L'ITALIA STA ANDANDO A FONDO: CHE FARE ?

L'ITALIA STA ANDANDO A FONDO: CHE FARE ?

In esclusiva per www.comedonchisciotte.org


DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Il dato era “inatteso” dalla classe politica dominante: eppure, quel 1,2% di calo della produzione industriale a Giugno[1], sul precedente mese di Maggio, racconta che quello che tutti, oramai, abbiamo compreso.
Forse meno coinvolta dalla crisi finanziaria internazionale – giacché l’Italia era Paese arretrato nelle alchimie finanziarie – oggi, con quasi il 20% della produzione industriale persa in un solo anno, il Belpaese vede spalancarsi la porta del baratro.
Quelli che stanno venendo al pettine non sono i frutti della crisi internazionale, ossia non sono le cause dirette di quella colossale truffa, bensì le debolezze interne dell’Italia/Paese, la sua cronica arretratezza. Quando il gioco si fa duro – si narra – i duri emergono: i vasi di coccio, spariscono e tornano ad esser terra.
Verrebbe quasi da dire, parafrasando un sillogismo dell’antica cristianità: memento Italia, quia pulvis es et in pulverem reverteris.

Fin qui niente di nuovo, ma alcuni articoli comparsi ultimamente su CDC cantavano praticamente la medesima canzone: pur essendo informati sulle cause, e conoscendo anche qualche rimedio, non siamo in grado di far nulla.
Il senso degli articoli di Paolo Barnard – sappiamo tutto, ma non sappiamo come realizzarlo – oppure di Badiale e Bontempelli – dobbiamo organizzarci, ma attenzione alle false sirene – è praticamente il medesimo: chi legge sul Web, spesso, s’è fatto un’idea molto precisa su quanto sta avvenendo e, anche senza ricevere “imbeccate”, sa riconoscere da solo la natura degli eventi politici.
Ad esempio: per la gran parte della persone, l’anomala crescita del prezzo della benzina è dovuto ad una semplice “truffa” a danno dei consumatori. Se, invece, si sa che Scaroni fu socialista al pari di Sacconi, Brunetta, Cicchitto (e Berlusconi, più defilato ma presente) è facile comprendere che, attraverso l’ENI, stanno facendo cassa. Non possono più, come ai tempi della DC, aumentare le accise sui carburanti per il Vajont: lo fanno in modo surrettizio, mascherato, ma è la stessa politica. Domani, s’inventeranno una Robin Tax 2, così gli estimatori di Tremonti saranno soddisfatti.

Anche sull’energia, quanti articoli sono stati pubblicati?
C’è chi crede nel mutamento climatico causato dall’Uomo, chi preferisce addossarlo a cause naturali, ma su un punto tutti sono d’accordo: possiamo contare sui combustibili fossili per circa mezzo secolo, sul nucleare (forse) per qualche anno in più, ma la frittata è questa, non un’altra. Senza considerare che il 5% della produzione petrolifera è destinata ad usi petrolchimici.
Tutto il Pianeta sta interrogandosi sulle rinnovabili, sperimenta, costruisce, installa: in Francia e Gran Bretagna installano turbine eoliche ed idroelettriche addirittura nella città[2], in Irlanda piazzano idrogeneratori da 1,2 MW in mare[3], il primo dirigibile totalmente autosufficiente (i motori sono alimentati da celle fotovoltaiche) attraverserà la Manica a fine Agosto 2009[4]. E potremmo continuare con una sfilza di eccetera, eccetera, eccetera…
Intanto, nella bella Italia, la “bella pensata” è quella di costruire centrali nucleari, senza sapere chi caccerà i soldi (tanti), se ci sarà ancora Uranio (soprattutto, a quale prezzo!) e senza aver risolto il problema delle scorie. Dobbiamo ancora trovare posto per quelle d’antica data (Trino Vercellese, ecc) e ne vogliamo creare di nuove?
Non riflettono nemmeno per un attimo che la produzione eolica (non la potenza installata!), negli USA, da un paio d’anni ha superato quella di fonte nucleare, non prestano orecchio agli investimenti cinesi (la metà nell’eolico), fanno orecchie da mercante sulla Kitegen di Chieri[5], che ha già iniziato la sperimentazione sull’eolico d’alta quota – solo tre aziende al mondo ci lavorano, USA, Olanda ed Italia – e per una volta saremmo fra i primi. Basta? No, perché, con un modestissimo investimento della Regione Lazio[6], strutture universitarie pubbliche sono all’avanguardia nella progettazione delle celle fotovoltaiche che usano pigmenti organici (resa più bassa, ma costi irrisori) ed anche qui sono in pochi a farlo: USA, Nuova Zelanda e pochissimi altri.

Una delle critiche portate dai lettori agli articoli di Barnard, Badiale e Bontempelli (di qui in avanti, per comodità, B + B&B) è stata che la coscienza del disastro – economico, industriale, ambientale, sociale, giuridico – italiano è patrimonio di pochi. Il che, in parte è vero. Ma solo in parte: ci spieghiamo.
Se consideriamo le truffe sulla moneta, quelle finanziarie, i “giochi delle tre carte” di Tremonti, le “danze dei grembiulini” e quant’altro, è probabilmente vero; siamo mosche bianche, ma così è sempre stato: da quando mondo è mondo, i movimenti nascono dalle avanguardie.
Non dimentichiamo, però, che questo Governo – che a suo dire passa di successo in successo ed è appoggiato da proporzioni “bulgare” – è votato solo da 3 italiani su 10. E gli italiani che appoggiano il nucleare sono una minoranza, solo il 37%, che si riducono ai soliti 3 su 10 se devono accettare una centrale nucleare sul loro territorio.
Ciò non è dovuto soltanto all’antico “terrore” per l’Atomo, ma anche alla riflessione che – in materia energetica – o si cercano vie nuove o si va a fondo: questo, l’hanno compreso in tanti.

“Per il Bene Comune” ha lanciato una raccolta di firme per bloccare l’assurda idea berlusconiana di costruire il nucleare quando tutti già pensano ad altro, e bisognerebbe che questa raccolta di firme, domani, si trasformasse in un movimento referendario.
Si potrà obiettare che i referendum hanno stufato, che la Casta gioca sull’assenteismo per depotenziarli, che la Magistratura competente potrebbe non accettare i quesiti – ma sarebbe difficile, perché c’è ancora l’ombra del referendum del 1987 – però, un movimento referendario che chiedesse una inversione di 180° in materia energetica, avrebbe buone possibilità di successo. Come movimento, certamente: il risultato, poi, con le alchimie di Palazzo, potrebbe svanire, ma rimarrebbe una battaglia importante, catalizzatrice e concentratrice di comuni interessi, che vanno oltre la pura e semplice querelle energetica.
Sarebbe una battaglia dove si sta da una parte o dall’altra, senza ripensamenti, come per Vicenza. Sei contro la base? Bene, sei con noi. Sei contro la base “ma il mio partito…”: accomodati da un’altra parte.

B + B&B propongono attivismo per giungere alla creazione di un movimento, non nascondendo (i secondi) la necessità di trovare finanziamenti: è tutto vero, ma dubito che si riescano (per ora) a trovare soldi per andar contro la corazzata di regime.
Per prima cosa, bisognerebbe far capire che – se ci mettiamo d’impegno, anche solo dal Web, per ora – possiamo far male, molto male ai loro perversi interessi d’accentramento di capitali a danno delle classi meno abbienti. E, la politica energetica, ne è un esempio lampante. Non crediate che il Web non faccia opinione: è ciò che più preoccupa la Casta, non certo i belati parlamentari ed extraparlamentari.
Quanto stanno truffando – oggi, mentre scriviamo – nelle nostre tasche ai distributori di carburante? Quanto ci trufferanno, durante la stagione invernale, con i contatori del metano “taroccati” – guarda a caso – sempre a loro favore? Oppure immettendo CO2 nelle tubazioni, con la scusa di mantenere la pressione d’esercizio? Quando una rete complessa – in casa non ce ne possiamo accorgere – viene rimessa in eser cizio solo nella stagione invernale, “sbuffa” anidride carbonica per un buon quarto d’ora.

Questi sono soltanto dati tecnici – sempre a loro favore, sotto l’aspetto economico – ma c’è di più: perché la gestione delle rinnovabili non può diventare pubblica? Perché ENI ed ENEL si guardano bene dal promuoverle e si limitano sempre alle energie non rinnovabili? Lo sappiamo: in un sistema finito (fossili ed Uranio) si controlla più facilmente il mercato. Di fronte all’infinito delle rinnovabili, la cosa è più complessa.
Ecco, allora, una “leva” dalla quale partire per creare delle aggregazioni, un movimento che chieda la gestione energetica del Paese non più nelle mani di pochi oligarchi, bensì in mano pubblica – in un nuovo “pubblico”, non certo dalle parti di Scaroni – anche se la spicciola gestione tecnica potrà essere affidata ai privati.

Abbiamo già chiarito – cifre alla mano – in precedenti articoli come sarebbe possibile ricavare più del 40% dell’energia elettrica[7] soltanto da tre campi eolici off-shore posizionati al largo della Puglia, della Sicilia e della Sardegna, senza nessun problema ambientale: invisibili da terra. Un’elaborazione compiuta su dati del CESI, non chiacchiere: altro che il misero 20% delle centrali di Berlusconi, dopo il 2020 (!).
L’investimento necessario sarebbe di circa 5 miliardi di euro per 10 anni, ma il primo aerogeneratore inizierebbe a fornire energia subito, non dopo il 2020!
Come raccogliere una simile cifra?
Con l’azionariato pubblico garantito dallo Stato.
La convenienza economica del sistema eolico è acclarata, tanto che ovunque il mercato s’espande in modo iperbolico, anche al netto dei Certificati Verdi.
Grazie agli utili, sarebbe possibile fornire un rendimento ben superiore agli attuali bond in circolazione, con la garanzia dello Stato, giacché si tratta di un mercato che non può riservare sorprese.
Gestendo in modo oculato la collocazione dei bond – nominativi, piccolo taglio delle emissioni, “tetti” che impediscano l’accentramento dei bond stessi, controllo delle emissioni affidato alla Magistratura ed alla Corte dei Conti – essi diventerebbero una vera “ancora di salvezza” per i risparmi delle classi meno abbienti. Di più: la vendita d’energia, creerebbe comunque utili.
Bene: il 20% degli utili sarebbe destinato alla ricerca in campo energetico ed il rimanente 80% diventerebbe un fondo di soccorso sociale, senza possibilità di storni di bilancio, stabilito per norma. In questo modo, l’Italia potrebbe finalmente iniziare a sganciare l’assistenza dalla previdenza, il che non c’obbligherebbe a lavorare fino a 65 e più anni, mentre quel 20% destinato alla ricerca sarebbe la manna per tanti, giovani e volonterosi ricercatori.

Qualcuno potrà obiettare che una simile quota riservata all’eolico potrebbe riservare sorprese per la discontinuità della fornitura, e ciò è vero.
Dimentichiamo gli almeno 8 milioni di tonnellate di biomasse d’origine agricola e forestale, con le quali sarebbe possibile costruire un centinaio di piccole centrali termoelettriche a ciclo combinato, le quali avrebbero rendimenti dell’80% – energia elettrica e calore (riscaldamento invernale), non il 35% delle attuali centrali termoelettriche a combustibili fossili – che contribuirebbero a stabilizzare l’offerta.
Inoltre – visto che il solare termodinamico è un’invenzione italiana – non sarebbe male iniziare (la Spagna ha già cominciato!) a costruire qualche centrale termodinamica che non sia il solito tormentone per allocchi di Priolo Gargallo. Una centrale termodinamica a gestione ENI! A quando, la gestione delle adolescenti perdute a Barbablù?
Non dimentichiamo che il termodinamico è importante per compensare la richiesta estiva dei climatizzatori e che, grazie alle elevate temperature d’esercizio, può fornire energia anche dopo il calar del sole. L’ENEA, inoltre, ha già completato gli studi per la generazione diretta d’Idrogeno mediante reazioni catalitiche alle alte temperature.
Infine, ci sarebbero interessanti studi da compiere per realizzare delle interazioni fra il solare termico e quello termodinamico.
Ci sarebbero poi tantissime, altre possibilità: voglio solo citare le pompe di calore le quali, in prossimità di “letti caldi” e nelle adiacenze dei vulcani, avrebbero altissimi rendimenti. E il moto ondoso? Le correnti sottomarine? Il recupero, a fini idroelettrici, delle migliaia di canali che alimentavano i mulini? Potremmo continuare. E, questi, sarebbero posti di lavoro a tempo indeterminato: garantiti, sicuri.

Non nascondiamo che il dilemma energetico è sfaccettato e complesso, ma sarebbe sbagliato scegliere la politica energetica – per quanto riguarda l’aspetto tecnico – mediante la lente politica o, peggio, ideologica: la Fisica rimane tale, e non si può abolire la Legge di Ohm.
Esempio: è allettante pensare alla produzione eolica destinata all’auto-consumo ma, se consulterete le mappe del CESI[8], noterete che, a terra e con piccoli impianti, difficilmente si superano le 1200 ore/anno di produzione alla potenza nominale[9]. Al contrario, i “campi” in mare aperto raggiungono le 3.000 ore/anno: il vantaggio economico è chiarissimo.
Sull’altro versante, però, sistemi locali diretti all’auto-consumo presentano risparmi per altri aspetti, quali il risparmio sulle perdite in rete e, tutto sommato, diminuiscono la complessità della rete stessa.
Se espandiamo il concetto ad altri metodi (solare termodinamico, termico, fotovoltaico, pompe di calore, idroelettrico di varia taglia e natura, ecc.) scopriamo che le scelte devono essere meditate considerando, per prima cosa, la convenienza, la semplicità, gli investimenti. Ossia gli aspetti tecnici.
Se, invece, consideriamo l’energia come problema sociale – ossia chi debba gestirla, come trovare fonti d’investimento, chi debbano essere i beneficiari degli investimenti, ecc – ecco che il problema è pienamente politico.
Siano piccole realizzazioni locali, siano grandi impianti – e, la decisione, è tecnica – a monte deve essere chiaro a chi andranno i frutti degli investimenti.
Purtroppo, siamo stati abituati – e molti, oramai, lo danno per scontato! – che le aziende debbano essere gestite dai privati: s’è visto quali vantaggi ha avuto la collettività dalla cessioni (in realtà, svendite) del patrimonio statale, dalla Società Autostrade al settore alimentare!
La gestione dell’energia è un caso ancora diverso.

Nominalmente a gestione mista, ma è solo lo Stato ad avere parola in merito, sia per ENI sia per ENEL: addirittura, fu deciso un prelievo (Tremonti) d’autorità sui bilanci delle due società per sanare i conti pubblici, quella che doveva essere la “tassa sul tubo”. Ben strano comportamento per delle società a gestione mista: gli azionisti privati, non hanno avuto nulla da ridire?
In realtà, la gestione “mista” nasconde la commistione fra la Casta politica ed i suoi attacché/padroni, che sono i grandi boiardi di Stato: i nomi li conosciamo tutti.
Rompere questo sodalizio è azione zeppa d’altissimi contenuti politici, poiché si va a toccare un nervo scoperto della Casta, uno dei principali cespiti di finanziamento (l’altro, è l’infinita moltiplicazione della finanza locale, gran fornitrice di tangenti bipartisan, come le recenti inchieste acclarano).
Perciò, lottare per una nuova politica energetica – tenendo fermo il punto della gestione sociale degli utili – è una battaglia rivoluzionaria, una battaglia contro la Casta.

Riassumendo: il problema energetico è avvertito e conosciuto da un più vasto pubblico, e da qui si potrebbe partire per dimostrare come un diverso approccio – comunitario e sociale – all’energia condurrebbe a vantaggi proprio per le classi meno abbienti, a patto di stendere una normativa che leghi le mani (e, se si vuole, è possibile) agli oligarchi di regime.
Nessuno, qui, vuole negare l’importanza del risparmio energetico – sappiamo a quanto ammontano gli sprechi – ma quella del risparmio è una battaglia parallela, che si potrà condurre solo quando si dimostrerà che è possibile “intaccare” – a favore dei ceti meno abbienti – quelle decine di miliardi di euro annui che hanno in gestione gli oligarchi. In fin dei conti, il risparmio energetico – se non è affiancato dalla produzione alternativa, a gestione pubblica e con utili destinati al sociale – rischia di diventare una bellissima, pulitissima ed asettica battaglia per radical-chic ai tavolini dei bar. Cambio la lampadina ed ho salvato il mondo.

Rimane il problema di trovare strumenti d’aggregazione, “luoghi” dove incontrarci, conoscerci meglio, organizzarci.
Proprio per dare una mano a B + B&B, pubblicherò presto Italianova.org – un precedente tentativo fallì per incomprensioni interne – ed a Settembre cercherò di metterlo on line. Sono solo, ed il tempo è sempre tiranno.
Italianova potrà essere una “palestra” per discutere (con un blog collegato) un programma politico, modificarlo, proporlo e sarà aperta a tutti coloro che ne sposeranno i valori essenziali: comunitarismo, giustizia sociale, legalità, difesa dei valori costituzionali.
Chi mi ha seguito in questi anni, saprà che non nego i limiti del Web, ma mi rendo conto che solo dal Web si può ripartire: i mezzi tradizionali (speriamo in Pandora…e con questo voglio spezzare una lancia contro ogni settarismo) ci sono preclusi dalla corazzata di regime.

Non ho la stoffa del “salvatore della Patria”, e non vorrei che qualcuno pensasse a chissà quali mie mire: semplicemente, il poco che posso fare è questo. Poi, si vedrà.
Vorrei solo ricordare, a chi crede che saranno i tempi stessi a generare quel partito o movimento che ci porterà fuori dalle peste, che non conosce abbastanza la Storia: è vero che, nei momenti cruciali, gruppi organizzati si fecero avanti e – apparentemente con poco sforzo – cambiarono gli eventi, ma quei gruppi erano nati e s’erano organizzati prima. Non mi pare il caso di citare esempi che offenderebbero la vostra intelligenza.

In genere, leggo solo i commenti sul mio blog e là rispondo, ma questa volta – per l’importanza dell’argomento – leggerò anche quelli su CDC.
Perciò, vi prego d’essere concisi e diretti, senza fronzoli: chiedo idee, critiche ragionate, proposte, dubbi esposti con chiarezza. Evitate, se possibile, di cascare nella rete di qualche troll.
Poche cose: energia da fonti rinnovabili, gestione pubblica, utili a vantaggio dei ceti meno abbienti e niente nucleare. Per partire da qualcosa di concreto.
Chi vorrà aiutarmi, troverà sotto la casella di posta per contattarmi (usate solo quella, alcune vecchie caselle di posta le ho disabilitate).

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/08/litalia-sta-andando-fondo-che-fare.html
11.08.2009

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[1] Fonte : http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/crisi-37/produzione-industriale/produzione-industriale.html
[2] Fonte: http://www.scienzaegoverno.org/n/060/060_02.htm br>[3] Fonte: http://www.marineturbines.com/3/news/article/17/seagen_tidal_energy_system_reaches_full_power___1_2mw/
[4] Fonte: http://www.projetsolr.com/ br>[5] Sito: http://www.kitegen.com/index_it.html br>[6] Fonte: http://www.scienzaegoverno.org/n/046/046_01.htm br>[7] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/venti-nucleari.html
[8] Vedi http://www.cesiricerca.it/Testi/link.aspx?idN=10
[9] Il rendimento di un aerogeneratore (qualsiasi taglia) viene valutato mediante un parametro che calcola le ore annue alla massima potenza. Le ore, nell’anno, sono 8.760 perciò, se un aerogeneratore fornirà energia per circa 2.200 ore/anno sfrutterà circa il 25% del totale. In realtà, l’aerogeneratore fornisce quasi sempre una quota della massima potenza (ad esempio: “gira” al 70% della massima potenza): il calcolo annuale tiene conto delle media di queste percentuali, e le conforma in un dato che sono, appunto, le ore di esercizio alla massima potenza.

Commenti (38)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. mug 28 agosto 2009

      Permacultura.

    1. myone 24 agosto 2009



      Sembra non ci sia altro da fare.

    1. myone 24 agosto 2009



      Nessun politico ha nell' anticamera del cervello lo stanziamento di soldi per ricerca mirata,

      o volonta' di riconversione del modo di vivere.

      I soldi vengono buttati a tanti paraculi che ci mangia sopra e scaldano sedie.

      Gia' si sapeva, ma l' 80% di stanziamenti, iniziative varie pro questo e quello,

      vanno per mantenere attivo il sistema " richiedi ancora che andiamo avanti"

    1. CarloBertani 15 agosto 2009

      Noto che il sentimento dominante è la depressione. Non è vero, Ottavino, che non cambierebbe nulla: semplicemente, i soldi che oggi vanno nelle tasche della filiera del petrolio sarebbero destinati alle classi più disagiate. Scusa se è poco. Per quanto riguarda la fusione fredda, basta leggere quanto affermò il prof. Del Giudice già parecchi anni or sono: gli mancavano solo 5 miliardi di lire per avviare la fase ingegneristica del progetto. Io non ho nessuna mira, né cerco nulla per me: mi spiace per le giovani generazioni, che credono d'osservare il tracollo di una civiltà, ma non sanno cosa significa. Carlo Bertani

    1. airperri 15 agosto 2009

      Ormai per me e' una questione puramente filosofica.

      Potresti essere anche Einstein o Nikola Tesla e portare le soluzioni migliori e piu' innovative. Ti metterebbero da parte.
      Lo hanno gia' fatto e lo faranno sempre.
      Finche' ci sono interessi sopra, sara' sempre cosi' .

      Non c'e' speranza con queste persone che governano.

      Leggete Krishnamurti, o chi vi pare, e' cosi' e non cambienra' nulla.

      Leggo sempre frasi tipo: lo sai che riciclando il tuo rutto potresti alimentare 1, 45 kilostronzi neutronici ?
      oppure : il ministro tal dei tali o l'onorevole X ha una Pagani Zonda parcheggiata nel suo attico da 9mila metri quadri sopra il lago di Como che paga 8 euro al mese di affitto.
      E tanto non cambia niente, sempre gli stessi commenti sulle stesse persone nelle stesse situazioni.

      Adios

    1. vic 14 agosto 2009

      Quanti sono al corrente che la fusione fredda funziona? In un laboratorio Israeliano producono calore con la fusione fredda usando 25x meno energia elettrica di quel che occorrerebbe normalmente. Esperienza convalidata da un gruppo dell'Enea, tanto per dirne una, e da altri laboratori nel mondo. Che l'Enea stia ritornando sui suoi passi a proposito della fusione fredda, lo conferma il fatto che organizza un simposio internazionale a Roma il prossimo ottobre. Ne approfitto per ricordare la figura di un grande fisico teorico che cantava fuori dal coro, uno dei tanti cervelli che l'italia ha piu' o meno mandato al macero: Giuliano Preparata. Morto forse dai dispiaceri patiti. La sua intuizione di spiegare il fenomeno della fusione fredda come un fenomeno collettivo, si sta rivelando azzeccata. Credo che sia stato uno dei primi ad avere un'idea teorica valida sulla faccenda. Si sta rivelando invece del tutto fuorviante l'approccio dei "cannonieri", quelli che sparano particelle contro altre particelle per vedere cosa salta fuori dallo scontro. Preparata si rifaceva ad un grande teorico che era Eugene Schwinger. Dunque cari politici, tocca a voi stanziare i fondi e tocca a voi nutrire il cervello dei giovani ricercatori, perche' sono loro il know how italiano di domani, non certo le escort o le veline. Lo so' che una notizia cosi' e' una doccia fredda per i soloni della scienza e per i giornalisti scientifici di regime. Forse e' ora di cambiare generazione pure li', oltre che in campo politico.

      Cin cin

    1. ottavino 14 agosto 2009

      Caro Carlo, il tuo sforzo è lodevole. Ma in fondo qual'è il tuo scopo? (come quello di molte iniziative simili). Fare in modo che si continui a vivere come viviamo. Fare in modo che lo shopping vada avanti, che la festa continui, che il luna park continui a girare. No grazie, non mi sforzo. Resto ad osservare lo spettacolo di una civiltà in agonia. Mi dà più soddisfazione. Ciao

    1. vic 13 agosto 2009

      Qual'e' l'altezza del flusso di riversamento? In teoria dovrebbe piu' o meno essere dell'ordine di grandezza dell'effetto marea. Si parla dell'ordine del metro, o e' di piu' e coninvolge tutta la profondita' dello stretto? Poi sarebbe da vedere anche per quanto si estende in lunghezza. Certo che la massa coinvolta e' parecchia. Approssimativamente un litro di acqua che si muove a 2 m/s corrisponde energeticamente ad un litro di aria che si muove a 66 m/s che e' un vento fortissimo, superiore a 200 km/h.

      Leggevo oggi che esistono turbine eoliche da piazzare in mare aperto profondo fino a 600 m. Il trucco e' che non occorre costruire il pilone di supporto fino a toccare il fondale, ma e' invece previsto un pilone-contrappeso che si immerge per ca 100 m solamente. Il generatore quindi e' come un'enorme boa, che viene ancorata al fondale con dei cavi d'acciaio. Il vantaggio: in mare aperto di norma il vento e' piu' sostenuto e regolare. Ed inoltre non si ode il rumore a riva! Questa tipologia di generatore eolico allarga dunque il ventaglio dei siti da prendere in considerazione.

      Per le considerazioni fatte sopra, forse val prima la pena di localizzare prima i siti con forti correnti.

      Saluti e forza con le idee

    1. CarloBertani 13 agosto 2009

      Ottimo contributo, yajadeva, un metro cubo di acqua pesa una tonnellata: alla velocità di due nodi...cica 4 Km orari, quanta energia produce? Abbiamo tutte le competenze per costruire queste macchine: Italcantieri, è un vero e proprio concentrato di know how marino. La MM ha le mappe delle correnti sottomarine: perché non iniziamo una fase sperimentale? O continuiamo passando dal prototipo ad una prima produzione in serie? Altra considerazione: una tonnellata di petrolio costa circa 500$, con un potere calorifico di circa 10.000 Kcak/Kg. Una tonnellata di biomassa ha circa 4.000 Kcal/Kg: di conseguenza, può avere un valore di circa 200$/t (fate la prova del 9 sul costo dei pellets). Ci sono 8 mln di tonnellate di scarti agricoli, più quelli del legno: s'arriva comodamente a 20-30 mln di tonnellate. Quanto gettiamo al vento per ingrassare la "filiera" petrolifera? La tecnologia, c'è: svegliamoci, invece di farci rapinare.

    1. kermitilrospo 13 agosto 2009

      ma se ogni casetta fosse indipendente dal punto di vista energetico (microeolico,fotovoltaico,acqua calda,isolamento termico) ci sarebbe bisogno di produrre meno... il solito discorso

    1. LonanHista 12 agosto 2009

      già...il re potrebbe scoprirsi nudo!!!! intanto però siamo noi la massa ad essere spogliati, pronti per essere scorticati.....nessuno che si indigna per un deficit complessivo che schizza in 2 anni(nemmeno 2 anni)dal 105%, al 125%, cioè 20 punti di pil, cioè quasi 350miliardi di euro......e secondo i media, sarebbero le conseguenze della crisi, minori entrate fiscali(meno 6 miliardi di euro) cassa integrazione 20 miliardi di euro ammesso che sia pagata tutta con fondi pubblici dato che esiste un fondo apposito................insomma, possibile che non ci si renda conto che la bce ha salvato le banche europee....e a pagare la bce debbono essere i governi europei....all'Italia tocca una rata, che ho calcolato tra i 120 e i 150 miliardi di euro.....CHE DOBBIAMO PAGARE NOI............allora ci si rende conto di come funziona?------------------------sull'energiia se il nostro paese volesse o meglio POTREBBE....non solo avremmo autosufficenza energetica, ma potremmo anche venderla.....abbiamo la possibilità di sfruttare-1-eccedenze agricole come vino-etanolo, barbabietola(prima della svendita delle quote produttive), piantare colza, o il panicum virgatum che gli iraniani stanno cltivando in bosnia affittando un intera provincia di montagna...dove questa pianta cresce senza bisogno di concimi acqua etc..ED HA UNA RESA ECCEZIONALE PE IL BIOCARBURANTE...........................................................2-eolico sia in montagna-collina che offshore -fotovoltaico..basta pensare ai poligoni militari di sicilia a sardegna inutilizzati e capaci di accogliee pannelli---------------------------------------------------3IDRICO MARINO, cioè turbine subacque....che con le correnti fortissime a continue per esempio dello stretto di messina potrebbero generare energia per tutto il sud------4-termovaloeizzatori....la monnezza va pure bruciata, allora so sfrutta ciò come a brrescia dove con i rifiuti mandana avanti la città.....................5addirittura in cina sfruttano lo sterco di yak per comvogliare i gas ad uso civile....quindi allevamenti di bovini suini etc........................................................6....il calore del sottosuolo, specie nelle zone vulcaniche...o come stanno facendo vicino montecatini dove da decenni hanno acqua calda e corrente..in svizzera stanno trivellando vicino ginevra alla ricerca di queste "correnti" del sottosuolo e ne hanno trovate alcune vicino ginevra................................7..i treni spostandosi possono convogliare aria verso una elica da cui una turbina anche solo per generare energia per il bar della stazione-----------------8.......quante fonderie ci sono in Italia? nelle fonderie i forni debbono rimanere sempre accesi con temperature dai 300 fino ai 3000 gradi...ebbene dentro a questo forni c'è lo spazio per inserire dei bollitori di acqua il cui vaoire quante turbine potrebbe smuovere?--------------------9.in francia alcuni condomini della zona di tolosa hanno inserito nelle caldaie da riscaldamento anche dei bollitoti per generareenergia----EBBENE QUESTI CONDOMINI CON LA SPESA PER IL RISCALDAMENTO CI PAGANO ANCHE L'ENERGIA ELETTRICA PER LE LORO ABITAZIONI..........................................e tante altre cose che non dico perché magari qualcuno copia il brevetto non registrato""""""""""""""""VOGLIO DIRE CHE VOLENDO POSSIAMO ESSERE AUTOSUFFICENTI....PERò POI COMA FA L'ENI? E LE SORELLE?..E GLI INTERESSI ATTORNO AL PETROLIO?------siccome siamo una colonia, non abbiamo il permesso neppure per estrarre etanolo dallo zucchero.....gardini (si) è suicidato per questo..............................l'unica via d'uscita è quella di dare più autonomia agli enti locali, a cominciare dal federalismo fiscale e localmente, come stanno facendo già alcuni comuni,,,CERCARE DI AVERE INDIPENDENZA ENERGETICA SFRUTTANDO LE RISORSE E LE POSSIBILITà LOCALI(vento, sole, mare, allevamenti etc)....................................................solo questo si può fare...tutto il resto sono chiacchiere inutili, ed è da bambini "tirarsela",anche perché la prima cosa da fare è quella di AVERE CHIARO IL QUADRO DELLA SITUAZIONE, IL DATO DI FATTO.....perché è inutile parlare di riforme cambiare quando al potere poi ritroviamo sempre gli stessi infami, che ubbidiscono alle logiche sovranazionali, E CHE CI IMPONGONO DI PAGARE 150MILIARDI DI EURO COME QUOTA PER SALVARE LA FINANZA SPECULATIVA....mentre abbiamo come governatore di bankitalia proprio un fan accanito del libero mercato...uno speculatore puro.............o si fa piazza pulita oppure è tutto inutile.....perché ANCHE SE CAMBIAN VESTITO SOTTO CI SONO SEMPRE GLI STESSI...........

    1. duca 12 agosto 2009

      Bertani, ci sto! Dei bei parchi eolici offshore (che fra l'altro in Danimarca sono diventati attrazioni turistiche!), certo c'è un problema di sicurezza: se "bin laden" (notare le virgolette please) volesse fargli fare "BUM!"? Beh, da alcune statistiche parrebbe che la nostra sia la 5a marina militare del mondo: potremmo finalmente darle un mandato conforme all'art. 11 della costituzione garantendo la sicurezza dei siti di produzione energetica, per quanto estesi possano essere, invece che mandare le nostre navi in giro per mezzo mondo a fare il "fiero alleaten Galeazzo Musolesi" che lustra le chiglie alle superportaerei di MR. OBAMAAAA.
      Un'altra strada da eplorare sono le biomasse: se mettessimo i campi campani, quelli infestati dalla munnezza tossica del nord, a produzioni "non food" per ottenere biomassa da utilizzare per impianti di generazione di energia, vuoi tramite biogas o processi legati alla pirolisi della biomassa, che come sottoprodotto ha, a quanto pare, carbone di legna (pomposamente chiamato "biochar") che è un ottimo emendante per terreni e sembra ne aumenti la fertilità (chi ha avuto occasione di visitare siti dove nei tempi andati i carbonai facevano il carbone di legna avrà potuto notare come la vegetazione cresce più rigogliosa nei rettangoli dove venivano fatti i mucchi di legna poi coperti di terra...), alla lunga si potrebbero forse recuperare quei terreni per produzioni food con il benefico vantaggio, se quel carbone non viene bruciato ma viene invece usato per arricchire il suolo, di "sequestrare" e fissare il CO2 per un futuro misurabile in svariate generazioni.

    1. jayadeva 12 agosto 2009

      Energia dalle maree. Nello stretto di Messina l'acqua si riversa dal Tirreno allo Jonio e dallo Jonio al Tirreno con una frequenza di 6 ore. I pescatori chiamano questo femoneno Rema montante quando la corrente va a nord e Rema calante quando va a sud. Sfruttando queste masse d'acqua, che hanno una velocità di due metri al secondo, ci sarebbe una produzione continua di energia elettrica: già c'è una turbina sperimentale in funzione, si chiama Kobold ha un diametro di dieci metri e produce 40 kilowatt

    1. Suerte 12 agosto 2009

      Hola a todos...

      ...pur essendo informati sulle cause, e conoscendo anche qualche rimedio, non siamo in grado di far nulla.


      concordo, personalmente penso che ciò accade perchè il nostro potenziale di comunità di cittadini/contribuenti/elettori, si perde dietro alle 3635463735677376 "battaglie" che, anche giustamente, vanno portate avanti, dato lo stato emergenziale totale in cui ci troviamo.

      Siamo peraltro tenuti volutamente lontani e confusi sui temi veramente importanti dai media manipolati da chi ci rappresenta/amministra. Attraverso quest’ultimi controlla anche il grado di conoscenza e, quindi, di coinvolgimento delle comunità, su TUTTI i fatti/avvenimenti che ci riguardano.



      Dobbiamo puntare alla FONTE allora: al controllo diretto, NON filtrato, dei nostri "delegati/rappresentanti istituzionali" (minuscolo d'obbligo) che, per un motivo o per un altro, NON rappresentano quasi mai nostri VERI interessi/bisogni.

      Questa che ho l'onore di presentare è la LISTA PARTECIPATA,
      democraticissimo strumento per il controllo diretto dei nostri rappresentanti istituzionali.

      Tramite questa particolare lista civica, organizzabile per qualsiasi livello ordinativo (parlamentare/regionale/provinciale/comunale etc etc..), si concretizza, fin da subito, il concetto di DEMOCRAZIA DIRETTA, la forma più saggia, anche secondo me, di possibile organizzazione sociale:

      http://listapartecipata.org/ [listapartecipata.org]

      Sul sito web della LISTA PARTECIPATA si trova tutto il necessario (fac-simile di statuto costitutivo, stampati, riferimenti normativi, moduli raccolte firme, software free per la gestione della lista partecipata etc etc..) per riprenderci, se veramente lo vogliamo, la nostra piccola fettina di sovranità, strappataci dai nostri "rappresentanti politici" e purtroppo, PALESEMENTE mal gestita.

      ...da quando mondo è mondo, i movimenti nascono dalle avanguardie.



      Eccola, secondo me, la nostra avanguardia:

      http://www.democraticidiretti.org/ [www.democraticidiretti.org]

      Un salutone al Forum...

    1. vic 12 agosto 2009

      Le do' ragione.

      Ho buttato li' l'idea del torio a mo' di compromesso, anche perche' e' originariamente un'idea italiana, se non sbaglio. Se riuscisse a smontare la filiera dell'uranio sarebbe gia' un successo. Si pensi solo alla quantita' immane di bombe atomiche che girano. Alla quantita' immane di uranio impoverito che gira. In parte in fusti conservati all'aperto o quasi. In parte nei polmoni di popolazioni intere, anche con la nostra benedizione. Serve a muovere i nuclearisti verso posizioni meno pericolose. Ecco perche' parlavo di compromesso, nel caso non si riuscisse a convincerli amollare sul nucleare.

      Gli USA in uno studio di pochi anni fa' venivano alla conclusione che ce la potrebbero fare energeticamente con la sola energia geotermica. Se ce la possono fare loro (teoricamente), l'Italia che nuota fra vulcani e magmi caldi non dovrebbe essere da meno. Ci sono mille possibilita' per produrre energia. Aprire molte nicchie non sarebbe male. Oltre ad acquisire un notevole know how tecnologico e scientifico diversificato, si aumenta la possibilita' d'imbroccare la nicchia giusta. Saro' un sognatore, ma le nuove energie, quelle del futuro non prossimo, sono quelle che accennavo in un altro post: fusione nucleare "fredda", energia del punto zero e antigravita'. Non e' fantascienza. Certo che se non ci si muove si resta al palo. E poi e' anche una questione di civilta': e' poco saggio lasciare in mano queste cose solo ai militari delle grandi potenze, che si' sa', ne fanno un uso infame. E le usano da decenni, svegliamoci!

      Con simpatia

    1. vic 12 agosto 2009

      Grazie della buona notizia, da oggi smetto di bere petrolio. Passero' all'acqua di fonte.
      Accidenti, mi dicono che contiene arsenico! Sono fritto, decisamente. Non mi resta che affondare e trasformarmi in petrolio. Facciamo un rapido calcolo: se 5 miliardi di cittadini si autosacrificano per l'umanita', vanno a fondo e col tempo diventano petrolio. Quanto petrolio produrrebbero? O forse conviene di piu' lasciarli marcire in una fossa biologica planetaria, li' produrrebbero piuttosto del metano. In fondo gli incentivi psicologici sono gia' all'opera. Eccola la soluzione: lasciamo affondare mezzo mondo e cosi' creiamo petrolio in quantita'! Non bisogna proprio far nulla. Succede da se'. - Caro CB ho apprezzato l'articolo di fondo, molto istruttivo. Non prendertela se la metto sul ridere, serve ad alleggerire il blog, a non piangere, vista l'aria che tira.

      Saluti e complimenti

    1. Galileo 12 agosto 2009

      I mie complimenti LohanHista.

    1. vic 12 agosto 2009

      Siamo a cavallo: le banche centrali producono soldi dal nulla. In campo energetico facciamo lo stesso, estraiamo l'energia dal nulla! C'est si simple!

      Saluti e un sorriso

    1. CarloBertani 12 agosto 2009

      La Germania, già nel 1998, aveva mostrato un piano che consentiva di ricavare dalle rinnovabili l'intero fabbisogno energetico. Perché ci scervelliamo nel cercare soluzioni complesse, quando ne esistono di più semplici?

    1. CarloBertani 12 agosto 2009

      Si tratta di una semplice polimerizzazione: come spiega la presenza di colesterolo nel petrolio?

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