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L’OPPIO DELL’ OTTIMISMO


DI GERALD CELENTE
yonkerstribune.typepad.com

Kingston, NY — In un controeditoriale pubblicato sul New York Times (16 ottobre 1998), il direttore del Trends Research Institute Gerald Celente predisse che l’intervento governativo per salvare “le società private considerate ‘troppo grandi per fallire’” avrebbe causato la fine del capitalismo di libero mercato.

Allora egli lo definì “Capitalismo per Codardi” (cliccare qui
per leggere l’articolo).

Ora lo si chiama programmi di stimolo e operazioni di salvataggio.

Allora, il signor Celente avvertì che le ricapitalizzazioni non avrebbero funzionato.

Oggi, il signor Celente ripete lo stesso avvertimento… Continuano a non funzionare.

Allora, il governo annunciò che se non si fosse salvato il fondo speculativo Long Term Capital Management, i mercati finanziari globali sarebbero implosi.

Nella foto: Gerald CelenteOggi, con i mercati che implodono, il governo avverte che se non si salvano certe banche, società finanziarie per l’intermediazione in titoli, società leverage buy-out, compagnie assicurative ecc., l’economia globale è destinata a collassare.

Allora, il signor Gerald Celente fornì una precisa previsione: “Il contagio globale potrebbe essere soppresso temporaneamente a forza di dosi di amoxicillina monetaria, ma quando si verificherà una nuova epidemia, sarà un ceppo resistente alle ricapitalizzazioni e molto più virulento”.

Il contagio globale è stato soppresso, la nuova epidemia si è verificata, e il più virulento dei ceppi incombe su di noi. E, come predisse il signor Celente, sta dando prova di essere resistente alle ricapitalizzazioni.

Oggi, il signor Celente prevede che non vi sia quantità di amoxicillina monetaria che possa curare il virus che si diffonde.

Avvertimento Trend #1: Ciò che il governo sta promuovendo oggi è già stato tentato. Non ha funzionato in passato, e non funzionerà neppure ora.

Dopo il summit del G-20, Barack Obama, pur ammettendo che non esiste garanzia di successo, ha dichiarato, “comunque non ho alcun dubbio sul fatto che le misure adottate siano cruciali per evitare il nostro scivolamento verso la depressione”.

Se il Presidente Obama non è in grado di dare garanzie, come può “non avere alcun dubbio”? Per di più, tutte le ricapitalizzazioni, le operazioni di salvataggio e i piani di stimolo che egli ha sostenuto e/o avviato fino ad ora hanno già fallito. E poiché i piani nuovi non sono che variazioni di politiche già tentate, collaudate e fallite, sono anch’essi destinati a fallire. Il G-20 non sarà “una svolta” e mentre le misure adottate potranno forse rallentare il nostro scivolamento verso la depressione, di certo non lo eviteranno.

Avvertimento Trend #2: Non ci si faccia sedurre dai picchi del mercato azionario o dagli aumenti negli indicatori economici anticipati. Si sia particolarmente diffidenti nei confronti di quei venditori che sostengono che i mercati hanno raggiunto il fondo e verso i titoli dei giornali che insinuano che il peggio è passato (“Car sales not as horrid in March” – ‘Vendite auto meno orrende che a marzo’ e “Investors jump on good financial news” – ‘Gli investitori colgono al balzo le buone notizie economiche’ su USA Today del 2 aprile 2009).

A guardar bene, quelle che sono vendute come “buone notizie economiche” sono solo notizie leggermente meno lugubri di quanto non ci si aspettasse. Ciò nonostante, agli insider e ai giocatori professionisti si presenterà una qualche possibilità di cavalcare le onde del mercato.

Potrebbero inoltre esserci fugaci opportunità di vendita in seguito alle recenti modifiche dei principi contabili grazie alle quali le banche stesse possono stabilire il prezzo degli elementi patrimoniali a prescindere dal valore di mercato, riducendo quindi drasticamente le proprie perdite. Non è una misura per la ripresa. In effetti, questa decisione del Financial Accounting Standards Board (FASB – il comitato statunitense per i principi contabili), poco evidenziata dai media, è un imbroglio contabile, una capitolazione che permette alle banche di stabilire il valore delle proprie attività tossiche.

Pornografia del pessimismo

Nel 1998, il signor Gerald Celente era virtualmente da solo quando prevedeva sia l’aumento dell’intervento governativo, sia il suo inevitabile fallimento e le sue ripercussioni catastrofiche. Nel mezzo dell’euforia delle società Dot-com, con i mercati che volavano alti, la creazione di fortune e la pandemia di ottimismo, qualsiasi visione negativa veniva ignorata o scrollata via come tetra e rovinosa.

Oggi, in un momento in cui ogni elemento di quella previsione vecchia di dieci anni è una realtà quotidiana che occupa i titoli dei giornali di tutto il mondo, la mancata attenzione è stata sostituita dalla derisione. Non essendo più in grado di metterti da parte, ti attaccano. Prima erano i pagliacci televisivi, ora sono commentatori similmente non qualificati.

Essi stessi riluttanti ad affrontare realtà inesorabili, cercano di deflettere l’attenzione del pubblico da scomode realtà a fine men che lieto. Nel suo controeditoriale sul New York Times, Ben Schott, dopo aver citato Celente per aver correttamente previsto “La crisi asiatica ed altre calamità”, schernisce le di lui attuali predizioni definendole “Pornografia del pessimismo” (NYT, 26 marzo 2009).

Il signor Schott è presumibilmente più a suo agio con le esortazioni a Speranza, Fiducia e Ottimismo partorite dal Confidence Man al comando e dalla sua squadra di sostenitori. Ma se noi siamo fornitori di “pornografia del pessimismo”, la mercanzia di Schott & Co. è “oppio dell’ottimismo”.

Questa perniciosa panacea anestetizza il pubblico. “L’oppio dell’ottimismo” lenisce il dolore – posti di lavoro perduti, preclusione dal mercato, rovina finanziaria – diminuisce l’ansia, riduce la vigilanza, compromette la coordinazione e provoca grave assuefazione. L’uso reiterato o cronico causa deterioramento mentale. L’overdose può portare a stordimento, coma e decesso.

L’America sta affrontando una crisi che è molto più che economica. Le implicazioni sono di enorme rilievo. Siamo testimoni del declino dell’Impero America.

Gerald Celente
Fonte: http://yonkerstribune.typepad.com
Link: http://yonkerstribune.typepad.com/yonkers_tribune/2009/04/optimism-opium-by-gerald-celente.html
3.04.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

Pubblicato da Davide

  • nessuno

    Siamo testimoni del declino dell’Impero America.

    Finalmente una buona notizia
    Auspico che sia veloce,doloroso e distrugga completamente l’amerika

  • marcello1950

    Io ripeto ciò che ho detto per l’articolo di Giulietto chiesa, e che cioè, si realizzi un impero della stabilizzazione SENZA UN VERO MERCATO come lo fu L’IMPERO BIZANTINO, che anche nell’arte definì un mondo ormai fossilizzato, ma al contrario dell’impero romano d’occidente (che fallì sotto il peso dell’apparato burocratico e dell’uccisione del mercato operato da diocleziano, l’impero bizantino sopravvisse 1000 anni anche se ingessato e sclerotizzato)
    IL MONDO ATTUALE CROLLERA’ COME L’IMPERO D’OCCIDENTE SOTTO IL PESO DELLE SUE CONTRADDIZIONI O SOPRAVVIVERA’ RIDUCENDO LA POPOLAZIONE MONDIALE E CREANDO UN SISTEMA A BASSA EFFICIENZA IN UN IMPERO UNIVERSALE NEO-BIZANTINO?

  • Marceddu

    Per come è organizzata la nostra società è inevitabile che il raggiungimento del benessere della maggior parte dei cittadini sia legato allo statalismo.
    Cioè il libero mercato porta inevitabilmente ad un peggioramento delle condizioni di lavoro, una riduzione dei margini di guadagno ed un’aumento della concorrenza. Dove mancano i mono-/oligopoli, la concorrenza diventa via via più insostenibile. Si deve risparmiare sul costo della manodopera, sulla sicurezza sul lavoro e sulla qualità del prodotto finale. Il tutto porta ad un progressivo peggioramento delle condizioni dei lavoratori. A quel punto lo stato (non i sindacati che pensano a gruppi limitati di persone) deve mettere uno stop e dire: un chilo di pasta deve costare minimo 50 cent, un lavoratore deve essere pagato minimo 1000 euro, la luce max un tot al KWatt e naturalmente frenare il dumping commerciale e l’immigrazione incontrollata. Negli anni 90 forse non si poteva per mille ragioni, ora si può e si dovrà fare, altrimenti la forbice fra ricchi e poveri sarà tremenda. E parla uno di destra!