L’Occidente deve scegliere tra il “green” e le sanzioni

Il caos sul mercato del nichel è un avvertimento per la lobby del cambiamento climatico

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Tra svariate conseguenze che la divisione in blocchi del mondo sta avendo, impossibilità di reperire alcuni materiali o metalli ancora non sembra preoccupare i pavidi cittadini europei interessati solo a manifestazioni contro la guerra, eppure l’aumento del prezzo del petrolio dovrebbe essere il campanello di allarme che indica il duro futuro che ci attende.

Quando aumenta la benzina non è mai buon segno e infatti, da quando le sanzioni contro la Russia hanno bloccato il commercio da e verso l’Occidente, sono molti i materiali e in particolar modo i metalli pesanti ad aver visto il loro prezzo sul mercato schizzare all’insù.

Il Wall Street Journal riporta un caso emblematico dell’assurdo momento storico in cui ci troviamo. Il London Metal Exchange martedì 8 ha sospeso le negoziazioni sul nichel, dopo che lunedì 7 il prezzo è salito del 66%, a più di 100 mila dollari a tonnellata. È la prima volta dal 1985 che a LME sospende la seduta di negoziazione di un metallo.

Perchè è accaduto? La risposta è semplice: la Russia è uno dei principali produttori di nichel, e i trader sono preoccupati per le carenze del metallo provocate dalle sanzioni statunitensi ed europee.

La vicenda del nichel, così come quella degli altri materiali necessari per la produzione dei veicoli elettrici come il litio, entrambi estratti principalmente in Africa, Russia e Cina è un chiaro avvertimento alla lobby del cambiamento climatico che spinge verso una transizione all’energia “green”.

L’Europa è a un bivio e deve giocare bene le sue carte…l’influenza del Cremlino non si limita al gas naturale.

Massimo A. Cascone, 10.03.2022

Fonte: https://www.wsj.com/articles/nickel-market-crisis-sends-london-metal-exchange-scrambling-to-prevent-damage-11646858558?mod=

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