Lobby del petrolio a lavoro a Washington per scaricare gli scarti di lavorazione in Kenia

L’INDUSTRIA PETROLCHIMICA NON SA DOVE PIAZZARE LA PLASTICA, MERCATI SATURI

Le multinazionali del petrolio, che negli utlimi anni hanno dovuto lavorare sodo per poter garantire un ampio utilizzo della plastica, per poter smaltire una parte importante dei suoi scarti di produzione, stanno trovando vita difficile a causa di queste mode ecologiste. Anche senza di esse, il mercato della plastica è saturo, e i regolamenti a tutela dell’ambiente complicano molto la loro vita di multinazionali.

Come capitato spesso in passato, per risolvere il problema ci si può sempre rivolgere a qualche stato dell’Africa, che in qualche modo un modo per venirti incontro la trova. I lobbisti hanno perciò preso di mira il Kenia, paese che tra l’altro sta abolendo i sacchetti di plastica, ma che rischia di essere inondato degli scarti di produzione della lavorazione del petrolio.

Parliamo in generale di materiali dannosi per l’ambiente.

 

Per anni le tonnellate di plastica sono stati riversati in Cina, ma il gigante asiatico non ci sta più. Da allora multinazionali come Exxon Mobil, Chevron e Shell, assieme a quelle dei prodotti chimici come Dow Chemical, hanno dovuto cercare soluzioni altrove. Al momento le lobby stanno lavorando duro a Washington per trovare un accordo con il Kenia. Ed Brzytwa, lobbista responsabile per il commercio internazionale presso il “Chemistry Council” americano, che conta tra i suoi consiglieri rappresentanti di tutte le aziende sopracitate,  lo scorso 28 aprile ha scirtto una lettera all’ufficio del rappresentante commerciale statunitense:

 

“Il Kenya in futuro, grazie a questo accordo commerciale, potrebbe giocare un ruolo chiave nel settore dei prodotti chimici e dei materiali plastici, esportati dagli USA anche in altri mercati africani.”

La crisi coronavirus ha colpito per diversi mesi l’industria petrolifera, e le leggi contro i sacchetti di plastica mettono i bastoni tra le ruote per l’utilizzo degli scarti di produzione. Secondo l’avvocatessa Sharon Treat, consigliere sia dell’amministrazione Obama che di Trump, perchè le indicazioni dei lobbisti spesso “propongono soluzioni estremamente specifiche che il governo poi mette in pratica”, e la situazione Kenia sembra svilupparsi in questa direzione. 

 

Le situazioni passate che coinvolgono l’azione delle lobby hanno visto vincere queste ultime solo quanto non c’è stata una mobilitazione dell’opinione pubblica. 

 

Le multinazionali del petrolio vogliono usare l’Africa come discarica