Home / ComeDonChisciotte / L'ULTIMO BALLO DI KOIZUMI

L'ULTIMO BALLO DI KOIZUMI


DI DANIELE SCALEA

Quando un popolo riscopre la propria tradizione, rivaluta la propria cultura, e rivendica la propria libertà, non si può che essere soddisfatti, poiché quel popolo s’è sollevato contro la globalizzazione e l’incubo dell’omologazione universale. Purtroppo, non è questo il caso del Giappone.
Il Giappone non sta affatto cedendo al fascino della sua tradizione ancestrale (a meno che produrre pantaloni col simbolo del Sol Levante non risponda a tale obiettivo), bensì rivalutando con eccessiva indulgenza il suo periodo coloniale, e in particolare la sanguinosa invasione della Cina. La stessa cultura nipponica è invero più arrancante che mai, sotto un incessante e impietoso processo di occidentalizzazione dei costumi. Infine, Tokio è ben lungi dal desiderare vendetta contro il boia di Hiroshima e Nagasaki, il primo straniero che impunemente calpesta da padrone il suolo patrio: l’equivoco “irredentismo” giapponese s’esplica non nel rivendicare per sé la libertà, ma nel voler intaccare quella altrui. Koizumi che danza con Richard Gere è l’emblema di questa triste situazioneL’arcipelago del Sol Levante s’è rapidamente trasformato in un grave fattore di destabilizzazione per l’intera regione estremo-orientale: Tokio ha avviato un programma di riarmo chiaramente rivolto contro la Cina, dal momento che promette a Taiwan di difenderne l’indipendenza; nel contempo, Koizumi ha arrogantemente rifiutato la proposta del Cremlino di chiudere ogni contenzioso spartendosi equamente le Isole Curili (le quali, si noti bene, sono oggi tutte russe), e persino avanzato un’assurda rivendicazione territoriale dell’isola di Cheju-do, compresa nel territorio sudcoreano; nemmeno da citare è la profonda inimicizia colla Corea del Nord.

Insomma, il Giappone ha assunto un atteggiamento provocatorio, tanto verso rivali storici quali la Cina, che verso paesi i quali si presumerebbero suoi alleati, come la Corea del Sud, neppure dissimulando il ritorno di vecchie ambizioni imperialiste. Il quadro da tragico assume tinte comiche, allorché consideriamo come tale “impero” dovrebbe risorgere… sotto l’occupazione militare straniera del suolo nipponico stesso! Se fino a pochi anni fa, sembrava che il popolo giapponese fosse deciso a rivendicare la propria autonomia dall’imperialismo yankee, ora esso, imbruttito com’è dal processo di occidentalizzazione socio-culturale, è preda d’una mania pseudo-patriottica incoraggiata dalla classe dirigente, che a cuor leggero ha barattato la propria libertà con un ruolo di potenza regionale. Ruolo che però dovrà conquistarsi colla forza della politica (non della diplomazia, dato che non ve n’è traccia nelle sue azioni) e – speriamo di no – con quella delle armi. Washington sta fornendo al suo prezioso alleato-vassallo dell’Estremo Oriente gli aiuti necessari per potenziare ulteriormente il già notevole arsenale bellico. Unendo quest’ultimo alla naturale forza economica del Giappone, Tokio sta tornando a fare la parte del leone nella geopolitica regionale. L’obiettivo e la linea di condotta dettata da Washington a Koizumi è chiarissima: colpire la Cina senza collaborare colla Russia. Il rinnovato asse Tokio-Washington è la risposta alla novella alleanza Delhi-Pechino, dietro la quale, nell’ombra, sta anche la mano della diplomazia moscovita.

Fino a che punto il Giappone si spingerà nel proprio ruolo di cane da guardia yankee dell’Estremo Oriente eurasiatico? I primi segnali non sono affatto incoraggianti, poiché nell’arcipelago s’è vista ultimamente una rabbiosa bellicosità diplomatica e persino una certa voglia di menare le mani coll’eterno nemico cinese (e con tutti i vicini). In teoria, Washington avrebbe pure di che guadagnare da uno scontro aperto tra Cina e Giappone, poiché, non dimentichiamolo, anche quest’ultimo potenzialmente potrebbe rivaleggiare con la potenza nordamericana stessa. Ciò detto, è piuttosto improbabile che Pechino e Tokio siano tanto incoscienti da arrivare all’uso delle armi – uno scenario altamente distruttivo, se non apocalittico -, ma senz’altro – conoscendo i ruvidi metodi politici dei due paesi – assisteremo ad una lotta politico-economica senza esclusione di colpi.

Una cosa è comunque certa: per quanto detto finora, chi pensa che il Sole stia tornando a levarsi in Giappone, si sbaglia di grosso. L’atteggiamento di Tokio dà al contrario la dimensione di quanto profondamente l’astro nipponico sia ormai tramontato…

Daniele Scalea
Fonte:Rinascita
Aprile 2005

Pubblicato da Davide