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L'ODE PAPALE ALLA “BUONA” ECONOMIA

DI SERGE LATOUCHE
monde-diplomatique.fr

Critica dell’enciclica Caritas in Veritate

Nonostante sia il santo protettore dei bancari e del contabili l’apostolo Matteo condannava il denaro: “Nessuno può servire due padroni; perché negherà uno e amerà l’altro. Non si può servire Dio e Mammona allo stesso tempo” (Matteo 6, 24). Oggi Benedetto XVI proclama l’allineamento della Chiesa Cattolica all’economia di mercato.
L’uso della “politica dell’ossimoro” da parte dei governi dei paesi occidentali è diventato sistematico. (1). L’ossimoro, figura retorica che consiste nel giustapporre due nozioni contrarie, permette ai poeti di far sentire l’indicibile e esprimere l’inesprimibile; in bocca dei tecnocrati, serve più che mai per far passare un gatto per una lepre. La burocrazia vaticana non sfugge alla regola; si può ritenere che sia stata proprio essa ad inventare tale regola.

A seguito, ” L’Encliclica “Caritas in veritate” e la questione ecologica” (Eduardo Zarelli, ariannaeditrice.it);

In effetti, la Chiesa ha una grande pratica nelle antinomie, già dagli avi bruciati vivi per amore fino alle crociate e alle “guerre sante”. Benedetto XVI, con l’enciclica Caritas in veritate (“L’amore nella verità”) firmata il 29 giugno 2009, ci offre un nuovo esempio riguardante l’economia (2).

Per alcuni religiosi (Alex Zanotelli, Achille Rossi, Luigi Ciotti, Raimon Panikkar, senza dimenticare i difensori della sulfurea Teologia della Liberazione), tanto per dimenticarsi di Ivan Illich o Jacques Ellul, la società di accrescimento risulta condannabile per la sua perversione intrinseca, e non a causa di eventuali deviazioni. Nonostante tutto, la dottrina del Vaticano non prende questo cammino. Né il capitalismo, né il guadagno, né la globalizzazione, né lo sfruttamento della natura, né l’esportazione dei capitali, né la finanza, e nemmeno certamente la crescita o lo sviluppo sono condannati per se stessi; i loro eccessi sono gli unici colpevoli.

Quello che impressiona è la predominanza della doxa economica sulla doxa evangelica. L’economia, invenzione moderna per eccellenza, viene impostata come un’essenza che non può essere discussa. “La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale” (p. 57). Lì si distacca dal fatto che può essere buona, così come tutto ciò che la riguarda. Così la mercificazione del lavoro non è denunciata né condannata. Ci ricordiamo che Paolo VI insegnava che “ogni lavoratore è un creatore” (p. 65). Ciò è vero anche per la cassiera del supermercato? L’affermazione suona (per casualità?) come l’umorismo involontario e sinistro di Stalin, che diceva: “Con il socialismo, perfino il lavoro diventa più leggero”.

L’enciclica rende conto di uno spaventoso sviluppo. La parola “sviluppo” appare 258 volte in 127 piccole pagine; una media di due volte per pagina. È certo che si tratta di uno sviluppo umanista: sviluppo “di ogni persona”, “personale”, “umano” e “umano integrale”, “veramente umano”, “autentico” , “di ogni uomo e di tutti gli uomini” e anche “un autentico sviluppo umano integrale” (p. 110). Se l’assimila al benessere sociale, alla “soluzione adeguata dei gravi problemi socioeconomici che affliggono l’umanità”(p. 7).

Questo entusiasmo non è sfuggito ai partigiani del Papa, che estraggono da lui un argomento a loro favore. “Lo ‘sviluppo umano integrale’ è il concetto fondamentale di tutta l’enciclica, utilizzato almeno 22 volte per ampliare il concetto tradizionale di “dignità umana”, segnala l’accademica britannica Margaret Archer, membro della Accademia Pontificia di Scienze Sociali (3).

La vanagloriosa delocalizzazione

Si osserva anche la feticizzazione /sacralizzazione di questa nozione: “Se l’uomo […] non avesse una natura destinata a trascendere, […] si potrebbe parlare di aumento o evoluzione, e non di sviluppo”. Lo sviluppo dei popoli è considerato una “vocazione”. “Il Vangelo – ci viene detto- è elemento fondamentale dello sviluppo”, perché rivela l’uomo in se stesso. Certamente, con la precauzione di Paolo VI, di cui si ricorda l’enciclica Populorum progressio del 1967: “I popoli della fame oggi interpellano i popoli dell’opulenza” (p. 24), un ammiccamento del Papa alla famosa formula dei suoi predecessori: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

Contrariamente alla sfortunata espressione di Paolo VI, senza dubbio, lo sviluppo non è il nuovo nome della pace, ma quello della guerra: guerra per il petrolio o per le risorse naturali in via di scomparire. Dal principio, la crescita e lo sviluppo furono investimenti aggressivi: guerra contro la natura, guerra contro l’economia di sussistenza e contro quello che Ivan Illich chiama “il vernacolo”. Molto prima che il presidente Eisenhower denunciasse il complesso militare -industriale, l’industria della guerra s’era convertita nello sviluppo forzato, e viceversa: i trattori rimpiazzavano i carri armati, i pesticidi i gas di combattimento e i fertilizzanti chimici gli esplosivi. Nel senso inverso, il cammino della decrescita tornava a ubicare la pace e la giustizia al centro della società. Pero ciò implica un decremento: abolire la fede nell’economia, rinunciare al rituale del consumo e al culto del denaro. Non per cadere un’altra volta nell’illusione di una società il cui male è stato definitivamente sradicato, ma per costruire una società in tensione, che affronti le proprie imperfezioni e le sue contraddizioni, procurandosi allo stesso tempo un orizzonte di bene comune invece di incoraggiare lo scatenarsi dell’avidità.

Però non solo il Papa non ha scelto questo cammino, ma addirittura una piccola frase sembra puntare direttamente agli “obiettori della crescita”: “L’idea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nell’uomo e in Dio” (p. 20). Si danno per certi tutti i topici dello sviluppo: “lo sviluppo c’è stato e continua ad essere un fattore positivo che ha tolto dalla miseria miliardi di persone e, ultimamente, ha dato a molti Paesi la possibilità di diventare attori efficaci della politica internazionale.” (p. 30). Un’affermazione superficiale che possibilmente ha preso dal suo “esperto”, l’economista Stefano Zamagni. Quest’ultimo dichiarò in un’intervista alla rivista Un Mondo possibile: “Ancora tenendo in conto l’accrescimento della popolazione, si può dire che la percentuale dei poveri assoluti è passata dal 62% nel 1978 al 29% nel 1998” (4). Non è chiaro da dove prese questa cifra. Anche se forse, effettivamente, i rapporti della Banca Mondiale parlano di un ribasso nella percentuale statistica della povertà assoluta ( il quale, in ogni modo, non vuol dire gran che) dovuto all’effetto meccanico della crescita cinese, si tratta d’una differenza molto modesta, e non di questo decremento tanto spettacolare, ideale per alimentare le fantasie dei sostenitori dello sviluppo impenitenti. Zamagni dovrebbe ricordare il “teorema” di Trilussa: quando da una produzione di due polli per due abitanti, dove ciascuno ne produce uno, si passa a produrre quattro polli da un abitante, la media passa da uno a due, però metà della popolazione viene impoverita.

Con carità cristiana, sarebbe stato più interessante ricordare che a settembre del 2008 il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), Jacques Diouf, annunciò che il numero di persone con fame cronica è passato da 848 milioni del periodo 2003-2005 a 923 milioni a fine del 2007. Si può addirittura ricordare i paradossi destati dalla New Economics Foundation: da alcuni anni, questa organizzazione non governativa (ONG) britannica stabilisce un “indice della felicità” (“Happy Planet Index”) che investe tanto nell’ordine classico del Prodotto Interno Lordo procapite come in quello dell’Indice dello Sviluppo Umano (IDH).

Per Benedetto XVI la globalizzazione appare come qualcosa di buono, così come il libero scambio. Si avvicina alle posizioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale ex direttore, Michel Camdessus, è stato consigliere di Giovanni Paolo II. In un libro intitolato La nostra fede in questo secolo, scritto con i coautori Micheal Albert e Jean Boissonnat, Camdessus vede nella globalizzazione “la venuta di un mondo unificato e più fraterno”. I nostri esperti cristiani affermano addirittura che: “La globalizzazione è una forma laica di cristianizzazione del mondo” (5).

Per loro, la globalizzazione sarebbe “il motore principale per uscire dal sottosviluppo” (p. 50). Per ciò “Non c’è motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all’estero piuttosto che in patria.” (p. 64). La vanagloriosa delocalizzazione! “Non c’è nemmeno motivo di negare che la delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita.” (p. 64).

In conformità alla dottrina della OMC, si condanna il protezionismo dei ricchi, che sarebbe addirittura colpevole di impedire che i paesi poveri esportino i loro prodotti e accedano alle bontà dello sviluppo. “il principale aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita economica internazionale.” (p. 98).

Neanche una parola a riguardo dell’ingiustizia o l’immoralità del libero scambio dei paesi poveri; riescono solo ad aiutarli per adattarsi: “è pertanto necessario aiutare tali Paesi a migliorare i loro prodotti e ad adattarli meglio alla domanda” (p. 98). Anche il turismo “può costituire un notevole fattore di sviluppo economico e di crescita culturale” (p. 102). C’è da interpretare che – sempre che non sia sessuale- il turismo organizzato è il prolungamento dei pellegrinaggi di San Paolo e degli Apostoli?

“Etica” a tutti i livelli

Grazie alla confusione generata dall’ideologia dominante fra “mercato” e “mercato”, cioè fra l’interscambio tradizionale e la logica della omni – mercificazione, l’economia non è condannabile: “La società non deve proteggersi dal mercato come se lo sviluppo di quest’ultimo implicasse ipso facto la morte delle relazioni autenticamente umane”.

In merito alla distruzione dell’ambiente, il problema è in effetti menzionato, però lo supera rapidamente. Si appella in fine a “un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita” (p. 84). Grazie a Dio e alla tecnica: è un poco facile.

I disastri dell’economia capitalista non giustificano condanna alcuna per i loro agenti. Responsabili, senza dubbio; però non colpevoli se il beneficio è stato estrapolato “per un buon motivo”. Come con la tortura inquisitoria, la soluzione della quadratura del cerchio fra logica economica e l’etica cristiana radica senza dubbio in “Che si faccia senza odio!” dei manuali dei grandi inquisitori; senza odio e addirittura con amore. L’economizzazione del mondo si può portare a termine, ma sotto il segno della carità: è la grande riconciliazione fra Dio e Mammona.

La favola degli interessi ben compresi che favorisce la manovra appare, certamente, minuziosamente dettagliata. “c’è una convergenza tra scienza economica e valutazione morale. I costi umani sono sempre anche costi economici” (p. 48). Salvatevi! Si può servire due padroni. E poi il tutto deve immergersi nell’acqua benedetta dei buoni sentimenti; il buonismo che l’Italia, influenzata dal potere temporale e dai Papi, ha convertito in una propria specialità. “L’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento” (p. 75). Che felicità! Si lancia allora un vigoroso appello alla “responsabilità sociale” dell’impresa.

E dato che ciò non si può raggiungere, si introduce come rinforzo la qualità logica del dono e del perdono nelle gelate acque del calcolo economico (p. 5): “il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica” (p. 58). Il settore senza fine di lucro, il terzo settore, l’economia civile, si menziona e si esalta. “È la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo.” (p. 78): sempre il mito della buona azione/buon affare. Come se la competizione promossa da Bruxelles non avesse già raggiunto, al contrario, già smantellato quello che restava dell’economia sociale e mutualista, così come una gran parte del settore pubblico.

Alla fine, la condanna delle ingiustizie e l’immoralità dell’economia mondiale attuale è più scarsa di quella del G20 di Londra o di quella del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che denunciò gli “eccessi” della finanza e del neoliberismo e si appellò a una moralizzazione del capitalismo… incluso quella del presidente americano Barack Obama, che fustigò l’oscenità dei bonus e dei superguadagni delle banche. Ci sarà da credere che avesse ragione il grande inquisitore di Dostoievskij, in I fratelli Karamazov, quando diceva a Cristo: “Vattene e non tornare…”

Serge Latouche
Professore emerito di Economia all’Università di Orsay (Parigi), critico della crescita. Autore, fra gli altri, del libro Le Temps de la décroissance (con Didier Harpagès), Thierry Magnier, París, 2010.

Fonte: www.rebelion.org/
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=112018&titular=la-oda-papal-a-la-%22buena%22-econom%EDa-
28.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONIETTA BANDELLONI

NOTE

1 Bertrand Méheust, La Politique de l’oxymore, La Découverte, París, 2009.

2 Tutte le note dell’enciclica si riferiscono all’edizione: Benedetto XVI, Caritas in Veritate, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2009. La traduzione è nostra.

3 Margaret Archer, “L’enciclica di Benedetto provoca la teoria sociale”, Vita e Pensiero, N° 5, Milano, settembre-ottobre 2009.

4 “Caritas in veritate e nuovo ordine economico”, Un Mondo possibile, Treviso, N° 22, settembre 2009, pag. 6.

5 Michel Albert, Jean Boissonnat e Michel Camdessus, Nuestra fe en este siglo, Desafío, Santiago, 2004.

Pubblicato da Davide

  • Ricky

    Finalmente un bell’articolo interessante.
    E’ piú facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che l’etica entri nel capitalismo e.. nella Chiesa cristiana.
    E non credo di bestemmiare dicendo che in tema di rapporto con il denaro l’occidente ha molto da imparare dall’Islam.

  • maristaurru

    A me questo Latouche sembra sempre più deludente. Predica la decrescita, va contro il consumismo ( per la serie: come ottenere un facile applauso) resta sul vago e fumoso, lui è uno studioso quindi non spiega come cacchio potremmo decrescere serenamente senza schiattare in un mondo in cui il più grande mangia per forza il più piccolo, non possiamo mettere per esempio tutti gli italiani a pane e cipolle con l’orticello e la capretta che fa beeee. Che facciamo con la costosa sanità, facciamo decrescere anche quella? non curiamo gli ammalati gravi? polmone di acciao e simili apparacchiature chi le mantiene? Se lo chiede l’illustre signore senza problemi economici?

    Poi si accoda per un nuovo facile applauso ai detrattori del Papa, così forse per avere materia per nuove conferenze ( gliele pagano? o lui decresce sereno accontentandosi di quel non poco che ha?)

    Comunque sto assistendo ad un caso di decrescita spontanea: le mie rose , non ho potuto curarle, ho diminuito e annullato concime e insetticidi naturali varii, causa mia lunga malattia. Quelle stupide non hanno capito un tubo e non hanno voluto decrescere felicemente mentre io leggevo e riposavo felice risparmiando forze e danaro, le malnate stanno miseramente indebolendo, lumache e parassiti ne succhiano, loro si felici, la linfa, le rose invece presto morranno, e non sembrano felici, ma io, seduta , nutrita, un po’ coccolata alleno la mente e sto benissimo. Oddio le rose che muoino sono bruttine, ma basta voltarsi dall’altra parte e felicemente badare ai fatti propri godendosi il proprio benessere, il tempo libero.. grande scienziato!

    Italiani avanti: tutti a zappare, a lavorare pochissimo, pagati quindi pochissimo,ma liberi di decrescere, figli niente o quasi, decrescere, decrescere..mi ricorda un certo Malthus che ha sbagliato tutte le previsioni ed al quale vanno ancora dietro certi tipi.. illuminati che amano fare crescere le loro sostanze, lussi e comodità, e chiedono a noi di.. decrescere, decrescere, di non consumare di farci piccoli piccoli.
    Non è che siamo di fronte ad un altro pifferaio del piffero?

  • andyconti

    GIA’,,,,,PERO’ COSA FACCIAMO??? EVIDENTEMENTE BISOGNA FARE DELLE SCELTE OBBLIGATE….O RASSEGNARSI A QUELLO CHE STIAMO VIVENDO (CHE NON PER TUTTI E’ SGRADEVOLE). GIUSTA LA TUA OBIEZIONE, PERO’ SE HAI QUALCHE SUGGERIMENTO NON DEVI ASPETTARE UN ARTICOLO MIRACOLOSO DI CDC SCRITTO DA QUALCHE STUDIOSO. NON SO….DAL DALAI LAMA A DICK CHENEY CI SARA’ PURE UNA VIA DI MEZZO CHE SI PUO’ SEGUIRE.

  • RINOGAETANO

    come non si puo’ servure due padroni? si puo’ si puo’….,. basta servire uno che tutti credono che esiste ma che invece non esiste… chissa’ chi sara’: mmm pensate che lui e’ il papa

  • Affus

    infatti nel deserto attuale delle delle idee e delle soluzioni questo Latouche pare si sia ricordato che anche la chiesa e gli ultimi papi abbiano detto qualcosa in merito . Per me ha puntato su un cavallo sbegliato !

  • Affus

    Toh questo Latouche si è ricordato che esiste anche un pensiero del papa riguardo alla economia sociale e mondiale ,ha preso un pò di ultimi documenti sociali che trasudano di teologia della liberazione e li ha commentati salvando capri e cavoli .
    Non esiste una via oggi , questo è certo , non si capisce da che parte andare per salvare la giustizia . Si procede a tendoni perchè si sono perse le tutte certezze di una volta e il giocattolino sta per sfasciarsi irrimediabilmente .
    Io vorrei denunciare un solo errore ,a mio parere , suo e della dottina sociale attuale e lo sintetizzo in questa frase di Latouche .

    “Quello che impressiona è la predominanza della doxa economica sulla doxa evangelica”.

    Questo tizio come certi prelati della chiesa vorrebbe prendere a modello il vangelo per fare economia ,che è una cosa contraria al vangelo stesso !!
    Secondo me il vangelo non da nessuna impostazione economica !!!
    Se si prede il vangelo a modello per una dottrina economica si va incontro al peggior disastro che ci possa essere nella storia , come è avvenuto in russia e in cina !
    Il vengelo parla di carità , si ricloge alle comunita ecclesiali ,a quelle monastiche tutta al piu, ma innanzitutto al singolo nella vita privata ,mai pubblica !!!
    Se un giudice perdonasse “sette volte sette” ,come dice ill vangelo sarebbe un mafioso e colluso ,la vogliamo capire ?

  • forrest

    ci sono ma non fanno ancora notizia e forse il sindaco Vassallo di Pollica è il primo martire della decrescita.

  • forrest

    ci sono e nascono dal basso. per questo sono poco conosciuti. basta informarsi. La morte del sindaco Vassallo nè è la dimostrazione. Non ha senso speculare sul ritorno alle capre. C’è bisogno di rimboccarsi le maniche e affrontare con coraggio le vie d’uscita.

  • Ricky

    Ho conosciuto di persona Latouche ed anche a me non ha fatto una grande impressione. E’ diventato un guru con questa faccenda della decrescita e se ne va in giro per tutto il mondo tenenedo conferenze il piú delle volte sotto lauto compenso. Comunque le sue teorie non rimangono sul vago e in nessun modo si dice che dovremmo tutti tornare a pane e cipolle.

  • Fabbietto

    Critica puerile e pressapochista la tua.
    Credo di interpretare l’articolo come una necessità impellente di sganciarsi dai modelli di sviluppo tradizionali, che affondano le radici nelle grandi religioni monoteiste ed in seguito nel forsennato sviluppo tecnologico degli ultimi secoli, che hanno visto esplodere i consumi e con loro l’ineguaglianza e l’ingiustizia.
    Ad un livello più pratico, la scarsità di cibo e l’indigenza su scala mondiale sono senza dubbio state acuite da un’organizzazione della produzione e della distribuzione dannose, ed essenzialmente rivolte alla massimizzazione del guadagno personale di alcuni individui; in questo senso, la teoria della decrescita giustamente dà rilevanza alle filiere corte, all’autoproduzione e al rispetto delle risorse naturali, come strumento per sopperire ai propri bisogni alimentari, il che non vuol dire produrre meno cibo ma piuttosto produrre solo il cibo che serve per stare biologicamente bene.
    Ad un livello più filosofico/teologico/culturale invece, la sfida lanciata da Latouche potrebbe essere vista come lo smantellamento dell’ideologia del dominio che sottende sia al cristianesimo cattolico moderno che all’ideologia liberale, e che vede l’uomo al vertice della piramide degli esseri viventi, creato ad immagine e somiglianza di dio, e con lo scopo di dominare sul creato, ma continuamente ossessionato dall’idea del controllo. In questo senso, la sfida della teoria della decrescita sta a mio avviso nel mutare il rapporto dell’uomo con il mondo che lo circonda, scendendo dal piedistallo di una supposta superiorità e ritornando al livello delle logiche naturali, senza perdere la curiosità e l’interesse a conoscere le cose, ma cercando di entrare in un rapporto più diretto, di conoscenza quasi empatica. Questo potrebbe portare a screditare l’idea di dio che ci è imposta dalle grandi chiese, e a limitare l’egoismo, l’avidità e la sete di potere e controllo di molti individui.
    La parola “decrescita” usata per denotare una serie di idee sullo sviluppo è da considerarsi come identificativo di un teorico sistema che si pone agli antipodi alla tradizionale religione della crescita economica e dell’uomo che tende a staccarsi sempre più dal pianeta in cui vive.
    Se la si prende avulsa da questo contesto ha un altro significato, il cui commento non dovrebbe rientrare all’interno di questo spazio.

  • Tao

    L’ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” E LA QUESTIONE ECOLOGICA

    DI EDUARDO ZARELLI
    ariannaeditrice.it

    Caritas in veritate è la terza enciclica di Benedetto XVI ed è un’enciclica sociale. Essa si inserisce nella tradizione delle encicliche sociali che, nella loro fase moderna, siamo soliti far iniziare con la Rerum novarum di Leone XIII ed arriva dopo diciotto anni dall’ultima enciclica sociale, la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. È quindi un documento di grande rilevanza che si confronta con uno scenario storico moderno profondamente trasformato, che può forse essere riassunto in alcune evidenze. La cosiddetta morte delle ideologie novecentesche ha visto – in realtà – affermarsi l’ideologia unica della tecnoscienza e del mercato. Negli ultimi decenni, la capacità di intervento e manipolazione del vivente tramite la tecnologia, ha assunto una potenzialità senza precedenti, che pone in discussione l’essenza stessa dell’identità umana. Se nel vecchio mondo dei blocchi politici contrapposti la tecnica – nella presunzione della sua neutralità – era asservita all’ideologia politica ora tende a emanciparsi da ogni ipoteca, nutrendo questo suo arbitrio con la cultura del relativismo nichilista.

    Un secondo elemento distingue l’epoca attuale: l’affermarsi della globalizzazione. L’omogeneizzazione economico-finaziaria sostenuta dalla rete informatica e telematica mondiale è un fenomeno che coinvolge trasversalmente la società, le culture, l’economia, l’ambiente che ne sono tutti radicalmente influenzati. La coerenza stessa delle relazioni internazionali è fortemente scossa: tra vocazioni multilaterali e volontà di potenza unilaterali si gioca il problema delle risorse energetiche, nuove forme di colonialismo e di sfruttamento in una logica geopolitica di pluralità continentali o di affermazione unilaterale occidentale. Un terzo elemento di mutamento riguarda le religioni. Se la secolarizzazione e il disincanto paiono sempre più protagonisti del sentire contemporaneo, le religioni sono tornate alla ribalta politica e sociale della scena pubblica mondiale. A questo fenomeno contraddittorio si contrappone un laicismo militante, sostanzialmente coincidente con il riduzionismo scientifico, che tende ad estromettere la religiosità dalla sfera pubblica. L’aspetto – in questa sede – che ci interessa rilevare dell’impegnativo testo ecumenico riguarda l’ambiente. In tal senso questa enciclica costituisce certamente un passo avanti nel riconoscimento dell’esistenza di una questione ecologica strettamente connessa a una questione antropologica, anche se permane non chiarito il rapporto di dipendenza fra uomo e natura. Non a caso si evoca il tema della sostenibilità ambientale criticando il sistema economico, ma si cela l’incoerenza dello sviluppo in sé – per definizione illimitato – rispetto a risorse finite, che è il cardine dell’inadeguatezza del modello liberal-capitalistico.

    La chiesa cattolica deve recuperare un ritardo riguardo all’approfondimento teologico in merito alla concezione della biosfera e della collocazione in essa dell’uomo; collocazione per esempio, chiara ed inequivocabile nelle forme di religiosità cosmoteandriche, così come nell’induismo, nel buddhismo. In effetti, tra le righe scritte dal pontefice resta irrisolta la questione se la natura è creata per l’uomo o se l’uomo e la natura sono il frutto di uno stesso disegno creativo a-temporale, non collocabile storicamente e tuttora presente ed in atto. Su questa via il rapporto tra cultura e natura si proporrebbe in termini di sacralizzazione dell’esistente, ponendo, di fatto, un proficuo dialogo con posizioni filosofiche ed epistemologiche genericamente identificabili nell’emanazionismo. Tutt’altra questione è quella dell’energia, di cui si affronta l’implicazione strutturale in un documento che tratta in modo approfondito di economia, criticando disuguaglianze e rapporti di forza inerenti suscitati dalla competizione capitalistica. Chi oggi usa petrolio, carbone, gas e uranio, ovviamente li usa solo per sé negandone per sempre l’uso ad altri uomini contemporanei ed alle generazioni future. Usare energie rinnovabili, non le toglie all’utilizzo di altri, né nel presente, né nel futuro.

    Questa è l’unica strada per coniugare carità e verità, privilegiando la centralità dell’uomo rispetto al profitto. In questa enciclica, sebbene con la cautela che caratterizza il pensiero e il linguaggio pastorale, è contenuta una dura accusa ad una economia senza regole morali, finalizzata solo al profitto, che ha marginalizzato i diritti fondamentali alla sicurezza, alla salute, al lavoro, minando per tanti la possibilità di condurre una vita dignitosa, che nella sobrietà risulti immune dalla mercificazione e lo svilimento consumistico. Di fronte ad una economia scivolata nell’egoismo, nell’avidità, nella competizione individualistica, l’auspicio per una radicale riforma dei dettami economici in chiave umanistica e solidaristica ci sembra rilevante, pur mancando nel declinare forme di partecipazione e cogestione quel superamento comunitario, di fatto, della scissione del mondo del lavoro causata dallo stesso liberal-capitalismo. Così come una critica all’utilitarismo dell’economicismo non si può sottrarre dalle tesi della decrescita.

    Quest’ultima è un’idea che si basa sulla constatazione di fatto che lo sviluppo produttivo non può essere eterno. Essa individua due problematiche fondamentali: la prima riguarda lo stato di salute del pianeta ed in particolare il surriscaldamento dell’atmosfera, con le annesse catastrofi naturali sempre più gravi e frequenti. Il secondo grande problema è il progressivo esaurimento delle materie prime presenti sul nostro pianeta, soggetto all’intenso sfruttamento di due secoli di industrializzazione, e, soprattutto, della principale risorsa energetica disponibile, il petrolio. Pertanto quello della decrescita è un pensiero che si pone in termini critici di fronte alla modernità ed al paradigma dello sviluppo ad ogni costo, laddove spesso non se ne riconoscono i limiti e le conseguenze altamente negative che ne possono derivare. La decrescita non è comunque da intendere come una regressione in una edenica arcadia antistorica, priva di tecnica e società. Serge Latouche, che ne è un teorizzatore di riferimento, la presenta efficacemente quando sostiene che si tratta di un problema di mentalità: il suo fine è “decolonizzare l’immaginario occidentale”, uscendo dal dogma ideologico dello sviluppo illimitato.

    Relativamente alle fonti energetiche, la Chiesa in passato si era espressa favorevolmente sul nucleare. In questo testo si mantiene una equivoca reticenza, quando è la stessa non rinnovabilità che rende impossibile la condivisione con le generazioni future di una forma energetica. Il nucleare provoca l’illimitatezza innaturale, subordina l’economia al profitto e al rischio. Per una energia utilizzata oggi lasciamo alle generazioni future un´eredità avvelenata, di scorie da gestire per decine di migliaia di anni, senza neanche sapere indicare come conservarle; in questo non c’è proprio nulla di etico, neanche in senso antropocentrico, senza vederla in chiave esclusivamente biocentrica.

    Altro tema colpevolmente taciuto è quello demografico. Questione ovviamente spinosa, su cui gli elementi di principio possono creare distanze significative con la sensibilità ecologista, ma proprio per questo sarebbe importante riconoscere l’esistenza del problema che va approfondito da entrambe le parti. È ovvio che se si vuole mantenere la vita sul nostro pianeta non si può prescindere da una futura stabilizzazione demografica, alla quale si deve tuttavia giungere non come atto di razionalizzazione tecnocratica ed egoismo, di negazione dell’accoglienza della nuova vita che nasce, ma come atto di responsabilità verso le generazioni future e tutte le creature viventi che con noi condividono le risorse limitate del nostro pianeta. Esiste sicuramente un punto di equilibrio tra gli opposti integralismi che vedono l’uomo padrone della Natura (su mandato laico o divino che sia) oppure come un intruso nel cosmo da sopprimere in nome di una misantropica nevrosi apocalittica. Percorrere questa via mediana significa trovare il giusto quadro di civiltà che riconcili la cultura con la Natura. La modernità ha “disincantato” il mondo, ha svuotato la natura di tutto ciò che in precedenza le si attribuiva di sacro. Di tale opera si rintraccia causa nella declinazione dualistica del monoteismo, ma che si è attualmente esplicata dalla svolta cartesiana e della rivoluzione scientifica razionalista, che ha trasformato il mondo in oggetto inerte alla mercé della volontà di manipolazione umana.

    Tra il mondo- oggetto e l’uomo-soggetto si è quindi venuto a creare un drammatico dualismo che ha legittimato tutte le forme di imposizione e dissipazione dell’ambiente naturale. La visione lineare e deterministica della storia umana si è sostituita alla concezione ciclica degli Antichi, distruggendo le culture tradizionali con il “progressismo”. Se l’uomo tradizionale divorava il tempo con il rito, lasciando inalterato lo spazio, l’uomo moderno distrugge lo spazio, divorato dal divenire del tempo, dalla frenesia del futuro. In questo senso, l’ecologia appare incontestabilmente come la riappropriazione di una sensibilità e una prospettiva culturale diversa da quelle che hanno dominato in questi ultimi secoli, con implicazioni al contempo filosofiche e morali concernenti il rapporto dell’uomo con la Natura: rapporto di dominio o di co-appartenenza, di predazione o di empatica connivenza.

    Eduardo Zarelli
    Fonte: http://www.ariannaeditrice.it
    Link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30170
    24.01.2010

  • alinaf

    E’ buffo constatare come siano i conservatori ad essere i più sfegatati progressisti. Probabilmente hanno timore dell’evoluzione ; sì perchè evoluzione non vuol dire progresso, il progresso sembra aver voluto negare l’evoluzione , di proposito.
    Ma dato che è stato il progresso a garantire alle cupole dominanti di mantenere saldo il potere , esse devono continuare ad osannarlo.
    Forse è bene che ci interroghiamo chiedendoci come è potuto succedere quello che mostra questo grafico
    http://ecoalfabeta.blogosfere.it/images/grafici/Popolazione%20mondiale.jpg
    quali le ragioni e quali i meccanismi che ci hanno portato a ciò .
    Credo che verrebbero fuori delle belle discussioni.
    Ciao ciao.

  • vic

    Per conto mio la decrescita felice comincia dalla decrescita militare. I primi di gran lunga, volenti o no, a doverla effettuare sono gli USA. Qualche raro predicatore nel deserto ce l’hanno (il vecchio Ron Paul). Il suo movimento ha un certo seguito, non tende a scomparire con l’eta’. L’obbiettivo: chiudere le basi militari nel mondo, rintanarsi sul proprio continente per destinare le risorse cosi’ risparmiate a risolvere i problemi della societa’ americana.

    Se non ce la fara’ l’ideologia a portarli al grande passo, ce la faranno altre potenti forze. Economiche e anche, speriamo, la pressione dell’opinione pubblica mondiale. Tutti gli imperi sono finiti prima o poi. L’impero USA ha tutta l’aria di durare meno di un secolo, nelle sua piu’ ampia versione.

    Ma prima deve diffondersi una mentalita’ non dico di tipo ghandiano totale, ma almeno parziale: terra, sottoterra, atmosfera, mari e spazio sono di tutti. E’ vero esistono molti trattati internazionali. Ma quelli che crescono e ambiscono solo a crescere, basta osservarne il fisico, i trattati li usano quando gli conviene e mai, mai li riconoscono quando vanno contro i loro interessi “di difesa nazionale”. Frasetta barzelletta. A chi mai viene in mente di attaccare quel lontano continente! Uh, quelli del 11 settembre! Acci, non volevo finire in barzelletta, ci sono ricascato. Effetto settembrino.

    C’e’ piu’ sotto una frasetta in un commento che deride la teologia della liberazione. Stiamo attenti a deridere i Sudamericani, specilamente la chiesa del sud e meso america. Ha molto, ma molto da insegnare ai prelati Vaticani, proprio sul terreno evangelico. Dopo il papa polacco e quello teutonico e’ giunta la benedetta ora del papa latino, chiamiamolo Felice, in omaggio all’intelligenza dietro al sorriso di papa Luciani. Di vescovi e anche cardinali all’altezza nelle Americhe Latine ne hanno a bizzeffe. Avviarsi verso la decrescita militare con papa Felice sarebbe un bel partire.

    Intanto sogniamo un po’ e magari preghiamo: falli smettere, falli decrescere in sottomarini, armi spaziali ad impulsi energetici, urani impoveriti (impoverito non vuol dire decresciuto), droni demoniaci, eccetera. Tu conosci, felicemente essendo onnisciente e onnivedente, la lunga lista. Gia’ questo porterebbe un po’ di sollievo, che e’ una premessa alla felicita’, a tanta parte del mondo.

    L’ape
    Vola un’ape
    su un boccio di rosa.
    Si posa
    e se ne va’.

    Ben piccola cosa e’ la felicita’.

    (Trilussa)

  • martiusmarcus

    Grandissimo Serge, vero faro in questa oscurità in cui siamo immersi. Non per nulla Latouche aggiunge la sua luce a quella del GRANDISSIMO Raimon Panikkar, da poco allontanatosi da questo mondo. Per chi non conosce le idee sullo “sviluppo” di questo immenso mediatore fra Oriente e Occidente: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/raimonpanikkar/delleva.htm

  • dana74

    marista Latouche pallante debenoist lo spiegano molto bene come decrescere.

    La decrescita è uno svincolamento dalla schiavitù del PIL che sappiamo a cosa serva.
    Se è bello questo mondo votato all’autodistruzione.

  • dana74

    è vero

  • DaniB

    Aumento dell’igiene, aumento e diffusione della disponibilità di cibo, cure mediche, sostegno al parto, eliminazione delle epidemie.
    Anch’io posso notare una curva incredibilmente significativa nel grafico. Ma la domanda che mi pongo sempre, quando affronto queste discussioni, è: che cosa facciamo, non facciamo più figli? Eliminiamo in qualche modo il “sovrappiù”? Se hai qualche proposta alternativa, o se credi che invece si debba appunto “sfoltire”, in qualche modo, una popolazione mondiale ritenuta ormai numericamente abbondante, argomenta pure…

  • dana74

    splendido articolo.
    La Chiesa dice tanto sull’uomo come fulcro dell’universo come vivesse in un contesto avulso, Dio ci ha messo nell’Eden perché lo distruggessimo a nostro unico uso e consumo.

    O hanno trasmesso questo messaggio nei credenti profondamente sbagliato, o è stato distorto o questo messaggio è stato volutamente dato per “parare il sedere” al capitalismo/progressismo.

    Cosa ci sia di umano, di rispettoso ed amorevole in questo rapporto e visione di sfruttamento “basta che non sia uomo” non ne ho idea, ma è rivoltante, come se non avesse nessuna conseguenza sull’uomo stesso.

    Da una parte la Chiesa/Vaticano/CEI danno dei messaggi in cui si deve conservare il creato, dall’altro emettono comunicati a favore degli OGM, a favore del nucleare (ma in Vaticano c’è un orto biologico ed usano pannelli solari)

    La vita umana non va preservata esclusivamente quando è sotto forma di feto e sbattersene completamente nelle fasi di crescita, come le antenne del Vaticano che causano leucemia, un bell’esempio di ipocrisia, si vede che gli adulti ai preti non piacciono.

    Il Vaticano è potente, quando userà la sua influenza per qualcosa di buono?

  • maristaurru

    Dana e tutti, io continuo a vederla diversamente:

    Io credo che uno schiavo non possa liberarsi da una oppressione solo con dei placebo che lo illudono che la oppressione non esista. Il Pil è una truffa di mano bancaria, parte da lontano e per tappe è arrivato a derubarci con il tacito assenso di quelli che si dicono Politici e per tali si fanno pagare da noi.

    Ora mi si chiede di consumare di meno, e ci sto. Si chiede di contentarci di poco.. e mi spiace, io mi contento di poco per cultura , educazione e ormai anche un po’ per necessità come tanti. M a non facciamo i sognatori, questa festa del contentarsi di poco dal basso, mentre chi si è arraffato i miei danari, i mie beni sbevazza a sfarfalleggia e addirittura come banche e Fondazioni si veste dell’abito del benefattore e del mecenate mi spiace, ma io a questa mascherata non ci sto.

    Il Pil è una truffa ed una truffa si elimina smascherandola e i truffatori debbono esser messi in condizione di non più nuocere, non facendo finta che la colpa sia dei truffati, ma che stiamo scherzando?

    Giusta sarebbe la pretesa che si smetta di rubarci soldi con un sistema monetario privatizzato. Stiamo perdendo sovranità e se non ve ne siete accorti la BCE comanda per tutti mentre In Grecia aumenta la recessione e sappiamo chi si arricchirà di una truffa ben congegnata contro una nazione,ma che volete che stia ad ascoltare le belle idee di un super pensionato super pagato!

    Di filosofi che inventano benne e poetiche costruzioni sociologiche ne abbiamo a bizzeffe, di ideologie accattivanti rivelatisi trappole per mosche forse studiate a tavolino, ne abbiamo avute, ma dimentichiamo e non impariamo mai!

    Cari miei , la gente decresce per forza di cose, senza che glielo consigli un ben pasciuto Latouche!

    Ma non è affatto vero che non c’è cibo per tutti, è vero invece che non c’è nessuna necessità dei biodiesel e di una politica detta verde che sta affamando i popoli, tanto per diren una.

    Come non c’è necessità di sradicare intere popolazioni dal loro habitat solo per mettere in difficoltà e immobilizzare nazioni che altrimenti sviluppero troppo, inondandole di gente che non è in grado di esser utile e che risulta bisognosa di tutto: una zavorra, sia detto senza offesa, messa ad hoc per fermare uno e lasciare correre un altro.. smettiamola per favore di evitare i fatti fermandoci alle parole, parole parole . Un disegno criminale dei così detti tecnici della economia si sta realizzando con tempestiva fermezza e noi sogniamo!

    Nessuna setta, solo un muto e profondamente sentito spirito di corpo tra pirati che hanno tutti i motivi per ridersela e di certo ridono: i loro capi hanno in mano Europa e America di sicuro. Dimenticate troppo in fretta e pur siete giovani, ora capisco perchè la prima materia che hanno distrutto è stata la Storia ed il suo insegnamento ridotto a puro nozionismo, una specie di elenco telefonico di date e fatti finchè non sono state preparate le truppe cammellate del dopo 68.. capisco e sono contenta di esser avanti negli anni.

  • Affus

    a mio parere per me la vera decrescita inizierà quando questi signori smetteranno di raccontarci che bisogna consumare meno acqua e fare meno figli o preservare la natura e altre castronerie della nostra cultura oziosa , borghese e benestante e inizieranno a capire che c’è un lavoro immenso da fare , un lavoro ciclopico per costruire stade , citta, fogne , agricolutura,palazzi,dighe,ponti,oleodotti,metanodotti ,palazzi,scuole ,ospedali,carceri con un impiego abbondante , anzi infinito di manodopera specializzata e non specializzata in africa , asia , sud america .
    Mandare indietro gli emigranti non per farli morire di fame,ad esempio, ma perchè da loro c’è un bisogno infinito di manodopera …..

  • Affus

    a mio parere per me la vera decrescita inizierà quando questi signori smetteranno di raccontarci che bisogna consumare meno acqua e fare meno figli o preservare la natura e altre castronerie della nostra cultura oziosa , borghese e benestante e inizieranno a capire che c’è un lavoro immenso da fare , un lavoro ciclopico per costruire stade , citta, fogne , agricolutura,palazzi,dighe,ponti,oleodotti,metanodotti ,palazzi,scuole ,ospedali,carceri con un impiego abbondante , anzi infinito di manodopera specializzata e non specializzata in africa , asia , sud america . Mandare indietro gli emigranti non per farli morire di fame,ad esempio, ma perchè da loro c’è un bisogno infinito di manodopera …..

  • maristaurru

    Sono d’accordo in pieno e mi piace anche la definizione di cultura oziosa. In realtà hanno dato in mano a commercianti di danaro ed a 4 finti capitalisti i nostri beni, una massa enorme di ricchezza manca all’appello. Italia paese della politica machiavellica, qui ogni turpitudine è virtù ed affoga nella ipocrisia.
    La cultura del pauperismo, la cultura della penuria è un vecchio sistema che coloro che hanno il potere usano per poter meglio controllare masse di cui hanno una paura fottuta. Non c’è altro , in sotanza è questo che è successo: sottrazione di risorse più ancora che ruberie e solo per tenerci perennemente sotto il calcagno. Poi magari , stupidi come sono, hanno lasciato troppo crescere la malavita. Bene che rimettano le cose a posto e la smettano con le alchimie economiche e con l’appoggio del culturame, sciacalli da sempre, sin dai tempi antici attaccati alle pingui mammelle del potere.

  • alinaf

    Penso che in quel grafico sia racchiuso il limite della teoria di Larouche. Come si fa a far decrescere tutta questa popolazione ? Come fanno a bastare le risorse con un cambio così drastico di un ‘economia che impera da più di due secoli ? Come vedi ho molte più domande che risposte :). L’applicazione subitanea e totale di un tale modello potrebbe portare ad una considerevole riduzione della popolazione esistente sul pianeta ? E’ perchè mi preoccupo che ciò non avvenga che analizzo ciò. Ciao

  • remox

    Il teorico della decrescita semplicemente non conosce cosa sia il mercato. Un mezzo nulla più che può essere ben usato o mal usato. E’ fin troppo ovvio che sono gli eccessi ad assere dannosi. La decrescita è infatti un eccesso così come l’ideologizzazione del mercato. Sono esattamente sullo stesso livello. Il papa ripropone il messaggio del Vangelo che è molto semplice. Lavora onestamente, non rubare, non frodare, ama Dio per amare il prossimo e comportarti di conseguenza. Se tutti facessero così sarebbe il paradiso in Terra. La domanda è: perchè non lo si fa?

  • DaniB

    Mi sfugge il riferimento al “preservare la natura”…

  • Affus

    carissimo, ma queste norme non sono affatto scritte nel vangelo , sono scritte già nella legge mosaica e risalgono ai promordi dell ‘umanità !!!
    Se non sappiamo fare questa importantissima e fondametale divisione , faremo solo confusione su confusione , come la fanno i testi del magistero quando parlano di dottrina sociale . Quelle norme sono frutto della ragione semplicemente.
    il vangelo infatti dice tutt’altro al cristiano : vendi tutto e dallo ai poveri !
    La legge mosaica invece è una legge normativa per la comunita umana e non un optional per chi si vuole salvare l ‘anima .