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LO SFALDAMENTO DELLA LINGUA

DI ENRICO PANIZZI
Zret Blog

Si assiste, nella nostra epoca e nella nostra società, ad un evidente deterioramento delle competenze linguistiche e comunicative e ciò, in particolar modo, si riscontra tra i giovani.

Spesso vengono a mancare le nozioni fondamentali della grammatica, il lessico si è notevolmente impoverito e, con frequenza, si nota una forma di comunicazione che risulta banale e stereotipa. In alcuni casi gli studiosi parlano di analfabetismo di ritorno.

Le cause di tale fenomeno sono numerose. Lo psicologo James Hillmann fa notare che l’analfabetismo è causato dall’aver trascurato le condizioni che aiutano l’immaginazione e la lettura, ad esempio il silenzio. In effetti i ritmi frenetici della nostra esistenza portano lontano dal silenzio, dal raccoglimento. Hilmann fa anche osservare come il modello di società che si è imposto tenda a non considerare il “che cosa”, ma solo il “come”. Credo che proprio la società consumistica, incentrata su valori effimeri, abbia prodotto queste mancanze espressive e riflessive fra gli studenti.Anche i numerosi mezzi di comunicazione, invece di essere strumenti educativi, sono diventati causa di un linguaggio povero e privo di fantasia. Troppo spesso non conta quello che si dice e neppure come una “cosa” viene espressa: l’importante è solo “parlare”. Molti programmi televisivi seguono proprio questa “regola”; perfino nei telegiornali non devono esistere pause. Hillmann ha scritto che si tende a prendere la parola senza neppure aver pensato ciò che si vuole manifestare.

Anche la scuola, in qualche caso, non spinge gli alunni alla curiosità, ad una ricerca personale, ma si limita ad adattarsi alle informazioni, alle parole, ai ritmi proposti ed imposti dalla società.

Penso non sia facile trovare dei rimedi a tale deterioramento, però già educare all’ascolto, alla bellezza della scrittura, al piacere dell’immaginazione, può essere un efficace modo di affrontare la questione. È vero che tanti al giorno d’oggi sono pronti ad affermare che in fondo è solo importante usare il linguaggio che procura ricchezza e potere. È questo un linguaggio per il quale a poco servono competenze e vera comunicazione; ad esso bastano titoli e numeri (con tanti zeri). Ritengo che proprio questa mentalità generi un linguaggio che è solo un meccanismo, un po’ come gli ingranaggi di un orologio.

La povertà di pensiero è anche povertà di linguaggio e viceversa.

Enrico Panizzi
Fonte: http://zret.blogspot.com/
Link: http://zret.blogspot.com/2006/12/lo-sfaldamento-della-lingua-articolo.html
06.12.2006

Pubblicato da Davide

  • marzian

    Senza ombra di dubbio la situazione culturale dell’Italia è disastrosa, si veda l’utimo saggio di Tullio De Mauro:

    http://www.eddyburg.it/article/articleview/1882/0/131/

    Ma
    sia De Mauro che Panizzi propongono un’unica soluzione: educare,
    istruire, potenziare/migliorare/cambiare la scuola pubblica.

    In altre parole: imporre. Esprimere ancora una volta la violenza dello stato e della società.

    Sembra quasi che la cura sia il male stesso.

  • Truman

    Su argomenti simili abbiamo pubblicato di recente nei forum:
    Diventeremo dei mutanti? Le rivoluzioni dell’homo videns
  • illupodeicieli

    sono pienamente d’accordo: i miei figli per fortuna amano anche la lettura. ogni tanto cito loro una frase, non mia: leggere il dizionario è un’ottima lettura. a volte invece di leggere certi quotidiani o libri, forse sarebbe meglio dare un’occhiata anche all’enciclopedia. quanto alla scuola di certo spinge,almeno per ciò che ho sperimentato, in quella direzione:ma spesso gli insegnanti si arrendono, non vanno fino in fondo,limitandosi a "invitare" gli alunni. d’accordo che sono controproducenti i metodi coercitivi, sono dei boomerang, tuttavia a una certa età forse si è ancora in tempo per far amare la propria lingua. anche certi approfondimenti, e faccio quindi un salto indietro, sono realizzati con il copia e incolla, scritti con la stampante, non c’è più neanche la brutta copia da…copiare.

  • Interconnessioni

    Vi ricordate la neu langue o qualcosa del genere, ma non era in 1984 di Orwell? Gli inuit hanno circa 1000 parole per dire neve, stessa cosa dalle parti dei lapponi. I dettagli, les nuances, le sfumature sono la base del linguaggio dell’anima. Ampliamo i ns. vocabolari parlati, diamo anche fiato alle lingue "altre" , anche in Italia, quelle minoritarie che rischiano di essere fagocitate dalla neu langue tecno english (bene comunque se sappiamo anche quella!). Ci sono putroppo molte lingue cosidette minori che sono defunte, specialmente tra gli amerindiani del nord america. Ho avuto occasione di imparare da un nativo di quelle zone squarci di suo vocabolario e anche lì registro l’abbondanza e la precisione delle descrizioni, un po’ come la neve di sopra. Avanti con il linguaggio dellqa parola, avanti con l’anima, avanti con la VITA!