Home / ComeDonChisciotte / L'OBBIETTIVO DI MONTI E NAPOLITANO E' LICENZIARE GLI ITALIANI

L'OBBIETTIVO DI MONTI E NAPOLITANO E' LICENZIARE GLI ITALIANI

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Ormai la cosa dovrebbe essere chiara anche ai più distratti: l’obbiettivo di Monti e Napolitano, reggitori per conto terzi del paese fra i quali c’è unità d’intenti e una complicità di fondo, è quello di fare degli italiani un popolo di disoccupati, sempre meno sostenuti dai vecchi ammortizzatori sociali, sempre meno difesi da leggi sul lavoro e da contratti di lavoro equilibrati.

I due lo possono fare senza correre troppi rischi perché riportano soltanto ai loro capi, che risiedono altrove, a Bruxelles, Francoforte, Londra, New York, e non devono in alcun modo rendere conto al popolo italiano delle loro azioni.Chi si ricorda la lettera della BCE, inviata da Trichet e Draghi all’allora esecutivo Berlusconi e contenente le misure richieste all’Italia per “salvare l’euro”, per “ridiventare competitiva”, per incamminarsi sulla strada impervia ed accidentata della crescita neocapitalistica?

La missiva, inizialmente “riservata” e datata 5 agosto 2011, è stata poi pubblicata, il 29 di settembre, dal Corsera, suscitando qualche clamore.

Perché il Corsera ha potuto pubblicare una missiva riservata, che conteneva i desiderata della classe globale e imponeva un futuro di lacrime e sangue a tutta la penisola?

Perché si stava già preparando il terreno per il dopo Berlusconi, per il governo fantoccio del grande capitale finanziario e per l’accelerazione della “ristrutturazione” del paese in senso ultraliberista.

Importante rilevare che in quella letterina era riassunto il programma dell’attuale governo Monti – Napolitano, e il primo gruppo di misure da imporre all’Italia, di cui al punto 1 della missiva, riguardava, appunto, la Crescita neocapitalistica, per innescare la quale si richiedeva, oltre alle famigerate liberalizzazioni, di “distruggere il contratto collettivo nazionale di lavoro (e con esso le garanzie residue per i lavoratori stabili) privilegiando i livelli di contrattazione in cui il lavoratore è più debole ed esposto ad ogni sorta di ricatto, e imporre la libertà di licenziamento indiscriminato per flessibilizzare definitivamente il fattore-lavoro.” [Eugenio Orso, La lettera globale, post pubblicato in Pauperclass e da ComeDonChisciotte]

Imporre una certa libertà di licenziamento nel paese faceva parte del diktat globalista che conteneva già l’essenziale di quel programma che oggi Monti sta diligentemente applicando, con l’appoggio incondizionato (e neppure troppo sottilmente anticostituzionale) del suo complice Napolitano.

Dopo una lenzuolatina di liberalizzazioni che hanno toccato le lobby meno intoccabili e più sacrificabili (come i tassinari, che non sono il principale problema dell’Italia, come si è cercato di far credere), si arriva al dunque, cioè alla fase finale di flessibilizzazione del fattore-lavoro.

Dietro all’attacco finale al lavoro, che deve essere rapidamente privato di ogni forma di concreta tutela, c’è molto di più della semplice tensione per una rapida riduzione dei costi di produzione (identificati furbescamente con quello generato dal lavoro), della conclamata necessità dell’aumento della produttività, e della (peraltro dubbia) volontà di attrarre i capitali stranieri in Italia con una maggior flessibilità “in uscita” imposta ai lavoratori.

Dietro l’attacco finale al lavoro c’è un progetto antropologico per ridurre l’uomo, nei contesti produttivi, a mero fattore-lavoro disumanizzato, al pari delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti energetici utilizzati nel ciclo produttivo (anzi, meno importante di questi ultimi, il cui costo tende ad aumentare), e per creare una neoplebe adatta a vivere, senza ribellarsi e creare troppi problemi, nei contesti culturali e sociali del nuovo capitalismo.

Controriformando il mercato del lavoro, privando delle tutele storiche i lavoratori fino ad ora “stabilizzati”, Monti, la sua segretaria Fornero e il suo compagno di merende Napolitano, contribuiscono a portare a compimento il progetto antropologico globalista, imposto dai dominanti.

Arrivando al merito dell’ultima controriforma montiana, alla quale la CGIL della Camusso non ha potuto pubblicamente aderire, per evitare di suicidarsi “in diretta” con un colpo alla tempia, notiamo che non c’è soltanto la neutralizzazione dell’articolo 18 della legge 300, ma ci sono altre misure che flessibilizzano il fattore lavoro, compromettendone le tutele e preparando il terreno per le future riduzioni delle paghe.

Il nuovo sistema riguardante gli ammortizzatori sociali, da attivare non subito ma nel 2017, prevede l’eliminazione dell’indennità di mobilità nel caso di licenziamenti collettivi (una cosa in meno), introduce l’ASPI (assicurazione sociale per l’impiego) che fungerà da indennità di disoccupazione, coprirà il 75% della retribuzione lorda fino a 1.150 euro lordi, ma si ridurrà inesorabilmente dopo i primi sei mesi, ed esclude la cassa integrazione se non è previsto il rientro in azienda dei lavoratori (altra garanzia in meno).

Si introduce un misero fondo di solidarietà per i lavoratori anziani che perderanno il lavoro a pochi anni dalla pensione, ma su base assicurativa, e con qualche misura raffazzonata e poco importante, si finge di stringere sulla precarietà (contributo aggiuntivo dell’1,4% per i contratti a termine) che invece resterà e si diffonderà ulteriormente, perché non ci si sogna neppure di abolire il complesso delle norme che l’hanno introdotta ed estesa.

Ma il punto dolente, centrale nella controriforma ultraliberista affidata all’impiegato Monti e alla sua segretaria Fornero, è la “manomissione” dell’articolo 18 della legge 300, prevedendo il reintegro nel posto di lavoro per i soli licenziamenti definiti discriminatori, che erano, sono e saranno abbastanza rari, e per gli altri casi, che invece saranno i più frequenti in assoluto, prevedendo un semplice indennizzo se lo deciderà il giudice.

I licenziamenti per motivi economico-organizzativi (chiusure, reengineering, eccetera), in quanto “giustificato motivo oggettivo” non potranno più essere messi in discussione, se non si potrà legalmente reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

Se è improbabile che si arrivi al licenziamento per discriminazione razziale o religiosa, è molto più facile dichiarare uno stato di crisi economica e riorganizzare le unità produttive, magari al solo scopo di liberarsi di una parte della forza-lavoro, giudicata “troppo costosa”, e se del caso riassumendo in seguito qualcuno degli espulsi a condizioni peggiori per il lavoratore.

I licenziamenti non discriminatori, dovuti ad uno stato di crisi e alla necessità di riorganizzare, secondo la disgustosa retorica di tutti quelli che sostengono il governo affidato dai globalisti a Monti-Napolitano, serviranno essenzialmente per:

1) “Licenziare i fannulloni”. Una sorta di colpevolizzazione preventiva delle vittime da sacrificare sull’altare del profitto, per dirla tutta sbrigativamente.

2) “Attrarre gli investimenti stranieri”, grazie all’introduzione della flessibilità in uscita. Leggi ampia libertà di licenziare, indipendentemente dall’afflusso di capitali dall’estero.

3) Garantire la “competitività” del paese nel sovraffollato e concorrenziale spazio globale. Ma ciò che si vuole veramente, e non si dichiara apertamente, è comprimere al massimo, in tempi brevi, il costo del lavoro, “cinesizzando” il fattore-lavoro in Italia.

Riassumendo ancor di più, il licenziamento libero, data la relativa facilità di dichiarare stati di crisi ed attivare riorganizzazioni aziendali, è ormai alle porte, e servirà (a) per creare una grande massa di lavoratori a basso costo, ricattabilissimi, disposti ad accettare qualsiasi imposizione da parte del capitale pur di poter lavorare, nonché (b) per accelerare la mutazione antropologica della popolazione italiana in neoplebe, facilmente gestibile dagli agenti strategici di questo capitalismo.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2012/03/21/l-obbiettivo-di-monti-e-napolitano-e-licenziare-gli-italiani.html
21.03.2012

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    C’è già nella mentalità dei nuovi assunti quanto descritto da Eugenio l’idea di essere
    “lavoratori a basso costo, ricattabilissimi, disposti ad accettare qualsiasi imposizione da parte del capitale pur di poter lavorare”.

    Il confronto con chi ha una qualche memoria storica dei diritti acquisiti attraverso le lotte degli anni passati è impietoso. Evidentemente l’opera dei media di trasformare i cittadini in consumatori e nulla più è riuscita, mentre non è riuscito il tentativo delle vecchie generazioni di istruire le nuove leve alla difesa dei diritti acquisiti. Forse si tratta solo di potere di penetrazione nell’immaginario collettivo, ormai sottomesso al diktat dei creativi che organizzano le campagne pubblicitarie. Ancora una volta, insomma, vince il virtuale sul reale.

  • Giancarlo54

    OK caro Orso, va bene tutto. Ma spesso ci si dimentica che tutte, ma proprio tutte, le proposte di Monti e della Fornero devono essere convertite in legge dai cialtroni che siedono in parlamento. Vogliamo spendere anche qualche parola di condanna contro chi appoggia Monti, citandoli per nome e cognome?
    E quando si andrà a votare alle prossime amministrative, coloro che si oppongono a Monti, si ricorderanno di cosa hanno votato in parlamento i loro alleati alle elezioni per l’elezione di sindaci e presidenti di provincia?
    Si ricorderanno o faranno finta di niente?
    Si, cari Di Pietro e Vendola, sto proprio parlando di voi, ma anche di Bossi, chiaramente.

  • nuovaera89

    Praticamente dovremmo abituarci ad una sorta di schiavitù, dove si dovrà vivere per lavorare, e non lavorare per vivere, purtroppo è cosi, ci sarebbe voluto poco per evitare questo macello, unirci tutti, non pagare più nulla, una coesione nazionale, per far vedere a tutti chi sono i veri padroni dell’ITALIA, ma purtroppo non è accaduto e mai accadrà, chi doveva tutelarci non l’ha fatto e non mai ha pensato di farlo, (apparte qualche raro caso) si sono tutti venduti hai poteri dell’alta finanza… le parole non sono servite, gli articoli di questo calibro nemmeno presi in considerazione dai media pilotati, ma prima o dopo qualcosa dovrà cambiare… le speranze non si devono spegnere MAI.

  • rosbaol

    Caro Giancarlo, hai ragione, alla fine, poteri forti o meno è una proposta politica nazionale che devi portare avanti. Ma lo puoi fare se hai l’appoggio dell’elettorato. Al momento questi temi vengono trattati solo dalla cosiddetta estrema sinistra o estrema destra. Quindi non hai speranza di di batterli in parlamento. Credo che il disastro UE avrà il giusto giudizio dalla Storia. Ma la Storia ha i suoi tempi e noi, nel frattempo, saremo belli che morti.

  • illupodeicieli

    Chi si è fidato della sinistra, quella alla Bersani o alla Bindi è rimasto deluso, avendo costoro sostenuto Monti e concordando sui cambiamenti che, come ai tempi di Prodi, erano e sono richiesti dall’Europa. Ma sono rimasti scornati anche coloro che hanno ,anzi avevano votato per il Pdl, credendo che Silvio li amasse a tal punto da attuare le riforme fiscali che da lustri prometteva. Infatti è a lui che dobbiamo Equitalia e i suoi superpoteri, e sempre a lui e ai suoi accoliti gli F35, ed è sempre lui che dobbiamo ringraziare se abbiamo un adsl da terzo mondo: in quest’ultimo caso possiamo ringraziare anche il Pd che teme,a quanto pare, la libertà di pensiero e di espressione a meno che non si tratti di lecchinaggio. Dice bene chi ricorda che i provvedimenti dei traditori andranno votati ma ricordo che non saranno sufficienti, se anche votassero contro, la lega idv e sel. Per cui è stato inutile scrivere ai parlamentari dei vari schieramenti anche perchè sentendoli parlare in tv o leggendo dichiarazioni sui vari temi, tra cui anche l’articolo 18, è palese la volontà di appoggiare in toto il governo,non eletto, in carica. Ci vuole altro, non so cosa,ma occorre studiare e fare qualche altra cosa per cambiare la nazione. E’ vero oggi appare un paese di rincoglioniti: ok parlo per me, sono io che sono rincoglionito.

  • nuovaera89

    una rivolta armata ormia non si può far altro… io non ho altre proposte costerà molto a livello di vite umane ma non trovo ALTRE SOLUZIONI!

  • Tao

    L’abolizione, o la “ristrutturazione”, dell’articolo 18 renderà più facili i licenziamenti. Se ne discute con così tanto ardore che sembra che il destino del Paese dipenda da quell’articolo. La ripresa, l’uscita dalla crisi, il rilancio dei consumi, l’innovazione, il ritorno di Pippo Baudo in prima serata e la benzina a un euro. E poi, licenziare chi? Il lavoratore dipendente è diventato raro come il Panda gigante.

    L’Italia sta diventando un popolo di disoccupati, emigranti e precari. E’ un paradosso che in un momento di mancanza di lavoro ci si scanni al calor bianco sui licenziamenti facili. Il costo del lavoro in Italia è tra i più alti del mondo e lo stipendio in busta paga tra i più bassi dell’Occidente. Invece di discutere, ad esempio, sulla defiscalizzazione degli utili se reinvestiti in azienda, sulla riduzione del peso fiscale sul lavoro e sull’abolizione dell’IRAP, si pensa a licenziare. E’ il mondo all’incontrario.

    Fonte: http://www.beppegrillo.it
    21.03.2012

  • Giancarlo54

    Concordo, purtroppo sulle tue conclusioni. Battere questi signori è impossibile e oramai me ne sono reso conto da tempo. Si scrive e si denuncia non perchè possa servire a cambiare la sorte finale della battaglia, ma per sentirci in pace con la nostra coscienza.
    La battaglia è persa e questo lo sappiamo tutti.

  • Albertino

    tu metti in evidenza una cosa che sembra sfuggire ai più. il governo non può fare niente senza l’ approvazione del parlamento. la cosa veramente preoccupante è che il parlamento ratifica tutto, è complice del governo. questo la maggioranza degli italiani sembra non capirlo. siamo spacciati !

  • gabro

    Voglio rubare un momento a voi che leggete da questa discussione ed invitarvi a vedere questo sito: http://www.iconicon.it/blog/ —Presto la Cabala verrà smantellata, sempre più voci circolano su internet, almeno il 45% ha saputo di questa notizia….dateci un’occhiata!

  • nuovaera89

    ma siamo sicuri di quello che scrivono???? io notizie così non le ho mai sentite, sarebbe una notiziona ma ormai sono passati 3 giorni da quell’articolo e Monti Draghi ecc sono ancora al suo posto, c’è qualche fonte ufificiale???

  • Georgejefferson

    la battaglia e’persa…non la guerra..anche se noi puo darsi che non ci saremo a festeggiare

  • Georgejefferson

    tutti cerchiamo la pace della coscienza…ma non solo,si comunica per spirito di buon dialogo e senso di fratellanza

  • Highlangher

    Italia, gia’ paese ideale per delinquenti di tutte le risme, con queste mosse si convincerà sempre più gente che rubare e’ un diritto quando si ha fame. Torneremo agli espropri proletari degli anni settanta. La storia non e’ balbuziente, ma per ripetersi si ripete. Certo bisogna farne di strada, da una ginnastica di obbedienza, pero bisogna farne altrettanta, per diventare cosi coglioni, da non riuscire più a capire, che non ci sono, poteri buoni. Grande Faber !

  • ericvonmaan

    Notizie tutte da confermare ovviamente, ora sono solo teorie. Però questo dato (un fatto comprovabile) fa pensare molto:
    http://www.iconicon.it/blog/2012/03/banche-dimissioni-di-massa/
    i topi stanno frettolosamente abbandonando la nave. Perchè?

  • sandrez

    :D…10000 persone…e questa “Idra” ha solo 10000 teste?!

  • Giancarlo54

    Beh ovvio che si parla soggettivamente. Se tra 100 anni la situazione cambierà sarei felice per i nostri discendenti, ma ora la battaglia è persa senza se e senza ma.

  • AcidBoy

    Mi sembra che il tizio che ha scritto questo pezzo si pubblicizzi la sua mostra; tutto il resto sembra il frutto di psicotropi cannoni…la ciliegina sulla torta poi sono gli extraterrestri che “collaborano” 🙂

  • greiskelly

    ciao, nell’articolo da te linkato estraggo:

    “Questa operazione è stata pianificata da lunghissimo tempo ed ha finora rispettato pienamente gli obiettivi che si era posta nelle diverse fasi: sono state infatti finora distrutte o disattivate strutture militari totalmente sconosciute alla popolazione civile, di decisivo valore strategico per l’organizzazione criminale, indebolendola fino ad impedirle di controllare occultamente gli equilibri geopolitici del pianeta come fino ad ora aveva potuto fare.”

    dovrebbero riferirsi alle d.u.m.b. qui descritte:

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=43514&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=dumb

    e in questo documento di david wilcock viene fatto cenno alle esplosioni di due basi sotterranee avvenute in agosto/settembre 2011:

    http://www.stampalibera.com/wp-content/uploads/2011/11/apocalisse_rivelazione-1.pdf

    ovviamente queste cose sono un pò fuori dalla nostra portata, o sono vere o sono delle messinscene da cinema.
    Una cosa per me è certa: che per mandare via quei pezzi di m ci vuole un intervento esterno, su questo non ho dubbi…

  • Tao

    Lo scopo più importante di una riforma del mercato del lavoro dovrebbe consistere nel ridurre in misura considerevole, e nel minor tempo possibile, il numero di lavoratori che hanno contratti di breve durata, ossia precari, quale che sia la loro denominazione formale. Per conseguire tale scopo sarebbe necessario comprendere anzitutto i motivi che spingono le imprese a impiegare milioni di lavoratori con contratti aventi una scadenza fissa e breve. Di un esame di tali motivi non sembra esservi traccia nelle dichiarazioni e nei testi provvisori rilasciati finora dal governo, tipo le “Linee di intervento sulla disciplina delle tipologie contrattuali” o le modifiche annunciate dell´art. 18. Meno che mai si parla di essi nella miriade di articoli che ogni giorno commentano i passi del governo. Pare stiano tutti mettendo mano alla riparazione urgente di un complesso macchinario rimasto bloccato, senza avere la minima idea di come funziona e com´è fatto dentro.

    Si suole affermare che le imprese fanno un uso smodato dei contratti di breve durata – in ciò incentivati da leggi e decreti sul mercato del lavoro emanate dal 1997 al 2003 e oltre – perché costano meno. Ma non è affatto questo il motivo principale. Le imprese ricorrono a tali contratti, sia pure in misura variabile da un settore all´altro, soprattutto perché essi permettono di adattare rapidamente la quantità di personale impiegato, in più o in meno, alla catena produttiva, organizzativa e finanziaria in cui si trovano ad operare. Nel corso degli anni l´hanno scientificamente costruita loro stesse, la catena, finendo tuttavia per diventarne schiave. Ogni impresa è ormai soltanto un anello che dipende da tutti gli altri. Nessuna impresa produce più nulla per intero al proprio interno, si tratti di un elettrodomestico, un mobile o un servizio pubblicitario. Ciascuna aggiunge un po´ di lavoro a manufatti o servizi che sono già stati lavorati in parte da imprese a monte, quasi sempre situate in Paesi differenti, e saranno ulteriormente lavorati da un´impresa a valle, in altri Paesi. Questo modo di produrre comporta che la regolare attività di ogni impresa dipende da qualità, prezzo, puntualità di consegna di quel che le arriva dalle imprese a monte, non meno che dalla disponibilità delle imprese a valle ad accettare qualità, prezzo, puntualità di quel che essa consegna loro. Per cui l´imperativo di ciascuna è diventato “assumi meno che puoi, appalta ad altri tutto ciò che ti riesce.”

    Oltre a questa intrinseca dipendenza da ciò che fanno gli anelli che la precedono come da quelli che la seguono, ciascuna impresa sa bene di essere oggetto di continue e implacabili valutazioni di ordine finanziario. Il suo prodotto intermedio può anche essere di buona qualità e rendere elevati utili; nondimeno se sullo schermo di un qualche computer compare che nello Utah, in Pomerania o in Vietnam c´è un´impresa che fa la stessa lavorazione a minor costo, o con maggiori utili, è molto probabile che le commesse spariscano, o arrivi dall´alto l´ordine di chiudere.

    A causa dei suddetti caratteri le catene globali di creazione del valore, come si chiamano, hanno accresciuto a dismisura l´insicurezza produttiva e finanziaria in cui le imprese, non importa se grandi o piccole, si trovano ad operare. Più che mai ai tempi di una crisi che dura da anni, e promette di durarne molti altri. Un rimedio però è stato trovato, con l´aiuto del legislatore dell´ultimo quindicennio: utilizzando grossi volumi di contratti precari le imprese hanno trasferito l´insicurezza che le assilla ai lavoratori. Fa parte di quelle politiche del lavoro chiamate globalizzazione. Quando i rapporti con gli altri anelli della catena vanno bene, un´impresa assume personale mediante un buon numero di contratti di breve durata; se i rapporti vanno male, non rinnova una parte di tali contratti, o magari tutti, senza nemmeno doversi prendere il fastidio di licenziare qualcuno.

    A fronte di simile realtà strutturale, che riguarda l´intero modello produttivo e la sua drammatica crisi, è dubbio che la riforma in gestazione, salvo modifiche sostanziali in Parlamento, risulti idonea a ridurre il tasso di precarietà che affligge milioni di lavoratori, e meno che mai a farlo presto. In effetti potrebbe intervenire una sorta di scambio perverso: le imprese riducono di qualcosa l´utilizzo dei contratti atipici di breve durata, a causa dell´aumento del costo contributivo previsto dalle citate linee di intervento; però grazie allo svuotamento sostanziale dell´articolo 18, perseguito dal governo con una tenacia che meriterebbe di essere dedicata ad altri scopi, licenziano un maggior numero di lavoratori che si erano illusi di avere un contratto a tempo indeterminato, o di altri che nella veste di apprendisti speravano, anno dopo anno, di arrivare ad averlo.

    Ma potrebbe anche accadere di peggio: che la precarietà esistente rimanga più o meno tal quale, ma si estenda a settori dove prima ce n´era poca (improvvisi fallimenti aziendali a parte). Lo scenario è pronto: da un lato, dinanzi al cospicuo vantaggio di poter ridurre la forza lavoro senza nemmeno dover licenziare, l´aumento dell´1,4 per cento del costo contributivo dei contratti atipici si configura come uno svantaggio quasi trascurabile. Dall´altro lato, la libertà concessa di licenziare ciascuno e tutti per motivi economici, veri o presunti o inventati, di cui chiunque abbia un´idea di come funziona un´impresa può redigere un elenco infinito, costituisce un formidabile incentivo a modulare quantità e qualità della forza lavoro utilizzata a suon di licenziamenti. Magari assumendo giovani freschi di studi, al posto di quarantenni o cinquantenni tecnologicamente obsoleti, che tanto, una volta perso lo stipendio, non dovranno aspettare più di dieci o quindici anni per ricevere la pensione. Sarebbe un passo verso l´eliminazione del dualismo tra bacini diversi di lavoro, da molti deprecato, ma non esattamente nel modo che la riforma sembrava da principio promettere.

    Potrebbe il Parlamento ovviare ai limiti della riforma in discussione? In qualche misura sì, se mai si trovasse una maggioranza. Però v´è da temere non possa andare al di là di qualche ritocco, perché se non si tengono in debito conto le cause reali del guasto di un complicato macchinario, è molto difficile che la riparazione vada a buon fine, quali che siano le intenzioni dei riparatori.

    Luciano Gallino
    Fonte: http://www.repubblica.it
    25.03.201