L'UOMO A UNA DIMENSIONE. IL REGIME LIBERALE E LA PALINODIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

L'UOMO A UNA DIMENSIONE. IL REGIME LIBERALE E LA PALINODIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

DI EDUARDO ZARELLI

ilRibelle.com


Non poteva certo mancare il liceo Mamiani di Roma. Dopo le aspre polemiche a Venezia, lo storico istituto capitolino, quello di "Porci con le ali", il simbolo studentesco del '68 nella capitale, fino alla cinematografia dell'acne adolescenziale e relativista dei fratelli Muccino, abolisce "padre e madre" dal libretto delle giustificazioni. Ora si impone "primo e secondo genitore".



In una crisi epocale del liberal-capitalismo, la scuola italiana cade a pezzi, il degrado del principio di autorità pedagogica e della trasmissione del sapere non ha più freno, l'insegnamento è ridotto a presidio eroico di contro all'irreversibile declino dell'identità culturale, della funzione pubblica, dell'uguaglianza sociale e del bene comune nel nostro Paese, ma il collegio dei docenti e la dirigente scolastica del liceo romano hanno la priorità di apporsi il fregio gay-friendly sul cappello frigio dell'individualismo e dell'atomismo sociale. A fare da apripista, era stato il comune di Bologna con i moduli di iscrizioni alle scuole di vario grado, ma i media avevano già ampiamente banchettato a partire dai rigatoni della Barilla. Abbiamo atteso che si sviluppasse per intero la rettifica “correttiva” a opera del “regime liberale del politicamente corretto” nei confronti di Guido Barilla, il presidente della multinazionale alimentare di Parma, reo di avere fatto “incautamente”, nel programma radiofonico “La Zanzara”, una semplice e apparentemente banale affermazione: «Sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay». Non che ci volessero doti oracolari, ma di fronte al lato autoritario e prescrittivo del presunto “liberalismo”, l’imprenditore della Barilla non poteva che percorrere tutto il percorso dell’autodafé fino alla completa palinodia. Ormai il linguaggio della correttezza ideologica è unificato: lo condividono le grandi maggioranze conformiste, è una seconda pelle della cultura occidentale. Dopo le pubbliche scuse, è arrivato il riorientamento fattivo del logo aziendale con tanto di “albo delle inclusioni” e istituzione del Diversity & Inclusion Board, composto da esperti esterni indipendenti che “aiuteranno” Barilla a stabilire obiettivi e strategie concrete per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale, quindi promozionale, in merito all’orientamento sessuale.

È chiaro che la schizofrenia comportamentale del manager depone per la falsità all’origine o nella conclusione della storia. Alla coscienza dell’uomo e al giudizio dei lettori stabilire quali delle dichiarazioni da lui fatte rispondano ai suoi intimi convincimenti. Per quanto ci riguarda, invece era scontato che l’imprenditore si sarebbe adeguato all’utile: il profitto aderisce al modello sociale consumistico, strutturato sul conformismo. La famiglia del “Mulino bianco”, quale feticcio reificato spiega la scissione radicale nella coscienza dell’imprenditore: da un lato, per vendere i suoi biscotti, vorrebbe a colazione papà, mamma e prole; dall’altro, ha piena parte nella commedia del declino edonistico, che produce la disgregazione del principio naturale e antropologico della famiglia tradizionale. Barilla, insomma, poiché è un ingrediente dell’amalgama della modernità, se lo sono cucinato in pochi minuti: il tempo di cottura di mezzo chilo di fusilli. Anche in quest’ottica, destra e sinistra si rivelano pienamente interscambiabili: l’anticomunitaria e globalista “destra del mercato” detta le regole economico-finanziarie, mentre la “sinistra del costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema economico totalitario, in cui il “politicamente corretto” – che impone il regime culturale – non può sopportare la ragione naturale e il senso comune.


Nell'era dell'egualitarismo coatto, ogni oppositore alle nozze omosessuali è naturaliter un omofobo, e chi cede il posto a sedere a una donna incinta è un sessista. Per finire nel registro degli indagati del “politicamente scorretto” non serve fare qualcosa di sbagliato, basta farselo venire in mente. Bisogna cioè vergognarsi di affermare in pubblica piazza ciò che è sancito dalla Costituzione repubblicana – anche per chi non la considera certo la “migliore del mondo” – per la quale la famiglia omosessuale semplicemente non esiste: c’è una sola famiglia, che è «una società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29), finalizzata a «mantenere, istruire, educare i figli» (art. 30). Nessuna discriminazione, nessun incitamento all’odio e alla violenza riscontrabili come patologia sociale, ma grazie alla legge sull’omofobia dell’operoso Parlamento italiano, per sillogismo ipotetico, sarà un crimine la constatazione che la famiglia è fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Si tratta di un Articolo, relativo all’estensione all’omofobia e alla transfobia, a integrazione della legge Mancino del 1993, che condanna l’istigazione alla violenza per motivi religiosi, etnici e razziali con pene più severe rispetto all’articolo 61 del Codice penale sulle aggravanti comuni. Questo nuovo articolo stabilisce dunque le norme relative alle discriminazioni sull’identità sessuale, equiparando l’omosessualità al razzismo e considerando, di conseguenza, gli omosessuali una specie di “razza” a parte dell’umanità, da tutelare. Come se non fosse già sufficiente l’universale e autorevole Articolo 3 della Costituzione (riguardante il principio di uguaglianza formale e sostanziale), che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

La legge appena approvata, però, non si limita a questo; discrimina anche chi ha un parere diverso: potrebbe infliggere una condanna tanto a una mamma che suggerisse a sua figlia di non sposare un bisessuale, quanto a un padre che decidesse di non affittare una casa di proprietà al figlio perché sa che egli vuole andarci a vivere con il proprio compagno; oppure a chi, ad esempio, per motivi religiosi si attenesse alla parola della Bibbia: «Con un uomo non avrai rapporti come si hanno con una donna: è un abominio» (La Sacra Bibbia, Levitico, 18/22).



Lo scopo è molto semplice e non ha nulla a che vedere con il volere difendere i diritti individuali di omosessuali, transessuali e altri: si tratta di un passo avanti verso l’omologazione assoluta e irreversibile del pensiero unico e allineato, in cui pochi decidono come debbano pensare tutti, pena la galera.



In una società non omofoba si vuole imporre l’omofilia. L’uniformizzazione, la reificazione individualistica, la tirannia economica giungono all’esito ultimo dell’anodino edonistico, sottratto alla condizione naturale che caratterizza la differenza di genere. La sofisticazione distopica e suicida della civilizzazione plasma l’essere vivente come artificio desiderante, privo di identità ontologica.



In Germania, è stato abolito l’obbligo di definire il sesso alla nascita, mentre tutta l’Europa dibatte sulla nuova definizione familiare: “genitore 1” e “genitore 2”. La Svezia, uno dei Paesi più all’avanguardia per quanto riguarda la rivoluzione dell’egualitarismo dei sessi, sta approvando a livello anagrafico l’utilizzo di nomi neutri per i nascituri, in modo che non si creino problemi qualora un domani questi volessero cambiare sesso. La politica dei progressisti si preoccupa dell’eliminazione delle toilette separate, mentre i marchi d’abbigliamento vogliono abolire la distinzione “bambino” e “bambina” a favore del capo unisex. Si profila un mondo in cui la “persona” in quanto tale non esiste più, in cui ogni sorta di “identità” è abolita e l’individuo è perfettamente amorfo e “resettato”, naufrago solitario in un oceano di non-senso: un uomo a un’“unica dimensione”, come direbbe Herbert Marcuse, emancipato dalla propria natura e identità psicofisica. Secondo l'ideologia di genere, infatti, tra il maschio e la femmina vi sarebbe un numero indefinito di altri “generi” od “orientamenti sessuali”, che comprenderebbero, tra l’altro, l’omosessualità maschile, il lesbismo, la bisessualità e quant’altro; generi, che sarebbero “naturali” quanto l’eterosessualità.


Secondo l'Associazione Psichiatri Americani, ad esempio, la pedofilia sarebbe un “orientamento sessuale” come gli altri; i sessi, infatti, non sarebbero un’evidenza presente archetipicamente alla nascita di ogni essere, ma una “preferenza”, indotta dal desiderio individuale con cui la persona percepirebbe se stessa a partire da condizionamenti genetici o culturali. In questo senso, la visione della sessualità diventa “fluida”, priva di attinenza caratteriale e dell’attrazione per reciprocità propria della differenza tra il maschile e il femminile. L’ideologia di genere imposta sulla natura della realtà, pertanto, fa collimare tetramente il nostro mondo con quello descritto nell’angosciante e preveggente distopia descritta da Aldous Huxley ne Il Mondo Nuovo, dove l’essere umano, privato di tutta l’eredità del passato, vive in un immobile presente svirilizzato in cui ogni aspetto della vita è omologato fin dalla nascita, la riproduzione è realizzata artificialmente e disgiunta dal sesso e ogni aspirazione personale, ogni creatività e ogni spiritualità è “annegata” nella droga (il soma) o nel piacere sessuale, sia etero che omo, praticato senza limiti di età e di norma.


L’unisex è il vagito rauco dell’amorfo. Lo stilista e attivista gay Rudi Gernreich affermò che «in futuro gli abiti non saranno più identificati come maschili o femminili», e questo proprio perché l’educazione istituzionale difende l’impossibilità di operare una qualsiasi distinzione. Nel corso di poco più di un secolo le sperimentazioni tecniche della moda, in risposta alle esigenze di una società in rivolta con se stessa, hanno rivoluzionato i costumi di una civiltà, quella occidentale, da sempre fondata sul valore della famiglia, sull’idea di unione tra l’uomo e la donna, sulle virtù di cui l’uno e l’altro sesso si sono fatti storicamente portatori. Nell’attuale era della post-storia, ovvero nel presente paradigma oltre-storico perché totalmente scisso da un senso di continuità con il passato teso verso il futuro, ogni valore è destinato a frantumarsi. Un fenomeno, questo, di generazione in generazione più frequente, a causa del moderno tenore di vita scandito dalle innovazioni tecnologiche, dal clangore della superficialità edonistica e dall’allontanamento progressivo dell’essere umano dall’ambiente naturale.


Scriveva Gilbert Keith Chesterton che sarebbe venuto il giorno in cui, per chiamare “pietre” le pietre, bisognerà sguainare la spada. Terra e cielo, buio e luce, morte e vita, vuoto e pieno, acqua e fuoco, freddo e caldo, maschile e femminile, ragione ed emozione, cielo e terra, uomo e donna, conscio e inconscio, Animus e Anima: questi sono alcuni degli aspetti yin e yang, che sperimentiamo in natura; essere consapevoli della polarità della realtà ci aiuta a partecipare al movimento costante dell’universo, e finché siamo connessi con questo flusso siamo collegati al respiro stesso del Cosmo, siamo in equilibrio.



Cosa sono e cosa rappresentano, le diversità che si attraggono e si respingono nell'eterno gioco cosmico della vita? Per Carl Gustav Jung, l'opposto o, meglio, la complementarietà per eccellenza, la dualità in cui ogni cosa è parte di un'altra, la contiene e nel contempo le appartiene. L'Anima, femminile, aggraziata, feconda come la terra, attraente come la luccicanza, accogliente come una madre, sensibile nel dramma, sacra come una donna; l'Animus, maschile come un seme, implacabile come la tragedia, forte come un padre, sicuro come un uomo: sono questi, i principi archetipici insiti nell'essere umano, presenti in ogni cultura e spiritualità, che rappresentano gli elementi della psiche, il calco caratteriale che eroticamente suscita l’attrazione tra il maschile e il femminile per ricomporre l’unità nell’Androgino primordiale.


Ogni bambino interiorizza l'esperienza della sua Anima grazie alla madre e l'esperienza del suo Animus grazie al padre: sono queste immagini, che a loro volta contengono le immagini dei padri e delle madri passati, a guidarci nella vita, che oltrepassa il contingente e ci segna in un respiro di profondità cosmica. L'Animus e l'Anima rappresentano, per Jung, il maschile e il femminile insito nella psiche di ogni essere umano. Come dice Aldo Carotenuto, «Jung definisce Anima l'immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato, mentre definisce Animus l'immagine del maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato». L’ancestrale 'androgino platonico, come inconscia aspirazione alla perduta completezza dell’anima. Quella nostalgia dell'eternità che, grazie all'eros, opera la condizione umana come realizzazione dell'essere, della forma nella materia, della struggente bellezza della gratuità del vivere oltre se stessi, nella grazia e nel mistero dell'ineffabile.


La vita saggia, giusta, misurata si sviluppa attorno a un compito specifico: da un lato, trattare faccende sociali nelle relazioni umane e, dall’altro, essere parte dell’universo mantenendo un contatto diretto con la natura e con il cosmo. In questo modo, vivendo il Tao – la Via – si partecipa al limite e alla compiutezza del reale, ove l'essere umano è al centro del cosmo e il cosmo al centro dell’essere umano. Macrocosmo-microcosmo, antitesi e complementarietà, parte dell’esistenza e fondamento della vita come manifestazione spirituale: una cultura, quindi, che si ricompone empaticamente con la natura e sa distinguere tra l’identità e la preferenza, ma non ne inverte certo la gerarchia in favore del caduco e pulsionale ego individuale. Se vi è difformità alla norma naturale, va accolta col rispetto dovuto alla scelta individuale e al travaglio della prova interiore, non certo la legittimazione dell'ordine sociale che si fonda sul rito e sulla compiutezza della forma sulla materia.


Lunga e interminabile è l’heideggeriana “notte del mondo”, in cui gli Dèi hanno abbandonato il mondo, e la minaccia di un inverno senza fine sembra oggi sottrarre all’uomo ogni possibilità di significato. In questo scenario e abitando tali luoghi desolati, in cui mancano rituali e parole adatte, e in cui i vuoti sono gli spazi lasciati dal sacro, è necessario ritrovare il senso dell’incontro con l’essere, una epistrophè che riscatti il nichilismo, nella consapevolezza confuciana che «Quando le parole perdono senso, le persone perdono libertà».


Eduardo Zarelli

www.ilribelle.com

15.11.2013


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Commenti (53)

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    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Grazie per il buon dialogo,i dubbi servono anche per valorizzare o meno il fondamento autorevole e non dogmatico delle convinzioni.Alla prossima

    1. haward 19 novembre 2013

      Cara Tania, non devi assolutamente scusarti perchè ti sei spiegata con chiarezza e precisione. Ho usato io il termine "impatto devastante" a proposito di quella che Max Weber chiama l'etica protestante (calvinista) della predestinazione, dove il più forte e, quindi, il più ricco, domina in quanto eletto da Dio (già, gli "eletti", dove l'abbiamo già trovata questa idea vetero testamentaria?). Tu sai che, per motivi ben noti, la Scuola si è dovuta trasferire oltre oceano. In ogni caso ricordati che una delle cause del travolgente successo di Hitler nelle elezioni del 1933 era stata la consapevolezza, molto diffusa, che la gestione dell'economia tedesca fosse saldamente in mano alla finanza ebraica legata, a doppio filo, a Wall Street ed alla City londinese. Io direi che, se sei d'accordo, possiamo chiuderla qui.

    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Sul senso della comunità..Tania.Dipende da quello che il soggetto vuole percepire come significato.Quella e' la tua posizione,prendo atto.Dissento totalmente dalle ultime tue righe espresse.Il resto lo riprenderemo un'altra volta.Ciao

    1. haward 19 novembre 2013

      Se permetti, Castro, il Che, Chavez, Morales e gli altri grandissimi dell'America Latina, fanno decisamente storia a parte. La Cina comunista e, di conseguenza, Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, senza l'URSS non sarebbero esistite. In ogni caso, giusto o sbagliato che sia, il mio pensiero (condiviso, fino alla fine della seconda guerra mondiale dalla stragrande maggioranza degli storici) sulla natura intrinsecamente ebraica del comunismo, non vuole assolutamente essere negativo, ma neutro, una mera constatazione. Da quando esiste lo Stato di Israele, sopratutto dal 1967 con la guerra dei sei giorni, è politicamente e filosoficamente "vietato" pensarla come me. Sempre con il massimo riguardo verso le persone come te, Truman, che, con garbo e preparazione, non la vedono come me.

    1. tania 19 novembre 2013

      @GeorgeJ. Ci sarebbe tanto altro da aggiungere e non sono sicura di aver capito bene i tuoi dubbi ma spero , almeno in parte , di averti risposto .

    1. tania 19 novembre 2013

      Mi dispiace , ma non ci siamo capiti ( forse mi sono spiegata male io ) . Non volevo attribuire alla Chiesa cattolica e al Calvinismo ( e ad altre confessioni ) responsabilità "devastanti" sull'umanità : volevo banalmente confutare la tua tesi del capitalismo come "creazione ebraica" . Non è così : non solo la genealogia teorica del capitalismo liberista ( dai fisiocratici a Smith ) , ma anche la sua accumulazione originaria materiale ( come ho mostrato sopra ) si sviluppa interamente in ambiente cristiano . Ma non volevo attribuire al cristianesimo responsabilità non sue ( sarebbe come attribuire a Marx la responsabilità dei gulag di Stalin ) . Anche l'anticapitalismo marxista ( in particolare lo storicismo marxista , che deriva dallo storicismo hegeliano ) è impregnato della tradizione cristiana ( non di quella ebraica ) ...

      PS : la scuola di Francoforte era finanziata dalla Repubblica di Weimar , non da privati .

    1. tania 19 novembre 2013

      No , al contrario stavo esaltando la lotta di classe : le "discriminazioni" sono sempre una narrazione del potere ( come direbbe Foucault ) , sono la conseguenza di un dominio di classe . Poi occorre aggiungere che il concetto di classe non raffigura un'entità stabile , dura , ben definita , è invece un concetto dinamico e perennemente in trasformazione sia nella forma che nella composizione : ma è sempre originato da un rapporto di potere .

    1. tania 19 novembre 2013

      "A parte il termine Sinistra inteso come identità data…

      A parte il termine Destra inteso come identità data..

      Quale libera volontà?L'assoluta magari non e' detto che la sua idea di esistenza sia condivisa a maggioranza,la relativa forse.

      E se la concezione di bene non e' uguale per tutti?e certi,o pochi,o tanti,non concordano con la concezione di una parte?"

      Certo , non l'ho specificato , ma ci sono state tante Sinistre e tante Destre . Poi , la libera volontà e la concezione del bene , per le varie sinistre , sono sempre relative perché mettono al centro il soggetto . Avevo già discusso qui su CDC di questi temi con un'altra persona : per questioni di tempo vado a cercare , se le trovo , le mie argomentazioni ( magari vedo se è il caso di aggiungere velocemente qualcosa ) … Eccole :

      La coppia oppositiva destra sinistra è l’espressione del fatto che la politica moderna è originariamente indeterminata ( in quanto essa deve rinunciare alla tradizionale idea di Giustizia medievale , fondata sull’actoritas cristianae , che fissava l’ordine dell’essere ) e quindi diciamo riassumendo che si trova davanti il disordine come dato e l’ordine come esigenza : da una parte esiste una realtà minacciosa e instabile , lo stato di natura , dall’altra è indispensabile costruire un artificio che dia forma e stabilità alla politica ; e attore , centro e protagonista di questa costruzione è il soggetto ( che nell’ordine premoderno non esisteva ) singolo , razionale , libero e uguale . Sono questi i due lati inscindibili del modo moderno di guardare alla politica e Destra e Sinistra ( inteso come pensiero di Destra e Sinistra) si distinguono appunto rispetto alla differente importanza che danno a questi due lati : il disordine minaccioso oppure il soggetto .

      Ora , è abbastanza semplice constatare che le Sinistre , pur nella loro storica varietà , hanno tra loro in comune l’attenzione a quel lato del Moderno che ha come protagonista la natura umana nella sua forma seminale ( tradotto , secondo la semantica del discorso politico moderno , nei “diritti” ) e che è assunta a priori come Valore da affermare , ugualmente , per tutti : quindi assicurare ( tramite la norma s’intende ) la libertà del fiorire del soggetto , come vuole lui , in uguale dignità , con la conseguente esclusione del dominio e della violenza : non solo accidentale , ma soprattutto strutturale , dal dominio di classe a quello di genere . La democrazia umanista è il denominatore comune e fine ultimo di tutte le culture di sinistra ( siano esse razionaliste , dialettiche o decostruzioniste )

      Le Destre invece mettono sullo sfondo il soggetto , e si definiscono primariamente dallo sguardo che rivolgono verso quell’altro lato del Moderno : il disordine , che viene accettato , considerato immanente e insuperabile ( per questo il pensiero di destra è sostanzialmente pauroso e aggressivo , nda ) . E’ per questa percezione che le Destre antepongono all’emancipazione del soggetto un qualche cosa narrato come incontestabile , insuperabile , “naturale” , al quale il soggetto si deve omologare e subordinare : Mercato , Dio ( in realtà molti credenti possono anche essere coerentemente di sinistra , quando non legittimano versioni obbliganti , e quindi escludenti , del fiorire dei semi dell’umanità eccetera , ma non vorrei aprire un altro discorso ) , Patria , Razza , Tradizione eccetera . Non c’è bisogno , insomma , per essere di destra , che si teorizzi la diseguaglianza ( non solo sociale ed economica , ma anche politica , in forme di aperta gerarchia ed esclusione dello “straniero” , del “diverso” eccetera - in cui entra il rapporto amico-nemico - ) : è sufficiente praticarla e accettarla come inevitabile , incorreggibile , insuperabile . E farne il dato centrale dell’ordine politico .


      "se e' estraneo ( alla sinistra ) il tema della comunità e lo proietta nell'avvenire sembra intuirsi che la ragione sia del perchè si tratta di un qualcosa da costruire partendo da basi paritarie.

      ( non è detto che l’idea di comunità sia di destra perche ) puo esistere la concezione diversa intesa come costruzione da svolgere mattone dopo mattone,quindi come profondo convincimento volontario alla proiezione sul futuro a passi e non necessariamente collocando il tutto ad un presunto passato di cui,in verità,si sa poco."


      La questione è che il comunitarismo ( nazionalismo ), a maggior ragione nel mondo globalizzato, pone subito il problema di fare una gerarchia delle "comunità umane". E le "comunità umane" , per essere narrate come Valore , impongono sempre la "conservazione delle tradizioni" ( sempre costruite ) . Il comunitarismo è di destra perché il soggetto qui non esiste proprio : è spettatore passivo di un racconto di fantasia al quale si deve omologare e che ti disciplina come un soldato dentro logiche per forza guerrafondaie e gerarchizzanti

    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Tu non sai cosa credono gli altri e non sei depositario di lezioni da dare nel giudicare in modo arrogante gli altri come "conservatori" o "progressisti" a tuo insindacabile giudizio, avendola fatta tu PER PRIMO la lezioncina moralistica senza nemmeno avere il coraggio di dirlo ai diretti interessati.Quindi non ti "scandalizzare",parola che usi spesso,se ti si risponde per le rime.Vuoi che estrapolo frasette tue fuori contesto per "dimostrare" come tuo metodo la miseria che ti contraddistingue?Se vuoi lo facciamo,non c'e' problema.Posta tutto il dialogo al posto della "frasetta" visto che fai la lezioncina di educazione.

    1. Truman 19 novembre 2013

      @tania: Ritorno a questa frase "rinuncia al dominio e alla violenza di classe". Stai dicendo che per "combattere le discriminazioni" hai intenzione di rinunciare al concetto di classe sociale ed all'idea di lotta di classe?

    1. Truman 19 novembre 2013

      @haward: guarda che stavo cercando di precisare.

      Tu affermavi tutto il pensiero e la prassi anticapitalista sono interamente ebraici, usando la parola "tutto" e "interamente".

      Se diciamo che "in occidente il pensiero e la prassi anticapitalista sono solitamente ebraici" secondo me siamo più vicini al vero. Resta fuori tutta l'Asia, che segue le proprie vie, e ci sarebbe da fare qualche precisazione anche in Sud America (Castro, Che Guevara, Chavez, ...).

    1. Primadellesabbie 19 novembre 2013

      Riconosci l'autore di questa bella risposta ad un commento?


      "Ascolta,datti una calmata che io non ti conosco,i 2 commenti non miei li posto per chi interessa e quando cazzo mi pare,se "ti preoccupa" non leggere."

      Se credi di poter insegnare il comportamento al prossimo e dettare le regole di cui ti credi depositario fai un grosso sbaglio. Guarda nel tuo piatto e mangiati la tua pietanza.

    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Prima,ho piu impressione che le insinuazioni velate partano da te.Non e' corretto generalizzare per nascondere a chi e' rivolto una opinione negativa,e' piu autorevole rivolgersi direttamente all'interessato.Quindi vedi te chi e' il provocatore per primo.

    1. Primadellesabbie 19 novembre 2013

      George, lascia perdere le intimazioni, non andare in cerca della solita rissa, non sono interessato.

      Ad ogni modo, come sai o puoi constatare, su queste cose girano diverse tesi "fai da te", e quelli che parlano a braccio, per sentito dire o per qualche malcelato livore lo sanno da soli.

    1. haward 19 novembre 2013

      Non è questa, ovviamente, la sede per affrontare la Storia dell'umanità. Siamo partiti dalla Scuola di Francoforte che, poichè tutti i suoi principali esponenti e finanziatori erano ebrei, non vedo come non si possa definire una creazione ebraica. Se esiste una paranoia antisemita, cosa molto verosimile, a me non interessa. Le uniche persone che mi hanno aiutato sul serio, nella mia vita, sono, per combinazione, ebrei (osservanti e convinti) e colui il quale ha segnato la mia formazione culturale e professionale e che mia ha avviato alla professione era un professore ebreo. Sui misfatti della Chiesa cattolica e sull'impatto, infinitamente più devastante, del Calvinismo anglo sassone sui destini dell'umanità, concordo con te dalla prima all'ultima parola. Ma, ripeto, bisogna andare oltre il politicamente e storicamente corretto e guardare in faccia la realtà.

    1. haward 19 novembre 2013

      Negare la matrice ebraica per quanto riguarda la genesi e l'affermazione del marxismo è assolutamente comprensibile oltre che politicamente corretto. Ma è lontano dal vero. Così come sorvolare che il controllo del grande capitale finanziario e bancario anglo americano sia ebraico è, senz'altro, politicamente corretto, ma falso. Se la Federal Reserve ha avuto 13 presidenti, 12 dei quali sono ebrei, non credo che sia una mera coincidenza. Se gli ebrei hanno avuto oltre il 50% dei premi Nobel per l'Economia, pur essendo, in totale, circa 15 milioni, evidentemente significa che la loro visione, nello specifico, qualcosa conta.
      Io mi limito solo a fare delle osservazioni "statistiche"

    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Fai qualche nome degli improvvisati tradizionalisti e progressisti,non ho capito.A chi ti riferisci?E a quale titolo li definisci con aggettivi da te scelti?Li conosci di persona?

    1. Primadellesabbie 19 novembre 2013

      Come saprai l'essere umano é depositario di virilità e femminilità in percentuali variabili. Non può esistere, teoricamente o praticamente, il soggetto 100 %. Esistono tutte le altre possibilità. Ci sono combinazioni critiche che possono dare origine ai problemi di cui stiamo parlando.

      Proprio la linea fisicamente retta non esiste, quella che tu tracci su un foglio, ad esempio, tenendo conto della curvatura e dei moti del pianeta, costituisce un tratto di una spirale. Lo ho scritto per introdurre il fatto che la distinzione nella composizione dell'individuo, a parte i tratti fisici, non é rigida come ci piace pensare.

      Io conto che non ci sia il superamento dei generi, nonostante l'andazzo, perché questo porrebbe dei problemi anche più grandi di quelli che paventi al modello sociale. Il maschile ed il femminile rappresentano due "azioni" diverse nella totalità del creato che definisco nel modo più conciso come agire ed esistere. É da totali irresponsabili, in linea di principio, oltre che terribilmente grottesco, cercare di sottrarsi a questa simbologia.

      Devo dire, però, che le linee di difesa assunte da più o meno improvvisati tradizionalisti, per cercare di opporsi a quello che sta succedendo, sono simmetriche alle esagerazioni esibite o pretese dagli altrettanto improvvisati progressisti.

    1. Georgejefferson 19 novembre 2013

      Proviamo..parlo generico,niente di personale

      ...il tema della comunità è estraneo alla sinistra , che lo proietta semmai nell’avvenire , come comunismo...

      A parte il termine Sinistra inteso come identità data,..a se dal soggetto che la pensa e che di conseguenza non la ritengo di legittimità universale,che e' mia posizione soggettiva e di opinione...se e' estraneo il tema della comunità e lo proietta nell'avvenire sembra intuirsi che la ragione sia del perchè si tratta di un qualcosa da costruire partendo da basi paritarie.Quindi distruggere prima di costruire,perche le basi paritarie e di coscienza vuota (non in senso dispregiativo,vuota in senso di nativa senza influenze) non esiste ora e quindi e' illusoria,a meno che si implichi volontà di potenza di imporre questo resettamento con la forza con tutte le implicazioni (sic) del caso.Comunque,

      ...il tema della comunità e’ invece un leitmotiv della destra , che lo colloca nel passato , con le inevitabili logiche escludenti che alimentano i rapporti di forza e dominio...

      Dipende,A parte il termine Destra inteso come identità data,..a se dal soggetto che la pensa e che di conseguenza non la ritengo di legittimità universale,che e' mia posizione soggettiva e di opinione...puo esistere la concezione diversa intesa come costruzione da svolgere mattone dopo mattone,quindi come profondo convincimento volontario alla proiezione sul futuro a passi e non necessariamente collocando il tutto ad un presunto passato di cui,in verità,si sa poco.Anche di fronte a libri sanciti come "affidabili",dato che,essendo "passato",la verità e' relativa e al massimo condivisa a maggioranza.Gia il fatto di convincersi che "la destra colloca al passato" significa riconoscere il passato stesso come materiale di studio affidabile empiricamente(nel presumere di conoscere la storia della destra)e quindi "universalmente" fallace in probabilità.Quindi decade l'impianto teorico di attribuire per necessita di cose allo sguardo del passato,logiche escludenti che alimentano rapporti di forza e dominio.Diviene facile contestare questo in virtu di ricerca del buono soggettivo ma condiviso del passato,senza per questo ostentare meritocrazia all'estremo e mercificazione dell'esistente

      ... il legame sociale per la sinistra è un dato storico-dialettico ( il contesto ) che va superato e trasformato in un atto di libera volontà...

      Torniamo al dunque,il possibile sta nella trasformazione immediata o passo per passo?Quale libera volontà?L'assoluta magari non e' detto che la sua idea di esistenza sia condivisa a maggioranza,la relativa forse.

      ...la relazionalità coltivata e aperta , la solidarietà eccetera...

      E sono termini da intendere assoluti o relativi,perche se relativi li approvo,assoluti non esistono,a meno che crearne artifici con la forza ma mai veri.

      ...qui il Bene Comune non trascende i singoli , ma è voluto da ciascuno come condizione del fiorire di tutti...

      E se la concezione di bene non e' uguale per tutti?e certi,o pochi,o tanti,non concordano con la concezione di una parte?Si puo raggiungere una somiglianza di intenti e percezione della vita passo per passo alimentando desiderio spontaneo di pacificazione duratura oppure e' necessaria l'immediato resettamento di tutto il legame sociale storico dialettico millenario?E se questo,a quale titolo di universalità ci si appella al di la della mera volontà di potenza e coercizione?

      Mi fermo,e' stato bello.Leggero la risposta e alla prossima.In ultimo,ritengo che il legame sociale inesistente fittizio una maschera,e' anche quello impresso come illusione di proiezione del futuro,e strumentale oggi come ieri in senso di disfatta civile

    1. guru2012 19 novembre 2013

      Perdonami, non credo di aver compreso bene la frase "In natura non esiste la linea retta, la natura si sposta gradatamente da un estremo all'altro senza peraltro mai raggiungerli.", se riferita ai temi trattati nell'articolo in questione. A me pare che, per quanto riguarda il fattore "procreazione", la natura segua una linea piuttosto retta. È bene rendersi conto che il superamento dei generi decreterà la fine del concepimento naturale come lo abbiamo sempre conosciuto, distruggendo la convenzione del modello familiare che sta alla base del nostro modello sociale, per sostituirla con... cosa? Ovviamente non si tratta di discriminare nessuno, o proibire alcunché.

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