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L’OSSESSIONE DELLA CRESCITA

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Se ci si chiede chi sono i responsabili di questa crisi economica globale non si trova una risposta. Perché sono tutti e nessuno. Tutti perché, a parte alcune rare voci “clamans in deserto”, irrise, derise, bollate come apocalittiche dai seguaci dell’Illuminismo e professionisti dell’ottimismo (Umberto Eco: “Di una cosa però sono certo: la dose di futuro contenuta nel nostro presente è in aumento dovunque, nella società, nell’industria, nel costume e insomma in ciascuno di noi”, Repubblica, 28/12/1983), tutti abbiamo accettato un modello di sviluppo paranoico basato sulla crescita continua che anche un ragazzino che studia matematica a scuola avrebbe capito che, prima o poi, sarebbe andato incontro al collasso. Perché le crescite all’infinito esistono, appunto, in matematica, ma non in natura. Noi ci siamo messi in un circolo vizioso terrificante. Il consumismo non è solo un deleterio fenomeno di costume, come pensava Pasolini, è essenziale al modello di sviluppo industriale. Se la gente non consuma le imprese non producono e sono quindi costrette a liberarsi di molti lavoratori che, così impoveriti, consumeranno ancora di meno obbligando le imprese a contrarsi ulteriormente.

Questa si chiama recessione. Siamo quindi costretti a produrre, a ‘crescere’ come tutti dicono, da Washington a Berlino a Parigi a Roma. Ma poiché abbiamo già prodotto di tutto e di più non possiamo più crescere se non con margini sempre più ristretti che alla fine si esauriranno anch’essi. Certo, per un po’ di tempo gli Stati Uniti potranno vendere alla Cina e la Cina agli Stati Uniti e così l’Europa. E lo stesso avverrà con altri Paesi cosiddetti ‘emergenti ‘ come l’India o il Brasile. Ma anche questi Paesi, che hanno il vantaggio di essere partiti dopo, prima o poi diventeranno saturi, come lo siamo già oggi noi occidentali. Quando ciò accadrà il sistema collasserà, irrimediabilmente.

Gli scenari che si aprono, a quel punto, sono due. Uno prende spunto da ciò che accadde dopo il crollo dell’Impero Romano. Le città si spopolarono (Roma che ne aveva avuti due milioni si ridusse a 35 mila abitanti) e chi vi abitava andò a rifugiarsi nelle ‘ villae’ dei grandi proprietari terrieri o presso i monasteri. Nacque così il feudo, economicamente autosufficiente (autoproduzione e autoconsumo). Il denaro, di fatto, scomparve. Bisognerà aspettare otto secoli perché, con l’affermarsi dei Comuni, rifaccia la sua apparizione. Speriamo che sia questo primo scenario ad avverarsi. Perché il secondo è apocalittico. I feudi si formarono abbastanza pacificamente. Oggi potrebbe essere diverso.
Col crollo del mondo industriale e del denaro la gente di città, rendendosi conto che non può mangiare il cemento né bere il petrolio, dopo aver saccheggiato i supermarket si riverserà nelle campagne alla disperata ricerca di cibo. Ci arriverà a piedi (chi avrà la forza di farlo, gli altri cadranno lungo la strada) perché non ci sarà più benzina e si scontrerà con chiunque possegga un terreno coltivabile che difenderà con le unghie e con i denti perché sarà questione, per tutti, di vita o di morte. Fra cittadini e contadini o proprietari terrieri scorrerà il sangue. A fiumi (altro che il ridicolo ‘lacrime e sangue’ di cui si parla in questi giorni perché nessuno è disposto a lasciare sul campo 600 euro senza aver capito che fra poco, qualunque siano le misure prese, perderà tutto).
È anche possibile che le leadership mondiali dei Paesi più potentemente armati, prese dal panico, comincino, nell’impazzimento generale, a sganciarsi atomiche, l’una contro l’altra. In questo caso non si salverà proprio nessuno, nemmeno gli indigeni delle Isole Andemane che, come altri popoli che noi chiamiamo presuntuosamente ‘primitivi’ e i tedeschi, più correttamente, naturevolker (popoli della Natura) che hanno scelto di vivere in una società statica rifiutandosi di entrare in una dinamica come la nostra, nata (assieme a una serie di complessi fenomeni, fra cui, fondamentale, la diversa percezione del tempo, dal presente al futuro) dalla Rivoluzione industriale.

Queste cose noi le andiamo scrivendo, inascoltati, da un quarto di secolo (La Ragione aveva Torto?, 1985). Siccome non siamo buoni rideremmo a crepapelle vedendo che i cosiddetti illuministi, o, per essere più precisi, i loro ottusi epigoni, stanno tagliando, da tempo, il ramo dell’albero su cui son seduti. Il fatto è che su quel ramo ci stiamo anche noi e dobbiamo assistere impotenti a questo “auto da fé” che ci travolgerà come tutti gli altri. Questo è il tragico e beffardo destino di ogni Cassandra.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/lossessione-della-crescita/175998/
8.12.2011

Pubblicato da Davide

  • Alef

    Esatto,
    questa è la natura dell’uomo e della struttura dove esso “vive”. Perchè sia così e quale ne sia il senso forse qualcuno lo scriverà a breve.
    In ogni modo complimenti per la semplice analisi. Oggi è difficile vedere le cose con pura semplicità anche perchè se così non fosse saremo liberi e non gli ottusi schiavi di oggi.
    Grazie

  • fabiopon

    Mi ricorda molto “La fine del mondo storto” di Mauro Corona, autore appunto irriso, deriso, bollato come apocalittico dai seguaci dell’Illuminismo e professionisti dell’ottimismo.

  • illupodeicieli

    Mi chiedo se e perchè dobbiamo assitere impotenti al taglio dell’albero: che mezzi dovremmo avere per fare qualcosa? e che cosa dovrebbe e potrebbe sostituirsi a questo tipo di società? Immagino che tutti sappiamo che, ad esempio, i principi sauditi non vogliono di certo mollare le loro ricchezze e in ogni desiderano continuare a vivere serviti e riveriti; che un figlio o una figlia di papà di ognidove vuole continuare a uscire con ragazzi/e ogni giorno diverse e mangiare nei migliori ristoranti e girare con la sua nuova auto sportiva o mostrarsi in giro con capi firmati; Ecco che si pone quindi la domanda: una decrescita organizzata potrebbe funzionare per chi è ora perdente: nel senso che è colui che ha i 600 euro di pensione o lavora per quella cifra (e secondo i benpensanti, cioè quelli con pensioni o stipendi medio alti deve pure ringraziare il cielo). C’è chi metterebbe la firma per lavorare e vivere nei campi : bisogna vedere se poi il sabato vuole andare in discoteca o a fare shopping o vendere il sabato mattina il frutto del proprio lavoro per andare a vedere la partita; o se vuole navigare sul web o vedere sky. Con questo non intendo dire che aspetto ricette o ,peggio che mai, diktat , solo che ritengo che ci sia una visione distorta della decrescita o forse ne esistono diverse interpretazioni o versioni. Sono sicuro che non si può imporre per legge e nemmeno come legge della natura: è già accaduto che ,seppure col tempo, poi gli uomini o si ribellano o fanno in modo che le cose si cambino o si aggiustino. Che poi ci sia il surplus di produzione o che ci siano persone che non stanno ,di fatto, producendo o facendo alcunchè che non sia consumare, è una cosa questa che si risolve rilannciando il reddito di cittadinanza e incentivando le attività culturali e sociali (ovvero cinema, teatro e spettacoli in genere, sport e attività varie). Sennò la gente che fa? Non possono diventare tutti contadini o pastori (non dico pescatori perchè lì le cose sono organizzate con tanto di pescherecci giganti e protetti da flotte armate).

  • Break74

    Vedi @illupodeicieli, in primis lascia perdere i pescherecci più che altro perchè i pesci non ci stanno più, ce li siamo giocati un decennio fà;) In merito al discorso principale, è ovvio che non puoi inculcare nella zucca certi discorsi di decrescita spontanea ad uno che al massimo si è concesso il lusso di due viaggi all’estero ed una macchinetta con cui fare fare il figo di fronte ai colleghi. Una persona deve aver sfogato in precedenza, deve aver scornato contro questa società di cacca riuscendo in qualche modo a sfangarsela dignitosamente per poi rendersi conto che era tutto un bluff.
    E di conseguenza ritornare sui propri passi. Non so se capisci cosa intendo.
    Non puoi fare certi discorsi a un povero cristo che si è massacrato il culo mattina e sera per lo shopping tecnologico al centro commerciale, ti manderebbe a fare in culo in un nanosecondo. E con tutte le sacrosante ragioni.

  • robybaggio80

    Ho stimato Fini per il suo enorme spessore intellettuale e per i suoi libri, anche quelli più duri come “Elogio della Guerra”. Ora ripete le stesse cose (per chi lo conosce da anni) sul Fatto Quotidiano, un giornale-cloaca che dice tutto per non dire niente. Per non restare al buio ha accettato la lampadina di questa lobby, una brutta caduta per come la vedo io. Su Pasolini, comunque, nonostante la mia incredibile ignoranza, in questo articolo ha sbagliato e anche parecchio.

  • cavalea

    Guarda che non sono passati millenni da quando nei paesi di 4-5000 mila anime, si contavano 3 o 4 automobili. Una decrescita ragionata e condivisa dalla popolazione è possibile, a patto che la cultura e la politica ritrovino le loro responsabilità nei confronti della società.
    Si cominci a parlare e a informare, trovando alternative al mantra universale del lavora, produci, consuma e crepa.

  • LeoneVerde

    Aprite gli occhi, quello che criticate è proprio la decrescita. Perchè siamo in decrescita e in decadenza come civiltà. e il problema non è la produzione.
    La capacità di inventare, creare e produrre dell’essere umano non è satura, è la produzione di oggetti stupidi ad esserlo. Abbiamo vetture che sono solo più comode e veloci rispetto ai modelli di primi del novecento, ma l’oggetto è lo stesso.
    Siamo nel 2012.Voglio le navicelle spaziali, voglio vetture familiari che volino anzichè vadano ancora a ruote su striesce d’asfalto che sono una follia, voglio energia nucleare a fusione fredda, voglio industrie specializzate nella sintesi dei rifiuti, compresa la plastica, voglio sistemi di irrigazione e agricoltura avanzata che rendano il sahara un giardino, …ecco io ho l’ossessione della crescita. Quella vera.

  • Petrus

    Finché le migliori menti del pianeta verranno reclutate nelle think tanks ed asservite al potere finanziario, ci vai te a progettare la navicella spaziale?