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LO SPORCO SEGRETO DI “HOPENAGHEN”

DI PEPE ESCOBAR
atimes.com

Il 21 novembre sul China Daily è apparsa questa didascalia: “Tre donne fanno sembrare più piccolo il Nido d’Uccello [lo Stadio Nazionale] mentre si godono il cielo azzurro e il sole invernale, venerdì. Venerdì Pechino ha sperimentato il suo 260° giorno sereno del 2009, raggiungendo il proprio obiettivo 41 giorni prima della fine dell’anno”.

Si potrebbe pensare che il segreto del controllo climatico cinese e il raggiungimento degli “obiettivi” sia che Dio ha la tessera del Partito Comunista, e che i suoi obiettivi sono i piani quinquennali, come per chiunque altro (eccetto gli “scissionisti”). Dio, ovviamente, non si sognerebbe mai di diventare uno scissionista.

Solo nell’ultimo mese in Cina sono stati venduti 1,34 milioni di automobili. Sono una gran bella fonte di gas serra. Confrontateli con il nuovo obiettivo di Pechino, quello di ridurre l’intensità di carbonio – emissioni di anidride carbonica per unità di prodotto interno lordo – dal 40 al 45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. Cosa se ne faranno di tutte queste auto, le esilieranno in Corea del Nord?

Gli imprenditori cinesi, però, continuano a concentrarsi sull’obiettivo. Molti sono giunti a Copenhagen per la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, e oltre a concludere una caterva di nuovi grossi contratti hanno già reso pubblico il loro “impegno a esplorare modelli di crescita economica a bassa emissione di carbonio”.

Stretch limo da Kyoto

Congestionata da 1200 limousine (e solo cinque auto elettriche) e 140 jet privati riservati ai veri VIP tra i 15.000 delegati, 5000 giornalisti e 98 leader mondiali che si ingozzavano di foie gras sostenibile (e sesso libero, offerto dalle 1400 lavoratrici del sindacato delle prostitute di Copenhagen, questo sì che è carbon dating*…), Copenhagen è stata ribattezzata Hopenhagen. Ma non c’è da stare molto allegri.

Parlando per conto del Gruppo dei 77 e della Cina, l’ambasciatore sudanese Ibrahim Mirghani Ibrahim ha messo in chiaro che le manovre del Nord per aggirare il protocollo di Kyoto e per mettere con le spalle al muro il Sud non avranno vita facile. In base a Kyoto, adottato nel 1997, il Nord industrializzato si è impegnato a ridurre le emissioni del gas serra del 5% rispetto ai livelli del 1990 nel 2008-2012. Tutti i paesi hanno sfondato i limiti.

Poi, all’inizio di questa settimana, è trapelato il testo “segreto” di una bozza dell’accordo politico conclusivo che il 18 dicembre, cioè alla fine del summit, dovrebbe essere ratificato da tutti, compreso il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. E Lumumba Di-Aping, il presidente sudanese del Gruppo dei 77 più la Cina, è partito in quarta: “Il testo ruba ai paesi in via di sviluppo la loro quota giusta ed equa di spazio atmosferico. Cerca di trattare ricchi e poveri allo stesso modo”. La Cina e l’India ovviamente si oppongono fermamente al testo “segreto”.

Ecco dunque quello che il Nord ricco sta architettando, secondo il Sud: “Distruggere sia la convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che il protocollo di Kyoto”, come ha detto Di-Aping. Kyoto è finora il solo accordo globale che obblighi il Nord a ridurre le emissioni di gas. Adesso il Nord vuole un losco “fondo verde” condotto da un consiglio misterioso che alla fine si tradurrà nella Banca Mondiale e in un consorzio di organi non-ONU. In breve: il Nord l’ha fatta franca con l’inquinamento del pianeta, mentre quello che va regolamentato è il Sud.

I tagli della Cina da soli corrispondono a non meno del 25% della riduzione globale delle emissioni necessaria a evitare un aumento di più di due gradi Celsius della temperatura del pianeta. La Cina batte perfino la correttezza ambientale dell’Unione Europea, impegnatasi a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020. I principali responsabili dell’inquinamento mondiale, gli Stati Uniti, non vogliono prendere nessun impegno. Washington – che ha snobbato Kyoto – vuole un “accordo politico”, non un “trattato legale”, e si è vagamente offerta di tagliare le emissioni del solo 17% entro il 2020, e in riferimento ai livelli del 2005. Il Nord ha comunque già deciso che a Copenhagen non ci sarà alcun accordo globale, solo una vaga dichiarazione di intenti.

Porca vacca

Qualunque sia l’esito della festa di Copenhagen, non affronterà il problema del funzionamento del turbo-capitalismo, un sistema che è schiavo del petrolio. La maggior parte della realtà che conosciamo ruota essenzialmente attorno a Padre, Figlio e Spirito Santo, cioè Cina, Stati Uniti e Medio Oriente.

Funziona praticamente così. I produttori di petrolio del Medio Oriente vendono il petrolio che alimenta un esercito di industrie cinesi, soprattutto nella cosiddetta “fabbrica del mondo”, il Guangdong. Queste industrie usano il petrolio per produrre praticamente tutto quello che il mondo consuma, e che va a finire in gran parte negli Stati Uniti. I consumatori americani acquistano tutti questi prodotti nei grandi magazzini con carte di credito prosciugate. Poi i magnati del petrolio mediorientali investono il loro surplus negli Stati Uniti. È così che alcuni investitori arabi – per lo più fondi sovrani – sono ora tra i principali creditori degli Stati Uniti.

Mentre gli Stati Uniti sono colpiti dalla più grave crisi dell’occupazione dai tempi della Grande Depressione, la Cina avrà ancora bisogno di tutto questo petrolio per far muovere la propria economia e gli arabi avranno ancora bisogno di consumare prodotti made in China nei Wal-Mart, dove andranno a bordo dei loro SUV.

I cinesi saranno gli ultimi a guastare questo equilibrio. Ridurranno zitti zitti le loro emissioni e in ogni caso continueranno a crescere del 9% annuo – secondo il famoso proverbio cinese “fare è meglio che parlare” (shao shuo duo zuo, parla poco e fai di più).

Dunque chi vincerà, alla fine? Chi se non Wall Street, se mai vedrà la luce un sistema basato sul mercato delle emissioni per “salvare il pianeta”. Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley farebbero così il colpaccio grazie a un mercato del carbonio incentrato sui derivati.

Preparatevi a una valanga di contratti derivati e di prodotti finanziari legati allo scambio di emissioni. Wall Street attirerà importanti investitori dai fondi speculativi e dai fondi pensione, dato che ha investito una fortuna in lobbisti e in contratti con compagnie in grado di offrire “carbon offset” [cedole di credito emesse da organizzazioni che operano nel campo della protezione dell’ambiente e che si impegnano a investire quel denaro per compensare le emissioni di anidride carbonica, N.d.T.] da vendere ai clienti. Sarà una pacchia per gli speculatori. Le banche di Wall Street sono destinate a trasformare i cambiamenti climatici in un nuovo mercato delle materie prime – e a venderli come un prodotto di investimento. Abbiamo già visto tutti questo film, ma che diavolo; benvenuti nella nuova bolla da migliaia di miliardi, l’ancora teorico mercato “cap and trade” [tetto per le emissioni e scambio di quote delle emissioni, N.d.T.].

Anche Big Oil – da Exxon Mobil a Shell e BP – insieme alle maggiori corporazioni globali, molte delle quali legate direttamente a Big Oil, metterà a segno un bel colpo. Queste compagnie vogliono una “carbon tax” globale diretta (esplicitamente chiesta da ExxonMobil). Il sistema di scambio delle quote di emissione legherà i mercati “cap and trade” nazionali; i “tetti” saranno in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Questo spiega perché paradossalmente Big Oil sia di fatto favorevole a combattere il surriscaldamento globale.

Difficile stupirsi alla vista di Wall Street e Big Oil che traggono allegramente vantaggio dai risultati di Copenhagen. La “carbon tax” globale che hanno proposto colpirà tutto il pianeta, e il bello è che Wall Street e Big Oil non dovranno farne le spese. Ma, si potrebbe contestare, perché no, visto che verrà tassato anche il miliardo e mezzo di vacche presenti in tutto il mondo. Secondo la FAO, l’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, le “emissioni” delle vacche sono tra le principali cause del surriscaldamento globale. E così, malgrado tutte le buffonate del fardello dell’uomo bianco, sembra che i mammiferi daranno il colpo di grazia a quella Madre Terra che gli umani avranno ormai praticamente distrutto: questa ironia sarebbe piaciuta molto al teorico dell’evoluzione Charles Darwin.

*Gioco di parole intraducibile: dating è la datazione (al carbonio) ma si riferisce anche all’uscire con qualcuno.

Versione originale:

Pepe Escobar
Fonte: http://atimes.com
Link: http://atimes.com/atimes/China/KL10Ad01.html
9.12.2009

Versione italiana:

Fonte: www.tlaxcala.es
Link: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=9464&lg=it
12.11.2009

Traduzione a cuar di Manuela Vittorelli membro di Tlaxcala , la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

Pubblicato da Davide

  • esca

    Personalmente mi sto preparando all’idea di una valanga di mazzate sulla testa sotto forma di una serie di tasse assurde quanto dure da digerire, soprattutto al pensiero che sono il frutto della presa per i fondelli progettata per lungo tempo e “finalmente” portata a compimento. Nel frattempo i media non accennano alla minima vergogna mentre ripetono all’infinito la filastrocca del carbonio.
    “98 leader mondiali che si ingozzavano di foie gras sostenibile (e sesso libero, offerto dalle 1400 lavoratrici del sindacato delle prostitute di Copenhagen)”. Peggio che peggio, mentre ci prendono per il c..o se la spassano pure: non avevo dubbi sul fatto che una massa di viscidi viziosi come i vips dell’evento avrebbero approfittato dell’occasione per le ammucchiate. Che scoppino (con due p) tutti!

  • alinaf

    Eh eh sono già all’opera: Il governo olandese la pensata l’ha già fatta . Vuole detassare l’acquisto di auto nuove – con riduzione del prezzo della vettura fino al 25% – ma al contempo introdurre una nuova tariffa di 3 centesimi di euro (in media) per ogni chilometro percorso. Questo a partire dal 2012, con l’importo a chilometro che aumenterà di anno in anno fino al 2018. Altri criteri che, nelle intenzioni, influiranno sull’ammontare della tassa da pagare saranno anche la potenza del veicolo, la classe ecologica e l’uso dell’auto in orari di punta oppure in certe vie dei centri cittadini particolarmente congestionate dal traffico. Il metodo per attuare ciò sarebbe basato su sistemi Gps installati su ogni auto che, di fatto, permetterebbe allo Stato di sapere sempre e in tempo reale dove si sta recando il cittadino.
    Ciao ciao

  • myone

    Alla fine la demenzialita’ e’ questa. Che hommeni de mierda sti zozzoni oltre la zappa. Ma sta gente di feccia, hanno mai lavorato in vita loro?
    Si sono mai fatti dei calli anziche’ delle seghe nelle loro menti? Come i bambini di oggi si portano alle fattorie per farlgi capire che mangiano queste cose principalmente e non le confezioni di plastica delle merendine, queste specie di fenomeni mutati, perche’ non li mettono a coltivare ogni giorno il loro bisogno giornaliero?
    Questi sono perniciosi tarli e parassiti dell’ umanita’.
    Ma chi mi da’ il diritto e a loro il dovere di rappresentarmi e di farli credito che siano, e chi sono… loro? Per me, non valgono nulla, zero assoluto. Ma purtroppo, fanno la differenza in tutto quello che si puo’ chiamare distruttivo, in tutti i sensi.
    Nessuno gli spara alle gambe? Makke, continuano a sparargli voti e a sparargli soldi, anche questa e’ la demenza compensativa dell’ altra demenza che ci meritiamo. Ma senza di loro nemmeno noi vivremmo, non ce la caveremo, e visto che abbiamo bisogno di questo in parte, nuotiamoci dentro ad occhi chiusi. Ma sara’ poi vero che sono loro o che questi sistemi, sono la salvezza dell’ uomo? o sono la faccia malvagia della sua perdizione? Io invece penso che, tolgiendoli tutti e tolgiendo tutto, lasciando il tutto che c’e’, ce ne sarebbe da vivere bene, meglio, e senza avere sulla coscenza della storia, la distruzione umana in atto da secoli, e quella ambientale e sociale, che sta’ toccando apici di demenzialita’ assurdi. A questo modo si, che il traguardo dei peggio sono a una spanna. Quelle che sono state le avvisaglie di ogni tipo nell’ arco di 30 anni, che non sono altro che qualche giorno, in tutti i sensi della vita, fra miserie, destabilizzazioni sociali, guerre, depurpamento ambientale e tutto il resto, si fara’ sentire sempre di piu’. Ma si vede che ancora non basta. Visto che calli non ne hanno, di seghe inutili e dementi ne partoriranno a iosa senza sapere ceh tralasciano le basi elementari dei problemi e dell’ intelligenza umana, che sono quelle invece che dovrebbero mettere in atto per non arrivare a situazioni, che nemmeno se ne hai 100 di titoli o di carte di credito ti salvi il culo.