L'ODE PAPALE ALLA “BUONA” ECONOMIA

DI SERGE LATOUCHE
monde-diplomatique.fr

Critica dell’enciclica Caritas in Veritate

Nonostante sia il santo protettore dei bancari e del contabili l’apostolo Matteo condannava il denaro: “Nessuno può servire due padroni; perché negherà uno e amerà l’altro. Non si può servire Dio e Mammona allo stesso tempo” (Matteo 6, 24). Oggi Benedetto XVI proclama l’allineamento della Chiesa Cattolica all’economia di mercato.
L’uso della “politica dell’ossimoro” da parte dei governi dei paesi occidentali è diventato sistematico. (1). L’ossimoro, figura retorica che consiste nel giustapporre due nozioni contrarie, permette ai poeti di far sentire l’indicibile e esprimere l’inesprimibile; in bocca dei tecnocrati, serve più che mai per far passare un gatto per una lepre. La burocrazia vaticana non sfugge alla regola; si può ritenere che sia stata proprio essa ad inventare tale regola.

A seguito, ” L’Encliclica “Caritas in veritate” e la questione ecologica” (Eduardo Zarelli, ariannaeditrice.it);

In effetti, la Chiesa ha una grande pratica nelle antinomie, già dagli avi bruciati vivi per amore fino alle crociate e alle “guerre sante”. Benedetto XVI, con l’enciclica Caritas in veritate (“L’amore nella verità”) firmata il 29 giugno 2009, ci offre un nuovo esempio riguardante l’economia (2).

Per alcuni religiosi (Alex Zanotelli, Achille Rossi, Luigi Ciotti, Raimon Panikkar, senza dimenticare i difensori della sulfurea Teologia della Liberazione), tanto per dimenticarsi di Ivan Illich o Jacques Ellul, la società di accrescimento risulta condannabile per la sua perversione intrinseca, e non a causa di eventuali deviazioni. Nonostante tutto, la dottrina del Vaticano non prende questo cammino. Né il capitalismo, né il guadagno, né la globalizzazione, né lo sfruttamento della natura, né l’esportazione dei capitali, né la finanza, e nemmeno certamente la crescita o lo sviluppo sono condannati per se stessi; i loro eccessi sono gli unici colpevoli.

Quello che impressiona è la predominanza della doxa economica sulla doxa evangelica. L’economia, invenzione moderna per eccellenza, viene impostata come un’essenza che non può essere discussa. “La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale” (p. 57). Lì si distacca dal fatto che può essere buona, così come tutto ciò che la riguarda. Così la mercificazione del lavoro non è denunciata né condannata. Ci ricordiamo che Paolo VI insegnava che “ogni lavoratore è un creatore” (p. 65). Ciò è vero anche per la cassiera del supermercato? L’affermazione suona (per casualità?) come l’umorismo involontario e sinistro di Stalin, che diceva: “Con il socialismo, perfino il lavoro diventa più leggero”.

L’enciclica rende conto di uno spaventoso sviluppo. La parola “sviluppo” appare 258 volte in 127 piccole pagine; una media di due volte per pagina. È certo che si tratta di uno sviluppo umanista: sviluppo “di ogni persona”, “personale”, “umano” e “umano integrale”, “veramente umano”, “autentico” , “di ogni uomo e di tutti gli uomini” e anche “un autentico sviluppo umano integrale” (p. 110). Se l’assimila al benessere sociale, alla “soluzione adeguata dei gravi problemi socioeconomici che affliggono l’umanità”(p. 7).

Questo entusiasmo non è sfuggito ai partigiani del Papa, che estraggono da lui un argomento a loro favore. “Lo ‘sviluppo umano integrale’ è il concetto fondamentale di tutta l’enciclica, utilizzato almeno 22 volte per ampliare il concetto tradizionale di “dignità umana”, segnala l’accademica britannica Margaret Archer, membro della Accademia Pontificia di Scienze Sociali (3).

La vanagloriosa delocalizzazione

Si osserva anche la feticizzazione /sacralizzazione di questa nozione: “Se l’uomo […] non avesse una natura destinata a trascendere, […] si potrebbe parlare di aumento o evoluzione, e non di sviluppo”. Lo sviluppo dei popoli è considerato una “vocazione”. “Il Vangelo – ci viene detto- è elemento fondamentale dello sviluppo”, perché rivela l’uomo in se stesso. Certamente, con la precauzione di Paolo VI, di cui si ricorda l’enciclica Populorum progressio del 1967: “I popoli della fame oggi interpellano i popoli dell’opulenza” (p. 24), un ammiccamento del Papa alla famosa formula dei suoi predecessori: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

Contrariamente alla sfortunata espressione di Paolo VI, senza dubbio, lo sviluppo non è il nuovo nome della pace, ma quello della guerra: guerra per il petrolio o per le risorse naturali in via di scomparire. Dal principio, la crescita e lo sviluppo furono investimenti aggressivi: guerra contro la natura, guerra contro l’economia di sussistenza e contro quello che Ivan Illich chiama “il vernacolo”. Molto prima che il presidente Eisenhower denunciasse il complesso militare -industriale, l’industria della guerra s’era convertita nello sviluppo forzato, e viceversa: i trattori rimpiazzavano i carri armati, i pesticidi i gas di combattimento e i fertilizzanti chimici gli esplosivi. Nel senso inverso, il cammino della decrescita tornava a ubicare la pace e la giustizia al centro della società. Pero ciò implica un decremento: abolire la fede nell’economia, rinunciare al rituale del consumo e al culto del denaro. Non per cadere un’altra volta nell’illusione di una società il cui male è stato definitivamente sradicato, ma per costruire una società in tensione, che affronti le proprie imperfezioni e le sue contraddizioni, procurandosi allo stesso tempo un orizzonte di bene comune invece di incoraggiare lo scatenarsi dell’avidità.

Però non solo il Papa non ha scelto questo cammino, ma addirittura una piccola frase sembra puntare direttamente agli “obiettori della crescita”: “L’idea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nell’uomo e in Dio” (p. 20). Si danno per certi tutti i topici dello sviluppo: “lo sviluppo c’è stato e continua ad essere un fattore positivo che ha tolto dalla miseria miliardi di persone e, ultimamente, ha dato a molti Paesi la possibilità di diventare attori efficaci della politica internazionale.” (p. 30). Un’affermazione superficiale che possibilmente ha preso dal suo “esperto”, l’economista Stefano Zamagni. Quest’ultimo dichiarò in un’intervista alla rivista Un Mondo possibile: “Ancora tenendo in conto l’accrescimento della popolazione, si può dire che la percentuale dei poveri assoluti è passata dal 62% nel 1978 al 29% nel 1998” (4). Non è chiaro da dove prese questa cifra. Anche se forse, effettivamente, i rapporti della Banca Mondiale parlano di un ribasso nella percentuale statistica della povertà assoluta ( il quale, in ogni modo, non vuol dire gran che) dovuto all’effetto meccanico della crescita cinese, si tratta d’una differenza molto modesta, e non di questo decremento tanto spettacolare, ideale per alimentare le fantasie dei sostenitori dello sviluppo impenitenti. Zamagni dovrebbe ricordare il “teorema” di Trilussa: quando da una produzione di due polli per due abitanti, dove ciascuno ne produce uno, si passa a produrre quattro polli da un abitante, la media passa da uno a due, però metà della popolazione viene impoverita.

Con carità cristiana, sarebbe stato più interessante ricordare che a settembre del 2008 il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), Jacques Diouf, annunciò che il numero di persone con fame cronica è passato da 848 milioni del periodo 2003-2005 a 923 milioni a fine del 2007. Si può addirittura ricordare i paradossi destati dalla New Economics Foundation: da alcuni anni, questa organizzazione non governativa (ONG) britannica stabilisce un “indice della felicità” (“Happy Planet Index”) che investe tanto nell’ordine classico del Prodotto Interno Lordo procapite come in quello dell’Indice dello Sviluppo Umano (IDH).

Per Benedetto XVI la globalizzazione appare come qualcosa di buono, così come il libero scambio. Si avvicina alle posizioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale ex direttore, Michel Camdessus, è stato consigliere di Giovanni Paolo II. In un libro intitolato La nostra fede in questo secolo, scritto con i coautori Micheal Albert e Jean Boissonnat, Camdessus vede nella globalizzazione “la venuta di un mondo unificato e più fraterno”. I nostri esperti cristiani affermano addirittura che: “La globalizzazione è una forma laica di cristianizzazione del mondo” (5).

Per loro, la globalizzazione sarebbe “il motore principale per uscire dal sottosviluppo” (p. 50). Per ciò “Non c’è motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all’estero piuttosto che in patria.” (p. 64). La vanagloriosa delocalizzazione! “Non c’è nemmeno motivo di negare che la delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita.” (p. 64).

In conformità alla dottrina della OMC, si condanna il protezionismo dei ricchi, che sarebbe addirittura colpevole di impedire che i paesi poveri esportino i loro prodotti e accedano alle bontà dello sviluppo. “il principale aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita economica internazionale.” (p. 98).

Neanche una parola a riguardo dell’ingiustizia o l’immoralità del libero scambio dei paesi poveri; riescono solo ad aiutarli per adattarsi: “è pertanto necessario aiutare tali Paesi a migliorare i loro prodotti e ad adattarli meglio alla domanda” (p. 98). Anche il turismo “può costituire un notevole fattore di sviluppo economico e di crescita culturale” (p. 102). C’è da interpretare che – sempre che non sia sessuale- il turismo organizzato è il prolungamento dei pellegrinaggi di San Paolo e degli Apostoli?

“Etica” a tutti i livelli

Grazie alla confusione generata dall’ideologia dominante fra “mercato” e “mercato”, cioè fra l’interscambio tradizionale e la logica della omni – mercificazione, l’economia non è condannabile: “La società non deve proteggersi dal mercato come se lo sviluppo di quest’ultimo implicasse ipso facto la morte delle relazioni autenticamente umane”.

In merito alla distruzione dell’ambiente, il problema è in effetti menzionato, però lo supera rapidamente. Si appella in fine a “un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita” (p. 84). Grazie a Dio e alla tecnica: è un poco facile.

I disastri dell’economia capitalista non giustificano condanna alcuna per i loro agenti. Responsabili, senza dubbio; però non colpevoli se il beneficio è stato estrapolato “per un buon motivo”. Come con la tortura inquisitoria, la soluzione della quadratura del cerchio fra logica economica e l’etica cristiana radica senza dubbio in “Che si faccia senza odio!” dei manuali dei grandi inquisitori; senza odio e addirittura con amore. L’economizzazione del mondo si può portare a termine, ma sotto il segno della carità: è la grande riconciliazione fra Dio e Mammona.

La favola degli interessi ben compresi che favorisce la manovra appare, certamente, minuziosamente dettagliata. “c’è una convergenza tra scienza economica e valutazione morale. I costi umani sono sempre anche costi economici” (p. 48). Salvatevi! Si può servire due padroni. E poi il tutto deve immergersi nell’acqua benedetta dei buoni sentimenti; il buonismo che l’Italia, influenzata dal potere temporale e dai Papi, ha convertito in una propria specialità. “L’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento” (p. 75). Che felicità! Si lancia allora un vigoroso appello alla “responsabilità sociale” dell’impresa.

E dato che ciò non si può raggiungere, si introduce come rinforzo la qualità logica del dono e del perdono nelle gelate acque del calcolo economico (p. 5): “il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica” (p. 58). Il settore senza fine di lucro, il terzo settore, l’economia civile, si menziona e si esalta. “È la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo.” (p. 78): sempre il mito della buona azione/buon affare. Come se la competizione promossa da Bruxelles non avesse già raggiunto, al contrario, già smantellato quello che restava dell’economia sociale e mutualista, così come una gran parte del settore pubblico.

Alla fine, la condanna delle ingiustizie e l’immoralità dell’economia mondiale attuale è più scarsa di quella del G20 di Londra o di quella del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che denunciò gli “eccessi” della finanza e del neoliberismo e si appellò a una moralizzazione del capitalismo… incluso quella del presidente americano Barack Obama, che fustigò l’oscenità dei bonus e dei superguadagni delle banche. Ci sarà da credere che avesse ragione il grande inquisitore di Dostoievskij, in I fratelli Karamazov, quando diceva a Cristo: “Vattene e non tornare…”

Serge Latouche
Professore emerito di Economia all’Università di Orsay (Parigi), critico della crescita. Autore, fra gli altri, del libro Le Temps de la décroissance (con Didier Harpagès), Thierry Magnier, París, 2010.

Fonte: www.rebelion.org/
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=112018&titular=la-oda-papal-a-la-%22buena%22-econom%EDa-
28.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONIETTA BANDELLONI

NOTE

1 Bertrand Méheust, La Politique de l’oxymore, La Découverte, París, 2009.

2 Tutte le note dell’enciclica si riferiscono all’edizione: Benedetto XVI, Caritas in Veritate, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2009. La traduzione è nostra.

3 Margaret Archer, “L’enciclica di Benedetto provoca la teoria sociale”, Vita e Pensiero, N° 5, Milano, settembre-ottobre 2009.

4 “Caritas in veritate e nuovo ordine economico”, Un Mondo possibile, Treviso, N° 22, settembre 2009, pag. 6.

5 Michel Albert, Jean Boissonnat e Michel Camdessus, Nuestra fe en este siglo, Desafío, Santiago, 2004.

26 Commenti
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Ricky
Ricky
8 Settembre 2010 17:40

Finalmente un bell’articolo interessante.
E’ piú facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che l’etica entri nel capitalismo e.. nella Chiesa cristiana.
E non credo di bestemmiare dicendo che in tema di rapporto con il denaro l’occidente ha molto da imparare dall’Islam.

maristaurru
maristaurru
8 Settembre 2010 18:30

A me questo Latouche sembra sempre più deludente. Predica la decrescita, va contro il consumismo ( per la serie: come ottenere un facile applauso) resta sul vago e fumoso, lui è uno studioso quindi non spiega come cacchio potremmo decrescere serenamente senza schiattare in un mondo in cui il più grande mangia per forza il più piccolo, non possiamo mettere per esempio tutti gli italiani a pane e cipolle con l’orticello e la capretta che fa beeee. Che facciamo con la costosa sanità, facciamo decrescere anche quella? non curiamo gli ammalati gravi? polmone di acciao e simili apparacchiature chi le mantiene? Se lo chiede l’illustre signore senza problemi economici? Poi si accoda per un nuovo facile applauso ai detrattori del Papa, così forse per avere materia per nuove conferenze ( gliele pagano? o lui decresce sereno accontentandosi di quel non poco che ha?) Comunque sto assistendo ad un caso di decrescita spontanea: le mie rose , non ho potuto curarle, ho diminuito e annullato concime e insetticidi naturali varii, causa mia lunga malattia. Quelle stupide non hanno capito un tubo e non hanno voluto decrescere felicemente mentre io leggevo e riposavo felice risparmiando forze e danaro, le malnate stanno miseramente… Leggi tutto »

andyconti
andyconti
8 Settembre 2010 18:58

GIA’,,,,,PERO’ COSA FACCIAMO??? EVIDENTEMENTE BISOGNA FARE DELLE SCELTE OBBLIGATE….O RASSEGNARSI A QUELLO CHE STIAMO VIVENDO (CHE NON PER TUTTI E’ SGRADEVOLE). GIUSTA LA TUA OBIEZIONE, PERO’ SE HAI QUALCHE SUGGERIMENTO NON DEVI ASPETTARE UN ARTICOLO MIRACOLOSO DI CDC SCRITTO DA QUALCHE STUDIOSO. NON SO….DAL DALAI LAMA A DICK CHENEY CI SARA’ PURE UNA VIA DI MEZZO CHE SI PUO’ SEGUIRE.

RINOGAETANO
RINOGAETANO
8 Settembre 2010 22:01

come non si puo’ servure due padroni? si puo’ si puo’….,. basta servire uno che tutti credono che esiste ma che invece non esiste… chissa’ chi sara’: mmm pensate che lui e’ il papa

Affus
Affus
9 Settembre 2010 2:35

infatti nel deserto attuale delle delle idee e delle soluzioni questo Latouche pare si sia ricordato che anche la chiesa e gli ultimi papi abbiano detto qualcosa in merito . Per me ha puntato su un cavallo sbegliato !

Affus
Affus
9 Settembre 2010 2:53

Toh questo Latouche si è ricordato che esiste anche un pensiero del papa riguardo alla economia sociale e mondiale ,ha preso un pò di ultimi documenti sociali che trasudano di teologia della liberazione e li ha commentati salvando capri e cavoli . Non esiste una via oggi , questo è certo , non si capisce da che parte andare per salvare la giustizia . Si procede a tendoni perchè si sono perse le tutte certezze di una volta e il giocattolino sta per sfasciarsi irrimediabilmente . Io vorrei denunciare un solo errore ,a mio parere , suo e della dottina sociale attuale e lo sintetizzo in questa frase di Latouche . “Quello che impressiona è la predominanza della doxa economica sulla doxa evangelica”. Questo tizio come certi prelati della chiesa vorrebbe prendere a modello il vangelo per fare economia ,che è una cosa contraria al vangelo stesso !! Secondo me il vangelo non da nessuna impostazione economica !!! Se si prede il vangelo a modello per una dottrina economica si va incontro al peggior disastro che ci possa essere nella storia , come è avvenuto in russia e in cina ! Il vengelo parla di carità , si ricloge alle… Leggi tutto »

forrest
forrest
9 Settembre 2010 3:15

ci sono ma non fanno ancora notizia e forse il sindaco Vassallo di Pollica è il primo martire della decrescita.

forrest
forrest
9 Settembre 2010 3:56

ci sono e nascono dal basso. per questo sono poco conosciuti. basta informarsi. La morte del sindaco Vassallo nè è la dimostrazione. Non ha senso speculare sul ritorno alle capre. C’è bisogno di rimboccarsi le maniche e affrontare con coraggio le vie d’uscita.

Ricky
Ricky
9 Settembre 2010 5:11

Ho conosciuto di persona Latouche ed anche a me non ha fatto una grande impressione. E’ diventato un guru con questa faccenda della decrescita e se ne va in giro per tutto il mondo tenenedo conferenze il piú delle volte sotto lauto compenso. Comunque le sue teorie non rimangono sul vago e in nessun modo si dice che dovremmo tutti tornare a pane e cipolle.

Fabbietto
Fabbietto
9 Settembre 2010 5:35

Critica puerile e pressapochista la tua. Credo di interpretare l’articolo come una necessità impellente di sganciarsi dai modelli di sviluppo tradizionali, che affondano le radici nelle grandi religioni monoteiste ed in seguito nel forsennato sviluppo tecnologico degli ultimi secoli, che hanno visto esplodere i consumi e con loro l’ineguaglianza e l’ingiustizia. Ad un livello più pratico, la scarsità di cibo e l’indigenza su scala mondiale sono senza dubbio state acuite da un’organizzazione della produzione e della distribuzione dannose, ed essenzialmente rivolte alla massimizzazione del guadagno personale di alcuni individui; in questo senso, la teoria della decrescita giustamente dà rilevanza alle filiere corte, all’autoproduzione e al rispetto delle risorse naturali, come strumento per sopperire ai propri bisogni alimentari, il che non vuol dire produrre meno cibo ma piuttosto produrre solo il cibo che serve per stare biologicamente bene. Ad un livello più filosofico/teologico/culturale invece, la sfida lanciata da Latouche potrebbe essere vista come lo smantellamento dell’ideologia del dominio che sottende sia al cristianesimo cattolico moderno che all’ideologia liberale, e che vede l’uomo al vertice della piramide degli esseri viventi, creato ad immagine e somiglianza di dio, e con lo scopo di dominare sul creato, ma continuamente ossessionato dall’idea del controllo. In… Leggi tutto »

Tao
Tao
9 Settembre 2010 5:36

L’ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” E LA QUESTIONE ECOLOGICA DI EDUARDO ZARELLI ariannaeditrice.it Caritas in veritate è la terza enciclica di Benedetto XVI ed è un’enciclica sociale. Essa si inserisce nella tradizione delle encicliche sociali che, nella loro fase moderna, siamo soliti far iniziare con la Rerum novarum di Leone XIII ed arriva dopo diciotto anni dall’ultima enciclica sociale, la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. È quindi un documento di grande rilevanza che si confronta con uno scenario storico moderno profondamente trasformato, che può forse essere riassunto in alcune evidenze. La cosiddetta morte delle ideologie novecentesche ha visto – in realtà – affermarsi l’ideologia unica della tecnoscienza e del mercato. Negli ultimi decenni, la capacità di intervento e manipolazione del vivente tramite la tecnologia, ha assunto una potenzialità senza precedenti, che pone in discussione l’essenza stessa dell’identità umana. Se nel vecchio mondo dei blocchi politici contrapposti la tecnica – nella presunzione della sua neutralità – era asservita all’ideologia politica ora tende a emanciparsi da ogni ipoteca, nutrendo questo suo arbitrio con la cultura del relativismo nichilista. Un secondo elemento distingue l’epoca attuale: l’affermarsi della globalizzazione. L’omogeneizzazione economico-finaziaria sostenuta dalla rete informatica e telematica mondiale è un fenomeno che coinvolge trasversalmente… Leggi tutto »

alinaf
alinaf
9 Settembre 2010 5:57

E’ buffo constatare come siano i conservatori ad essere i più sfegatati progressisti. Probabilmente hanno timore dell’evoluzione ; sì perchè evoluzione non vuol dire progresso, il progresso sembra aver voluto negare l’evoluzione , di proposito.
Ma dato che è stato il progresso a garantire alle cupole dominanti di mantenere saldo il potere , esse devono continuare ad osannarlo.
Forse è bene che ci interroghiamo chiedendoci come è potuto succedere quello che mostra questo grafico
http://ecoalfabeta.blogosfere.it/images/grafici/Popolazione%20mondiale.jpg
quali le ragioni e quali i meccanismi che ci hanno portato a ciò .
Credo che verrebbero fuori delle belle discussioni.
Ciao ciao.

vic
vic
9 Settembre 2010 6:13

Per conto mio la decrescita felice comincia dalla decrescita militare. I primi di gran lunga, volenti o no, a doverla effettuare sono gli USA. Qualche raro predicatore nel deserto ce l’hanno (il vecchio Ron Paul). Il suo movimento ha un certo seguito, non tende a scomparire con l’eta’. L’obbiettivo: chiudere le basi militari nel mondo, rintanarsi sul proprio continente per destinare le risorse cosi’ risparmiate a risolvere i problemi della societa’ americana. Se non ce la fara’ l’ideologia a portarli al grande passo, ce la faranno altre potenti forze. Economiche e anche, speriamo, la pressione dell’opinione pubblica mondiale. Tutti gli imperi sono finiti prima o poi. L’impero USA ha tutta l’aria di durare meno di un secolo, nelle sua piu’ ampia versione. Ma prima deve diffondersi una mentalita’ non dico di tipo ghandiano totale, ma almeno parziale: terra, sottoterra, atmosfera, mari e spazio sono di tutti. E’ vero esistono molti trattati internazionali. Ma quelli che crescono e ambiscono solo a crescere, basta osservarne il fisico, i trattati li usano quando gli conviene e mai, mai li riconoscono quando vanno contro i loro interessi “di difesa nazionale”. Frasetta barzelletta. A chi mai viene in mente di attaccare quel lontano continente! Uh,… Leggi tutto »

martiusmarcus
martiusmarcus
9 Settembre 2010 7:59

Grandissimo Serge, vero faro in questa oscurità in cui siamo immersi. Non per nulla Latouche aggiunge la sua luce a quella del GRANDISSIMO Raimon Panikkar, da poco allontanatosi da questo mondo. Per chi non conosce le idee sullo “sviluppo” di questo immenso mediatore fra Oriente e Occidente: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/raimonpanikkar/delleva.htm

dana74
dana74
9 Settembre 2010 8:12

marista Latouche pallante debenoist lo spiegano molto bene come decrescere.

La decrescita è uno svincolamento dalla schiavitù del PIL che sappiamo a cosa serva.
Se è bello questo mondo votato all’autodistruzione.

dana74
dana74
9 Settembre 2010 8:13

è vero

DaniB
DaniB
9 Settembre 2010 8:18

Aumento dell’igiene, aumento e diffusione della disponibilità di cibo, cure mediche, sostegno al parto, eliminazione delle epidemie.
Anch’io posso notare una curva incredibilmente significativa nel grafico. Ma la domanda che mi pongo sempre, quando affronto queste discussioni, è: che cosa facciamo, non facciamo più figli? Eliminiamo in qualche modo il “sovrappiù”? Se hai qualche proposta alternativa, o se credi che invece si debba appunto “sfoltire”, in qualche modo, una popolazione mondiale ritenuta ormai numericamente abbondante, argomenta pure…

dana74
dana74
9 Settembre 2010 8:30

splendido articolo.
La Chiesa dice tanto sull’uomo come fulcro dell’universo come vivesse in un contesto avulso, Dio ci ha messo nell’Eden perché lo distruggessimo a nostro unico uso e consumo.

O hanno trasmesso questo messaggio nei credenti profondamente sbagliato, o è stato distorto o questo messaggio è stato volutamente dato per “parare il sedere” al capitalismo/progressismo.

Cosa ci sia di umano, di rispettoso ed amorevole in questo rapporto e visione di sfruttamento “basta che non sia uomo” non ne ho idea, ma è rivoltante, come se non avesse nessuna conseguenza sull’uomo stesso.

Da una parte la Chiesa/Vaticano/CEI danno dei messaggi in cui si deve conservare il creato, dall’altro emettono comunicati a favore degli OGM, a favore del nucleare (ma in Vaticano c’è un orto biologico ed usano pannelli solari)

La vita umana non va preservata esclusivamente quando è sotto forma di feto e sbattersene completamente nelle fasi di crescita, come le antenne del Vaticano che causano leucemia, un bell’esempio di ipocrisia, si vede che gli adulti ai preti non piacciono.

Il Vaticano è potente, quando userà la sua influenza per qualcosa di buono?

maristaurru
maristaurru
9 Settembre 2010 10:21

Dana e tutti, io continuo a vederla diversamente: Io credo che uno schiavo non possa liberarsi da una oppressione solo con dei placebo che lo illudono che la oppressione non esista. Il Pil è una truffa di mano bancaria, parte da lontano e per tappe è arrivato a derubarci con il tacito assenso di quelli che si dicono Politici e per tali si fanno pagare da noi. Ora mi si chiede di consumare di meno, e ci sto. Si chiede di contentarci di poco.. e mi spiace, io mi contento di poco per cultura , educazione e ormai anche un po’ per necessità come tanti. M a non facciamo i sognatori, questa festa del contentarsi di poco dal basso, mentre chi si è arraffato i miei danari, i mie beni sbevazza a sfarfalleggia e addirittura come banche e Fondazioni si veste dell’abito del benefattore e del mecenate mi spiace, ma io a questa mascherata non ci sto. Il Pil è una truffa ed una truffa si elimina smascherandola e i truffatori debbono esser messi in condizione di non più nuocere, non facendo finta che la colpa sia dei truffati, ma che stiamo scherzando? Giusta sarebbe la pretesa che si smetta… Leggi tutto »

Affus
Affus
9 Settembre 2010 11:51

a mio parere per me la vera decrescita inizierà quando questi signori smetteranno di raccontarci che bisogna consumare meno acqua e fare meno figli o preservare la natura e altre castronerie della nostra cultura oziosa , borghese e benestante e inizieranno a capire che c’è un lavoro immenso da fare , un lavoro ciclopico per costruire stade , citta, fogne , agricolutura,palazzi,dighe,ponti,oleodotti,metanodotti ,palazzi,scuole ,ospedali,carceri con un impiego abbondante , anzi infinito di manodopera specializzata e non specializzata in africa , asia , sud america .
Mandare indietro gli emigranti non per farli morire di fame,ad esempio, ma perchè da loro c’è un bisogno infinito di manodopera …..

Affus
Affus
9 Settembre 2010 11:59

a mio parere per me la vera decrescita inizierà quando questi signori smetteranno di raccontarci che bisogna consumare meno acqua e fare meno figli o preservare la natura e altre castronerie della nostra cultura oziosa , borghese e benestante e inizieranno a capire che c’è un lavoro immenso da fare , un lavoro ciclopico per costruire stade , citta, fogne , agricolutura,palazzi,dighe,ponti,oleodotti,metanodotti ,palazzi,scuole ,ospedali,carceri con un impiego abbondante , anzi infinito di manodopera specializzata e non specializzata in africa , asia , sud america . Mandare indietro gli emigranti non per farli morire di fame,ad esempio, ma perchè da loro c’è un bisogno infinito di manodopera …..

maristaurru
maristaurru
9 Settembre 2010 12:05

Sono d’accordo in pieno e mi piace anche la definizione di cultura oziosa. In realtà hanno dato in mano a commercianti di danaro ed a 4 finti capitalisti i nostri beni, una massa enorme di ricchezza manca all’appello. Italia paese della politica machiavellica, qui ogni turpitudine è virtù ed affoga nella ipocrisia.
La cultura del pauperismo, la cultura della penuria è un vecchio sistema che coloro che hanno il potere usano per poter meglio controllare masse di cui hanno una paura fottuta. Non c’è altro , in sotanza è questo che è successo: sottrazione di risorse più ancora che ruberie e solo per tenerci perennemente sotto il calcagno. Poi magari , stupidi come sono, hanno lasciato troppo crescere la malavita. Bene che rimettano le cose a posto e la smettano con le alchimie economiche e con l’appoggio del culturame, sciacalli da sempre, sin dai tempi antici attaccati alle pingui mammelle del potere.

alinaf
alinaf
9 Settembre 2010 12:49

Penso che in quel grafico sia racchiuso il limite della teoria di Larouche. Come si fa a far decrescere tutta questa popolazione ? Come fanno a bastare le risorse con un cambio così drastico di un ‘economia che impera da più di due secoli ? Come vedi ho molte più domande che risposte :). L’applicazione subitanea e totale di un tale modello potrebbe portare ad una considerevole riduzione della popolazione esistente sul pianeta ? E’ perchè mi preoccupo che ciò non avvenga che analizzo ciò. Ciao

remox
remox
9 Settembre 2010 12:54

Il teorico della decrescita semplicemente non conosce cosa sia il mercato. Un mezzo nulla più che può essere ben usato o mal usato. E’ fin troppo ovvio che sono gli eccessi ad assere dannosi. La decrescita è infatti un eccesso così come l’ideologizzazione del mercato. Sono esattamente sullo stesso livello. Il papa ripropone il messaggio del Vangelo che è molto semplice. Lavora onestamente, non rubare, non frodare, ama Dio per amare il prossimo e comportarti di conseguenza. Se tutti facessero così sarebbe il paradiso in Terra. La domanda è: perchè non lo si fa?

DaniB
DaniB
9 Settembre 2010 17:13

Mi sfugge il riferimento al “preservare la natura”…

Affus
Affus
10 Settembre 2010 1:31

carissimo, ma queste norme non sono affatto scritte nel vangelo , sono scritte già nella legge mosaica e risalgono ai promordi dell ‘umanità !!!
Se non sappiamo fare questa importantissima e fondametale divisione , faremo solo confusione su confusione , come la fanno i testi del magistero quando parlano di dottrina sociale . Quelle norme sono frutto della ragione semplicemente.
il vangelo infatti dice tutt’altro al cristiano : vendi tutto e dallo ai poveri !
La legge mosaica invece è una legge normativa per la comunita umana e non un optional per chi si vuole salvare l ‘anima .