MA COS’E’ QUESTA CRISI ?

DI CARLO BERTANI

L’aria che si respira, durante la riunione sindacale della CGIL, è pesante. Non si parla solo della frattura sindacale con CISL ed UIL, dei contratti di carta straccia, di leggi e leggine, le quali piovono sulla scuola come coriandoli in uno scenario che, di Carnevale, non ha nulla.
C’è il segretario provinciale, che tratteggia la situazione e sciorina dati: la cassa integrazione è triplicata in breve tempo, ed anche coloro i quali sono privi di qualsiasi protezione sociale aumentano, compresi i precari della scuola che rimarranno a spasso. Un camposanto.
Anche le frecciate sul piccolo ministro della Funzione Pubblica rimangono sullo sfondo, poiché la domanda che aleggia nell’aria – inespressa ma presente sui volti – è la stessa: dove andremo a finire?

I dati sul reale impatto della crisi economica si susseguono e s’accavallano: ciascuno cita una cifra più alta di quella del giorno prima, mentre il governo ha scelto la strada d’urlare più forte per tacitare i brusii. Se non basta proclamare urbi et orbi che esiste il traffico d’organi, si monta subito una bella disfida di Barletta su Eluana. Domani? Speriamo che il solito rumeno ne combini qualcuna, altrimenti siamo spiazzati. Ci salverà il Grande Fratello, ma è un’ancora di salvezza poco affidabile.
L’impressione che si ricava da questa crisi finanziaria è quella di una spada di Damocle sospesa, che non si sa con precisione quanto incombe e quando calerà con fragore.
Si scomodano, allora, i precedenti storici e, ovviamente, la crisi del ’29 la fa da padrone. Sarà sufficiente?
Gli aggettivi si sprecano: “epocale”, “imprevedibili effetti”, “catastrofica”…ma…le ragioni?
Certo, quelle più evidenti sono state chiarite: la creazione di ricchezza fasulla, di una montagna di carta straccia timbrata come moneta o certificato di credito, poi rivenduto, ecc. Perché è stato permesso? Qui, la cosa si complica, perché esiste un legame fra le guerre degli ultimi decenni e la cosiddetta “crisi finanziaria”.

Per capire le ragioni profonde ed importantissime di questa crisi – di questa punta dell’iceberg – potremmo partire all’incirca dall’anno di Grazia 1500, quando Cabral sbarca sulle coste del Mozambico e fonda le prime colonie portoghesi. Ho scritto “potremmo”, poiché le colonie oltre il Capo furono solo il seguito di quelle create ad Occidente del Capo di Buona Speranza, già nel XV secolo. Qual era la ragione di tanto ardire? Giungere alle isole delle spezie per mare, senza dover sottostare alle esose richieste dei mercanti arabi.
Quei piccoli borghi medievali fortificati sulle coste dell’Africa, rappresentarono un crinale della Storia: prima, Oriente ed Occidente erano appena consci della presenza, l’uno, dell’altro. Pochi anni dopo, iniziavano a confrontarsi.
Fino a quel momento, la Cina godeva d’alcuni primati tecnologici, soprattutto nella costruzione d’altiforni e nella chimica: la polvere da sparo fu una loro invenzione, anche se non ci sono prove storiche così certe.
In pochi anni, però, il primato passò all’Occidente: perché? Poiché era Cristiano.

Superiorità religiosa? No, più prosaicamente, una questione metallurgica: i Cristiani fabbricano campane, gli orientali i gong.
Se “allungate” un gong potrete ottenere al massimo un catino, mentre se “snellite” una campana otterrete un cannone: i primi fabbricanti di cannoni, già nel XIV secolo, erano tutti ex fonditori di campane.
Anche i cinesi usarono la polvere da sparo per la propulsione di lancio, ma utilizzarono i bambù come recipienti e – si comprende facilmente – un cilindro di ferro, più capiente e robusto di uno di bambù, lancerà più lontano un proiettile più pesante.
Ecco la “chiave”, una prima risposta per capire come mai l’Oriente diventò “territorio di caccia” per gli occidentali e non il contrario.

Le cronache riportano una lunga sequenza di “accordi commerciali” e “protettorati”, nati e cresciuti all’ombra di un vascello o di una cannoniera ancorati di fronte alle coste altrui.

I secoli seguenti vedono l’affermazione dapprima commerciale, poi decisamente coloniale, dell’Occidente: le Compagnie delle Indie ed i viceré nelle colonie sono carte dell’identico mazzo.
Ancora nell’800, le cannoniere americane di Perry (1854) “aprirono” le porte del Giappone, mentre quelle francesi servirono identica “portata” (con la battaglia navale di Fu-Chan, nel 1884) alla Cina.
La prima metà del ‘900 non muta lo scenario, mentre la seconda inizia con qualche sussulto: nel 1953, per convincere il riottoso Primo Ministro iraniano Mossadeq ad accettare le “generose” offerte delle compagnie petrolifere occidentali (il 6% agli iraniani, il 94% alla BP & soci), Eisenhower invia un emissario “speciale” – il generale Norman Schwarzkopf sr, ricordate questo nome? – il quale riesce, con un colpo di stato abilmente diretto da Washington, a cancellare ogni anelito d’equità nella ripartizione delle risorse iraniane.
Nel 1948 nasce Israele, il quale – oltre ad una serie di ragioni ben note relative al sionismo – ha il compito di “sentinella” per il Canale di Suez e per gli sviluppi del sistema d’approvvigionamento petrolifero, in questo coadiuvato dalla famiglia regnante degli Al Saud.
Il sistema neocoloniale ancora tiene: le piccole caravelle di Cabral continuano a segnare il tempo ed a riproporre la prassi dell’appropriazione, spesso truffaldina, delle risorse altrui. Ma i giorni passano.

La lunga guerra in Vietnam rivela, per la prima volta, che gli USA non sono invincibili, ma non è questo il “giro di boa”. Lentamente, l’Oriente si risveglia: in Occidente si ride, alla comparsa sulle bancarelle dei mercati rionali, delle bamboline in legno e pezza “made in China”. Ma guarda ‘sti cinesi…riusciranno a farle così bene perché hanno le mani piccole…
Nel 1991, un altro Norman Schwarzkoft (jr, il figlio del precedente “inviato” in Iran, buon sangue non mente) guida la “Felicissima Armada” che convince Saddam Hussein a “mollare” il Kuwait, e tutto sembra continuare come sempre: se alzi la testa, l’Occidente – unito – spara ad alzo zero.
Verrebbe da dire “e arriva l’11 Settembre”, ed invece non lo affermiamo proprio, perché c’entra poco o nulla.
Arrivano, invece, computer dalla Cina e software house dall’India: poi, tutto precipita. Dal Brasile all’Iran, dalla Malesia alla Russia, il “non-Occidente” si mette a fabbricare ed a commercializzare di tutto: elettronica, energia, meccanica, chimica…
Le caravelle di Cabral s’arenano e, con esse, cinque secoli di predominio mercantile e militare sul Pianeta.
La risposta?

Secondo copione, partono le cannoniere, ma ottengono ben poco: per comprendere in qual basso stato siano giunte le armi occidentali, basti pensare che, pochi giorni or sono, a Kabul hanno dato l’assalto al palazzo presidenziale. Karzai s’è salvato per miracolo, mentre l’Iraq è oramai un affare chiuso: un fallimento che attende solo l’Ufficiale Giudiziario.
La forza dell’Occidente, per questi cinque secoli, è stata sorretta da due aspetti: denaro e cannoni. I quali, se manca il denaro, servono a poco. E allora? Se non possiamo più stampare vagoni di carta moneta a ufo…creiamo ricchezza finanziaria fasulla!
Nel volgere di mezzo secolo, gli USA sono passati dal controllare il 50% del commercio mondiale al 20%, oggi forse ancora meno, e l’Europa non ha certo colmato quei vuoti.
Li stanno colmando legioni di uomini d’affari cinesi, indiani, brasiliani…che vendono di tutto, di tutto di più. Vendono perché fabbricano, fabbricano perché progettano, progettano perché studiano: noi, siamo ridotti a creare truffe.
Domandiamoci, allora, la natura di questa crisi partendo da tre ipotesi di “scuola” marxista:

1) Una crisi ciclica del capitalismo.
2) La crisi terminale del capitalismo.
3)
Una crisi d’assestamento verso nuovi equilibri internazionali.

Abbiamo distinto le ipotesi 1 e 3, anche se presentano molti punti in comune, sulla base delle cause: endogene, ossia crisi di ristrutturazione degli apparati produttivi nel primo caso (modello anni ’70 del ‘900, ad esempio, oppure le grandi trasformazioni della seconda metà dell’Ottocento, ecc) e cause geopolitiche nel terzo, pur rendendoci conto che esistono parecchi aspetti interdipendenti fra i due fenomeni.

Un secondo aspetto, da approfondire, concerne l’analisi “tecnica” degli eventi, ossia le evoluzioni parallele dei fenomeni in atto, se confrontate con altri sconquassi economici del passato.
La crisi del 1929 ben si presta perché è vicina a noi – gli “attori” portano, a volte, quasi gli stessi nomi, gli Stati coinvolti pure, ecc – e, soprattutto, poiché consente d’analizzare gli eventi utilizzando i parametri dell’economia contemporanea.
Ci sono, ovviamente, delle differenze: ad esempio, all’epoca era ancora in vigore l’ancoraggio all’oro di parecchie monete, ma non è questo il fatto saliente.
Una crisi, se analizzata partendo dagli effetti puramente economici (parametri, ecc), può condurre a parallelismi che non hanno ragion d’essere poiché, come avviene per la diagnosi di una malattia, effetti simili od addirittura perfettamente sovrapponibili possono derivare da cause molto diverse. E’ questo il caso.

La crisi del 1929 non fu minimamente catalizzata da eventi esterni all’Occidente: nessuno, all’epoca, era in grado d’impensierire il commercio internazionale gestito dalle potenze dell’epoca. Tutti i Paesi, oggi emergenti, erano colonizzati od asserviti oppure, come l’URSS, alle prese con infiniti guai interni. Grandi Paesi come la Cina od il Brasile, nel commercio mondiale, valevano pressoché zero.
La crisi del 1929 rivelò i rischi di un capitalismo lasciato galoppare senza freni – le “bolle finanziarie” spadroneggiarono anche allora – ma era il contesto economico reale (la cosiddetta “Main Street”), ossia la potenzialità di ricchezza, la possibilità d’espansione economica ad essere diversa rispetto all’oggi.
Per questa ragione, ebbero successo le politiche keynesiane: la “Tennessee Valley” fu possibile perché lo Stato (per nulla indebitato) varò il deficit spending per incentivare l’agricoltura ed i trasporti negli stati del Sud.
Oggi, un ipotetico “piano” per “Silicon Valley” sarebbe improponibile perché Silicon Valley, nel nostro tempo, è in Cina, India, Malesia…
Queste premesse, ci portano a concludere che l’attuale crisi del capitalismo non è una crisi “terminale”, proprio perché – da qualche parte – esistono aree che possono ricevere nuova industrializzazione, incrementare i consumi, ecc.
Sull’altro versante, un simile spostamento di ricchezza, produzione, conoscenza, ricerca…non può “transitare” senza scossoni epocali: perdere cinque secoli di predominio, è un trauma equivalente alla caduta di un impero dell’antichità.

La fiaba, raccontata in tutte le salse, della produzione “diversificata” e globalizzata e, dall’altra, di una finanza accentrata in poche mani occidentali, sta svanendo come neve al sole.
L’opulenza della piazza finanziaria di Londra si consuma nell’evidenza dei licenziamenti, nelle banche salvate dalla mano pubblica, ossia in una partita di giro che vede caricare sulle spalle dei cittadini le perdite del sistema finanziario. Un partita di giro truccata, poiché a soffrire dei disastri finanziari è prevalentemente la parte più ricca della popolazione, mentre a subirne gli effetti saranno – con l’estinguersi dello stato sociale – i settori meno abbienti.
Mentre metà del Pianeta s’interroga su dilemmi di natura espansiva – finanziari, tecnologici, ambientali, ma sempre espansivi, poiché ci sono secoli di domanda interna da colmare – l’altra metà non trova risposte, perché quelle risposte esigerebbero proprio la presa di coscienza di un mondo non più “eurocentrico” oppure “amerocentrico”.
Al più, dopo i fallimenti della politica unilaterale di Bush, si torna a parlare di “multipolarismo”, ma il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU rimane solidamente ancorato nelle mani di cinque attori, tre dei quali sono potenze un tempo coloniali o neocoloniali: si stenta a comprendere che un “G20”, oggi, deve prender forma su piani d’assoluta parità.
Ancor più drammatico, è capire quale potrà essere il futuro di vecchie ed azzimate signore – un tempo padrone del pianeta – che oggi si ritrovano con le pezze al sedere. Premere sull’acceleratore dell’innovazione tecnologica?

Non si può certo rifiutare lo sforzo per la conoscenza, ma aspettarci grandi frutti da queste politiche è incerto, giacché bisogna fare i conti con la novità: non siamo più in testa, stiamo inseguendo.
Anche nel nuovo comparto energetico – l’unico che, forse, consente all’Occidente il vantaggio di un’incollatura – dobbiamo considerare che le potenzialità dell’Oriente – ricerca, finanza, produzione – crescono con numeri a due cifre, non con i nostri asfittici “0,…%”. Se i cinesi si mettessero a costruire pannelli solari, c’è da giurarci che in breve tempo li costruirebbero migliori ed a minor costo rispetto ai nostri.
L’unica sfida che l’Occidente dovrebbe accettare non è nella corsa economica o tecnologica: la presa di coscienza della propria condizione di “poveri in divenire”, dovrebbe accelerare il dibattito sulla distribuzione della ricchezza, sul valore stesso di “ricchezza”, sulla necessità d’essere “ricchi”.
In fin dei conti, restiamo Paesi “ricchi”: non ci mancano certo i beni primari e la protezione sociale, e siamo in grado d’avere anche un po’ di superfluo; ciò che non ci potremo più permettere, è di vivere credendoci nababbi hollywoodiani.

Roma fu invincibile e padrona assoluta per secoli: eppure Roma lasciò poco, mucchi di macerie che oggi chiamiamo “ruderi”. Atene non dominò quasi nulla, però i suoi fondamenti sono, ancora oggi, le basi della nostra conoscenza.
Diventa allora essenziale riportare il dibattito sui valori fondanti del nostro vivere: aspetti giuridici ed economici, difesa e rivalutazione dei grandi principi costituenti da un lato, serrato dibattito per riportare alla collettività le leve dell’economia.
Recentemente, un uomo politico italiano (poco importa chi è, la pensano quasi tutti così) ha dichiarato “di non essere attratto dalla decrescita”: “decrescita” non potrà più essere un vago concetto sul quale decidere “quoto” o “non quoto”, poiché ai cinesi frega assai di cosa “quotiamo”. E, se lasceremo fare al “mercato”, non otterremo mai risposte perché il “mercato” non prende in considerazione aspetti culturali: valuta l’incremento, o il decremento, e su quella base decide.
La decrescita, invece, non può fare a meno di una profonda rivisitazione – su basi culturali – del nostro vivere: solo dopo si potrà decidere se costruire autostrade od incrementare la ferrovia, se passare ad un sistema di produzione/consumo d’energia su piccola scala, se intervenire sull’obsolescenza dei beni, ecc.
La politica, insomma, senza valori culturali di riferimento, si riduce ad un mero esercizio di calcolo: di soldi, di voti, di favori.

Voglio portare un esempio che può sembrare provocatorio, e che non lo è per niente.
L’Italia è un Paese fortunato, fortunatissimo. Non abbiamo quasi petrolio, ed abbiamo industrie che anche altri hanno, spesso più solide delle nostre.
La Francia ha Versailles, la Spagna il Prado, la Russia l’Hermitage, la Germania i castelli del Reno…ma nessuno ha la reggia di Caserta, gli Uffizi, Venezia irripetibile, Roma mozzafiato, antichità greche, rinascimentali…anche il più sperduto borgo ha qualcosa che all’estero si sognano. Viviamo in un grande museo a cielo aperto.
E’ mai possibile che dobbiamo perdere terreno
nei confronti d’altri Paesi europei proprio sul turismo?!? Ogni anno che passa, quando si fanno i conti sulla stagione turistica, è un fazzoletto di lacrime in più rispetto a quello precedente.
Eppure, gli studi sul turismo evidenziano che l’unico settore che “tiene” è quello dell’arte, soprattutto per i milioni di “nuovi ricchi” orientali. Non potremo mai fare concorrenza alle spiagge tropicali, mettiamocelo in testa: non riusciamo nemmeno a reggere il confronto con Spagna e Croazia.
Osserviamo, allora, l’importanza che l’Italia assegna al suo patrimonio artistico – il suo petrolio! – dai nomi dei ministri chiamati ad amministrarlo. Buio pesto, che più pesto non si può.
Dai palesi incompetenti – Bondi, Urbani – a quelli in altre faccende affaccendati, Veltroni e Rutelli: non uno che abbia fatto qualcosa, che abbia varato consistenti investimenti per la manutenzione e per il restauro d’altri, enormi patrimoni ancora sotterra o nei sotterranei dei musei.
Questi patrimoni, domani – se affiancati da una politica d’investimenti nei settori di supporto (alberghiero, ricettivo, ecc) – si potrebbero trasformare in milioni di posti di lavoro per tutti quegli italiani che non possono fare concorrenza ai cinesi nel produrre magliette e computer.
Perché non viene attuato nulla? Un caso? No, troppo semplice.

La ricchezza che si creerebbe, mettendo finalmente a frutto il nostro patrimonio artistico, sarebbe diffusa sul territorio, ne godrebbero milioni di “signori nessuno”, giovani senza lavoro, gente di mezza età che lo perde. In altre parole: noi. E’ lo stesso, perverso meccanismo che mette bastoni fra le ruote alla produzione energetica diffusa.
Ancora una volta, l’ostacolo è di natura culturale: la ricchezza diffusa (anche modesta) genera cittadini, quella dispensata dall’alto per non cadere in miseria, produce sudditi.
E, non sia mai, che ciò comporti una perdita di potere da parte di quel milione d’italiani che vive di politica, di mala politica, d’affari legati alla politica, poiché entrerebbe in contraddizione con il primo, vero articolo della nostra Costituzione:

Art. 1 bis: L’Italia è una repubblica oligarchica, fondata sul conflitto d’interesse e sul potere delle Caste.

Perciò, partendo da questo semplice esempio, possiamo capire ciò che c’attende per la cosiddetta “crisi economica” – che di strettamente economico ha ben poco – poiché l’economia (“governo della casa”) non è un dogma e tutti dovremmo parteciparvi. Non è accettabile dover sottostare ad imposizioni dettate da personaggi che fanno parte dello stesso mondo che fabbrica ricchezza fasulla! Perché un signore in doppiopetto di un’agenzia di rating – spesso collusa con le banche truffaldine – può decidere il futuro dei miei figli?
Per imbonirci, i politici nostrani usano strategie diversificate: si nasconde la testa sotto la sabbia (centro destra), oppure si vagheggiano astrusi parallelismi con la (per ora, tutta da verificare) politica di Obama (centro sinistra). In definitiva, ci raccontano solo un mare di frottole.
Nel primo caso, servono potenti anestetici (c’è il traffico d’organi! Eluana! Grande Fratello forever!) per tentare d’addormentare la popolazione sempre più stanca ed avvilita, mentre nel secondo si mesta nel torbido, perché è facile promettere una politica d’innovazione, soprattutto energetica, senza affrontare il nodo della gestione. A che servono, auto elettriche “targate” ENEL od ENI? A cambiare cappio, per strozzarci in un altro modo?

Non perdiamo altro tempo per analizzare, per spaccare il capello in quattro e conoscere finalmente il nome di colui che stampava carta straccia, e nemmeno se può essere più affidabile del suo socio: domani, potrebbero semplicemente scambiarsi la scrivania. Il passaggio storico è di quelli da far rizzare i capelli – questo è da tenere in primo piano! – e non sono stati i trucchi di quattro banchieri a generare il disastro: c’era già prima.
Ciò che la Storia c’insegna, è che questi enormi mutamenti richiedono la nostra attiva partecipazione: nuove idee, nuovi stili, nuovi obiettivi.
Ci arriveremo? Senza dubbio, ma la Storia ci racconta anche qual è il discrimine, il crinale che separa l’accettazione supina dalla fattiva elaborazione: milioni di morti.

Caro Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/02/ma-cose-questa-crisi.html
15.02.2009

17 Commenti
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sultano96
sultano96
16 Febbraio 2009 1:35

D’accordo coi milioni di morti, cominciamo con quel milione da lei indicato!

gelsomino
gelsomino
16 Febbraio 2009 2:04

Il problema è solo uno: far capire alle masse che i politici non agiscono nel nostro interesse ma esclusivamente in quello dei banchieri e, conseguentemente, nel loro.

Truman
Staff CDC
16 Febbraio 2009 2:54

Mi resta il dubbio che il dominio dell’occidente sia dovuto, più che ai cannoni, ad un dio particolarmente cattivo, un dio irascibile e vendicativo, mentre l’oriente aveva dei più malleabili.

In Asia le antiche religioni induiste, taoiste o buddiste, tese ad un rapporto armonico con il mondo più che alla guerra, non resistettero alla cattiveria dell’occidente.

In modo analogo lo scontro tra le divinità dei nativi nordamericani e gli invasori europei fu senza storia, anche perchè il monoteismo è tendenzialmente più cattivo dei politeismi.

Particolarmente cattivo è il dio ebraico.
Non è una battuta, per millenni l’organizzazione sociale è stata plasmata dalla religione e per lungo tempo i capi di stato hanno preteso di essere divini o hanno voluto un’investitura religiosa.

Chiaramente le religioni si evolvono nel tempo. Oggi la vera religione è quella economica, basata sul dio dollaro, un dio che ha serie difficoltà.

Qui si intravede un possibile ritorno del politeismo, che potrebbe ridiventare vincente sul monoteismo.

WONGA
WONGA
16 Febbraio 2009 3:16

Ma come sono buoni i cinesi,i nuovi padroni del mondo asiatici,son sicuramente più buoni di noi… Riporto un documento che elenca le principali torture in voga in Cina,mi aspetto che mi diranno che sono razziste e che questa è tutta propaganda ”americana”,della setta del falun gong,di tutto il resto…sono tutte balle eh sì…anche l’olocausto ucraino…eh…vero?Collezione di Clearwisdom: Ritatto delle torture (foto grafiche) Compilato da Clearwisdom.net (Clearwisdom.net) Nel luglio 1999, è stato lanciata in Cina una persecuzione crudele contro decine di milioni di praticanti del Falun Gong che credono nei principi di Verità Compassione e Tolleranza. Le politiche di genocidio usate contro questo gruppo di persone buone sono: “Danneggiare la reputazione dei praticanti del Falun Gong, rovinarli finanziariamente e distruggerli fisicamente” “Nessuno sarà ritenuto responsabile se i praticanti del Falun Gong sono picchiati a morte, consideratelo un suicidio” “Non è necessario fare indagini, basta cremarli.” Vengono impiegati più di cento tipi di metodi di torture crudeli: Scosse elettriche continue per durata estesa con bastoni elettrici ad alto voltaggio, le mani ammanettate con “le manette a denti di lupo”, alimentazione forzata, praticanti legati sul “letto per i morti”, abusi sessuali, “schiacciamento sotto il letto ”, cella piena d’acqua, percosse, congelamento, esporre i… Leggi tutto »

WONGA
WONGA
16 Febbraio 2009 3:19

Come è cattivo il nostro Dio,com’è cattivo…e come sono buoni i cinesi…

marcello1950
marcello1950
16 Febbraio 2009 3:37

Carissimo Carlo Bertani,
secondo me hai trovato la chiave della soluzione della sostenibilità economica del sistema “Italia” anche se non penso ma sarebbe più giusto dire non pensiamo che tutto si possa risovere con un po di turisti in più che oltre un certo limite numerico costituiscono un problema “insostenibile”. oltre tutto non dobbiamo diventare un Museo a cielo aperto sarebbe veramentediventare la terra dei Morti.
ripeto comunque carissimo hai centrato, a mio modesto parere, la chave di soluzione. mi piacerebbe presentarti alcune linee di tale possibile soluzione, oltre tutto mi parli di CGIL la quale è uno dei problemi del sottosviluppo dell’Italia attuale, una economia di massa senza qualità, ma potrebbe anche lei essere una delle chiavi della soluzione, anche se non spero in un atto di indipendenza da PD e politici vari e confindustria da sindacalisti selezionatti come Yes men, manipolatori manipolati che dicono bugie ed alla fine non sanno più quale sia la verità.
magari ripeto riusciremo a parlarci

Tetris1917
Tetris1917
16 Febbraio 2009 3:38

Questa crisi e’ una crisi nuova che in passato non e’ mai esistita (da quando siamo sotto il sole del capitalismo) e’ la crisi che segna la morte del capitalismo parassitario-finanziario. Ossia quello che ha permesso all’occidente di continuare a consumare e a depredare risorse altrui, attraverso il D-D’ (denaro-denaro maggiorato). Per quanto mi riguarda, questa e’ la crisi che segna la fine dell’avanzata capitalista, e apre lo scenario a quello che Marx chiamo’ ritorno alle barbarie e all’alto medioevo.

P.S Caro Bertani, le ricordo che plotoni di operai cinesi, stanno ritornando nelle campagne perche’ i cavatappi che producevano per noi che non ne abbiamo piu’ bisogno, a loro sono completamente inutili. Per cui stanno ritornando alle loro mansioni, di sempre.

WONGA
WONGA
16 Febbraio 2009 3:43

Ma che bontà…
http://it.clearharmony.net/a_images/2004/09/2004-09-07-2004-7-6-gao_rongrong_more.jpg e poi http://it.clearharmony.net/a_images/2004/09/2004-09-07-m2_big.jpg e poi http://it.clearharmony.net/a_images/2004/09/2004-09-07-mxj-2.jpg tutti fotomontaggi…ecco i vostri nuovi padroni…contenti?Io vado dal dalai lama,abbiamo una riunione Cia…saluti ”armoniosi”.

marcello1950
marcello1950
16 Febbraio 2009 4:04

rispetto all’Articolo 1°
io cambierei la definizione in quanto la nostra società non è oligarchica il che implica un certo compiacimento nobiliare in chi lo ha scritto, e postula l’esistenza di in un’etica cosa che tutte le aristocrazie hanno e che purtroppo alle nostro specifico manca, non si vede proprio, ma è invece una socità bassamente corporativa con spiccati caratteri mafiosi, la prima casta è quella dei giudici naturalmente,

…………………………………………………………………………………………..
tale sistema èbasato sui privilegi delle caste che si manifestano nella possibilità di trasgredire le regole che valgono per tutti gli altri in quanto detentori di un potere, a cui si contrappondono poteri imperiali (o boss) fondati su accumulo di poteri diversi in regime di monopolio (realizzati in conflitto di interesse) che sono legittimati perchè si presentano come difensori del popolo dallo strapotere delle caste e dei violenti.
…………………………………………………………………………………………………….
per cui la dizione a mio parere sarebbe
……………………………………………………………………………………………………
Art. 1. L’Italia è una repubblica corporativa governata dal Boss in grado di accumulare il maggior numero di poteri, fondata sul diritto di abuso e su un’etica mafiosa.

brunotto588
brunotto588
16 Febbraio 2009 4:42

Va bene Carlo, ma insomma è sempre il solito problema del gatto che si morde la coda … Come pensare e proporre il nuovo, se il sistema è ( ottusamente sì, ma pur sempre “lucrosamente” ) assolutamente chiuso e persecutorio nei confronti di tutto quanto non sia controllabile e vantaggioso al perpetuarsi del sistema stesso ??? Decrescita ? Certo, ma solo in un sistema che avrà già dovuto rinnovarsi, in questo è impossibile … o meglio, sarà possibile solo farsi nuovamente derubare dell’ “Archetipo” di decrescita, che sarà astutamente cavalcato e deragliato verso i soliti interessi … che cambieranno il pelo, la maschera, non i sistemi … perchè ben sanno che la crisi è opera loro, ma proprio ad essa puntano, non alla sua soluzione ! Siamo sempre lì: il comune “Buonsenso” suggerirebbe decine di possibili direzioni … ma non c’è spazio, semplicemente, perchè TUTTO funziona secondo un’ unica IDEA FORTE. La via è sempre quella di NON FARCI PORTATORI di questa idea forte, ma questo non si potrà realizzare nel tempo breve. La mia personale esperienza nel Settore Turistico riassume emblematicamente ( se ti serve un esempio vivente chiamami ) quanto affermi nel post: “tagliato fuori” a 45 anni… Leggi tutto »

mazzi
mazzi
16 Febbraio 2009 5:57

Crisi voluta, studiata e messa in pratica. Certo non una crisi al di sopra di ogni sospetto. Mi domando perche’ a nessuno viene in mente di connetterla con la virata a destra dell’occidente, che da anni si prepara alla mattanza con leggi e decreti liberticidi. Tranquilli e’ tutto sotto controllo. Certo si sta giocando una mano difficile, ma se le parole non bastano ci sono le menzogne, e se anche le menzogne non bastassero piu’, come sembra probabile, l’esercito e’ gia’ schierato nelle strade. Sembra proprio che nessuno voglia vedere questa correlazione – gia’ dimenticavo le torri le hanno tirate giu’ una dozzina o piu’ di arabi armati di temperino. Tranquilli! Tanto per cominciare i demoni Cinese e Indiano sono gia’ stati esorcizzati… E vi par poco? Ma il bello deve ancora venire; come dice Pratchett, ‘we’re living interesting times’.

nessuno
nessuno
16 Febbraio 2009 7:33

Sei documentatissimo Komplimenti!!!Quando ci fai un elenco dei crimini che tutti i giorni i tuoi amici giudei affiancati dai cani americani compiono contro le popolazioni arabe? Immagino che per te non sarà difficile reperire notizie in merito. Forse tu non te ne sei reso conto ma i cinesi li abbiamo già in casa, tu non li vedi perchè sei troppo intento a studiare i loro crimini ma sono qui.Hanno già invaso l’Italia con i loro negozi,ristoranti e tutte le attività commerciali che possono aprire.Tengono un profilo basso il più possibile non si impicciano di politica loro sanno come fotterci con i soldi. I tuoi amici ameriKani sono già nelle loro mani se l’america è ancora in piedi è perchè lo vuole la Cina…ma forse anche di questo non ti rendi conto. Pensa che addirittura le scarpe dell’esercito americano le fanno in Cina. Noi italiani che siamo dei furboni, quando la Cina ha aperto al mercato ci siamo precipitati sperando di fare come in Albania : mano d’opera a costo zero e via discorrendo. I primi sono stati i boss del tessile, hanno portato giù due macchine scassate e pensavo di aver trovato l’america.Quello che non hanno considerato e che neanche… Leggi tutto »

Eurasia
Eurasia
16 Febbraio 2009 10:17

… in futuro, i dannati della terra (nel 2007 1,2 miliardi di abitanti che vivevano negli slum, habitat densamente popolato e altamente inquinato e che nel 2030 diventeranno 5 miliardi) potrebbero non appartenere più alla famiglia dell’Homo sapiens, ma dar vita a una nuova specie, che Salza – autore del libro Niente – ha battezzato con l’Homo nihil… ovvero quello dell’homo non habens… inquietante… io dico che imploderemo (noi occidentali) … tra l’altro lo stesso Salza dice (sul Venerdì di Repubblica di questa settimana) “Le radiazioni e l’inquinamento ai quali vengono sottoposti gli inurbati poveri sono mutagene. Aggiungiamoci il contesto selettivo, la separazione dall’esterno, i vari muri di Gaza, la promiscuità e la natalità accelerata, le epidemie: sono tutti prerequisiti per una speciazione. La miseria è ereditaria, passa nel patrimonio genetico dei discendenti, anche se nascono e vivono in condizioni migliori. Cambia anche l’intelligenza. Per non parlare dell’influsso dei rapidissimi cambiamenti culturali.” Ho come l’impressione che anche uno degli elementi di questa crisi economica sia quello che Salza paventa… mentre qualcun’altro aveva già previsto … in quegli studi che vengono fatti in segreto e che vengono chiamati, a seconda dell’argomento, a breve, medio o lungo termine… Complimenti Bertani per l’articolo…… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
16 Febbraio 2009 12:02

Diceva qualcuno che la peggiore maledizione che si può augurare ad un nemico è: “Ti auguro di vivere in un periodo storico interessante.”

Affus
Affus
16 Febbraio 2009 15:35

ammazza che storico in gamba !

Infondo è una questione di campane , se troviamo la campana giusta da suonare , risolviamo la cisi.

Franky_Ramone
Franky_Ramone
16 Febbraio 2009 17:08

cmq sono delle fottute bestie, per quanto ritenga aggressiva la politica estera americana, penso che i metodi cinesi siano di gran lunga più bestiali e incivili.

nessuno
nessuno
17 Febbraio 2009 1:13

hai ragggione infatti bollono i bambini e se li pappano.
Aggressiva la politica estera americana?Su questo non c’è ombra di dubbio ma io parlavo della politica interna americana.La repressione nei confronti degli afro degli ispanici ecc.
Le sevizie della polizia ai fermati e le torture nei loro carceri.
Smettetela di pensare che l’amerika sia il bel paese è una cloaca a cielo aperto dove lobby corruzione, predicatori esaltati integralisti religiosi e pedofili se non sadici & mafie imperano.
Andateci in amerika ma non vi limitate a fare il giro turistico a ny o a la girate gli altri stati quelli che genrano il kkk l’integralismo religioso e fatti come columbine.
In america stanno crescendo generazioni di alienati le violenze sessuali famigliari sono al top nelle scuole ci vanno armati di pistole e le gang giovanili tengono in scacco interi quartieri.
Questa è la democraticissima america.