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MA TUTTO QUESTO FAUSTO NON LO SA

DI CARLO BERTANI

Old man look at my life,
I’m a lot like you were…

Vecchio uomo, guarda alla mia vita:
io, sono un po’ come tu eri…

Neil Young, Old Man, dall’album Harvest (1972)

Anch’io, caro Fausto, militavo nello PSIUP nel lontano 1972: allora, ero un giovane studentello, tu un piccolo bonzo sindacale. Già a quel tempo – ricordi? – ci fu la “batosta” elettorale che ci cacciò fuori dal Parlamento, ma la situazione era diversa. Pur con le dovute cautele, il PCI era ancora un partito di sinistra.
Francamente, osservandoti sulle poltrone di Vespa l’altra sera – io, che non sono andato a votare schifato proprio da voi – m’hai fatto gran pena.

Dev’essere deprimente oltre misura, dopo una vita passata (a tuo dire) a credere in qualcosa, vederlo franare sotto le suole delle scarpe, avendo attorno un sedicente giornalista, leccapiedi ex-democristo, che recita il tuo de profundis.
Con garbo ammaliante al vetriolo, l’Insetto non ha esitato a tracimare nella pietas per chi giace nella polvere dell’arena: «Torni a trovarci quando vuole…troverà sempre la porta aperta…».
Tu, sai che così non è, non sarà più, ed è in gran parte colpa vostra. Mentre Vespa biascicava la sua litania da sacrestia, avevi lo sguardo perso. Perdonami, siamo torinesi, e nei tuoi occhi ho letto l’estratto sintetico di quel bon ton piemontese che entrambi abbiamo aborrito: «Un rosolio, ragioniere?», «C’am saluta madama Burel…[1]», «A sunu la marcia real? Alura ‘a pasa l’ Principe…[2]».
Mamma mia, che desolazione: sentirsi l’artefice della scomparsa mediatica di quel poco che rimaneva della sinistra italiana.

Non è mio costume sparare sulla Croce Rossa: autorevoli colleghi stanno già correndo sulla via dello sciacallaggio, abusano dei “Io l’avevo detto!” per guadagnare – sperano, loro – un posto nel Limbo da qualche parte, pronti a leccare le suole dei nuovi padroni. Quanti ne abbiamo contati, in questi decenni.
Eppure, oggi, io non provo nei tuoi confronti acrimonia né desiderio di vendetta – e sì che ne avrei forse il diritto – per quel che ci avete fatto: la scomparsa della sinistra dalla politica italiana non è un fatterello senza importanza, come la Carfagna che forse diventerà ministra.
Intendiamoci: per quel che era diventata la sinistra italiana, forse meglio così. Non conta niente che le vostre facce scompaiano, conta invece molto che i veri valori della sinistra – per quel che fu – rimangano, perché senza quei valori non resta altro che un mondo globalizzato e potenzialmente suicida, incapace di comprendere il vicolo cieco nel quale sta correndo, che non ha sentore del muro che l’attende.

Penso che tu abbia bisogno di spiegazioni, perché non sei in grado di comprendere: d’altro canto – i sottufficiali del tuo partito e di quelli limitrofi – non mostrano d’aver compreso quel che è successo.
Non voglio tediarti oltremodo: rammenta solo che Diliberto attribuisce la sconfitta alla sparizione della falce e martello; sì, è lo stesso Diliberto che voleva portare in Italia la salma di Lenin. Oppure, un ricchissimo radical-chic campano, il quale non s’accorge che l’immondizia brucia nelle strade, che la diossina invade le mammelle delle bufale e continua a baloccarsi credendosi il ministro dell’Ambiente. Di balocchi, è morto anche quel tuo caporale – tal Ferrero da Cuneo – che doveva ripianare le ingiustizie sociali con un ministero della “Solidarietà sociale”, qualcosa a metà fra la “solidarietà compassionevole” di Bush e le dame di San Vincenzo.
Oggi – mentre i grandi “innovatori” del PD riscoprono i “governi ombra” di berlingueriana memoria – dalle tue parti s’afferma che “bisogna tornare nelle piazze”. Scusami la brutalità: continuate a non capire un cazzo.

Non vorrei partire da troppo lontano, ma è bene ricordare che tutta la logica marxiana non nasce da elucubrate affermazioni ideali, bensì dall’analisi dialettica della realtà. Non vado oltre.
Ebbene, quale realtà avete vissuto in questi anni?
L’ultimo “sussulto” da vera sinistra che ricordo fu la caduta di Prodi nel 1998: aveva promesso le 35 ore settimanali, non mantenne la promessa, lo faceste cadere. Non fa una grinza. Il bello (si fa per dire…) venne dopo.

Il primo strappo, lacerante, fra la sinistra italiana ed il suo elettorato fu il Kosovo: un insipiente ex segretario della FGCI – tal D’Alema da Gallipoli – per mostrare a Clinton che l’Italia era “alleato fedele”, non ebbe remore nel comandare agli AMX italiani di bombardare la Serbia. Attenzione: non si trattò del (pur discutibile) uso delle basi americane in Italia, bensì della cosciente compartecipazione alla criminale impresa, che oggi sappiamo non finalizzata alla liberazione od alla protezione di nessuno. I “beneficiari” di tale impresa furono i clan mafiosi albanesi comandati da quel Hashim Tachi, che sarebbe (il condizionale è d’obbligo) ricercato[3] per crimini di guerra dal Tribunale dell’Aia, con un particolare insignificante: oggi, è diventato Primo Ministro di uno stato che esiste solo sulla carta, ed i primi ministri non s’arrestano.
Tutta quella guerra fu una profonda ferita per la sinistra italiana: sul ponte Branko – a Belgrado – Michele Santoro intervistò un ex appartenente alle organizzazioni comuniste giovanili jugoslave, che parlava un buon italiano e conosceva personalmente D’Alema. «Cosa stai facendo, Massimo?» chiedeva incredulo. Non ebbe mai risposta.
Dopo, scoprimmo che due brigate islamiche organizzate da Osama Bin Laden avevano combattuto in Bosnia – le brigate Handsar e Kama – le quali portavano lo stesso nome delle due divisioni islamiche, inquadrate nelle Waffen SS, che combatterono i partigiani durante la seconda guerra mondiale.

La scimmia del Quarto Reich ballava la polka sopra il muro…” cantava De André in quegli anni e, a reggere la coda al Quarto Reich di Clinton e poi di Bush, c’era tutta la sinistra italiana schierata, in ordine di combattimento. Poco importa se qualcuno si chiamò fuori: Diliberto, Rizzo, Cossutta, Pecoraro, Mussi, Salvi e tutta la compagnia cantante oliarono – metaforicamente – le ruote dei nostri cacciabombardieri. I cosiddetti “pacifisti”: ma andassero…
Quella guerra sancì una tale frattura – nell’intera Europa – che, per la prima volta, i socialdemocratici persero la maggioranza alle elezioni europee del 2000. L’anno dopo, le perse il centro-sinistra italiano, e ci furono i cinque anni di Berlusconi.
Era proprio necessaria quella guerra? A rivederla a posteriori – ma già nel 1999 molti lo denunciarono – non produsse che nuove disgrazie, ed altre ne arriveranno – purtroppo – in futuro. La scelta italiana era obbligata? La Grecia – paese NATO – non concesse agli USA nulla, nemmeno l’uso del porto di Patrasso. L’Italia era poco importante? No, perché – a detta d’alti ufficiali USA – senza la collaborazione italiana la guerra sarebbe stata fortemente improbabile, giacché le basi appena acquisite in Ungheria non erano ancora in grado di sopperire alla bisogna.
Non commentaste quella guerra – lo ricordo – la dimenticaste in fretta, soprattutto nei pressi degli appuntamenti elettorali: un oscuro funzionario DS torinese si sbilanciò nell’affermare che le elezioni europee del 2000 erano state perse “perché gli italiani non avevano capito la fine della guerra nel Kosovo”. Probabilmente, a non capire, era qualcun altro.

Venne finalmente Berlusconi e trovaste un nemico da additare al “popolo di sinistra” il quale – bisogna purtroppo riconoscerlo – cascò in gran parte nell’inganno: c’è un “nemico”, è “ricco”, è “piduista”, è “fascista” od alleato dei fascisti. Una vecchia logica da guerra partigiana – affossiamo prima il nemico e poi vediamo cosa fare – ebbe il sopravvento: cinque anni persi senza comprendere che il mondo stava cambiando, e in fretta.
Quando riprendeste il governo, nel 2006, il “popolo della sinistra” italiano vi concesse l’ultima cambiale.

Già le prime avvisaglie non furono confortanti. Al posto di Boselli – all’Istruzione – un socialista che avrebbe almeno garantito un minimo di laicità nella povera scuola italiana, imposero Fioroni, il quale trascorse più tempo a visitare scuole private che pubbliche. Inoltre, continuò scientemente il lavoro di smantellamento della scuola pubblica iniziato dalla Moratti. Prova ne sia, che gli organici continuano ad essere tagliati e, la scuola italiana, scende ogni anno di un “gradino” nelle graduatorie internazionali. Comprendere che era necessaria una riforma complessiva, che prendesse atto del mutare dei tempi? No, i soliti “ritocchi” qui e là e tira a campare.
La scuola, però, è lontana e non tutti ne avvertono l’importanza.

Tutti gli italiani
, però, fanno rifornimento di carburante: le uniche cose che siete riusciti a biascicare…dunque, sono state…no, non mi viene in mente niente. Silenzio assoluto. Viaggi in Kazachistan per conto dell’ENI di Prodi, laute prebende incassate sul prezzo dei carburanti e dai dividendi azionari di ENEL ed ENI. Vi siete accorti che il petrolio è arrivato a 113 $/barile?
E tutto l’ambaradan che prometteste sulle energie rinnovabili? Sarebbero i 200 MW lautamente sovvenzionati per il fotovoltaico? Quante installazioni d’aerogeneratori avete bloccato, finendo prigionieri delle stupidaggini “estetiche” propagandate – immaginiamo non solo per ragioni ideali – da un personaggio squalificato come Sgarbi?
Perché avete bloccato il piano eolico proposto dal precedente ministro Matteoli, che prevedeva l’installazione di 13.000 MW di potenza eolica di picco?
Perché la Spagna ha già in funzione la prima centrale solare termodinamica da 10 MW e l’Italia – nella quale il termodinamico è stato progettato! – non c’è ancora nulla?
Perché il ministro Bianchi – un ministro “comunista”! – comunicò, alla nomina, che avrebbe lavorato per realizzare le cosiddette “autostrade del mare” ed una forte impronta intermodale nei trasporti, e non ha fatto niente?
Perché il trasporto merci su ferro (non parliamo della TAV, ma delle linee esistenti) non è stato incrementato?

Perché, nonostante l’UE finanziasse al 50% le spese di progettazione ed al 10% i lavori per rendere nuovamente navigabile il Po, non avete fatto niente?
E qui, caro Fausto, entra proprio in gioco il tuo partito, perché – come risposta ad un articolo nel quale argomentavo proprio sulla navigazione interna, come avviene nei principali paesi europei – mi pervenne una risposta che devi spiegare. Mi giunse da un certo Marco Boffini, che non conosco, il quale assegnava al tuo partito proprio il merito d’aver bloccato i lavori per il collegamento fluviale fra Milano ed il Po. Eccola:

Purtroppo questo canale avrebbe attraversato la pianura padana tagliandola praticamente in due e distruggendo molte aree agricole penalizzando le comunità locali. Per fortuna la costruzione di questo obbrobrio è stata abbandonata (grazie anche alla battaglia fatta da Rifondazione Comunista in Regione). Spero che lei non sia intenzionato a proporre la riapertura del progetto. E’ giusto sistemare e potenziare ciò che già esiste, ma è assolutamente improponibile la realizzazione di nuovi canali, soprattutto nel territorio della pianura padana, così intensamente abitato e nel quale le realtà economiche locali sono strettamente connesse al territorio che, in presenza di un canale, riceverebbe un danno notevole.”

Mi chiedo se i solerti amministratori di Rifondazione Comunista siano altrettanto pronti nel bloccare “raddoppi” autostradali od altre opere del genere. Per quel che mi risulta, un canale non è proprio un “obbrobrio”: in genere, è un luogo fresco, dove si può andare a pesca od a fare un pic-nic. Ti ricordo, inoltre, che una nave fluviale “toglie” dalla strada 80 autotreni e comporta l’impiego di circa un terzo del carburante, a parità di masse trasportate. In Provenza ne ho visto uno, in costruzione, nuovo di trinca, in Germania osservano una custodia maniacale per gli alvei dei fiumi. Meno male che in Italia abbiamo i solerti politici di Rifondazione, che s’oppongono a questi “obbrobri”.

Tutta la politica ambientalista del governo Prodi (sbaglio o c’eravate anche voi?) è stata un nulla di fatto: la ciliegina sulla torta è stata la crisi dell’immondizia in Campania, ma era una spada di Damocle che pendeva da tempo.
Inceneritori sì, inceneritori no? A qualcuno è passato per la mente che esistono anche altri metodi (oltre, all’ovvia raccolta differenziata) per smaltire i rifiuti? Qualcuno è andato in Israele – non per la solita visita a Yad Yashem – per osservare l’impianto di Haditha, che usa tecnologie nuove (fermentazione anaerobica con produzione di metano) a bassissimo impatto ambientale? Oppure, qualcuno ha interpellato il CNR – più precisamente il dott. Paolo Plescia – che ha progettato e realizzato il THOR (un impianto già funzionante in Sicilia), un progetto innovativo tutto italiano?
Lo sai che esistono altre, importanti innovazioni nelle tecnologie per i rifiuti, che nessuno di voi si è mai preso la briga di conoscere?
In Polonia, addirittura, con gli scarti di materiali organici hanno brevettato un sistema che ricava idrocarburi!
Potrei continuare per pagine e pagine, ma la sostanza è una sola: sul piano ambientale, avete deluso proprio i vostri elettori, che s’attendevano uno “scatto di reni” che non fosse la solita, ritrita polemica sul nucleare o l’acquiescenza ai desiderata di ENI ed ENEL, ossia petrolio e carbone. Con il risultato, che proprio i ceti meno abbienti si trovano salassati dai più alti costi energetici europei. Fallimento totale.

E veniamo all’apoteosi, ossia al peggio che siete riusciti a fare in soli due anni.
La notte del 23 Luglio 2007, come novelli carbonari, si sono riuniti i “vertici” del governo, dei sindacati, degli imprenditori – le cosiddette “parti sociali”, riedizione in salsa prodiana delle corporazioni di fascista memoria – le quali hanno steso una riforma del precariato che non ha migliorato di un’unghia la precedente stesura del centro destra. E sì che, in campagna elettorale, ne avevate detto peste e corna.
Poi siete riusciti a peggiorare la riforma Maroni sulle pensioni, perché la riforma Damiano richiede (dal 2012) un anno in più d’età e di contributi (62 anni e 37 di contributi) rispetto alla riforma del centro destra (61 e 36).
Molti lavoratori – paradossalmente – riceverebbero dei vantaggi se fosse ripristinata la riforma Maroni, il che è tutto dire. Dov’eravate?

Ecco, questo è il punto: non c’eravate, perché a quell’appuntamento – importantissimo per i lavoratori – non eravate stati invitati. Non c’era un solo rappresentante della cosiddetta “sinistra radicale”. Avete protestato, minacciato di far cadere il governo, almeno detto la vostra? No, ve ne siete stati buoni buonini nei vostri cantucci parlamentari – a 19.000 euro il mese – mentre ci toccava ascoltare il terribile dilemma, ovvero se Vladimir Luxuria dovesse usare i cessi degli uomini o delle donne. Ma, veramente, avete ancora la faccia di parlare?

Bisognava salvare il governo “per arrestare le destre”. Complimenti: risultato ampiamente raggiunto.
Non avete nemmeno compreso, poi, la ragione della caduta di Prodi.
Vi siete lasciati ipnotizzare dai richiami europei sulla necessità di rimettere a posto i conti pubblici, senza capire che i vostri voti servivano ai banchieri per salassare ancora di più i poveri italiani. Giunti ad un soddisfacente salasso, un tal Lamberto Dini – più che un “apprendista stregone” da Ceppaloni – ha tolto l’appoggio dei suoi tre senatori e Prodi è caduto come un piccione. “Piccionato” proprio da quei poteri bancari e dalle burocrazie finanziarie europee che sono l’espressione delle borghesie dominanti – uso per un attimo un linguaggio che dovrebbe esserti più familiare – e che vi hanno usato finché servivate, con le vostre boutade da palcoscenico di Luxuria e Caruso, con la pietosa messinscena di un Diliberto che consegna ad un cameraman sorpreso – ad una puntata di Ballarò – una proposta di legge per la riforma dei costi della politica. Perché non l’ha sbattuta sul tavolo di Prodi prima che il cosiddetto “risanamento” fosse giunto a conclusione?

Adesso vi lamentate del PD che vi ha “rubato” i voti: non considerate che avete perso circa due milioni di voti per pura e semplice astensione. Che fare?
Un piccolo consiglio – in qualche modo “leninista” – mi sentirei di darvelo, gratis.

Perché continuate a governare negli Enti Locali con il Partito Democratico? Se, per Veltroni & soci, avete “la rogna addosso”, perché governare
con loro?
Comprendiamo che nel piccolo comune ci siano ragioni di opportunità spicciola, ma nelle amministrazioni regionali, provinciali e nei grandi comuni non si capisce perché quella “rogna” sia, tutto sommato, accettata.
Se le proposte politiche sono così distanti, come si fa a prendere decisioni comuni con personaggi come i sindaci di Bologna e di Firenze, che attuano oramai – in sede locale – la stessa politica liberista di Veltroni?
Invece di “scendere nelle piazze” – che, mi spiace comunicarvelo, sono per lo più deserte perché abbiamo capito che si va in piazza solo quando conviene ai caporioni sindacali per le loro carriere personali – perché non mostrate loro che, senza di voi, perderebbero centinaia di “succose” amministrazioni?
Se avete compreso la lezione, dovreste trarne le conseguenze: appena potranno, cercheranno “sponda” da Casini piuttosto che da voi. E voi rimarrete con la solita pippa.
Invece, mi sa che – passata la buriana – tornerete a parlarci di “rinascita” proprio partendo dai governi locali, perché sono oramai gli unici posti dove dei politici falliti come voi possono sperare di trovare asilo. Non saranno più 19.000 euro il mese, ma ci si può accontentare anche di 3.000: quando non si sa fare un cazzo, sono tutti soldi regalati. Come dite? Vi mancano i “cosiddetti” per farlo? Non avevamo dubbi.

Più che nelle piazze, dovreste forse visitare un po’ di più Internet, ma la cosa non vi piace.
Il sottoscritto – caro Fausto – non ha mai chiesto a nessuno di pubblicare i suoi articoli: semplicemente, sono stati i gerenti di vari siti a chiedermelo. La stessa cosa avvenne con il portale Web del tuo partito – Piazza Liberazione – e per alcuni mesi inviai anche a loro i miei pezzi.
Poi, prima dello scorso Natale se ben ricordo, il sito fu improvvisamente chiuso, senza fornire spiegazioni: cose che capitano, pensai.
Invece, qualche mese dopo, riemerse “privato” di tutti quegli autori che s’erano mostrati critici sull’operato del governo Prodi: anche all’auto-censura siete giunti!
“Depurata” da tutti gli autori scomodi, la rinnovata Piazza Liberazione è tornata ad occuparsi delle magnificenze di Cuba, di politica internazionale, e poco di un governo del quale era – oggettivamente – espressione critica, ma pur sempre espressione.

Questo è un punto importante: cercare di plagiare il Web, per i propri scopi, è il peggior investimento possibile. Sul Web il dibattito ambientale, quello sulla finanza e sulla teoria del valore, sui costi della politica, sull’organizzazione dello Stato – praticamente su tutto – è avanti anni luce rispetto ai vostri miseri antri di sedicenti innovatori. Vorreste innovare osservando il mondo attraverso la lente delle risultanze teoriche del marxismo, senza comprendere che l’analisi marxiana parte sempre dall’osservazione della realtà.
Un errore madornale, imperdonabile, soprattutto perché c’è bisogno di un dibattito serio sul futuro dell’umanità: dovremo sempre lavorare di più, consumare di più, fino a che l’eutrofia si trasformerà inevitabilmente in distrofia? Avete mai sentito parlare di teorie sulla decrescita?

No, purtroppo se ne parla nei libri e sul Web: voi – troppo impegnati ad occupare l’agorà televisiva – leggete poco e v’informate poco. Questo, soprattutto, è ciò che vi ha fatto perdere di vista la realtà, lo “scollamento” oggettivamente inevitabile.

Potremmo chiudere semplicemente con la preghiera per i defunti, ma sarebbe rischioso pensare che domani ci sarà già qualcuno pronto a ricevere il testimone della sinistra scomparsa. Proprio oggi, sul blog di Grillo, un lettore magnificava presunte doti “taumaturgiche” del miliardario genovese, per aver “azzeccato” con esattezza i nomi degli eletti.
Ho osservato il file (ufficiale) con le previsioni di Grillo e non c’azzeccava nulla. Il grande “santone” prevedeva 14 senatori per la Sinistra Arcobaleno e 12 per la Lega Nord: una “preveggenza” politica encomiabile.
Siamo curiosi di sapere cosa intesserà questa volta Grillo per il 25 Aprile, dedicato all’informazione, perché non ci sembra che si possa passar oltre al terremoto politico che c’è stato.
Se Grillo vuol continuare ad essere quel che è – ovvero un Masaniello elettronico – liberissimo di farlo, ma chi s’illude che da quelle istanze possa nascere una proposta politica efficace, a mio modo d’intendere s’illude, e pesantemente.

Gli spazi di discussione politica non sono più le piazze – dove migreranno, solinghi in cerca di claque, i Luxuria ed i Caruso – ma l’agorà di Internet. Qui, a mio avviso, s’è formata la (positiva) disillusione politica che ha condotto la sinistra italiana a dover prender atto del suo fallimento.
Qui, dovrà rinascere una nuova proposta: il processo richiederà tempo e riflessione. L’esperienza delle piccole liste – alcune con proposte nobili e credibili – è fallita perché a monte del voto c’è il dibattito: questa è una legge incontrovertibile del vivere sociale. Cambiano i mezzi e gli scenari, ma l’uomo continua ad essere un animale sociale, che ha bisogno del confronto per crescere e progredire. Senza confronto e discussione, nessuno t’affida un mandato.
E, in questo dibattito, sarà importantissimo il contributo che potrà portare la sinistra – senza trascurare certo altre istanze e tradizioni – “depurata”, però, del pessimo teatrino degli ignavi che ci ha mostrato nell’ultimo decennio. E’ morto il Re, viva il Re.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2008/04/ma-tutto-questo-fausto-non-lo-sa.html
15.04.08

NOTE

[1] “Mi saluti la signora Borrello”. E’ una battuta, diffusa, per tratteggiare il perbenismo piccolo borghese della città prealpina.
[2] “Suonano la marcia reale? Allora sta per passare il Principe!” Qui, invece, è l’anima sabauda della città a farsi viva.
[3] Si vedano, al riguardo, le dichiarazione del gen. Fabio Mini, che comandò la forza KFOR in Kosovo, reperibili facilmente sul Web.

Pubblicato da Davide

7 Commenti

  1. leggerti è piacevole assai

  2. bravo Bertani, e aggiungo se non ci fosse internet non ci sarebbe più informazione in Italia

    Gigi Turchi

  3. Se nella sinistra ci sono abbastanza persone che la pensano così, che hanno il coraggio di ribellarsi a questi che ormai vivono sulla loro pelle e con i loro soldi allora c’è speranza.

    Ci siano accorti infatti negli anni che i verdi italiani erano più che altro una calamita per i voti di coloro che non volevano prendersi alcuna resposabilità (tanto io ho votato per i verdi… ), che intanto ingrossavano solo le file della sinistra, ma accidenti i verdi ci sono anche a destra, e magari sono più di quel che pensate, ma come si fa a votare uno come pecoraro scanio, bisogna avere lo zoccolo di una pecora negli occhi per non accorgersi della caratura del personaggio.

    Gli sforzi per il fotovoltaico sono risibili, le biciclette elettriche sono sottoposte ad una legislazione punitiva e basta, incentivi 0 (lasciamo perdere i contributi risibili su cose che costano un occhio della testa).
    si può fare molto per incentivare il risparmio di energia e petrolio ma che cosa si è fatto ?

    Che cosa hanno fatto i verdi italiani ?
    Deserto di idee, deserto di iniziative, solo capaci di dire “NO”, perchè senza idee è il solo modo per farsi notare.

    Patetici !

  4. Caro Betrtani apprrezzo il tuo articolo,
    anche se quello che scrivi, per quanto riguarda me, è acqua calda, che ho vissuto dal di dentro con anni di anticipo.
    Vedi sono proprio uno di quelli che possono dire “ve l’avevamo detto”, non solo, ho anche lottato aspramente perchè ciò non avvenisse e fino a poco più di un anno fa.
    Le uniche forme di lotta ancora degne di essere chiamate tali, le fanno determinate reti di centri sociali ed i comitati territoriali, i quali, per la natura stessa di ciò a cui vanno ad opporsi, ma, al tempo stesso, proponendo alternative veramente valide, cominciano a superare i confini delle categorie destra – sinistra, le quali rischiano di essere fuorvianti per il tipo di problema in auge, cioè, la finanziarizzazione di ogni cosa, con l’evidente effetto di privare i cittadini di qualsiasi diritto ad opporvisi.
    Questo non è un problema di destra o sinistra, ma di democrazia e se c’è qualcosa da rifondare (direi piuttosto fondare) è la democrazia.
    Solo essa potrà impedire un oscuro epilogo dell’umanità e se in mezzo a chi risveglia le coscienze c’è qualche miliardario (non sono un grillino, naturalmente) masaniello ben venga, ora tutto è utile per far capire che la ricreazione è finita.
    Ricreare un qualcosa che si definisca comunista o socialista, mi sembra un po’ fuori luogo, per lo meno non nel senso che le categorie novecentesche intendessero.
    Dovremo raggiungere uno stadio di vera cooperazione tra noi esseri umani e l’ecosistema e non una contrapposizione tra semplici classi umane, in mezzo, come dici giustamnete tu, c’è la fase necessaria della decrescita.
    In queste elezioni, probabilmente, è finito il novecento.
    Ora siamo nel 2000 o terzo millennio, come preferisci, i problemi sono di qust’epoca e se c’è stato un piccolo numero di nuovi partiti creati all’ultimo minuto e, come essi ben sapevano, in una società mediatica vince lo sponsor e non chi si candida, hanno comunque messo in luce che esiste una parte della società la quale, quasi quotidianamente, affronta dure lotte contro quelli che per altri sono mulini a vento e talvolta le vincono anche.
    Non sono loro ad aver fallito, perchè continueranno a lottare e senza nessuno che ne glorifichi le gesta (a parte i beneficiati diretti delle loro azioni) ed alla fine, chissà, forse proprio a loro verrà dato in mano lo scettro della salvezza comune, non certo a forze logorate sia dalla storia sia dai compromessi.
    Questi movimenti e comitati sono pieni di gente veramente competente, molto di più di qualsiasi lacchè di partito e tutte le rivoluzioni, pacifiche (le prediligo)e non (talvolta purtoppo necessarie, come conseguenza della lunga apatia politica precedente) sono partite da questa tipologia di persone.
    Solo la sapienza e la conoscenza costruiscono un vero rivoluzionario, la necessità fine a se stessa crea le miriadi di rivolte del pane di cui la storia è piena, ma senza, poi, incidere più di tanto sul sistema vigente al momento in cui esse avvengono.
    Solo gente preparata e che prepara, solo chi riesce ad organizzare gli eventi e lo insegna agli altri può riuscire veramente ad avere qualche risultato duraturo e la storia del movimento operaio del novecento ce lo insegna.
    Non abbiamo bisogno di rifondare niente del novecento, ma di creare qualcosa di veramente rivoluzionario per il terzo millennio.
    Il pericolo più grande è l’apatia della maggioranza della gente, che delega ad altri la gestione della propria vita e fa scadere il voto nazionale a livello di una partita di calcio (di un derby precisamente).
    Naturalmente, al di là della piccola polemica di questo commento, sono una di quelle persone che ti leggono volentieri e tu potresti essere di grande aiuto alla collettività, l’essenziale è non delegare, ma partecipare.
    Non si diceva un tempo che la democrazia è partecipazione?
    La rivoluzione di oggi, come quella di ieri è la vera democrazia, relegata, ribadisco, per apatia, ad essere creduta un’utopia irraggiungibile, ma se anche lo fosse significherà che ci dovremo in ogni caso avvicinare ad essa in maniera convergente ed asintotica, altrimenti, come sta già avvenendo, perderemmo di vista pure l’asintoto e allora saranno guai seri.
    Il sistema economico che ne deriverà, ritengo, sarà senz’altro molto più giusto e distributivo.
    Con affetto
    Geo

  5. Condivido tutto, perfino le virgole.
    Ci aggiungerei da ultimo anche una campagna elettorale in cui la maggioranza delle critiche era rivolta al partito democratico.
    Come se il vero obbiettivo fosse solo quello di non far vincere Veltroni.
    ….e infatti…..
    Ho sempre pensato che quando si perdono le elezioni non si dovesse dar la colpa a qualcun altro, ma solo a se stessi.
    Ora ne sono pienamente convinta.
    Chissà perchè sembra tanto difficile da capire.

  6. Non ho avvertito – Geo – toni polemici nel tuo intervento, ma solo salutare critica, della quale abbiamo un gran bisogno. Nessuno di noi (io per primo) ha la vecchia e ritrita “verità in tasca” – mettiamocelo bene in testa – altrimenti faremo gli stessi errori della sinistra novecentesca. Rimane il problema – e qui la cosa coinvolge tutti – di non gettare via il bambino insiema all’acqua del bagnetto, come questi insipienti, falsi marxisti vorrebbero invitarci a fare ora che la Storia li ha condannati. Non confondiamo la filosofia marxista – che tanto può dare all’analisi storica – con le insipienze di questi signori. Da qui possiamo ripartire: per questa ragione, concordo nell’affermare che la vecchia dicotomia destra/sinistra è oramai obsoleta, almeno nei termini novecenteschi. Nuovi orizzonti s’aprono: dal comunitarismo di Preve e Tedeschi (vedere l’ottimo “Alla ricerca della speranza perduta” – Settimo Sigillo) fino a De Benoist. Paradossalmente, è stata proprio la sinistra ad essere carente in questo dibattito, offuscata dai portaborse che si spacciavano per ideologi o, addirittura, profeti. Ora, c’attende un lungo lavoro di ricostruzione: io, che da sempre ho militato nella sinistra, lo farò partendo dalle mie conoscenze e dalla mia interpretazione della realtà. Non potrebbe essere altrimenti: altri, partiranno da altri luoghi della memoria e dell’essere. Affrontare tutto in un solo articolo sarebbe stato troppo oneroso, per chi scrive e per chi legge: prendiamoci il tempo che occorre. Insieme ad alcuni amici, stiamo preparando un sito – Italianova.org – sul quale promuovere proprio questo dibattito, senza preclusioni, ma con l’obiettivo di creare qualcosa di fruibile – sia essa una forza politica, un movimento od altro – che consenta ai tanti “innocenti silenziosi” d’avere parola e di partecipare, con le loro idee, alla costruzione del nuovo, del quale abbiamo gran bisogno. Grazie a tutti. Carlo Bertani

  7. Caro Carlo,
    tra le categorie novecentesche non intendevo certo inserirci l’analisi marxista, che ancora oggi, anzi finchè essterà il capitalismo, sarà sempre attuale.
    Purtoppo il capitalismo si pone in maniera lineare in un ecosistema che è circolare ed è destinato ad ESTINFUERSI O AD ESTINGUERCI.
    Il processo produzione-consumo-rifiuti-incenerimento-discarica è lineare, mentre la natura ricicla e differenzia ogni cosa ed è per questo che ha permesso alla vita di riprodursi in una miriade di forme differenti.
    Al punto cruciale in cui siamo questa la ritengo una tematica fondamentale.
    Purtroppo anche il comunismo novecentesco non ha saputo rispondere a questi problemi, figuriamoci le restanti ideologie affermatesi e basate sull’accumulo e lo sviluppo infinito.
    Ci aspetta un duro, ma necessario lavoro.
    Ciao