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“L’ITALIA DOVRA’ USCIRE DALL’EURO”

DI MAURIZIO BLONDET

Effedieffe

Ambrose Evans-Pritchard, ben informato giornalista economico del Telegraph, torna sull’argomento preferito suo, e dei circoli britannici che frequenta: ora che comincia la recessione, l’Italia e la Spagna saranno espulsi dall’area euro per la loro gestione finanziaria allegra (1).

Stavolta, la fonte è uno studio di BNP Paribas: un decennio di minore produttività e rigore nei Paesi del sud-Europa (oltre a Italia e Spagna, Grecia e Portogallo) sta per provocare una tensione con i Paesi europei del Nord, più virtuosi nel mercato globale.
«Inflazione, costi per unità di prodotto e bilanci dei conti correnti stanno divergendo», avverte il rapporto Paribas: «Tali tensioni hanno potuto essere camuffate durante il boom economico, ma vengono in primo piano in tempi di crisi. Non è un caso che precedenti unioni monetarie si sono spaccate durante periodi di crisi economica».
Come si manifesta la «tensione»?

Con una diversa valutazione, da parte dei «mercati» (leggi: speculazione) dei titoli di debito, e anzitutto dei Buoni del Tesoro, emessi dai vari Paesi europei.
I BOT tedeschi e quelli italiani sono emessi entrambi in euro.
Dunque, dovrebbero fruttare lo stesso interesse.
Invece non è così.

Per comprare i BOT italioti, gli investitori (speculatori) chiedono un interesse maggiore, a compenso del rischio-Italia.
E’ lo «spread», e questo divario fra i BOT tedeschi e quelli italiani si allarga.
Prima che scoppiasse la grande crisi del sub-prime, innesco della recessione mondiale incombente, questo divari era piccolo: 0,2 per le Spagna e 0,18 per l’Italia.
Oggi, lo spread è aumentato di 8-10 punti-base in tutti i paesi del gruppo dei paesi mediterranei, insieme poco competitivi e spreconi in spesa pubblica, che gli inglesi chiamano spregiativamente Club Med.

Hans Redeker, analista-capo di BNP Paribas per il settore monetario, prevede che questo divario «rispetto ai Bund tedeschi (i BOT germanici) salirà a 0,50-0,60 per l’Italia, e forse ancor più per la Spagna, molto più esposta allo sgonfiamento del suo mercato immobiliare. I mercati puniranno le cattive gestioni».
Un simile divario di interessi sul debito non s’è mai verificato prima nella zona euro.
Italia, Spagna e Club Med in generale vedranno un aggravio degli interessi che devono pagare sul loro debito pubblico, e ciò li costringerà a tagliare ancor più il deficit di bilancio.

«I politici di Italia e Spagna non sembrano comprendere quanto siano incancreniti i loro problemi», dice Redeker: «Dovranno tagliare ancor più i salari reali, e questo sarà spiacevole».
Quelli del Club Med, aggiunge, fanno i furbetti, scaricando i loro problemi sulla Germania virtuosa. Sotto forma di inflazione.
«Ma io dubito che la Germania possa accettare una tale situazione. Questo creerà frizioni nell’eurozona, con l’indebolimento dell’euro come conseguenza».

I Paesi del Sud Europa hanno perso, dal 1998 ad oggi, un buon 30% in competitività della loro forza lavoro rispetto alla Germania: per quanto i salari italiani siano i più bassi della zona, i mancati investimenti che davvero aumentano la produttività del lavoro (innovazioni industriali, infrastrutture veloci) fanno sì che i salari debbano scendere ancor più.
Per l’Italia, il problema è aggravato dall’astronomico debito pubblico (responsabile: la Casta e i suoi clienti), pari al 108% del PIL.
Forzata ad aumentare i frutti dei suoi BOT di 0,60 punti rispetto a quelli tedeschi, Roma rischia un tale aggravio della spesa pubblica da rischiare di entrare in una spirale debitoria di tipo argentino.

Non a caso Fitch e Standard & Poors hanno declassato il debito nazionale nostrano.
La Spagna ha un debito pubblico minore – è meglio governata – ma il suo tallone d’Achille è la bolla immobiliare, che ha trascinato un boom malsano e si sta rovesciando in un crack nazionale. Inoltre, la Spagna ha un deficit commerciale più grosso, 10% del PIL, e la Grecia del 13%.
La politica monetaria condotta dalla Banca Centrale Europea aggraverà i problemi di tutti, le cicale e le formiche.
«E’ una politica monetaria a taglia unica: che può risultare troppo restrittiva per alcune economie, e troppo rilassata per altre».
Lo stesso tasso europeo può essere troppo basso per la Germania (che così imbarcherà inflazione) e troppo esoso per Spagna e Italia (aggravandone il costo dell’indebitamento).
Nella recessione avanzante, la Germania vorrà pagare il prezzo della sua unione all’Italia e alle altre cicale?
Certamente no.

In generale, le varie unioni monetarie tentate in passato si sono spaccate, perchè non seguite dall’unificazione politica – che spalma i pesi e i benefici nella solidarietà nazionale.
E’ accaduto ai Paesi scandinavi in passato.
E’ accaduto anche al Gold Standard, spaccato dalla grande crisi del ’29.
La UE è stata voluta così dai suoi burocrati-ispiratori, che hanno messo il carro dell’unione monetaria davanti ai buoi dell’unione politica, sperando che la prima avrebbe obbligato alla seconda.
Tipicamente, Padoa Schioppa alla UE.

Il suo «ragionamento» è stato: la moneta unica provocherà una crisi da divergenze asimmetriche?
Tanto meglio, così gli Stati disperati saranno forzati a chiedere in ginocchio a noi eurocrati di assumere la sovranità sovrannazionale.
E’ per questo che Padoa Schioppa passa per un genio nella eurocrazia, perché ha pianificato il disastro monetario come una opportunità per il potere a-democratico.

Così l’Europa va verso la grande recessione priva degli organi sovrani per attenuarle: essenzialmente una Tesoreria politica, e un sistema di sicurezza sociale comune che distribuisca i sacrifici fra le diverse societa nazionali.
Ma l’effetto più probabile non sarà quello previsto da Padoa Schioppa il bamboccione.
Sarà la spaccatura della UE in due zone monetarie, quella debole a Sud e quella forte a Nord.
O forse, l’espulsione dell’Italia dalla zona euro per palese indegnità e furberia.

Come si ricorderà, nel 2005 la banca olandese HSBC esplorò l’ipotesi che Roma potesse, per volontà sua o per invito degli altri, tornare alla lira.
Conveniva o no?
«Forse», fu la risposta.
Da una parte, l’Italia potrebbe tornare a compensare la sua minore competitività svalutando.
Ma dall’altra, visto che il suo debito pubblico e i debiti in generale resterebbero denominati in euro «forte», non potrebbe più servire quel debito ormai schiacciante in termini di lira svalutata, ma dovrebbe dichiarare bancarotta.

Come l’Argentina appunto.
Un destino che la City ci sta predicendo, sardonicamente, da anni.

E’ una fine che Londra aspetta e spera, visto che non ha voluto entrare nell’euro e vuole che i fatti le diano ragione.
Ma dovrebbe, piuttosto, pensare ai guai suoi – di prima della classe del capitalismo globale – che non sono inferiori a quelli del Club Med.
Anzi.

Un rapporto del Davos Economic Forum sancisce che «la Gran Bretagna è più vulnerabile al collasso finanziario (imminente) che ogni altro Paese, dal momento che la sua economia dipende più delle altre da questo settore» (2).
I «valori» finanziari (le carte e cartacce vendute come investimento, confezionate con sub-prime ed altra monnezza) stanno crollando.
Secondo il Davos Forum, ciò prelude ad un «re-pricing dell’intero mercato finanziario» globale.
I cartellini dei prezzi apposti su quelle cartazze e obbligazioni e futures dovranno essere tutti riveduti al ribasso.
Tutti gli «attivi» saranno meno attivi che nella scorsa primavera.
Azioni, obbligazioni, immobili, tutto il «mercato» su cui Londra ha campato alla grande da un quindicennio.

La popolazione inglese è più indebitata di quella italiana (per ora), spesso avendo ottenuto denaro a prestito dando la propria casa come garanzia: e il valore della casa è oggi in calo.
La relativa buona amministrazione del debito pubblico è contrastata dalla gestione pessima dei debiti privati; i privati sono stati incoraggiati ad indebitarsi per il bene della finanza speculativa.
Il rapporto di Davos, «Global Risks 2008», ritiene che «il rischio più immediato, e dal punto di vista del costo economico, più grave per l’economia globale, è il collasso sistemico».
E prezzi energetici riducono la «resilienza» del sistema finanziario liberista, ossia la sua capacità di superare la crisi.
Nel prossimo ventennio, prevede, il petrolio resterà carissimo.

Il rapporto invita a «un maggior dialogo a tutti i livelli, tra Paesi sviluppati ed emergenti e tra il capitalismo privato e i governi», insomma un accordo politico globale, magari tipo Bretton Woods, ma un po’ meno, che «guardi avanti» e non freni troppo i movimenti di capitali.
Tuttavia, auspica persino «una cornice di regolamentazione» per le follie della speculazione planetaria che ci ha rovinato.
Troppo tardi, direi.

Maurizio Blondet
Fonte: http://effedieffe.com
Link: http://effedieffe.com/interventizeta.php?id=2555&parametro=economia
10.01.08

Note

1) Ambrose Evans-Pritchard, «Spain and Italy threaten EMU stability» Telegraph, 9 gennaio 2008.
2) Edmund Conway, «Economy faces greatest risks for a decade», Telegraph, 10 gennaio 2008.

Pubblicato da Davide

  • Alexis

    Ciò non avverrà mai…e non aggiungo altro vista l’assurdità dell’articolo. Che boiata!!! Ripetono le stesse cose da anni…che se ne verifichi una!!! Niente…

  • Marceddu

    Casualmente proprio oggi Standard & Poors ha rivalutato il rating dell’Italia.
    Comunque l’articolo è incontestabile. C’è un’anomalia nell’andamento dei livelli d’indebitamento dei cittadini d’Europa. In parte è fisiologico per tentare di compensare l’indebitamento degli stati, ma assume connotazioni patologiche viste le obiettive impossibilità di crescita, se non all’interno di pochi stati dell’Unione.

  • Doge

    Vorrei precisare che Standard & Poors, non ha rivalutato il rating dell’Italia (che rimane stabile, ovvero A+). Ha solamento detto (dopo che è emerso il debito/pil 1,3%):«sono il segnale di una performance impressionante in termini di bilancio generale e sono lodevoli gli sforzi compiuti dal Governo nella lotta contro l’evasione fiscale». Ha aggiunto anche che: il Governo Prodi «dovrebbe restare focalizzato sul miglioramento di efficienza del settore pubblico e sulla riforma delle voci di spesa più significative come le pensioni che restano esposte a forti pressioni in futuro».
    Comunque chi viole legga qui: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/01/standard-poor-rating-italia.shtml?uuid=67e7795e-c03f-11dc-98aa-00000e25108c&DocRulesView=Libero&area=apertura

  • Alexis

    ECONOMIA InviaStampaConti, Moody’s promuove l’Italia
    Entrate fiscali cresciute di 27,8 md

    ROMA – La finanza pubblica italiana è “sulla strada giusta” e “se la ripresa della tendenza alla riduzione del rapporto debito-Pil dovesse dimostrarsi un trend strutturale, attraverso misure stabili, l’outlook sul rating Aa2 potrebbe passare da ‘stabile’ a ‘positivo'”. Lo afferma il capo analista di Moody’s per i Paesi europei, Alexander Kockerbeck.

    Intanto il ministero dell’Economia annuncia che sono cresciute dell’8% le entrate fiscale dei primi 11 mesi del 2007 al netto delle una tantum. L’erario – secondo i dati sulle Entrate Tributarie pubblicati dal dipartimento fiscale del ministero dell’ Economia – incassa così 27,8 miliardi in più rispetto a quanto arrivato nello stesso periodo 2006. Al lordo delle una tantum la crescita è stata di 23,1 miliardi (+6,5%).
    (14 gennaio 2008) da Repubblica.

  • Marceddu

    Ma secondo voi questa idea dell’uscita dall’Euro è così farlocca.
    Non so al momento o a medio termine non potrebbe spuntare qualche moneta da affiancare quanto meno se non da sostituire all’Euro.
    STAVO PENSANDO ANCHE UN SISTEMA COMPLESSO DI BARATTO CHE EVITI IL PAGAMENTO IN DANARO, BY PASSANDO I PROBLEMI RELATIVI ALLO STAMPARE LE BANCONOTE

  • Marceddu

    Ma secondo voi questa idea dell’uscita dall’Euro è così farlocca.
    Non so al momento o a medio termine non potrebbe spuntare qualche moneta da affiancare quanto meno se non da sostituire all’Euro.
    STAVO PENSANDO ANCHE UN SISTEMA COMPLESSO DI BARATTO CHE EVITI IL PAGAMENTO IN DANARO, BY PASSANDO I PROBLEMI RELATIVI ALLO STAMPARE LE BANCONOTE

  • Marceddu

    Ma secondo voi questa idea dell’uscita dall’Euro è così farlocca.
    Non so al momento o a medio termine non potrebbe spuntare qualche moneta da affiancare quanto meno se non da sostituire all’Euro.
    STAVO PENSANDO ANCHE UN SISTEMA COMPLESSO DI BARATTO CHE EVITI IL PAGAMENTO IN DANARO, BY PASSANDO I PROBLEMI RELATIVI ALLO STAMPARE LE BANCONOTE