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Lobby e spionaggio pro-israeliani negli Stati Uniti

Allorché l’AIPAC – Comitato degli affari pubblici americano-israeliano – potente gruppo di pressione pro israeliano con più di 100 mila membri, cominciava, nel maggio scorso, la sua conferenza annuale alla quale assistevano, fra gli altri, Condoleeza Rice, Ariel Sharon, Ari Fleicher, l’FBI proseguiva la sua inchiesta su alcuni vecchi membri dell’AIPAC accusati di spionaggio a favore di Israele.

Lawrence Franklin, analista dell’Iran al Pentagono, è accusato d’aver fornito, nel giugno del 2003, a Steven Rosen direttore di ricerche e Keith Weismann, direttore aggiunto per le questioni di politica estera, dell’AIPAC, poi licenziato, delle informazioni riservate, di fatto una Direttiva Presidenziale sulla sicurezza nazionale (NSPD) su dei possibili attacchi delle forze americane contro l’Iran.
Questi due personaggi hanno trasmesso in seguito l’informazione ad Israele.
Dopo un passaggio alla DIA (Defense Intelligence Agency) Franklin ha raggiunto, nel 2001, Douglas Feith, numero 3 del Pentagono, che, stranamente, era appena dimissionato. Feith aveva creato l’OPS ( Ufficio dei piani speciali) comprendente 1500 persone, in cui l’attività principale era di riunire tutti i documenti, informazioni reali o presunte, per permettere con tutti i mezzi la guerra contro l’Irak grazie alla quale Israele avrà campo libero in Palestina. Feith aveva, da allora, soppiantato tutti gli analisti onesti nella loro valutazione. Franklin che è anche colonnello dell’armata aerea trascorreva dei periodi di attività come addetto militare all’ambasciata Usa a Tel Aviv negli anni ’90. Quanto al padre di Feith, Dalek, era un estremista israeliano e un protetto di lunga data di Zev Jabotinsky.

Secondo l’FBI, ha ugualmente avuto dei contatti segreti con Manucher Ghorbanifar, un trafficante d’armi iraniano che ha giocato un ruolo d’intermediario nell’affare dell’Irangate (i Contras in Nicaragua) durante l’amministrazione Reagan. Questi incontri, tenuti a Roma nel dicembre 2001, per iniziativa di Michael Ledeen, un neo-conservatore di grido e appoggio infallibile di Israele, avevano per obiettivo quello di introdurre i dissidenti iraniani vicino all’amministrazione Bush.
“Era molto vicino all’ambiente dei dissidenti iraniani” dice di lui uno dei suoi colleghi più anziani della Difesa.
L’Fbi si domanda quale sia la fonte che ha allertato l’Iran che questi codici erano stati decifrati. Secondo il Washington Post, Ahmed Chalabi sarebbe il colpevole ma per l’agenzia federale rimane da capire chi al Pentagono, da Wolfwitz o da Feith, gli aveva passato questa informazione importante.

I sospetti di una talpa in seno allo stesso Pentagono che hanno portato all’apertura di un’inchiesta sull’AIPAC, ci sono da 4 anni, e sono confortati dalle affermazioni di George Tenet come indica il Janes Intelligence Report del 10 settembre 2004. “Poco tempo prima di dimettersi, George Tenet ha fatto allusioni in più di un’occasione sull’esistenza di un agente israeliano operante a Washington. Si è chiesto a Tenet di nominare questo agente, ma per inspiegabili ragioni, non l’ha mai fatto. Intanto, questo episodio sottolineava la preoccupazione crescente di certi ambienti a Washington sull’influenza dell’estrema destra israeliana sull’amministrazione Bush con l’intermediazione dei neo-conservatori del Likud – principalmente in seno al Pentagono- e del potente Comitato per gli affari pubblici americano-israeliano (AIPAC) e delle associazioni come il Washington Institute for Near East Policy (L’Istituto per la politica in Medio-Oriente di Washington)” e Janes continua “ la preoccupazione degli ufficiali Usa era che questo documento (NSPD) messo alle decisioni discussione poteva mettere i lobbysti del governo israeliano in posizione di influire sulla decisione finale. La politica americana riguardo all’Iran è cruciale per Israele che ha preparato dei piani di attacco preventivo contro le istallazioni iraniane per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari che potrebbero ritorcersi contro Israele”.

Quando l’affare Franklin è stato svelato dalla CBS News, l’estate scorsa, e quando l’inchiesta era stata aperta da poco più di 4 anni, messo a conoscenza del segreto, Sharon smentisce: “Gli Usa sono il più grande alleato d’Israele, Israele non ha alcuna attività di spionaggio negli Stati Uniti e smentisce ogni rapporto in questo senso”. L’affare Pollard è lì per portare la prova di questa smentita. Riconosciuto colpevole di spionaggio, Jonathan Pollard, analista della Marina Usa, è stato condannato all’ergastolo nel 1987. Quattro dei neo-conservatori più in vista, e attivi nell’inizio della guerra contro l’Irak, erano già stati accusati nel passato di fornire delle informazioni riservate a Israele, sebbene nessuno sia stato perseguito. Richard Perle nel 1970, Stephen Bryen, allora membro della commissione degli Affari esteri del Senato, scampato di poco all’accusa di spionaggio nel 1979, Douglas Feith cacciato nel 1982 dal Consiglio Nazionale della Sicurezza per aver offerto dei documenti confidenziali all’ambasciatore d’Israele, Paul Wolfwitz oggetto di una inchiesta nel 1978 per la stessa ragione, ma come intermediario dell’AIPAC. Il nome dello stesso Rosen dell’AIPAC era stato ritenuto dall’FBI come sospetto nel 1986.

Questa valanga di proclami di fedeltà e lealtà verso il grande protettore Usa non aveva impedito a Israele di attaccare e di mandare a fondo il bastimento americano USS Liberty al largo di Gaza, al quarto giorno della guerra dei sei giorni nel 1967, facendo 34 morti e 172 feriti fra i 294 marines a bordo.
Come ricordava un vecchio membro del Dipartimento di Stato, gli esperti del governo americano considerano che i Paesi in cui le operazioni di spionaggio minacciano di più gli Stati Uniti sono la Russia, la Corea del Sud e Israele “ nella stazione a Gerusalemme, so che gli ufficiali americani in visita in Israele, erano avvertiti della minaccia di spionaggio rappresentata da questo Paese”.

Per Richard Sales d’Upi “dietro questa relazione privilegiata fra gli Usa e Israele si nasconde in effetti ‘una relazione tra avversari’”. Cita le parole di un vecchio funzionario dell’FBI: “Nel corso della guerra fredda, la penetrazione israeliana nelle operazioni americane si piazzava dietro quelle dell’Unione Sovietica. Poche persone hanno compreso che il Bureau del contro spionaggio israeliano a Washington era importante e secondo solo a quello dell’’URSS”. E ancora nel 2001, l’FBI ha scoperto delle nuove massicce operazioni di spionaggio israeliano sulla costa Est, in New York e New Jersey, come dichiarato da un alto funzionario USA. L’Fbi cominciò una sorveglianza stretta di certi diplomatici israeliani e di altri individui che condusse all’affare Franklin. Si ricordano degli incidenti inquietanti dopo gli avvenimenti dell’11 settembre (israeliani appartenenti ad una società, Urban Moving System residente a New York, studenti d’arte etc…) che spingono a stabilire una linea fra l’attentato e la guerra segreta di Israele contro gli Stati Uniti (Justin Raimondo, The terror Enigma: 9/11 and the israeli Connection- Christopher Ketcham in Saon, Carl Cameron di Fox News- L’altra faccia dell’11 settembre di Eric Laurent).

L’esistenza, per l’Fbi, di una rete di spionaggio a favore di Israele ai livelli più elevati dell’amministrazione Usa ha scatenato un ritorno di fiamma del partigiani di Israele, per costoro questa operazione fa parte di una vasta operazione anti-semita in seno al Ministero della Giustizia, di una caccia alle streghe anti-semita, secondo il Maariv. Prende di mira i Giudei in seno al governo Usa. Allorché i media Usa non hanno fino a poco tempo fa parlato della questione, il Jerusalem Post evocava una “messa in scena” dell’FBI: “Gli agenti Fbi hanno utilizzato un corriere, Larry Franklin, per attirare dei membri importanti dell’AIPAC che lo conoscevano affinché prendessero ciò che lui aveva “qualificato come informazioni riservate”.
“Una di queste personalità ha quindi parlato con dei diplomatici dell’ambasciata d’Israele a Washington di questa informazione che assicurava che degli iraniani avevano l’intenzione di rapire ed uccidere israeliani operanti nel Kurdistan nel nord dell’Irak… Non è sicuro che questa informazione riservata sia reale o falsa”. L’Fbi si sarebbe in seguito servita di questa notizia per intrappolarli e far commettere loro uno sbaglio. E’ interessante vedere qui risorgere la questione della forte presenza israeliana in Irak e più precisamente in Kurdistan come l’aveva notata il giornalista americano Seymour Hersh e le domande che pone: che ci fanno? Si preparano contro l’Iran a partire dall’Irak? Come il “governo” iracheno giustifica questa influenza straniera?

L’AIPAC ha esercitato le sue attività di lobby pro israeliana presso il Congresso e la Casa Bianca da più di mezzo secolo cercando di proteggere l’aiuto Usa ad Israele che si materializza intorno ai 2,7 miliardi di dollari all’anno e a favorire una cooperazione strategica americano-israeliano, essendo Israele il primo beneficiario degli aiuti americani. L’AIPAC è il secondo gruppo d’influenza a Washington tra i democratici e il quarto fra i repubblicani secondo un recente sondaggio pubblicato dal National Journal. Alcune delle inchieste intorno alle attività di spionaggio di Israele, direttamente o per l’intermediazione di personalità in seno all’amministrazione USA, apertamente o segretamente, non hanno centrato il bersaglio. Alcune delle richieste degli avversari dell’AIPAC presso la Commissione Federale d’Elezione (CFE) per riqualificare questa organizzazione in un comitato d’azione politica o in un agente d’Israele non è riuscita. Pertanto per coloro che, negli Stati Uniti, stimano che la politica estera, la sicurezza nazionale sono orientate per la protezione di uno Stato estero e non a beneficio degli interessi americani, questa riqualificazione è un affare di vita o di morte per gli Stati Uniti e il popolo americano. Limitando i fondi che gli sono accordati da Israele, la metterebbe sotto sorveglianza (finanze e attività) e l’obbligherebbe a essere registrata presso il Ministero della giustizia.
L’inchiesta proseguirà? A Seguire…

DA: www.geostrategie.com
4.06.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO GUADAGNI

Fonti: antiwar.com Israël’s fifth column in Washington di Justin Raimondo (Washington Report, novembre, dicembre 2004- maggio 2005).

Pubblicato da Truman

  • eresiarca

    Onestamente, a me pare che l’insistenza sulle trame del ‘puparo sionista’ (di cui è maestro Blondet) faccia il gioco degli Usa. E’ il solito vecchio trucco per cui gli americani, grandi, grossi e coglioni, si fanno gabbare dagli astutissimi giudei.
    Inoltre, è una variante della paranoia per cui c’è sempre lo zampino dell’ebreo. Oggi si dice “sionisti”, ieri si diceva “ebrei”. Ovviamente non sono mosso dalle stesse ‘preoccupazioni’ di una Fiamma Nirenstein, ma il quadro è effettivamente quello per cui, nel bene o nel male, è sempre colpa degli ebrei. In Russia le cose vanno male perché c’è la lobby degli oligarchi (giudei), in Iraq c’è un’invasione per fare un piacere ad Israele, a Londra scoppiano le bombe perché ce le ha messe il Mossad. Insomma, se le cose stessero effettivamente così, basterebbe prendere un provvedimento drastico ma ineluttabile: sterminarli davvero tutti, in Israele e fuori.
    Invece le cose sono molto più complesse… quindi, ci si faccia un po’ più furbi. Va bene tener d’occhio le attività di una lobby certo più influente di altre, ma non perdiamo di vista l’imperialismo statunitense, alleato anche di coloro che alla sua ombra ci sguazzano, sebbene sappiano presentarsi come “pacifisti” (ogni riferimento al baraccone dell’UE è puramente voluto).