa democraticità, l’attuale sistema capitalistico è una vera e propria ierocrazia, dove la casta sacerdotale è proprio quella dei banchieri globali, tutti fattisi le ossa nelle mishnah anglosassoni dell’alta finanza. Lì hanno imparato come si fa ad ottenere plusvalenze senza necessariamente creare plusvalore, a far sì che il denaro si moltiplichi motu proprio, a truccare i bilanci, a turlupinare azionisti, risparmiatori e pubblica opinione. Ad ammansire i politici dettando loro le scelte da compiere. Li hanno imparato i rituali liturgici come quello andato in scena l’altro giorno a Palazzo Koch.

      Da autentico prestigiatore Draghi è riuscito a compiere il miracolo. Da sommo pastore ha messo tutti d’accordo. Contenti il governo, la Confindustria, le opposizioni, nonché la CGIL. Mai trucco fu più elementare. Gli è bastato mettere in fila tre sostantivi quali rigore, equità e solidarietà, et voilà!, tutti hanno trovato un buon motivo per tessere le lodi del pontefice e del suo discorso. In verità ha svolto un pistolotto senza alcun serio spessore analitico, nemmeno l’ombra delle ragioni vere della crisi sistemica. Niente di più di un consunto e ragionieristico rendiconto sullo stato di salute della ditta. Come se un medico, davanti ad un paziente affetto da una leucemia fulminante, si limitasse a suggerire una cura dimagrante.

      La crisi considerata come mera perturbazione momentanea dei “mercati” i quali, con qualche “aggiustamento strutturale” (competitività) e un po’ di restyling della pubblica amministrazione”, torneranno da soli funzionare come Dio(denaro) comanda, elargendo la manna perpetua e allocandola nella maniera più adeguata.



      Il fatto che il Capitale continui ai dare credito ai riti propiziatori dell’alto clero della finanza e ad affidarsi alle sue cure, non fa che confermare lo stato di marasma in cui versa.

      Anzitutto Draghi ha esordito avvalorando l’alibi del governo Berlusconi-Tremonti, ovvero che l’adozione di misure restrittive della spesa pubblica sarebbero dettate “dall’esplodere della crisi greca e dalle conseguenti turbolenze dei mercati”.
      E’ vero? Ma ovviamente no! E’ infatti lapalissiano che i tagli alla spesa in via d’adozione sono necessari proprio perché le casse dello Stato sono esangui, perché esso spende più di quanto incassi (deficit) e perché il debito pubblico italiano è continuato a crescere mediamente del 4% annuo. Ergo: l’Italia avrebbe comunque dovuto adottare, Grecia o non Grecia, una più severa politica di bilancio, facendo dunque crollare come un castello di carte tutta la politica economica ispirata al lassaiz faire berlusconiano.



      Fatta questa parziale concessione al governo, Draghi ha poi insistito sulla seconda priorità, la lotta all’evasione fiscale, sbrodolandosi in un’invettiva sintomatica quanto demagogica: «Macelleria sociale è un’espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i responsabili della macelleria sociale (…) Fra il 2005 e il 2008 sono stati evasi 30 miliardi l’anno di Iva, due punti di Pil. Se l’Iva fosse stata pagata il nostro rapporto fra debito pubblico e Pil sarebbe oggi tra i migliori in rapporto ad altri paesi europei».

      Sintomatica perché confessa, riguardo alle misure del governo, che si tratta appunto di “macelleria sociale”, demagogica perché pur di assolvere il sistema, lascia intendere che l’evasione sia la principale colpevole della crisi. E’ di tutta evidenza che si tratta di una fanfaluca. Se l’evasione fiscale fosse a livello zero l’economia italiana avrebbe forse evitato di entrare in recessione? Forse che i paesi con evasione molto più bassa e un debito pubblico “fisiologico” non sono entrati in recessione?
      Sarebbe poi da vedere come sono composti questi 30 miliardi. A quanto ammonta il “contributo” della classe dei grandi capitalisti? Certamente moltissimo. Ora, a costo di essere indulgenti verso quello che era il Berlusconi-pensiero riguardo alla tasse, chiediamoci: tutti questi 30 miliardi annui (più le altre imposte evase) sono forse tutti andati a finire nel consumo improduttivo di codesta classe? E’ ovvio che no! Il capitalismo italiano, proprio a causa della sua bassa produttività sistemica, ha potuto competere con i concorrenti, oltre che per i bassi salari, anche grazie all’evasione, che ha consentito di stornare nel ciclo produttivo denaro che altrimenti sarebbe andato a rimpinguare le casse dello Stato, e non sta scritto da nessuna parte che se avesse preso questa direzione avremmo avuto meno crisi e più competitività. Avremmo forse avuto un debito pubblico meno ingente, ma una recessione ancor più grave.

      Dal che è facile intuire come le misure restrittive alle porte, se serviranno (forse) a ridurre il deficit pubblico, avranno un impatto indiscutibilmente recessivo sul ciclo economico. A Pil stabile, nonché di fatturati e quote di mercato, spostare una frazione di plusvalore dalle casse delle aziende a quelle dello Stato, oltre che evidentemente a causare una contrazione dei consumi, non può che ridurre i margini per eventuali investimenti rendendo arduo ogni aumento di produttività. Con tutto il rispetto per i sinistri sacerdoti del "rispetto delle regole": in un paese a evasione fiscale strutturale come l’Italia stroncarla davvero significa aggravare la recessione, causare il fallimento delle aziende meno competitive e quindi generare nuova disoccupazione.

      Concetti, questi ultimi, certamente noti non solo al Draghi, ma a tutti i tecnici del dominio, siano essi banchieri, industriali o politici. Perché dunque prendono questa strada? E’ presto detto: per evitare che si giunga al crack del debito pubblico, ovvero al default degli stati. Il debito non è infatti che uno degli aspetti della iper-finanziarizzazione, il segno distintivo del meta-capitalismo occidentale. Essendo che il capitale monetario circolante nel mondo è di svariate volte superiore al Pil globale; che la maggior parte del denaro è svincolato da ogni corrispettivo di valore reale; essendo che la sfera della finanza ha sussunto quella industriale e che la prima non considera la seconda sufficientemente remunerativa, preferendo dunque la pura speculazione per accrescersi di valore; abbiamo che le misure di taglio alla spesa di Tremonti e dei suoi colleghi americani ed europei, non sono volte ad altro che a “tranquillizzare i mercati finanziari”, affinché il valore dei titoli e delle obbligazioni pubblici non scendano, affinché il loro acquisto venga considerato remunerativo dai pescecani della finanza.

      Non a finanziare la ripresa e la competitività andranno dunque i risparmi ottenuti dai tagli e dai ricavi della lotta all'evasione, ma ad alimentare la finanza speculativa, di cui il sistema bancario è asse portante.

      E non è un caso che il banchiere Draghi, oltre a non aver dedicato una parola al credit crunch, all’inasprimento delle condizioni di offerta di credito alle aziende da parte delle banche, abbia anzi tessuto le lodi dei grandi banchieri (di cui Draghi ha difeso “l’indipendenza” nonché i guadagni stellari) e del sistema bancario medesimo, che prima ancora di assistere il capitale industriale (che in Italia significa in buona parte Pmi) ha anzitutto badato al proprio rafforzamento patrimoniale, a conferma che il settore bancario, da abile strozzino, non si fida di quello industriale e non corre in suo soccorso, e preferisce agire, prima ancora che come capitale a interesse al servizio dell’economia produttiva di plusvalore, speculare sui titoli di stato, sui derivatives o sulla compravendita delle valute.

      Infatti Draghi ha subito sottolineato che “la correzione dei conti pubblici” (per quanto dura verso i dipendenti pubblici) e la lotta all’evasione fiscale non sono sufficienti, visto che il vero problema è il terzo: “la perdita di competitività” dell’azienda Italia. Questo è dunque il prius, il primo comandamento: "aumentare la competitività altrimenti non ci sarà il rilancio della crescita”. In gergo questo significa che la correzione dei conti pubblici proposta da Tremonti-Pinocchio (passato in quattro e quattr’otto dal “colbertismo” al monetarismo), in quanto a terapia, avrà la stessa efficacia di un pannicello caldo.

      Ma cosa deve intendersi per “competitività”? E come la si può ottenere fatti salvi l’improbabile risanamento delle finanze pubbliche e la sempre evocata lotta all’evasione e all’elusione fiscali?

      Occorre aumentare la forza-lavoro impiegata nei processi produttivi, poi bisogna che questa forza-lavoro accresciuta lavori di più e meglio e, quel che più conta ma non si dice, con più bassi salari. In termini marxiani è necessario, affinché il capitalismo italiano non soccomba alla concorrenza internazionale, affinché la recessione non si trasformi un una depressione senza uscita, aumentare non solo il plusvalore (sia assoluto che relativo) ma pure il profitto, visto che quest’ultimo e solo quest’ultimo è il vero scopo del Capitale.

      Draghi si “limita” a suggerire che occorre intervenire sul mercato del lavoro dai due lati, quello dell’allungamento dell’età pensionabile e quello di un corposo aumento del tasso di disoccupazione giovanile. In pratica egli sta dicendo che dalla crisi si esce solo se l’Italia sarà in grado, rispetto all’attuale livello di forza-lavoro occupata, di arruolare milioni di proletari e di spremerli quanto più è possibile.

      Ma come fare? Il gatto si morde la coda: il tasso d’occupazione non aumenterà senza una crescita complessiva, ma questa viene a dipendere dalla produttività, la quale deriva tra l’altro dalla massa di forza-lavoro occupata. Per accrescere la forza-lavoro occupata occorrono ingenti investimenti, che com’è noto calano con la recessione dato che questi ultimi, in regime capitalistico, dipendono non solo dal tasso di accumulazione ma dalle aspettative di remunerazione futura del capitale investito. Nessuna azienda è disposta ad investire se non ritiene possibile ottenere un conveniente saggio di profitto. Infine, a maggior ragione quando è alle prese con un ciclo recessivo, il capitale industriale chiede, proprio per sostenere adeguati investimenti, di poter fare affidamento sul credito. Mentre le grandi possono ricorre alla borsa, le medie e piccole aziende non hanno altra possibilità che fare appello alle banche. Tuttavia, siccome le banche agiscono esse per prime come investitori il cui unico obbiettivo è il profitto, esse stringono i cordoni. Il conflitto tra capitale industriale e quello monetario non è mai stato lampante come adesso, nel punto culminante del capitalismo iper-finanziarizzato.

      Siamo dunque daccapo a quindici. Per uscire dalla crisi occorrerebbe accrescere la quota di capitale destinato a nuovi investimenti, ma questa quota è destinata a scendere visto che la recessione fa scendere il valore del Capitale complessivo, addirittura causando un processo a catena di svalorizzazione dei capitali.



      Insomma la relazione di Draghi all’assemblea della Banca d’Italia non è stato altro che un pedissequo rendiconto sulla stato della ditta, dal quale il Capitale non caverà un ragno dal buco. Niente di più che un predicozzo da markettaro, nel doppio significato di chi si è esibito in una sconcia prestazione a comando, e in quello di colui che non ha fatto altro che rivolgere una preghiera alla scissa trinità del mercato, del capitale e del denaro, affinché ritrovino l’anelata armonia. La qual cosa copre di ridicolo tutti coloro che da destra a sinistra hanno intonato i loro peana. Se la sua relazione è la base dell’accordo per il dopo Berlusconi, si tratta di un pateracchio dal fiato corto, che lascia facilmente presagire non l’uscita dalla crisi economica, politica e istituzionale, quanto invece il suo ineluttabile incancrenimento.



      Moreno Pasquinelli

      Fonte: http://sollevazione.blogspot.com

      Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/06/per-unanalisi-logica-della-relazione.html#more

      2.06.2010

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