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LO STATO DI ECCEZIONE

DI GIACOMO GABELLINI
conflittiestrategie.it

“Sovrano è chi decide dello stato di eccezione”.

Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.

Lo schema logico che ha determinato la presente svolta politica verte sulla sostanziale inadeguatezza di Silvio Berlusconi e della sua risicata maggioranza parlamentare incapace di smarcarsi dal suo rigido immobilismo perché minata da continui cambi di schieramento e perché impegnata a tempo pieno ad assecondare le necessità del Primo Ministro che vertono sull’elusioni dei vincoli processuali che gravano sul suo conto.

L’inarrestabile inerzia immobilista innescata dal governo Berlusconi, che malgrado le innumerevoli battute d’arresto ha ricevuto regolarmente la fiducia richiesta al Parlamento, avrebbe quindi esasperato la situazione politica italiana, che necessitava di urgenti riforme in campo economico per far fronte alla tremenda crisi mondiale aggravata dall’attacco speculativo all’euro e in particolare agli anelli deboli dell’Unione Europea rappresentati dai cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).

Qualcosa di affine è accaduto in Grecia, dove l’ostinata e strenua resistenza opposta dal Primo Ministro eletto George Papandreou alle regolari pressioni dei poteri forti internazionali esercitate attraverso i soliti organi di stampa si è conclusa con l’apertura di uno stato di eccezione analogo a quello italiano, dettato anch’esso dall’esigenza di promuovere l’instaurazione di un governo capace di applicare le misure necessarie al superamento della crisi vigente.

Dal momento, quindi, che il regolare svolgimento della vita politica di entrambi i paesi era compromesso dall’irresponsabilità e dall’incapacità dei loro rispettivi governi, sono stati indetti due stati di eccezione speculari e paralleli allo scopo di aggirare il normale ordinamento democratico insediando “d’autorità” quegli elementi dotati delle competenze necessarie a “riequilibrare” la situazione al di fuori di ogni consenso popolare.

Se in Italia è Mario Monti a sostituire il dimissionario (o meglio “dimissionato”) Silvio Berlusconi, in Grecia è Lucas Papademos a succedere all’uscente George Papandreou.

Sia Monti che Papademos hanno alle spalle un’esperienza consolidata da numerosi riconoscimenti accademici negli Stati Uniti e hanno in comune l’aver svolto ruoli di rilevanza nell’ambito delle grandi banche d’affari statunitensi (Goldman Sachs) e della Commissione Trilaterale, l’organizzazione fondata da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski nel 1973 allo scopo di isolare l’Unione Sovietica in vista di un suo graduale strangolamento.

L’integrazione continentale dell’Europa e la formazione di un subcontinente estremo – orientale (oltre all’adozione di rispettive valute transnazionali come l’euro e uno yen asiatico) sotto l’egida statunitense sono di fatto operazioni geopolitiche escogitate in quel pensatoio proprio in funzione dell’accerchiamento dell’heartland finalizzato all’integrazione graduale della Russia nella logica omogeneizzante dell’atlantismo.

Il fatto che siano stati chiamati individui dal simile curriculum a traghettare Italia e Grecia verso più luminosi lidi colora di tinte fosche l’intero quadro dell’operazione, specialmente alla luce del fatto che, nonostante la tanto ostentata connotazione impolitica dei cosiddetti “mercati”, le tendenze basilari dei comparti finanziari che hanno sferrato l’attacco speculativo all’euro vengono regolarmente determinate dagli strateghi del capitale che pianificano le proprie mosse a porte chiuse, proprio nell’ambito degli incontri di quelle organizzazioni come il Bilderberg e la Trilaterale in cui si stabiliscono le regole del gioco.

Secondo la vulgata informativa massmediatica, le nomine di Mario Monti e Lucas Papademos sarebbero quindi avvenute a furor di mercato, le cui esigenze e necessità avrebbero perciò acquisito un peso maggiore rispetto alla volontà dei singoli cittadini italiani e greci, che subordinano il loro consenso alla riduzione del differenziale (spread) che, secondo le ricette compilate dai nuovi sovrani (e raccomandate da istituzioni come in Fondo Monetario Internazionale e, soprattutto, la Banca Centrale Europea attraverso la lettera del Presidente Mario Draghi), comporterà la drastica limitazione delle tutele previdenziali e sanitarie garantite finora.

Sul piano più squisitamente italiano, la mancanza di limiti temporali certi potrebbe preludere alla sospensione permanente della normale prassi democratica sulla falsariga di quanto accaduto negli Stati Uniti, dove lo stato di eccezione vige ininterrottamente dall’ottobre del 2001, in coincidenza con l’entrata in vigore del “Patriot Act”, il pacchetto di leggi liberticide adottate sull’onda emotiva scaturita dagli attentati dell’11 settembre 2001.

In quelle condizioni straordinarie fu popolo statunitense ad assecondare le intenzioni del Presidente George W. Bush, accordandogli il consenso necessario per sacrificare le proprie libertà individuali sull’altare della “sicurezza” nazionale.

La fine della corrotta Repubblica di Weimar avvenne anch’essa a furor di popolo, attraverso l’introduzione di un particolare stato di eccezione che gettò di fatto le basi per la graduale ascesa al potere dei nazionalsocialisti di Adolf Hitler.

La decisione del senato romano relativa al conferimento a Quinto Fabio Massimo del ruolo di dictator fu dettata dall’esigenza di sottrarre le decisione necessarie alla salvaguardia dell’impero – minacciata dall’avanzata delle orde cartaginesi – alle endemiche lungaggini repubblicane.

I senatori fissarono però l’inderogabile vincolo temporale di sei mesi in relazione alla durata dell’incarico di potere cui Quinto Fabio Massimo era appena stato investito, e si riservarono il diritto di non rinnovargli il mandato quando ritennero inappropriata la sua strategia, giudicata eccessivamente cauta e attendista.

Giorgio Napolitano ha invece ignorato ogni precedente storico al riguardo scegliendo di non porre alcun vincolo temporale e confidando quindi nel presunto, profondo senso dello Stato di Mario Monti che una volta decadute le condizioni che hanno determinato la sua nomina dichiarerà arbitrariamente (se e quanto lo farà non è affatto scontato) concluso lo stato di eccezione e solo allora potranno svolgersi le nuove elezioni.

Intanto il nuovo Primo Ministro si impegna a delineare il proprio governo, che si preannuncia composto da una nutritissima schiera di tecnici dell’economia e della finanza.

Alla luce dei fatti, quindi, in Italia e Grecia inadeguatezza e pessima gestione della cosa pubblica da parte delle rispettive classi politiche hanno spianato la strada alle tecnocrazie economiche, le stesse che sono salite sul Panfilo Britannia agli sgoccioli della Prima Repubblica e che, una volta conquistato il potere, hanno smantellato buona parte dell’apparato bancario e industriale pubblico a beneficio della stessa grande finanza angloamericana che oggi plaude alla nomina di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea e a quelle di Mario Monti e Lucas Papapdemos ai governi di Roma ed Atene.

Amschel Mayer Rothschild scriveva: “Autorizzatemi ad emettere moneta e a controllare i sistemi monetari del Paese e io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi”.

Ebbene, con il vertice di Maastricht che ha funto da basamento per la nascita dell’euro, la sovranità monetaria è stata trasferita dagli Stati alla Banca Centrale Europea dominata dall’eminente figura di Mario Draghi, che non risponde ad alcuna autorità politica legittimata dall’investitura democratica.

Il ruolo primario della società civile subisce un netto ridimensionamento e il sogno di Rothschild comincia a prendere forma, nel generale giubilo della grande finanza angloamericana.

E i mercati, come d’incanto, riprendono istantaneamente a respirare.

Giacomo Gabellini
Fonte: www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/2011/11/15/lo-stato-di-eccezione/
15.11.2011

Pubblicato da Davide

  • jaimedipietra

    Ma cosa c’entra Schmitt???? C’era un governo, ha perso la maggioranza. La costituzione dà al PdR facoltà di cercare altre maggioranze. Ma di che stiamo parlando???Ma qualche stato di eccezione????

    Viviamo in un sistema liberal-capitalistico: Gianni Letta, di Goldman Sachs, era sottosegretario al Consiglio!

    Sveglia!

  • Giancarlo54

    Articolo perfetto, con chiaramente delineate le responsabilità.

  • Truman

    @jaimedipietra:
    il protocollo finora usato durante le crisi di governo, direttamente derivato dalla Costituzione era:
    – Il Presidente della Repubblica verifica se è possibile trovare una maggioranza in Parlamento, consultando i gruppi parlamentari;
    – Se appare esserci una maggioranza viene incaricato un appartenente a tale maggioranza, che verifica le condizioni per una squadra di governo;
    – altrimenti scioglie le Camere ed indice elezioni;
    – giuramento, fiducia, etc

    La procedura seguita da Napolitano è stata:
    – decide che bisogna proseguire la legislatura;
    – decide che il premier sarà uno stipendiato di Golman Sachs di sua conoscenza
    – decide di nominare senatore a vita tale dipendente di Goldman
    – lo impone ai gruppi parlamentari come Presidente del Consiglio
    – giuramento, fiducia, etc.

    Diciamo che il comportamento è stato abbastanza fuori le righe. In altri termini sarebbe certamente interessante se la proposta di Barnard di denunciare Napolitano per alto tradimento andasse avanti. Certamente gli argomenti delle parti in causa sarebbero da ascoltare con attenzione. Ma tanto non se ne farà niente.

  • jaimedipietra

    Sciocchezze. Napolitano è un servo del regime liberal-capitalista. La costituzione è stata fatta per essere serva di questo sistema.

    Barnard è un pagliaccio. Questo sistema si potrebbe rovesciare solo con la forza. Altro che denunciare per tradimento ahah.

    Questo intendeva Schmitt per “stato di eccezione”: uso della forza. Questo fu chiamato a fare Cincinnato: uso della forza.

    Monti è un Presidente democraticamente eletto. Fino a quando non metterete fine al compromesso democratico che vi attanaglia, lasciare perdere. E non citate Schmitt!

  • polloaviariato

    pollenaviariaten.blogspot.com/2011/11/monti-e-cavalieri-osservazioni.html

    E’ da tempo che il Pollo non scrive qualcosa di sensato. Alla morte di Gheddafi non ho scritto niente, anche perchè in Libia la frittata era già fatta (E l’Italia già in parte rovinata). Però in Italia ancora la frittata non è stata cotta a puntino, perciò ancora qualcosa si può dire. Essendo anche io un piccolo bocconiano me la sento di dire qualcosa, anche solo perchè dopotutto Monti è il mio rettore.
    Per iniziare direi che, tendenzialmente, tendo a non fidarmi di una persona che ha lavorato per i criminali di Goldman Sachs, per la brava gente di Coca-Cola e che fa parte della Commissione Trilaterale. Non prendetemi per uno che ha dei pregiudizi o per un complottista della domenica (E sopratutto lasciatemi laureare in tempo), ma sono fatto così.
    Berlusconi, ah Berlusconi. Finalmente ci siamo liberati del nano malefico, fonte di tutti i mali dell’ Italia. Fermi, fermi. Non ci siamo liberati di un bel niente, il nano tornerà e mantiene il suo impero mediatico. E in secondo luogo non è lui la fonte di tutti i mali dell’Italia.
    Berlusconi, perlomeno, qualcuno lo aveva eletto. Dite ciò che volete, ma questo in una democrazia dovrebbe valere qualcosa. Monti chi lo ha eletto?
    Perlomeno mette d’accordo tutti e terrà alto il nome della Bocconi (Perlomeno fino al primo decreto legge, dopo nessuno vorrà più assumermi e accoglieranno a braccia aperte quelli della Cattolica). Rende felice Bersani e gli amici del PD, che vogliono definirsi di sinistra (O di centro-sinistra, pardon), ma che a me tutto sembrano meno che di sinistra (Se è di sinistra accettare senza fiatare un golpe del grande capitale…).
    Di Pietro dice “Monti si, ma dopo Referendum ed Elezioni”. Io dico “Monti no. Prima Referendum ed Elezioni e poi forse Monti”. Perchè teoricamente siamo ancora una democrazia giusto?
    Mi ritrovo a volte a pensare, quando passo davanti a qualche chiesa. Mi dico “Perchè non entro un po’ a pregare?”.

    “Padre nostro che sei nei cieli.
    Fai in modo che l’Italia non faccia la fine di Argentina, Cile, Grecia, Irlanda, Islanda (O forse si), Russia.
    Fai in modo che l’Italia non sia il nuovo Cile, che Monti non sia il nuovo Friedman, e che i bocconiani non facciano la parte dei Chicago Boys”

    “Ma dai” mi dicono “Monti dopotutto è un bravo ragazzo”. Sarà anche un bravo ragazzo, ma non sarà lui a delineare la nostra politica economica. E se anche lo facesse sappiamo già cosa ne verrebbe fuori. Si, parlo a voi, gente che ha lottato per l’acqua pubblica e la scuola (Scordatevele) Non fatemi continuare in questa direzione, altrimenti potrei pronunciare parole quali “Deutshbank” “Quarto Reich” “BCE” “Fondo Monetario Internazionale” “Neo-Liberismo” “Scuola di Chicago”.
    “Ma dai” mi dicono “Dovresti solo essere grato!”. Grazie, ma non me la sento di essere grato. Si, lo ammetto. Chi poteva assumere le redini della situazione se non lui? Napolitano (Da bravo ex-comunista) ce lo ha legittimato con abile mossa facendolo senatore a vita. Non sono un politico, perciò non posso iniziare a sciorinare nomi per una maggioranza alternativa al governo tecnico. E mi si dice che le cose che io propongo, e che potrebbero portare l’Italia fuori dalla crisi, sono ingenue. Tassiamo come si deve il vaticano, usciamo dalla NATO e smettiamola di spendere soldi in guerre americane, riprendiamoci in mano la nostra politica economica e la nostra sovranità monetaria, facciamo una patrimoniale come si deve (Non come lo scherzetto che a quanto pare verrà proposto) e iniziamo una seria lotto all’evasione. Buttiamo nel water i concetti di PIL e di crescita e di società del consumo, smettiamo di sperare che le parole d’ordine del liberismo siano la panacea a tutti i mali. Rimettiamo in piedi la classe media, investiamo in ricerca e istruzione e energie alternative (Una sorta di New Deal versione moderna, vediamola da questo punto di vista) , fermiamo la fuga dei cervelli, legalizziamo (E tassiamo) droghe leggere e prostituzione (Tagliando le gambe alle mafie così, perchè no). Smontiamo la burocrazia, mandiamo a casa tre quarti dei politici e aiutiamo i giovani che vogliono far partire qualcosa. Ma questa è la ricetta di un ingenuo…
    A quanto pare la ricetta seria prevede massicce dosi di privatizzazioni, l’outsourcing della nostra politica economica a Bruxelles e liberalizzazioni varie ed eventuali. Ma chi sono io per criticare?